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NO ALLA GUERRA!

 

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PER IL RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE
PER LA CHIUSURA DI TUTTE LE BASI

Se qualcuno si era illuso che con il nuovo governo di centrosinistra ci sarebbe stato un cambiamento di rotta, non è occorso molto tempo per doversi ricredere di fronte alle politiche sociali, economiche e belliche messe in atto.
Da subito abbiamo cominciato a subire le conseguenze negative delle politiche sui contratti e sulla precarietà del lavoro, sulla scuola e la sanità, sulle pensioni e sul trattamento di fine rapporto, sul territorio e le grandi opere, che si accompagnano, ancora oggi come ieri, a quelle sulle missioni all ' estero e sulle basi militari.
Anzi la continuità sostanziale con il precedente governo, già evidente in tutti questi settori, presenta addirittura un peggioramento se si guarda, per esempio, a quanto di innovativo contiene la finanziaria nel campo delle spese militari – per la prima volta viene creato un fondo per le missioni di un miliardo di euro all ' anno e si aumenta il budget complessivo di queste spese portandolo a 21 miliardi – e se si guarda, senza il fumo negli occhi delle "coperture" fornite dall ' ONU, alle motivazioni profonde d ' ogni missione militare, compresa quella del Libano.
Le decisioni di questo governo, proprio in ambito militare, sono state dunque il nuovo intervento in Libano, il raddoppio della base USA a Vicenza e, ultimo in ordine di tempo, il rifinanziamento della missione in Afghanistan, avvenuto, per giunta, senza necessità numerica dei contributi parlamentari pure offerti dal centrodestra.

Il movimento contro la nuova base USA di Vicenza ha segnato con le due straordinarie manifestazioni del 2 dicembre e del 17 febbraio una svolta contro le politiche belliche del governo e riaperto il terreno di una possibile stagione di lotte che voglia rompere la complicità dell ' Italia con la guerra permanente.

Il territorio del nostro paese è costellato di basi militari italiane, statunitensi e Nato dove vengono addestrate e da cui partono le truppe per i vari teatri di guerra.
Alcune di queste si trovano a pochi chilometri di distanza dall ' aeroporto milanese di Malpensa, in un territorio compreso tra Bellinzago Novarese e Solbiate Olona, e l ' aeroporto militare di Càmeri.
Esse costituiscono un complesso coordinato per rifornire la logistica (carburante, trasporto di truppe e di mezzi) per l ' impiego nelle varie zone di guerra.
Il 7 gennaio di questo anno il governo Prodi ha firmato l-impegno per l’assemblaggio dei cacciabombardieri F35 di progettazione USA in Italia, all’aereoporto di Càmeri vicino Novara, dove da tempo viene effettuata la manutenzione dei cacciabombardieri Tornado ed Eurofighter, per rifornire l’area Nato europea. Gli F35 sono cacciabombardieri stealth, cioè invisibili, di quinta generazione, perfette macchine d ' attacco al suolo, che, se necessario, possono pure trasportare armi nucleari, di cui l’Italia si è impegnata ad acquistare almeno 100 esemplari, per una spesa complessiva che supererà i 15 miliardi di euro: come una intera finanziaria…
Aerei invisibili, in prova, a cinquanta secondi di volo dal maggiore aeroporto milanese…

Contro questo progetto, contro tutte le basi
Manifestazione a Novara il 19 maggio
Concentramento alla stazione ferroviaria di Novara alle ore 15
Da Milano: appuntamento stazione Porta Garibaldi PASSANTE ore 13.00

Coordinamento milanese contro la guerra
Confederazione Cobas, Slai Cobas , USI Sanità, Federazione Anarchica Milanese, Movimento per il Partito comunista dei lavoratori - sezioni di Milano, Brianza e Lodigiano, CSA Vittoria, Rete dei Comunisti, Circolo dei Malfattori, Gruppo Libertario di Casatenovo, Pagine Marxiste, associazione Le Radici e Le Ali, CUB Lorenteggio, Circolo Zabriskie Point di Novara, Comitato bergamasco per il ritiro delle truppe

Milano 14/5/2007


NO ALLE BASI MILITARI, CONTRO LA GUERRA
RITIRO IMMEDIATO DI TUTTE LE TRUPPE

 


No alla nuova base USA a Vicenza!
Fermiamo la macchina bellica!

Volantino del
COORDINAMENTO MILANESE CONTRO LA GUERRA
con le iniziative dal 10 al 14 febbraio e la manifestazione di Vicenza del 17 febbraio


Al Comitato NO DAL MOLIN

Lo Slai Cobas aderisce e parteciperà alla manifestazione internazionale del 17 febbraio a Vicenza contro la guerra e le basi di guerra.

Il coordinamento nazionale dello Slai Cobas, riunito a Roma il 21 gennaio, ha deciso di aderire all’iniziativa, non solo perchè appoggia la lotta contro l’allargamento della base militare USA a Vicenza, ma perchè individua in questa scelta una prosecuzione delle politiche di guerra, con un filo unico di continuità dal governo Berlusconi al governo Prodi.

