SLAI Cobas INPS Milano
DDL LAVORO: ADDIO ALL’ART. 18?
Il Senato ha dato via libera definitiva al
disegno di legge collegato sul lavoro che prevede, tra l’altro,
la possibilità di inserire nei contratti collettivi di lavoro o
nel contratto individuale di assunzione l’espressa previsione
del ricorso all’arbitrato in caso di controversie di lavoro, ivi
compreso il licenziamento.
Grazie a questa norma il lavoratore che all’atto dell’assunzione
ha firmato un contratto di lavoro che prevede l’arbitrato non
potrà usufruire in caso di licenziamento delle tutele previste
dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che prevede la
possibilità di riassunzione, nelle aziende con più di 15
dipendenti, qualora il giudice non riconosca la giusta causa
(gravi inadempienze contrattuali del lavoratore) o il
giustificato motivo (condizioni oggettive che determinino la
richiesta di licenziamenti collettivi).
Nell’arbitrato infatti si decide secondo equità e non sulla base
delle leggi vigenti con la conseguenza che datore di lavoro e
lavoratore vengono posti sullo stesso piano senza tener conto
del rapporto di subordinazione e di debolezza in cui si trova il
lavoratore una volta spogliato delle leggi che lo tutelano.
Ed è illusorio pensare che il lavoratore possa, all’atto
dell’assunzione, rifiutarsi di firmare un contratto che prevede
certe clausole soprattutto se la firma di queste viene posta
come condizione per l’assunzione.
Dopo la precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro, le
leggi restrittive sul diritto di sciopero e la facilità di
licenziamento per i dipendenti pubblici introdotta dalla
“Riforma Brunetta” assistiamo ora allo smantellamento degli
ultimi diritti che tutelano i lavoratori del settore privato.
E’ questa la dimostrazione che gli attacchi ai dipendenti
pubblici non erano altro che la premessa a un più generale
attacco ai diritti dei lavoratori e che solo l’unità tra
lavoratori pubblici e privati, tra precari e non, potrà porre un
freno alla deriva dei diritti che sta attraversando tutto il
mondo del lavoro.
8.3.2010
SLAI-COBAS INPS
Lettera aperta ai cittadini, ai lavoratori, agli utenti
Come lavoratori del pubblico impiego siamo
indignati per l’infamante campagna di stampa cui siamo stati
sottoposti dal Ministro Brunetta e dagli organi di stampa.
Una campagna mediatica costruita ad arte per distrarre
l’opinione pubblica dal vero scopo del governo: ridurre i
diritti dei lavoratori (pubblici e privati), ridimensionare il
ruolo dello stato sociale attraverso pesanti tagli ai servizi
pubblici, ridurre il più possibile le attività di controllo da
parte della pubblica amministrazione, lasciando il campo libero
all’evasione fiscale e contributiva e alla violazione delle
norme che riguardano la sicurezza sul lavoro.
Ciò che i cittadini, i lavoratori e gli utenti del servizio
pubblico devono sapere è che il decreto 112/08 (convertito nella
legge 133/08) e i provvedimenti sulla scuola:
non colpiscono solo i diritti dei lavoratori pubblici
ma colpiscono lo stato sociale attraverso tagli indiscriminati ai servizi e alle attività di ispezione e controllo, che mettono in pericolo la tenuta del servizio pubblico e il rispetto delle leggi dello Stato.
La drastica riduzione degli organici (nel
2009 sarà sostituito solo il 10% del personale che andrà in
pensione), il taglio del salario accessorio dei lavoratori
pubblici (proprio quello che era legato al raggiungimento di
obiettivi di efficienza e qualità del servizio), l’abolizione di
una serie di attività di controllo (ad es. quelle sulle
certificazioni ambientali), il ritorno al maestro unico nelle
scuole elementari (che taglia migliaia di posti di lavoro,
abbassa la qualità della scuola pubblica e mette a rischio il
tempo pieno), la trasformazione delle università in fondazioni,
sono tutti provvedimenti che vanno nella direzione di un
peggioramento del servizio pubblico.
Ma chi pagherà i costi di questa operazione se non i cittadini
che saranno costretti a rivolgersi ai privati per ottenere dei
servizi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato?
Ma il carattere antipopolare dell’attività di governo emerge
anche dal progetto di legge che vuole porre mano, per l’ennesima
volta, al sistema pensionistico prevedendo il passaggio per
tutti al sistema contributivo e un nuovo allungamento dell’età
lavorativa.
