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[2002-2005]

 

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Comunicato stampa

GIÙ LE MANI DAL TFR
NO AI FONDI PENSIONE

ASSEMBLEA CITTADINA
VENERDÌ 16 DICEMBRE ALLE ORE 20,30 IN SALA ALESSANDRINI (Via Matilde di Canossa 20 - Crema)

Governo, padronato e sindacati confederali, lungo la strada che porta allo smantellamento della previdenza pubblica, intendono privare i lavoratori della possibilità di godere del proprio TFR.
Invitiamo perciò tutti i lavoratori a costituire comitati unitari sul posto di lavoro e a partecipare all’assemblea cittadina di costituzione del comitato territoriale contro lo scippo del TFR.

Crema, 14 dicembre 2005.

COMITATO TERRITORIALE CONTRO LO SCIPPO DEL TFR
www.controloscippodeltfr.org


Comunicato Stampa

NO ALLO SCIPPO DEL TFR E NO AI FONDI PENSIONE!

Sta per essere varato dal governo Berlusconi il Decreto Legge che scippa il TFR a tutti i lavoratori.
La norma prevede che il TFR maturando dei lavoratori venga conferito integralmente nei fondi pensionistici chiusi e/o aperti (costituiti e gestiti dai sindacati confederali e dal padronato e/o principalmente dalle banche e assicurazioni).
È evidente come questa sia una manovra di smantellamento del sistema previdenziale pubblico, funzionale a chi vuole mettere le mani sui 13 miliardi di euro l’anno di TFR dei lavoratori. Seduti al banchetto a spartirsi il malloppo, per giocarlo poi in borsa, ci sono il governo Berlusconi, il padronato e i sindacati confederali CGIL CISL e UIL.

DOBBIAMO IMPEDIRE LO SCIPPO DEL TFR E LA FINE DELLA PENSIONE PUBBLICA.

Questo recente attacco alle liquidazioni si inserisce nel quadro complessivo delle politiche liberiste portate avanti con diverse sfumature dai vari governi di centro-destra e centro-sinistra, comunque finalizzato al progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle garanzie sociali. A partire dalla controriforma della previdenza pubblica del governo Dini, con il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo, passando per il pacchetto Treu (che ha introdotto il lavoro interinale), la liberalizzazione dei contratti a termine, la gestione padronale dell’orario di lavoro, il massiccio e continuativo ricorso allo straordinario, il livellamento al ribasso dei salari, fino alla recente legge 30 (Biagi).
Si vuole imporre un’organizzazione del lavoro incardinato sulla precarietà e sulla flessibilità sfrenata, nella quale il contributo della leggi Turco-Napolitano e successivamente della Bossi-Fini ricoprono un ruolo paragdimatico nell’ulteriore precarizzazione e sfruttamento dei lavoratori immigrati. Questo sistema di precarietà viene aggravato dal processo di privatizzazione del cosiddetto stato sociale (pensioni, sanità, servizi e trasporti) che contribuiscono all’estorsione di quote sempre maggiori di salario “indiretto”.

NON VOGLIAMO UNA VITA DI LAVORO PRECARIO E UNA PENSIONE DA FAME.

Dal 19 novembre partirà la campagna contro lo scippo del TFR. Il comitato fornirà:

Ma soprattutto il comitato territoriale promotore della campagna contro lo scippo del TFR invita alla mobilitazione, con iniziative nei posti di lavoro e nel territorio, perché:

INOLTRE CONTESTIAMO QUESTA FINANZIARIA E LOTTIAMO PER:

Invitiamo tutti i lavoratori a costruire comitati unitari sul posto di lavoro e a partecipare all’assemblea cittadina di costituzione del comitato territoriale contro lo scippo del TFR che si terrà

VENERDÌ 16 DICEMBRE ALLE ORE 20 IN SALA ALESSANDRINI
(Via Matilde di Canossa 19, Crema)

Il comitato promotore della campagna contro lo scippo del TFR e per il no ai fondi pensione si riunisce tutti i giovedì alle 21,00 in Via S. Elisabetta 9 Crema e sarà presente con presidi in p.zza Garibaldi il 26 novembre e in P.zza Duomo il 3 e il 10 dicembre dalle ore 15,30


I Promotori del Comitato Cremasco contro lo scippo del TFR


Martedì 22 novembre si è svolta a Bologna una partecipata assemblea contro lo scippo del Tfr, contro la truffa dei fondi pensione e per la previdenza pubblica.

