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Da: Il Giorno del 21/3/2010

Picchetti alla logistica.
Blocco dei camion. Fiege denuncia gli operai.
I Cobas: «Il diritto di sciopero è sacrosanto»

di Fabrizio Lucidi- Lodi

L’AZIENDA «Fiege Borruso», finita al centro di una lunga battaglia fra lavoratori iscritti ai Cobas e manager, ha depositato alla Procura di Lodi una denuncia a carico di ignoti per violenza privata. La protesta esplose dopo che la cooperativa «Rsz», con 68 lavoratori, non ebbe il rinnovo del contratto con la Fiege di Brembio. La ditta subentrante, «Ucsa», prima si disse intenzionata a cambiare tutto il personale, poi fece una mezza marcia indietro prendendosi l’impegno di assumere a Brembio la metà dei 68 operai ma con un contratto multiservizi. «Solo per 24 ore la settimana - protestarono i lavoratori - per una busta paga di 560 euro al mese».

I FATTI risalgono al 30 dicembre 2009. Di mattina, i vertici aziendali non si presentarono all’incontro con i sindacati. Nel pomeriggio, 30 lavoratori, finito il turno in fabbrica, bloccarono i camion in entrata e uscita dallo stabilimento di Brembio. Arrivò la Polizia e scoppiò il putiferio: quattro contusi, un vicequestore finito all’ospedale con la costola fratturata, due fermati con l’accusa di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale (il responsabile dei Cobas, Fulvio di Giorgio, 41 anni, e l’operaio albanese Emil Gremi, 31 anni). La Questura assicurò di essersi limitata a «far spostare i lavoratori». I dipendenti accusarono la Polizia di aver usato minacce e manganelli e riversarono su Internet i filmati degli scontri.

SUL FRONTE sindacale, però, la battaglia è stata una vittoria per i “duri e puri” dei Cobas, che hanno strappato le medesime condizioni prima della fuoriuscita della «Rsz» (900 euro di stipendio per 40 ore settimanali). L’ipotesi di accordo precedente - peggiore per i dipendenti - con il via libera di Cisl e Cgil, diventò carta straccia. Ma la tensione resta. Basti pensare che il 9 marzo, nell’udienza al tribunale di Lodi del processo che vede imputati Di Giorgio e Gremi, decine di colleghi presidiarono il palazzo di Giustizia di viale Milano per manifestare solidarietà ai due. Di Giorgio, saputa la notizia delle denuncia presentata da Fiege, ora promette adeguate risposte, con denunce ad Asl e Ispettorato del Lavoro: «Sono tranquillo. Non confondiamo il diritto di sciopero dei lavoratori con la violenza privata. I blocchi dei tir si fanno, da che mondo è mondo, ma la nostra era una protesta pacifica. La Fiege risponda, piuttosto, del continuo “via vai” di cooperative nello stabilimento di Brembio, con ditte nate e morte negli anni, che hanno lasciato i lavoratori senza il pagamento di stipendi e contributi». Secondo il sindacalista dei Cobas, «la denuncia della Fiege è pretestuosa: la montagna ha partorito il topolino». E avverte: «Giovedì c’è assemblea, nomineremo il responsabile della sicurezza. Troppe coop trattano i lavoratori come schiavi, pagano 2,5 euro all’ora. Questa battaglia, prima che dai Cobas, deve essere fatta dai tutori della legge».


Da: Il Cittadino del 16-3-2010

Mazzette e logistica, denuncia Cobas: «Si fa finanza sulla pelle degli operai»

«I ricavi che nascono da situazioni di sfruttamento nelle logistiche vengono anche investiti in speculazioni finanziarie». Di questo tenore una nota diffusa ieri dal coordinamento provinciale di Cremona del sindacato Slai Cobas, il cui leader Fulvio Di Giorgio ha sostenuto le proteste dei lavoratori alla Fiege Borruso di Brembio, alla Gls di Cerro al Lambro e anche alla Ortofin di Liscate. Attraverso siti Internet ufficiali, Di Giorgio ha scoperto che uno dei titolari di una società che fornisce servizi nei poli logistici piacentini, ma anche lodigiani e sudmilanesi, è attivo sugli scenari finanziari internazionali, attraverso società di “private equity”, con importanti partecipazioni nei settori immobiliare, elettronico e della logistica stessa. Si tratta di un imprenditore colpito da una misura cautelare restrittiva, nei giorni scorsi, dalla procura della Repubblica di Piacenza, con l’accusa di essere uno dei corruttori dell’ex dirigente della Direzione provinciale del lavoro piacentina Alfonso Filosa e di due sindacalisti piacentini. L’imprenditore si è difeso sostenendo di essere invece vittima di concussione: «Questo lo accerterà la magistratura - osserva Di Giorgio sulla vicenda -. Quello che dalla ricostruzione dei pm e dai carabinieri emerge è un “padrone” che avrebbe pagato alcune persone, tra cui un funzionario dello stato e due sindacalisti, per fare in pace i propri affari. Alla faccia dei diritti e della sicurezza dei lavoratori». Nei poli logistici la manodopera fa capo a cooperative e spesso anche le società che offrono servizi “non strategici” alle logistiche stesse, i cosiddetti fornitori di “facilities” (pulizie, manutenzioni e anche il facchinaggio stesso) si avvalgono di manodopera in cooperativa: «Capita che le coop chiudano e al loro posto ne aprano altre - prosegue Di Giorgio - in un giro di “scatole cinesi” che in alcuni casi risulta abbia comportato evasione fiscale e previdenziale». E ancora: «Assistiamo a un giro vorticoso di milioni di euro che nasce dal lavoro a basso costo nelle logistiche». Car. Cat.


AI LAVORATORI LE BOTTE, AI CAPORALI LE MAZZETTE

Dietro la logistica lombarda, un giro di sporchi affari.
Una storia che nasce dallo sfruttamento degli operai e finisce con le speculazioni finanziarie.

d. e.    15 marzo 2010


Da: "Fatti e Parole" del 9 marzo 2010:

L'UDIENZA PER LE DENUNCE SEGUITE AL PICCHETTO ALLA FIEGE BORRUSO DI BREMBIO


Proclamazione sciopero il 9 marzo 2010 alla Fiege Borruso di Brembio (LO)


Sciopero 3 alla GLS di Cerro al Lambro

La lotta dei lavoratori non si ferma.

Venerdì 5/3/2010 ore 20.00.

Dopo le violenti cariche del 12 febbraio, i lavoratori della Cooperativa Papavero che gestisce la movimentazione delle merci nei capannoni dello spedizioniere Gls di Cerro al Lambro, hanno deciso di scendere ancora in sciopero per migliori condizioni di lavoro, per il reintegro di un lavoratore licenziato e per il riconoscimento della loro rappresentanza sindacale Slai Cobas.

Appena il corteo di un centinaio di compagni e compagne è arrivato nella piazza antistante l'intero comprensorio industriale, un forte contingente di polizia e carabinieri ha fronteggiato i lavoratori spintonandoli per fermare il tentativo di bloccare la piazza.

I lavoratori che dopo le ultime cariche avevano deciso tutti di indossare i caschetti protettivi, hanno cercato di resistere al tentativo di accerchiamento fino a bloccare la strada, sedendosi per terra.

Dopo aver visto che la polizia dirottava i camion sul prato per saltare il blocco, si è partiti con un corteo che ha attraversato le vie di Cerro al Lambro.

A questo sciopero erano presenti i lavoratori di altre cooperative venuti a portare la loro solidarietà capendo che la GLS, contando sull'appoggio dei sindacati confederali, vuole piegare la lotta di questi lavoratori come segnale tutto politico di come repressione e concertazione siano gli unici strumenti per affrontare il conflitto sociale, le relazioni sindacali e il rapporto tra padroni e le lotte.

Ma i lavoratori non si piegano la lotta continua.

Venerdì 5/3/2010 ore 20.00 i lavoratori della cooperativa Papavero alla GLS di Cerro Al Lambro.

Tutti i video inseriti:

http://www.youtube.com/watch?v=Ve_WYnlfnzg

http://www.youtube.com/watch?v=vz1jEqCfEK8

http://www.youtube.com/watch?v=UGcCsh9R8xQ

http://www.youtube.com/watch?v=oLCCLqdDu_c

[a cura di SLAI Cobas Coordinamento Provinciale di Cremona]


GLS (CERRO AL LAMBRO) / COOP. PAPAVERO
ATTO III°


I lavoratori dello Slai Cobas alla manifestazione del 1° marzo

COORDINAMENTO LAVORATORI COOPERATIVE
Lotta. Unità, Organizzazione, Internazionalismo
Origgio, Corte Olona, Turate, Brembio, Cerro al Lambro, Liscate, Caleppio di Settala
Tante lotte per vincere contro i padroni


OGNI GIORNO È IL 1° MARZO
BREVE REPORT SULLA MANIFESTAZIONE:
1° MARZO IN VIA PADOVA A MILANO


da Il Manifesto 27 febbraio 2010

Stranieri in sciopero
La lotta esemplare dei lavoratori migranti impiegati nelle cooperative del nord Italia  [di Marco Rovelli]


Proclamazione sciopero di tutti i lavoratori e adesione alla giornata di sciopero del 1 marzo 2010 degli stranieri.

La scrivente O.S. Slai Cobas proclama lo sciopero nella giornata del 1 marzo 2010 dalle ore 18.00 fino alle ore 08.00 del 2 marzo 2010 di tutti i Lavoratori e Lavoratrici delle Cooperative (segue elenco).

Lo Sciopero è indetto:

  • contro tutte le forme di lavoro nero e precario,

  • contro ogni forma di razzismo e discriminazione,

  • contro la proposta di realizzare il “permesso a punti”,

  • per la regolarizzazione generalizzata di tutti i lavoratori migranti,

  • per l’abrogazione del pacchetto sicurezza.


Comunicato sulla lotta alla coop. Novaplanet di Caleppio di Settala e Liscate
19-2-2010


dal cittadino di Lodi 18/2/2010

Gls di Cerro, Cobas ancora sulle barricate: «Non escludiamo ulteriori blitz di protesta»

Gls di Cerro al Lambro, lo Slai Cobas non si arrende: «Sospenderemo lo stato di agitazione solo quando la coop Papavero garantirà condizioni di lavoro adeguate». Dopo la presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil, in queste ore lo Slai Cobas ha diffuso una nota, con cui ha preso le distanze dall’accordo raggiunto dalle tre organizzazioni sindacali con i vertici della cooperativa Papavero. «La piattaforma richiesta dallo Slai Cobas - hanno chiarito il coordinatore provinciale Aldo Milani e Fulvio Di Giorgio - va oltre la richiesta del 100 per cento degli istituti contrattuali, punto forte dell’accordo raggiunto nei giorni scorsi dalle organizzazioni confederali con la proprietà della cooperativa». Lo Slai Cobas ha quindi dettato le sue condizioni: «Per chiudere definitivamente la partita - hanno ripreso Milani e Di Giorgio -, vogliamo il ritiro del licenziamento subito ingiustamente da un lavoratore qualche settimana fa, l’indennità sostitutiva giornaliera della mensa pari a 5,16 euro per ciascun lavoratore, la creazione di una sala dove mangiare in modo dignitoso, l’inserimento in busta paga delle ore di straordinario, la messa in sicurezza dell’impianto di Cerro e la distribuzione di carichi di lavoro adeguati che non compromettano la salute degli operai». Sono una cinquantina i dipendenti della coop Papavero occupati alla Gls, ditta di logistica che si trova nella zona industriale di Cerro. «Solo così - hanno concluso dallo Slai Cobas - i lavoratori sospenderanno lo stato di agitazione. Per i prossimi giorni, quindi, non escludiamo nuove manifestazioni di protesta».


dal cittadino di Lodi 17/2/2010

Cerro. Ma i Cobas rilanciano la lotta.
«Accordo già firmato» Sindacati sorpresi dagli scontri alla Gls

Cerro Colpo di scena alla Gls di Cerro, le organizzazioni sindacali trovano l'accordo con la coop Il Papavero. Ma dallo Slai Cobas frenano: «Accolte solo una parte delle nostre richieste». In queste ore le segreterie territoriali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno preso posizione sulla delicata questione della logistica nella zona industriale di Cerro. «Apprendiamo con stupore le notizie su quanto accaduto venerdì 12 febbraio nella filiale Gls di Cerro - si legge nella nota -, ed in particolare le vicende che riguardano la cooperativa Il Papavero». Venerdì sera infatti, per la seconda nel giro di pochi giorni, i dipendenti della cooperativa Il Papavero (che lavorano nella ditta di logistica Gls) si sono radunati davanti ai cancelli dell'azienda nella zona industriale di Cerro, dove hanno organizzato una manifestazione di protesta. I lavoratori, per la maggior parte extracomunitari residenti nel Sudmilano, hanno rivendicato un corretto pagamento della retribuzione, migliori condizioni di lavoro e l'applicazione di una serie di norme in tema di sicurezza. Ad attenderli c'erano però un centinaio tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, per cui non sono mancati momenti di tensione tra le forze dell'ordine e i manifestanti. «Perché martedì 9 febbraio - hanno ripreso le organizzazioni sindacali - abbiamo siglato un accordo con il consorzio operante nelle attività di movimentazione merci e la cooperativa controllata. Dopo gli accordi conclusi tra luglio e ottobre dell'anno scorso, insomma, è stato finalmente raggiunto l'obiettivo del riconoscimento degli istituti contrattuali al cento per cento, dell'accantonamento delle ferie, dei permessi retribuiti ed un confronto serrato sugli inquadramenti professionali dei soci lavoratori. Sempre attraverso l'accordo, poi, il consorzio Geslog e la coop Il Papavero si sono resi disponibili all'attivazione di percorsi formativi per i lavoratori impiegati a Cerro». Mentre una serie di altre tematiche rimangono invece oggetto di confronto tra le parti. «Quel che è certo - hanno concluso i sindacati - è che, senza mettere in atto azioni eclatanti ma solo con la forza del dialogo, siamo riusciti a migliorare le condizioni di vita e di reddito per decine di lavoratori». Più cauta la posizione dello Slai Cobas: «Esprimiamo soddisfazione perché, con la firma dei tre sindacati confederali, si è giunti ad una soluzione positiva per una parte delle nostre richieste - ha scritto in una nota Fulvio Di Giorgio -. Ma nel contempo ribadiamo la volontà di continuare la lotta sino alla conquista degli altri obiettivi richiesti, tra cui l'indennità sostitutiva per la mensa ed il reintegro di un lavoratore licenziato ingiustamente nelle scorse settimane».S.C.

[a cura di SLAI Cobas Coordinamento Provinciale di Cremona]


Comunicato per la Cooperativa Papavero di Cerro al Lambro

Con un Comunicato CGIL, CISL e UIL del 9 febbraio, conosciuto solo ora e fatto avere a “il cittadino”, le tre scimmiette, che non hanno mai sentito, visto e parlato in tutti questi anni, annunciano che hanno firmato un accordo l’8 febbraio con la Cooperativa Papavero.

Una parte delle cose ottenute fanno parte delle richieste fatte nella nostra piattaforma.

Con la stessa sfacciataggine che avevano mostrato a Brembio, si appropriano (almeno di una parte) di un risultato ottenuto attraverso la dura lotta dei lavoratori, sostenuta dallo Slai Cobas e dal comitato di lotta che era accorso in solidarietà militante davanti ai cancelli del magazzino della GLS di Cerro al Lambro.