Al di là del facile populismo e delle battute di spirito di
qualche ministro la realtà è quella di un governo che non vuole
affrontare l’emergenza salariale di lavoratori e pensionati,
taglia i servizi e le pensioni, privatizza i profitti e
collettivizza le perdite (come ci insegna la triste vicenda
Alitalia di questi giorni).
QUINDI SCUSATECI, MA SIAMO COSTRETTI A CREARE QUALCHE DISAGIO
OGGI PER NON CHIUDERE PER SEMPRE DOMANI.
I lavoratori e la RSU della sede INPS di MILANO-NORD
settembre 2008
VERSO LO SMANTELLAMENTO DELLA P.A.
IL D.L.112/2008 NON COLPISCE SOLO I DIRITTI DEI LAVORATORI
10-7-2008
Elezioni RSU 2007
[sul rinnovo del contratto nazionale]
6-9-2007
CCNL 2004/2005
Quello che aumenta è soltanto la produttività
Il 30 dicembre 2005 CGIL, CISL, UIL, CISAL e ARAN hanno sottoscritto
l’ipotesi di accordo del CCNL 2004/2005. Tale accordo diventerà
definitivo solo dopo l’approvazione del Comitato di Settore, del Governo
e della Corte dei Conti.
Si conclude così, a biennio praticamente scaduto, la lunga e complessa
trattativa per il rinnovo della parte economica del CCNL 2002-2005, che
porta nelle tasche dei lavoratori ben pochi soldi a fronte di una
richiesta di ulteriori incrementi di produttività e di efficacia dei
servizi e di un’inflazione galoppante che va ben al di là dei
dati, già preoccupanti, diffusi dall’ISTAT.
Ma vediamo nel dettaglio i contenuti dell’intesa:
|
Posizione economica |
Aumento retribuzione tabellare |
Aumento indennità di ente |
Aumento complessivo al 31.12.2005 |
||
|
dal 1.1.2004 |
dal 1.2.2005 |
dal 1.1.2004 | dal 1.4.2005 | ||
| C4-C5 | 49,87 | 69,74 | 4,80 | 1,50 | 125,91 |
| C3 | 45,39 | 63,49 | 115,18 | ||
| C1-C2 | 41,47 | 57,99 | 105,76 | ||
| B2-B3 | 37,96 | 53,09 | 4,10 | 1,30 | 96,45 |
| B1 | 35,71 | 49,94 | 91,05 | ||
| A2-A3 | 33,95 | 47,48 | 3,00 | 1,00 | 85,43 |
| A1 | 32,15 | 44,96 | 81,11 | ||
Questi i favolosi aumenti previsti dal contratto nazionale a cui si
vanno ad aggiungere € 4,90 (in media) per effetto del conglobamento
nello stipendio tabellare del 15% dell’indennità integrativa speciale e
ben 12 euro (in media) di aumento sul fondo incentivante, a fronte
del quale ci vengono richiesti ulteriori incrementi di produttività e di
efficacia dei servizi.
Ci sarebbe da ridere se non fosse tragica la situazione in cui versano
migliaia di lavoratori sempre più alle prese con il problema di
far quadrare il bilancio familiare di fronte a un’incontrollato aumento
di prezzi e tariffe, che spesso non rientrano nel novero dei
beni su cui viene calcolata l’inflazione ufficiale.
In questi anni abbiamo infatti assistito a uno smantellamento
dello stato sociale che ha via via indirizzato i soldi pubblici verso le
strutture private accollando ai cittadini e, soprattutto a lavoratori
dipendenti e pensionati, il costo di una serie di servizi sociali
(dagli asili nido alle scuole dell’obbligo, dalla sanità ai trasporti).
La disparità tra ricchi e poveri si è acuita sempre più , mentre il 10%
delle famiglie italiane possiede più del 50% della ricchezza prodotta
nel nostro Paese, interi strati della popolazione (in primo luogo
lavoratori dipendenti e pensionati al minimo) fanno sempre più fatica ad
arrivare alla fine del mese.
E’ ora di intraprendere una nuova politica salariale che rompa con
gli accordi capestro del luglio ’92 e luglio ’93.
E’ ora di reintrodurre in Italia quel meccanismo
automatico di adeguamento dei salari all’inflazione che era la
scala mobile e di tornare a lottare per ottenere aumenti
contrattuali veri.
Milano, 17.1.2006
SLAI-COBAS INPS