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Flessibilità ... internazionale

SEUL

Massicce proteste sindacali sono in corso in Corea del sud contro un progetto di legge del governo per introdurre flessibilità nel mercato del lavoro, consentendo alle imprese di impiegare più dipendenti con contratti temporanei.

Ieri decine di migliaia di affiliati alla Confederazione coreana dei sindacati (Kctu) erano scesi in piazza a Seul, controllati da oltre 9.000 poliziotti, per protesta contro quello che hanno definito un attacco ai diritti base dei lavoratori. E oggi almeno 40.000 dipendenti pubblici hanno incrociato le braccia, chiedendo il diritto di rappresentanza sindacale, in sfida alle minacce di arresti in massa per sciopero illegale fatte dal governo, che ha mobilitato 16.000 poliziotti nella capitale.

Il governo del presidente riformista e progressista Roh Moo Hyun (gulp!) intende presentare la prossima settimana in parlamento una legge che smonta uno dei cardini delle relazioni sindacali in Corea del sud, l'obbligatorietà in linea di principio per le imprese di assumere con contratti a tempo indeterminato.
Il progetto di legge consente alle imprese di estendere l'impiego con contratti a tempo.
" È una manovra per trasformare tutti in lavoratori precari e sottopagati", accusano i sindacati.

da Ticinonline 15/11/2004


Lo staff leasing distrugge l’unità della classe operaia.

Da questa settimana le imprese possono prendere in affitto gruppi di operai a tempo indeterminato, secondo la formula dello staff leasing, tipologia contrattuale introdotta nel 2003 dalla legge 30 e dal decreto attuativo 276 (più conosciute come «riforma Biagi»).
Le agenzie di lavoro interinale hanno mandato tutte insieme le domande per trasformarsi in agenzie multiservizi per questa somministrazione di manodopera.
Nuovi affari e fiumi di denaro in arrivo per gruppi come Manpower o Adecco.
Ma grossi guai per i lavoratori, ormai definitivamente ridotti a pacchettini, comprati e ceduti come qualsiasi altra materia prima utile alla produzione.
Nella pratica avviene questo : l' “utilizzatore” - ad esempio la Fiat - stipula un contratto con il “somministratore” (mettiamo l'Adecco) per la fornitura a tempo indeterminato di 80 operai addetti alla manutenzione. A tempo indeterminato non vuol dire “per sempre” ma significa solo che non viene fissata una scadenza : ma il contratto prevede la possibilità di sbatter via il “pacchetto” di operai affittati semplicemente con il preavviso di tot giorni o mesi.
Come quando si affitta un appartamento.
Il lavoratore somministrato non ha più come controparte l'azienda dove si recherà a lavorare ogni giorno: essa è totalmente deresponsabilizzata nei suoi confronti (tranne per quel che riguarda la sicurezza e l'igiene sul lavoro).
Se ha delle rivendicazioni da fare non potrà farle con il padrone per cui sta lavorando ma dovrà rivolgersi all'azienda di somministrazione di manodopera, l'Adecco del nostro esempio, di cui sarà effettivamente dipendente. Per l’azienda utilizzatrice - avevamo ipotizzato la Fiat - sarà un “estraneo” preso in affitto. E così pure sarà estraneo a tutti gli altri lavoratori da essa dipendenti.
Il tempo indeterminato riguarda solo il rapporto commerciale tra le due imprese (esempio Fiat e Adecco): al lavoratore potrà essere applicato un qualsiasi contratto previsto dalla legge 30, dal lavoro a chiamata al part time, dall'intermittente al contratto di inserimento, etc. Quando l'azienda di somministrazione non riesce a piazzarlo, e solo nel caso che abbia con essa un contratto a tempo indeterminato, scatta l' “indennità di disponibilità”, ovvero un assegno mensile che secondo un decreto del ministero del welfare non deve andare sotto i 350 euro: una elemosina.
Quanto al contratto, i lavoratori usufruiscono di quello della mansione di riferimento solo per ciò che concerne la retribuzione: per la parte normativa si dovrà fare un contratto nazionale collettivo ad hoc per tutti i nuovi addetti in staff leasing.
Un ulteriore massacrante elemento di divisione della classe operaia.
Anche sull'applicazione dell'articolo 18 ( licenziamento con giusta causa) e di altre leggi i lavoratori affittati non contano: in un’azienda che ha 14 dipendenti e ne prende 200 in staff leasing, i primi continueranno a non essere tutelati dall’ art.18.
I lavoratori affittati non possono eleggere la Rsu nel posto in cui lavorano: il padrone cui si presta la propria opera è realisticamente quello vero ma non è più quello cui può riferirsi.
Non si può neppure eleggere il rappresentante della sicurezza : esso viene assegnato d' ufficio dal contratto stipulato tra le due imprese.

INSORGIAMO CONTRO LA “MODERNA” BARBARIE
CHE CI VUOLE RIDURRE TUTTI ETERNAMENTE SCHIAVI

Slai Cobas

agosto 2004


Art. 18 e referendum del 15 giugno. Prime valutazioni.

I risultati del referendum sono usati dal governo e dal padronato per rilanciare e sostenere la già decisa controriforma dei rapporti di lavoro. Decreto legislativo 30, leggi delega 848 bis (che il ministro Maroni  vuole trasformare in legge entro la fine di luglio), furto dei TFR e tutte le svariate iniziative a “sostegno attivo” di un’ulteriore precarizzazione dei lavori, sono le misure contro cui occorre rilanciare la mobilitazione e costruire un’effettiva opposizione.

Uno dei “risultati” del referendum è stato quello di mettere in luce che  sia il centrodestra, sia la grande maggioranza del centrosinistra (fino alla corrente DS della CGIL), sono contrari non solo all’estensione dei diritti, ma entrambi vogliono abolire l’art. 18 per tutti e, in forme diverse, attaccare le condizioni di lavoro per rilanciare l’economia nazionale. Il referendum, una volta di più, ha messo in luce il filo conduttore che unisce il pacchetto Treu al libro bianco di Maroni e che i lavoratori possono contare solo sulle proprie forze per contrastare l’attacco e opporsi alla crescente precarizzazione.

Un’altro dei “risultati” del referendum è l’ennesima dimostrazione che i lavoratori sono sempre sconfitti sul piano elettorale (come avvenne anche col referendum sul punto unico di contingenza) e che solo l’organizzazione nei posti di lavoro e la mobilitazione possono creare dei rapporti di forza tali da imporre una maggior tutela delle proprie condizioni, anche riuscendo a conquistare delle specifiche leggi.

Questo referendum, come abbiamo già sostenuto, è stato lanciato con tempi e modi sbagliati, ritenendo che le mobilitazioni dell’anno scorso per l’art. 18 avessero già fatto maturare la disponibilità a passare dalla difesa delle condizioni acquisite all’offensiva per l’estensione dei diritti, e che si fossero sviluppati rapporti di forza tali da riuscire a contrastare l’amplissimo schieramento dal centrodestra alla maggioranza del centrosinistra avverso ai lavoratori.

Il mancato raggiungimento del quorum al referendum, tuttavia, non equivale ad una sconfitta dei lavoratori sul terreno della lotta e della mobilitazione. Anzi, in un contesto in cui lo schieramento contrario all’estensione dei diritti era ultramaggioritario, da soli i lavoratori sono riusciti a ottenere all’incirca 10 milioni di SI, un dato che mostra come cominci a sedimentare un’opposizione sociale alla controriforma dei rapporti di lavoro.

Da questa constatazione occorre ripartire, perché la questione dei diritti non si chiude qui. Di fronte ad un’offensiva che punta a flessibilizzare sempre più tutti i lavori, che ha l’obiettivo di levare a tutti l’art. 18 nell’arco di due-tre anni e di far sparire garanzie esistenti da decenni, occorre organizzarsi e coordinarsi in tutti i posti di lavoro.

L’introduzione di tutte le svariate forme di lavoro “atipiche” (Co.Co.Co., apprendistato, lavoro interinale, formazione lavoro, tempo determinato, lavoro a chiamata, ...), le cessioni di ramo d’azienda, l’arbitrato, la certificazione dei rapporti di lavoro, la totale assenza di diritti per la manodopera immigrata (ricattata con la concessione dei permessi di soggiorno)... rappresentano altrettanti tasselli per peggiorare progressivamente le condizioni di tutti i lavoratori. Chi oggi non ne è immediatamente colpito, si troverà domani privato di garanzie e salvaguardie che ha dato per acquisite da sempre (maternità, ferie e malattie pagate, ...). Al padronato un lavoratore senza diritti costa di meno che un lavoratore con i diritti!

Abbiamo la possibilità di opporci a quest’attacco, ma non sarà certo possibile farlo accettando patti, contratti e accordi su Cassa Integrazione e licenziamenti, come quelli sottoscritti separatamente o unitariamente da Cgil-Cisl-Uil, subordinati alla politica di “contenimento del costo del lavoro”.

Dobbiamo rimettere al centro della nostra iniziativa la difesa dei nostri interessi, l’abolizione delle forme di lavoro “atipiche”, il rifiuto dei licenziamenti per la “giusta causa” delle motivazioni economiche, l’allargamento di una soglia di diritti minima per tutti i lavoratori, compresi quelli sindacali in tutti i posti di lavoro, perché siano immediatamente godibili ed esigibili dai lavoratori stessi, a cominciare dal diritto di assemblea e dall’obbligatorietà di sottoporre ad approvazione qualsiasi accordo e contratto.

Chiamiamo tutti i lavoratori ad un’azione comune, a cominciare da quelli organizzati nei sindacati di base ed autorganizzati, con cui abbiamo condiviso scioperi e mobilitazioni, per aprire un intervento unico e costante in tutti i posti di lavoro e su tutto il territorio nazionale.

