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SCIOPERO NAZIONALE DELLA SANITA’ PRIVATA

Uno sciopero, dopo quasi 3 anni dalla scadenza del contratto, è una risposta debole alla prepotenza dei padroni di questo settore. I lavoratori della fondazione Don Gnocchi e della sanità privata italiana devono cominciare rimboccarsi le maniche e ad autorganizzarsi, per poter contare veramente; sappiano che l’arroganza dei padroni è anche il risultato di una politica collaborazionista e compiacente delle organizzazioni sindacali confederali e solo la lotta decisa può cambiare le cose.
Ai 150.000 lavoratori di questo settore sono stati dilazionati gli arretrati dei miseri aumenti contrattuali del biennio, scaduto nel 2005, in tre anni, con il contratto nazionale scaduto alla stessa data, è una beffa che le segreterie nazionali di Fp Cgil, Fp Cisl e Fpl Uil esordiscono con una velata minaccia intimando : “alle associazioni datoriali devono firmare prima delle ferie estive, le Regioni devono garantire che questo accada. Diversamente il sindacato confederale, a fronte dell'emergenza salariale del Paese, porrà la questione a livello politico, su tutto il sistema nazionale di accreditamento della sanità privata e a tutte le istituzioni responsabili: Parlamento, Governo e Regioni”, che non preoccupano minimamente i dirigenti delle associazioni padronali della sanità, e indebolisce il movimento dei lavoratori.
Lo SLAI COBAS, non si sottrae al confronto con i lavoratori e partecipa allo sciopero dissentendo con forza dalla politica di sottomissione alle leggi del mercato di Cgil, Cisl e Uil, sottolineando che serve un’organizzazione di base più solida estranea ai gioghi di potere e fuori dalle pastoie burocratiche che ben conosciamo; ricordando ai burocrati del sindacato che le lotte organizzate in questo modo servono e far perdere soldi ai lavoratori e non impensieriscono i padroni.
Le iniziative che bisogna organizzare sono ben altre degli sciopericchi una tantum per consolidare il monopolio del potere contrattuale.
Tutto questo mentre nel settore della sanità pubblica e privata si scoprono in continuazione frodi e furti ai danni della collettività per milioni di euro, non possiamo restare a guardare serve organizzare un sindacato di classe che metta a primo posto gli interessi economici della classe operaia senza riserve e mediazioni.

Oggi gli infermieri, gli ausiliari, i terapisti e tutte le figure professionali devono insieme cominciare ad organizzarsi dal basso senza vincoli di legge

SCIOPERO AD OLTRANZA CONTRO L’ARROGANZA DEI PADRONI DELLA SANITA’ PRIVATA !!

SLAI COBAS don GNOCCHI PALAZZOLO

8-5-2008


NERI… per caso…?

Di recente l’azienda ha esposto in tutte le bacheche un avviso al personale sul codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.
La circolare sottolinea che è fatto obbligo di conformare la propria condotta ai principi enunciati dal codice in questione, sia sotto il profilo dell’esatto adempimento delle mansioni lavorative, che del rispetto delle regole deontologiche, precisando che qualora venissero accertati comportamenti non conformi alle “prescrizioni” contenute nel codice potrà essere comminata al dipendente una sanzione disciplinare.
Perché si dà tanta importanza all’applicazione delle sanzioni previste da quel codice proprio in questo momento?
Proprio quando, con l’approssimarsi delle ferie estive, ci si sta rendendo conto che la carenza di personale sta diventando drammatica…
Proprio quando il responsabile di un Dipartimento ha chiesto la disponibilità al proprio personale di trasferirsi da un ospedale all’altro…
Proprio quando la Direzione Aziendale si sta attrezzando ad “esternalizzare”, cioè a privatizzare, la mensa di Passirana , la tipografia e la mensa del Corberi…
Proprio quando, con la fine dell’area a pagamento, sta diventando sempre più difficile trovare personale disponibile a saltare riposi per tappare buchi in altri reparti…
Prevenire è meglio che curare ci hanno sempre detto e l’ azienda pensa di prevenire chiedendo che venga applicato il regolamento contro i dipendenti.
Ma quali sanzioni possiamo applicare contro la direzione quando lavoratrici e lavoratori subiscono tutti i giorni il lavoro usurante e le vessazioni sul luogo di lavoro? Quando l’ azienda non rispetta la legge 66 che regola l’ orario di lavoro o la 626 che tutela la sicurezza dei lavoratori ed essi devono scontrarsi con quel muro di gomma dei dirigenti che non sanno dare risposte e soluzioni?
Centinaia sono le lettere e le denunce di dipendenti su situazioni di disagio alle quali l’ azienda non ha dato nessuna risposta.
Queste,secondo noi, sono autentiche violazioni che come lavoratori subiamo.