L’allargamento della base a Vicenza, il ridislocamento delle truppe Nato in funzione di “rapido intervento” verso le regioni mediorientali e l’Africa, le missioni di guerra in Afghanistan, Iraq, Libano, ecc., le guerre “umanitarie” e per “la democrazia” con o senza la benedizione dell’ONU, ... sono altrettanti tasselli di una politica di guerra che i paesi capitalisti occidentali, più o meno alleati a seconda dei casi, combattono per il controllo del mondo e per la difesa e rilancio dei propri profitti, con la scusa della lotta a un terrorismo che spesso hanno prima foraggiato e incoraggiato.

Politiche di guerra che sono strettamente legate alla continua guerra contro i lavoratori nel “fronte interno” dei paesi capitalisti avanzati. I lavoratori, infatti pagano due volte le avventure militari dei loro padroni: una volta in senso letterale con l’aumento delle spese militari (vedi la recente Finanziaria), e un’altra in senso politico quando si tenta di coinvolgerli nel sostegno di queste avventure militari in nome della democrazia e della civiltà, che sono perennemente negati nei posti di lavoro anche nei paesi occidentali.

Dietro la scusa ridicola di rispettare gli impegni presi con gli “alleati” dal precedente governo di centro destra, l’attuale governo di centro sinistra prosegue nella medesima politica e contribuisce anch’esso a incrementare la spirale di guerra e distruzione in tutto il mondo.

Scenderemo in piazza con voi contro l’allargamento della base USA a Vicenza e per il ritiro immediato e senza condizioni di tutte le missioni italiane all’estero, a cominciare da quella in Afghanistan, che sta per essere riconfermata col voto congiunto di buona parte del centro sinistra e del centro destra.

Milano, 28.1.2007

Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale


MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 30 SETTEMBRE 2006 ore 15 - (P.della Repubblica)

Il Forum Sociale Europeo di Atene ha deciso come principale obiettivo di mobilitazione europea la lotta contro la guerra globale e permanente scatenata dagli USA e dai loro alleati, stabilendo una settimana di iniziative in tutta Europa dal 23 al 30 settembre.

  • Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra

  • No alla missione militare ONU in Libano

  • Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA

  • Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche

  • Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA

  • Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno, afgano

  • No alla campagna anti-islamica

  • Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento dimissioni militari e armamenti

Le adesioni finora arrivate alla manifestazione del 30 settembre:
Rete Artisti contro le guerre
Medicina Democratica
SLAI-Cobas
Legittima Difesa
International Solidariety Mouvment
Islamic Anti-Defamation League
Linea proletaria
CARC nazionale e federazione romana
Collettivo Iqbal Masih (Lecce)
Comitato contro la guerra (Valle del Sacco, FR)
Casa della Pace (Roma)
Utopia Concreta (Brescia)
Slai Cobas (Alfa di Pomigliano D'Arco, NA)
Associazione Punto Rosso (Fermo)
Redazione di Vìs a Vìs Comitato 28 Giugno (Roma)
Centro Popolare Autogestito (Firenze)
Circolo Arci "Agorà" (Pisa)
Coordinamento toscano di solidarietà con la Palestina Collettivo Rinascita (Sarno)
Associazione Pianeta Futuro (Pisa)
Associazione Giovane Talpa (Milano)
Area Antagonista Campania Centro Sociale ASK (Palermo)
Collettivo Internazionalista (Napoli)
Comitato di Quartiere Alberone (Roma)
Comitati contro la guerra (Milano)
Coordinamento Palestina (Milano)
Università in lotta (Palermo)
Comitato con la Palestina nel cuore (Roma)
Coordinamento RdB Ministero delle Finanze
Redazione di Teoria e Prassi
Spazio Antagonista Newroz (Pisa)
Università Antagonista (Pisa)
Associazione Liberazione (Mantova)

COMITATO 30 SETTEMBRE

Per info e adesioni:
romanowar30settembre@libero.it


19 marzo 2005

giornata internazionale contro la guerra


20 marzo 2004: un anno di guerra in Iraq

manifestazioni di protesta in tutto il mondo


Comunicato stampa

Illegittima è la guerra, non lo sciopero dei sindacati di base

Riesce in tutta Italia lo sciopero contro la guerra indetto da tutto il sindacalismo di base. Manifestazioni, picchetti, presidi, astensioni dal lavoro hanno segnato la giornata. Il corteo milanese ha occupato per circa un’ora i binari della stazione centrale.

Tutto questo nonostante il tentativo di delegittimare e impedire lo sciopero portato avanti dal governo, dalla Commissione di Garanzia e da numerose aziende private e pubbliche, come l’ATM di Milano, che addirittura ha fatto pubblicare sulla stampa milanese un comunicato con cui dichiarava “illegittimo” lo sciopero, dopo avere diffuso questa “interpretazione” per l’intera giornata di ieri dagli altoplarlanti delle metropolitane e dei bus, dopo avere intimidito tutti i conducenti, diffuso un ordine di servizio illegittimo con cui obbligava i lavoratori che avessero scioperato a presentarsi nei depositi mezz’ora prima della fine dello sciopero e addirittura ipotizzato che lo sciopero potesse creare problemi di ordine pubblico per l’utenza dei trasporti e il personale non scioperante.