Milano, 16/6/2003

Slai Cobas

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

Coordinamento provinciale di Milano


15 giugno, referendum sull’art. 18:

 

chi invita all’astensione o a votare no,

vuole ridurre i diritti di tutti i lavoratori.

 

Per difendere le condizioni di lavoro e

i diritti di tutti i lavoratori, è necessario

votare SÌ al referendum del 15 giugno.

 

I lavoratori, tutti i lavoratori, hanno dei buoni motivi per votare . Noi non siamo stati tra i sostenitori di questo referendum, riteniamo ancora profondamente sbagliati i tempi e i modi con cui è stato promosso e abbiamo pure molte riserve sul metodo referendario. Ma la situazione politica creatasi impone che, senza indugio, il 15 giugno si debba vo­tare SÌ. Questa è una condizione necessaria, anche se da sola non sufficiente, per con­trastare l’attacco governativo e padronale in corso e per creare rapporti di forza migliori per organizzare la difesa di tutti i lavoratori, anche di quelli privi totalmente di diritti, come gli “interinali”, i “tempo determinato”, i “Co. Co. Co. (collaborazione coordinata continuativa”, gli apprendisti ... 

 

Estendere i diritti rafforza TUTTI i lavoratori

 

L’estensione dell’art. 18 anche nelle aziende di sotto dei 15 dipendenti (5 nel settore agricolo), non è solamente un problema di giustizia “astratta”, di diritto, di equità, di applicazione a tutti della stessa legge. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa anche in queste aziende è nell’interesse di tutti i lavoratori. Quanto più i diritti sono estesi e assumono la forma di leggi esigibili da chiunque, tanto più le condizioni salariali e normative di tutti i lavoratori sono migliori.

 

Un lavoratore con pochi o nessun diritto, è un lavoratore pagato di meno, che non può organizzarsi sindacalmente, non può rivendicare diritti minimali (maternità, ferie, straordinari in busta paga, .... pur se sanciti per legge), non può salvaguardare la propria salute (immaginatelo che richiede l’applicazione della legge 626 o l’intervento dell’ASL), non può difendere la propria dignità umana (molestie sessuali, ...). Il fatto che esista una consistente quota di lavoratori (circa 3 milioni) che non possono “godere” di tutto questo, seppur assunti a tempo indeterminato (quindi costretti per tutta la vita all’arbitrio padronale), ha un effetto “deprimente” sulle condizioni salariali e normative di tutti i lavoratori.

 

L’obiettivo di governo e padronato è quello di ridurre i diritti (e i salari) a tutti i lavoratori e di portarli il più possibile allo stesso livello dei lavoratori con pochi o, addirittura, nessun diritto. Tutte le leggi per “flessibilizzare” il lavoro, dal “pacchetto Treu” del Centro Sinistra all’odierno “libro bianco” di Maroni, sono finalizzate a levare diritti contrattuali e individuali per ridurre il costo del lavoro. I diritti, infatti, sono sia un “costo” per i padroni, una quota di salario che si vuole eliminare per conservare i profitti, sia uno strumento fondamentale per difendere la propria dignità umana individuale nei posti di lavoro e la base per garantire al meglio le condizioni collettive.

Se i lavoratori a tempo indeterminato, a tempo determinato, interinali, Co.Co.Co., apprendisti, ... godessero degli stessi diritti, anche indipendentemente dalla razza e dalla nazionalità, tutti i lavoratori ne sarebbero rafforzati e potrebbero difendersi meglio; perché se così fosse le condizioni di lavoro sarebbero levate all’arbitrio padronale, alla loro determinazione sulla base del rapporto individuale tra lavoratore e padrone, dove il primo è perdente e sconfitto in partenza, senza appello.

 

L’estensione dei diritti minimali è, quindi, un obiettivo nell’interesse di tutti i lavoratori, e nella situazione politica attuale ci è imposto di schierarci e di votare al referendum del 15 giugno. I lavoratori hanno un’unica scelta per difendere i propri interessi, ed è quella di votare .

 

Padroni e governo: cancellare tutti i diritti, diminuire i salari

 

Il 15 giugno non è in ballo solo un pronunciamento sull’estensione dell’art. 18 nelle aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Governo e padroni vogliono usare la scadenza per sancire un consenso sociale alla controriforma dei rapporti di lavoro che vuole introdurre il “libro bianco” di Maroni. Il mancato raggiungimento del quorum o, peggio, la vittoria del NO al referendum, sarebbero subito usati per giustificare l’introduzione delle misure previste dalle “leggi delega” in discussione al Parlamento (prima fra tutte la sospensione dell’art. 18 per i neo assunti nelle aziende dove già si applica), sostenendo che dietro di esse vi è la volontà della maggioranza degli italiani.

 

Governo e padroni vogliono ottenere questa sanzione, pensando in questo modo di azzerare la protesta sociale contro la modifica dell’art. 18 che nei mesi scorsi si è espressa in massa nelle piazze. Il loro obiettivo è quello di usare il referendum quale trampolino di lancio per azzerare tutti i diritti, di tutti i lavoratori.

 

L’attacco ai diritti è una precondizione per l’ulteriore estensione della flessibilizzazione dei lavori e per la diminuzione dei salari. Il governo e la Confindustria puntano a scardinare i meccanismi contrattuali esistenti per ottenere un generale abbassamento dei livelli salariali (diretti e indiretti). Come scritto nel programma elettorale del governo Berlusconi, il fine è quello di sbarazzarsi dei vari livelli contrattuali e dell’attuale legislazione del lavoro per introdurre la “libera contrattazione tra datore di lavoro e lavoratore”, ossia per reintrodurre l’arbitrio padronale in tutti i posti di lavoro.

 

Tutti i lavoratori, per contrastare questo disegno, devono necessariamente votare il 15 giugno. Il mancato raggiungimento del quorum o, peggio, la vittoria del no, sarebbero il preludio di un inasprimento dell’attacco in corso su diritti, salari e pensioni.

 

L’estensione dell’art. 18 aumenta la disoccupazione?

 

La campagna contro i lavoratori è in pieno svolgimento. La Confindustria richiede a gran voce “l’ammodernamento” della legislazione del lavoro e il suo presidente D’Amato si lamenta della lentezza con cui il governo procede nelle “riforme” (ossia nell’approvazione delle leggi delega sul mercato del lavoro e nell’ulteriore riduzione delle pensioni).

I settori padronali più direttamente interessati ad impedire l’affermazione del al referendum hanno addirittura costituito un “Comitato per il NO”, che si è impegnato in un’offensiva “terroristica” su quelli che sarebbero gli effetti di un’estensione del diritto al reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

 

Billè, presidente della CNA, capofila del Comitato per il NO, ha sostenuto che una vittoria del porterebbe alla perdita di 100.000 posti di lavoro. Il ministro del Welfare Roberto Maroni continua a sostenere che un tale risultato renderebbe più difficile combattere la disoccupazione. L’argomentazione è sempre la stessa, usata sia dal Centro Sinistra per giustificare il pacchetto Treu, sia dal Centro Destra per legittimare la controriforma Maroni: con queste misure si aumenta l’occupazione. Per estensione, la vittoria del al referendum impedirebbe questo risultato.

 

Innanzitutto non si capisce bene perchè se vincesse il immediatamente ci sarebbero 100.000 licenziamenti. Chi ha assunto questi lavoratori non ne avrebbe più bisogno? Se non ne ha bisogno, perchè mai non li licenzia oggi, quando potrebbe farlo tranquillamente poiché nella sua azienda non si applica l’art. 18? Simili argomentazioni non hanno alcun valore, ma sono fatte circolare e presentate come vere solo perché dette in televisione, a trasmissioni cui non sono chiamati mai a parlare i lavoratori che subiscono quotidianamente la tragedia della mancanza di diritti.

 

Neppure si capisce perché se vincesse il sarebbe più difficile “combattere” la disoccupazione. Probabilmente si vuole dire che se il referendum avesse questo esito i padroni sarebbero meno propensi ad assumere? Se stiamo parlando di un’esigenza concreta, dettata dal ciclo economico, si dice una stupidaggine. Un datore di lavoro assume perché si amplia il ciclo produttivo e ha bisogno di più dipendenti per seguirlo e reggere la concorrenza. Quindi il referendum non c’entra nulla. Se invece diciamo che un padrone preferisce assumere lavoratori senza diritti, per ottenere più profitti e poter fare il bello e cattivo tempo con tutti i dipendenti senza alcun problema o contestazione, allora stiamo dicendo le cose come stanno, senza maschere.

 

Infine va sfatato il cuore dell’argomentazione padronale e governativa, l’aumento dell’occupazione. Questa non aumenta grazie a qualche legge, anche se viene promesso in fase di campagna elettorale, ma solo ed esclusivamente se il ciclo economico è in fase ascendente. Questo non avviene da tempo e le misure del pacchetto Treu non hanno aumentato l’occupazione, nè quelle delle leggi delega di Maroni lo faranno. Queste leggi favoriscono un travaso del lavoro da delle condizioni maggiormente garantite a nuove condizioni meno garantite e “sicure”. La flessibilizzazione sempre più forsennata di questi anni non ha significativamente aumentato l’occupazione totale, l’ha trasferita dalle condizioni “tipiche” a quelle “atipiche”. Per tanti neo assunti con contratti a termine, Co.Co.Co., ... ci sono stati più o meno altrettanti licenziati, cassaintegrati ed espulsi nelle grandi fabbriche. La cosiddetta base occupazionale non aumenta in modo significativo da tempo e non lo farà nel prossimo futuro.

L’aumento dell’occupazione è uno specchietto per le allodole, che sta tragicamente sperimentando sia chi è espulso dal lavoro, sia chi è assunto nelle forme “atipiche”.

 

Un vasto fronte contro i lavoratori il 15 giugno

 

Non sono solo il governo Berlusconi e il padronato, però, non vogliono l’estensione dell’art. 18. La gran maggioranza dell’Ulivo è anch’essa schierata contro, come pure Cisl e Uil. Non deve stupire che le argomentazioni sono le stesse. Qualche esempio?