Secondo il comunicato della trimurti “la contrattazione ha avuto momenti di difficile confronto (sich) e di attesa (questa, tanta) sempre condivisa dai lavoratori (quali? Forse i 50 che prendevano le manganellate degli sbirri?) che ritengono la strada del confronto e del dialogo l’unica in grado di garantire longevità e stabilità alle conquiste e ai miglioramenti delle condizioni di vita e di reddito (non lo chiamano nemmeno più salario)”.

Dopo aver accettato per anni una forma di sfruttamento, ruberie sul salario, l’arbitrio dei vari prestanomi a capo delle varie cooperative che si sono avvicendati nella gestione degli appalti in GLS, questi signori delle tessere fanno questa operazione, mentre il signor Angelucci patron della cooperativa Papavero manda contestazioni a tutti i lavoratori che hanno partecipato agli scioperi una raccomandata di questo tono: “Con la presente siamo a contestarle il suo comportamento avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2010 e nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 2010 nel quale lei pubblicamente e a mezzo stampa diffamava la Cooperativa sostenendo cose non corrispondenti alla realtà causandole enorme danni irreversibili all’immagine di tutta l’organizzazione produttiva e alla Cooperativa verso la Committente.

A tal fine le contestiamo quanto sopra ai sensi della legge 142/01 e agli effetti del vigente contratto di riferimento CCNL Trasporto Logistica e del regolamento le ricordiamo che lei potrà presentare le sue eventuali giustificazioni in merito entro e non oltre i 10 giorni dal ricevimento della presente “.

Anche questa volta questi signori, cani da guardia dei padroni, “abbaiano” in sintonia con i padroni delle cooperative, per cercare di intimidire i lavoratori che lottano per difendere realmente le loro condizioni di vita e di lavoro.

Al gioco delle tre carte, però, la maggior parte dei lavoratori non vogliono partecipare perché sanno, dati alla mano, che si tratta del solito trucco per trombarli un’altra volta. Essi sanno che in questi anni hanno loro rubato migliaia di soldi (cifre da capogiro): da un minimo di 16375, 68 euro ad un massimo di 96118,86 euro (dai calcoli fatti dai legali CISL) e sanno che questi signori prima che i lavoratori possano andare in giudicato presso il tribunale di Milano si accorderanno per delle cifre miserabili (qui sta uno dei problemi perché la GLS, l’azienda committente e che deve rispondere in quattrini, è interessata a tenere le relazioni con questi signori).

I lavoratori sanno, inoltre, che la piattaforma dello Slai Cobas va oltre la richiesta del 100% degli istituti contrattuali, per chiudere la partita bisogna, come minimo, ritirare il licenziamento di un lavoratore fatta ingiustamente qualche settimana fa, dare 5,16 di euro per l’indennità sostitutiva mensa, creare una sala per mangiare dignitosa, mettere in busta paga le ore di straordinario e non chiamarle “indennità trasferta Italia”, distribuire carichi di lavoro adeguati che non compromettano la salute dei lavoratori, mettere in sicurezza l’impianto.

SOLO COSI’ I LAVORATORI SOSPENDERANNO LO STATO D’AGITAZIONE, SOLO COSI’ I COMPAGNI CHE HANNO SOSTENUTO LA LOTTA VENENDO DALL’ESTERNO SI SENTIRANNO APPAGATI (le botte della Forza dell’”ordine” non ci fermeranno).

N.B. siccome sappiamo che Angelucci legge i nostri comunicati, gli mandiamo il nostro caloroso arrivederci.

Milano 16-02-2010

Aldo Milani e Fulvio Di Giorgio

SLAI COBAS
sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale

Sciopero alla Ortofin di Caleppio di Settala e di Liscate

Domenica 14/2/2010 ore 16.00 picchetti operai alla ORTOFIN di Caleppio di Settala e di Liscate.
Il lavoratori della cooperativa NOVAPLANET iniziano la loro lotta e vincono.

I video inseriti:

http://www.youtube.com/watch?v=o1hLgwDjqvQ

http://www.youtube.com/watch?v=ohFO3uI4cyg

[a cura di SLAI Cobas Coordinamento Provinciale di Cremona]


La lotta paga vincere si può!
[da La Rete Operaia Val Seriana]


Comunicato sullo sciopero alla GLS di Cerra al Lambro
14-2-2010


Sciopero 2 alla GLS di Cerro al Lambro

Venerdì 12/2/2010 ore 20.00 i lavoratori della cooperativa Papavero alla GLS di Cerro Al Lambro continuano la loro lotta fino alla vittoria.

Alcuni video inseriti:

http://www.youtube.com/watch?v=6nXxkAiOCUQ

http://www.youtube.com/watch?v=pW5H_reOnsk

http://www.youtube.com/watch?v=fLxCvMnMtDQ

http://www.youtube.com/watch?v=AYy1zHL32K8

http://www.youtube.com/watch?v=3d0Cs26mM7Q


Sciopero alla GLS di Cerro al Lambro

Martedì 2 febbraio 2010, ore 20.00 i lavoratori della cooperativa Papavero alla GLS di Cerro Al Lambro iniziano la loro lotta.

Alcuni video inseriti:

http://www.youtube.com/watch?v=bmIW3feigII

http://www.youtube.com/watch?v=nFkwHR3PCP0

http://www.youtube.com/watch?v=1-gdtdyK7tA


Da: Il giorno 4/2/2010

Sit-in notturno alla Gls «Dignità e salari certi»
di ALESSANDRA ZANARDI

Cerro al Lambro.
UN PRESIDIO di un’intera notte, dalle 19 di martedì alle 5 di ieri mattina. E’ la forma di protesta scelta dagli 80 lavoratori che, ingaggiati da una cooperativa, prestano servizio alla Gls, l’azienda di Cerro al Lambro specializzata in logistica e spedizioni. Proprio la sede della società, in via Autosole 8, è stata teatro della manifestazione organizzata sotto la regia del Cobas, il sindacato autonomo. Stipendi più puntuali e il pagamento degli straordinari sono solo alcune delle richieste avanzate dai lavoratori, tutti stranieri con regolare permesso di soggiorno che, oltre a una busta paga più pesante, esigono condizioni più umane all’interno dell’azienda. “La protesta riguarda prima di tutto questioni salariali. I lavoratori percepiscono una busta paga troppo leggera rispetto alle ore di servizio effettivo. Un esempio? Su 120 ore di straordinario solo 30 vengono riconosciute”, spiega Aldo Milani di Slai Cobas. “Non solo. In barba alle disposizioni di legge, gli importi relativi a tredicesime ed ex festività vengono versati gradualmente, anziché in un’unica soluzione. Questo significa che i lavoratori si ritrovano con mancati versamenti per oltre mille euro all’anno. Non è poco, soprattutto in tempi di crisi”.

DA QUI LE richieste: riconoscere in busta paga tutte le ore di servizio, ordinarie e straordinarie; rispettare le leggi vigenti in fatto di pagamento delle gratifiche. Ma c’è dell’altro. Gli addetti della Gls lamentano le condizioni precarie dei bagni aziendali e il freddo che sono costretti a patire in mensa, durante la pausa pranzo. “Per ovviare al problema della mensa chiediamo che i lavoratori abbiano un buono pasto del valore di 5,16 euro al giorno - prosegue Aldo Milani -. In generale, esigiamo per loro condizioni dignitose”. Se il lanciato appello dovesse cadere nel vuoto, altre manifestazioni di protesta scatteranno nei prossimi giorni con l’obiettivo di ottenere un incontro con i vertici di Gls e, attraverso l’azienda committente, fare pressioni sulla cooperativa responsabile degli ingaggi. Durante il presidio di ieri ai lavoratori della logistica di Cerro si sono uniti quelli di altre realtà, che si ritengono a loro volta sfruttati e sottopagati. “Il mondo delle cooperative è complesso - dichiara il sindacalista del Cobas -. Ci sono soggetti seri, ma c’è anche tanta improvvisazione. A fare le spese di meccanismi non sempre trasparenti sono i lavoratori, per lo più stranieri, quindi ricattabili a causa della loro posizione di fragilità”.

[a cura di SLAI Cobas Coordinamento Provinciale di Cremona]


ULTIM'ORA!
GRANDE RISULTATO ALLA GLS DI CERRO AL LAMBRO

3/2/2010


NO A SFRUTTAMENTO E BARBARIE!
CONTRO IL NUOVO CAPORALATO!
PER UNA BATTAGLIA DI DIGNITÀ E CIVILTÀ!

SCIOPERO!!
Martedì 2 febbraio - cooperativa Papavero
presso GLS- Italy – Via Autosole, 8 CERRO AL LAMBRO


Assemblea Comitato di Lotta nato alla Fiege Borruso

Alcuni video appena inseriti a cui ne seguiranno successivamente altri:
http://www.youtube.com/watch?v=cG5S4PMGjpU
http://www.youtube.com/watch?v=6aTnUVZUobk
http://www.youtube.com/watch?v=LplkU_KqV3A
http://www.youtube.com/watch?v=KkTxloGzEks
http://www.youtube.com/watch?v=9XNI6sxZ_kQ
http://www.youtube.com/watch?v=sgBgTp7tNwo

Grande partecipazione operaia e proletaria all'assemblea, indetta dal Comitato di Lotta nato alla Fiege Borruso di Brembio, tenutasi presso lo Spazio Popolare la Forgia di Bagnolo Cremasco il 17-1-2010.


Comunicato stampa

Grande partecipazione operaia e proletaria all’assemblea, indetta dal Comitato di Lotta nato alla Fiege Borruso di Brembio, tenutasi presso lo Spazio Popolare la Forgia di Bagnolo Cremasco il 17-1-2010.

L’assemblea del Comitato di Lotta


Rosarno-Brembio
Il proletariato non ha che da perdere le catene di questo sistema che lo sfrutta ed opprime

Domenica 17-01-2010 ore 10.30
assemblea delle varie realtà di lotta,

indetta dal comitato sorto a sostegno dei lavoratori della Fiege di Brembio

L’assemblea si svolgerà presso lo Spazio Popolare La Forgia Bagnolo Cremasco via Mazzini 24 (CR)


Sciopero alla Fiege Borruso di Brembio

 
Alcuni video:
http://www.youtube.com/watch?v=_snh5kfKCgo

http://www.youtube.com/watch?v=Psfzx9lBp24

http://www.youtube.com/watch?v=uGXxre-8908

http://www.youtube.com/watch?v=xoBxXVolDwg

http://www.youtube.com/watch?v=tAUTaR_1m7Q

http://www.youtube.com/watch?v=2pgq6cxqNc0

http://www.youtube.com/watch?v=nCvHicexEDA

http://www.youtube.com/watch?v=n0xfYCb-OKQ

http://www.youtube.com/watch?v=alPEoUDHXyI

http://www.youtube.com/watch?v=7uABvWbolJs

http://www.youtube.com/watch?v=GVRVYcFMDIQ

http://www.youtube.com/watch?v=6LIYUG4iI8g


Comunicati di solidarietà ai lavoratori della Fiege di Brembio

Work - L’unità e la solidarietà proletaria piegano i padroni e la forza repressiva dello stato [6 gennaio 2010]

La lotta paga! (dal CSA Vittoria, Milano) [6 gennaio 2010]

Lettera delle CUB di Lodi e Cremona ai lavoratori Fiege [5 gennaio 2010]

Solidarietà ai lavoratori della Fiege Borruso di Brembio da parte del Collettivo "Prendiamo la parola" del Comune di Milano
[4 gennaio 2010]


Vittoria alla Fiege di Brembio

Dopo 82 ore di sciopero e picchetto ai cancelli 35 lavoratori migranti della cooperativa che lavorano alla Fiege Borruso di Brembio, con la solidarietà di molti lavoratori, comitati e centri sociali accorsi in solidarietà alla lotta, piegano i padroni. Conquistano la vittoria sul campo e su tutti gli obiettivi che rivendicavano. Lo Slai Cobas che ha diretto questa lotta ha ottenuto di mantenere tutti i 68 lavoratori all'interno del sito di Brembio alle stesse condizioni normative e salariali che avevano con la cooperativa che gestiva la logistica alla Fiege Borruso. L'indomito coraggio e la tenacia dimostrata nella lotta ha pagato il piano dei padroni di sostituirli con altri lavoratori è stato sconfitto. I sindacati confederali CGIL, CISL che avevano il 16 dicembre 2009 fatto un accordo con la Fiege e la cooperativa subentrante, che prevedeva solo la metà di loro restare in azienda con sole 24 ore alla settimana, ad un salario notevolmente ridotto e gli altri "deportati" a 50 Km , si è scontrato con la determinazione dei lavoratori in lotta. Il 5 gennaio del 2010, anche i sindacati confederali si sono accodati all'accordo imposto dallo Slai cobas firmando opportunisticamente per cercare di salvare la faccia, ma i lavoratori hanno riconosciuto e capito il loro ruolo di pretoriani dei padroni. I lavoratori hanno capito che la loro difesa non può essere delegata a questi opportunisti e alle 19.30 hanno festeggiato questa loro vittoria.

Domani alle ore 10.00 i lavoratori con tutti coloro che sono accorsi a sostenere la lotta si troveranno davanti all'azienda per festeggiare questa vittoria e cementare il fronte di lotta per intrapprendere ulteriori lotte a fianco di altri lavoratori. Alle 13,00 si svolgerà all'interno dell'azienda un'assemblea di tutti i 68 lavoratori per discutere insieme l'accordo che è valido per tutti loro. Con orgoglio lo slai cobas sarà presente per ribadire la necessità dell'unità dei lavoratori, la sola in grado di dare una vittoria come questa.

Esecutivo Nazionale Slai Cobas

5 gennaio 2010


Comunicato stampa dell'Esecutivo Nazionale SLAI Cobas

GRAVI VIOLENZE DELLE FORZE “DELL’ORDINE” CONTRO I LAVORATORI
DI UNA COOPERATIVA DELLA FIEGE BORRUSO DI BREMBIO
IN LOTTA PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO

1° Gennaio 2010


Comunicato SLAI COBAS

Ieri 18 dicembre 2009 alle ore 10.00 era stato fissato un appuntamento tra il responsabile della cooperativa T.I.M.E. Service (cooperativa che agisce nel sito di Turate della Bennet), il rappresentante della Bennet e la delegazione dello Slai composta da Aldo Milani, Paolo Maio e i delegati interni Sartit Omadi, Warnakulasurya Davi, Ghabi Naceur, Lkotbi Abdelilah (Abdullah), Veliggiani Nicolae, per discutere e contrastare il loro piano che prevedeva la riduzione di dieci unità lavorative, per lo spostamento dell'attività a San Bellino (Rovigo). Quando siamo arrivati sul posto ci hanno fatto aspettare per 20 minuti fuori e al freddo (meno 3 gradi) e poi volevano fare l'incontro in un magazzino al freddo, mostrando un atteggiamento arrogante e liquidatorio. Subito ci siamo rifiutati di fare l'incontro in simili condizioni e deciso immediatamente di proclamare lo stato d'agitazione (sciopero a sorpresa alle ore 18.00). Alle 14.00, come eravamo già d'accordo, ci siamo incontrati con le cooperative Leonardo, Giava (del magazzino Bennet di Origgio), il rappresentante della Bennet e la delegazione dello Slai Cobas composta da Aldo Milani, Gino Orsini, Maio Paolo e i delegati interni Halloumi Abderrahim, El Mezmoum Bouazza, Yakgaha Hewage Ariyarathna, Zarrouki Abderrahim, sempre per discutere una percentuale di riduzione dell'attività per il 2010 corrispondente al 20% di quella del 2009. Nell' incontro, le nostre controparti hanno accettato di arrivare ad una soluzione che prevede il mantenimento delle 40 ore settimanali (come minimo) per le 145 unità complessive di lavoratori fino alla fine di marzo e il rientro di prodotti (barilla, palet ram acque ect) per arrivare alla stessa situazione del 2009 (aumento di ore lavorate con assunzione di mano d'opera in fasi stagionali alte). Usciti dalla riunione di Origgio abbiamo dato vita, come avevamo deciso, allo sciopero, con picchetto che bloccava i camion, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 a Turate e abbiamo avuto la partecipazione del 100% dei lavoratori. Uno sciopero molto combattivo che non è rientrato anche se i dirigenti massimi della Bennet, della cooperativa si sono scusati con i lavoratori (ore 18.30) per l'atteggiamento avuto il mattino dando la disponibilità a trattare. Dall'esterno sono arrivati a sostenere la lotta militanti dello Slai Cobas e del Comitato Antirazzista di Milano: pur sotto la neve e con 5 gradi sotto zero hanno vissuto con calore e attiva partecipazione l'iniziativa proletaria.
Un solo incidente ha creato un momento di tensione quando un camionista Rumeno ha a forte velocità spezzato il blocco. La prontezza di riflessi dei lavoratori ha evitato che lo sconsiderato gesto finisse male per i lavoratori in sciopero e solo l'intervento dei carabinieri ha evitato il linciaggio dell'autista, che se l'è cavata con qualche ammaccamento.
L'indomani 19-12-2009, nella sede dello SLai Cobas c'è stato l'incontro e la nostra delegazione ha strappato gli stessi risultati che abbiamo avuto nel sito di Origgio e ottenuto 1) l'allontanamento dal sito dell'autista criminale; 2) la possibilità di utilizzare una saletta interna per l'azione sindacale.
La parola finale tocca adesso ai lavoratori che nei prossimi giorni si riuniranno nelle assemblee dei due siti.