Questa giornata di lotta, che riprende e rilancia le mobilitazioni spontanee del 20 marzo, fa entrare il rifiuto della guerra nei posti di lavoro. Un passaggio necessario per ampliare il fronte di lotta contro la guerra imperialista, saldandolo con l’opposizione all’attacco contro i lavoratori, che utilizza anche l’impatto mediatico della guerra per approvare nuove leggi di precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro,  e per tagliare nuovamente le pensioni (TFR che maturerà versato obbligatoriamente nei fondi pensione).

Una giornata di lotta che non si voleva, ma che c’è stata, nonostante la repressione aziendale che colpisce numerosi lavoratori, “rei” di opporsi nei posti di lavoro. Come Stefano Musacchio, RSU Slai Cobas, licenziato per avere esposto una bandiera della pace allo stabilimento Fiat di Termoli; ancora prima tre lavoratori della Fiat di Melfi (un RSU dello Slai Cobas e due della Fiom CGIL), colpevoli di essere operai che non si sono piegati alla disciplina da galera che vige nello stabilimento; infine oggi l’avvio del procedimento disciplinare (anticamera del licenziamento) nei confronti di Domenico Mignano, RSU Slai Cobas della Fiat di Pomigliano. Provvedimenti tutti strumentali, finalizzati a far fuori dai posti di lavoro chi si organizza per difendere le proprie condizioni di lavoro, in attesa che sia abolito l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Chiudiamo ricordando che una delle giustificazioni di questa guerra è il disarmo dell’Iraq. In questi giorni il parlamento ha approvato la liberalizzazione del commercio d’armi, cancellando la legislazione restrittiva precedente. 

Milano, 2 aprile 2003

Slai Cobas Milano


Comunicato stampa

Sciopero generale dei sindacati di base:

Fiat Pomigliano: parcheggi vuoti e catene di montaggio ferme - 90% di adesione allo sciopero dello Slai Cobas

Con la presenza dei delegati sindacali dei Cobas licenziati alla Fiat Powertrain di Termoli (Stefano Musacchio ‘reo’ di aver esposto la bandiera della pace alla portineria della fabbrica) e Michele Romano (della Fiat Sata di Melfi) si è svolta stamattina la manifestazione all’ingresso principale della Fiat Auto di Pomigliano:

 “contro la guerra ai lavoratori, contro i licenziamenti in Fiat, contro la guerra all’Iraq”.

L’iniziativa, che ha registrato il 90% di adesioni al 1° turno e quello centrale, ha paralizzato gli impianti. Gli 8.000 lavoratori della Fiat e delle aziende collegate di Pomigliano d’Arco che già bloccarono in massa lo scorso 14 marzo la produzione per l’intera giornata hanno oggi ancora ribadito “la volontà di collegare la lotta contro i licenziamenti ed il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica al consapevole rifiuto della sporca guerra preventiva degli USA che sta massacrando per mere ragioni di ‘business & dominio’ il Popolo Iracheno”.

Non a caso, col ripetuto e provocatorio slogan: “ Saddam-Saddam: facce sunnà ! ” gli operai hanno inteso affermare che l’unica guerra giusta è quella dell’Iraq: quella di un intero popolo in armi che si ribella all’invasore impedendo il sogno imperiale americano che Bush vorrebbe imporre con le armi a tutto il mondo. Dopo la strenua resistenza incontrata sarà difficile per gli USA continuare le altre guerre già programmate nell’intera regione.  

La grande riuscita dello sciopero testimonia inoltre la chiara volontà dei lavoratori  di ‘rispedire al mittente’ il tentativo aziendale di licenziare Domenico Mignano, uno dei delegati tra i più rappresentativi tra i lavoratori. Sulla  vicenda lo Slai Cobas presenterà oggi stesso una denuncia-querela in Procura supportata da decine di testimonianze operaie a prova dell’infondatezza e della strumentalità del procedimento disciplinare attivato dall’ azienda.

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate  -  Pomigliano d’Arco, 2/4/2003


Comunicato stampa

sciopero generale dei sindacati di base:

è rivolta operaia a Pomigliano

fabbrica ferma anche al 2° turno

contro Bush e l’impero americano

contro i licenziamenti in Fiat

Straordinaria la partecipazione operaia allo sciopero (80% complessivo  nei 2 turni di lavoro) indetto dallo Slai Cobas  contro i licenziamenti in Fiat e le “politiche di bombe & business” individuate dai lavoratori come le uniche e vere ragioni del <nuovo sogno imperiale americano> e di una criminale guerra di conquista che sta letteralmente massacrando la popolazione civile irachena.

Soddisfazione esprime inoltre lo Slai Cobas per la massiccia adesione dei lavoratori, in tutta Italia, allo sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base.

