Archivio Cobas SLAI del gruppo FIAT

[2002]

 

home

rubriche

notizie dai cobas

link ad altri siti

archivio

 

comunicato stampa

Sentenza contro i vertici Fiat :

Romiti e Mattioli condannati a rimborsare 500 miliardi di vecchie lire ai lavoratori.

Il 24 dicembre 2002, il giudice della Prima Sezione del Tribunale civile di Torino Michele Tamagnone ha sentenziato che ogni lavoratore Fiat che si è costituito parte civile contro i vertici aziendali Romiti e Mattioli, condannati dalla Corte di Cassazione per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti, deve ottenere il rimborso di 1.508,78 euro ( più spese legali) per il danno subito.

I lavoratori costituitisi parte civile sono tutti aderenti allo Slai Cobas, che è stato l'unico sindacato che dopo aver perseguito e ottenuto la condanna di Romiti e Mattioli, ha aperto la richiesta di rimborso per il danno subito dai falsi in bilancio.

In questo momento in cui la Fiat sta procedendo al licenziamento di 8.000 lavoratori lo Slai Cobas è particolarmente soddisfatto di questa sentenza, che serve anche a ricordare uno dei tanti usi illegali e non a vantaggio dei lavoratori che la Fiat ha fatto dei suoi profitti.

Lo Slai Cobas intende verificare la possibilità di estendere questo diritto a tutti i lavoratori.

Ma non possiamo dimenticare che il 14.3.1997 durante l'ultima udienza del processo, l'avv. Chiusano esibì le lettere di Gianni Italia della Fim-Cisl, di Luigi Angeletti della Uilm-Uil e Walter Cerfeda della Fiom-Cgil, il cui contenuto analogo dichiarava che "il premio performance di gruppo non è legato ai bilanci aziendali per cui il danno per i lavoratori, se i bilanci fossero falsificati, come gli imputati hanno ammesso, sarebbe trascurabile".

In forza di questa convinzione, che il giudice di Torino ha invece irriso, le organizzazioni confederali non solo non hanno attivato la costituzione di parte civile sconsigliandolo ai lavoratori, ma non hanno neanche avviato cautelativamente la procedura di blocco della "prescrizione".

Slai Cobas

Per informazioni

Renzo Canavesi

0331.404645


Comunicato Stampa

 

Assemblee, cortei interni e scioperi

paralizzano la produzione alla Fiat Powertrain di Termoli.

 

Unanimi i lavoratori: “nessuna fabbrica deve essere chiusa, nessun licenziamento deve passare, si riduca la fatica per tutti: avviamo su questi contenuti le piattaforme rivendicative del contratto aziendale e di quello nazionale “ !

 

 Tensione alle stelle stamattina nella fabbrica di Motori di Termoli dove, nell’affollata Sala Mensa, si sono svolte ,dalle ore 10.15 alle 11.15, le assemblee generali di fabbrica indette dal sindacato Slai Cobas per fare il punto sulla drammatica crisi Fiat, la chiusura degli impianti di Arese e Termini Imerese e le migliaia di licenziamenti in atto ‘truccati’ da cassa integrazione e preludio al prossimo smantellamento/dimezzamento di Mirafiori, Cassino, Termoli, Pomigliano e l’insieme degli stabilimenti del Gruppo e di quelli collegati dell’indotto.

 

Tutti i lavoratori intervenuti, tra cui delegati FIOM e l’ex deputata Mara Malavenda in delegazione con altri lavoratori dell’Alfa di Pomigliano (che ha illustrato in assemblea la ‘proposta strategica’ sottoscritta le scorse settimane da oltre 1000 lavoratori dell’ex Alfasud) hanno sostenuto unanimi la necessità dare una ‘prospettiva unificante’ alle forti lotte in corso negli stabilimenti Fiat in  relazione alla ‘necessità di costruire l’immediato avvio del contratto aziendale integrativo del Gruppo Fiat (scaduto e non rinnovato da ben 2 anni) e del contratto nazionale dei metalmeccanici (in scadenza a fine mese) con proposte unificanti e forti a partire, tra le altre,  dalla sospensione della cassa integrazione e della chiusura degli stabilimenti di Termini Imerese ed Arese, la redistribuzione della produzione tra tutte le fabbriche del gruppo con l’eliminazione dei massacranti turni a ciclo continuo, notturno e festivo a Melfi, Pratola Serra e Termoli (con cui l’azienda ha ‘raddoppiato la capacità produttiva in alcuni impianti per chiuderne altri’) e consistenti riduzioni dell’orario di lavoro a parità di salario, aumenti salariali uguali per tutti, il superamento delle gabbie salariali al sud con la parità normativa in tutti gli stabilimenti del Gruppo.

 

Forte consenso dei lavoratori alla proposta di Giovanni Sappracone della RSU Slai Cobas di ‘sostenere le ragioni dell’assemblea con un’ora di sciopero’: dalle ore 11.15 alle 12.15 i lavoratori si riversavano nei reparti e partivano i cortei interni che paralizzavano l’intero ciclo produttivo.

 

Stesso copione per le assemblee indette al 2° turno dalle ore 14.00 alle 15: ancora indetta un’ora di sciopero: ancora fermi gli impianti dalle 15.00 alle 16.00.

 

Slai Cobas Powertrain   -  Termoli, 13/12/2002  -  Info: 349/4947062


Con gli operai dell’Alfa di Arese, con tutti gli operai della Fiat

La loro lotta è la nostra lotta


Lo Slai Cobas a Melfi

 

Nel pomeriggio dello scorso mercoledì 4 dicembre le segreterie confederali territoriali di Potenza decretavano e comunicavano alla stampa (che riportava con grande risalto) la ‘liberazione dall’assedio’ della Fiat Sata di Melfi. L’intento era convogliare in pullman i lavoratori di Termini Imerese alla ‘trattativa-farsa’ di Roma. Con perfetto tempismo e a ‘fini persuasivi’ sbaraccavano sia la cucina da campo della CGIL che la solerte ‘Protezione Civile’ lasciando all’addiaccio e senza assistenza igienico-sanitaria né vettovagliamento gli operai di Termini Imerese che in centinaia, con i lavoratori della Fiat e dell’indotto della zona e gli studenti, dal lunedì precedente paralizzavano senza soluzione di continuità l’intero zona industriale di San Nicola di Melfi.

 

In risposta le assemblee dei lavoratori e le componenti RSU di Slai Cobas e Fiom CGIL della Fiat Sata smentivano le burocrazie sindacali decidendo di proseguire i picchetti  fino a giovedì quando solo alle 15.00, dopo aver paralizzato la produzione anche per tutto il 2° turno di lavoro (fino alle 22.00), si toglieva il presidio ed i lavoratori di  Termini tornavano in Sicilia.

 

I Cobas Slai della Fiat di Pomigliano e Termoli hanno contribuito alla riuscita dell’ulteriore giornata di lotta mantenendo l’impegno preso nelle assemblee notturne di inviare in mattinata nutrite delegazioni operaie ai presidi. Gli ‘sforzi comuni’ hanno consentito di sopperire alla scomparsa della cucina da campo con un notevole miglioramento del vitto, dalle sfogliatelle napoletane a colazione al pranzo con pizza, panini e vino.

 

L’impegno dello Slai Cobas al sud continuerà ad essere tra gli altri, quello per l’eliminazione dei turni a ‘scorrimento’ e delle gabbie salariali per la difesa strategica contro i licenziamenti: anche di questo discuteranno i lavoratori di Termoli e Melfi nelle assemblee generali dell’11 e 12 dicembre.

 

Slai Cobas Fiat Auto Pomigliano, Fiat Powertrain Termoli, Fiat Sata San Nicola di Melfi


Comunicato stampa

 

Crisi Fiat

 

MELFI : assemblee generali in fabbrica la prossima settimana e oggi… sfogliatelle da Napoli con gli operai di Pomigliano e Termoli ai presidi per lavorare meno e lavorare tutti: “bisogna cancellare il ciclo continuo ed i salari differenziati in alcune fabbriche Fiat per difendere l’occupazione in tutte le altre”.

