Archivio SLAI Cobas Ansaldo Camozzi

[2001-2005]

 

home

rubriche

notizie dai cobas

link ad altri siti

archivio

 

25 NOVEMBRE
SCIOPERO GENERALE CONTRO LA FINANZIARIA
2 DICEMBRE
SCIOPERO NAZIONALE DEI METALMECCANICI

CON CHI SCIOPERIAMO E PERCHE’

Nella nostra fabbrica metalmeccanica ci stiamo dando da fare da anni per cercare di coinvolgere dal basso i nostri compagni di lavoro sugli obiettivi e i diritti da rivendicare e da difendere.
I giovanili operai che sono stati assunti in questi ultimi anni nella nostra fabbrica sono pesantemente estranei da una qualsiasi esperienza sindacale militante.
Molti si muovono in modalità individuali e sottomesse.
E’ per loro indispensabile essere innanzitutto addestrati all’importanza di compattarci assieme e essere uniti di fronte ai padroni.
Quando vengono indetti scioperi quindi noi ci coinvolgiamo con loro e facciamo loro sperimentare anche i presidi davanti alla fabbrica per bloccare i crumiri.
E poi tentiamo di diffondere tra di loro quali obiettivi dovremmo rivendicare con quegli scioperi. Dicendo loro che se un domani si renderanno conto che vengono spazzati via, l’unica strada per essere capaci di conquistarceli sarà quella di riprenderci noi, nelle nostre mani, la nostra lotta.
La divisione di scioperi indetti separatamente da diverse sigle sindacali, che nel pubblico impiego è ormai di moda, nella nostra situazione di fabbrica innescherebbe non la scelta di qual è lo sciopero più giusto da fare ma il devastante alibi di potersi tirar fuori da qualsiasi sciopero. Alla faccia di quelli che lo fanno.
Gli operai poi si renderebbero conto che mentre gli scioperi a loro costano molto, lo sparpagliarsi negli scioperi, chi oggi e chi domani, crea molto meno danni ai padroni.
Su problemi generali solo scioperi generali e di massa, pesano sui padroni e sui governi.
Per questo, da anni, noi non ci tiriamo fuori da mobilitazioni che vedano ancora una qualche partecipazione in massa dei lavoratori.
Non esiste nessun valido motivo per non farli e il tirarci fuori sarebbe dannoso nelle relazioni militanti coi nostri compagni

Per questo partecipiamo allo sciopero generale del 25 novembre assieme ai lavoratori in lotta contro la finanziaria.
Diffondendo obiettivi differenti da quelli dei sindacati confederali.
Per questo partecipiamo allo sciopero del 2 dicembre dei metalmeccanici, andando anche a Roma.
Mentre nella Rsu della nostra fabbrica siamo riusciti a far passare la posizione unitaria contro lo scippo del Tfr.

Slai Cobas Ansaldo Camozzi


DISOCCUPAZIONE IN CALO IN ITALIA?

Mentre tutti i soggetti economici, sociali e politici dipingono una economia in difficoltà crescente, nei giorni scorsi l’Istat ha fornito un nuovo aggiornamen-to dei dati su occupati e disoccupati che presenta un quadro roseo del nostro paese. Nel secondo trimestre del 2005 si registrano 213.000 posti di lavoro in più rispetto all’anno prima e la disoccupazione ufficiale è scesa al 7,5%.
Va tutto così bene? Sono solo i sindacati e l’opposizione ad essere pessimisti?

Ecco alcune considerazioni indispensabili per capire cosa dicono davvero questi numeri.

  • Anzitutto anche l’Istat spiega l’aumento dell’occupazione con l’aumento della popolazione residente, a sua volta spinto in alto non dalla natalità, ma dal crescente numero di immigrati. Questo non significa che nell’ultimo anno sono di molto aumentati gli immigrati nel nostro paese; significa, invece, che sempre più immigrati escono finalmente dalla irrego-larità e sono registrati tra le forze attive del lavoro. Sappiamo che però, per molti di questi, la statistica non fa altro che registrare qualcosa che già esiste da tempo. Non è quindi un aumento netto di occupati, ma un aumen-to degli occupati conteggiati.

  • In secondo luogo quello che la statistica non dice è che i nuovi posti di la-voro vengono per lo più creati in servizi a basso valore aggiunto, con pre-stazione orarie settimanali ridotte. L’Istat registra l’occupazione, calco-lando allo stesso modo chi fa 40 ore alla settimana e chi ne fa 12. Nessuno sostiene che chi fa 12 ore alla settimana non sia occupato, ma ognuno può capire qual è il livello di reddito che ne deriva.

  • Anche i numeri sulla disoccupazione vanno visti in profondità. Il 7,5% di disoccupazione viene indicato come un tasso virtuoso che porta il nostro Paese ben lontano da altri Paesi europei. In realtà quel tasso registra il numero di persone che sono in reale cerca di un posto di lavoro. E’ palese che in Italia molte fasce di popolazione debole (donne, specie quelle senza specializzazione e in età avanzata) hanno abbandonato l’idea di trovare la-voro e non figurano quindi tra i disoccupati. In Germania, dove la recente campagna elettorale è stata giocata molto sull’elevato numero di disoccu-pati, essere al collocamento significa percepire una indennità di circa 1.000 euro a cui si aggiungono i sussidi per la casa. In Germania “conviene” es-sere disoccupato, in Italia ciò non produce alcuna tutela o alcuna protezio-ne. La causa che spiega le statistiche sta proprio in questa differenza. Così il nostro paese si trova tra gli ultimi in Europa per la tutela dei cittadini deboli nel mercato del lavoro.