Slai Cobas - Coordinamento Provinciale di Napoli - 2/4/2003



COMUNICATO STAMPA

 

LA COMMISSIONE DI GARANZIA VUOLE BLOCCARE LO SCIOPERO GENERALE

 

Intollerabile provocazione della “Commissione di garanzia sul diritto di sciopero” contro lo sciopero generale del 2 aprile indetto dal sindacalismo di base per fermare la guerra.

 

Alle cinque organizzazioni di base CUB, COBAS, SIN COBAS, SLAI COBAS, USI che hanno proclamato lo sciopero generale del 2 aprile ieri sera è arrivata una breve nota a firma del neo Presidente della Commissione di garanzia sul diritto di sciopero, Martone,  con cui, facendo riferimento ad una precedente Delibera della stessa, si impediva di fatto lo sciopero nei servizi soggetti alla Legge 146/90 (praticamente tutta la pubblica amministrazione, la scuola, i trasporti ecc.). MA IN REALTA’ LA DELIBERA CITATA NON ESISTE!!!

CUB, COBAS, SIN COBAS, SLAI COBAS, USI la considerano una vera e propria provocazione, un maldestro tentativo di impedire che i lavoratori scioperino per fermare la guerra. Una dimostrazione lampante che si tenta di strumentalizzare il clima di guerra per imporre una compressione dei diritti e degli spazi di libertà.

 

Quella che il presidente Martone spaccia per una delibera altro non è che un avviso emesso dalla Commissione a seguito di una audizione del dicembre 2001 con Cgil, Cisl e Uil e pertanto non ha alcun valore prescrittivo, né può in alcun modo essere assimilato ad una delibera.

 

E’ quindi evidente che Martone piega a suo piacimento la Legge sul diritto di sciopero con lo smaccato intendimento di impedire iniziative di sciopero contro la guerra.

 

CUB, COBAS, SIN COBAS, SLAI COBAS USI non intendono assolutamente rinunciare allo SCIOPERO GENERALE del 2 aprile e invitano tutti i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti, le Rsu e i movimenti contro la guerra a partecipare in massa alle numerose manifestazioni promosse in tutte le principali città Italiane anche per dare una netta risposta a chi vuole far scomparire lo sciopero dallo scenario dei diritti dei lavoratori italiani.

 

 

CUB, COBAS, SIN COBAS, SLAI COBAS, USI

 

Milano, 28 marzo 2003


Fermiamoci per fermare la Guerra

Sciopero generale

mercoledì 2 aprile intera giornata

MANIFESTAZIONE A VARESE

Concentramento nel Piazzale delle Ferrovie Nord alle ore 9.00

 

Lo sciopero generale è un’arma importante che hanno i lavoratori, perciò va impiegata in questo frangente terribile in cui la follia bellicista dei potenti della terra disegna uno scenario di morte, distruzione e miseria per tanta parte dell’umanità.

 

Gli USA di Bush hanno scatenato la guerra contro l’Iraq. Il servile governo Berlusconi ha già autorizzato il sorvolo dello spazio aereo e l’uso delle basi da parte dei militari USA.

 

La guerra di aggressione preventiva di Bush-Blair ha il vero scopo di mettere le mani sul petrolio iracheno, assoggettando al controllo della superpotenza USA un territorio strategicamente importante, rilanciando l’economia di guerra per evitare quella recessione in cui stanno sprofondando le economie neoliberiste.

 

Questa guerra rischia di incendiare tutto il Medioriente,  allargando il conflitto a vaste zone del pianeta.

 

Abbiamo tutto da perdere da una guerra che provocherà nel nostro paese il dilagare del virus nazionalista e razzista, il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, ulteriori attacchi ai nostri diritti, la chiusura degli spazi di democrazia.

 

Il sindacalismo di base, nel sottolineare il valore fondamentale della pace e della solidarietà tra i popoli, invita tutto il mondo del lavoro a mantenere alta anche nei prossimi giorni la mobilitazione contro la guerra appoggiando tutte le iniziative locali e nazionali tese a fermare la guerra.

 

Facciamo appello a tutti i lavoratori, alle RSU di tutti i luoghi di lavoro, agli studenti, per una compatta partecipazione allo

 

SCIOPERO GENERALE

 

SLAI COBAS  - CUB/RdB – COBAS SCUOLA

 

Alla fine della guerra tra i vinti faceva la fame la povera gente, tra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente” (B. Brecht).


contro la guerra sciopero generale


FERMIAMO LA GUERRA!

            La macchina da guerra degli Stati Uniti e della Gran Bretagna ha infine scatenato la sua devastante azione contro l'Iraq, con lo scopo dichiarato di rovesciarne il regime, preparare il terreno all'occupazione militare e instaurare un protettorato USA. Da ieri, il più micidiale apparato bellico esistente sul pianeta - dotato, esso sì, delle più sofisticate armi di distruzione di massa - sta macellando la popolazione irachena, terminando l'opera che dodici anni di embargo e i continui bombardamenti sulle due no fly zone hanno già portato a buon punto.

            Per l'imperialismo americano si tratta non solo di mettere le mani direttamente sul petrolio iracheno, ma di rafforzare il controllo sul Medio Oriente e conquistare un'area che, unitamente all'Afghanistan, permetterà agli USA una larga capacità d'azione verso l'intera Asia.