Una nota a parte la rivolgiamo a qualche interessato detrattore delle lotte delle cooperative, che ravvisava, nell'accordo precedentemente fatto a Turate (che ricordiamo ha permesso di aumentare il salario di altre 188 euro: vedere busta paga), una presunta accettazione del blocco o contenimento della lotta, "tipo la 146": se quello che è avvenuto in questa lotta pare ad essi così, non ci sono commenti da fare sul loro conto.

ANCORA UNA VOLTA I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE HANNO DATO UN FORTE SEGNALE CHE LA LOTTA PAGA E (senza nessun preavviso) SOPRATTUTTO CON I FATTI HANNO DIMOSTRATO DI ESSERE ATTIVI SOSTENITORI DEGLI ALTRI SFRUTTATI CHE NELLA CRISI SI SCONTRANO CON PADRONI E STATO (UN SOLO ESEMPIO: martedì 15 sera 19 lavoratori di Origgio e Turate si sono mobilitati par fare il picchetto notturno in località Cerro Lambro - 60 Km di distanza da loro - che è poi stato interrotto perchè il titolare della cooperativa si è detto disposto ad incontrarci).

19 dicembre 2009


Riportiamo qui sotto due articoli della "Prealpina" e "della Provincia" con delle inesattezze compresa una fotografia scattata due anni fa ad Origgio, in periodo estivo, in uno sciopero fatto dalla CISL che era allora presente prima che arrivassimo noi.


La crisi non e' per tutti

da SLAI Cobas Ipercoop Crema   -   13 nov 2009


A QUANDO LE ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI SINDACALI ALL’IPERCOOP DI CREMA?

da SLAI Cobas Ipercoop Crema   -   7 nov 2009


Comunicato:
accordo T.i.m.e. Service (cooperativa di Turate magazzino Bennet)

Verbale di accordo

4-11-2009


Comunicato sulla riunione delle cooperative del 06.09.2009 nella sede dello SLAI COBAS


Non ne possiamo più!

(da SLAI Cobas Ipercoop Crema - 4 settembre 2009)


Comunicato a tutti i militanti e realtà che hanno interesse a sostenere la lotta delle cooperative

Domenica 6 settembre, presso la sede dello Slai Cobas Viale Liguria 49, Milano, si terrà alle ore 10.00 una riunione di varie cooperative per discutere un calendario di lotte su diverse piattaforme di rivendicazione.
Oltre alle cooperative di Origgio, Turate, Corteolona e Ortomercato di Milano ci saranno alla riunione, lavoratori in rappresentanza di altre quattro cooperative (con un totale di 400 dipendenti).
Si apre la danza: la musica dovrà essere armonica e coordinata , ma efficace, in modo tale da farla udire a più lavoratori.

Per lo SLAI COBAS
Aldo Milani


 

COMUNICATO: contratto cooperativa alla Bennet di Turate

14 luglio 2009


COMUNICATO SULLO SCIOPERO DEL 15 GIUGNO A CORTEOLONA

HIC SUNT LEONES

Il giorno 15 giugno i lavoratori e le lavoratrici alla DHL di Corteolona decisero di scontrarsi a fronte degli attacchi portati avanti contro i diritti dei lavoratori, le cui condizioni di vita e di lavoro assumo sempre di più i toni cupi dello schiavismo e dove i salari sono da fame e gli orari di lavoro sono assurdi, estenuanti e criminali.

Per 12 lunghe e interminabili ore... combatterono come leoni e si conquistarono la libertà e la dignità.

Il percorso storico delle conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici alla DHL di Corteolona è stato: il 20 marzo 2009 si conquista la mensa, il 5 maggio ci si è ripreso 15% dello stipendio precedentemente decurtato e infine dopo una memorabile lotta, il 15 giugno si passa agli arretrati.

18/06/2009

SLAI COBAS


Ai Compagni, ai Lavoratori, agli amici

Il sottostante comunicato riveste la massima urgenza e va data massima diffusione.

I lavoratori e le lavoratrici in DHL a Corteolona stanno tutt'ora subendo vessazioni e gravi minacce. Questa mattina alcune macchine di nostri lavoratori sono state danneggiate a scopo intimidatorio e mafioso, all'interno del parcheggio della DHL.
La situazione in DHL a Corteolona riveste in questa fase il massimo impegno di tutti i lavoratori e compagni alla solidarietà attiva e operante.
A fronte degli attacchi spaventosi portati contro i diritti di questi lavoratori, la cui condizione di vita e di lavoro assume sempre più i toni cupi dello schiavismo e dove i salari sono da fame e condannano a orari di lavoro assurdi, estenuanti, criminali, i lavoratori in DHL a Corteolona, stanno per lanciare la guerra, oltrechè lunga, sarà totale!!!
A tutti i lavoratori diciamo di partecipare in massa e da protagonisti allo sciopero.
Lo sciopero avrà inizio alle primissime luci dell'alba di LUNEDI 15-06-09 e sarà ad OLTRANZA.

Comunicazione di sciopero alla DHL di Corteolona. Avrà inizio LUNEDI 15-06-09 e sarà ad OLTRANZA

SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona


Contratto Nazionale della Distribuzione Cooperativa:

Sulla scia del CCNL del Commercio ...

SVENDITA SOTTOCOSTO DELLA LIBERTA'

E DEL SALARIO DEI LAVORATORI !!!

E' stata firmata l'ipotesi di accordo del contratto nazionale della DISTRIBUZIONE COOPERATIVA e la firma, questa volta, a differenza del CCNL del Commercio, unitaria. A parte qualche piccolo distinguo, i contenuti dei due contratti, sia nella parte normativa che in quella economica, nella sostanza si rincorrono e penalizzano pesantemente i lavoratori e le loro famiglie. Sempre più precari, sempre più poveri (150 spalmati in quattro anni di cui 50 già erogati), sempre più assoggettati al potere imprenditoriale !!! I nostri eroi, cgil cisl uil, dopo 19 mesi di intense trattative hanno firmato un protocollo di intesa che sancisce, definitivamente, la fine dei diritti e delle tutele dei lavoratori del settore, In sostanza la trattativa si potrebbe riassumere nel concetto NIENTE PER I LAVORATORI MA MOLTO PER SINDACATI CONFEDERALI E AZIENDE!!!

Vediamo che cosa hanno prodotto i nostri eroi sul tavolo contrattuale:

Orari - Si à in sostanza fatto un passo indietro, visto che il riposo minimo tra un turno e l'altro è stato ridotto a nove ore al posto delle undici attuali (demandando le modalità alla contrattazione aziendale).

Riposo settimanale - La parte datoriale aveva richiesto la possibilità di realizzare le 24 ore di riposo anche su una media di 14 giorni (come prevede la nuova legge). Nessun ostacolo ovviamente da parte dei confederali che, anche in questo caso, rinviano alla contrattazione aziendale (curioso tra l'altro notare come nei comunicati dei mesi precedenti la deroga al riposo settimanale veniva espressamente definita come "un punto inaccettabile").

Lavoro domenicale - Idem come sopra: argomento demandato alla contrattazione aziendale. Vedremo che sorprese ci riserverà la contrattazione di lor signori.

Flessibilità dell'orario - Qui il testo non è molto chiaro (non si capisce bene come debba intendersi il concetto di "42 ore per 24 settimane"). Anche in questo caso comunque si rinvia alla contrattazione aziendale (strano...), e soprattutto ci tocca leggere la solita formula ipocrita: "... viene definito che l'obiettivo da raggiungere insieme al miglioramento dell'efficienza aziendale deve essere anche quello di aumentare l'occupazione, incrementare gli orari dei part-time nonché la trasformazione di part-time in full time". Le stesse parole di sempre, mai seguite dai fatti (l'accettazione passiva delle ultime decisioni aziendali di cui tutti siamo a conoscenza ne à la conferma).

Part-time - L'aumento dell'orario minimo da 18 a 20 ore non può di certo essere spacciato per conquista. Una cosa buona può essere individuata nell'introduzione della verifica semestrale della quantità di orario supplementare, ma anche questa vorremmo poi vederla nell'applicazione pratica.

Contratti a termine - Era sicuramente il punto più atteso, ma in pratica non cambia niente. Assunzione dopo 36 mesi, però con la precisazione che "in caso di difficoltà organizzative possono essere fatti accordi a livello aziendale o territoriale per una ulteriore proroga".

Apprendistato Professionalizzante - Questa tipologia contrattuale viene estesa a tutte le qualifiche e mansioni del CCNL tranne il VI livello e i quadri. Ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato viene propinata l'assistenza sanitaria e la previdenza integrativa nella misura prevista per tutti gli altri lavoratori, questi enti sono finanziati da aziende e lavoratori e sono co-gestiti dai confederali, guarda un po'!!!

Parte economica - Cancellato il biennio economico, l'aumento si spalma su 4 anni a fronte di una inflazione reale che l'EURISPES indica in misura del 7,9 % annuo, (e dagli aumenti di pane, pasta, luce, gas e benzina ci sembra addirittura sottostimato ...).

Quindi prendendo in esame questi parametri inflattivi l'aumento sarebbe dovuto essere di 160 euro NETTI in busta paga per il biennio 07' - 08' come parziale recupero del potere d'acquisto, INVECE CI VIENE AFFIBBIATO UN AUMENTO DI 150 EURO LORDI CHE DIVENTANO EFFETTIVI 95 EURO NETTI IN 4 ANNI ... !!!

Per assurdo poi, se qualcuno ancora non ci volesse credere, saranno rateizzati, quindi l'aumento finale sarà dato a settembre 2010, ma paradossalmente questi soldi si riferiscono al periodo 2007- 2008, anno di scadenza contrattuale quindi spalmando l'aumento contrattuale su 4 anni le aziende pagheranno nel 2010 l' aumento di salario riferito al 2007 - 2008 ... !!!

Decorrenza

dal

01.01.2008

dal

01.09.2008

dal

1.12.2008

dal

1.09.2009

dal

1.03.2010

dal

1.09.2010

Livello

Incremento

mensile

Incremento

mensile

Incremento

mensile

Incremento

mensile

Incremento

mensile

Incremento

mensile

IV° Livello

€ 50,00

€ 6,00

€ 20,00

€ 34,00

€ 20,00

€ 20,00

A questo però si è arrivati non per caso, ma attraverso un percorso di accordi sindacali ''A PERDERE'' che dura da 20 anni, UNA CODA DI ACCORDI firmati dalla triplice sindacale cgil-cisl-uil più attente al futuro dei loro fondi pensione (PREVICOOPER), delle loro assicurazioni sanitarie integrative (COOPERSALUTE) e dei loro Enti Bilaterali, PIUTTOSTO CHE AL FUTURO DEI DIRITTI, DELLA DIGNITA' E DEL SALARIO DELLA CLASSE LAVORATRICE.

Contro questo paccotto rifilato a milioni di lavoratori del Commercio lo SLAI COBAS esprime tutta la sua contrarietà , invita i lavoratori alla mobilitazione e alle assemblee, per poter rivendicare la sua piattaforma alternativa e mai subalterna nelle prossime settimane:

AUMENTI SALARIALI, NO ALLA PRECARIETA' E ALLE DOMENICHE, LA TUTELA DEI DIRITTI DEL LAVORATORE, DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO, IL RICONOSCIMENTO DEI SINDACATI NEI LUOGHI DI LAVORO!!! OPERAIO SVEGLIATI !!!

  • aumenti di 3.000 euro annui per salari e pensioni, introduzione di un meccanismo automatico di adeguamento salariale agli aumenti dei prezzi, rilancio del ruolo del contratto nazionale;

  • abolizione delle leggi Treu e 30 - continuità del reddito e lotta alla precarietà lavorativa e sociale;

  • sicurezza nei luoghi di lavoro e sanzioni penali per chi provoca infortuni gravi o mortali;

  • lotta al razzismo che nega diritti uguali e scarica sui migranti il maggior peso sociale;

  • restituire ai lavoratori il diritto di decidere: no alla pretesa padronale di scegliere le organizzazioni con cui trattare - pari diritti per tutte le organizzazioni dei lavoratori - difesa del diritto di sciopero.

Cremona, 7 giugno 2009

SLAI COBAS IPERCOOP CREMA


COSA ACCADE NELLE COOPERATIVE CHE LAVORANO ALLA DHL DI CORTEOLONA E PERCHE’ SCIOPERIAMO

Non solo gli operai non hanno ricevuto fino ad ora il TFR relativo alla Team Logistica Resources, ROL, ferie, una tantum e a volte nemmeno le ore lavorate, quantificabili approssimativamente dai 4.000 a 10.000 euro a testa a seconda dell’anzianità di lavoro (per questi problemi, invitiamo i lavoratori a prendere contatto con il delegato SLAI Cobas per poter procedere al recupero legale delle somme dovute).
In questi giorni è avvenuto, inoltre, l’ennesimo passaggio di “padrone”, condotto in modo a dir poco truffaldino, con la complicità di DHL, del delegato CISL e del segretario CISL di Pavia Magnani Marco, i quali promettevano durante una riunione: “vi tuteliamo noi, non preoccupatevi, i contratti resteranno immutati e lavorerete tutti, ripetiamo, tutti saranno assorbiti alle medesime condizioni”. Risultato?
Al momento della stipula dei contratti, la CISL non si è presentata, e agli operai è stato fatto firmare un contratto peggiorativo, con considerevole diminuzione del salario e declassazione dal 5° al 6° livello, senza nemmeno che gli fosse consentito leggerlo a fondo e senza rilasciare copia a nessuno.
Ma v’è di più, mentre tutti i lavoratori firmavano le dimissioni volontarie dalla Team Logistica Resources, la nuova cooperativa subentrante nel contempo iniziava a “perdere” i contratti firmati.
Una vera e propria messa in scena macchinata ad arte dalla cooperativa, con tanto di consegna delle divise ai lavoratori, per poi minacciarli il giorno seguente dicendo: “attenzione, i vostri contratti sono in archivio e si possono perdere facilmente”.
Così hanno fatto con il compagno di lavoro Adrian: il giorno successivo alla stipula del contratto, recatosi al lavoro come da precedenti accordi, è stato intimato di riconsegnare immediatamente la divisa di lavoro, poiché il suo contratto era stato buttato, per poi essere allontanato, con toni minacciosi dal gorilla del padrone.
Come già previsto dallo SLAI Cobas e dai suoi rappresentanti, dopo essere stati maltrattati, mal pagati, umiliati e spremuti come limoni, gli operai si trovano senza il lavoro grazie all’ennesima truffa ai loro danni, realizzata con la complicità di DHL e della CISL.
Ora le adesioni al SLAI Cobas si moltiplicano perché i lavoratori sono stufi di false promesse e dichiarano:
Vogliamo denunciare, tutti uniti, questo sistema di sfruttamento del lavoro che assomiglia ad una vera e propria moderna schiavitù e lottare perché i lavoratori, nessuno escluso, siano assunti, anche coloro che si trovano attualmente in malattia, infortunio, permesso, ferie o quant’altro previsto dal C.C.N.L.