 

Sono partiti stamattina, di buonora, gli operai dagli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Termoli  per portare anche oggi il loro contributo alla lotta (nella giornata decisiva della drammatica trattativa con la Fiat) che già da tre giorni paralizza la produzione alla Sata di Melfi, uno degli stabilimenti Fiat a ‘sfruttamento intensivo’ con gli operai costretti a sottosalario e lavoro a ciclo continuo, notturno e festivo.

I lavoratori di Pomigliano d’Arco già nelle scorse settimane hanno sottoscritto con oltre 1000 firme un documento inviato al Governo richiedendo la requisizione della Fiat (già abbondantemente pagata dallo Stato con decine e decine di migliaia di miliardi di vecchie lire di finanziamenti pubblici), il blocco della cassa integrazione e l’eliminazione dei ‘turni a scorrimento’ negli stabilimenti di Melfi, Pratola Serra e Termoli, la riduzione dell’orario di lavoro a parità salariale e la distribuzione della produzione in tutti gli stabilimenti del gruppo in attesa di un serio piano industriale per la tutela occupazionale in tutti gli stabilimenti.

Oggi con gli operai di Pomigliano arriverà anche un ‘carico’ di sfogliatelle napoletane per ‘alleviare’ la fatica dei picchetti.

Intanto lo Slai Cobas ha indetto in fabbrica le assemblee generali che si terranno alla Sata di Melfi il prossimo giovedì 12 dicembre e saranno precedute da quelle che si terranno mercoledì 11 nello stabilimento Powertrain di Termoli, per discutere e decidere coi lavoratori la necessità di cancellare i turni  ‘a scorrimento’ ed il sottosalario come condizione primaria per la difesa dai licenziamenti.

 

Slai Cobas Fiat Auto -  Pomigliano d’Arco  e  Slai Cobas Powertrain - Termoli

 

Pomigliano, 5/12/2002


Comunicato stampa

 

Trattativa Fiat

 

Protesta dei sindacati di base per l’esclusione dalla trattativa a Palazzo Chigi: riaggiornato l’incontro al prossimo 5 dicembre.

 

Momenti di forte imbarazzo tra i funzionari ministeriali ed i dirigenti Fiat si sono avuti ieri durante l’incontro separato svolto con i sindacati di base per le ferme proteste di Slai Cobas e FLMU/CUB sul grave comportamento discriminatorio messo in atto dalla Fiat e dal Governo che mentre si riunivano al ‘tavolo che conta’ a Palazzo Chigi pretendevano ‘chiudere la partita’ coi sindacati di base in sede esclusivamente tecnica, al Ministero del Lavoro.

La pretesa di trattativa separata, che oltre a rappresentare un grave atto discriminatorio nei confronti dei sindacati di base - tra i più rappresentativi nelle fabbriche  Fiat - avrebbe inoltre innescato un palese vizio procedurale che, violando precise disposizioni di legge, su ricorso giudiziario di Slai Cobas e CUB in materia di ‘comportamento antisindacale’,  avrebbe potuto registrare l’annullamento giudiziario dell’intera procedura di cigs attivata dalla Fiat. 

Dopo 6 ore di confronto e sul filo dello scadere dei termini di legge (la mezzanotte del 25 cm.) la Fiat ha dovuto aderire, obtorto collo, alla proposta di riconvocazione  formulata in ‘zona cesarini’ dal Ministero del Lavoro per il prossimo 5 dicembre.

Intanto Slai Cobas e CUB si sono attivati formalizzando una nota di protesta con la formale richiesta di convocazione anche alla trattativa no stop del Ministero dell’Industria.

 

SLAI COBAS  -  COORDINAMENTO NAZIONALE

 

26/11/2002


hanno spianato la strada ai licenziamenti in Fiat

ed alla manomissione in atto dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori :

 

‘ i signori degli Agnelli ‘

 

 

Nell’ultimo decennio la Fiat ha ‘costruito’ la crisi aiutata con accordi sindacali che hanno precarizzato i lavoratori, terziarizzato e polverizzato le produzioni, tagliato decine di migliaia di posti di lavoro con cassa integrazione e mobilità, sostituito i lavoratori a tempo indeterminato con quelli in affitto, flessibili e sotto ricatto, innalzato alle stelle i ritmi produttivi, speculato sulla ‘fame di lavoro’ del sud e imposto sotto-salario e sotto-diritti ai lavoratori di Melfi e Pratola Serra costretti inoltre, con quelli di Termoli, a massacranti turni a ciclo continuo, festivo e notturno (violando tra l’altro il divieto del lavoro di notte per le donne). Condizioni-capestro concertate con CGIL-CISL-UIL-FISMIC-UGL che hanno raddoppiato lo sfruttamento operaio e la capacità produttiva in alcuni stabilimenti per chiuderne altri.

 

Emblematica delle ‘strategie di business’ della Fiat e della sua capacità di ‘persuasione istituzionale’ è la svendita dell’Alfa Romeo, avvenuta nel 1986 durante il governo Craxi e con Prodi presidente dell’IRI, e definita all’epoca un vero e proprio ‘regalo di Stato alla famiglia Agnelli’: a fronte di un’offerta Ford di 3.300 miliardi di lire in contanti (valore dell’epoca) si preferì l’offerta Fiat di 1.072 miliardi, pagati in 5 rate e senza interessi… a decorrere dal 1993 (un valore reale di soli 400 miliardi di lire tra l’altro non ancora interamente versato). Da allora tutti in governi che si sono succeduti (ed i collegati sindacati confederali e ‘autonomi’) hanno sempre avallato il sistematico saccheggio aziendale di decine e decine di migliaia di miliardi di lire di finanziamenti pubblici erogati dallo Stato ‘a perdere’, senza alcun vincolo o controllo sui Piani Industriali e delle ricadute sociali ed occupazionali: grazie a ciò oggi la Fiat è l’azienda privata che ha ricevuto più finanziamenti pubblici di qualsiasi altra azienda in Italia, e ancora ‘batte cassa’ per spuntare l’ennesimo buon affare per la ‘Famiglia Agnelli & Soci’ nella già concordata vendita del Gruppo alla GM.

 

La scelta della Fiat di chiudere Arese e Termini Imerese prelude al successivo ridimensionamento/smantellamento di Mirafiori ed al ridimensionamento di Cassino, Termoli e Pomigliano, tatticamente rimandati nel prossimo futuro. Inoltre l’ondata di licenziamenti da colpirà circa 40.000 lavoratori ‘dimenticati’ delle aziende dell’indotto e terziarizzate.

Ma non basta :

 

SE LA FIAT, DA SEMPRE, GUIDA E DETERMINA I RAPPORTI DI FORZA NEL CONFLITTO DI CLASSE TRA PADRONI E LAVORATORI, L’ESITO DELLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA FIAT INCIDERA’ IN MODO  DETERMINANTE SUL FUTURO DEI LAVORATORI DI TUTTE LE CATEGORIE.

 

 

Nessuna fabbrica deve essere chiusa,

nessun licenziamento deve passare

si riduca la fatica per tutti !

 

 

Questo il senso della proposta sottoscritta da oltre 1.000 lavoratori della Fiat di Pomigliano  riduzione dell’orario a 32 ore settimanali a parità di salario e redistribuzione delle produzioni in tutti gli stabilimenti Fiat, eliminazione dei ‘turni a scorrimento’ a Melfi, Pratola Serra e Termoli, blocco dello straordinario, della cassa integrazione e di ogni chiusura degli impianti, parità salariale e normativa in tutti gli stabilimenti, ricomposizione del processo produttivo polverizzato dalle terziarizzazioni”.

 

La mobilitazione e la lotta su questi forti contenuti unitari va estesa, coordinata e generalizzata oltre i ‘confini’ delle fabbriche Fiat e di quelle collegate. Deve essere uno degli assi centrali su cui costruire ed avviare nell’immediato la piattaforma integrativa del gruppo Fiat (tra l’altro scaduta da ben 2 anni) e lo stesso CCNL Metalmeccanici in scadenza a decembre. Questo anche per dare ‘senso e continuità’ alle imponenti e recenti mobilitazioni contro le modifiche in atto dell’art. 18 SdL proposte dal governo Berlusconi per la definitiva liberalizzazione dei licenziamenti, ed avallate dall’ignobile ‘Patto per l’Italia’ firmato lo scorso luglio tra CISL-UIL-CISAL-UGL e governo di centrodestra, accordo che fa ‘il paio’ con l’altrettanto ed ignobile ‘Pacchetto Treu’ (siglato sempre in luglio, stavolta nel 1997, tra l’allora governo di centrosinistra ed i sindacati confederali, inclusa la CGIL) che ha reintrodotto in Italia il nuovo caporalato del lavoro in affitto.