            Contemporaneamente, l'amministrazione Bush gioca la carta militare per stroncare sul nascere ogni velleità di costruire un blocco imperialistico europeo incentrato sull'euro, capace, in prospettiva, di contrastare la leadership mondiale americana.

            Le resistenze della "vecchia Europa", coagulatasi attorno al ritrovato asse franco-tedesco e in grado, al momento, di attrarre nell'orbita della propria azione politica e diplomatica Russia e Cina, sono così ad un tempo la sanzione che il vecchio ordine mondiale è definitivamente tramontato e l'annuncio che il nuovo non  si farà certo strada pacificamente, bensì attraverso sconvolgimenti sempre più violenti degli assetti imperialistici, dei quali gli attuali sono solo la premessa.

            Il proletariato non può rimanere ostaggio degli scontri fra imperialismi rivali, che la crisi capitalistica e le convulsioni del mercato mondiale alimentano sempre più. Esso deve riconoscere il proprio nemico innanzitutto in casa propria: è il "nostro" capitalismo, sono le "nostre" classi dominanti che dobbiamo imparare a combattere in una lotta senza quartiere, denunciandone e contrastandone l'azione sia in campo internazionale che sul piano interno. La guerra è infatti solo l'altra faccia dell'attacco alle condizioni di vita che i padroni conducono quotidianamente contro i lavoratori e tutti i proletari: entrambi hanno la loro radice nei rapporti capitalistici e scaturiscono dalla necessità delle classi dominanti di far fronte alla crisi del proprio sistema sociale e al venir meno dei vecchi equilibri fra le grandi potenze, inasprendo lo sfruttamento e la sottomissione politica del proletariato. Per questo la guerra stessa non si può fermare con il pacifismo, fosse anche il più "radicale", quello cioè di chi non ammette eccezioni di sorta. Occorre invece sviluppare la lotta di classe contro il capitale, non limitandosi a fronteggiare le conseguenze dello sfruttamento, ma riaffermando, non solo a parole e quotidianamente, che siamo contro la pace dei padroni perchè questa ci impone un modello di vita che fonda la ricchezza di pochi sullo sfruttamento dei proletari, sulla mercificazione di ogni aspetto della vita sociale, sulla repressione di qualsiasi forma di resistenza all'ordine dominante, sulla morte, causata dalla fame come dalle armi, di gran parte della popolazione del pianeta.

Portare avanti l'organizzazione del proletariato sul terreno della difesa intransigente dei propri interessi - Lottare per la difesa degli spazi di agibilità politica per tutti, a fianco degli immigrati, contro ogni tentativo di criminalizzazione -  Sostenere tutte le iniziative che si oppongono coerentemente alla guerra, a cominciare dalla costruzione dello sciopero generale (che indicativamente lo Slai-Cobas, CUB, RdB, USI indicono per mercoledì26-3-2003).

Con gli iracheni martoriati da anni di dittatura ed ora, di nuovo, sotto una pioggia di fuoco, con i palestinesi ed i curdi, ugualmente colpiti da questo nuovo conflitto. Avanti con la lotta per fermare la guerra, contro il Governo italiano complice attivo del massacro della popolazione irachena.

Onore al compagno Davide militante della nostra comune lotta anticapitalista, caduto per mano di un criminale fascista.

COMITATO IMMIGRATI D’INTERVENTO AL MERCATO DI SAN DONATO (ci incontriamo ogni venerdì ore 21, Vle.Liguria 49)

21-03-2003


COMUNICATO STAMPA

 

La Commissione di garanzia vuole bloccare lo sciopero contro la guerra indetto dal sindacalismo di base ed autorganizzato, previsto allo scoppio dell'aggressione dell'Iraq.

La Commissione non ritiene valida l'interpretazione data dal sindacalismo di base nel telegramma dell'11/3/03 del comma 7 articolo 2 della Legge 146/90 e seguenti modificazioni :

"... ritengono che la partecipazione diretta decisa dal Governo Italiano alla guerra contro l'Iraq messa a disposizione di basi militari, autorizzazione al sorvolo del territorio nazionale, partecipazione di piloti italiani ad azioni di sorvolo dello spazio aereo iracheno, messa a

disposizione di strutture logistiche, treni, porti aeroporti, per il trasbordo di mezzi bellici e personale militare statunitense ecc. - metta in pericolo l'ordine Costituzionale e che l'evento bellico sia lesivo dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori."

 

E' un atto per bloccare lo sciopero e il movimento contro la guerra, sempre più vasto e ampio in Italia e all'estero. Un atto che probabilmente trova una spiegazione anche nel fatto che oggi lo stabilimento Fiat di Pomigliano è bloccato da uno sciopero contro la guerra, dimostrando l'estensione della lotta anche nei posti di lavoro.

 

Chiediamo a tutti di denunciare questo atto gravissimo, finalizzato a tagliare fuori dalle agitazioni tutti i settori di lavoratori sottoposti

alla legge antisciopero 146.