Vogliamo il TFR dalla Team Logistica Resources.
Vogliamo, come promesso, l’immediata assunzione di tutti alle stesse condizioni di prima.
Vogliamo il rispetto del nostro contratto (cosa fin ora non avvenuta).
Vogliamo avere un posto di primo soccorso e dei bagni degni di essere chiamati tali.
Vogliamo l’accesso alla mensa dove trascorrere la pausa pranzo.
Vogliamo le ferie pagate, la 13° e la 14° mensilità, i ROL, l’una tantum, e tutto quello previsto dal C.C.N.L..
Vogliamo esistere come persone e lavorare in sicurezza.
Vogliamo tutto ciò di cui ci avete privato e derubato per tutto questo tempo.

Ora basta!!!
Ora Cobas!!!
10 – 100 – 1000 Origgio!!!

RSA Slai cobas che lavorano nelle cooperative DHL di Corteolona

Marzo 2009


UNA MATTINA SOTTO LA PIOGGIA,
NELL’HINTERLAND DI MILANO

Diamo fiato alle lotte dei lavoratori delle cooperative, dove i «diritti» sono un lontano ricordo
E dove, ormai, per lavorare, spesso si deve pagare...

[A cura di alcune compagne e compagni del Comitato antirazzista milanese]

5-3-2009


da: la Provincia Pavese [13 febbraio 2009]

Dhl, è battaglia per i contratti
Corteolona, bloccati ieri i cancelli dello stabilimento

CORTEOLONA. Hanno bloccato per quattro ore gli ingressi dello stabilimento, dall’alba fino alle 9.30 di ieri mattina. I Tir hanno aspettato sulla strada, la provinciale per Villanterio, che la protesta di un centinaio di lavoratori della Dhl di Corteolona rientrasse. A scatenare lo sciopero è stata la staffetta, nello stabilimento, tra due cooperative: alla Team Logistica è subentrata la cooperativa Elaia. Ma secondo lo Slai-Cobas, non sarebbero stati mantenuti gli stessi livelli di occupazione.

Non è la prima volta che lo stabilimento diventa teatro di proteste e rivendicazioni dei lavoratori. Due anni fa la scintilla era stata la morte di un operaio albanese di 27 anni, caduto da un muletto che lo aveva sollevato a diversi metri di altezza. Dopo quella vicenda il fermento nel capannone di logistica, uno dei più importanti della provincia non si è mai fermato. Alcuni operai, rappresentati del sindacato di base, hanno presentato anche un esposto in Procura per denunciare irregolarità in materia di sicurezza. Ieri questa battaglia si è intrecciata con le rivendicazioni di carattere contrattuale. La Team Logistica, una delle cooperative dello stabilimento, che impegnava circa un centinaio di lavoratori, ha ceduto il passo a un’altra cooperativa, la Elaia. Ma secondo i Cobas, non tutti i lavoratori sarebbero stati riassunti. << Al momento della stipula dei contratti agli operai è stato fatto firmare un contratto peggiorativo – è la denuncia di Fulvio Di Giorgio, coordinatore provinciale Slai-Cobas – con diminuzione del salario e declassazione dal quinto al sesto livello, senza nemmeno che fosse consentito leggerlo a fondo e senza rilasciare copia a nessuno. Noi chiediamo che siano mantenuti i livelli di occupazione precedente all’entrata della cooperativa Elaia che deve assumere, come ha promesso, tutti i lavoratori e le lavoratrici che lavoravano alla Team Logistic Resources, nessuno escluso. Chiediamo che sia rispettato il contratto nazionale e pretendiamo il pagamento del Tfr della cooperativa precedente. Chiediamo inoltre, il rispetto di tutte le misure a tutela della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori >>.

I camion hanno aspettato sulla strada, davanti ai cancelli, prima di poter entrare nello stabilimento, e questo ha creato non pochi problemi alla circolazione sulla provinciale. La situazione è tornata alla normalità solo dopo la promessa dei vertici dell’azienda Dhl di convocare un incontro con le cooperative e con i lavoratori per tentare una soluzione. (m. fio.)


COSA ACCADE NELLE COOPERATIVE CHE LAVORANO
ALLA DHL DI CORTEOLONA E PERCHE’ SCIOPERIAMO

Non solo gli operai non hanno ricevuto fino ad ora il TFR relativo alla Team Logistica Resources, ROL, ferie, una tantum e a volte nemmeno le ore lavorate, quantificabili approssimativamente dai 4.000 a 10.000 euro a testa a seconda dell’anzianità di lavoro (per questi problemi, invitiamo i lavoratori a prendere contatto con il delegato SLAI Cobas per poter procedere al recupero legale delle somme dovute).
In questi giorni è avvenuto, inoltre, l’ennesimo passaggio di “padrone”, condotto in modo a dir poco truffaldino, con la complicità di DHL, del delegato CISL e del segretario CISL di Pavia Magnani Marco, i quali promettevano durante una riunione: “vi tuteliamo noi, non preoccupatevi, i contratti resteranno immutati e lavorerete tutti, ripetiamo, tutti saranno assorbiti alle medesime condizioni”. Risultato?
Al momento della stipula dei contratti, la CISL non si è presentata, e agli operai è stato fatto firmare un contratto peggiorativo, con considerevole diminuzione del salario e declassazione dal 5° al 6° livello, senza nemmeno che gli fosse consentito leggerlo a fondo e senza rilasciare copia a nessuno.
Ma v’è di più, mentre tutti i lavoratori firmavano le dimissioni volontarie dalla Team Logistica Resources, la nuova cooperativa subentrante nel contempo iniziava a “perdere” i contratti firmati.
Una vera e propria messa in scena macchinata ad arte dalla cooperativa, con tanto di consegna delle divise ai lavoratori, per poi minacciarli il giorno seguente dicendo: “attenzione, i vostri contratti sono in archivio e si possono perdere facilmente”.
Così hanno fatto con il compagno di lavoro Adrian: il giorno successivo alla stipula del contratto, recatosi al lavoro come da precedenti accordi, è stato intimato di riconsegnare immediatamente la divisa di lavoro, poiché il suo contratto era stato buttato, per poi essere allontanato, con toni minacciosi dal gorilla del padrone.
Come già previsto dallo SLAI Cobas e dai suoi rappresentanti, dopo essere stati maltrattati, mal pagati, umiliati e spremuti come limoni, gli operai si trovano senza il lavoro grazie all’ennesima truffa ai loro danni, realizzata con la complicità di DHL e della CISL.
Ora le adesioni al SLAI Cobas si moltiplicano perché i lavoratori sono stufi di false promesse e dichiarano:
Vogliamo denunciare, tutti uniti, questo sistema di sfruttamento del lavoro che assomiglia ad una vera e propria moderna schiavitù e lottare perché i lavoratori, nessuno escluso, siano assunti, anche coloro che si trovano attualmente in malattia, infortunio, permesso, ferie o quant’altro previsto dal C.C.N.L.

Vogliamo il TFR dalla Team Logistica Resources.
Vogliamo, come promesso, l’immediata assunzione di tutti alle stesse condizioni di prima.
Vogliamo il rispetto del nostro contratto (cosa fin ora non avvenuta).
Vogliamo avere un posto di primo soccorso e dei bagni degni di essere chiamati tali.
Vogliamo l’accesso alla mensa dove trascorrere la pausa pranzo.
Vogliamo le ferie pagate, la 13° e la 14° mensilità, i ROL, l’una tantum, e tutto quello previsto dal C.C.N.L..
Vogliamo esistere come persone e lavorare in sicurezza.
Vogliamo tutto ciò di cui ci avete privato e derubato per tutto questo tempo.

Ora basta!!!
Ora Cobas!!!
10 – 100 – 1000 Origgio!!!

RSA Slai cobas che lavorano nelle cooperative DHL di Corteolona

11-2-2009


Lavoratore, l'Ipercoop sei tu?

da SLAI Cobas Coord. prov. di Cremona 5-1-2009


Due contributi sulla lotta dei lavoratori di Origgio

Uniti si vince!
ORIGGIO IN OGNI LUOGO DI LAVORO

La “lotta paga”, come dice il famoso adagio. E ha pagato ancora di più se si considera che a Origgio (Varese) si è consumata positivamente una battaglia che ha in sé caratteristiche che ne fanno un esempio di lotta globalizzata. Una lotta contro il lavoro e un tipo di struttura del lavoro particolare, che possiamo chiamare, senza ombra di dubbio, criminale, cioè quella delle cooperative, dove i diritti dei lavoratori spesso sono pure utopie. Poiché i lavoratori delle cooperative non sono formalmente dei dipendenti, ma “soci lavoratori”, non rispondono ai contratti collettivi di lavoro e sono alla mercé di chiunque: se alzano la testa, nella migliore delle ipotesi, vengono cacciati a calci. Spesso queste sedicenti “organizzazioni del lavoro” sono gestite da ex sindacalisti o comunque supportate dai sindacati confederali.
La lotta alla Bennet di Origgio è stata anche una lotta antirazzista, dove decine di lavoratori cingalesi, albanesi, filippini, africani, marocchini, italiani della cooperativa Leonardo e Giava (appartenenti al consorzio CAL) si sono uniti per combattere contro lo sfruttamento del lavoro, contro il potere dei caporali, contro la ghettizzazione categoriale, affermando una forte capacità auto-organizzativa e di vedere oltre i paraocchi della politica sindacale e politicante.
Dopo il primo sciopero a fine giugno, che ha dato inizio alla partita, si sono moltiplicate le iniziative di sciopero e blocco dei cancelli. A luglio Dikson, iscritto allo Slai Cobas, viene fatto oggetto di una provocazione: un capo si finge aggredito e l´operaio viene licenziato pensando così di terrorizzare gli operai.
Ma la paura non abita nei cuori dei lavoratori della Bennet: le iniziative di lotta si sono intensificate, fino ad arrivare a proclamare lo sciopero del cottimo, in un crescendo che ha portato all’atto finale di venerdì notte e sabato mattina. E sabato si è piegato il padrone, anzi i padroni, perché la lotta era sì contro la Leonardo e la Giava, ma anche contro la Bennett, che beneficia del lavoro super sfruttato delle cooperative.
Il blocco dei cancelli iniziato venerdì 19 dicembre alle 21.00, era segnato dall’arrivo di un fax dell’azienda Bennett e della Leonardo che si impegnavano alla riassunzione di Dikson, l’operaio licenziato per rappresaglia.
Tentativo tanto ingenuo quanto inutile di dividere i lavoratori, sperando così di fermare le lotte e chiudere per le “feste natalizie”. La risposta dei lavoratori è stata compatta e senza defezioni: blocco a oltranza per arrivare a trattare su una piattaforma vera, a 360 gradi.
Alle 5/6 del mattino il picchetto dei lavoratori si è ingrossato a dismisura: sono arrivati lavoratori di altre fabbriche, studenti delle Università Statale e della Bicocca, lavoratori immigrati che avevano sentito parlare di questa LOTTA. Tutti i cancelli della Bennet sono stati presidiati: la fila dei TIR e camion che non potevano entrare si è ingrossata talmente tanto che si stavano intasando anche le arterie principali che vanno verso Milano.
Ai camionisti la situazione è stata spiegata dai lavoratori individuando i veri responsabili, i padroni e sono stati invitati a venire a ristorarsi davanti ai cancelli.
Pochi ci avrebbero scommesso, ma anche i camionisti hanno mantenuto un atteggiamento solidale e, anzi, si sono anche incazzati con la direzione che non voleva firmargli l’ordine di arrivo delle merci.
Polizia e carabinieri non sapevano più che pesci prendere: dopo aver cercato per tutta la notte di provare a rompere l’unità dei lavoratori, ma non trovando il terreno disponibile ad uno scontro con i lavoratori, hanno praticamente sollevato il culo dei responsabili della Bennet e la Leonardo e li hanno portati prima al comando dei carabinieri e poi in fabbrica, dove è cominciata la trattativa con i lavoratori. Dikson, tra gli applausi, era tra i lavoratori al tavolo delle trattative. Intorno alle 12 i lavoratori e un compagno dello Slai Cobas sono scesi con la bozza di accordo che prevedeva la riassunzione di Dikson, la cacciata di due capi reparto responsabili di aver contribuito a creare un clima intimidatorio e razzista, circa 500 euro di una tantum (fino ad oggi bloccata da accordi firmati dai Confederali), diritto alla mensa, messa a norma dell'infermeria, riconoscimento dei diritti sindacali dei lavoratori e dei loro delegati eletti.
L'unica nota parzialmente stonata è stata il misero aumento salariale ottenuto (40 centesimi all'ora): forse è mancato un pizzico di coraggio in più necessario a concretizzare maggiormente la trasformazione dei rapporti di forza che si è data sotto gli occhi di tutti; ma in ogni caso, anche quel piccolo aumento, ha avuto il suo significato politico: innanzitutto si tratta di un aumento extra-contrattuale (mediamente quello che CGIL-CISL-UIL ottengono in due anni a livello nazionale) e, soprattutto è stato definito sulla base di un principio di egualitarismo fra dipendenti di cooperative diverse e fra operai con mansioni differenti, cosa che fino ad oggi era stato motivo di astuta divisione tra lavoratori, operata dai padroni.
Quindi non possiamo che salutare come una prima importante vittoria questo risultato.

Una lotta solidale, una lotta che sembrava folle solo a pensarla e che è diventata realtà solo grazie alla lucidità visionaria di attivisti sindacali, compagni di qualche centro sociale, del Comitato antirazzista milanese, degli studenti universitari, dei compagni di altre città. Compagni e compagne hanno capito il fatto che a Origgio si giocava una partita che andava oltre i confini del luogo di lavoro e hanno deciso di stringersi intorno agli operai, mobilitarsi per estendere la lotta e sostenerla concretamente fino alla fine.
Compagni e compagne di generazioni e con percorsi politici diversi, ma che sono riusciti a trovare l’unità su obiettivi finalmente concreti e condivisi e hanno quindi messo in campo una forza capace di favorire e moltiplicare la combattività.