 

Non basta oggi solo dirsi solidali a parole con gli operai della Fiat ma occorre cominciare a mobilitarsi per sostenerli sapendo che appoggiare oggi gli operai della Fiat vuol dire creare dei rapporti di forza generali più favorevoli necessari a difendere le condizioni di tutti i lavoratori.

 

Forte è stato il segnale lanciato dai lavoratori dell’ATM di Milano, anch’essi sottoposti ad un pesante processo di terziarizzazioni e ristrutturazione e che, in concomitanza con lo sciopero generale dei metalmeccanici contro la Fiat dello scorso 15 novembre, hanno proclamato lo sciopero di solidarietà contro la chiusura dell’Alfa di Arese, un’iniziativa che  ha riscontrato la forte e significativa adesione dei lavoratori: un’iniziativa che va generalizzata.

 

È strategicamente importante che in ogni posto di lavoro ogni struttura sindacale aziendale di base costruisca forti iniziative unitarie di lotta a difesa dei lavoratori Fiat e dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori perché, nel bene o nel male, il destino dei lavoratori della Fiat segnerà il futuro di tutti i lavoratori di ogni categoria.
 
SLAI COBAS  -  COORDINAMENTO NAZIONALE
telfax: 02/8392117 - 081/8037023

RSU SLAI COBAS INFORMA

Contro l’oscuramento mediatico della vicenda dei Compagni dell’ALFA ROMEO di Arese, trascurati nella loro lotta contro la chiusura dello stabilimento, con obbiettivo primario che non venga licenziato nessun operaio né del Nord né del Sud, con tutti i compagni del gruppo FIAT,

 

Scioperiamo martedì 26 novembre 8 ore con manifestazione a Roma

 

per far sentire in maniera forte e decisa la nostra voce al tutti il padronato FIAT, che è sempre pronto a capitalizzare i profitti e socializzare le perdite, per poi resuscitare con operai del tipo nuovo, sottopagati, senza diritti nè tutele, e con la paura nel cuore.

 

Concentrazione in Via M. Ionio con partenza alle ore 01:00 per ROMA

 

21 NOVEMBRE 2002

RSU C.N.H. E COMAU MODENA


Licenziamenti FIAT

Un problema solo degli operai di Arese e di Termini Imerese?    NO!

Venerdì 15 novembre

4h di sciopero

proclamate dallo SLAI Cobas ATM di Milano

in solidarietà con l’Alfa di Arese


Comunicato stampa 

 

Crisi Fiat 

Gli operai di Pomigliano al governo: 

"nessuna fabbrica deve essere chiusa,

si riduca la  fatica per tutti”!

 

Questa in sintesi la richiesta dello Slai Cobas formalizzata in un documento sottoscritto da 1036 lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco e delle aziende collegate ed inviato stamane al governo e ai gruppi parlamentari.

… “Se la Fiat, con la complicità dei governi e della concertazione sindacale, è stata da sempre ‘aiutata’ a licenziare e garantirsi ‘ricchezze private con finanziamenti pubblici’, oggi, come lavoratori, consideriamo la Fiat e l’Alfa Romeo beni ‘collettivi e pubblici’, già abbondantemente pagati dallo Stato ben al di sopra del loro valore reale, beni quindi da rilevare e requisire, e rilanciare sul mercato con un serio piano industriale. Nel frattempo richiediamo da subito, per mantenere l’integrità produttiva e strategica del Gruppo:

  • la redistribuzione delle produzioni tra tutti gli stabilimenti Fiat (e tra Pomigliano e Arese per l’Alfa Romeo)

  • la riduzione a 32 ore dell’orario di lavoro a parità di salario

  • l’eliminazione dei ‘turni a scorrimento’ (a ciclo continuo) a Melfi, Pratola Serra e Termoli

  • il blocco della cassa integrazione in ogni stabilimento del gruppo e della chiusura degli stabilimenti di Arese, Termini Imerese e Torino

  • la parità salariale e normativa in tutti gli stabilimenti

  • la ricomposizione del processo produttivo polverizzato dalle esternalizzazioni”

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 7/11/2002


FIAT : IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA.

 

La crisi Fiat viene da lontano, i sintomi erano visibili già nel decennio scorso e sono da imputare ad errori strategici ed a una evidente crisi di prodotto, specie sul marchio Fiat e Lancia, poiché, anziché perseguire una politica innovativa del prodotto, affrontando le tematiche  dell’ inquinamento e delle energie alternative sull’auto, delle dimensioni spaziali dell’auto e presidiare i segmenti alti, si è puntato tutto sull’abbattimento dei costi, affidando a terzi pezzi sempre maggiori del processo produttivo, spostando le produzioni nei paesi dove il lavoro costa poco e sulla ricerca di quote aggiuntive di mercato nei paesi di prima motorizzazione, frammentando così i saperi, i mestieri, le competenze, disperdendo un patrimonio di conoscenze, ricerca e progettazione.

La Fiat, dopo aver preteso ed ottenuto il monopolio dell’auto in Italia, non è stata in grado di gestire e valorizzare né i marchi né le qualità dei dipendenti acquisiti, dimostrando con l’acquisizione dell’Alfa Romeo la precipua volontà di eliminare un potenziale concorrente, esautorandola di ogni potenzialità produttiva ( i modelli Alfa sono stati spostati in altri stabilimenti : la 166 prima a Rivalta poi a Mirafiori, lo spyder e coupè da Pininfarina, viene sciolta la piattaforma Vamia ), massacrandola dal punto di vista occupazionale ed omologandola alla Fiat per provocarne il lento declino, determinato anche da una scellerata gestione manageriale che oggi si vuol far pagare ai lavoratori chiedendo un ulteriore espulsione di 8100 unità attraverso la Cigs a zero ore e la chiusura di due stabilimenti, Arese e Termini Imerese, ancorché, in passato, siano stati destinati al rilancio dell’Azienda numerosi investimenti (238 Miliardi per l’auto elettrica, denaro del CRAA che è fallito, la vendita delle aree con un affare di circa 1000 miliardi) che oggi lasciano solo 2300 lavoratori (rispetto ai 15000 del 1987) divisi tra direzione tecnica (1000), motore 6 cil. (450) e Multipla a metano(650) e altri settori terziarizzati (250).

Accanto alle evidenti responsabilità dirigenziali dell’Azienda vi sono le carenze e gli errori del sindacato che ha condiviso i piani industriali della Fiat con i quali si sono sanciti ritmi massacranti a Melfi, Termoli, Pratola Serra e Cassino, gli straordinari a Pomigliano e gli scorpori in tutta l’Azienda, senza valutare la necessità di equiparare le condizioni di lavoro e di salario tra tutti gli stabilimenti, superando gli accordi di Melfi, Termoli e Pratola Serra sul lavoro domenicale e di notte.

Il progressivo smantellamento di Arese ha consentito alla Fiat di perseguire il Suo vero obiettivo : liberare l’area per le speculazioni, infatti l’Aig Lincol, seconda compagnia assicurativa americana, è diventata la proprietaria di tutta l’area dell’ex Alfa Romeo di Arese.

Si devono compiere scelte radicalmente diverse dal passato, qualsiasi piano di rilancio della Fiat deve partire dal presupposto che tutti i lavoratori debbano rimanere in fabbrica e debbano rimanere aperti tutti gli stabilimenti, puntando anche sulla ricomposizione del processo produttivo devastato con esternalizzazioni e terziarizzazioni.

A questo scopo salutiamo fondamentali le parole pronunciate con fermezza dall’arcivescovo di Milano Card. Dionigi Tettamanzi.

Occorre perciò dividere il lavoro nell’immediato e progetti credibili per il futuro.

Occorrono finanziamenti e investimenti per rilanciare il prodotto che è il vero problema della Fiat e garanzie certe che vengano usati per l’auto. A questo scopo riteniamo utile che la famiglia Agnelli si faccia da parte perché non garantisce il futuro in quanto ha dimostrato negli anni di aver sperperato ingenti finanziamenti dello stato scaricandone però le perdite.