E' sempre più evidente l'aria di regime del governo Berlusconi e la chiarissima volontà politica di ridurre sempre più la libertà di sciopero.

 

14/3/03

 

Slai Cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale


LA VOLEVANO A TUTTI I COSTI

GIUSTIFICANDOLA CON LE LORO MENZOGNE

 

E’ una guerra contro un tiranno e per portare la democrazia

Ma tutti sappiamo che qualunque governante (dittatore o eletto) può fare il tiranno a una sola condizione :  che sia utile agli USA. Marcos nelle Filippine, Suharto in Indonesia, Reza Pahlevi in Iran, Somoza in Nicaragua, Batista a Cuba, Trujillo a Santo Domingo, Pinochet in Cile, Mobuto in Congo-Zaire, Karimov in Uzbekistan, Musharraf in Pakistan, Putin in Cecenia ealtri  in tante altre nazioni ( Salvador, Guatemala ... ) hanno violato costantemente i diritti umani, organizzato golpe e squadroni della morte, massacrato gli oppositori, chiuso parlamenti, ....  senza nessuna condanna. Anzi spesso ricevendo sostegno.

 

E’ una guerra contro le armi di distruzione di massa

Arsenali atomici e armi chimiche ( = armi di distruzione di massa) sono concesse solo ai potenti. Che si sono sempre opposti (Usa in testa) a ispezioni multinazionali che controllino anche le loro. Israele è l’unico stato mediorientale cui sono concesse. Agli altri stati del sud  del mondo viene concesso di usarle solo quando fanno comodo agli interessi occidentale. Allo stesso Saddam, ai tempi utili contro l’Iran, fu tacitamente concesso di ricevere e usare armi chimiche.

 

E’ una guerra contro uno Stato che non ha rispettato le disposizioni dell’Onu 

Dal 1968 undici Paesi - Israele, Turchia, Marocco, Croazia, Sudan e molti altri - hanno trasgredito impunemente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Sono in tutto 106 le risoluzioni finora violate da numerosi stati.  Solo Israele ha finora ignorato ben 68 risoluzioni Onu.

 

E’ una guerra contro il terrorismo

Se si vuole porre termine al terrorismo, bisogna rimuovere la cause che lo innescano. Imitando Sharon, gli Usa pensano di estinguerlo massacrando le popolazioni e disseminando nel mondo morte, distruzione, miseria e sfruttamento. Innescando così un odio sempre più diffuso verso chi presume di dominare il mondo con il proprio strapotere militare e tecnologico.

 

Il vero scopo di questa guerra noi LO ABBIAMO CAPITO

Il Medio Oriente è la regione cruciale per la strategia di potenza globale che gli Usa vogliono imporre. Il controllo del petrolio e della regione attraverso la loro forza militare si tradurrà in un più forte potere politico, economico e militare su scala globale. Rendendo il crescente potere economico della Cina, così come quello di Europa e Giappone, sempre più dipendente e controllato da loro.Per questo, dopo l’Afghanistan, oggi tocca all’Iraq. E domani ad altri ancora.

Questa è la guerra infinita a cui ci vogliono condannare.

 

I lavoratori, gli operai, i proletari, la grande maggioranza dell’umanità, in ogni parte del mondo, non hanno nulla di che guadagnare da questa guerra. E’ una guerra condotta anche contro di loro ! E’ una guerra sferrata  per garantire la continuità di questo sistema sociale che costringe alla fame più di 800 milioni di persone, che ne fa morire centinaia di migliaia ogni anno per fame, guerre, malattie, carestie, lavoro. E mira a intensificare lo sfruttamento su scala planetaria. Questo sistema qui da noi licenzia operai e aumenta ritmi e orari per quelli che rimangono, privatizza servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti ... ), cancella ogni diritto nei posti di lavoro compreso quello di sciopero, schiavizza gli immigrati, distrugge le pensioni, istituzionalizza l’intermediazione di manodopera, liberalizza le frantumazioni aziendali, introduce il lavoro a chiamata e continua a inventare misure che precarizzano sempre di più l’esistenza di tutti i lavoratori e distrugge la loro collettiva forza di difendersi.

 

SCIOPERO GENERALE SUBITO

Slai Cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale


Il Sindacalismo di Base chiama ad una forte mobilitazione nei luoghi di lavoro contro la Guerra e decide lo Sciopero Generale.

 

Il Sindacalismo di Base:

Milano 11-3-03

 

Slai Cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale


sabato 15 marzo ore 9 a Milano

attivo pubblico

dei lavoratori dello SLAI Cobas su guerra, lavoro e immigrazione


Lavoratori e sindacati USA contro la guerra all'IRAQ

Pubblichiamo una risoluzione di sindacati statunitensi, riuniti nella rete "US Labor Against the War" 

(sito: http://www.uslaboragainstwar.org ; posta elettronica: info@uslaboragainstwar.org ).

La risoluzione è stata votata l'11 gennaio a Chicago al "Convegno nazionale delle Organizzazioni sindacali e dei dirigenti sindacali che si oppongono alla guerra statunitense in Iraq". 