Certo sappiamo che il percorso è appena all’inizio, ma adesso sappiamo anche che l’organizzazione dei padroni è “debole” e che i lavoratori uniti e auto-organizzati ce la possono fare.
Origgio smuoverà sicuramente dinamiche di lotta “nuove” sul fronte delle cooperative e della capacità solidale e dell’auto organizzazione: sta anche a chi ci ha creduto fin dall'inizio, e per tutto il tempo necessario a vincere, dargli il valore che si merita.
Sicuramente lavorando per realizzare in tempi rapidi una riunione cittadina con i lavoratori che servirà per approfondire e analizzare la situazione e dare forza ad un percorso che guarda con fiducia e determinazione ad una lotta generalizzata verso un mondo senza classi e sfruttamento.

Comitato Antirazzista milanese
info@antirazzistimilano.org

Origgio, 23 dicembre 2008


21/12/2008: Torino. Presidio solidale con i lavoratori di Origgio (VA)

19 dicembre. Al Bennet di via Orvieto si sono dati appuntamento un bel gruppo di antirazzisti per un presidio solidale con i lavoratori della cooperativa che ha in appalto la logistica al magazzino Bennet di Origgio (Va). Sono in lotta da mesi per il salario, la sicurezza, la riduzione
dell’orario e dei ritmi, il reintegro dei licenziati. Questa notte stanno facendo il quinto sciopero in pochi mesi.
I lavoratori di Origgio sono in buona parte immigrati, soggetti al continuo ricatto del lavoro, la cui perdita è per loro l’anticamera dell’espulsione. Importante quindi la solidarietà attiva di altri lavoratori e degli antirazzisti, solidarietà che non mai mancata a Origgio e a Milano e che oggi si è estesa anche a Torino.
Aperto uno striscione con la scritta “Bennet sfrutta i lavoratori” gli antirazzisti hanno distribuito volantini e parlato con chi entrava per fare la spesa. Molti hanno dimostrato solidarietà: una donna che aveva lavorato per Bennet ha ricordato un operaio morto schiacciato da un carrello.
I responsabili del Bennet hanno provato senza successo ad intralciare l’informazione: dopo un po’ è arrivata la digos che ha identificato gli antirazzisti più giovani.
Mentre era in corso il presidio una donna e sua figlia sono state pescate con della merce non pagata nella borsa della spesa e consegnate ai
carabinieri. Gli antirazzisti sono allora entrati nel centro commerciale per denunciare quanto stava accedendo: due persone portate in caserma per una mezza borsata di roba da mangiare. Un segno, anche questo, dei tempi grami che corrono.
In serata da Origgio è arrivata la notizia che l’azienda aveva annunciato il reintegro di Jackson, un lavoratore dello Sri Lanka licenziato qualche
tempo fa per il suo ruolo attivo.
Una foto dello striscione a quest’indirizzo: http://piemonte.indymedia.org/article/3689
Il presidio è stato organizzato nell'ambito dell'Assemblea Antirazzista di Torino
Di seguito il testo del volantino distribuito al Bennet di via Orvieto a Torino.

***

Origgio: sciopero ai magazzini Bennet
Una storia di lotta, repressione, solidarietà

Origgio. Siamo in provincia di Varese, dove si mastica pane e razzismo. Da mesi i lavoratori – in gran parte immigrati - della Cooperativa Leonardo, sono in lotta per il salario, la sicurezza, l’orario di lavoro, contro i licenziamenti e la repressione.
Quelli della Leonardo lavorano al magazzino Bennet, uno dei tanti luoghi dove lo sfruttamento bestiale e il ricatto del lavoro sono la norma.
Difficile lottare per chi, come gli immigrati, rischia l’espulsione se perde il posto. Ad Origgio, anche grazie al sostegno attivo di altri lavoratori, hanno alzato la testa.

Facciamo un passo indietro
I lavoratori e lavoratrici delle cooperative di servizi sono nelle mani dei caporali, che impongono le più bestiali condizioni di lavoro: mansioni, orari, turni, senza alcun rispetto per la sicurezza. Chi protesta, viene punito con multe, sospensioni e anche con il licenziamento.
Al deposito dei supermercati Bennet di Origgio il lavoro è appaltato a due cooperative (Leonardo e Java): CGIL e UIL hanno sottoscritto un accordo in deroga al contratto nazionale che ha fatto risparmiare alla coop circa 5.000 euro per ogni socio-lavoratore fino al 2007. Non solo, per il biennio 2007-2008, pur avendo sottoscritto un accordo aziendale, che fissava un’una tantum di 1.098 euro in attesa del contratto nazionale, le
cooperative non hanno dato nulla.
Le cooperative assicurano lavoratori a basso costo (anche a 3/4 euro l'ora) e flessibili: se non c'è lavoro stanno a casa, senza salario.
Quando il lavoro c'è, l'orario non finisce più, anche 12/13 ore, ma il salario cresce poco e la maggior parte si ottiene con il cottimo.
Due lavoratori del deposito Bennet sono stati licenziati per aver partecipato a scioperi e picchetti.

Il 4 luglio per l’intera nottata l’ingresso dei camion venne impedito, obbligando il responsabile della Cooperativa a a fare qualche promessa,
puntualmente non mantenuta.

Nella notte tra il 25 e il 26 luglio c’è stato un secondo sciopero, più partecipato e duro del primo. Oltre agli antirazzisti hanno dato sostegno
attivo per l’intera nottata lavoratori di altre aziende.
I dirigenti della Leonardo hanno reagito licenziando un giovane operaio dello Sri Lanka.
Puntavano sulla paura ma hanno fatto male i loro conti. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre c’è stato il terzo sciopero. Quasi tutti i lavoratori del turno, vinta la paura di rappresaglie, hanno scioperato ed impedito ai pochi crumiri, protetti dai carabinieri, di entrare nel deposito.
Anche in questo caso determinante è stata la solidarietà di tanti lavoratori e lavoratrici che hanno partecipato al picchetto.

L’11 dicembre nuovo sciopero con picchetto cui hanno partecipato tutti i lavoratori del turno di notte e 130 solidali. È seguito uno sciopero del
cottimo che sta mettendo in seria difficoltà la coop che credeva poter obbligare a ritmi massacranti chi non aveva altro modo per rimpolpare una
paga da fame. I padroni hanno reagito assumendo crumiri e rifiutando di pagare la tredicesima.
Un nuovo sciopero partirà stanotte. I lavoratori vogliono gli arretrati, il ritiro dei licenziamenti, riduzione dei ritmi e degli orari.

La lotta dei lavoratori di Origgio per il salario, la sicurezza e contro il ricatto del lavoro è la lotta dei tanti, italiani e stranieri, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, strangolati dalla precarietà, macinati dalla insicurezza del lavoro, senza prospettiva per il futuro.
La solidarietà è un arma. Boicottiamo chi lucra sulla miseria.

A cura dell’Assemblea Antirazzista di Torino

assembleaantirazzistatorino@autistici.org
http://www.autprol.org/


Da: La Prealpina 21-12-2008


VINCE LA LOTTA DEI LAVORATORI DI ORIGGIO!

Oggi sabato 20 dicembre, dopo l'ennesima notte di blocco della produzione e al termine di una settimana di sciopero del cottimo, i lavoratori delle cooperative Leonardo e Giava (appartenenti al consorzio CAL) in appalto al magazzino generale della catena di supermercati Bennet di Origgio (VA) hanno riportato una vittoria politica molto significativa.
Una vittoria che rappresenta un segnale importante per tutti i lavoratori, precari e non, che travalica l'aspetto puramente sindacale per assumere una valenza più complessiva di ripresa e rilancio del conflitto di classe.
E' stato questo il risultato evidente per tutti una volta che è stato letto l'accordo che ha sancito il reintegro del compagno Dixon pretestuosamente licenziato - e il cui rientro era stato posto quale pregiudiziale per ogni trattativa -, l'allontanamento di due capetti protagonisti in passato di intimidazioni anche razziste e del clima terroristico all'interno dei reparti e il riconoscimento dello Slai Cobas e dei suoi rappresentanti quali interlocutori ufficiali nelle trattative.
Altri elementi che qualificano in senso assolutamente positivo il risultato di questa lotta sono, da un lato, l'eliminazione di ogni forma di discriminazione e privilegio nell'assegnazione dei carichi di lavoro e dei turni e, dall'altro, in applicazione del principio egualitaristico il riconoscimento degli aumenti salariali a tutti i lavoratori delle cooperative appaltate alla Bennet.
Dal punto di vista sindacale, sempre in virtù del principio di egualitarismo che ha caratterizzato sin dall'inizio questa lotta, è stato riconosciuto per tutti i lavoratori - a prescindere dalla cooperativa di appartenenza - di un primo, seppur minimo, aumento salariale. Questo seppur minimo risultato è stato accompagnato dall'istituzione di un presidio medico stabile nel capannone, di una mensa aziendale, di un corso di qualificazione professionale per tutti i carrellisti operanti e la messa in sicurezza degli impianti e dei mezzi utilizzati per il lavoro.
Ci interessa comunque sottolineare, a prescindere dall'aspetto di mera natura sindacale, come la lotta autorganizzata dei lavoratori abbia finalmente aperto una breccia sul fronte del conflitto contro le cooperative di produzione e servizi, centrali dello sfruttamento di classe, che rappresentano oggi uno degli elementi paradigmatici di quella organizzazione capitalistica del lavoro contro la quale quotidianamente lottiamo in termini conflittuali e antagonisti.
Invitiamo tutte le realtà politiche e sindacali, i lavoratori e le lavoratrici, precari/e e non, gli studenti a un momento di confronto assembleare per gennaio finalizzato alla generalizzazione del conflitto sul territorio metropolitano.

Contro lo sfruttamento capitalista!
Contro la precarietà! La lotta paga!


I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria

20-12-2008


Da: La Prealpina del 20-12-2008

Origgio - I dipendenti della Coop Leonardo invocano da mesi alcuni diritti sindacali, il picchetto è iniziato venerdì alle 21

Ancora sciopero ai magazzini Bennet: bloccati i camion

Braccia incrociate per i dipendenti Coop Leonardo al magazzino Bennet di Origgio. Venerdì sera, intorno alle 21, i lavoratori hanno iniziato a bloccare tutti i camion merci in arrivo.

«Oggi siamo in sciopero», affermano i delegati dello Slai Cobas «Perché rivendichiamo non solo i mancati aumenti in busta paga e condizioni di lavoro dignitose, ma per affermare il diritto all’organizzazione contro tutte le vessazioni padronali».

Tra le richieste del sindacato ci sono il pagamento degli arretrati dovuti (comprensivi del tasso d'interesse), l'infortunio pagato al 100%, maggiore precisione nella redazione delle buste paga, la riorganizzazione degli orari di lavoro, maggiore correttezza nei licenziamenti, maggiori misure di sicurezza, la distribuzione immediata dei moduli per gli assegni famigliari, un corso per tutti i carrellisti, un'infermeria nel capannone, la messa in funzione della mensa, il riconoscimento della rappresentanza dello SLAI COBAS.

Al magazzino Bennet collaborano dipendenti Coop Leonardo e dipendenti Bennet. Anche questi ultimi, per conseguenza dello sciopero dei dipendenti Coop, hanno difficoltà a proseguire il lavoro a causa del blocco dei mezzi.

Il magazzino Bennet è teatro da mesi di tensioni sindacali. Anche nel 2002 un dipendente si era persino
scagliato con la sua auto contro la portineria degli uffici
, non soddisfatto per le motivazioni date dalla dirigenza in merito al suo licenziamento.

Sabato 20 Dicembre 2008


Il previsto volantinaggio davanti ai cancelli della D.H.L. di Corteolona è stato revocato. I compagni della Team Logistica Resources, ci segnalano che a partire da oggi tutti i lavoratori (un centinaio) passeranno alla Cooperativa SMART sempre all'interno del magazzino di Corteolona tranne per 14 lavoratori che passeranno all'altra cooperativa la Meneghina. Ci confermano che il passaggio avverrà con le stesse condizioni contrattuali precedenti e senza il periodo di prova.
Per quanto utile verrà dato un resoconto più dettagliaito della manovra messa in atto dalla CISL - Consorzio GAM e DHL, in quanto hanno a questo punto cercato di mettere un freno al tambureggiare di guerra. Le condizioni di sfruttamento comunque permangono invariate.

I Lavoratori SLAI Cobas delle Cooperative in D.H.L. Corteolona

3-11-2008


AI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE OPERANTI ALLA D.H.L. DI CORTEOLONA

ORA, O MAI PIU'!!!

Dopo gli scioperi fatti prima del mese di agosto, i padroni delle cooperative e la stessa D.H.L. avevano manifestato l'intenzione di incontrare lo Slai Cobas, il sindacato che aveva coi suoi delegati organizzato la lotta.

Nel periodo di agosto, però, approfittando dalla pausa per le ferie e l'ospedalizzazione del nostro delegato più rappresentativo, e del licenziamento di Malko, i padroni-soci hanno, con vari metodi, "consigliato", intimidito i lavoratori perchè abbandonassero la lotta e il sindacato che l'aveva promossa.

Le cose sappiamo come poi si sono svolte, oggi i lavoratori rischiano il licenziamento anche perchè i padroni sanno che essi non sono organizzati, sono soli di fronte a questo sistema che consuma i lavoratori fino a che, spremuti come dei limoni, vengono buttati via.

E' un sistema criminale di sfruttamento della forza lavoro, gestito da presta nomi pronti a scappare, dopo aver colto il furto di lavoro di centinaia di lavoratori immigrati indifesi.

Oggi, dopo che non vi hanno nemmeno pagato una parte di salario contrattuale con la complicità dell'operatore sindacale CISL e fatto lavorare come bestie vi mandano a dire, senza nessun atto formale, che potete stare a casa, che il lavoro non c'è più.

Ora che nessuna illusione vi è più, dovete riprendere in mano il vostro destino. Dovete da subito, prima di disperdervi nell'emarginazione individuale, ORGANIZZARVI e riaprire la lotta, perchè solo così sarà possibile difendere il vostro posto di lavoro e difendere i vostri diritti.

ADESSO, O MAI PIU'!!! ci sarà l'occasione per contrastare questo attacco alla vostra condizione di vita.

Sta a voi decidere di iniziare questa lotta, se voi lo farete noi vi saremo accanto.

Noi non solo vi daremo il nostro sostegno legale, ma saremo come compagni accanto a voi per far rimangiare a D.H.L., Meneghina e Team Logistica Resources, i loro progetti che si basano oggi, dopo avervi spremuti, sulla vostra eliminazione.

SE TUTTO CIO’ E' CHIARO, LA PAROLA E' ALLA LOTTA

Milano 31-10-2008

S.L.A.I. Cobas


Tanto tuonò che piovve alla DHL di Corteolona ...

Dopo scioperi con picchetti ai cancelli, denuncie dettagliatissime e gravi, all'ASL e all'ispettorato del Lavoro di Pavia, dopo un paio di denunce depositate in Procura, di cui l'ultima ieri per intermediazione illegittima di manodopera - evasione fiscale e contributiva - violazione di tutte le norme elementari di igiene e di sicurezza nei luoghi di lavoro alla DHL di Corteolona (PV) ....

Questa mattina ci riferiscono che c'è stato un intervento massivo di carabinieri presso il magazzino della DHL di Corteolona. Sono state bloccate tutte le uscite e i lavoratori delle cooperative operanti in DHL (Meneghina e Team Logistica Resources) sono stati "sentiti" sulle condizioni lavorative che si svolgono nel magazzino. I lavoratori hanno confermato tutto quello che da tempo stiamo denunciando: del mondo delle false cooperative che sono strutture di intermediazione come un vero e proprio caporalato. Furti delle ore lavorate e pagamenti in nero, straordinari messi sotto la voce "trasferta Italia" per evadere i contributi fiscali, cooperative che cambiano nome mentre i padroni sono sempre gli stessi. Ci riferiscono che i Presidenti in questo momento sono disperati e piangono ...
Ricordiamo che anche la DHL, come azienda committente, è direttamente corresponsabile.
Seguiranno aggiornamenti più dettagliati a fine giornata da parte dei lavoratori delle cooperative in DHL.

SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona

30-10-2008


CON I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE IN LOTTA
alla BENNET di ORIGGIO

Ancora una volta, questa notte, si è tenuto uno sciopero con picchettaggio attivo dei lavoratori delle cooperative Leonardo e Java in appalto al magazzino centrale della Bennet di Origgio (VA) con il sostegno dello SLAI Cobas e numerose altre realtà politiche e sociali milanesi
Sono stati bloccati i tre ingressi ai camion (in entrata e in uscita) impedendo così, di fatto, il rifornimento delle merci a tutti i supermercati della catena Bennet.
Gli operai delle due cooperative sono in lotta da parecchi mesi per rivendicare il rispetto del contratto collettivo nazionale e dei propri diritti sindacali, nonché migliori condizioni di lavoro e l'applicazione delle norme più elementari sulla sicurezza e sull'orario ad oggi completamente disattese. Tutto ciò con la complicità del sindacalismo confederale e concertativo: CGIL e UIL hanno infatti sottoscritto un accordo in deroga al ccnl che permette alle due cooperative di corrispondere ai propri soci-lavoratori solo il 60% del minimo salariale previsto, con una quota ulteriore di salario (circa il 20%) a cottimo e comunque legata alla produttività, rendendo così difficile se non impossibile alla maggior parte dei lavoratori raggiungere persino l'80% del salario. Ma nel corso del tempo i lavoratori in lotta hanno ampliato le proprie rivendicazioni dovendo affrontare la dura risposta repressiva che la direzione aziendale ha attuato: licenziamenti politici, isolamento e trattamento differenziato e peggiorativo per gli operai più esposti. Nonostante questo i lavoratori non si sono fatti piegare ma anzi, consci del ruolo svolto dal sindacalismo concertativo, hanno abbandonato in massa CGIL e UIL, dandosi un momento di autorganizzazione all'interno dello Slai Cobas.
E' stata quindi un'importante notte di lotta e di autorganizzazione dal basso nella quale non sono mancati i momenti di provocazione da parte di qualche sparuto crumiro, spinto dalla direzione della cooperativa, e dai numerosi capetti/servi della cooperativa stessa.
E infatti il picchettaggio iniziato alle 21,30 di giovedì 16 si è concluso la mattina del 17 con un ultima gravissima provocazione quando, su indicazione della direzione della cooperativa Leonardo, veniva bloccata l'auto di un rappresentante dello Slai tentando con quest'atto di ritorsione, con la protezione dei carabinieri, di impedire la partecipazione dei lavoratori al corteo per lo sciopero generale. L'accorrere dei compagni e delle compagne e la minaccia di bloccare ad oltranza lo stabilimento ha ottenuto lo sblocco della situazione.

Ma la lotta dei lavoratori di Origgio continua sino al riconoscimento dei propri diritti e al reintegro dei licenziati politici.

Lo sciopero di giovedì notte è dunque stato un ulteriore segnale di forza e di compattezza dei lavoratori che si è concluso con la partecipazione alla grande manifestazione che ha attraversato Milano in occasione dello sciopero generale lanciato dal sindacalismo di base.
Come compagne e compagni del CSA Vittoria continueremo a sostenere la lotta dei lavoratori della Leonardo e della Java allo stabilimento Bennet di Origgio, per migliori condizioni di vita e di lavoro, convinti che il conflitto di classe possa nascere e svilupparsi, su un terreno di incompatibilità politica, solo a partire dai soggetti sociali che in prima persona vivono le condizioni di sfruttamento e precarietà, nei luoghi della produzione e non dalle stanze dei palazzi.

CONTRO LA PRECARIETA' E LO SFRUTTAMENTO
INVITIAMO TUTTI E TUTTE A MANTENERE ALTA L'ATTENZIONE PER ESSERE PRONTI A PARTECIPARE ALLE PROSSIME INIZIATIVE DI LOTTA ALLA BENNET DI ORIGGIO

I compagni e le compagne del C.S.A. VITTORIA
vittoria@ecn.org
www.csavittoria.org

17-10-2008


Domenica 21 settembre dalle ore 10.00 alle 13.00

Assemblea

lavoratori delle cooperative

Presso la sede dello SLAI COBAS di Viale Liguria 49, Milano
Autobus 90-91, MM verde linea 2 Romolo

Il popolo degli invisibili delle cooperative si incontra per definire un percorso di lotta contro un sistema di sfruttamento senza limiti, per la conquista di un salario adeguato e una dignità messa dalle aziende sempre in discussione. Una battaglia contro un sistema di sfruttamento che si basa su una filiera dove i grossi gruppi appaltatori fanno affari sulle pelle dei lavoratori, con la cooperazioni di grandi gruppi di squali che gestiscono le cooperative come una tratta di schiavi. In quest’ultime il socio lavoratore non solo viene spremuto come un limone ma subisce le angherie dei caporali, veri e propri Kapo al servizio della filiera di comando.

I lavoratori organizzandosi, lottando, hanno così dimostrato che ci si può opporre a questo sistema, che la loro unità può mettere in discussione questo stato di cose.

Nelle loro lotte essi hanno avuto accanto il “meglio” della militanza sindacale, politica e sociale presente sul territorio milanese: dagli operai dell’Alfa Romeo,a quelli della Pirelli; dai lavoratori dell’OrtoMercato di Milano, ai compagni del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro di Sesto San Giovanni; dai lavoratori dell’aereoporto della Malpensa, ai lavoratori degli ospedali; dal comitato Antirazzista milanese, al Centro Sociale Vittoria, alla “panetteria” di Lambrate, alla Calusca, ai compagni del coordinamento dei lavoratori autoconvocati che si sono incontrati il 21 giugno a Milano e altri compagni che sarebbe lungo citare.

Questo FRONTE DI LOTTA si incontra per fare un bilancio delle lotte fatte e per tracciare un percorso per le lotte future.


NON CI STANCHERETE MAI

Alla Cooperativa Cimabue a Paullo i lavoratori ci segnalano che continuano gli atteggiamenti persecutori contro gli iscritti allo SLAI Cobas, attuando di conseguenza, una forte pressione psicologica nell'intento di instillare la paura, di demolire la loro dignità perchè revochino l'iscrizione al sindacato e poter continuare senza disturbo la loro funzione di sfruttamento.

Sempre la stessa storia, che prosegue negli stessi termini in ogni luogo di lavoro dove lavoratori e le lavoratrici iniziano a dire "BASTA". Dai Magazzini DHL a Corteolona ai magazzini della Bennet di Origgio, dall'Ortomercato di Milano, vi gridiamo con una sola voce "NON CI STANCHERETE MAI".

Per i vari padroni e padroncini, capi e capetti, lo spettro che gli operai si autorganizzano, muove la loro paura, che è immensa come la vigliaccheria che li contraddistingue, per dare avvio a licenziamenti, lettere disciplinari, istituzione di orari di lavoro assurdi, carichi di lavoro impossibili, salari infami.

L'O.S. SLAI Cobas ha invitato, perciò, i lavoratori a non desistere, anzi di compattarsi contro questa discriminazione, questa condotta platealmente antisindacale. La denuncia di questa illecita pressione verso i lavoratori, ravvisa le condizioni anche perchè sia possibile un esposto penale in Procura, qualora i lavoratori alzino la testa e denuncino la questione.

I vari capi e capetti di queste cooperative, che si somigliano tutte per i livelli di sfruttamento schiavista, devono mettersi in testa che non possono giocare, sulle questioni che regolano i rapporti in azienda i diritti dei lavoratori, la tutela di una vita libera e dignitosa, perchè siamo esseri umani e non bestie da soma.

Questo appello deve toccare tutti perchè si eregga un muro invalicabile contro le barbarie di questo sistema di produzione.

La prossima settimana, coordineremo un primo intervento davanti i cancelli del magazzino della Number 1 Logistics Group S.p.A. a Paullo (MI), dove la Cooperativa Cimabue opera. I lavoratori non sono soli. Verranno attuate tutte le forme di lotta a far desistere la Cooperativa Cimabue, dagli atteggiamenti persecutori e antisindacali, fino ad arrivare allo sciopero senza preavviso e con il blocco totale della distribuzione delle merci.

Gli operai, i lottatori sociali, sparsi sui luoghi di lavoro si tengano pronti.

La campana suona, la battaglia si avvicina ...

SLAI Cobas Cooperative

Milano 18 settembre 2008


La battaglia che si perde è quella che si ha paura di combattere

Per il pieno rispetto dei nostri diritti, a tutela dei nostri interessi, abbiamo costituito il Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercatecoriale SLAI COBAS. all'interno della Cimabue Soc. Coop., che opera presso il magazzino Number 1 Logistics Group S.p.A. a Paullo (MI). Uno strumento di lotta e di autorganizzazione per i lavoratori che non vogliono più assistere passivamente al progressivo deterioramento delle proprie condizioni di vita e dell'ambiente di lavoro, mentre le attenzioni dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL sono rivolte più agli interessi dei padroni che alla pelle degli operai. Per riprendere nelle nostre mani tutto il potere di scegliere e di controllare dal basso chi ci deve rappresentare. Per dare voce e ricostruire un radicale e alternativo progetto di essere tutti sindacato. Per affermare il diritto all'organizzazione contro tutte le vessazioni padronali, anche attraverso l'intimidazione dei lavoratori che hanno deciso di iscriversi allo Slai Cobas per difendere le proprie condizioni di lavoro e per conquistare i diritti previsti dalla legge, ma negati di fatto ogni giorno, primo fra tutti quello di venire trattati da esseri umani! Con noi in questa lotta sono presenti non solo i compagni dello Slai Cobas, ma militanti che sostengono le cause dei lavoratori (soprattutto se sono lavoratori immigrati come la maggior parte di noi).

QUANDO ORMAI ANCHE I DIRITTI PIU' ELEMENTARI SONO MINACCIATI DA CONDIZIONI DI LAVORO INSOSTENIBILI E SALARI MISERABILI

COMINCIAMO AD AUTORGANIZZARCI PER RIVENDICARE

  • L'organizzazione del lavoro e la definizione di criteri più equi, per la determinazione e la distribuzione dei carichi di lavoro, delle turnazioni dell'orario agli straordinari.

  • Sicurezza sul lavoro. Applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Attuazione di tutte le misure idonee a tutela della salute ed integrità fisica di tutti i lavoratori; dotazione di strumenti di protezione e prevenzione in relazione alla tipologia di lavoro assegnato.

  • Un contratto integrativo che preveda l'inserimento in busta paga di 300 euro lordi per tutti i lavoratori e lavoratrici, come riconoscimento professionalità e per il recupero salariale al reale costo della vita.

  • Il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori e il riconoscimento dello SLAI COBAS, a cui i lavoratori hanno dato mandato di rappresentanza, e dei loro delegati sindacali aziendali, verso cui devono cessare gli atteggiamenti persecutori e antisindacali.

SOLO CON L'UNITA' E LA SOLIDARIETA' PROLETARIA FRA I LAVORATORI DI OGNI NAZIONALITA' E' POSSIBILE DIFENDERSI.
ADERIAMO ALLO SLAI COBAS E COMINCIAMO A FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI ECONOMICI E SINDACALI.

Lavoratori SLAI Cobas Coop. Cimabue

Se nei prossimi giorni le nostre ragioni non troveranno ascolto e riconoscimento daremo vita a incisive forme di lotta. Non tollereremo nessuna ritorsione a danno degli operai che aderiranno alle iniziative di supporto alle rivendicazioni e per esercitare un diritto di libertà . Se ritorsioni dovessero esserci, la risposta sarà immediata e durissima.

S.L.A.I. Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

15 settembre 2008


Ai lavoratori della Cooperativa Leonardo

4-9-2008


Costituito lo SLAI COBAS alla Cooperativa CIMABUE

Comunicato

Costituito lo SLAI COBAS alla Cooperativa CIMABUE, che opera in un appalto di facchinaggio presso i magazzini della Number 1 Logistics Group S.p.A. a Paullo (MI). Buona parte dei lavoratori si sono iscritti allo Slai Cobas.
La Società Cooperativa CIMABUE, fa parte del consorzio CAL - Cooperative Associate Logistica che riunisce numerose cooperative, con appalti nella logistica alimentare e nella grande distribuzione, nell'industria, nella chimica e nella logistica varia.
Dopo anni di sfruttamento, di assoluta arbitrarietà padronale e sul richiamo delle lotte degli altri lavoratori delle cooperative Meneghina e Team Logistica Resources in DHL a Corteolona, dalla Leonardo in Bennet ad Origgio, all'ortomercato di Milano, a tante altre cooperative che da Pieve Emanuele, da Oleggio, da Arese, come un fiume carsico escono alla luce del sole echeggiando al grido di unità nella lotta.
I lavoratori stanno rialzando la testa e hanno deciso di difendere le proprie condizioni di vita e di lavoro, contro i salari da fame e lo sfruttamento.

Sabato 13 settembre 2008
alle ore 16.00
presso la sede provinciale SLAI Cobas di Viale Liguria 49 a Milano

Attivo sindacale dei lavoratori della Coop. CIMABUE per discutere sulle questioni del lavoro, per organizzare un adeguata risposta al peggioramento delle condizioni lavorative e per la preparazione di momenti di lotta.