Ha introdotto l'assemblea il compagno Ermanno Lorenzoni dello Slai Cobas di Bologna. Sono poi intervenuti Pino Giampietro, portavoce nazionale della Confederazione Cobas, Corrado Delledonne, dell'esecutivo nazionale dello Slai Cobas e compagni di Bologna (rete 28 aprile della Cgil, Cobas scuola, ecc..) e di Modena (New Holland).

L'assemblea si è chiusa con l'impegno di costituire un comitato per la pensione pubblica e contro lo scippo del Tfr, collegando questa battaglia alla lotta per il salario, la scala mobile e l'eliminazione del precariato.

Bologna, 23-11-2005

Slai Cobas


Giù le mani dal TFR

Bologna 22 novembre
Assemblea cittadina per la costituzione di un
Comitato emiliano romagnolo contro lo scippo del TFR


INCREDIBILE

La delegata Rsu e Rls dello Slai Cobas della Sipa ( ex Bindi) ha esposto sulla bacheca sindacale della sua ditta il volantino dello Slai Cobas sulla manifestazione del 21 ottobre.

Sul testo era compresa questa frase

RUBANO LA LIQUIDAZIONE
con la complicità di Cgil-Cisl-Uil

I delegati Rsu di Cgil,Cisl e Uil hanno allora emesso questo comunicato :

" L' RSU (Cgil-Cisl-Uil) chiede alla delegata dei Cobas che faccia chiarezza sull'affermazione fatta , riferendosi ad una complicità tra Cgil-Cisl-Uil e padroni su come rubare la liquidazione ai lavoratori : come evidenziato nel comunicato da lei esposto recentemente.
Ricordiamo che Cgil, Cisl, Uil da sempre sostengono che il TFR debba rimanere alle imprese, così come avviene tutt’ora, e comunque anche in caso di eventuali modifiche, il lavoratore potrà decidere come comportarsi".

A tutti affidiamo la valutazione della reale verità di questa frase … nel caso Cgil, Cisl, Uil si siano convertiti.

Cgil, Cisl e Uil convinceranno i lavoratori a mantenere il Tfr e a non versarlo nei fondi pensione?

E ci faranno entrare in lotta per rilanciare la pensione pubblica che è stata massacrata?

Slai Cobas

ottobre 2005


Sospetti sul fondo pensioni BNL


Bush fa retromarcia sulle pensioni
e rinuncia al piano per le pensioni private

Dopo l'avvio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, nel gennaio scorso, il presidente repubblicano ha cominciato a premere perché il Congresso si mettesse al lavoro su una riforma del sistema previdenziale creando fondi privati finanziati con una parte delle trattenute sul salario dei lavoratori.
Ma dopo i crack di Wall Street e i fallimenti di tanti fondi pensione privati, ha dovuto fare i conti con l’incazzatura degli stessi lavoratori Usa.

Dopo mesi di polemiche, il presidente George Bush è pronto a far retromarcia su un punto centrale del suo piano di riforma del sistema pensionistico: la creazione di conti privati di investimento su cui voleva far convogliare parte dei prelievi fiscali trattenuti dalla busta paga dei lavoratori.
La Casa Bianca sembra essersi ormai arresa di fronte all'evidenza di un'opinione pubblica che rimane impaurita dall' incognita della privatizzazione del sistema pensionistico nonostante la martellante campagna di informazione messa in atto da mesi dall'amministrazione.
Il presidente degli Stati Uniti ha incoraggiato il senatore repubblicano dello Utah, Bob Bennett, a presentare la prossima settimana al Congresso un nuovo testo di legge che assomiglia ben poco a quello discusso sino ad ora.
« Il presidente sa bene che il mio progetto di legge non prevede la creazione di conti privati - ha detto Bennett. Accogliendo l'invito di Bush a cercare di riformare il sistema prima che crolli, ho deciso di proporre un piano di legge che non prevede alcuna privatizzazione”

(IlSole24ore,22-6-2005).

Costruiamo in tutti i posti di lavoro comitati unitari
contro il furto del TFR, contro i fondi pensione privati
e per pensioni pubbliche dignitose !

Slai Cobas
 


L'assalto alle pensioni

[documento su pensioni pubbliche, fondi pensione e TFR elaborato a partire da materiale di diversa provenienza]


dopo le menzogne sulla sicurezza delle obbligazioni

Buttano i fondi pensione sul mercato


il TFR è sicuro sui Fondi Pensione?