(tratto da Roberto Benaglia - Fim Cisl Lombardia )

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

19-10-2005


L'INAIL BUTTA NELLA DISCARICA
GLI INFORTUNI SUL LAVORO

[31/8/2005]


IRAQ, CADE UN ELICOTTERO ITALIANO
QUATTRO SOLDATI MORTI

Berlusconi: "Sono profondamente addolorato per la scomparsa dei nostri militari caduti questa notte in Iraq. Esprimo alle loro famiglie il cordoglio mio personale e del governo italiano".
Fini: "E' un momento di dolore e di cordoglio. Siamo vicini alle famiglie e alle forze armate".
Casini: "Ancora una volta l'Italia soffre e piange i suoi caduti":.
Prodi: Sentimenti di "vicinanza, solidarietà e partecipazione al dolore" sono stati espressi dal leader dell'Unione, Romano Prodi, all'Esercito e ai familiari dei quattro militari italiani morti in Iraq.
Fassino: esprime "il cordoglio dei Democratici di sinistra alle famiglie dei quattro elicotteristi che sono caduti in Iraq e alle Forze armate".
Alla Camera un minuto di silenzio … e via dicendo.

OGNI ANNO NEL MONDO
OLTRE 2,2 MILIONI DI MORTI SUL LAVORO

In media, nel mondo, circa 6 mila persone muoiono ogni giorno a seguito di infortuni sul lavoro o malattie professionali, per un totale di oltre 2,2 milioni di decessi l'anno. Di questi, 350 mila sono dovuti ad infortuni e oltre 1,7 milioni da malattie professionali.
E' quanto emerge dal rapporto dell'Ilo (Ufficio internazionale del lavoro).
Secondo lo studio, ogni anno i lavoratori sono vittime di circa 270 milioni di infortuni sul lavoro che causano un'assenza dal lavoro di oltre tre giorni e di circa 160 milioni di malattie non mortali.
Le sole sostanze pericolose uccidono ogni anno circa 438 mila lavoratori.
L'amianto da solo è responsabile della morte di 100 mila lavoratori l'anno e tale dato è in costante aumento.

Questi solo i loro familiari e amici se li piangono.
Nessuno dall’alto si addolora di loro.
Tutti se ne fregano.
Morire nell’ esercito è martirio e eroismo
Morire sul lavoro è componente dall’accumulo di capitale

Slai Cobas Ansaldo

31/5/2005


Per distruggere le pensioni pubbliche ci dicono che l’aspettativa di vita è enormemente cre-sciuta : per questo diventa difficoltoso pagare pensioni così lunghe.
Noi dicevamo che “la media” di questo prolungamento di vita potrebbe non essere veramen-te uguale per tutti : se su 10 persone, 5 vivono fino a 90 anni e 5 fino a 70 , la “media” dice che quelle 10 persone hanno una lunghezza di vita di 80 anni.

Ecco un’indagine fatta in Gran Bretagna

In Gran Bretagna il divario fra ricchi e poveri per quanto riguarda l'a-spettativa di vita cresce sempre di più e non è mai stato così marcato dall'epoca vittoriana, nell'Ottocento.
Secondo un rapporto pubblicato dal British Medical Journal, dal 1997 ad oggi il divario tra la durata di vita media di un uomo di Glasgow (un'area povera del Regno Unito) e quella di un uomo del Dorset (area tra le più ricche) è cresciuto da 10 a 11 anni. Nel caso delle donne, la differenza è aumentata da 7,8 anni a 8,4 anni.
"Si tratta del divario più grande mai registrato in tutto il ventesimo se-colo. L'aspettativa di vita in epoca vittoriana era molto più breve e c'era quindi meno spazio per grosse differenze. Ora l'aspettativa di vita in ge-nerale sta migliorando, ma le differenze tra ceti sociali crescono", ha di-chiarato uno degli autori, George Davey Smith.
Dalla ricerca emerge che la forbice ha iniziato a essere più ampia a par-tire dagli anni Ottanta e Novanta. L'aspettativa continua a crescere mol-to di più tra le persone più abbienti, il divario di ricchezza inoltre conti-nua a crescere e questo, sostengono i ricercatori, "non rappresenta un buon segnale per le disuguaglianze riguardanti la salute".
Le statistiche provenienti dal Terzo Mondo evidenziano, infatti, l'ovvio:
La povertà incide pesantemente sulla durata della vita.
Gli autori del rapporto concludono che, è necessario che il governo met-ta in atto "sostanziali politiche di ridistribuzione".

E in Italia?

Tutto tace.
Nessuno fa indagini serie.
L’unica cosa che si fa è distruggere la pensione dei meno abbienti a causa della maggior lunghezza di vita dei più abbienti?

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

4/5/2005


Effetti netti sui salari degli incrementi salariali chiesti
nella ipotesi di piattaforma di  Fim, Fiom, Uilm
per il rinnovo del biennio economico 2005-2006


TAGLIO DELLE TASSE?
La riduzione dell’Irpef (che adesso si chiama Ire) viene spacciata come riduzione delle tasse.


Sono andato in pensione nel 2002.

In quell’anno ho avuto una pensione lorda annuale di 14.766 euro.
Che mi faceva avere in tasca (dopo le trattenute irpef e le addizionali comunali e regionali) 12.384 euro all’anno.

Nel 2003, la mia pensione (lorda) mi è stata aumentata del 2,4 %.
Nel 2.003 ho così avuto una pensione lorda annuale di 15.120 euro.
Che mi faceva avere in tasca (dopo le trattenute irpef e le addizionali comunali e regionali) 12.573 euro all’anno.
Siccome nel 2002 c’è stata un’inflazione del 2,5%, i 12.384 euro netti che prendevo nel 2.002 dovevano diventare 12.694 : per garantirmi lo stesso potere d’acquisto dell’anno precedente.
Nel 2.003 la mia pensione è diminuita di 121 euro di potere d’acquisto.