Il marchio Alfa oggi è l’unico che è in grado di competere sul mercato, tanto è vero che lo stabilimento di Pomigliano non riesce a soddisfare le esigenze Produttive ( sei mesi per avere una vettura ne sono l’esempio lampante)

Sia l’accordo con GM, sia la recente decisione di creare le Business-unit impongono l’esigenza di rilanciare con forza il marchio Alfa Romeo per coprire la fascia alta di mercato essenziale per il mercato Europeo e Americano.

Nel ribadire la nostra contrarietà all’attuale progetto del cosiddetto polo logistico, in quanto porterebbe soltanto squilibri ambientali elevatissimi, riteniamo quanto mai opportuno l’inserimento di aziende che sviluppino lavori di qualità con occupazione aggiuntiva per rispondere ai bisogni del nostro territorio che, dopo ben sei anni di “deindustrializzazione”, vede solo lavori dequalificati, precari e inquinanti ( dalla rottamazione del ferro allo smaltimento di rifiuti).

A tutti chiediamo un impegno concreto per impedire la Cigs a Zero ore, elemento fondamentale e irrinunciabile per impostare un progetto di sviluppo, il rientro di tutti i licenziamenti dei lavoratori ex Alfa collocati nel consorzio, impedire il trasferimento della Multipla a metano a Mirafiori, affinché si prosegua la ricerca e lo studio delle vetture a Fuel-cell (celle a combustibile), del motore 6 cilindri, realizzato in collaborazione con GM, poiché, ricordiamo, la Fiat ha ricevuto dallo Stato un finanziamento di 350 miliardi di vecchie lire per la produzione, ad Arese, delle vetture ecologiche, e, in aggiunta a questi la Regione Lombardia ha stanziato ben 700 miliardi, pertanto, sarebbe paradossale che questi soldi (specie quelli della Regione) non fossero spesi per difendere i posti di lavoro ad Arese.

 

La lotta dei lavoratori dell’Alfa continuerà nelle prossime settimane : auspichiamo il fondamentale coinvolgimento dei cittadini, degli studenti, del territorio circostante e di tutte le istituzioni ( Regione, Provincia, partiti, forze sociali, amministrazioni comunali ) che esortiamo ad operare con chiarezza perché L’Alfa Romeo sia il futuro di Arese.

 

SIAMO CERTI CHE ANCORA UNA VOLTA, TUTTI ASSIEME, SAREMO IN GRADO DI SCONFIGGERE I PIANI DELLA FIAT E DARE UN FUTURO certo ai lavoratori dell’Alfa Romeo

 

sLAI cOBAS atm - mILANO

 

(tratto dal numero di ottobre 2002 del bollettino aziendale “Linea Diversa”)


La Fiat condannata a riassumere alcuni operai a norma dell'articolo18
Reintegro a pari paga per chi viene trasferito illegittimamente 
(Cassazione 14142/2002)


Fiat: una tragedia prevista

 

la complicità dei governi, l’ennesimo fallimento della concertazione

 

LA FIAT AI LAVORATORI

 

Con la Fiat è fallito un modello. Per reggere alla competizione, l'unica politica Fiat è stata basata tutta e solo sulla riduzione del costo del lavoro ottenuta sulla pelle dei lavoratori, con ogni forma di politica repressiva, con una saturazione totalizzante dell'orario, la disarticolazione spinta delle terziarizzazioni e il più spregiudicato uso della cassintegrazione.

 

Fino al "repulisti" finale. Una ultima spolpatura in vista della vendita - già concordata- del prodotto pulito alla GM. Perché di questo si tratta. Mai come in questa tragedia per i lavoratori e per la società tutta si tocca con mano il rimbecillimento massmediatico dell'opinione pubblica a cui si dà a bere la vendita alla Gm come un obiettivo salvifico mentre quello che sta avvenendo è proprio in funzione della Gm, dalla immediata chiusura di ciò che agli americani non serve, da Termini all'Alfa, da Mirafiori a Cassino

 

A ciascuno il suo. I vari governi hanno regalato alla Fiat una barca di miliardi senza alcuna contropartita, senza vincoli di ritorno occupazionale. Una politica complice, fino al crimine commesso sull'Alfa di Arese, che lo Stato ha venduto alla Fiat a prezzi stracciati (e la Fiat non ha neanche finito di pagare!) per farla smantellare anno dopo anno, contando palle sulle "magnifiche sorti e progressive" dell'auto elettrica (236 ml. di finanziamento!) mentre con la vendita delle aree dismesse la Fiat faceva un affare da 1.000 miliardi.

 

E intanto la concertazione faceva la sua parte:

Dal luglio nero del '93, con la politica dei sacrifici e dei due tempi (di cui il secondo non è mai arrivato) al "Patto di Natale" del '98 che legittimava la centralità dell'impresa come motore dello sviluppo.

Dall'avallo del "pacchetto" Treu divenuto Legge per produrre non più lavoro ma lavoro più povero.

Dalla messa nel cassetto delle 35 ore (con la sola mezz'ora di riduzione orario per la notte nell'ultimo Ccnl metalmeccanici) a tutti gli Accordi sui sabati di straordinario negli stabilimenti Fiat del nord, mentre alle Fiat del sud passava il massacro dell' orario e dei turni.

Fino ai "contratti d'area", vale a dire il Sud visto come terra di preda e di scorreria.

La lotta dei lavoratori della Fiat è la lotta di tutti i lavoratori. Se la FIAT ha usato i finanziamenti pubblici per garantire ricchezza ai soliti noti ne consegue che dobbiamo considerare la FIAT un bene collettivo.

 

Né LICENZIAMENTI, Né VENDITE. RIPRENDIAMOCI LA FIAT!

 

Assemblea lunedì 28 ottobre alle 21

 

Presso la Sala delle Colonne, Cascina Marchesa, Corso Vercelli 141 - Roma

 

Il Sindacalismo di Base ed Autorganizzato

 

Confederazione Unitaria di Base - Confederazione Cobas - SIN Cobas - SLAI Cobas


ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI

 

ESPOSTO DENUNCIA

 

I sottoscritti

 

On. Assunta Malavenda, già deputata nella XIII legislatura, per il Coordinamento Provinciale di Napoli di Slai Cobas nonché quale lavoratrice dipendente della LOGINT spa operante all'interno della FIAT AUTO spa - stabilimento di Pomigliano d'Arco

 

e Vittorio Granillo del Coordinamento Nazionale di Slai Cobas nonché quale lavoratore dipendente della Logint spa operante all'interno dello stabilimento della Fiat Auto di Pomigliano d'Arco - entrambi assunti dalla società Alfa Romeo di Pomigliano d'arco e 'terziarizzati' dalla Fiat a fine 1999 alla Logint spa -
  

e Domenico Mignano, quale responsabile aziendale della componente RSU di Slai Cobas della Fiat Auto Pomigliano nonché quale lavoratore dipendente del predetto stabilimento,

 

PREMESSO CHE:

 