 

Violante, presidente dei deputati DS, sostiene che l'estensione dell'art. 18 sarebbe “un duro colpo per il mondo imprenditoriale italiano”. L’ex ministro Visco è per il no, come pure Rutelli e Castagnetti della Margherita. Quest’ultimo ha anche sostenuto: “Un commerciante o un artigiano che ha un dipendente è imprenditore ma insieme anche lavoratore. Non possiamo complicargli la vita”. Evidentemente, diciamo noi, poco importa che l’intera esistenza di un lavoratore sia dannatamente complicata dalla totale assenza di diritti esigibili nel posto di lavoro.

Ma non basta, Enrico Letta, economista della Margherita, in un convegno organizzato dal giornale “Il Riformista” (organo di D’Alema) ha enunciato con chiarezza la posizione dell'Ulivo sull'art.18: va cancellato per tutti e sostituito con una nuova legge che sostituisca il reintegro con l’indennizzo e diffonda l’arbitrato al posto del ricorso alla magistratura. Quando da più parti dell’Ulivo si dice che il referendum sarebbe controproducente, l’obiettivo reale, al di là delle parole e delle giustificazioni, è questo. A tale scelta si è infine accodato lo stesso Cofferati, dopo aver costruito la propria immagine sulla “difesa dei diritti” e sulla manifestazione dei tre milioni a Roma in difesa ... dell’art. 18.

 

Sarebbero questi i difensori dei lavoratori contro il Centro Destra di Berlusconi? Tutti i lavoratori devono ben meditare a proposito, e non delegare a nessuno la difesa dei propri interessi.

 

I limiti del referendum e dei suoi promotori

 

Abbiamo anticipato all’inizio le nostre perplessità su questo referendum. I suoi promotori lo presentano come una sorta di “sbocco politico” del movimento di massa sceso in piazza l’anno scorso per difendere l’art. 18.

Se così fosse vorrebbe dire che è tutt’ora in piedi un movimento di resistenza, in grado effettivamente di influenzare tutte le classi sociali nelle votazioni, a prescindere dal consenso elettorale di cui godono il Centro Destra e la maggioranza dell’Ulivo, entrambi contro l’ampliamento dell’art. 18.

In realtà, oggi, quel movimento non è in piazza e non ha fatto un percorso tale da rendere certo il passaggio dalla difesa all’offensiva per l’estensione a tutti delle garanzie previste dall’art. 18. Non siamo certo in presenza di una situazione di lotte sociali così vaste e diffuse da obbligare con la mobilitazione il Parlamento ad approvare leggi maggiormente favorevoli ai lavoratori, come avvenne con lo Statuto dei Lavoratori (di cui fa parte l’art. 18) imposto dalle lotte operaie del 1969-1970.

 

La scelta referendaria rischia, per un errore di calcolo nei tempi e nei modi, di condurre ad una sconfitta simile a quella fatta dall’allora PCI e dai sindacati con il referendum sulla “scala mobile”. In quell’occasione il movimento di piazza venne dirottato sul terreno elettorale e perse nel confronto tra tutte le classi, tra i “cittadini”; in quest’occasione il referendum è sostitutivo della mobilitazione di massa e presenta come unico fine possibile alle lotte operaie e proletarie il confronto elettorale.

Quando sarebbe necessario organizzare una lotta continuativa in tutti i posti di lavoro per difendere i diritti, per contrastare le leggi delega sul mercato del lavoro (i cui lavori procedono tranquillamente in Parlamento), per gettare le basi di una futura offensiva in termini di condizioni di lavoro e di diritti, il principale se non l’unico orizzonte proposto è quello di una scadenza elettorale, cui sono chiamati a votare “tutti” (quindi anche i padroni) sui diritti dei lavoratori.

 

Per noi è stato un errore promuovere questo referendum, la lotta reale e concreta dei lavoratori non si può sostituire con le consultazioni elettorali, nè si può far finta che ci sia se invece non c’è. Per questo non abbiamo partecipato al Comitato per il SÌ e non abbiamo raccolto le firme.

 

 

Ma oggi il referendum c’è e lo scontro politico sul tema dei diritti ci è imposto da quanti vogliono levarli a tutti i lavoratori. Nell’attuale situazione la mancanza del quorum al 15 giugno, o peggio, la vittoria del NO, farebbero da battistrada alla cancellazione per tutti dell’art. 18 e ad un successivo attacco ancora più virulento ai diritti e alle condizioni dei lavoratori.

 

Per questo occorre votare SÌ

al referendum del 15 giugno

 

Indubbiamente questo non basta. Occorre organizzarsi in tutti i posti di lavoro per contrastare le leggi delega sul mercato del lavoro, le esternalizzazioni, il furto del TFR e l’annunciata ennesima riduzione delle pensioni, i contratti a perdere che ci sono imposti, i licenziamenti che continuano nelle grandi fabbriche. Ma anche tutto questo sarà più difficile se non ci sarà uno “scatto d’orgoglio” il giorno del referendum, se i lavoratori non parteciperanno in gran numero dando il segnale che hanno compreso che in gioco non è solamente l’estensione dell’art. 18, ma la difesa delle condizioni di tutti, che non accettano l’arbitrio padronale quale stile di vita all’interno dei posti di lavoro.

 

Slai Cobas

Coordinamento Provinciale di Milano

Milano, 4.6.2003


Con un maxidecreto il Governo approva la legge delega sul lavoro. A settembre entrerà in vigore. Ecco cosa contiene


ANDIAMO TUTTI A VOTARE SI'


METALMECCANICI

Il 7 maggio Fim e Uilm hanno separatamente siglato il peggiore e più devastante dei contratti nazionali dei metalmeccanici.

Oltre alle menzogne con cui tentano di coprire i falsi recuperi salariali che si vantano di aver conquistato a tarallucci e vino con Federmeccanica, le orgogliose dirigenze di Fim e Uilm nascondono di aver calato definitivamente le braghe davanti ai padroni e al Governo confindustriale.

Tutto il contratto che loro hanno firmato è pieno di rimandi alle massacranti normative sul lavoro che il Governo, con cui hanno firmato il “Pacco” per l’Italia, sta decretando.

 

Come fanno i lavoratori iscritti a Fim e Uilm a non rendersi conto che con questa vergognosa sudditanza il loro capoccioni stanno assumendosi la responsabilità storica di affossare definitivamente l’importante ruolo di autodifesa collettiva che un tempo il contratto nazionale aveva facendo scendere in campo la forza unitaria e solidale di tutti i lavoratori metalmeccanici ?

Ciliegina sopra questa merdosa torta è l’invito dell’apparato Cisl e Uil a sabotare il referendum sull’art.18. Una eventuale vittoria del sì darebbe tremendamente fastidio all’ inciuccio che loro, e molti altri, stanno tramando coi padroni per svendere a loro la nostra dignità e i nostri diritti : per farci diventare gli schiavi di cui hanno bisogno per competere sul loro mercato.

Anche all’interno dell’apparato Cgil ( e  Fiom !) circolano molti funzionari che sabotano nella pratica quello che proclamano sui palchi. Tutti quanti accomunati, questi sindacalisti a vita, dall’avere tranquillamente il culo al caldo e non ricordarsi più ( o non averlo mai addirittura provato ) cosa si sta sempre più subendo nei posti di lavoro con lo strapotere tirannico che i padroni si stanno riprendendo. Col loro consenso.

Questo referendum è un’occasione per lanciare a tutti coloro che stanno seduti sulla nostra testa un messaggio preciso. Se ne vadano loro al mare “a mostrare le loro chiappe chiare”: noi andremo a votare SI’ per mostrare che nella base dei lavoratori, che loro gestiscono secondo i loro interessi e che ricattano con infiniti strumenti, si sta accumulando una rabbia con cui dovranno fare i conti. Facciamoli cagare sotto.

Questa è la ben più enorme valenza che acquista

il referendum sull’art.18 del 15 giugno

 

Lavoratori e delegati,

a qualsiasi sindacato apparteniamo

  

ANDIAMO TUTTI A VOTARE SI'

Slai Cobas


ART.18 A TUTTI

Nessun padrone deve poter ricattare un lavoratore umiliandolo, costringendolo a subire tutto quello che vuole imporgli, impedendogli di rivendicare anche il semplice rispetto delle norme contrattuali. Cosa che avviene nelle aziende sotto i 15 dipendenti perché ai padroni è concesso di poter tranquillamente licenziare qualsiasi lavoratore senza alcun motivo.

Estendere quindi a tutti i lavoratori la tutela prevista dall’art.18 è indispensabile per opporsi a questa moderna forma di schiavitù.

il referendum sull’art.18 chiede semplicemente questo

nessun lavoratore può tirarsi indietro

 

ANDIAMO TUTTI A VOTARE SI'

E’ vero che non possiamo dimenticare che

1.      l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori non è stato conquistato con un referendum ma con le lotte operaie del 68/69. Non possiamo perciò illuderci che oggi esso possa essere esteso a tutti semplicemente con questo strumento. I diritti fondamentali non possono essere messi ai voti accettando che una maggioranza, con il no o con l’astensione, li possa “democraticamente” negare a una minoranza.

2.      La dignità umana dei lavoratori è offesa anche dalle infinite forme di lavoro precario che si stanno estendendo a macchia d’olio. I precari hanno già scritto nel DNA del loro contratto il ricatto del loro licenziamento “senza giusta causa”. L’estensione dell’art.18 deve collocarsi dentro una più generale opposizione a tutte le forme di lavoro precario che da anni sono state lasciate passare e addirittura concordate.