Nel 2.004, la mia pensione (lorda) mi è stata aumentata del 2,5 %.
Nel 2.004 ho così avuto una pensione lorda annuale di 15.498 euro.
Che mi faceva avere in tasca (dopo le trattenute irpef e le addizionali comunali e regionali) 12.805 euro all’anno.
Siccome nel 2.003 c’è stata un’inflazione del 2,7%, i 12.694 euro netti che avrei dovuto prendere nel 2.003 dovevano diventare 13.036 : per garantirmi lo stesso potere d’acquisto di quando sono andato in pensione.
Nel 2.004 la mia pensione è diminuita di 231 euro di potere d’acquisto

Nel 2.005, la mia pensione (lorda) mi è stata aumentata del 1,9 %.
Nel 2.005 avrò così una pensione lorda annuale di 15.792 euro.
Che mi farà avere in tasca (dopo le trattenute ire ( gulp) e le addizionali comunali e regionali) 13.015 euro all’anno.
Siccome nel 2.004 c’è stata un’inflazione del 2,2 %, i 13.036 euro netti che avrei dovuto prendere nel 2.004 dovevano diventare 13.323: per garantirmi lo stesso potere d’acquisto di quando sono andato in pensione.
Nel 2.005 la mia pensione diminuirà di 308 euro di potere d’acquisto.

Se considero poi che le percentuali Istat dell’inflazione sono ridicolmente ben più basse di quanto è aumentato il costo reale della mia vita,  più vado avanti la mia pensione diventerà sempre più povera di quella che è.
C’è chi diventa sempre più ricco e chi cade sempre più in basso.

QUESTO E’ IL PROGRESSO DELL’UMANO?

un operaio Slai Cobas di Ansaldo Camozzi

9/1/2005


30 novembre 2004 - sciopero generale

tra il dire e ... il fare:
alcune domande sugli obiettivi di lotta contenuti
nel documento Cgil, Cisl, Uil sulla Legge Finanziaria 2005


Un durissimo colpo alla riforma pensionistica
Il Fondo Pensioni Comit rischia il commissariamento

Il possibile commissariamento dipende dal fatto che il fondo pensioni Comit presenta un disequilibrio tra quanto oggi il fondo paga ai pensionati della Banca Commerciale Italiana e quanto in previsione gli stessi potranno ricevere come pensione.
Insomma, non ci saranno più soldi per nessuno . Il fondo è vicino al prosciugamento.
Per erogare le pensioni il fondo è stato costretto negli ultimi anni a vendere immobili. L'unico modo per tentare di fare cassa e assicurarsi liquidità.
E’ in procinto una vera e propria catastrofe finanziaria.
Nell'esercizio 2003 il disavanzo di bilancio ha raggiunto la cifra di 28,5 milioni di euro.
Banca Intesa e gli amministratori del fondo hanno deciso di scindere le proprie responsabilità passando il cerino alla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Le organizzazioni sindacali Falcri, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca-Uil avanzano come ipotesi di soluzione il trasferimento delle posizioni previdenziali degli iscritti al fondo Comit al fondo pensioni di Banca Intesa e una offerta di una tantum agli attuali pensionati in sostituzione della rendita vitalizia.
Per arrivare alla delibera di scioglimento del fondo pensioni Comit.

La vicenda per il momento è stata tenuta sotto silenzio, forse per evitare il panico che si potrebbe scatenare tra i lavoratori chiamati a scegliere tra il mantenimento del Tfr e il passaggio ai fondi pensione.
Ma, al di là del tentativo di tenere sotto chiave la notizia di un possibile commissariamento del Fondo Pensioni Comit, il dato è di per sé allarmante in quanto la crisi di questo fondo pensione mette in luce tutti i pericoli presenti nello scarico sui fondi pensione della pensione pubblica.

I lavoratori della ex Banca commerciale rischiano di assistere alla trasformazione in carta straccia della propria pensione.

[attingendo da un articolo comparso su]
Il Manifesto del 22.10.2004

QUESTA INQUIETANTE VICENDA
SARA’ UTILIZZATA DAI CONFEDERALI
PER INVITARE I LAVORATORI A DEVOLVERE IL LORO TFR
SUI FONDI PENSIONE CHIUSI
GESTITI DA LORO ASSIEME AI PADRONI

PER ANNI I LORO FONDI INCASSERANNO UNA MAREA DI SOLDI
ARRIVERA’ POI IL MOMENTO ( COME PER LA COMIT) DI DOVERLI DARE
CON L’INCUBO CHE SI TRASFORMINO ANCHE LORO IN CARTA STRACCIA.

Slai Cobas


Amianto:

vergognosa illegalità governativa

[6-10-04]


Riforma delle pensioni

IL MASSACRO DEL TFR

SUPERBONUS O SUPERMALUS?

[settembre 2004]


LAVORO FLESSIBILE E ... MOBILITA'

[giugno 2004]


CONTINUANO A PRENDERCI PER IL CULO
“Ridurre le tasse ai ricchi farà bene ai poveri”

Sul “Sole 24 ore” di domenica 16 maggio 2004, Renato Brunetta, autorevole economista (oltre che europarlamentare) di Forza Italia ha scritto un elaborato articolo sul progetto di abbassamento delle aliquote Irpef che il Governo sta per lanciare. Brunetta dice:

A queste tre idee del professor Brunetta (che spalleggia il progetto governativo) rispondiamo così:

  1. gli sgravi Irpef introdotti per i redditi più bassi ammontano a 5,5 miliardi di euro e hanno prodotto risparmi oscillanti fra i 200 e i 300 euro annui : cioè fra i 16 e i 25 euro al mese. Quei risparmi, tuttavia (questo Brunetta non lo dice) sono stati ampiamente erosi dall’incremento delle tasse locali, aumentate nel 2003 di oltre 3 miliardi, e definitivamente azzerati dalla mancata restituzione del fiscal drag. I prossimi sgravi fiscali concentrati sui redditi più elevati, dovrebbero ammontare invece a circa 12 miliardi, cioè più del doppio di quelli riservati ai redditi più bassi. Essi produrranno agli euromilionari ( = miliardari) risparmi di parecchie migliaia di euro.