Tar - tasssare il TFR


Da dove arriva la vicenda dei fondi pensione?


Il governo ruba la liquidazione
con la complicità di Cgil Cisl Uil

Il 29 luglio, con i lavoratori in ferie, il governo ha approvato la legge sulle pensioni e il TFR.

Per avere una pensione dignitosa (se non falliranno i fondi privati), i lavoratori saranno costretti a versare tutto il TFR nei fondi pensione!
I lavoratori che non comunicheranno al padrone la loro contrarietà saranno privati del TFR.
L’Inps non è affatto in crisi; e ciò nonostante una enorme evasione contributiva (il 30% è in nero), i continui condoni previdenziali e la sua gestione clientelare.

E allora perché le pensioni private?
Perché per lorsignori è l’affare del secolo!

In Italia i lavoratori maturano ogni anno come TFR circa 14 miliardi di euro!
I soldi finiranno nella fregatura dei fondi pensione privati, gestiti da padroni, sindacati, finanziarie e speculatori di tutti i tipi.
Cgil-Cisl-Uil sono d´accordo con i fondi pensione privati e con lo scippo del TFR.
La loro "protesta" deriva solo dal fatto che - secondo l´attuale testo di legge - i lavoratori potranno scegliere tra fondi chiusi di categoria (gestiti da sindacati e padroni) e fondi aperti o polizze individuali (gestiti da finanziarie o assicurazioni).
Cgil-Cisl-Uil invece, per i lavoratori dipendenti, vogliono l´esclusiva per i loro fondi di categoria, gestiti da loro insieme ai padroni. Il fondo pensione Cometa dei metalmeccanici, ad esempio, ha avuto per 3 anni un presidente designato dai padroni (Federmeccanica). E ora per i prossimi 3 anni ha un presidente designato dai sindacati (Militello, Fiom-Cgil).
Il "silenzio-assenso" è solo il primo passo.
E’ facile prevedere che tra poco tempo - invece del silenzio assenso - ci sarà l´obbligatorietà.

Per non dimenticare:
il TFR c’è ancora, nonostante Cgil, Cisl, Uil

Se fosse per padroni, sindacati (Cgil-Cisl-Uil) e partiti di governo (di oggi e di ieri) il TFR non esisterebbe più da decenni. Nel 1977 infatti fu fatto un accordo tra Confindustria-Agnelli e Cgil Cisl Uil che eliminò la contingenza dal calcolo del TFR e ne dimezzò il valore in pochi anni.
Nel 1981 i lavoratori dell´Alfa Romeo e della Pirelli, costituitisi in comitato, promossero un referendum con Democrazia Proletaria, raccogliendo 800.000 firme in tutta Italia. Tre giorni prima del voto, il governo Spadolini reintrodusse il TFR, collegandolo all´Istat e parificando gli operai agli impiegati.

Tasse sul TFR: +30% dal 2003

Dal 1° gennaio 2003 le tasse sul TFR sono passate da una aliquota media del 18% al 23% (che equivale a un aumento del 27,8%) a causa dell’introduzione delle nuove aliquote Irpef.
La Camera dei deputati approvò un anno fa una “clausola di salvaguardia” per ridare indietro i soldi, ma l’altro ramo del parlamento se n’è dimenticato!
I 400.000 lavoratori che hanno ritirato il TFR negli ultimi 18 mesi hanno pagato 750 milioni di euro (1500 mld di lire) più del dovuto!!

Ribelliamoci al furto del TFR !

31-8-2004

Slai Cobas

Assemblea nazionale dei Cobas il 19 settembre a Firenze

Dalle lotte di Melfi, degli autoferrotranvieri e dell’Alfa Romeo
a una lotta generalizzata in tutti i posti di lavoro!


Il governo ruba la liquidazione con la complicità di Cgil Cisl Uil

Tutti i lavoratori che non comunicheranno al padrone la loro contrarietà saranno privati del TFR.
I soldi finiranno nella truffa dei fondi pensione privati, gestiti da padroni, sindacati, finanziarie e speculatori di tutti i tipi. Il "silenzio-assenso" è solo il primo passo, ed è fatto per far digerire meglio la controriforma, la quale prevede anche che dal 2008 occorreranno 40 anni di contributi per avere una pensione pubblica dimezzata!
Ed è facile prevedere che tra poco tempo invece del silenzio assenso- ci sarà l´obbligatorietà per tutti i lavoratori.
Nonostante l’enorme evasione contributiva ( il 30% del lavoro è in nero ) e i continui condoni previdenziali l´Inps non è affatto in crisi.