Votare sì a questo referendum  è importante 

anche se, al di là dell’esito che avrà, solo la costruzione di un fronte generale di lotta dei lavoratori potrà conquistare per tutti quei diritti che, con le guerre a livello mondiale e con le aggressioni padronali a livello locale, l’imperialismo capitalista vuole spazzar via. Per imporre a tutti le regole disumane dei suoi profitti.

Slai Cobas 


Approvata dal Parlamento la legge delega sul lavoro 

ora per diventare operativa ha bisogno dei decreti attuativi

che il governo intende emanare entro l'estate


PARTE IL MASSACRO VOLUTO DAL LIBRO BIANCO DI MARONI


Contro la "guerra" ai lavoratori

Contro le politiche di guerra

Dopo lo sciopero generale del 18 ottobre, proseguiamo nella lotta

             Il 18 ottobre è stata una grande giornata di lotta, milioni di lavoratori hanno scioperato e sono scesi in piazza per manifestare contro il “Patto per l'Italia”. Le manifestazioni promosse dal sindacalismo di base ed autorganizzato, caratterizzate dal rifiuto delle politiche e di guerra e della concertazione, hanno visto una partecipazione mai conosciuta prima.        

            Ma la disponibilità dimostrata dai lavoratori a mobilitarsi e lottare per la difesa dei diritti di tutti, non deve essere né fatta rifluire aspettando un nuovo sciopero tra qualche mese, né usata per ristabilire un quadro concertativo con governo e padronato.

Le dichiarazioni di Fini sulla necessità di riaprire la concertazione, subito riprese dall’Ulivo (che ha anche invitato a non fare più scioperi separati), nonché le disponibilità in questo senso manifestate dai vertici Cgil, fanno presagire che la lotta contro il “Patto per l’Italia” e l’abolizione dell’art. 18 sia lasciata in disparte, con la scusa dei contratti, delle modifiche alla Finanziaria e della politica per il meridione.

 

La mobilitazione del 18 ottobre non deve essere gettata alle ortiche! Da subito dobbiamo muoverci e organizzare una lotta a tutto campo per contrastare la “guerra ai lavoratori” e le politiche di guerra, che continuano ad andare avanti.

 

§      FIAT: deve diventare un terreno di lotta per tutti i lavoratori per non far passare nessun licenziamento. Mentre ad Arese e Termini Imerese si prepara la chiusura degli stabilimenti, in altri come Pratola Serra e Melfi si lavora a ciclo continuo su tre turni e tutta la settimana (grazie ad accordi confederali). Mentre si parla di rilanciare l’azienda con nuovi modelli, a Pomigliano un’auto viene consegnata dopo 6-8 mesi dall’ordine. Perché non si trasferisce parte di questa produzione negli stabilimenti che si vogliono chiudere, portando via le linee esistenti? Perché accettare che ci siano degli operai senza lavoro e degli altri massacrati dai turni di lavoro? Alla volontà padronale di chiudere oggi ad Arese e Termini Imerese, per chiudere domani altri stabilimenti, opponiamo la riduzione generalizzata della giornata lavorativa e dei giorni di lavoro a parità di salario, il blocco dei turni notturni e dei sabati lavorativi comandati!

§      PATTO PER L’ITALIA: la sua trasformazione in legge va avanti. Il ddl 848 è già stato approvato al senato e deve andare alla Camera. Prepariamoci alla discussione in Parlamento con assemblee nei posti di lavoro e con mobilitazioni e iniziative di lotta che effettivamente colpiscano la produzione, non aspettiamo che sia approvata la legge. Questa è l’unica strada per preparare le condizioni.

§      CONTRATTI: rifiutiamo la logica concertativa, richiediamo aumenti che effettivamente siano superiori all’inflazione reale, siano egualitari e respingano la logica del salario a persona deciso dall’azienda. Contrastiamo tutte le divisioni normative e salariali tra lavoratori, imponiamo le trasformazioni automatiche in contratto a tempo indeterminato dei contratti a formazione lavoro, a termine, ecc. Iniziamo a formulare piattaforme che rappresentino realmente gli interessi dei lavoratori.

§      GUERRA: non aspettiamo che l’Iraq sia attaccato. Non aspettiamo che gli USA impongano la loro risoluzione all’ONU (che è uno strumento di copertura della loro politica e delle loro scelte), né confidiamo che al momento della Risoluzione la Russia e la Francia esercitino effettivamente il diritto di veto. Le politiche di guerra possono essere contrastate solo da una mobilitazione preventiva!

 

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale

Coordinamento Provinciale di MilanoViale Liguria 49, 20143 Milano, fip. 24/10/02

Tel./Fax 02.8392117, internet: http://userspace.ats.it/free/cobaslai/ , infoslai@libero.it


Comunicato Stampa
  

Riesce in tutta Italia lo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base ed autorganizzato, vastissima è stata la partecipazione alle manifestazioni organizzate. A Milano oltre 1.000 lavoratori dell'Alfa di Arese in testa al corteo.

Oggi nelle piazze si è espressa un'opposizione sociale contro le politiche di guerra, contro la "guerra" ai lavoratori ed il sindacalismo di base ed autorganizzato ha dimostrato di potersi muovere con le proprie gambe e con la propria autonomia organizzativa, coinvolgendo nello sforzo operai e impiegati, lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato, precari e senza lavoro, centri sociali, studenti, pensionati, immigrati, ecc.

Una giornata di lotta preparata e condotta unitariamente con tutti i lavoratori scesi in sciopero contro l'abolizione dell'art. 18 e il Patto per l¹Italia, ma contraddistinta dal rifiuto di indirizzare la mobilitazione all'ottenimento del ripristino dei meccanismi di concertazione col governo e col padronato, come è invece negli obiettivi della CGIL. Concertazione che è una delle cause che hanno contribuito a creare l'attuale situazione di pesantissimo attacco contro i lavoratori.

Una straordinaria mobilitazione contro un governo e un padronato che, mentre promettono nuova occupazione, predispongono 8.100 cassaintegrazioni alla Fiat, vere e proprie anticamere del licenziamento. Una crisi dell'industria automobilistica resa anche possibile perché, mentre si vogliono chiudere degli stabilimenti (Arese e Termini Imerese), in altri (Pratola Serra e Melfi) si lavora con ritmi e cadenze altissimi, su tre turni, il sabato e la domenica; grazie ad accordi a suo tempo sottoscritti da Cgil-Cisl-Uil.

Il sindacalismo di base ed autorganizzato continuerà su questa strada fin da domani, con mobilitazioni e iniziative nei posti di lavoro e nelle piazze, dando appuntamento a tutti i lavoratori per manifestare ancora

Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Coordinamento Nazionale

info: Milano 02.8392117, Napoli 081.8037023
@mail: infoslai@libero.it

18/10/2002


Contro le politiche di guerra - Contro la guerra ai lavoratori


venerdì 18 ottobre 2002

sciopero generale nazionale

di tutta la giornata


la "Rambouillet" irachena


Comunicato stampa

Pomigliano d'Arco

 

Contro il "Patto per l'Italia" massiccia l'adesione operaia agli scioperi di Slai Cobas e Fiom

paralizzata la produzione in Fiat, Alenia, Alfa Avio e collegate aziende terziarizzate
Assemblea pubblica in piazza Primavera

 

La coincidenza delle 8 ore di sciopero per ogni turno di lavoro indette dallo Slai Cobas nel più grande complesso industriale del mezzogiorno, quello di Pomigliano d'Arco, con le 4 ore indette dalla Fiom (trasformate all'ultimo minuto alla Fiat in 8 ore per turno) ha portato a livelli altissimi (circa il 95%) l'adesione operaia alla protesta contro il "Patto per l'Italia".

La straordinaria riuscita della mobilitazione era nell'aria, già preannunciata dagli scioperi articolati indetti lo scorso lunedì dallo Slai Cobas alla Fiat e nelle terziarizzate che, all'indomani della firma dell'accordo, paralizzarono per un'ora tutte le linee di montaggio.

Le motivazione della lotta sono state ribadite nell'affollata assemblea pubblica svoltasi in piazza Primavera e indetta dallo Slai Cobas in cui Vittorio Ganillo, Domenico Mignano, Michele Romano e Mara Malavenda hanno sottolineato «la necessità dell'immediata generalizzazione delle lotte come unica ed efficace risposta per bloccare lo "scellerato patto" e la sua imminente trasformazione in legge: grave sarebbe rimandare le lotte in autunno o peggio pensare di delegare la risposta ad effimeri referendum da tenersi tra più di un anno». Gli interventi hanno inoltre evidenziato lo «stretto collegamento tra i 15.000 licenziamenti in atto in Fiat e nell'indotto (circa 2000 negli ultimi 2 anni già attuati a Pomigliano), l'imminente chiusura dell'Alfa di Arese,  e le politiche di precarizzazione del rapporto di lavoro poste in atto dal governo Berlusconi e da quelli che li hanno preceduti».

Slai Cobas  Pomigliano

12/7/2002


Un “patto”  CONTRO   i  lavoratori

Lasciate perdere per un attimo le parole di MaroniBerlusconiAngelettiPezzottaD’Amato,

 i telegiornali del Presidente, i giornali del fratello e della moglie del Presidente.

Leggetevi l’allegato 2 del “Patto per l’Italia”:

troverete cose che voi umani non potete neanche immaginare !!!!

 

(1)     Un’azienda che ha meno di 15 dipendenti può accrescerne il numero all’infinito senza applicare l’articolo 18; è sufficiente che la media ponderata dei suoi dipendenti nell’ultimo anno sia stata inferiore a 15! Il non avere previsto un “limite superiore” è indicativo dell’intenzione di generalizzare il provvedimento. Se veramente l’obiettivo fosse stato quello di aumentare la dimensione media delle imprese da 15 a20-30 dipendenti, sarebbe stato ovvio mettere il limite superiore di 30.