SLAI Cobas
SLAI Cobas Coop. CIMABUE

5-9-2008


SOLIDARIETA’ CON I LAVORATORI DELLA COOP LEONARDO
(appalto ai magazzini Bennet di Origgio)

3-9-2008


Comunicato di Origgio: sciopero con picchetto del 25-26 luglio

LA SOLIDARIETA’ PROLETARIA BATTE LE PROVOCAZIONI PADRONALI

Giovedì 24 luglio, il responsabile della cooperativa Leonardo, venuto a conoscenza che l’indomani i lavoratori sarebbero entrati in sciopero, è in fibrillazione, con tutti i mezzi, leciti e non, gira nei reparti intimorendo tutti: chi fa lo sciopero rischia parecchio.
Il mattino del 25 i compagni più attivi, prevedendo un fallimento telefonano ai compagni responsabili Slai per lo sciopero, sostenendo la necessità di rimandarlo.
Venuto a conoscenza di questa situazione, ho telefonicamente parlato con loro e in maniera decisa fatto presente quanto era negativo rimandare lo sciopero e che al di là delle loro rassicurazioni uno sciopero nelle settimane successive era improbabile che riuscisse e quindi si rischiava di far fallire ciò che avevamo costruito fino ad allora.
Dopo averli esortati a rivedere la questione, ho parlato con Dikson il quale concordava sulla necessità di vincere le paure e attivatosi immediatamente ha spronato i compagni interni a non mollare il il colpo.
Dopo poche ore, rinfrancati dalle mie parole e soprattutto di quelle di Dikson, i compagni interni hanno rialzato la testa e deciso collettivamente
di dar corso alla lotta.
Il 25 alle 9.30 è iniziato lo sciopero.
Dall’esterno sono venuti a presidiare il magazzino molti compagni. In questo secondo sciopero si aggiungevano ai compagni che avevano partecipato al picchetto precedente (Comitato Antirazzista Milanese, C.S. Vittoria, Slai Cobas) compagni licenziati ed in cassa integrazione dell’Alfa Romeo, operai della Pirelli di Bollate, della cooperativa alla DHL di Corteolona, dell’Ortomercato di Milano, dell’aeroporto di Malpensa, i compagni del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro di Sesto San Giovanni, del Centro di Iniziativa proletaria e del Centro Sociale Fucina di Sesto San Giovanni , una quindicina di immigrati di una cooperativa di Oleggio (VA) che lavorano in un altro magazzino Bennet, a 65 Km di Origgio, e altri compagni protagonisti della lotta nel magazzino DHL di Pieve Emanuele.
Il risultato del picchetto scoraggiava i pochi lavoratori indecisi ad entrare nel magazzino.
Ancora una volta il gran numero dei lavoratori e dei compagni presenti ha dato ai lavoratori coscienza della loro forza: si è dato vita ad un attivo
picchetto impedendo a persone e camion l’entrata nel magazzino. Benché l’azienda avesse provveduto ad instaurare un sistema di sorveglianza che inquadravano i compagni nel picchetto, e un gran numero di carabinieri che presidiava la portineria cercando di sfondare il picchetto quando qualche crumiro cercava di entrare, nonostante le provocazioni e l’aggressione subita da un compagno cassintegrato dell’alfa romeo che partecipava al picchetto, l’iniziativa di lotta è andata avanti rafforzandosi.
Di fronte alla determinazione dei compagni, l’azienda ha in un primo momento chiesto di poter fare un’incontro, che subito dopo ha sospeso perché non accettava che nella delegazione ci fossero gli operai interni e soprattutto il lavoratore Dikson che ha subito un provvedimento disciplinare di 10 giorni di sospensione per aver rivendicato i suoi diritti.
E’ stata una notte di continue tensioni e provocazioni da parte dei caporali della cooperativa che, uscendo dallo stabilimento attorniati dai carabinieri, cercavano di far entrare gli scioperanti a lavorare, ma i lavoratori non si sono fatti intimorire.
Dalle ore 8 di sabato 26 luglio il presidio dei carabinieri e’ andato ingrossandosi con l’arrivo di nuove pattuglie, mentre la lunga fila di camionisti che aumentava all’entrata in accordo con i padroni della cooperativa ed i carabinieri che mostravano segni di insofferenza stavano preparando le condizioni e le forze per sfondare il picchetto.
I numerosi lavoratori e compagni, presenti tutta la notte, dopo una improvvisata assemblea di bilancio in cui dichiaravano raggiunti gli obiettivi della giornata di lotta decidevano di continuare fino alle ore 10 di sabato dandosi appuntamento per l’assemblea di giovedì 31 luglio (riunione che l’azienda successivamente ha concesso di fare all’interno).
Ancora una volta veniva evidenziato il fatto che il responsabile Chiari ha difficoltà a concepire una trattativa dove i protagonisti sono i lavoratori e non i soliti sindacalisti pronti alle mediazioni con il padrone.
E’ chiaro che la cooperativa ha accusato il colpo, il tentativo del responsabile della Leonardo sarà quello di concedere qualcosa sul piano salariale, purché sia escluso dall’azienda il compagno Dikson che è il più attivo tra i lavoratori. Siccome sappiamo che una piccola vittoria sul piano contrattuale, senza che sia disconosciuto l’attuale atteggiamento persecutorio nei confronti del nostro rappresentante sindacale non incoraggerebbe l’organizzazione dei lavoratori, poniamo come pregiudiziale alla trattativa il reintegro di Dikson. Se ciò non avvenisse continueremo la lotta fino in fondo, sapendo di avere costituito, nei fatti, un forte presidio di lavoratori disponibile a sostenere la lotta dei compagni interni alla Leonardo.
Una cosa deve essere chiara per tutti i compagni che partecipano alla lotta: questa battaglia è, come quella di Corteolona nel magazzino della
DHL, di lunga durata, perché gli interessi in gioco sono tanti dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista politico, perché investe un sistema ampio e portante dell’economia a livello dell’intera Regione lombarda.
Non è un caso, che anche nell’assemblea autoconvocata dei lavoratori del 21 giugno abbiamo riposto in questa lotta un grande significato ed impegnato le nostre energie per avere il risultato di saldare la lotta dei lavoratori autoctoni con quella di una parte importante di lavoratori immigrati i quali subiscono tutte le più profonde pene dello sfruttamento capitalistico.

SOLO CON L’UNITA’ E LA SOLIDARIETA’ PROLETARIA FRA I LAVORATORI DI OGNI NAZIONALITA’ E’ POSSIBILE DIFENDERSI.

Per lo SLAI COBAS e il Comitato promotore DELL’ASSEMBLEA AUTOCONVOCATA del 21 giugno 2008
Aldo Milani

30-7-2008


SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI delle COOPERATIVE LEONARDO e JAVA in lotta alla BENNET di ORIGGIO

Venerdì 25 si è tenuto dalle 21,30, per tutta la notte, fino alle 10 della mattina di sabato 26 il secondo sciopero con picchettaggio attivo dei lavoratori delle cooperative Leonardo e Java in appalto al magazzino centrale della Bennet di Origgio.

Uno sciopero riuscitissimo che ha bloccato l'ingresso dei camion rendendo cosi impossibile il rifornimento delle merci a tutti i supermercati della catena Bennet, che ha visto la partecipazione dello SLAI COBAS, dei militanti del Centro Sociale Vittoria e degli aderenti al Comitato Antirazzista Milanese.

Una importante nottata di lotta e di autorganizzazione dal basso che ha visto esprimere la capacità collettiva di isolare i numerosi momenti di provocazione da parte di qualche crumiro, spinto dalla direzione della cooperativa, dei capetti della cooperativa stessa e da parte dei carabinieri intervenuti in forze per difendere gli interessi delle cooperative e della Bennet. Tra questi episodi vogliamo denunciare politicamente l’aggeressione subita da un cassaintegrato dell'Alfa Romeo, intervenuto per portare solidarietà militante ai lavoratori immigrati di queste 2 cooperative, colpito pesantemente al capo da un carabiniere.

Ma queste provocazioni e questo clima di chiara ed esplicita aggressività da parte dei dirigenti delle cooperative non fermeranno la lotta dei lavoratori.

Una lotta che nasce dalla semplice e naturale esigenza di far rispettare un precedente accordo nazionale.

Questo accordo prevede il saldo del 100% di tredicesima, quattordicesima e la retribuzione completa in caso di malattie e infortuni. Accordo disatteso localmente dalla CGIL e dalla Uil che, con una contrattazione in deroga, permettono alla cooperativa il riconoscimento ai lavoratori solo del 60% del salario con un 20% in più legato al cottimo e alla produttività.

Lo scontro si è fatto frontale quando i lavoratori hanno abbandonato in massa i sindacati concertativi, dandosi un momento di autorganizzazione all'interno del sindacato di base Slai Cobas.

Da quel momento i delegati più esposti sono stati demansionati con una perdita di salario fino a 500 euro al mese!!!! e stanno subendo un mobbing politico ed un clima di terrorismo per piegarne la volontà di lotta, fino alla provocazione più esplicita della settimana scorsa, quando un compagno immigrato delegato dello Slai Cobas è stato accusato di aver minacciato con un taglierino un capetto servo della cooperativa, (utilizzando altri 3 capetti come testimoni) sospeso dal lavoro senza salario e denunciato all'autorità giudiziaria.

Lo sciopero di venerdì 25 e sabato 26 è stato un segnale di forza dei lavoratori che acquisendo coscienza dei propri diritti, hanno risposto in massa in solidarietà al loro collega, richiedendo un tavolo di trattativa con la direzione delle cooperative e della Bennet stessa, che permette questa situazione, per definire la revoca del provvedimento e l'affermazione di un clima di rispetto della dignità dei lavoratori fino ad oggi considerati schiavi senza diritti.

È stata già inoltrata la richiesta di un'assemblea interna retribuita e se ciò non sarà concesso la lotta continuerà, una lotta che ha già ottenuto il risultato di far avvicinare e sensibilizzare altri lavoratori di cooperative dell'indotto Bennet, e di altri grandi colossi della distribuzione e che pone concretamente il problema di un rilancio a settembre di una vertenza generalizzata sui livelli salariali, sulla sicurezza nel e del posto di lavoro e per maggiori diritti e garanzie.

Su queste questioni chiederemo a tutti i compagni e le compagne di schierarsi per sostenere concretamente la lotta di questi lavoratori a stragrande maggioranza immigrati, convinti una volta di più che il conflitto di classe possa nascere e svilupparsi, in maniera incompatibile, solo a partire dai soggetti sociali che in prima persona vivono le condizioni di sfruttamento e precarietà, nei luoghi della produzione e non dalle stanze dei palazzi.

Con i lavoratori della Leonardo e della Java in lotta per migliori condizioni di vita e di lavoro.

I compagni e le compagne del C.S.A. VITTORIA

27-7-2008


CITTADINI : BOICOTTIAMO LA BENNET!

Con questo volantino di denuncia vogliamo informare i clienti della Bennet, i lavoratori e i cittadini su quanto accade al magazzino logistico della Bennet d’Origgio.
Lo smistamento e la logistica di tutti i prodotti che finiscono all’interno dei supermercati della Bennet nell’area del nord, avviene nel magazzino di Origgio; la gestione è stata appaltata a due cooperative (la “Leonardo” e la “Java”) che tengono i lavoratori in una situazione di continua pressione da parte di capi e capetti, andando ad instaurare un clima da caserma che rende i lavoratori moderni schiavi.
Quando si superano i cancelli del sito in questione i diritti più basilari, sono soppressi da una politica aziendale repressiva (coperta da un formalismo democratico): ci sono turni di lavoro di 12-13 ore, i lavoratori iscritti ai Cobas vengono de-mansionati e spostati per punizione a svolgere lavori pericolosi ( un lavoratore è finito all’ospedale),la settimana scorsa, ad un lavoratore è stata impedita la pausa pranzo sotto minaccia di un provvedimento disciplinare, solo perché il lavoratore si è permesso di chiedere il rispetto e la tutela dei propri diritti e il culmine lo si è raggiunto mettendo in piedi una provocazione contro un nostro rappresentante sindacale, perché “avrebbe portato alla gola del capo servizio, il sig.Ferritto Roberto un taglierino”, cosa non veritiera che serve a colpire uno dei lavoratori più attivi nello sciopero precedente.

Alla maggior parte delle persone che leggono il volantino, questa situazione può sembrare strana e impossibile, ma purtroppo è realtà e accade ad Origgio in un Paese al confine tra la provincia di Milano e quella di Varese, nella “civilissima” Italia.

AVVIENE NEL 2008 IN UN PERIODO DOVE IMPRENDITORI E POLITICANTI DI TURNO NON PERDONO OCCASIONE PER DICHIARARE CHE SIAMO NELL’ERA DELLA MODERNITA’, NELLA QUALE LAVORATORI E PADRONI HANNO GLI STESSI INTERESSI, NASCONDENDO, COSI’, DI FATTO, LA VERA REALTA’: QUELLA DI UNO SFRUTTAMENTO DI LAVORATORI E LAVORATRICI (soprattutto immigrati) SEMPRE PIU’ CRESCENTE E DI CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO CHE STANNO TORNANDO INDIETRO DI 100 ANNI.

Chiediamo a tutti di dimostrare vicinanza e solidarietà a questi lavoratori che hanno deciso di dire basta e di ribellarsi a questa situazione di moderni schiavi. Chiediamo un piccolo gesto, che può diventare grande per la lotta dei lavoratori di Origgio: quando entrate a fare la spesa all’interno della Bennet chiedete spiegazioni e fate pressione sulla Direzione che non può non sapere e non essere al corrente di quello che avviene nei suoi magazzini.
Facciamo in modo che nelle cooperative presenti ad Origgio i lavoratori possano tornare a vivere una vita dignitosa e nel rispetto dei diritti che gli spettano.

LA BENNET E’ RESPONSABILE DIRETTA DELLA CONDIZIONE DI SCHIAVITU’ DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE DI ORIGGIO.

Milano, 21-7-08

SLAI-COBAS MILANO


Sciopero al magazzino DHL di Corteolona

Questa mattina i Lavoratori della Cooperativa Meneghina operante presso il magazzino DHL di Corteolona, hanno incrociato spontaneamente le braccia. Dalle ore 10 alle 12 hanno scioperato. Il clima alla DHL si sta facendo incandescente. Soprusi, minacce, licenziamenti e le precarie condizioni di lavoro e salariali stanno determinando una maggiore presa di coscienza da parte degli operai/e. Si inizia a riprendere nelle proprie mani lo strumento dello sciopero come forma di risposta di lotta contro i padroni, nelle forme e nei modi che si riterranno più utili al fine di ottenere condizioni normative e salariali adeguate, per una vita libera e dignitosa.

 

23 luglio 2008


Proclamazione stato di agitazione e sciopero

di tutti i Lavoratori e Lavoratrici delle Cooperative che lavorano e operano presso il magazzino D.H.L. di Corteolona

22 luglio 2008


Si otterrà ciò che sapremo conquistare

Volantino dei lavoratori SLAI COBAS delle COOPERATIVE che lavorano in DHL a Corteolona
con le "Richieste dei lavoratori TEAM LOGISTICA e MENEGHINA"

21 luglio 2008


Comunicato sullo sciopero-picchetto alla Cooperativa Leonardo (magazzino Bennet) di Origgio del 4-7-2008

Cari compagni una prima riflessione sulla vicenda in oggetto.
La notte tra il giorno 4 luglio ed il 5, è stata straordinaria per tutta una serie di motivi, ma soprattutto per alcuni che elencherò (non in ordine d’importanza):

  1. questo sciopero segue lo sciopero fatto alle cooperative che lavorano per la DHL di Corteolona e mentre la partecipazione esterna ,nella prima lotta era di 32 persone, composte soprattutto da militanti Slai cobas e del comitato antirazzista milanese, in quel di Origgio le persone che hanno dato il sostegno alla lotta erano almeno il doppio, con una presenza numerosa anche del Vittoria, alcuni compagni della Calusca e militanti di forze politiche varie e tutti i lavoratori hanno partecipato allo sciopero e al picchetto. Un blocco che si è saldato, in questa lotta, in maniera granitica e ha dato così la dimostrazione agli operai (soprattutto immigrati) che si può contare su una forza reale, fatta di obiettivi comuni, ma anche di forza militante.
    L’impressione che ognuno di noi ha tratto, si leggeva nel volto affaticato, ma radioso del compagno che aveva accanto: in una fase così difficile dello scontro politico eravamo riusciti a trovare le ragioni per stare insieme e costringere l’avversario sulla difensiva.
    Non era poco!
    Dopo anni di grosse sconfitte e delusioni, il movimento di lotta milanese rialzava la testa, prima nella lotta dell’Orto Mercato, poi nell’iniziativa del 1° maggio, poi nella lotta nei campi Rom, adesso nelle cooperative della logistica, che nell’area milanese contano (come cooperative di facchinaggio) circa 4000 unità.
    Non è poco, perché si è aperto la partita sul terreno della schiavitù che la borghesia opera nei confronti di salariati di ogni colore della pelle. Un primo colpo che evidenzia che siamo in grado di vincere anche delle battaglie, che dimostra a questa parte “debole” del proletariato (gli immigrati) che può essere forte se è unita, se prende coraggio può travolgere come un fiume in piena tutte quelle paure proprie, le resistenze borghesi di ogni tipo, comprese quelle dei sindacati confederali al servizio dei padroni come squadroni di sindacati “gialli”.