E allora perché le pensioni private? Perché per lorsignori è l´affare del secolo !
In Italia i lavoratori maturano ogni anno come TFR circa 14 miliardi di euro.
Questa enorme massa di soldi finirà nelle mani di finanziarie e assicurazioni. E nelle mani di Cgil-Cisl-Uil che gestiscono - al 50% con i padroni- i fondi di categoria (Cometa, Fonchim, ecc..).
Il fondo pensione Cometa dei metalmeccanici, ad esempio, ha avuto per 3 anni un presidente designato dai padro-ni (Federmeccanica). E ora per i prossimi 3 anni ha un presidente designato dai Sindacati (Militello, Fiom-Cgil)

Cgil-Cisl-Uil sono d´accordo con i fondi pensione privati e con lo scippo del TFR.
La loro "protesta" deriva solo dal fatto che - secondo l´attuale testo di legge - i lavoratori potranno scegliere tra fondi di categoria (gestiti da sindacati e padroni) e fondi aperti (gestiti da finanziarie o assicurazioni).
Cgil-Cisl-Uil invece, per i lavoratori dipendenti, vogliono l´esclusiva per i loro fondi di categoria.
Ora, con la rediviva CONCERTAZIONE, la Confindustria e la Banca d´Italia fanno l´occhiolino ai sindacati sui fondi pensione; in cambio, vogliono mano libera nelle aziende (orari allungati, produttività, precariato, ecc..).

Per non deimenticare : il TFR c’è ancora nonostante Cgil, Cisl, Uil
Se fosse per Padroni, sindacati (Cgil-Cisl-Uil) e partiti di governo (di oggi e di ieri) il TFR non esisterebbe più da decenni. Nel 1977 infatti fu fatto un accordo tra Confindustria-Agnelli e Cgil Cisl Uil che eliminò la contingenza dal calcolo del TFR e ne dimezzò il valore in pochi anni.
Nel 1981 i lavoratori dell´Alfa Romeo e della Pirelli, costituitisi in comitato, promossero un referendum con De-mocrazia Proletaria, raccogliendo 800.000 firme in tutta Italia. Tre giorni prima del voto, il governo Spadolini reintrodusse il TFR, collegandolo all´Istat e parificando gli operai agli impiegati.

Fondi pensione: Italia peggio di Usa e GB
Dal punto di vista dei lavoratori, i fondi pensione italiani sono i peggiori del mondo. Se c´è il tracol-lo delle Borse, a pagare (con la perdita della pen-sione) sono solo i lavoratori. Caratteristiche ana-loghe hanno i fondi pensione Usa e inglesi, mo-dello di lorsignori, che negli ultimi anni hanno avuto un tracollo per il crack delle Borse. Centi-naia di migliaia di lavoratori hanno perso - assie-me al posto di lavoro - anche la pensione. Ma in Usa e GB ci sono anche i fondi pensione aziendali i quali, sempre se le aziende non falliscono, hanno un rendimento minimo garantito, cosa che in Italia non esiste.

 

Fondi Pensione in Gran Bretagna
BUCO DI 200.000 miliardi

"La pensione di Stato britannica è notoriamente minima, e un numero significativo di imprese si è trovato in difficoltà a onorare la pensione aziendale, con un impressionante buco nero quantificato in 64 miliardi di sterline"
Cioè 96 miliardi di euro !
Per chiudere il buco la Cbi (la Confindustria inglese) ha pro-posto di "lavorare più a lungo (70 anni), aumentare la pen-sione di Stato aumentando le tasse, e aumentare la contribu-zione privata".
"Work until you drop", cioè "lavora finchè schiatti", dicono critici i sindacati inglesi

( ilSole24ore, 20-7-2004).

Tasse sul TFR: +30% dal 2003
Dal 1° gennaio 2003 le tasse sul TFR sono passate da una aliquota media del 18% al 23% (cioè un aumento del 27,8%) a causa dell´introduzione delle nuove aliquote Irpef. I 400.000 lavoratori che hanno ritirato il TFR negli ultimi 18 mesi hanno pagato 750 milioni di euro (1.500 mld di lire) più del dovuto !!
La Camera dei deputati approvò un anno fa una "clausola di salvaguardia", ma l´altro ramo del parlamento se n´è dimenticato!