grande interesse e scalpore, in relazione all'attuale e devastante crisi del Gruppo FIAT AUTO spa, hanno destato sui media le recenti ed inquietanti dichiarazioni dell'attuale Presidente della Commissione Europea on. Romano Prodi, già Presidente del Consiglio nella XIII legislatura, e Presidente dell'IRI all'epoca dell'acquisizione dell'Alfa Romeo da Parte della Fiat (periodo 86/87): "Fu un errore fatale fermare l'operazione Ford-Alfa Romeo"…"io volevo vendere l'Alfa Romeo alla Ford per avere in Italia 2 grandi case automobilistiche, non una sola. Fecero di tutto per impedirmelo, e ci riuscirono. Invece se ci fosse stata più concorrenza interna oggi starebbero tutti meglio: di certo starebbe meglio l'economia italiana, ma anche la stessa Fiat".
Altrettanto interesse ed inquietudine hanno destato le recenti dichiarazioni, sempre inerenti la crisi Fiat, del Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio: "la crisi è anche frutto di una contabilità carente"…"da un uso distorto di aiuti pubblici, dalla creazione di attività che forse non erano completamente economiche"…"il dramma esiste. Ma forse nasce dal fatto che per molto tempo non ci si era accorti che queste cose perdevano. La contabilità interna è fondamentale nelle cose di economia".
Inquietanti suonano ancora le recenti dichiarazioni dell'ex Presidente della Fiat Auto - già condannato dalla magistratura penale Torinese per falso in bilancio - Cesare Romiti: "Come sia possibile che in soli 4 anni l'azienda sia arrivata a questo punto ?"…"Certo se si guardano i conti di allora e li si confrontano con la situazione di oggi si resta senza parole. Viene da pensare che abbiano nascosto le cifre vere in questi ultimi anni" (ndr: la Presidenza Romiti in Fiat è finita nel 1998).
L'improvvisa e repentina esplosione della 'crisi Fiat' avalla l'ipotesi di precedenti scelte aziendali di 'secretazione', per un determinato periodo di tempo, dei numeri e dei dati relativi all'andamento fdei bilanci della Fiat.
L'attuale e devastante crisi del gruppo FIAT AUTO spa, preludio ad un possibile e prossimo fallimento del gruppo, o al suo ulteriore e definitivo smembramento, e/o comunque all'imminente passaggio di proprietà alla General Motors (ampiamente riportata dall'insieme dei media nazionali e locali con le annunciate volontà aziendali di collocare in cassa integrazione speciale 8.100 lavoratori definiti 'esuberi', di porre in chiusura/dismissione gli stabilimenti di Arese, Termini Imerese e Torino, entrambe le iniziative determinanti, tra l'altro, un devastante 'effetto indotto', pari ad un taglio aggiuntivo di circa 40.000 addetti nelle collegate aziende fornitrici e terziarizzate), a giudizio della scrivente organizzazione sindacale, deriva innanzitutto da consapevoli strategie aziendali speculative e strumentalizzanti - in atto da oltre un decennio - compiacenti e periodiche erogazioni "a ciclo continuo" di ingenti finanziamenti pubblici: un perenne 'aiuto di Stato' utilizzato da una azienda, la FIAT AUTO spa che, tra l'altro, è bene ricordarlo, detiene il monopolio della produzione automobilistica in Italia grazie alla svendita con cui l'IRI e la FINMECCANICA gli consentirono l'acquisizione, a 'prezzi stracciati', dell'ALFA ROMEO.
Un'azienda, la FIAT AUTO spa, che 'storicamente' ha scelto di scaricare sulle casse dello Stato le proprie 'strategie di business parassitario' incardinate su uno strutturale processo di 'ristrutturazione infinita' consapevolmente esulante da alcuna seria e realistica prospettiva - benché minima - di tenuta e sviluppo tecnologico ed occupazionale. Un'azienda che ha ormai decimato i livelli occupazionali, polverizzato esperienze professionali, precarizzato il lavoro e la vita dell'insieme degli addetti. Ciò mentre - e da tempo - i maggiori gruppi automobilistici di Europa, USA, Giappone e sud est asiatico, a fronte ad un mercato dell'auto ormai da tempo 'maturo', saturo e stabilizzato, hanno puntato invece su forti investimenti sostenuti in ricerca e innovazione tecnologica e funzionali alle reali richieste di mercato.
Da oltre un decennio si riscontra l'inverosimile fenomeno per cui la Fiat fruisce di un perenne stato di crisi e/o ristrutturazione che tra l'altro consente l'aggiramento dei normali vincoli legislativi nonché la correlata fruizione, spesso ingiustificata, di strutturali periodi di cassa integrazione che si susseguono quasi senza soluzione di continuità (sovente 'gonfiando' gli organici del personale da sospendere come riconosciuto da sentenze della Magistratura del Lavoro, nonché utilizzando tali istituti in maniera macroscopicamente distorta), provvedimenti che inoltre riscontrano un contemporaneo e massiccio e contraddittorio ricorso al lavoro straordinario e, negli ultimi anni, ai contratti di lavoro atipici e flessibili.
Da oltre un decennio, mai alcun impegno preso dalla Fiat in sede ministeriale e relativo alla fruizione di ingenti finanziamenti pubblici diretti, indiretti ed indotti è stato mantenuto, promesse e garanzie sempre solennemente enfatizzate da altrettanti sistematici e compiacenti accordi sindacali di 'garanzia' sottoscritti dall'azienda con i sindacati di CGIL-CISL-UIL-FISMIC-UGL all'evidente scopo di dare 'copertura' alla Fiat per consentirle di 'battere cassa'.
Nel frattempo, a fronte di un già acclarato sovraddimensionamento - di quasi il doppio- della capacità produttiva del Gruppo, tra gli inizi e la prima metà degli anni '90 la Fiat Auto, sempre con ingenti finanziamenti pubblici, ristrutturava, produceva all'estero i modelli Palio e Duna (Brasile), Nuova 500 e 600 (Polonia), costruiva - in una fase di mercato notoriamente stagnante e recessiva - i nuovi stabilimenti di Melfi (la SATA: con capacità produttiva di 450.000 vetture/anno - in sede CEE risulterebbe che la Fiat, per giustificare come legittimi i contributi ricevuti dalla Stato per la costruzione dello stabilimento ed ammontanti diverse volte al multiplo della somma versata per l'acquisto dell'intero gruppo Alfa Romeo, abbia dato garanzia che il livello produttivo del gruppo non sarebbe sostanzialmente aumentato) e Pratola Serra (la FMA con capacità produttiva di 750.000 motori/anno), stabilimenti dove l'orario di lavoro e la produzione sono organizzati a 'scorrimento' e '24 ore su 24' inclusa la notte ed i giorni festivi (nello stesso periodo i turni a 'scorrimento' si introducevano anche nello stabilimento motori di Termoli, oggi Powertrain). Con le predette operazioni la FIAT ha portato la capacità produttiva del gruppo a 3 milioni di vetture/anno (adducendo previsioni quantomeno 'di comodo ed inveritiere' sul supposto aumento interno ed internazionale della richieste di mercato) per attestarsi invece su una produzione reale inferiore di oltre il 50% già nel 1994, organizzando così la vorticosa spirale di chiusura/dismissione/svendita speculativa di impianti, macchinari, strutture e suoli dei cosiddetti impianti 'vecchi' (Lancia di Chivasso, Autobianchi di Desio, Maserati di Lambrate, Sevel di Pomigliano d'Arco, Somepra di Avellino, Spica di Livorno, Meccaniche di Pomigliano d'Arco) che continua tutt'oggi con la drammatica prospettiva di chiusura per gli stabilimenti di Arese, Termini Imerese, Torino.

 