 

(2)     Un’azienda può nascere con meno di 15 dipendenti e svilupparsi fino ad un numero infinito di dipendenti senza applicare l’art.18 (un esempio concreto: Sogei it; nascerà con pochissimi dipendenti, ma già si sa che essa si svilupperà ed occuperà almeno un centinaio di Lavoratori; per nessuno di essi varrà l’art.18!!!); questa norma non ha nessuna clausola di salvaguardia. Una nuova azienda può avere meno di 15 dipendenti anche solo il giorno della sua nascita: dal giorno dopo può far crescere a dismisura il numero dei dipendenti disapplicando l’art.18!!

 

(3)     Quando si dice “nuove assunzioni” di un’azienda, si intende la nuova occupazione PER QUELLA AZIENDA. Non è necessario che i nuovi assunti fossero in precedenza “non occupati”. E’ falso quindi che la norma serva a “creare nuova occupazione”: può servire anche a “spostare” occupazione da un’area in cui esistono diritti ad un’area in cui si è meno tutelati

 

(4)     La nuova normativa anti-articolo 18 non è affatto sperimentale (una legge, per definizione NON può essere “sperimentale”, essendo “universale e astratta” per vocazione): 24 mesi dopo l’entrata in vigore ci sarà “una verifica … degli effetti”, compiuta dal Ministero del Lavoro, da Confindustria e Sindacati; il Governo riferirà al Parlamento, che potrà, in piena autonomia, “valutare l’efficacia della misura”. L’applicazione non è affatto temporanea, ma definitiva, a meno di un nuovo, e opposto, provvedimento del Parlamento.

 

(5)     “Dare i numeri”: nei pochi punti in cui si cerca disperatamente di dare una veste “scientifica” al “patto” (pag.8), si riescono solo a scrivere dati senza senso: le 87.515 imprese con addetti da 10 a 15 occuperebbero solo 865.000 dipendenti (se impiegassero tutte il numero minimo di 10, gli addetti totali ammonterebbero a 875.150!), mentre le 27.490 imprese con 16-19 dipendenti  ne occuperebbero solo 419.600 (che se impiegassero tutte solo 16 dipendenti il totale sarebbe di 439.840 addetti). Con queste “teste pensanti” al governo, non c’è da sorprendersi poi tanto se Eurostat gli boccia i conti pubblici!

 

Coloro che sono abituati all’obbedienza al vertice non avranno tentennamenti:

fedelmente obbediranno alle direttive, proni e sommessi!

CISL e UIL e loro accoliti mentiranno, al soldo di Governo e Confindustria e in cambio di soldi e funzioni da gestire, parleranno di “sperimentazione”, di “nuova occupazione”, di “attento monitoraggio”: e saranno responsabili di un’odiosa discriminazione dei lavoratori e di un indebolimento complessivo della loro capacità di resistenza; rifiuteranno di sottoporre l’intesa a referendum, macchiandosi dell’ennesima lesione alla democrazia, con la quale hanno dato prova di non intrattenere alcun rapporto.

La Cgil  forse protesterà, (con calma …verso ottobre), anche per riparare ai danni già prodotti con altri accordi da essa sottoscritti: in fondo, come ingenerosamente ricorda il testo del “patto” (pag.9), la stessa norma (anzi peggio: la non applicazione dell’intero Statuto dei Lavoratori) l’ha già firmata nel 1984 (per i contratti di formazione), nel 1987 (per i contratti di apprendistato), nel 1991 (per i contratti di reinserimento), nel 1997 (per i lavoratori interinali) e nel 2000 (per i lavoratori socialmente utili).

Evidentemente, quelli,  erano tutti  ”Governi amici” !!!

 Partecipiamo alle iniziative contro il “Patto” rivendicando

- orario  +salario   =   flessibilità zero !

Sogei, 10 Luglio 2002                                                                                SLAI Cobas – Sogei


FIM E UILM FIRMANO UN ACCORDO CONTRO I LAVORATORI: SCIOPERO DI 4 ORE VENERDI 12 LUGLIO

GLI SCIOPERI NELLE FABBRICHE SUBITO DOPO LA NOTIZIA DELLA FIRMA DEL PATTO TRA GOVERNO, CONFINDUSTRIA E CISL-UIL, SONO IL TIPO DI RISPOSTA DA SEGUIRE E DIFFONDERE IN TUTTI POSTI DI LAVORO. SOLO LA MOBILITAZIONE PUO' BLOCCARE L'APPLICAZIONE DELL'ACCORDO E LA SUA TRASFORMAZIONE IN LEGGE. NON SI PUO' RIMANDARE LA REAZIONE DEI LAVORATORI A SETTEMBRE O, PEGGIO, DELEGARE LA RISPOSTA AD UN REFERENDUM  DA TENERSI TRA PIU' DI UN ANNO.

FACCIAMO TESORO DELL'ESPERIENZA DEL 1984, QUANDO IL REFERENDUM SULLA SCALA MOBILE BLOCCO' LE LOTTE E PORTO' ALLA SUCCESSIVA SCONFITTA ELETTORALE A 17 ANNI DI DISTANZA, MENTRE CRESCE L'INFLAZIONE, NON ABBIAMO PIU' ALCUN MECCANISMO AUTOMATICO DI ADEGUAMENTO DEI SALARI.   
LA SOSPENSIONE PER 3 ANNI DELL'ART.18 NELLE AZIENDE CHE SUPERANO I 15 DIPENDENTI E' IL PRESUPPOSTO PER ELEVARLO A TUTTI NEL PROSSIMO FUTURO.  ANGELETTI, SEGRETARIO DELLA UIL, SOSTIENE CHE IL RIPRISTINO DELL'ART.18 SARA' AUTOMATICO TRA 3 ANNI ( LA REPUBBLICA,06.07.02). MENTE! L'ACCORDO PREVEDE  CHE TRA  3 ANNI CI SARA' UNA COMMISSIONE CONGIUNTA DI GOVERNO, PADRONATO E CISL-UIL PER VERIFICARE GLI EFFETTI DELL'ACCORDO.
CISL E UIL IPOTIZZANO UNA CONSULTAZIONE TRA I LAVORATORI ISCRITTI  PER AVALLARE L'ACCORDO. UNA MISURA CHE RIGUARDA TUTTI  DOVREBBE ESSERE  VOTATA DA UNA PARTE DI LAVORATORI, QUELLA ISCRITTA A 2 SINDACATI? QUESTA SAREBBE DEMOCRAZIA?
QUESTA E' UNA TRUFFA.
LA CGIL RICHIEDE UN REFERENDUM A SCRUTINIO SEGRETO  TRA TUTTI I LAVORATORI. NON LO OTTERRA' COME GIA' AVVENUTO NEL CONTRATTO DEI METALMECCANICI . CONTRO LA CGIL SI RITORCONO GLI ACCORDI SOSTENUTI PER ANNI : IL 33% GARANTITO NELLE RSU, LA MANCANZA DI UN OBBLIGO PER LEGGE DI SANCIRE  GLI ACCORDI E I CONTRATTI CON VOTAZIONE OBBLIGATORIA DI TUTTI I LAVORATORI.
LA PROPOSTA DI VOTAZIONE E' UNA TRAPPOLA PER RIPETERE LA TRUFFA EFFETTUATA SULLE PENSIONI, A QUEL TEMPO DA TUTTE E TRE  LE SIGLE CONFEDERALI . ALLORA ANCHE I PENSIONATI VENNERO FATTI VOTARE SUL TAGLIO DELLE PENSIONI DI CHI DOVEVA ANCORA ANDARE IN PENSIONE.
OGGI SI VUOLE FAR VOTARE CHI PUO' UTILIZZARE LE GARANZIE DELL'ART.18, PER SANCIRE CHE CHI VERRA' ASSUNTO NON POTRA' PIU' AVERE DIRITTO.
QUESTA E' DEMOCRAZIA? QUESTA E' UNA TRUFFA!

NON CI SONO ALTRE STRADE! LA POSSIBILITA' DI RESPINGERE QUEST'ACCORDO RISIEDE SOLO E UNICAMENTE NELLE QUANTITA' DI MOBILITAZIONI CUI SAPREMO DAR VITA
 
SCIOPERO DI 4 ORE VENERDI 12 LUGLIO 2002 CON MANIFESTAZIONE INTERNA E USCITA ANTICIPATA

 

Torino,10.07.02                                                              SLAI/COBAS  PARTS SERVICES


VENERDI 12 GIUGNO

SCIOPERO DI 4 ORE

SU TUTTI I TURNI DI LAVORO CON MANIFESTAZIONE INTERNA E USCITA ANTICIPATA

  1. LO SCIOPERO E' L'UNICA ARMA PER FAR RETROCEDERE GOVERNO, PADRONI E SINDACATI. I REFERENDUM SONO UN RISCHIO ( VEDI LA SCALA MOBILE)

  2. LA LOTTA CONTRO L'ABROGAZIONE DELL'ART. 18 DEVE ESSERE IMMEDIATA E NON RIMANDATA A OTTOBRE

  3. CHIEDIAMO A TUTTI I LAVORATORI LA MASSIMA PARTECIPAZIONE AGLI SCIOPERI, SENZA FARSI STRUMENTALIZZARE DA SINDACATI O PARTITI CONSENZIENTI O FALSAMENTE CONTRARI ALL'ABROGAZIONE DELL'ART.18

GLI UNICI A PAGARE IL CONTO SONO I LAVORATORI

 

Torino, 10.07.02

SLAI/COBAS  PARTS SERVICES


Patto per l’Italia - Contratto per il lavoro

UN ACCORDO CONTRO TUTTI I LAVORATORI:

RESPINGIAMOLO !