29/7/2004

SLAI Cobas Alfa Romeo e Atm


Massacrare le pensioni di anzianità

applicando il calcolo contributivo

A)        Il calcolo contributivo della pensione si basa sui contributi effettivamente versati dal lavoratore (e dal datore di lavoro) durante tutta la vita lavorativa.

"Il calcolo su tutta la vita risulta micidiale nel falciare il rendimento delle pensioni. E' stato stimato che con 40 anni di lavoro si raggiungerà, per il solo effetto di questa manovra, una pensione inferiore al 50 % degli ultimi salari ricevuti"                              (fonte SPI- Cgil)

B)       I contributi pagati per ogni lavoratore dipendente sono attualmente pari al 33% della retribuzione

Il Governo sta progettando di abbassare i contributi dei nuovi assunti : la loro percentuale rispetto alla retribuzione non sarà più il 33%  ma diminuiràancora di più.

C)       I contributi verranno rivalutati annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) calcolata dall’ISTAT.

Chi è in grado di verificare quanto si perde con questa complicata rivalutazione ?

D)       Il totale dei contributi versati viene moltiplicato per un “coefficiente di trasformazione” che varia a secondo dell’età in cui si va in pensione 

Coefficienti di trasformazione

Età

57

58

59

60

61

62

63

64

65

Coefficiente

4,720%

4,860%

5,006%

5,163%

5,334%

5,514%

5,706%

5,911%

6,136%

a valle dei  micidiali massacri a monte riportati

anche moltiplicando gli attuali contributi (33% )dell’ultima retribuzione 

per i coefficienti di trasformazione dell’età in cui si vuole andare in pensione 

la quota di rendimento pensionistico, rispetto a quella attuale del 2%, passerebbe a  

quota Pensione

1,55%

1,60%

1,65%

1,70%

1,76%

1,82%

1,88%

1,95%

2%

decurtazione

22,2%

20%

17,5%

15%

12%

9%

6%

2,5%

-

Nel 1999, sotto il governo di centrosinistra, scrivevamo:

Da  retributivo  a  contributivo  

La disponibilità di Cofferati a concedere da subito e per tutti il passaggio al sistema contributivo sul calcolo delle pensioni, è stata tranquillamente ratificata dal direttivo nazionale della Cgil, con il solito rituale di una ventina di voti contrari. L’inverecondo teatro montato ad arte che ci ha propinato un Cofferati paladino dei diritti e molle sulle pensioni, e un D’Antoni inflessibile sulle pensioni e flessibile su tutto il resto, si appresta a restituirceli per quello che sono: al carro, in ogni caso, entrambi dei padroni e del governo.

I lavoratori che entro 31.12.95 avevano maturato meno di 18 anni di contributi sono già colpiti da questo  massacrante trattamento pensionistico “di sinistra”.

Il Governo Berlusconi ringrazia e se ne serve per penalizzare tutti coloro che, dopo il 2008, chiederanno di andare in pensione senza 40 anni di contributi o 65 anni di età.

SLAI COBAS

Milano, 5 ottobre 2003


FONDI PENSIONE: 1° TRIMESTRE 2003 IN ROSSO

I fondi chiusi hanno perso in media 1,5 %.

Il Tfr è cresciuto dell’1,1 %

 

I Fondi pensione chiusi (quelli di catego­ria) hanno registrato nei primi tre mesi del 2003 un rendimento negativo dell'1,5%, rispetto al +1,1% offerto dal Tfr che, in base alla legge, si rivaluta in misura pari al 75% del tasso d'inflazione più un punto e mezzo.

 

Oltre alle difficoltà delle Borse, l'andamento negativo è dovuto in alcuni casi al rischio cambio: l'apprezzamento dell'euro ha penalizzato gli investimenti nell'area americana.

 

Il risultato migliore è il       +1,1% della linea monetaria di Fondodentisti, una delle poche casse di categoria rivolte ai liberi professionisti. Il peggiore è invece il -5,7% della linea azionaria di Fonchim (chimici), seguita a ruota da quella analoga dello stesso Fondodentisti (-5,4%).

 

Nel 2002 i 14 fondi chiusi autorizzati all'esercizio dell'attività hanno ottenuto un rendimento medio negativo del 2,8%, mentre il Tfr si è rivalutato del 3,5%.

Per gli otto che, già all'inizio del 2002, avevano una gestione finanziaria operativa il rosso è più pesante : 3,4%.