Erano presenti oltre 100 rappresentanti di consigli del lavoro centrali, di comitati sindacali creati appositamente contro la guerra, e di sindacati locali di tutto il paese, esponenti dei sindacati AFSCME, AFT, ILWU, SEIU, TEAMSTERS, HERE, e della UAW. 

Queste organizzazioni si sono incontrate per discutere una strategia comune contro la marcia del Governo statunitense verso la guerra.

RISOLUZIONE: "AFFERMIAMO L'IMPEGNO DEL MOVIMENTO SINDACALE DEGLI STATI UNITI CONTRO LA GUERRA"

Dal momento che più di 100 sindacalisti di 76 strutture sindacali locali, regionali e nazionali, consigli del lavoro centrali e altre organizzazioni di lavoratori, in rappresentanza di oltre 2 milioni di iscritti, si sono riuniti a Chicago per un incontro senza precedenti per discutere di ciò che ci riguarda relativamente alla minaccia di guerra dell'amministrazione Bush; 

Dal momento che gli iscritti e i dirigenti dei sindacati hanno la responsabilità di informare tutti i lavoratori e le lavoratrici sui temi che riguardano le loro vite, lavoro e famiglie, e di essere ascoltati nel dibattito nazionale su queste questioni; 

Dal momento che le principali vittime di qualsiasi azione militare in Iraq saranno figli e figlie delle famiglie della classe lavoratrice in servizio militare costretti così a subirne il danno, e innocenti civili iracheni che già tanto hanno sofferto; 

Dal momento che non abbiamo alcun contenzioso con donne,uomini, bambini della classe lavoratrice in Iraq né in qualsiasi altro paese;

Dal momento che i miliardi di dollari destinati e spesi per questa guerra vengono sottratti alle nostre scuole, ospedali case e sicurezza sociale; 

Dal momento che la guerra è un pretesto per attaccare i diritti del lavoro, civili, dei migranti, i diritti umani nel nostro paese; 

Dal momento che la strada intrapresa da Bush per la guerra serve da copertura e distrazione nei confronti dell'economia che affonda, della corruzione delle multinazionali e dei licenziamenti;

Dal momento che quest'azione militare è in realtà destinata ad aumentare atti terroristici di ritorsione;

Dal momento che non c'è alcun legame convincente tra Iraq e Al Qaeda e gli attentati dell'11 settembre, e né l'amministrazione Bush, né le ispezioni delle Nazioni unite hanno dimostrato che l'Iraq rappresenta una effettiva minaccia per gli americani; 

Dal momento che l'azione militare Usa contro l'Iraq minaccia la soluzione pacifica di controversie tra Stati, attentando alla sicurezza e alla salvezza del mondo intero, inclusi gli americani;

Dal momento che il movimento sindacale ha avuto un ruolo storico nella lotta per la giustizia;

In considerazione di tutto ciò, noi qui riuniti diamo vita al "US Labor against the War (Uslaw)" e decidiamo che Uslaw si oppone fermamente alla guida bellica di Bush, e decidiamo inoltre che Uslaw darà pubblicità a questa dichiarazione e promuoverà attività contro la guerra a livello sindacale, di posti di lavoro e di comunità. 

Chicago, 11 gennaio 2003


UNA SPUDORATA MENZOGNA

CONTRO LA BARBARIE DELLA GUERRA

CONTRO LA GUERRA

SCIOPERO GENERALE

 

Non c’è discorso in cui Bush, Blair e Berlusconi non dichiarino che “vogliono la pace”. Intanto, però:

preparano la guerra, infatti le armi circolano già per l’Italia e

sono trasportate dagli arsenali a Livorno per essere imbarcate  

 

Gli USA stanno predisponendo una nuova risoluzione da presentare all’ONU per ottenere il beneplacito all’aggressione. Il loro obiettivo è di avere la maggioranza al Consiglio di Sicurezza, in modo da legittimare l’intervento anche nel caso Francia, Cina e Russia usassero il diritto di veto. Intanto i loro diplomatici minacciano di ritorsioni economiche Cina e Russia, nonché Camerun, Angola e Guinea - membri di turno del Consiglio e vicini alla posizione francese – promettendo loro di impedire al FMI di versare “aiuti”. Sotto pressione sono pure Messico e Cile (anch’essi di turno), mentre per la Germania sono in preparazione una serie di ritorsioni.

           

Mentre parlano di pace, preparano la guerra!

Fermiamoli!

 

Il 15 febbraio, a Roma e in tutto il mondo, abbiamo manifestato contro la guerra. Ma questo non basta ancora a fermarli. Come sempre non tengono in alcun conto le proteste delle piazze e, invece, si apprestano a criminalizzare quanti non vogliono la guerra. Non passa giorno che non ci siano dichiarazioni sui “pacifisti amici di Saddam” o, peggio, che il movimento contro la guerra porterà al manifestarsi del terrorismo (così il portavoce di Forza Italia).