  2. se non sono capaci di costringere chi ha redditi mastodontici a pagare le tasse e sperano di convincerli a farlo riducendogliele enormemente, allora neanche a noi ce le trattengano in busta paga : faremo come loro.

  3. quando poi Brunetta scrive che “L’aumento dei redditi ricchi comporterà un aumento dei loro consumi nel lusso e quindi avrà un effetto redistributivo di mercato, e un forte connotato sociale” sembra voler dire che se, ad esempio, un calciatore di successo si comprerà una terza Ferrari, o un top manager spenderà alcuni miliardi per un nuovo panfilo, i disoccupati o le famiglie operaie che fanno fatica ad arrivare a fine mese dovranno esserne lieti perché ne ricaveranno sicuro giovamento.
    E’ da scemi credere che l’aumento di redditi già elevati si tradurrà in consumi “stimolanti” l'economia. I soldi in più che avranno verranno buttatti nelle speculazioni in borsa o sull’acquisto di immobili (aumentandone il prezzo per tutti). Solo le riduzioni fiscali dei redditi bassi si tradurrebbe in consumi di cui hanno bisogno.

(a cura dello Slai Cobas Ansaldo Camozzi)

giugno 2004


Cos’è la previdenza integrativa?
ci si guadagna? ci si rimette?

Ci sono giunte diverse lettere che chiedono chiarimenti sulla previdenza integrativa.
Tutte domande legittime a cui non è semplice rispondere in modo esauriente.
Intanto la previdenza integrativa è sponsorizzata dai sindacati confederali che nell’ambito dei contratti di lavoro hanno costituito i fondi insieme ai datori di lavoro.
Ad oggi la legge non obbliga ad aderire ad un fondo e nemmeno è obbligatorio il versamento del Tfr. Anche la nuova legge sulle pensioni approvata al Senato (e che deve passare alla Camera), che ridisegna la normativa della previdenza integrativa, non prevede che il Tfr maturato e anche quello che maturerà venga trasferito obbligatoriamente ad un fondo.
Certo le incentivazioni fiscali, le quote di salario contrattuale destinato ai fondi di categoria, lo strumento del silenzio-assenso da utilizzare in tempi ben definiti spingono, quasi obbligano ad aderire ai fondi.
Soprattutto la minor copertura rispetto al salario della previdenza pubblica che passerebbe mediamente, negli anni a venire, dall'attuale 64% al 35-40%, costringe i lavoratori a cercare, per quando si diventerà anziani, una protezione.

Quanto si guadagna o quanto ci si rimette?
Intanto, pur in presenza di garanzie, la pensione integrativa è legata ai mercati finanziari e quindi soggetta alla speculazione, alle incertezze. Da quei paesi dove i fondi sono diffusi giungono spesso notizie di fallimento dei fondi con conseguenze drammatiche per gli assicurati.

La tabella che segue indica che in quattro anni il rendimento dei fondi è stato bassissimo

Il mondo del precariato che è sempre più esteso, ne è di fatto escluso.

L'esigenza di un sistema pensionistico pubblico universale e solidale che garantisca ai lavoratori ed alle lavoratrici una dignitosa anzianità torna prepotentemente in campo.

(scritto da Sante Moretti)

a cura di Slai Cobas Ansaldo Camozzi

10/6/2004


L’ITALIA IN PROGRESSO

In Italia nel 2003 i miliardari sono aumentati del 13% rispetto a un anno fa.
Sono diventati 188 mila.
Il loro patrimonio complessivo, senza considerare i beni immobili, ha superato 344 miliardi di euro in confronto ai 304 miliardi del 2002.
Lo dice uno studio di Merrill Lynch (una banca d'affari) e Cap Gemini (società di servizi informatici).
La filiale italiana di Merrill Lynch sottolinea che l'aumento dei ricchi “va letta più come conseguenza dello scudo fiscale che con la creazione di nuova ricchezza”.
In Europa la crescita dei miliardari è stata assai più contenuta : +2,4%.
Negli Stati uniti, sempre secondo il rapporto di Merrill Lynch, alla fine del 2003 erano miliardari 2,3 milioni di persone, +14% in più dell’ anno prima.

Il più fedele seguace europeo degli Stati Uniti
nell’aumentare i soldi ai miliardari
e’ quindi il Governo italiano

SIAMO TUTTI AMERICANI

NOI MILIARDARI !

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

giugno 2004


Il 25 aprile 1998 era girato a Melfi questo volantino
ORA E SEMPRE RESISTENZA
ALLA FIAT DI MELFI

Nel 1997, sul "prato verde" voluto dalla Fiat nella sua azienda di Melfi i lavoratori venivano chiamati a ricordare il 25 aprile con un vergognoso accordo sindacale che li mandava a lavorare anche il 25 aprile.
Oggi, 25 aprile 1998, alcuni lavoratori della Fiat SpA di Melfi hanno deciso di scegliere questa data per ufficializza-re la costituzione di una struttura sindacale dello Slai Cobas all'interno della ditta.
Un gesto coraggioso e rischioso che si colloca in reale e non parolaia continuità con la resistenza antifascista e ne attualizza oggi i valori e le aspirazioni.
La pesantezza delle condizioni di lavoro imposte ai lavoratori dal "gioiello" Fiat di Melfi non trova risposta adegua-ta nei sindacati confederali : coinvolti in accordi cogestionali con l'Azienda non sono in grado di organizzare una dignitosa resistenza operaia.
La scelta di costituire una struttura dello Slai Cobas, organizzazione sindacale che coordina le esperienze di au-torganizzazione dei lavoratori di tante fabbriche sparse sul territorio nazionale ed fortemente presente in quasi tut-te le realtà Fiat, vuole essere il segnale della necessità ormai non più rinviabile di ricostruire assieme a tutti i lavo-ratori un'alternativa sindacale, fondata sui lavoratori ed espressione reale della loro voglia di difendere i loro diritti.