Pomigliano d’Arco

 

ASSEMBLEE E SCIOPERI IN FIAT CONTRO L’ACCORDO GOVERNO-SINDACATI

 

E’ stata solo una prima risposta lo sciopero con affollati cortei interni indetto oggi, preceduto dalle assemblee, dallo Slai Cobas alla Fiat Auto di Pomigliano d’Arco.  La protesta ha riscontrato l’adesione del 75%  degli operai delle catene di montaggio e ha bloccato per un’ora i reparti di produzione delle vetture Alfa 156 (dalle 17.00 alle 18.00) ed Alfa 147 (dalle 17.30 alle 18.30).

Lo Slai Cobas si dichiara soddisfatto di questa prima iniziativa di lotta dei lavoratori della più grande fabbrica del sud: “è questa la risposta da generalizzare in tutti i luoghi di lavoro, la sola che potrà bloccare l’accordo e la sua prossima trasformazione in legge. I lavoratori sanno che non si può rimandare la mobilitazione a settembre o, peggio, pensare di delegare la risposta ad un referendum da tenersi tra più di un anno”.

 

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate  -  Pomigliano d’Arco, 8/7/2002


Patto per l’Italia - Contratto per il lavoro

Un accordo contro tutti i lavoratori

RESPINGIAMOLO!

 

Gli scioperi nelle fabbriche subito dopo la notizia della firma del patto tra governo, Confindustria e Cisl-UIL, sono il tipo di risposta da seguire e diffondere in tutti i posti di lavoro.

Solo la mobilitazione può bloccare l’applicazione dell’accordo e la sua trasformazione in legge. Non si può rimandare la reazione dei lavoratori a settembre o, peggio, delegare la risposta ad un referendum da tenersi tra più di un anno.

Facciamo tesoro dell’esperienza del 1994, quando il referendum sulla scala mobile bloccò le lotte e portò alla successiva sconfitta elettorale. A dodici anni di distanza, mentre cresce l’inflazione, non abbiamo più alcun meccanismo automatico di adeguamento dei salari!

 

Da subito indiciamo assemblee, manifestazioni e scioperi, coinvolgendo tutti i lavoratori indipendentemente dal sindacato cui sono iscritti, siano essi dipendenti privati o pubblici. Un attacco così generale e complessivo esige una risposta altrettanto ampia e generalizzata.

 

La sospensione per tre anni dell’art. 18 nelle aziende che supereranno i 15 dipendenti è il presupposto per levarlo a tutti nel prossimo futuro. Angeletti, segretario della Uil, sostiene che il ripristino dell’art. 18 sarà automatico tra tre anni. (la Repubblica, 6.7) Già si appresta a diffondere questa tesi in tutti i posti di lavoro. MENTE! L’accordo prevede che tra tre anni ci sarà una commissione congiunta governo, padronato e Cisl-Uil per verificare gli effetti della misura.

Governo e padronato hanno ottenuto la possibilità di licenziare senza giusta causa, già hanno la decontribuzione nel caso di assunzioni a tempo indeterminato. Quindi possono risparmiare sui contributi pensionistici e possono poi licenziare con un indennizzo (non ancora quantificato), pensate che saranno disposti a tornare indietro? Solo chi è un illuso o in malafede può pensarlo.

 

Cisl e Uil ipotizzano una consultazione tra i propri iscritti per avallare l’accordo. Una misura che riguarda tutti, dovrebbe essere votata solamente da una parte di lavoratori, quelli iscritti a due sigle sindacali? Questa sarebbe la democrazia? Questa è una truffa!

La Cgil richiede un referendum a scrutinio segreto tra tutti i lavoratori. Non lo otterrà, come già avvenuto nel contratto metalmeccanici. Contro di essa si ritorcono le misure che ha sostenuto per anni: il 33% garantito nelle RSU, la mancanza di un obbligo per legge a sancire gli accordi e i contratti con votazioni obbligatorie di tutti i lavoratori.

La proposta di votazione è una trappola per ripetere la truffa effettuata sulle pensioni, a quel tempo da tutte e tre le sigle confederali. Allora anche i pensionati vennero fatti votare sul taglio delle pensioni di chi doveva ancora andare in pensione. Oggi si vuole far votare chi può utilizzare le garanzie dell’art. 18 per sancire che chi verrà assunto non potrà più averne diritto.

Questa sarebbe la democrazia? Questa è una truffa!

 

Non ci sono altre strade! La possibilità di respingere quest’accordo risiede solo e unicamente nella quantità di mobilitazione cui sapremo dare vita ed organizzazione. ASSEMBLEE E SCIOPERI IN TUTTI I POSTI DI LAVORO, DA SUBITO!

SLAI Cobas Milano


[altre immagini del corteo di Milano]

16 APRILE 2002

SCIOPERO GENERALE
intero turno

CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI,
IL LIBERISMO E LA CONCERTAZIONE

PER:

Manifestazioni regionali ed interregionali con il sindacalismo di base:

Roma (P. della Repubblica  ore 9.30), Milano (L.go Cairoli  ore 9.30), Napoli (P. Mancini  ore 9.30),
Firenze (P. S. Marco  ore 9.00),  Bologna (P. Maggiore ore 9.30), Palermo (P. Massimo ore 9.00),
Cagliari (P. Garibaldi  ore 9.30), Genova

 

Pace, terra e libertà per il popolo e lo stato palestinese!

CONFEDERAZIONE COBAS
CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE
SLAI COBAS
SINCOBAS


Non solo in difesa dell’art.18

Le iniziative di lotta di Cgil, Cisl, Uil  rischiano di essere scarsamente convincenti se, contemporaneamente, continuano a praticare la sciagurata politica concertativa.  Negli ultimi due mesi, mentre era in campo il duro scontro sull’art.18, hanno infatti tranquillamente firmato i contratti a perdere degli edili, chimici, tessili, gasisti, bancari e soprattutto lo scandaloso accordo generale  sul Pubblico impiego e la Scuola del 4 febbraio.

Inoltre pesantemente ambiguo è il messaggio che se si rimuove la delega sull’art.18 sono disponibili a trattare sul famigerato libro bianco che devasta i diritti dei lavoratori puntando sui contratti individuali di lavoro e generalizzando quella flessibilità che trova le sue radici nelle politiche concertative attuate con i precedenti governi e con il padronato.

E' importante perciò che i lavoratori e le lavoratrici, oltre alla dimostrata capacità di mobilitarsi, abbiano ben chiaro le motivazioni per cui lo fanno.

Il sindacalismo di base
( Confederazione Cobas - Confederazione Unitaria di Base - Slai Cobas )

non da oggi, propone obiettivi chiaramente alternativi a tutta la politica antisociale del governo opponendosi alla totale precarizzazione dei lavoratori, allo smantellamento della scuola pubblica, della previdenza e della sanità, allo scippo del Tfr a favore dei fondi pensione, alla legge antiimmigrati Bossi/Fini, alle privatizzazioni, alla concertazione. E alla guerra. 

Chi con le politiche liberiste di Governo e Confindustria si è da tempo compromesso difficilmente metterà in campo proposte chiare e iniziative capaci di durare nel tempo.

Mentre la lotta del mondo del lavoro si radicalizza, puntuale e preannunciato, giunge l' assassinio del professor Biagi, che ha gia' prodotto la solita forsennata campagna che accusa i Cobas e il sindacalismo di base di contiguità con il terrorismo. Accusa che si è estesa anche alla CGIL e che contiene il minaccioso invito al movimento dei lavoratori a farsi da parte.

Ma noi lavoratori non ci lasceremo intimidire e continueremo a scendere in piazza e a mobilitarci.

Nel giorno dello sciopero generale proponiamo ai lavoratori
manifestazioni che rivendichino con chiarezza questi obiettivi

Ad esse invitiamo i disoccupati, gli immigrati, gli studenti e tutto il movimento antiliberista.

martedì 16 Aprile

SCIOPERO GENERALE di 8 ore

con manifestazioni nazionali a Roma, Milano e Palermo
contro il governo Berlusconi, il liberismo, la concertazione

in concomitanza con l’assemblea di Confindustria di venerdì 12 aprile a Parma
presidio a Parma contro la politica della Confindustria.

Slai Cobas


martedì 16 Aprile

SCIOPERO GENERALE di 8 ore

contro il governo Berlusconi, il liberismo, la concertazione  

venerdì 12 aprile

presidio a Parma contro la politica della Confindustria.

Il sindacalismo di base e autorganizzato ha deciso di chiamare i lavoratori di tutte le categorie allo SCIOPERO GENERALE per tutta la giornata di martedì 16 aprile con manifestazioni nazionali a Roma, Milano e Palermo contro le politiche antisociali del Governo, la concertazione, e la guerra.

Inoltre in concomitanza con l’assemblea di Confindustria di venerdi' 12 aprile i sindacati di base organizzano un Presidio a Parma per protestare contro le proposte del padronato.

Le iniziative di lotta contro le modifiche all’art.18 non bastano se contemporaneamente non si contrasta tutta la politica  antisociale del governo, la guerra, e non si abbandona la concertazione che e' stata ed e' la linfa vitale delle politiche liberiste.

Rischiano di essere scarsamente convincenti le dichiarazioni e le iniziative di lotta di cgil-cisl-uil contro il governo per le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori se contemporaneamente non si abbandona la sciagurata politica concertativa che negli ultimi due mesi ha consentitp la firma di contratti a perdere come quelli degli edili, chimici, tessili, gasisti, bancari e soprattutto lo scandaloso accordo generale  sul Pubblico impiego e la Scuola del 4 febbraio.

L’affondo di oggi del Governo trova le sue radici nel contesto di precarizzazione del lavoro e dei suoi diritti derivante dalle politiche concertative attuate da cgil cisl uil con i precedenti governi e con il padronato e che ci vengono oggi riproposti e ampliati tramite il cosiddetto libro bianco che punta alla generalizzazione della flessibilità e dei contratti individuali di lavoro.