  2. Per il fatto, che la totalità dei lavoratori hanno aderito attivamente all’attività del picchetto impedendo fino alle ore 4.30 l’entrata dei camion, dopo che il responsabile della Leonardo, scriveva di suo pugno un foglio dove ricusava l’azione disciplinare da lui intrapresa verso un lavoratore (tre giorni di sospensione della paga) e l’intenzione di aprire una trattativa sulle questione salariali e normative interne alla Leonardo. Un primo risultato importante, ma che probabilmente non basterà per portare a più miti consigli l’azienda, tant’è che alla luce delle precedenti esperienze, i lavoratori denunciavano apertamente il rappresentante dell’azienda come uno “che aveva la lingua biforcuta” e che, per la maggioranza di loro, si doveva andare avanti nello sciopero. Solo attraverso una valutazione politica, che io ho proposto, i lavoratori hanno accettato il momentaneo accordo, con la mia promessa, però, che dovevamo raccogliere le forze per ritornare a battere il “mostro capitalista” in un secondo momento;

  3. Così, sarà! Era necessario rinfrancare i compagni che hanno partecipato alla lotta, rimediare la parte economica (tre giorni non pagati) per il lavoratore padre di 5 figli , dare dignità attraverso la lotta a proletari della cooperativa sfruttati e maltrattati più dei cani, riflettere e ripartire per un nuovo assalto.

Saluti comunisti e arrivederci a tutti al prossimo picchetto: hasta la victoria sempre!

Per lo Slai Cobas ALDO MILANI

17-7-08


COOPERATIVE = SFRUTTAMENTO SENZA FINE
INIZIANO GLI SCIOPERI E LA LOTTA DEI LAVORATORI

(manchette apparsa il 5 luglio su Liberazione e Il Manifesto)


Oggi siamo in sciopero perché rivendichiamo non solo i mancati aumenti in busta paga e condizioni di lavoro dignitose, ma per affermare il diritto all’organizzazione contro tutte le vessazioni padronali. Con noi in questa lotta sono presenti non solo i compagni dello Slai Cobas, ma militanti che sostengono le cause dei lavoratori (soprattutto se sono lavoratori immigrati come la maggior parte di noi).


Rivendicazioni avanzate alla Coop Leonardo (Magazzino della Bennet) dopo le discussioni e l'assemblea con i lavoratori

Compagni partecipiamo al picchetto, perché solo con la lotta sapremo far valere le nostre ragioni e mettere in discussione questo sistema che calpesta la dignità dei proletari, qualsiasi colore della pelle che hanno.

Delegati Slai Cobas della Cooperativa Leonardo

4-7-2008


Su YouTube/SLAI Cobas:

Schiavi moderni

L'intervento di un lavoratore di cooperativa all'Assemblea Nazionale Autoconvocata del 21 giugno 2008


Da: La Provincia Pavese del 24 giugno 2008

Operaio licenziato, traffico in tilt


23 Giugno 2008

Sciopero alla DHL di Corteolona

Ore 5.30. Il sole, magico cerchio di purezza, nell’alba di Corteolona indora il volto dei compagni schierati in picchetto a formare barriera impenetrabile ai cancelli d’ingresso della DHL, azienda committente delle due cooperative dove lavorano centinaia d’immigrati .
La grande area colma di edifici simili a moderne galere, attende a fauci aperte il suo pasto quotidiano di camion, di merci, di lavoratori in forza alle famigerate cooperative di produzione e lavoro.
Quel ventre che tutto ingoia e tiene avvolto nel silenzio delle sue mura, oggi non avrà di che soddisfare la sua fame.

E' SCIOPERO! Lo Slai Cobas coi suoi delegati hanno proclamato la fermata.

E' SCIOPERO per rivendicare il ritiro del licenziamento discriminatorio e illegittimo del compagno MALKO della coperativa Meneghina, delegato dello SLAI COBAS, e per far ritirare le lettere di contestazione disciplinare del compagno Andrea Del Meglio delegato della cooperativa Team Logistica Resources.

E' SCIOPERO per rivendicare aumenti retributivi, per il diritto alla mensa, per il diritto alla salute, per il diritto alla rappresentanza sindacale liberamente scelta dai lavoratori.

E' SCIOPERO indetto dallo SLAI COBAS, alla cui riuscita hanno concorso altri compagni e amici, lavoratori accorsi da Milano, da Varese, da Crema, da Lodi, dall'Ortomercato e da varie realtà di lavoro (in coerenza con l’impegno preso dai lavoratori accorsi da varie regioni italiane all’assemblea del giorno 21 giugno al Dopolavoro ferroviario di Milano). E ben presenti a costruire solidarietà sono i compagni del Comitato Antirazzista di Milano. Un insieme di lavoratori che diventano nei fatti una trincea invincibile ai tentativi ripetuti dei capi, dei delegati della CISL, CGIL in combutta con ruffiani camorristi delle cooperative, all’opera nei modi più vari per decretare il fallimento della lotta.
Tante lavoratrici, nonostante la pressione e gli allettamenti, aderiscono alla lotta, anche grazie alle spiegazioni e ai convincimenti dei compagni. Infine, un grande applauso accoglie un folto gruppo di lavoratrici, convinte dalle compagne restate fuori, a uscire dai magazzini.
Confluiscono nel clima festoso (vinta la paura) di chi ha rimarcato il diritto a far sentire la propria voce in difesa della propria dignità e della condizione di lavoro e di vita.

Il blocco ai cancelli è proseguito fino a quando, visti vani i ripetuti tentativi di capi, capetti e ruffiani di scardinare la lotta dei lavoratori, la DHL, con le due cooperative ed il consorzio a cui appartengono (con la presenza della Digos ed del maresciallo dei carabinieri del posto), chiedeva di incontrare una delegazione dei lavoratori. L'incontro serviva a concordare, in tempi rapidi, una convocazione delle parti al fine di affrontare le questioni poste sul tappeto dai lavoratori e dai loro rappresentanti. E questo, è stato ribadito dalla nostra delegazione, a partire dal ritiro del licenziamento del delegato MALKO e dei provvedimenti disciplinari contro Andrea.
Il sentimento di aver concorso, insieme e uniti, a costruire un cammino per il riconoscimento dei diritti negati ai lavoratori, dà ad ognuno di noi la sensazione di forza, rendendo i raggi del sole di una calda mattinata estiva simili alla luce che vince le tenebre.
Sentiamo che oggi anche la natura è in armonia con i partigiani della giustizia proletaria e sociale.
Compagni, la lotta dei lavoratori delle cooperative presenti in DHL di Corteolona, la partecipazione di compagni di diverse esperienze lavorative e sociali, dà un segnale inequivocabile: è necessario unirci su obiettivi condivisi, consapevoli che la catena della solidarietà del fare e dell’agire è oggi la nostra forza; è un ammaestramento perché si continui su questa strada.

E' il richiamo all'UNITA' di tutti i proletari, oltre i simboli e le tessere delle organizzazione dell’appartenenza. L'UNITA' che nasce e vive nei contenuti espressi e condivisi, dalla coscienza che vibra dell'amore per la giustizia sociale e la necessità di organizzarci come classe contro gli sfruttatori e i loro servi sindacali. A Corteolona oggi, come ieri all'Ortomercato, come domani a Origgio (cooperativa Leonardo). Questa la lezione che si apprende. I tempi possono apparire avversi, i lavoratori vittime delle illusioni opportuniste, ma quando le forze si saldano, quando si abbandonano le divisioni, le frantumazioni dettate non solo dall’imposizione del sistema capitalistico, ma anche da impulsi piccolo borghesi che attraversano il nostro fronte, allora la forza immensa dell'unità dei lavoratori diventa lava incandescente, dai cui bagliori già si può intravedere la rinascita dell'esercito combattente dei lavoratori.

Anche questo ci insegna LA BATTAGLIA DI CORTEOLONA.

Comunicato a cura di Aldo Milani per lo SLAI COBAS


Seguono due articoli di giornale dove si riporta la notizia dell'omicidio di un lavoratore albanese nel marzo 2007. I lavoratori sulla spinta del compagno Malko scioperarono in massa, subito i segretari di CISL e CGIL con toni vibranti promisero mirabilie contro questo omicidio per mano del capitale, ma poi non fecero nulla. Solo grazie a Malko e tramite il contatto di un amico legale siamo riusciti a strappare all'azienda una corresponsione economica decisa dalla famiglia. Jukupi morì, pochi giorni dopo essere entrato in fabbrica, sotto gli occhi del padre che lavorava in questo inferno da più anni.

I due articoli di giornale dove si riporta la notizia dell'omicidio del lavoratore albanese


Proclamazione stato di agitazione e sciopero

16-6-2008


LA BATTAGLIA DI CORTEOLONA

- Sciopero alla D.H.L. -

Venerdì 6 giugno 2008

A voi Compagni, a voi tutti partigiani della libertà e della giustizia sociale giunge questa nostra voce dal campo di battaglia.

Stamani dalle ore 5.30 alle 8.30, lo sciopero proclamato dal Slai Cobas ha bloccato l'ingresso della D.H.L. ove centinaia di lavoratori, il 70% immigrati, operano impiegati in cooperative, vivono nella paura, nel ricatto, nelle paghe misere, sottoposte al controllo di capi e capetti sfruttatori e oppressori.

È stata una battaglia campale, una battaglia dove alcuni ruffiani e spie, armati di bandiera a croce celtica, aggredivano e malmenavano due compagne.

Impegnati tutti noi a contrastare gli attacchi continui che guardie, capi e capetti, ci muovevano da ogni parte , non ci è stato possibile rispondere immediatamente ed energicamente.

Chi sdraiato per terra a ostacolare i camion, chi a convincere i dubbiosi, chi a replicare a minacce di morte.

In quel momento il pensiero andava ai tanti Compagni che non erano presenti e che al nostro fianco avrebbero portato la battaglia fino in fondo, a vincere meglio.

Altre persone che avrebbero dovuto essere lì a rappresentare e difendere i Lavoratori, perché quel luogo frequentano e bazzicano quotidianamente dov'erano? Erano coscientemente assenti. Colpevoli e complici.

Compagni, amici, partigiani della libertà, la battaglia per i diritti dei Lavoratori alla D.H.L. di Corteolona continua.

I militanti che lì lavorano e sono scesi in campo per rivendicare dignità e rispetto dei propri diritti, non devono sentirsi soli.

È stata una grande giornata, negli occhi di tanti Lavoratori una scintilla di verità, che indica la via della lotta, incrinava l'angoscia del timore e della rassegnazione.

Combattere per una retribuzione più equa, per essere riconosciuti come persone.

Che questa nostra voce giunga a voi a richiamare tutti ad un impegno, sentirsi nel dovere di prepararsi a stringere a coorte, come esercito proletario, come combattenti che non permetteranno più ad una croce celtica sventolata da alcuni vigliacchi, giunga ad aggredire due ragazze giunte da Milano a portare solidarietà, a portare amore disinteressato alla causa dei Lavoratori.

Comitato di sostegno allo sciopero dei Lavoratori della D.H.L.


IN CHE MANI SIAMO?

Come alcuni di noi avranno letto dalla cronaca dei giornali di Pavia, è in corso un'inchiesta, promossa dalla Finanza, che vede implicate non solo alcune cooperative, tra cui le nostre, ma anche lo stesso consorzio al quale apparteniamo.
In pratica una evasione fiscale di 59 milioni di euro (circa 115 miliardi delle vecchie lire) accertati. Esorbitante anche il fatturato, fittizio, accertato dai finanzieri in tutte le società controllate: 118 milioni di euro: un sistema che si basa su fatture false, presta nomi fasulli e fondi neri per pagare i lavoratori.
Le aziende avrebbero avuto secondo le accuse, quasi 4 mila dipendenti in nero. Numerose irregolarità, sul piano dei contratti, sono state riscontrate all'interno della cooperativa pavese "New Ardo", da cui le indagini si sono allargate.
Un meccanismo truffaldino che ha permesso di pagare in modo non fedele al contratto i lavoratori, che favorisce un'organizzazione del lavoro che produce infortuni e morti (vedi cosa è capitato ad un nostro compagno albanese un anno e mezzo fa) che lascia a casa i lavoratori scomodi e decide quando fallire.
Tutto questo avviene con la complicità dei sindacati confederali (nel nostro caso la CISL), lunga mano dei padroni, e della ditta committente la DHL di Corteolona (PV).
Un'"associazione a delinquere" come dice la Finanza, che non applica i contratti nazionali, che costruisce le voci della busta paga in modo fantasioso a danno dei lavoratori, che decide orari e tempi di lavoro come se fossimo in un sistema schiavistico.
Un sistema, che permette ad alcuni individui, legati a questo sindacato "giallo", di far girare nei capannoni un foglio intimidatorio, in stile camorristico, nei confronti di un nostro delegato reo di voler difendere i diritti dei lavoratori.
Mentre la Finanza rileva questo illecito, con una cifra di evasione fiscale da capogiro e che potrà creare anche per noi dei gravi problemi, questi sgherri sindacali al posto di difenderci dalle conseguenze che ha creato l'azienda, si adoperano con metodi infami alla denuncia sistematica di chi, come Malko in nostro delegato, si batte per fare avere in busta paga i soldi mancanti in base al contratto nazionale e difende il livello di lavoro e di vita dei colleghi sfruttati.
Nessuna minaccia ci farà arretrare, noi rivendichiamo e vogliamo gli arretrati che mancano sulla nostra busta paga , i nostri diritti e lo faremo con gli scioperi aprendo, da subito, una vertenza legale (Se la cooperativa è sparita o sparirà, sarà la DHL a pagare!).
Come è sempre più evidente o ci si organizza nel Cobas per difendere salario e diritti o se no si rinuncia agli aumenti salariali già decisi del contratto, con il rischio di rimanere magari a casa (con in tasca la tessera della CISL) perché l'azienda è fallita per non pagare l'evasione fiscale.
LAVORATORI, OGGI PIÙ DI IERI È NECESSARIO ESSERE ORGANIZZATI, AVERE DEI PROPRI DELEGATI FIDATI:

ISCRIVETEVI ALLO SLAI COBAS
LOTTIAMO UNITI

Corteolona, 3 giugno 2008

S.L.A.I. Cobas

Slai Cobas Coop. Meneghina – Slai Cobas Coop. Team Logistica Resources


Proclamazione stato di agitazione e sciopero per tutti i lavoratori e lavoratrici delle Cooperative che lavorano e operano presso il magazzino DHL di Corteolona - Strada Provinciale per Villanterio, 191 (PV)

SLAI Cobas - Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

PROCLAMA

Formalmente lo stato di agitazione di tutti i Lavoratori e lavoratrici delle Cooperative che lavorano e operano presso il magazzino DHL di Corteolona, sito in Via Strada Provinciale per Villanterio, 191 (PV),

RIVENDICA

DICHIARA

Che verrà effettuato uno sciopero senza preavviso nei momenti di maggior lavoro, nei tempi e nei modi che i lavoratori e lavoratrici riterranno più opportuni.
 
Se nei prossimi giorni le nostre ragioni non troveranno ascolto e riconoscimento daremo vita ad altre e più incisive forme di lotta. Non tollereremo nessuna ritorsione a danno degli operai e delle operaie che aderiranno alle iniziative di supporto alle rivendicazioni e che aderiranno allo sciopero esercitando un diritto di libertà. Se ritorsioni ci saranno la risposta sarà immediata e durissima.

30 maggio 2008

SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona


da SLAI Cobas Coop. Meneghina:

Chi si difende si salva
[costituito un Cobas SLAI all'interno delle Cooperative operanti presso il magazzino DHL di Corteolona (PV)]

26-5-2008

 

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