I coordinatori dello Slai Cobas della Fiat di Melfi

Oggi 25 aprile 2004
LOTTA OPERAIA A MELFI

Davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat di Melfi migliaia di giovani operai sono in sciopero per la dignità e per i loro diritti.
Nello stabilimento Sata-Fiat di Melfi si lavora con ritmi disumani. Trattando gli operai come cavie, è stato lanciato il TMC2 che aumenta del 20 per cento i ritmi della catena di montaggio. Si lavora su tre turni, su sei giorni alla settimana e dopo un'intera settimana di turno di notte, ce n'è subito un'altra ( "doppia battuta"). Un'altissima percentuale di lavoratori ha gravi problemi di salute dovuti a questi i turni e a questi ritmi. I lavoratori ricevono in media 1500 euro all'anno in meno dei loro colleghi degli altri stabilimenti Fiat, i quali peraltro hanno già le paghe più basse tra tutti i lavoratori dell'auto in Eu-ropa.
Nei dieci anni dall'apertura della fabbrica con queste normative concordate coi sindacati prima che fossero assunti, i lavoratori sono stati costretti a stringere i denti : hanno dovuto digerire oltre 7.500 contestazioni disciplinari, sospensioni, licenziamenti.

Oggi gli operai hanno alzato la testa. “Adesso basta”.

C’è chi dice che gli operai non esistono più. Questa è la lotta di classe, quella che c'è stata all’Alfa di Arese, all’Alfa Sud di Pomigliano, a Termini Imerese, a Terni. Quella che c'è oggi a Melfi. Quella che deve crescere dappertutto per opporsi alle regole del mercato capitalista che fonda le proprie sfide sul massacro dei lavoratori : spazzan-doli via, come ad Arese, o supersfruttandoli all’infinito.

Slai Cobas Ansaldo


ECCO LE RICCHE PENSIONI DEL 2003
dati elaborati dal Censis

Reddito pensione

pensionati

%

Fino a 250

1.846.513

 13,1

da 250 a 500

5.434.627

 38,6

da 500 a 1.000

4.741.736

 33,7

da 1.000 a 1.500

1.425.787

 10,1

da 1.500 a 2.000

403.394

  2,9

da 2.000 a 2.500

139.270

  1,0

oltre 2.500

85.974

  0,6

Totale

14.087.301

100,0

A CHI RIDURRE LE TASSE ?

Un calciatore di una grande squadra porta a casa, nell'arco di un campionato, quello che un lavoratore medio guadagna in 266 anni (avete letto bene: due secoli, più 66 anni).
Difficilmente potrà però mangiare o consumare 266 volte di più.
Il maggior reddito che avrebbe grazie alle riduzione delle tasse non potrà mai tradursi in consumi “stimolanti” l'economia.
E' assai più probabile che i soldi in più che avrà verranno buttati nelle speculazioni in borsa o sull’acquisto di immobili (aumentandone il prezzo per tutti).
Le riduzioni fiscali che potrebbero stimolare l'economia italiana sono quelle che consentirebbero ai poveri di mangiare di più, non quelle che consentono ai ricchi di soggiornare all'hotel Taj Mahal o comprarsi diamanti di Cartier.

a cura Slai Cobas Ansaldo-Camozzi

aprile 2004


OGGI A LORO
DOMANI A NOI?

L'Alaska non è un "paese" turistico, è scarsamente abitato anche per il clima difficile. Nel 1958 è diventato il 49° stato Usa.
E' un territorio vasto, 5 volte l'Italia, ma abitato appena da 600.000 esseri umani.
La capitale Juneau, conta meno di 20 mila abitanti.
Vi sono altri due centri importanti uno portuale ed uno minerario con circa 30.000 abitanti.
Anche in Alaska si diventa anziani e gli iscritti ai fondi pensione ricevono l'assegno mensile.
Alcune migliaia di pensionati in questi giorni stanno tremando, non dal freddo, ma dalla paura di perdere l'assegno pensionistico.
Gli altri lavoratori iscritti al fondo pensioni guardano terrorizzati al loro futuro.

Il loro fondo pensione ha investito un milione di dollari nella Parmalat.

Adesso è in crisi.

Slai Cobas Ansaldo-Camozzi

aprile 2004


20 marzo 2004

un anno di guerra in Iraq

manifestazioni di protesta in tutto il mondo


METALMECCANICI: SCIOPERI FIOM

Da tempo noi diffondiamo tra i lavoratori le nostre valutazioni critiche sui contenuti dei contratti nazionali che i sindacati confederali metalmeccanici (Fiom, Fim, Uilm) da anni vanno sottoscrivendo.

La maggioranza dei lavoratori della nostra fabbrica (come in tantissime altre fabbriche) negli ultimi 3 referendum contrattuali ha sempre votato NO esprimendo il loro dissenso. Inutilmente.

In occasione del rinnovo del biennio economico  del 2001 e del rinnovo del contratto nazionale di quest’anno, la Fiom si è opposta questa volta ai contenuti, sempre più svenduti, portati avanti da Fim e Uilm. Finmeccanica ne ha approfittato per tagliarla fuori e procedere solo con Fim e Uilm. Che si sono ben guardate dal sottoporre al consenso di tutti i lavoratori il contratto nazionale che a tutti viene applicato

La Fiom è quindi sottoposta alla pesante sfida di riuscire a coinvolgere i lavoratori nella lotta contro questo inaccettabile abuso di potere che rischia di sottometterli definitivamente alle logiche padronali. Una sfida dalla quale, anche avendo una valutazione ben più radicale sugli obiettivi su cui dovremmo costruire un fronte di opposizione operaia, non ci si può sottrarne. A chi propone in ogni caso un passo in avanti sulla difesa del salario, sulla tutela dalle sempre più devastanti regole del mercato del lavoro, sul diritto di tutti i lavoratori di giudicare se accettare o no le ipotesi contrattuali avanzate da qualsiasi sigla sindacale, non possiamo dire di no.