Dalle manifestazioni della nostra indignazione e del rifiuto della guerra, dal blocco dei treni con le armi, dobbiamo passare a forme di lotta ancora più estese e di massa:

 

CONTRO LA GUERRA SCIOPERO GENERALE

 

Lo Slai Cobas, assieme a tutto il sindacalismo di base ed autorganizzato, ha già avviato le procedure per indire una giornata di sciopero generale entro le 48 ore successive ad un eventuale attacco. Questo giornata di lotta deve divenire comune a tutti quelli che si stanno mobilitando contro la guerra, deve coinvolgere tutti sia in Italia, sia all’estero. Primi segnali già ci sono: l’attivo degli RSU dell’ATM di Milano ha già approvato lo sciopero in caso di guerra, i portuali di Livorno non vogliono caricare le armi e sono disposti a scioperare per impedirlo. In tutti i posti di lavoro dobbiamo seguire la stessa strada: assemblee e mobilitazioni di tutti i lavoratori, da subito, per preparare lo sciopero contro la guerra.

 

SLAI COBAS

25.2.2003


Contro la guerra all'Iraq

Contro la guerra ai lavoratori

volantino SLAI nazionale


Un volantino del Cobas Ansaldo Camozzi

15 febbraio contro la guerra


Alla fine della guerra tra i vinti faceva la fame la povera gente, tra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente” (B. Brecht).

Sciopero generale per fermare la guerra

Gli USA di Bush stanno per scatenare, con o senza il consenso dell’ONU, la guerra contro l’Irak. Sta per scattare l’operazione choc e timore, 200 missili al giorno si abbatteranno sul popolo irakeno, senza escludere la possibilità di ricorrere all’uso di bombe atomiche tattiche.

L’Italia è stata arruolata nella guerra imperialista di Bush. Il servile governo Berlusconi ha già autorizzato il sorvolo dello spazio aereo e l’uso delle basi da parte dei militari USA nel nostro paese.

La guerra di aggressione preventiva di Bush-Blair-Berlusconi ha il vero scopo di mettere le mani sul petrolio irakeno, assoggettando al controllo della superpotenza USA un territorio strategicamente importante, rilanciando l’economia di guerra per evitare quella recessione in cui stanno sprofondando le economie neoliberiste.

Questa guerra rischia di incendiare tutto il Medioriente, di allargare il conflitto a vaste zone del pianeta, di mettere in pericolo la convivenza tra i popoli e la pace mondiale.

Siamo contro la guerra senza se e senza ma, con o senza il consenso dell’ONU.

Non possiamo restare indifferenti di fronte all’imminente terribile massacro di vittime innocenti.

I lavoratori e le lavoratrici hanno tutto da perdere da una guerra, che provocherà nel nostro paese il dilagare del virus nazionalista e razzista, il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, ulteriori attacchi ai nostri diritti, la chiusura degli spazi di democrazia.

Il sindacalismo di base e autorganizzato, nel sottolineare il valore fondamentale della pace e della solidarietà tra i popoli, invita tutto il mondo del lavoro a mobilitarsi contro la guerra.

Per questo appoggeremo tutte le iniziative locali, nazionali e internazionali tese a fermare la guerra.

Per questo moltiplicheremo i nostri sforzi per garantire la più estesa partecipazione alla manifestazione a Roma del prossimo 15 febbraio, giornata di mobilitazione mondiale contro la guerra.

Dichiariamo fin da ora che proclameremo lo sciopero generale contro la guerra.

Stiamo lavorando per realizzare anche lo sciopero europeo contro la guerra, come sostenuto nella mozione conclusiva del Forum Sociale Europeo di Firenze.

Lo sciopero generale è un’arma importante che hanno i lavoratori, perciò va impiegata in questo frangente terribile in cui la follia bellicista dei potenti della terra disegna uno scenario di morte, distruzione e miseria per tanta parte dell’umanità.

Facciamo appello a tutti i/le lavoratori/trici, alle RSU di tutti i luoghi di lavoro, per attuare lo sciopero generale contro la guerra non appena scatterà l’attacco all’Iraq.

CONFEDERAZIONE COBAS - CUB - SIN COBAS - SLAI COBAS - USI


Seduto vicino all'uomo

più potente della terra,

attorno a un caldo caminetto,

Berlusconi ha serenamente

parlato della prossima guerra.

Alla faccia delle infinite vite umane che saranno costrette a pagarla.

"Sono molto grato per la dichiarazione di sostegno agli Stati Uniti" ha detto Bush.

E’ possibile che Berlusconi abbia chiesto in cambio qualche contropartita di tipo economico nella ricostruzione del dopo Iraq. Orribile manuale della Realpolitik.

"L’arrogante Bush e il suo primo ministro Tony Blair per prendersi il petrolio iracheno sono pronti a sprofondare il mondo in un olocausto. Come mai non pretendono dalle Nazioni unite che il loro amico Israele si disfi delle armi di distruzione di massa di cui si è dotato?"

Nelson Mandela

CI FANNO SCHIFO. STARE A GUARDARLI E’ INDECENTE

OPPONIAMOCI

A CURA DELLO SLAI COBAS


La guerra "preventiva" all'IRAQ

 

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