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I risultati


un accordo indecente

[sul rinnovo del contratto nazionale]

6-9-2007


CCNL 2004/2005
Quello che aumenta è soltanto la produttività

Il 30 dicembre 2005 CGIL, CISL, UIL, CISAL e ARAN hanno sottoscritto l’ipotesi di accordo del CCNL 2004/2005. Tale accordo diventerà definitivo solo dopo l’approvazione del Comitato di Settore, del Governo e della Corte dei Conti.
Si conclude così, a biennio praticamente scaduto, la lunga e complessa trattativa per il rinnovo della parte economica del CCNL 2002-2005, che porta nelle tasche dei lavoratori ben pochi soldi a fronte di una richiesta di ulteriori incrementi di produttività e di efficacia dei servizi e di un’inflazione galoppante che va ben al di là dei dati, già preoccupanti, diffusi dall’ISTAT.

Ma vediamo nel dettaglio i contenuti dell’intesa:

Posizione economica

Aumento retribuzione tabellare

Aumento indennità di ente

Aumento complessivo al 31.12.2005

 

dal 1.1.2004

dal 1.2.2005

dal 1.1.2004 dal 1.4.2005
C4-C5 49,87 69,74 4,80 1,50 125,91
C3 45,39 63,49 115,18
C1-C2 41,47 57,99 105,76
B2-B3 37,96 53,09 4,10 1,30 96,45
B1 35,71 49,94 91,05
A2-A3 33,95 47,48 3,00 1,00 85,43
A1 32,15 44,96 81,11

Questi i favolosi aumenti previsti dal contratto nazionale a cui si vanno ad aggiungere € 4,90 (in media) per effetto del conglobamento nello stipendio tabellare del 15% dell’indennità integrativa speciale e ben 12 euro (in media) di aumento sul fondo incentivante, a fronte del quale ci vengono richiesti ulteriori incrementi di produttività e di efficacia dei servizi.

Ci sarebbe da ridere se non fosse tragica la situazione in cui versano migliaia di lavoratori sempre più alle prese con il problema di far quadrare il bilancio familiare di fronte a un’incontrollato aumento di prezzi e tariffe, che spesso non rientrano nel novero dei beni su cui viene calcolata l’inflazione ufficiale.
In questi anni abbiamo infatti assistito a uno smantellamento dello stato sociale che ha via via indirizzato i soldi pubblici verso le strutture private accollando ai cittadini e, soprattutto a lavoratori dipendenti e pensionati, il costo di una serie di servizi sociali (dagli asili nido alle scuole dell’obbligo, dalla sanità ai trasporti).
La disparità tra ricchi e poveri si è acuita sempre più , mentre il 10% delle famiglie italiane possiede più del 50% della ricchezza prodotta nel nostro Paese, interi strati della popolazione (in primo luogo lavoratori dipendenti e pensionati al minimo) fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese.
E’ ora di intraprendere una nuova politica salariale che rompa con gli accordi capestro del luglio ’92 e luglio ’93.
E’ ora di reintrodurre in Italia quel meccanismo automatico di adeguamento dei salari all’inflazione che era la scala mobile e di tornare a lottare per ottenere aumenti contrattuali veri.

Milano, 17.1.2006

SLAI-COBAS INPS

 

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