 

Nel valutare la convenienza del Fondo pensione il semplice confronto con la rivalutazione della liquidazione è un po' riduttivo, anche se il Tfr resta la fonte di finanziamento naturale. Considerate le prospettive della previdenza di base, comunque, quella integrativa è una scelta pressoché obbligata.  Aderendo alle casse previdenziali, i dipendenti ottengono un contributo da parte dell'azienda, che altrimenti non avrebbero, e un piccolo beneficio fiscale.

 

Il disegno di legge delega in materia previdenziale attualmente in discussione ipotizza di trasferire alle casse l'accantonamento annuale del Tfr, pari a circa 12 miliardi di euro l'anno.

Devolvere il Tfr, però, per i lavoratori significa rinunciare ad un rendimento garantito per legge. Mentre nella previdenza complementare le protezioni sono minori

 

 

 

1° trimestre 2003

2002

Cometa

ind. metalmeccanica

- 1,1 %

- 2,3 %

Cooperlavoro

coop. produz. e lavoro

- 0,5 %

0,5 %

Fonchim

chimica e farmaceutica

 

 

 

linea monetaria

1,0 %

- 2,7 %

 

linea bilanciata

- 1,5 %

 

 

linea azionaria

- 5,7 %

 

Fondenergia

energia (prevalent. Eni)

- 2,5 %

- 6,0 %

FondodentIsti

medici odontoiatri

 

 

 

linea monetaria

1,1 %

5,0 %

 

linea bilanciata

- 1,6 %

- 6,5 %

 

linea azionaria

- 5,4 %

-22,0 %

Laborfonds

aziende Trentino A.A.

- 2,6 %

- 3,3 %

Solidarietà Venelo

az. industr. Veneto

 

 

 

linea monetaria

0,8 %

- 3,6 %

 

linea bilanciata

- 1,4 %

- 2,8 %

 

linea azionaria

- 2,5 %

-4,3 %

 

 

( estratto da Corriere Economia del 12 maggio 2003 )

 

a cura dello Slai Cobas


La Camera dei Deputati, nella seduta del 27 febbraio 2003, ha dato il via libera alla delega sulla riforma previdenziale.

Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.


In rosso i fondi pensione di categoria


Maroni:
versamento obbligatorio Tfr a fondi pensione

Il governo vuole fare "una scelta coraggiosa": destinare in modo obbligatorio i soldi del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione. Il ministro del Lavoro Roberto Maroni ribadisce l'intenzione del governo di far decollare al più presto la previdenza complementare "senza togliere tutele ai lavoratori e senza costi aggiuntivi per le imprese". E spiega che senza questa misura la delega previdenziale "potrebbe essere messa nel cestino". 

Ma, dice ancora Maroni a un convegno organizzato dall'Associazione bancaria italiana sulla delega previdenziale, è necessario "prendere atto che se chiediamo ai lavoratori di utilizzare liberamente il Tfr per la previdenza complementare nessuno lo farà: quindi, dobbiamo fare una scelta coraggiosa, dobbiamo utilizzare queste risorse, pari a 10-15 miliardi di euro l'anno, per la previdenza complementare. 

la Repubblica 19-3-02

Fin dai tempi del centrosinistra, con la concertazione sindacale, è iniziata la scalata finanziaria al furto del Tfr dei lavoratori per trasferirlo nei fondi pensione. Nonostante sia stato fatto di tutto (raddoppio della tassazione del Tfr, detassazione delle quote versate sui fondi, aggiunta salariale da parte delle aziende ...) per costringere i lavoratori a subire questa manovra, non si fidano ancora e passano alla “scelta coraggiosa” di renderla obbligatoria. 

L’opposizione confederale si limiterà farisaicamente a difendere la “libertà di scelta”. 

Slai Cobas

UN FRONTE OCCULTATO: I FONDI PENSIONE

Finora i lavoratori avevano tre risorse economiche: la retribuzione, il Tfr, e la pensione, compo-sta principalmente dal trattamento della previdenza pubblica. La riforma Dini ha cominciato a ridimensionare la previdenza pubblica per lanciare una iniziale quota di previdenza privata det-ta "complementare". Già ai tempi del centrosinistra, col consenso dei sindacati attestatisi nei fondi negoziali, è iniziata la scalata all'erosione del Tfr. Il centrodestra propone con la sua ri-forma il botto finale : ai lavoratori scomparirà il Tfr e avranno solo la retribuzione e la pensio-ne. La quota di pensione pubblica, già pesantemente ridotta attraverso il calcolo contributivo, sarà definitivamente affossata con la decontribuzione di 3/6 punti percentuali. I lavoratori sa-ranno costretti a regalare il loro Tfr per sperare di riavere il livello di pensione che avevano con quella pubblica, che è stata loro massacrata. Ma sarà proprio così?