Più volte abbiamo visto apparati sindacali e politici a corto di consenso stimolare e cavalcare lo scontro sociale semplicemente per rilanciare il loro ruolo, che l'attuale governo tende invece non ad annullare, ma a ridimensionare

E' indispensabile percio' che i lavoratori e le lavoratrici continuino a sostenere gli scioperi e le manifestazioni del sindacalismo di base che propone obiettivi drasticamente alternativi alle politiche antisociali del governo, che si oppone non da oggi alla precarizzazione, alla guerra, allo smantellamento della scuola pubblica  della previdenza e della sanità, allo scippo portato avanti consensualmente da Confindustria e cgil cisl uil- del tfr a favore dei fondi pensione, al disegno di legge antiimmigrati Bossi/Fini, alle privatizzazioni , alla concertazione e che rivendica salari europei, reddito sociale per tutti/e coloro che ne sono privi/e e riduzione generalizzata dell'orario di lavoro.

Le politiche liberiste non sono sostenute solo dal Governo Berlusconi e da Confindustria e richiedono la messa in campo di proposte di contrasto credibili, durature nel tempo e sostenute da organizzazioni non compromesse con tali politiche.

Ne' dimentichiamo che la stessa Cgil, che  oggi lascia intendere che ci sono le condizioni per una spallata, in realta' si appresta a ritornare al tavolo della concertazione

Ma mentre la lotta del mondo del lavoro si radicalizza e si estende e siamo alla vigilia dello sciopero generale, puntuale e preannunciata, come una macabra cambiale in scadenza, giunge l'assassinio del professor Biagi, che ha gia' prodotto una campagna forsennata da parte di media e governo che hanno accusato di contiguità con il terrorismo i Cobas e il sindacalismo di base, accusa che si è estesa anche alla CGIL

Il servigio reso dagli assassini di Biagi al governo Berlusconi è formidabile, come fortissima è la minaccia al movimento dei lavoratori a farsi da parte. Ma i lavoratori non si lasciano intimidire e continuano a scendere in piazza e a mobilitarsi.

Il sindacalismo di base ritiene che solo mantenendo la necessaria determinazione anticoncertativa e la chiarezza degli obiettivi da perseguire, nel giorno dello sciopero generale, anche attraverso la realizzazione di manifestazioni alternative a quelle di CGIL-CISL-UIL a cui invitiamo i disoccupati, gli immigrati, gli studenti e tutto il movimento antiliberista, e' possibile vincere questa grande battaglia contro il governo Berlusconi e la Confindustria per il ritiro delle 4 deleghe su cancellazione dell'art. 18 e libro bianco, smantellamento delle pensioni e scippo delle liquidazioni, controriforma Moratti della scuola, controriforma fiscale.

Confederazione Cobas
Confederazione Unitaria di Base
Slai Cobas


AI LAVORATORI IN LOTTA

Gli appelli ad opporsi contro la libertà di licenziamento che il Governo vuol regalare ai padroni attraverso la cancellazione dell'art.18, sta mobilitando, giustamente, la massa dei lavoratori.

Questo rigurgito di combattività confederale, trainato dalla Cgil, presume di riuscire a spazzar via dalla memoria dei lavoratori il ricordo che, chi oggi ci chiama alla lotta, da anni ha fiancheggiato Governi e padronato, concertando quel devastante contesto di precarizzazione del lavoro e dei suoi diritti su cui si innesta l'affondo di oggi: che va ben al di là del solo attacco all'art.18.

La scesa in campo dei lavoratori è comunque in ogni caso preferibile a quell'indecente occultamento che per anni siamo stati costretti a subire per non disturbare le loro manovre.

Ma anche in questa "seducente" situazione è indispensabile che noi lavoratori manteniamo lucida la capacità di

Questa è l'autorganizzazione che da anni cerchiamo di diffondere tra i lavoratori.

Più volte, nella storia, abbiamo dovuto registrare che apparati politici e sindacali, a corto di consenso, hanno stimolato e cavalcato lo scontro sociale semplicemente per rilanciare il loro ruolo.

Le masse messe in campo potrebbero però sfuggire loro di mano se, quando lorsignori decideranno di spegnere le lotte perchè hanno raggiunto i "loro" scopi, i lavoratori saranno capaci di ribellarsi al ridicolo ruolo di truppe cammellate eterodirette cui li vogliono ridurre. Riaffermando i "loro" obiettivi.

Finiranno allora i tempi delle sfilate romane e dei girotondi e si dovrà avere la forza di incidere pesantemente e a lungo là dove i padroni attingono, coi profitti, la loro forza.

Noi continueremo a lavorare perchè questa possibilità si possa realizzare.

Slai Cobas



un appello di delegati RSU per lo sciopero generale


CONFEDERUME

Cgil, Cisl, Uil dopo aver minacciato fuoco e fiamme, sono ritornate alla solita pratica della concertazione firmando, sotto le amorevoli sollecitazioni del tandem Fini/Frattini, l'ennesimo accordo truffa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e della scuola.
Un accordo che, al di là dei miserevoli aumenti salariali comuni a tutti i contratti, porta a casa l'estensione al settore pubblico dell'obbligo della previdenza integrativa tramite l'istituzione dei fondi aperti (gestiti da privati) e dei fondi chiusi (gestiti a mezzadria tra sindacati e azienda).

Questo accordo svela, per chi non lo avesse ancora capito, che, al di là delle dichiarazioni bellicose di questi ultimi mesi, l'orizzonte confederale resta quello della concertazione.
Quello che vogliono è ritornare ad essere, anche con un governo di centro destra, i riconosciuti "fiancheggiatori" che sono stati per quello di centro-sinistra.
Proclamando lo sciopero nazionale del Pubblico Impiego del 15 febbraio Cgil, Cisl, Uil avevano cavalcato in maniera mistificatoria l'opposizione alla demolizione dei diritti dei lavoratori che il governo Berlusconi sta triturando come uno schiacciasassi.
Sono bastati "trenta denari" per buttare a monte tutti i proclami di guerra e aprire una vistosa falla sul fronte della ripresa concertativa su tutti i fronti.
In questo quadro anche la bandiera dell'art.18 ( su cui si apprestano a trovare scappatoie) appare troppo evidentemente il finto drappo rosso utilizzato per scatenare a testa bassa la sacrosanta incazzatura dei lavoratori e nascondere tutte le altre infinite aggressioni che ci stanno infilando dal di dietro.

I lavoratori, che da mesi chiedono che contro la manovra strategica del governo e del padronato scenda in campo una vasta opposizione sociale, non possono non prendere atto che sono ancora una volta in balia del ricco apparato organizzativo/assistenziale che i confederali usano per manipolarli e trascinarli sui loro fallimentari obiettivi concertativi.

Slai Cobas


Comunicato stampa

Manifestazione Cobas a Pomigliano:

cortei e blocchi stradali

assaltate le agenzie del lavoro interinale

Quasi totale la partecipazione dei lavoratori delle fabbriche del più grosso polo industriale meridionale agli scioperi indetti per oggi. L'appuntamento dei Cobas - che non partecipavano al corteo Confederale per sottolineare il dimezzamento occupazionale e precarietà lavorativa nel comprensorio frutto di quella concertazione che proprio i confederali vorrebbero rafforzare - era alle 09.30 del mattino nella piazza antistante la vecchia stazione della Circumvesuviana.

L'affollato e combattivo corteo attraversava le vie del centro cittadino e già esplodevano i primi momenti di rabbia dei lavoratori e dei precari all'apprestarsi dell'agenzia per il lavoro interinale "Adecco" di via Locatelli - preventivamente chiusa dai responsabili dell'agenzia all'approssimarsi del corteo - le cui vetrate sono state prese di mira dai manifestanti con un nutrito lancio di uova.

Altri momenti di tensione si sono avuti quando, a chiusura della manifestazione in piazza Primavera dove sono intervenuti Mara Malavenda, Mino Iorio (in rappresentanza degli ex LPU) e Vittorio Granillo, qualche centinaia tra operai, precari e giovani con contratto in affitto effettuavano blocchi stradali in via Carducci occupando, alle ore 11.00 e per circa un'ora, i locali dell'agenzia interinale "Worknet" (che lavora esclusivamente per fornire giovani lavoratori in affitto alla Fiat). Intanto numerosi manifestanti, con gli ex LPU di Pomigliano, si raccoglievano nella piazza del Comune per ricordare all'amministrazione gli impegni mai mantenuti e la loro determinazione a continuare la lotta per uno sbocco della vertenza, cominciata circa un anno fa e che doveva portare in tempi rapidi (così assicurò all'epoca il sindaco DS Michele Caiazzo) alla stabilizzazione lavorativa dei 134 lavoratori che oggi sono rimasti disoccupati e privi del sussidio.

In tutti gli interventi è stato sottolineato la volontà di massima mobilitazione per lo sciopero generale nazionale con manifestazione a Roma organizzato da tutto il sindacalismo di base ed extraconfederale.

Slai Cobas - Coordinamento provinciale di Napoli - Pomigliano d'Arco. 29/1/2002


Contro il progetto di Governo e Padronato di devastare totalmente le condizioni e i diritti dei lavoratori

tutte le strutture del sindacalismo di base e autorganizzato
Cib-Unicobas, Conf. Cobas, CNL, CUB, LAB, Sin-Cobas, SLAI Cobas, USI-AIT

promuovono per

venerdì 15 febbraio 2002
un'intera giornata di sciopero generale

Non è solo la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che deve farci mobilitare.
In un volantone riassumiamo tutti i temi sui quali noi e gli altri sindacati di base ed autorganizzati invitiamo alla lotta tutti i lavoratori.
Nelle grinfie del fondamentalismo capitalista
Sul fisco - La modifica delle aliquote Irpef
Articolo 18 - Per la libertà di licenziare
Sulle pensioni
A chi fa gola trasferire il TFR sui fondi pensione
Stato sociale - Smobilitato attraverso la privatizzazione
Il lavoro frantumato - Dal libro bianco del ministro Maroni
Migranti schiavi - NO alla legge Bossi-Fini
Contro la guerra


Senza rimanere in illusoria attesa delle scelte confederali e di fronte alla urgenza di una risposta contro la guerra dichiarata, avevamo lanciato, con lo sciopero del 9 novembre, il chiaro messaggio che sono arrivati i tempi in cui occorre mettere in campo un movimento generalizzato di lotta. Le miserande ore di sciopero proclamate da Cgil, Cils, Uil hanno svelato a tutti che non c'è la reale volontà di andare a uno scontro contro tutto il programma governativo e non solo sulle modifiche formali dell'art.18 (che si prestano a probabili slittamenti).