L'oscura vicenda dell'acquisizione del Gruppo Alfa Romeo è emblematica delle sciagurate 'strategie di business' della Fiat:
nel 1986 IRI e Finmeccanica (di cui erano Presidenti rispettivamente Romano Prodi e Franco Viezzoli) decisero di procedere alla vendita della società Alfa Romeo per farla uscire dal sistema delle Partecipazioni Statali in quanto il settore auto non era più ritenuto strategico. La Ford e la Fiat si dichiararono interessate all'acquisto ed i rispettivi rappresentanti, sig. Peterson per la Ford e sigg.ri Agnelli e Romiti per la Fiat, furono ricevuti dall'allora Presidente del Consiglio on. Bettino Craxi.
Dai giornali dell'epoca (Il Manifesto del 17/10/1986 - Il Giorno del 26/10/1986) risulta chiaramente che il governo sia intervenuto sulla vendita attribuendosi la decisione finale. La Fiat, per controbilanciare le proposte della Ford avrebbe proposto, in un primo momento, l'acquisto del 51% dell'Alfa Romeo per un importo complessivo di 1.400 miliardi di lire da pagare in 3 tranches a scadenza ravvicinata e poi, a fronte della proposta Ford che avrebbe raggiunto i 3.300 miliardi di lire a valore 1986 avrebbe offerto addirittura il doppio (La Repubblica del 25/11/1986). Nonostante queste notizie la transazione relativa alla vendita dell'Alfa Romeo fu realizzata per un importo economico del tutto, ed imprevedibilmente, inferiore giacché la Fiat riuscì, inspiegabilmente, al 'acquistare' l'Alfa Romeo - che allora era un solido gruppo industriale con 34.000 dipendenti, un marchio prestigioso e stabilimenti in tutta Italia - al risibile prezzo di 1.072 miliardi di lire, in 5 rate annuali decorrere dal… 2 gennaio 1993 e da pagare senza alcun interesse (cfr interpellanza Senatore Bollini - l'Unità del 9/11/1991): vale a dire ad un valore economico reale complessivamente non superiore ai 400 miliardi di lire.
Nonostante che l'offerta economica della Ford fu di gran lunga superiore a quella della Fiat e che la sua proposta operativa sulle strategie produttive non si discostava di molto dal quelle proposte dalla Fiat, il CIPI, il Governo, il Ministro pro tempore delle Partecipazioni Statali e tutti gli organi preposti individuarono nella Fiat l'acquirente che 'ha avanzato le proposte preferibili per l'acquisto dell'Alfa Romeo'. Nella delibera del CIPI del 7/11/86 con la quale il CIPI emanò le sue direttive concernenti il settore Auto secondo quanto proposto dal Ministro Darida senza che fosse mossa obiezione da alcuno del 7 Ministri presenti in Aula (Romita, Nicolazzi, De Michelis, De Vito, De Lorenzo, Zanone, Goria; inspiegabilmente, nelle citata delibera, si legge che: "la scelta del gruppo Fiat… contribuisce, in termini di industria automobilistica internazionale, ad un deciso rafforzamento della stessa integrando la strategia di espansione sui mercati internazionali in fasce di prodotto altamente qualificato".
Nel 1987 la MIRU (Motor Industry Research Unit) pubblicò un rapporto in cui affermava, dopo una attenta analisi economica, che l'offerta Ford era sicuramente più vantaggiosa.
E' da aggiungere inoltre che sulla vendita dell'Alfa Romeo fu inoltre avviata una indagine da apposita Commissione CEE sia sugli aiuti statali concessi a FINMECCANICA per il risanamento del deficit Alfa Romeo, sia sulla preferenza accordata alla Fiat rispetto alla Ford, indagine che si concluse con la condanna di FINMECCANICA alla restituzione degli aiuti ricevuti e con la 'assoluzione' per quanto riguardava la vendita alla Ford: non si conoscono per sommi capi i termini di questi giudizi, ma sembra siano state comparate le due offerte senza valutare la corrispondenza economica al valore reale d'acquisto, inoltre sicuramente senza poter prevedere la condotta Fiat successiva all'acquisto dell'Alfa Romeo.
Illuminante appare la dichiarazione successivamente rilasciata dal sig. Gennaro Albano, dirigente presso gli uffici amministrativi dell'Alfa Romeo (cfr Il Manifesto del 26/9/91) che così viene riportata: "Quando la FINMECCANICA decise di vendere l'Alfa, si parlò di Ford come probabile acquirente. Nell'Area amministrativa abbiamo lavorato per preparare ogni dettaglio da presentare alla Ford. Improvvisamente, senza preavvisi e spiegazioni la Ford scomparve e arrivò la Fiat. Lo sapemmo contestualmente all'opinione pubblica: ma per l'arrivo di Corso Marconi, non mi fu chiesto di fare alcun lavoro di preparazione: era come se tutto fosse comunque già deciso: arrivarono i nuovi interlocutori guidati da un uomo proveniente dalla Fiat Auto di cui non si era mai sentito parlare: il dottor Giorgio Noyer, ufficialmente direttore responsabile di amministrazione, finanza e sistemi dell'Alfa lancia… Noyer si occUpava anche di dimostrare che ogni stima sul valore dell'Alfa lancia era aleatoria in quanto la contabilità versava in condizioni disastrose: perciò mi chiedeva di trovare elementi negativi sui conti dell'Alfa per poter dire a FINMECCANICA 'lo vedete voi che gran casino'. Si stampavano tabulati per stabilire una non corretta valutazione, in ultima analisi che sottovalutassero l'Alfa".
Intanto, dalle stesse deposizioni rilasciate ai giudici della Procura di Torino nel 1996 dall'on. Giulio Di Donato, ex vice segretario del P.S.I. e da Mauro Giallombardo, collaboratore dell'on. Bettino Craxi, nel processo a carico di Cesare Romiti e Francesco Mattioli, (all'epoca rispettivamente presidente e direttore finanziario della Fiat ed accusati di falso in bilancio, frode fiscale e violazione delle legge sul finanziamento pubblico ai partiti) si viene a conoscenza di "pressioni e incontri che ci sarebbero stati ai vertici del PSI, pochi mesi prima della decisione ufficiale, affinché fosse scelta la Fiat e non la Ford come acquirente dell'Alfa Romeo. In particolare, l'ex vicesegretario riferisce di un incontro che ebbe con l'on. Giuliano Amato, il quale gli avrebbe fatto presente che per 'motivi politici' era meglio scegliere la Fiat. Di Donato fa riferimento anche ad alcuni ex compagni di partito, come Fabrizio Cicchitto e Gennaro Acquaviva. Durante un convegno a Pomigliano, organizzato proprio da Cicchitto, Acquaviva ed Amato avrebbero avuto dei colloqui con Felice Iossa, allora segretario del PSI di Pomigliano d'Arco, per convincerlo che la scelta della Fiat era la strada obbligata. Poco dopo, osserva ancora Di Donato, ci fu un cambiamento a 360 gradi nelle posizioni del PSI, del PCI e dei sindacati confederali di Pomigliano sulla cessione dell'Alfa. La storia dei 4 miliardi era stata raccontata per la prima volta da Giallombardo ad un'udienza del processo Cusani. In quella occasione l'ex segretario particolare di Craxi riferì di essere stato incaricato dal segretario amministrativo del PSI, Vincenzo Balzamo, di verificare se era stato compiuto il bonifico di 4 miliardi di lire della Fiat su un conto segreto della banca lussemburghese Bil.
Intanto, i richiamati impegni sottoscritti dalla Fiat prevedevano la garanzia di mantenimento dell'identità aziendale, la valorizzazione del marchio Alfa Romeo e dei suoi modelli, la difesa delle capacità tecniche e progettuali aziendali, il mantenimento della struttura produttiva basata in particolare sulla potenzialità dei due stabilimenti di Arese e Pomigliano d'Arco, volumi di investimenti adeguati agli obiettivi indicati, miglior tutela dell'occupazione, risanamento e rilancio dell'Alfa Romeo con la creazione di una nuova società - l'Alfa Lancia - che con l'accorpamento di Alfa Romeo, Autobianchi e Lancia, sarebbe dovuta divenire la maggiore produttrice europea di vetture di qualità ed avrebbe dovuto produrre e commercializzare 627.000 vetture/anno con un organico complessivo 34.000 dipendenti di cui 27.000 negli stabilimenti di Pomigliano ed Arese.
All'epoca, dei 5.000 miliardi di lire di investimenti complessivi previsti nel primo quinquennio, 3.750 miliardi (il 75% dell'importo economico complessivo) dovevano essere investiti nel settore Alfa Romeo per riammodernare ed adeguare impianti, servizi e tecnologie in funzione delle nuove prospettive produttive: alla scrivente organizzazione sindacale risulterebbe che sono stati investiti per l'Alfa Romeo nei primi 6 anni appena 1.712 miliardi di lire a fronte di un contributo pubblico di 1.796 miliardi di lire che all'epoca sarebbe stato fornito dallo Stato alla nuova società costituita e denominata Alfa Lancia, contributo finalizzato alle produzioni ed all'industrializzazione delle vetture modello Alfa "33", "75" e "164".
Nel settembre 1991 L'Alfa Lancia è stata incorporata in Fiat Auto spa. Nel triennio 92/94 la Fiat ha chiuso gli stabilimenti dell'Alfa Romeo Portello, della lancia di Chivasso, dell'Autobianchi di Desio, della Maserati di Lambrate, la Sevel Campania di Pomigliano d'Arco. Nel biennio 98 la Fiat ha fermato la produzione dei motori nell'officina meccaniche di Pomigliano d'Arco (allora produceva 200.000 motori 'boxer' all'anno) cancellando definitivamente l'ultimo segmento produttivo Alfa Romeo e cedendo il reparto, risulterebbe in fitto, ad aziende terze di componentistica.