All’interno dell’apparato sindacale confederale ( anche nella Cgil e nella stessa Fiom ) l’attuale gruppo dirigente della Fiom è oggi sempre più visto come troppo anomalo rispetto a una concertante e non conflittuale politica sindacale : e sarà sottoposto a pesanti ricatti. Anche le denunce che sta subendo sugli scioperi indetti in alcune fabbriche perché bloccano pesantemente la produzione sono l’anteprima di quello che vorranno fare con chiunque altro.

Molti dei giovani che vengono nella nostra fabbrica a fare gli operai non hanno nessuna consapevolezza sui contenuti del nostro passato percorso sindacale in contrasto con quelli, verificatisi così dannosi, dei confederali. Inserirsi in questo fronte conflittuale è necessario per ripartire dalla ricostruzione di una basilare esperienza di essere uniti nella lotta. Premessa indispensabile per contare su una capacità di non arretrare quando, come sempre, il quadro politico-sindacale imporrà di nuovo di essere uniti nella sottomissione padronale.

Per tutti questi motivi noi partecipiamo agli scioperi indetti dalla Fiom coinvolgendo dal basso tutti i lavoratori.

Anche se non possiamo non nutrire preoccupazione su cosa si scaricherà sui lavoratori (tutti) se questo fronte messo in campo dall’organizzazione sindacale metalmeccanica più consistente non otterrà i risultati che si prefigge. Sapendola oltretutto collusa in Cometa con coloro da cui si distingue (Fim, Uilm) e con coloro contro cui vuol lottare (i padroni).

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

4/11/2003


con chi scioperiamo il 24 ottobre

[per che cosa scioperiamo]


IL GOVERNO VUOL FAR SOLDI

ANCHE SUI LAVORATORI ESPOSTI ALL’AMIANTO.

RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE.

 

L’art.47 del decreto legge approvato lunedì 29 settembre dal Consiglio dei Ministri è intitolato “Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto”.

Ma questo articolo invece li massacra e li fa sparire.

E’ un vergognoso e inaccettabile insulto !

 

Tre sono i colpi di mannaia con cui il Governo mira a disfarsene :   

 

1

i 6 mesi ( coefficiente 1,5 ) di benefici previdenziali finora riconosciuti ogni anno a chi è stato esposto all’amianto più di 10 anni vengono ridotti a 3 (coefficiente 1,25).

2

per riconoscere l’avvenuta esposizione all’amianto bisogna poter dimostrare che nell’ambiente in cui si lavorava c’era “ una concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno ”. Chi sarà mai in grado di farlo ?

3

a chi miracolosamente dovesse riuscirci, i pochi mesi che gli verranno riconosciuti non gli serviranno più per andare in pensione un po’ prima ma semplicemente per ottenere una “rivalutazione dell’importo delle prestazioni prensionistiche”. 

 

Coloro che sono già in pensione, grazie ai benefici pensionistici ottenuti, saranno ormai gli unici che potranno dire di averli avuti : chi ha avuto, ha avuto ….. “scordammuce u’ passato” !

( Compresi coloro che si sono fatti riassumere dalle aziende offrendo schifosamente il fianco al Governo che oggi li utilizza per dichiarare non necessario l’anticipo della pensione ).     

I più di 60 mila lavoratori già riconosciuti dall’Inail come esposti al rischio amianto, non possono più presentare all’Inps le domande di prepensionamento. Il loro diritto, già riconosciuto, viene annullato. Se vogliono devono ripresentare la domanda aggregandosi a tutti coloro che ce l’hanno ancora in corso e hanno ancora avuto il riconoscimento. E sottoponendosi alla nuova normativa che oltre che rendere praticamente impossibile ottenere il riconoscimento, toglie ogni diritto di anticipare la pensione.

 

UN DECRETO LEGGE ENTRA IN VIGORE SUBITO

MA DEVE ESSERE CONVERTITO IN LEGGE ENTRO 60 GIORNI

 

DOBBIAMO FARE DECADERE questo DECRETO.

questo e’ uno dei tanti fronti  su cui combattere

questo governo

Slai Cobas Ansaldo Camozzi


due conti sul 

salario dei metalmeccanici

dopo il rinnovo beffa


Il programma di Confindustria è quello di imporre il totale dominio dell'impresa sul lavoro, di universalizzare la flessibi­lità selvaggia, di distruggere i contratti collettivi individualizzando il rapporto di lavoro. Cancellando dalla storia la memoria che solo unite le formiche operaie hanno la forza di abbattere la quercia che loro sono.

Il Governo ha fatto proprio questo programma traducendo il libro bianco di Maroni nelle leggi delega che vanno via via distruggendo ogni diritto e ogni valenza collettiva dei lavoratori.

Questa è la guerra infinita che è stata lanciata contro i lavoratori

Il ruolo di un sindacato vero dovrebbe essere quello di  opporsi mettendo insieme la forza unitaria dei lavoratori. Ma c’è chi pensa invece che ormai sia quello di sedersi riverente al tavolo dei padroni per aiutarli a tradurre in regole contrattuali tutte quelle leggi che ci stanno scaricando addosso. Dopo aver vergognosamente siglato il Patto per l’Italia, Fim e Uilm ritengono di non avere ormai altro ruolo da svolgere che questo. Vantandosi di essere gloriosi firmatari di accordi. Corteggiati dai padroni, ricattano e deridono i lavoratori, chiamando estremisti e scissionisti quelli che non riescono a digerire di essere da loro coinvolti a strisciare sotto i padroni.  Non riusciamo a capire l’asservimento a cui si rassegnano i loro iscritti.

Al di là dell’insulto contenuto nelle richieste salariali, che continueranno a far diminuire il salario reale e aumentare i profitti padronali, il contratto siglato, a tarallucci e vino e senza bisogno di lotta, contiene :

E’ da anni che subiamo contratti da noi sempre giudicati “perdenti”.