da un'intervista al professor Roberto Pizzuti
economista, docente all'università La Sapienza di Roma

Il governo dice che il taglio dei contributi non avrà "effetti negativi" per il calcolo della pensione.
Se si tagliano i contributi di 3-6 punti, lo squilibrio da coprire fra 30-40 anni, quando andranno in pensione i neo-assunti di oggi, sarà diventato una montagna. E poi c'è lo squilibrio di bilancio che un taglio del genere provoca immediatamente sulle pensioni attualmente in vigore ( sistema a ripartizione).
Poi c'è il problema della sicurezza : un sistema a ripartizione dà un rendimento che è legato al Pil. Certo se il paese va male, vanno male anche le pensioni, ma il rischio è spalmato sull'intera collettività, cioè è minimizzato. I fondi a capitalizzazione invece ripartiscono il rischio solo sugli iscritti.

I rendimenti sono però più elevati che in un sistema a ripartizione?
Per capire quanto rendono i mercati finanziari bisogna ragionare su un tempo lungo almeno mezzo secolo. In un periodo di 50 anni quella fetta dell'economia che dà guadagni finanziari puòavere rendimenti più alti rispetto al prodotto interno lordo solo se c'è un costante aumento della quota del pil che va alle rendite finanziarie. Que-sta ipotesi sarebbe però devastante sul piano economico e sociale: vorrebbe dire che sistematicamente, per mezzo secolo, diminuirà la quota di ricchezza che va a stipendi e salari e aumenterà quella che remunera i pos-sessori di titoli (iscritti ai fondi).

Perché lasciare fuori i lavoratori dalla borsa quando la borsa va bene?
Se la borsa va bene, è grazie a una certa quantità di reddito che viene investita sui mercati. In pratica con la de-lega si chiede ai lavoratori di incrementare questo flusso, di rinunciare a una parte di salario per farlo confluire sui mercati finanziari, per poi averne indietro una piccola rendita in pensione. La posizione di chi investe rispar-mio previdenziale in borsa è molto diversa da quella del risparmiatore individuale che compra azioni. Quest'ulti-mo se guadagna, può vendere subito; se perde aspetta. Il lavoratore non può intascare subito i guadagni e ri-schia grosso se al momento del pensionamento la borsa va male.

Il finanziamento dei fondi con l'intero Tfr farebbe bene al mercato azionario?
L'accantonamento annuo per il Tfr si aggira sui 27.000-30.000 miliardi. Una somma del genere non troverebbe sbocchi sulla borsa italiana, dove le società quotate sono poche, insufficienti persino per soddisfare la domanda attuale. I soldi dei lavoratori finirebbero in gran parte all'estero, con buona pace dei progetti per il rientro dei ca-pitali.

ALESSANDRA BERGIA ( Il Manifesto 6 marzo 2002)

Slai Cobas


Un fronte dimenticato : il TFR

E' facile dimostrare, conti alla mano, che se una parte del Tfr fosse semplicemente devoluta all'INPS si potrebbero centrare i seguenti obiettivi:

  1. salvaguardare il principio della pensione pubblica;
  2. mantenere l'attuale grado di copertura della stessa;
  3. garantire anche nel futuro la continuità di erogazione e la buona salute dell'INPS;
  4. continuare a percepire la buonuscita, anche se ridotta.

Invece gli scopi che si vogliono perseguire nel medio periodo costringendo i lavoratori a mettere i loro Tfr nelle tasche del capitale finanziario sono i seguenti:

  1. abbassare gradatamente il grado di copertura della pensione pubblica;
  2. trasformare il "diritto" alla pensione in un "prodotto" finanziario che il lavoratore deve acquistare, assumendosi tutti i rischi del mercato;
  3. trasferire coercitivamente migliaia di miliardi ogni anno nelle casse delle banche e delle assicurazioni private;
  4. abbassare i salari e le pensioni;
  5. costringere i lavoratori a sostenere con i loro soldi le politiche antisociali e colonialistiche - compresi i traffici di armi e l'aggressione ai paesi in via di sviluppo - che le multinazionali e le banche attuano ogni giorno.