 

Al momento dell'acquisizione degli impianti da parte della Fiat il gruppo Alfa Romeo, negli stabilimenti di Pomigliano ed Arese, occupava 34.000 addetti. Oggi gli addetti complessivi dei due predetti stabilimenti ammontano a 7.500, di cui 2.500 ad Arese e 5.000 a Pomigliano.
Al momento ancora non si conoscono gli oscuri motivi per i quali l'Alfa Romeo fu svenduta dall'IRI/FINMECCANICA alla Fiat: la sera prima della vendita l'allora Presidente pro tempore dell'IRI aveva comunicato ai segretari dei sindacati confederali che…l'Alfa Romeo sarebbe stata venduta alla Ford ed invece, l'indomani mattina, si scoprì che era stata 'regalata' alla Fiat).
Ma appaiono oggi significative le sibilline parole del dott. Giovanni Agnelli all'epoca riportate dal quotidiano Repubblica del 7/11/86: "la Fiat era più forte senza l'Alfa sarebbe stata molto più debole nel caso che l'Alfa fosse stata comprata da un concorrente come la Ford".
Oggi possiamo ragionevolmente affermare che la FIAT AUTO spa 'acquistò' l'Alfa Romeo per eliminare, 'cannibalizzandola', una pericolosa e prestigiosa azienda concorrente, come in effetti è avvenuto.
Infatti, risulterebbe alla scrivente organizzazione sindacale che, dalla fine dell'anno 2000, la Fiat ha incassato circa 700 miliardi di lire per la vendita del complesso industriale dell'Alfa Romeo di Arese (aree, impianti, uffici ecc.), una cifra ben superiore all'intero costo sopportato per acquistare l'intero gruppo Alfa Romeo (400 miliardi di lire in valore reale). Tutti i capannoni dello stabilimento di Arese - sia quelli ancora usati dalla Fiat che quelli già dismessi o in dismissione - sono stati ceduti alla Immobiliare Sei srl, costituita il 7 febbraio 2000 e con sede a Brescia. Una società che, con appena 24 milioni di capitale sociale, ha acquistato dalla Fiat proprietà immobiliari pagate oltre 400 miliardi di lire. Per le parti ancora utilizzate dalla Fiat è stato poi stipulato un contratto d'affitto fino al 31 dicembre 2005.
Il Consorzio per la progettazione e lo sviluppo della vetture 'a ridotto impatto ambientale' nasce con l'accordo del 20/1/94 tra FIAT e Governo. Il 1° marzo dello stesso anno viene stipulato un 'protocollo di intenti' per iniziative industriali in campo ambientale tra Presidenza del Consiglio, Ministri competenti e Fiat con l'impegno di quest'ultima a realizzare negli impianti di Arese una vettura elettrica entro il 1996, un'altra di 2° generazione nel '99, più una vettura 'ibrida' (benzina ed elettrica). Dopo il Protocollo di intenti si stipula l'accordo di programma firmato in data 31/7/96 tra Fiat e Governo che prevedeva la produzione della vettura elettrica di prima generazione entro l'aprile del '98 (produzione prevista a regime: 1000 auto/anno), e della vettura 'ibrida' entro ottobre '98 (500/anno): per dare corpo all'operazione viene costituito il Consorzio di Ricerca con sede ad Arese presso la 'Piattaforma VAMIA'. Il consorzio è controllato a maggioranza da Fiat Auto. Lo scopo è realizzare un Polo Nazionale di riferimento per le attività di ricerca e innovazione di veicoli a basso impatto ambientale (elettrici, ibridi e a metano). Fra le clausole vi è la possibilità di scioglimento del Consorzio se lo stesso non riceve i finanziamenti per la ricerca sui veicoli di 2° generazione entro il 31/12/97. I costi del programma sono definiti nell'art. 5 in 401 miliardi e 585 milioni di lire di cui 238 miliardi e 740 milioni finanziati dallo Stato ed erogati in 2 tronconi nel 1996 e 99. Il 26/6/97 al Ministero del lavoro viene firmato l'accordo per la casa integrazione speciale e la mobilità ad Arese: il documento recepisce il precedente accordi di programma: oltre i fondi già previsti inoltre il Governo di impegna a incentivare la domanda con un ulteriore finanziamento ai Comuni fino a 95 miliardi di lire. Intanto, tra il 1998 ed il febbraio del 2000 la Fiat ha concretamente prodotto appena 221 vettura a fronte alle 2000 previste, inoltre incassando dallo Stato un finanziamento per complessivi 238 miliardi e 740 milioni di lire: ogni vettura è praticamente costata, in finanziamenti pubblici, l'iperbolica cifra di oltre 1 miliardo di lire.
Alla definitiva chiusura in atto dello Stabilimento di Arese si affianca l'estinzione di fatto delle caratteristiche tecnico-progettuali (centralizzate in Fiat a Torino) dell'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco e la polverizzazione della produzione e dei servizi (ad esclusione delle sole linee di montaggio) appaltate (terziarizzate) a ditte esterne tramite pseudo cessioni di ramo d'azienda (verso cui sono pendenti giudizi alla Sezione Lavoro del Tribunale di Nola). In conseguenza l'Alfa a Pomigliano è stata trasformata in una 'acefala' catena di montaggio con una situazione impiantistica fatiscente e letteralmente allo sfascio: ciò sta tra l'altro determinando ripetuti e preoccupanti incidenti mortali sul lavoro. L'ammontare dei lavoratori ceduti dalla Fiat (preventivamente trasferiti da hoc nei reparti in cessione gonfiando a dismisura gli organici con dipendenti sofferenti di gravi patologie e prevalentemente da lavoro) supera i 2000 dipendenti e, praticamente tutte le aziende subentranti hanno avviato, negli ultimi 2 anni, procedure di licenziamenti collettivi per circa 1000 addetti.

 

Andamento dell'occupazione in Fiat dal 1979 al 2002:

 