Ma questo è il visto definitivo rilasciato ai padroni

di fare quello che vogliono.

La Fiom dichiara di volersi opporre a tutto ciò rilanciando il ruolo di avanguardia che ha avuto nel lontano passato il contratto dei metalmeccanici. Nel clima generale che ci circonda non è una sfida facile. Se davvero lo vuol fare deve inventare forme di lotta capaci di incidere veramente sugli interessi padronali e non esporre i lavoratori a nuove pesanti frustrazioni.

un futuro di dignità dei lavoratori è solo nelle nostre mani

o saremo capaci di riorganizzarci per ricostruirlo

o esso sarà abbandonato per sempre nelle mani dei padroni.

Slai Cobas Ansaldo Camozzi

14/5/2003


L’ESTERNALIZZAZIONE DI SERVIZI AZIENDALI NON COSTITUISCE CESSIONE DI RAMO D’AZIENDA SE SI LIMITA AD UN’ESPULSIONE DI SEMPLICI REPARTI O UFFICI

 Ne consegue l’inapplicabilità dell’art. 2112 cod. civ. e l’inefficacia della cessione nei confronti dei lavoratori addetti ai servizi trasferiti (Cassazione Sezione Lavoro n. 14961 del 23 ottobre 2002, Pres. Mercurio, Rel. Picone).       

Nel luglio 1997 l’Ansaldo Energia s.p.a. ha concluso con Manital – Consorzio per i Servizi Integrati, un contratto che prevedeva la fornitura da parte del consorzio di servizi e operazioni di manutenzione generale. Nel settembre del 1997 l’Ansaldo Energia ha ceduto al Consorzio Manital un “ramo d’azienda”, identificato nei cosiddetti “servizi generali”, comprendenti varie attività, quali la conduzione e manutenzione di impianti termotecnici, elettrici, telefonici, delle attrezzature di sicurezza, di ascensori e montacarichi, di immobili industriali e civili, di gestione e manutenzione di fotocopiatrici ed altre macchine per ufficio, di ricevimento e smistamento posta, di pulizia dei fabbricati, di segreteria, di traduzione dei documenti ecc. La cessione è stata preceduta dalle comunicazioni alle rappresentanze sindacali previste dall’art. 47 della legge n. 428 del 1990 per i trasferimenti di azienda. I lavoratori addetti al settore ceduto sono stati inquadrati alle dipendenze del Consorzio Manital, in quanto l’Ansaldo Energia s.p.a. ha ritenuto applicabile l’art. 2112 cod. civ. secondo cui, in caso di trasferimento di azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario.
         Tommaso G. ed altri dipendenti dell’Ansaldo Energia s.p.a. passati al Consorzio Manital si sono rivolti al Pretore di Genova sostenendo che il settore di attività ceduto non costituiva un ramo di azienda e che pertanto doveva escludersi l’applicabilità dell’art. 2112 cod. civ. Essi hanno chiesto al giudice di accertare l’invalidità della cessione del loro contratto di lavoro, in quanto avvenuta senza il loro consenso e di condannare l’Ansaldo Energia s.p.a. a reinserirli nell’attività lavorativa. Il Pretore ha rigettato la domanda, ma la sua decisione è stata riformata, in grado di appello, dal Tribunale di Genova, che ha condannato l’Ansaldo Energia s.p.a. a reinserire i ricorrenti nella loro funzione lavorativa e nella retribuzione anteriore alla cessione. Il Tribunale ha ritenuto che si sia verificata un’operazione di mera “esternalizzazione” di attività aziendali non assoggettabile alla disciplina stabilita dall’art. 2112 cod. civ.
         La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 14961 del 23 ottobre 2002, Pres. Mercurio, Rel. Picone) ha rigettato il ricorso dell’azienda, affermando che il Tribunale ha correttamente escluso che i servizi ceduti costituissero un ramo d’azienda; questo – ha osservato la Corte – deve avere una sua autonomia funzionale, nel senso che deve presentarsi come una sorta di piccola azienda in grado di funzionare in modo autonomo e non rappresenti, al contrario, il prodotto dello smembramento di frazioni non autosufficienti e non coordinate tra loro, né una mera espulsione di ciò che si riveli essere pura eccedenza di personale; con queste caratteristiche, quindi, il ramo di azienda deve preesistere alla vicenda traslativa, nel senso che già prima esso deve essere identificabile ed idoneo a funzionare autonomamente, senza, peraltro, che tale requisito venga a mancare sol perché il ramo di azienda venga integrato da altri elementi, una volta inserito nella complessiva azienda dell’acquirente.
         Per queste ragioni – ha affermato la Corte – non può essere condivisa la tesi dell’Ansaldo, secondo cui l’autonomia funzionale del ramo trasferito può essere anche soltanto potenziale presso il cedente, essendo sufficiente, al fine dell’attribuzione della qualità di ramo di azienda, l’astratta idoneità del nucleo di beni o rapporti ceduti ad essere organizzati per l’esercizio di un’attività; il diritto positivo richiede invece, per l’applicazione dell’art. 2112 c.c., che sia ceduto un complesso di beni che oggettivamente si presenti quale entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica funzionalizzata allo svolgimento di un’attività volta alla produzione di beni o servizi. Altrimenti – ha rilevato la Corte – sarebbe la volontà dell’imprenditore ad unificare un complesso di beni (di per sé privo di una preesistente autonomia organizzativa ed economica volta ad uno scopo unitario), al solo fine di renderlo oggetto di un contratto di cessione di ramo di azienda, rendendo applicabile la relativa disciplina sulla sorte dei rapporti di lavoro.
         L’art. 2112 c.c., anche nel testo anteriore alle modifiche di cui al D.lgs. 18/2001 – ha precisato la Corte – certamente non impedisce del tutto di ricondurre alla cessione di azienda i processi di “esternalizzazione”, consentendo che siano ceduti singole funzioni o singoli servizi, ma solo a condizione che essi si presentino, prima del trasferimento, funzionalmente autonomi; ma certamente preclude l’esternalizzazione come forma incontrollata di espulsione di frazioni non coordinate tra loro, di semplici reparti o uffici, di articolazioni non autonome, con identificazione dei lavoratori coinvolti sulla base delle mansioni svolte e non dell’inerenza del rapporto ad un ramo di azienda che sia oggettivamente tale già prima del trasferimento.