Lo sciopero veramente generale che occorre mettere in campo e per costruire il quale ci siamo resi disponibili a lavorare con tutti i soggetti sindacali che hanno un aggancio reale nei posti di lavoro, non può essere ancora la semplice riproposta fatta da qualche sigla (allora assente), sfruttando il paravento dello sciopero del pubblico impiego di Cgil, Cisl, Uil. Lo sciopero generale a cui occorre tutti lavorare, se non vogliamo che si risolva per i lavoratori in una frustrante esperienza della inutilità delle "sfilate" che lorsignori si rassegnano a lasciarci fare .... e intanto proseguono inesorabili il loro cammino, deve avere alle spalle un soggetto organizzativo collettivo e forte, in grado di proseguire una mobilitazione di lunga durata. Tale da intaccare pesantemente gli interessi produttivi e gestionali dei soggetti padronali e istituzionali.

Per rimarcare questo obiettivo e la necessità di fare questo passo in avanti, i promotori dello sciopero del 9 novembre hanno organizzato una

manifestazione nazionale
per sabato 15 dicembre a Milano
alle ore 14.30 in L.go Cairoli (linea metropolitana rossa MM1)

Slai Cobas

Comunicato stampa

Fiat Auto Pomigliano

La polizia "picchetta" una fabbrica deserta

Totale l'adesione dei lavoratori alle 24 ore di sciopero dei Cobas contro la modifica dell'art. 18 dello Statuto e per l'abrogazione della legge Treu

Impianti paralizzati - produzione zero: fallite le iniziative dei confederali ... "per mancanza di operai"

In perfetta coerenza con la mozione votata all'unanimità da 3.800 lavoratori Fiat nelle assemblee generali di ieri indette dallo Slai Cobas gli operai, nella loro totalità, hanno incrociato le braccia paralizzando l'intera produzione di Fiat Auto ed aziende collegate dalle ore 06.00 di stamattina.

La giornata di lotta, dichiarano i Cobas, ... è il perfetto avvio delle proposte nazionali fatte ieri dalle tute blu per la "costruzione dal basso dello SCIOPERO NAZIONALE GENERALE da tenersi entro gennaio e l'avvio della campagna per la costruzione del COMITATO NAZIONALE UNITARIO PER IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE TREU SUL LAVORO IN AFFITTO".

La totale adesione dei lavoratori allo protesta Cobas, già prevista e riscontrata nelle assemblee di ieri, ha dato la possibilità ai lavoratori stessi di ridicolizzare le iniziative congiunte di Fiat e polizia con l'<effetto annuncio> di picchetti <fantasma> (che non avrebbero avuto ragione di esistere). Lo "scherzo" ha mandato in fumo i complessi piani della Fiat che, pur di produrre aveva - con i suoi "potenti mezzi" - organizzato finanche un treno speciale antisciopero ... e "piazzato" (sin dalle ore 01.30 della notte), a tutti i varchi di accesso alla fabbrica, ben 150 celerini in tenuta antisommossa per garantire la cosiddetta ... "libertà di lavoro": peccato "per loro" che nessuno si è presentato al lavoro !

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate - Pomigliano d'Arco, 7/12/2001


Comunicato stampa

Fiat Auto Pomigliano

operai sul piede di guerra contro le modifiche dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori:

In un clima di grande tensione si sono svolte le affollate assemblee retribuite del 1° turno lavorativo e del centrale indette stamattina in fabbrica dallo Slai Cobas (alla 15 del pomeriggio si replica con quella del 2° turno). Uno lungo e scrosciante applauso ha salutato la notizia della recente modifica di legge, approvata nei giorni scorsi da Camera e Senato sull'annullamento dello sciagurato provvedimento varato in Parlamento lo scorso febbraio che prevedeva il pagamento di ingenti spese giudiziarie per i lavoratori ed i pensionati che ricorrevano alla magistratura per fare valere i loro diritti.
Dalle ore 9 alle 10, nel grande piazzale antistante l'infermeria centrale dello stabilimento 2000 tute blu hanno seguito con estrema attenzione il dibattito, e deciso le iniziative e le proposte di lotta ,di fabbrica e generali, contro "l'oscena proposta di modifica dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori per la liberalizzazione selvaggia dei licenziamenti", introdotto da Vittorio Granillo: "vogliono ricacciare dai luoghi di lavoro quelle norme a tutela della libertà e della dignità dei lavoratori che, con lo Statuto dei Lavoratori, portarono 31 anni fa un poco di Costituzione all'interno delle fabbriche ... vogliono sottometterci al costante ricatto del licenziamento per minare alla radici l'esercizio delle libertà sindacali ... non ci riusciranno" !
Approvata all'unanimità (2000 braccia alzate – nessun contrario, nessun astenuto) la mozione presentata da Mara Malavenda per la costruzione dal basso di un VERO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE entro gennaio, e la proposta di aprire le consultazioni con tutte le forze politico - sindacali disponibili per la costituzione di un COMITATO REFERENDARIO NAZIONALE UNITARIO per l'indizione dei REFERENDUM ABROGATIVI dell'osceno lavoro in affitto previsti dal "Pacchetto Treu". Ha concluso l'assemblea Domenico Mignano invitando tutti i lavoratori alle assemblee di sensibilizzazione che si terranno dall'alba di domani ad ogni varco di ingresso della fabbrica in occasione della prevista giornata di sciopero.

Intanto anche FIOM-FIM-UILM-FISMIC hanno indetto per domani 2 ore di sciopero con assemblee ai cancelli della fabbrica (ingresso merci) nell'evidente intento di non contrapporsi al contemporaneo sciopero Cobas: DOMANI SARA' PARALISI PRODUTTIVA NEL PIU' GRANDE COMPLESSO INDUSTRIALE DEL SUD ... E NON È CHE L'INIZIO !

Anche nelle assemblee del 2° turno, svolte dalle ore 15 alle 16, i lavoratori (in 1.800) approvano all'unanimità - nessun contrario, nessun astenuto - la stessa mozione ancora presentata da Mara Malavenda

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate - Pomigliano d'Arco, 6/12/2001


Noi lavoratori stiamo perdendo tutto

L'assalto che Governo e padroni stanno mettendo in atto con finanziaria, libro bianco, modifica dell'art.18 e quant'altro, è il punto d'arrivo di una trionfale marcia all'indietro che da anni ci stanno costringendo a subire. Le condizioni in cui ci vogliono precipitare sono ormai talmente devastanti che sarebbe irresponsabile non cercare di costruire il più vasto e unitario fronte possibile per opporsi a questa Caporetto.
Noi ci stiamo. Con tutti coloro che lo vogliono.

E' fuori di dubbio che la risposta confederale di 2 ore di sciopero ( 8 solo nel Pubblico Impiego per motivi contrattuali) appare inadeguata e finalizzata a continuare il patteggiamento concertativo col governo.
Lo sciopero generale di cui c'è necessità, e per costruire il quale ci siamo messi in cammino con gli incontri di Genova e di Bologna, non può essere immaginato come il "mitico" evento che risolverà, una volta per tutte, gli enormi problemi che la piattaforma condivisa ha messo sul tappeto. Esso deve essere l'inizio di una capacità di lotta di lunga durata.
Per questo non può essere semplicemente "implorato" ai vertici confederali (capaci di innescarlo o spegnerlo a loro piacimento) ma deve essere costruito dai delegati che operano nei posti di lavoro, a qualsiasi sigla sindacale appartengano. Questo era il progetto di partenza.
Senza attendere speranzosi la più che prevedibile bassa risposta confederale, avevamo lanciato il messaggio di muoverci subito contro la guerra (un po' dimenticata?) e contro la finanziaria con lo sciopero del 9 novembre e la manifestazione a Roma. E' chiaro che non riteniamo un passo in avanti riproporlo nelle fabbriche con le stesse modalità. Che qualche sindacato extraconfederale, che opera soprattutto nel pubblico impiego, scelga di sfruttare lo sciopero del 14 (con cui deve fare i conti) per farlo diventare uno sciopero generale ci sembra una cosa raffazzonata e comunque non frutto di quel percorso che noi siamo disponibili a continuare.

Situazione per situazione, parteciperemo alle iniziative che verranno messe in atto in questi giorni con lo scopo preciso di costruire tra i lavoratori la convinzione di riprendere nelle nostre mani la capacità di innescare un livello di lotta adeguato allo scontro in atto.

Mentre rilanciamo quindi il progetto di costruire per gennaio uno sciopero generale coordinato dal basso da tutti i soggetti sindacali

proponiamo per il 15 dicembre
una manifestazione generale a Milano
(di cui daremo prossimamente indicazioni più precise),
assieme alla Cub e a tutti coloro che vogliono parteciparvi,
per visibilizzare la nostra opposizione
a tutte le manovre governative sul tappeto,
agli arrangiamenti confederali che si stanno tramando
e ... alla guerra.

SLAI Cobas


Il governo ha chiesto al Parlamento la delega su molte questioni relative al lavoro, tra cui la sospensione dell'art.18 dello statuto dei lavoratori (quello che stabilisce il reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati).

guerra santa all'art.18 dello statuto dei lavoratori

Il testo del disegno di legge

 

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