Il recente fallimento Enron e la crisi dei fondi Calsper, che hanno defraudato della loro pensione decine di migliaia di lavoratori americani, dimostrano qual è il meccanismo in cui saranno costretti a entrare i lavoratori, obbligati per legge ad avere il privilegio di condividere le perdite del capitale finanziario senza avere il diritto di condividerne i profitti.

Rimane consegnata alla storia l'enorme responsabilità del nostro centrosinistra, incapace culturalmente e politicamente di costruire possibilità diverse da quelle indicate dai postulati neoliberisti, e sempre pronto - si tratti di fondi pensione o di sistema maggioritario - a parlare inglese senza saper guardare né al nostro passato né al domani.

Ma grande è anche la responsabilità dei sindacati confederali, che proprio recentemente ( ipotesi di accordo Cnnl del PI del 4 febbraio u.s., punto n.9 ) chiedono lo smobilizzo del tfr anche nel settore pubblico, fornendo alibi e forza al progetto berlusconiano che mira a impoverire lo stato, mettere in crisi l'INPS e favorire l'ingresso di "soggetti privati" ( cioè Berlusconi, Moratti, Agnelli e altri ) nel mercato delle pensioni.

da una lettera di Carlo D'Adamo (delegato Cobas rsu ISIS "Archimede" - S. Giovanni in Persiceto)


Fallimento ENRON

E' fallita Enron, la 7a azienda Usa, "il più colossale crack della storia aziendale mondiale" secondo "IlSole24ore del 29-11-01" - migliaia di licenziamenti e di lavoratori ... senza pensione


Il servizio amministrativo dei fondi pensione è un'attività molto dispendiosa e comporta alti i costi. Diverse banche e compagnie di assicurazione che negli anni scorsi si erano lanciate in questo settore hanno gettato o stanno gettando la spugna.

ECCO LA SOLUZIONE :
SERVIZI GRATIS AI FONDI PENSIONE PRIVATI
COI SOLDI DEI LAVORATORI

IERI INPS E IPOST

L'Inps e l'Ipost ( l'Istituto pubblico di previdenza dei postelegrafonici), hanno costituito «Italia previdenza», per offrire la "gestione amministrativa di tutti i fondi di previdenza complementare : sia di quelli «aperti», vale a dire promossi da banche, assicurazioni e società di risparmio, sia di quelli "chiusi", che hanno cioè origine contrattuale".
«Italia previdenza» si occuperà della raccolta delle adesioni, dell'amministrazione dei conti, dell'invio periodico degli estratti agli iscritti, nonchè della trasmissione agli stessi di tutti gli elementi utili per il calcolo della prestazione al momento della maturazione dei requisiti"
(IlSole24ore,27-3-01).

In sostanza, Inps e Poste hanno messo a disposizione dei Fondi privati la loro organizzazione e la loro esperienza, mentre i soldi dati dai lavoratori ai Fondi pensione rimangono in gestione a banche, assicurazioni e finanziarie. Questa è musica alle orecchie di Lorsignori (banche, assicurazioni, finanziarie padroni e sindacati di Stato). Loro maturano gli utili e gli enti pubblici, a spese nostre, si fanno carico dei costi gestionali.

OGGI : INPDAP

Il consiglio dell'Inpdap ( l'ente di previdenza dei dipendenti pubblici ) ha già discusso due volte una bozza di regolamento per offrire il service gratis ai fondi pensione dei dipendenti pubblici, che sono in fase di lancio. Anche l'Inpdap, struttura pubblica finanziata dai soldi dei lavoratori, va in soccorso ai fondi pensione privati mettendo a disposizione gratis la propria struttura organizzativa.
"Per paradossale che possa apparire, l'Inpdap si propone di offrire gratis il service dopo che, proprio la settimana scorsa, è riuscito ad approvare in extremis il bilancio preventivo 2002 salvandosi dal commissariamento"
(IlSole24ore,3-2-02).

Lo Stato ha già stanziato nei mesi scorsi oltre 1000 miliardi di lire per far "decollare" la previdenza integrativa privata nel settore pubblico. Se a questo aggiungiamo tutte le agevolazioni ed esenzioni fiscali di cui già godono i fondi pensione privati (e che saranno aumentate nei prossimi mesi) abbiamo una chiara idea della montagna di miliardi che la banda del buco sta rubando ai lavoratori.

E pensare che ci hanno rotto per anni con il "deficit" dell' Inps e dell' Inpdap !

Slai Cobas


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