30 Ottobre 2002


In ciò che è rimasto della nostra fabbrica (110 operai e 100 impiegati) è praticamente scomparsa la vecchia guardia operaia andata in pensione anticipata grazie ai benefici ottenuti per l'esposizione all'amianto. Ci troviamo circondati da nuovi assunti ( per i quali fino adesso siamo riusciti a imporre il contratto a tempo indeterminato) che non hanno alle spalle nessun retroterra di partecipazione sindacale. La sfida contenuta nel nostro progetto di inserire in fabbrica un polo autorganizzato non può vivere di rendita ma è costretta a ricominciare da capo. In questa situazione non possiamo far altro che entrare nel merito delle proclamazioni e richieste che la Fiom si prepara a diffondere tra i lavoratori con assemblee, facendo cogliere le contraddizioni e le conseguenti richieste che ne dovrebbero essere tratte. Preparando così i lavoratori a valutare i risultati a cui si arrenderà per non essere tagliata fuori. Noi abbiamo ben chiaro qual'è il progetto strategico della Cgil e continueremo comunque a lavorare perchè i lavoratori ne prendano sempre più coscienza.

Scambiamo coi compagni questi primi appunti su tre tematiche.

 

Slai Cobas Ansaldo Camozzi - Milano  

Ottobre 2002

“ Prima di tutto la democrazia “

“ Contro la precarizzazione “

“ Il salario “


11 settembre 2001

11 settembre 2002

La guerra è l'espressione più pura del dominio politico occidentale e il puntello di ultima istanza su cui si regge la struttura liberticida e distruttiva del capitalismo.

Le guerre susseguitesi in questo decennio (Golfo, Balcani, Medio Oriente, Afghanistan ) hanno due tipi di cause : da un lato, gli interessi geopolitici degli Stati Uniti e dei loro principali alleati (l'esigenza di contrastare le potenze emergenti, di incrementare il controllo sulle risorse energetiche e idriche fondamentali, di acquisire posizioni di dominio sui nuovi mercati asiatici); dall'altro, le pressioni esercitate sulla Casa Bianca dal complesso militare-industriale e dal sistema finanziario americano, sul quale incombe il peso di un deficit astronomico, finanziabile solo con i flussi di investimento provenienti dall'estero e minacciati da un'eventuale eclissi dell'egemonia militare statunitense.

L'11 settembre ha fornito una troppo evidente tragica scusa

per proseguire questa espansione imperiale nel mondo.

Dopo un anno, il “memoriale” di quella data viene utilizzato oggi per sostenere la decisione di Bush di scatenare la prossima guerra contro l’Iraq.

Alla quale ne seguiranno altre: rientranti ormai nel quadro della “guerra infinita e duratura” a cui ci vogliono condannare. Con il disumano immenso grondare di sangue umano che ci costringono cinicamente a sopportare. 

Pochi sanno però cogliere il nesso che lega anche i conflitti sociali contro cui ci stiamo preparando a lottare con la situazione politica, economica e sociale in cui ci verremo a trovare quando scatterà l’aggressione militare da parte delle forze militari anglo-americane nei confronti dell’Iraq.

La guerra crea condizioni che nuocciono gravemente e pesantemente sulla condizione dei lavoratori, impedendone ogni possibile forma d’emancipazione o conquista economica e sociale. Diritti e tutele dei lavoratori, l’articolo 18, il salario, la contrattazione, le pensioni, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la difesa della sanità e della scuola pubblica ...... non possono essere difesi se l'opposizione nel paese non avrà sin d'ora messo al centro delle proprie rivendicazioni un 

no alla guerra

contro la protervia degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Slai Cobas Ansaldo Camozzi


A PROPOSITO DI FIRME

Dopo le 350.000 firme raccolte contro il rinnovo del biennio contrattuale non sottoscritto dalla Fiom, dopo le firme raccolte prima delle ferie per sostenere il referendum per l’estensione dell’art.18 a tutti i lavoratori, la Cgil ha lanciato un’altra raccolta di firme per far venire a galla la diffusa volontà dei lavoratori di opporsi alle manomissioni dei diritti che il governo sta mettendo in atto sia con le deleghe sul lavoro sia col Patto per l’Italia firmato da Cisl, Uil.

Un obiettivo che si trova naturalmente concordi.

Ci attraversa però il timore che l’uso continuo dello strumento della raccolta firme possa ingenerare nella testa dei lavoratori la falsa idea che esso costituisca un valido strumento di opposizione.

Lo stesso slogan usato per questa raccolta si presta a questa ambiguità :

tu (GOVERNO) togli

io  (LAVORATORE)  firmo

CHE SEMBRA VOLER DIRE

Ce ne danno tante  .....

ma gliene diciamo tante

Le firme che verranno raccolte devono contenere la disponibilità cosciente dei lavoratori a scendere in campo con le lotte che si renderanno necessarie se si vuole veramente opporsi a un governo ( e a chi a lui si allea) che mira a trasformare lo Statuto dei lavoratori in Statuto dei lavori.

Dove i diritti, la dignità, la tutela dei lavoratori  per cui la classe operaia ha per decenni duramente lottato vengono buttati al macero per difendere il potere, gli interessi, l’incontrollabile dominio su di essi dei padroni.

Slai Cobas Ansaldo Camozzi