nel 1979 la FIAT AUTO spa contava 135.000 addetti in Italia, cui vanno aggiunti, nel 1986, i 34.000 addetti Alfa Romeo portando il totale complessivo dei dipendenti Fiat a 169.000. tra il 1979 ed il 1991 sono stati espulsi dal ciclo produttivo 70.500 lavoratori. Oggi, ad esclusione delle terziarizzate, gli addetti complessivi Fiat sono circa 26.878 di cui 8.100 dichiarati 'esuberi' dall'azienda.
Appena lo scorso 16 maggio 2002 la FIAT AUTO ha comunicato alle organizzazione sindacali l'attivazione della procedura di mobilità per un numero complessivo di 2.442 lavoratori 'strutturalmente eccedenti' addetti agli enti o stabilimenti siti nelle province di Torino, Frosinone, Napoli, Palermo, Milano, Roma, Bologna.
Dopo appena 5 mesi dall'avvio della predetta procedura di mobilità oggi l'azienda annuncia la volontà di attivare un nuovo ricorso alla cassa integrazione speciale per ulteriori 8.100 lavoratori ancora considerati 'strutturalmente esuberanti' di cui 3.650 a Torino, 1000 ad Arese (con la fermata totale dello stabilimento), Cassino 1.200 lavoratori, Termini Imerese 1.820 lavoratori (con fermata totale dello stabilimento).
L'incredibile vicenda (più che lasciar presupporre una inveritiera e maldestra 'navigazione a vista' da parte della FIAT: come non riuscire nemmeno a prevedere, a pochi mesi, i livelli di produzione e commercializzazione del prodotto ?) da adito all'inquietante e studiato presupposto messo strumentalmente in atto ai fini dell'innesco di forti tensioni sociali e sindacali atti a sostenere l'ennesima richiesta di accesso a finanziamenti pubblici ed ammortizzatori sociali con cui tagliare ulteriormente i livelli occupazionali… per 'preparare al meglio' la vendita dell'Auto alla G.M.
Ancora inquietanti e significative - in relazione all'estrema facilità dell'accesso della Fiat ai finanziamenti pubblici diretti, indiretti ed indotti - appaiono le dichiarazioni dell'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi che, il 5 dicembre 96 prima respingeva l'ipotesi di 'incentivi pubblici al settore dell'auto: "in Francia non hanno funzionato"…"il Governo ha un concetto di economia legato al mercato e non ad incentivi che drogano le imprese ed alla fine creano disoccupazione". Lo stesso Prodi, dopo essere 'eletto' <uomo dell'anno> dal quotidiano degli Agnelli (La Stampa del 29/12/96) varò e fece approvare, il 30 dicembre 1996, dall'allora Consiglio dei Ministri, un decreto legge contenente tra l'altro proprio gli incentivi alla rottamazione.
La sistematica ed abnorme erogazione di ingenti flussi di finanziamenti pubblici ha consentito alla Fiat di attivare progressive ristrutturazioni oggettivamente 'non in linea' - e i fatti lo dimostrano incontrovertibilmente - con la fruizione degli aiuti di Stato, certamente vincolati ad impegni di alleviamento - e non certo di aggravamento - delle questioni sociali ed occupazionali, nonché al mantenimento in Italia dei complessi produttivi e di proprietà.
L'apparente 'brancolare' della Fiat rispetto alla 'vicende' di mercato è smentito da un piano industriale scritto di fatto da anni e probabilmente improntato ad intollerabili strategie parassitarie foraggiate da strutturali finanziamenti pubblici al principale ed unico fine di innalzare, strutturalmente ed illecitamente, i profitti privati della proprietà.
Dalla stampa dell'epoca (Il Giornale del 16/5/1996, si apprende del presunto favoreggiamento compiuto da parte del capo dell'ufficio legale Fiat, Ezio Gandini, e di alcuni manager del gruppo FIAT, i sig. Enzo Papi, Ugo Montevecchi, Cesare De Piccoli, Fortunato Ferri, Pietro Pomodoro, Carlo Gatto e Paolo Chiccodurante, accusati di avere partecipato nella primavera del 1993 ad una riunione a Vaduz, nel Lichtenstein, nella quale sarebbe stata distrutta la documentazione relativa al conto segreto svizzero "Sacisa".
Con sentenza pronunciata in data 28/5 - 15/7/99 la Corte di Appello di Torino ha affermato la penale responsabilità di Cesare Romiti e Francesco Paolo Mattioli in relazione al reato di falso nei bilanci consolidati e nelle relazioni accompagnatorie della Fiat spa, al reato di finanziamento illecito ai partiti politici, nonché per la violazione fiscale di cui all'art. 4 lettera e) L. 516/82.
Con la medesima sentenza Romiti e Mattioli sono stati inoltre condannati, in solido, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite.
Con sentenza pronunciata in data 19/10/2000 la Corte di Cassazione ha confermato la menzionata pronuncia della Corte di Appello di Torino in ordine al diritto degli esponenti, tra cui gli stessi presentatori del presente esposto-denuncia Malavenda e Granillo, al risarcimento dei danni patrimoniali e morali subiti a seguito dei fatti per i quali è intervenuta condanna nei confronti di Romiti e Mattioli.
Nelle citate vicende processuali i giudici, in estrema sintesi, hanno accertato che, nel periodo 1988 - 1989 - 1990 - 1991 i bilanci consolidati della holding Fiat sono stati falsificati e la illecita costituzione di 'fondi neri', ovvero di ricchezze non inserite nel bilancio ha comportato una rappresentazione 'impoverita' dell'andamento aziendale. Inoltre, nel procedimento penale sopra ricordato, gli stessi consulenti del P.M. hanno affermato che "il peso di molte di queste zone economiche (i fondi neri ndr) è sconosciuto ed insuscettibile di controllo ed ancora "soltanto di una piccola parte è stato possibile visualizzare i flussi", riconoscendo l'esistenza di un illecito difficilmente quantificabile ma di gran lunga superiore all'illecito accertato.
La gravità dei fatti su denunciati, e le pesanti, drammatiche e devastanti conseguenze sociali che ne sono conseguite, nonché l'elevato importo economico complessivo erogato dalla Stato alla Fiat Auto, paiono necessariamente imporre la necessità di una puntigliosa indagine resa tanto più necessaria dall'evidente ed illecita prassi che pare accompagnare le transazioni tra il settore pubblico e privato, prassi che risulta oggi aver coinvolto settori della Fiat e personaggi pubblici sia nelle relazioni istituzionali del gruppo che nelle vicende della svendita dell'Alfa Romeo.

 

PER TUTTO QUANTO ESPOSTO E DENUNCIATO

 

I sottoscritti, come in epigrafe generalizzati,

 

CHIEDONO CHE:

 

-siano iniziate le indagini preliminari per l'accertamento di tutti i reati che la Procura vorrà individuare nel corso delle stesse in relazione ai comportamenti posti in essere dall'azienda e dai rappresentanti delle istituzioni, ciascuno secondo i propri poteri e le proprie qualità e funzioni;

-vengano informati in relazione all'eventuale ed improbabile richiesta di archiviazione del presente denuncia ex art. 408 cpp al fine di poter porre in essere tutti gli adempimenti consentiti e previsti dalla legge;

-vengano a fini istruttori acquisiti tutti i documenti, anche processuali espressamente richiamati nella presente denuncia;

-siano convocati ed ascoltati di persona in merito a quanto esposto e denunciato.

 

Eleggono domicilio presso la sede provinciale di Napoli di Slai Cobas

 

sita in Pomigliano d'Arco, via Olbia n° 24.

 

Porgono distinti saluti.

 

Napoli, 18/10/2002


Assunta Malavenda

Vittorio Granillo

Domenico Mignano


FIAT: QUANDO LA CRISI È AFFARE !

La ‘crisi’ della Fiat viene da lontano, da quando Agnelli scelse di costruire automobili a ‘costo zero’. Se - di fronte ad un mercato dell’auto ormai saturo e stabilizzato - i margini di tenuta delle aziende automobilistiche di Europa, USA, Giappone e sud est asiatico si giocano sulla esasperata competitività, la Fiat ha invece scelto da tempo e strutturalmente di scaricare  sulle casse dello Stato gli oneri di una ‘ristrutturazione infinita’ che ha dimezzato i livelli occupazionali, precarizzato il lavoro, costretto gli operai a ritmi olimpionici sulle catene di montaggio.

CHIUDONO LE FABBRICHE E CI FANNO BUSINESS

Dal regalo di Stato dell’Alfa Romeo alla costruzione degli stabilimenti di Melfi (capacità produttiva 450.000 vetture all’anno) e Pratola Serra (capacità produttiva 750.000 motori all’anno), la Fiat è stata foraggiata ed assistita con decine di migliaia di miliardi di lire erogatigli ‘al buio’ da tutti i governi che in questi anni si sono succeduti e con il complice consenso dei sindacati confederali. E così da un lato sono nati, speculando sulla ‘fame’ della gente del sud, stabilimenti “nuovi di zecca”  con turni e ritmi massacranti per i lavoratori … dall’altro si chiudono e/o si svendono via via  tutti gli impianti ‘vecchi’: dalla Lancia di Chivasso all’Autobianchi di Desio, dall’Alfa di Arese alla Sevel di Pomigliano, dall’Arna di Avellino alla Spica di Livorno, dalle Meccaniche di Pomigliano allo smantellamento di Rivalta al dimezzamento di Mirafiori, nonché si esternalizzano (fino al lavoro negli scantinati) tutte le lavorazioni in sottogruppi ed i servizi. A loro volta tutte le ‘terziarizzate’ hanno attivato generalizzate procedure di licenziamenti e messa in mobilità dei lavoratori ammalati ed anziani.

Un dato per tutti: ancora nel 1994 gli stabilimenti Alfa Romeo di Pomigliano ed Arese contavano 34.000 addetti. Oggi a Pomigliano gli addetti sono 4842 e Arese è in chiusura. La Fiat rilevò nel 1987 l’Alfa Romeo pagandola 1.072 miliardi di lire rateizzati in 5 anni e senza interessi, col primo pagamento dal 1993 (praticamente 400 miliardi in valore reale dell’epoca). Una vicenda oscura: la Fiat ‘soffiò’ l’Alfa alla Ford nonostante la Ford offrì 3000 miliardi di lire ‘pronta cassa’.

Ed oggi la Fiat inizia il ‘dimagrimento totale’ per presentarsi ‘in forma’ alla G.M., da un lato per alzare il prezzo di vendita… dall’altro per rastrellare ancora multimiliardari ‘giri’ di finanziamenti pubblici. Non a caso a Pomigliano la Fiat ha costruito ad hoc veri e propri reparti fantasma (vedi ad es. l’Handling) in cui sono stati ghettizzati i lavoratori invalidi ed ammalati pronti per essere ‘rottamati’.

 PREPARIAMOCI  ALLA  LOTTA  !

Slai Cobas  Fiat Auto e terziarizzate  -  Pomigliano d’Arco, 17/5/2002

 

home

rubriche

notizie dai cobas

link ad altri siti

archivio