VERGOGNA!

Non rimaniamo soli, non perdiamoci di vista,
denunciamo ogni sopruso di cui veniamo a conoscenza,
non facciamoci intimorire,
difendiamo la nostra dignità e il nostro posto di lavoro.

Delegati RSU Slai/CoBas
A.O. Salvini
Ogni mercoledì dalle 15,30
in auletta sindacale (palazzina D.S.)

Rho-Bollate, 7-5-08


Ma la giustizia è uguale per tutti?
da SLAI Cobas RSA Sandro Pertini

5-5-2008


E' uscito "ARGENTO VIVO" n. 26 - aprile 2008
giornalino dell'ASP Golgi-Redaelli


COMUNICATO STAMPA

ORARIO DI LAVORO PERSONALE SANITARIO: PARTITO IL RICORSO

L'organizzazione sindacale Slai – Cobas ha promosso una raccolta di firme presso le aziende ospedaliere della regione dell'Umbria per
chiedere l'applicazione del Dlgs 66/03, norma che recepisce disposizioni dell'Unione Europea in merito all'orario di lavoro.
Il decreto prevede alcune importanti novità:

  1. 11 ore di riposo tra un turno di lavoro ed il successivo.

  2. La pronta disponibilità viene considerata turno di lavoro, ragione per la quale, quando il dipendente è reperibile in un turno di riposo, le ore di disponibilità debbono essere sottratte dal monte orario settimanale (36 ore per il comparto e 38 per la dirigenza).

I ricorrenti chiedono il recupero delle ore di riposo di cui non hanno usufruito a partire dalla data di approvazione del decreto, ovvero il 2003.
Questa norma ha esteso i diritti dei dipendenti già dall'anno 2003, rendendo nullo l'articolo del contratto nazionale di lavoro inerente i riposi compensativi.
Appellandosi al Dlgs 66/03, molti dipendenti di aziende ospedaliere del territorio nazionale, hanno chiesto di usufruire dei giusti riposi, ma
molte direzioni aziendali si sono rifiutate di applicare al norma.
La sua applicazione avrebbe comportato la necessaria assunzione di personale sanitario, cosa che, al di là della stabilizzazione di personale
già in servizio, non è avvenuta.
Solo l'intervento di alcuni ispettorati del lavoro, con sanzioni molto pesanti, ha fatto sì che si cominciasse a prendere in considerazione il fatto che una norma, per una volta favorevole ai lavoratori, dovesse essere applicata.
Altra importante richiesta dei ricorrenti è il computo nel monte orario del tempo necessario al passaggio delle consegne tra un turnista ed il
successivo.
Le prime centinaia di firme raccolte presso le aziende ospedaliere di PERUGIA,FOLIGNO,GUALDO e GUBBIO, è stato depositato presso l'ufficio provinciale del lavoro di Perugia, come da prassi, per il tentativo di conciliazione.
Questo è l'inizio di una vertenza regionale sul problema dell'orario di lavoro di cui ci facciamo carico da soli nel disinteresse delle burocrazie sindacali.
Il non rispetto di adeguati riposi tra un turno e l'altro di lavoro, provoca conseguenze sul piano della qualità assistenziale e sottopone i dipendenti a stress continuo in violazione di tutte le norme atte alla prevenzione e protezione (626/94, Testo unico sulla sicurezza ).
La difesa dei diritti dei dipendenti sanitari non può essere delegata a chi fa demagogia e firma contratti nazionali che non recuperano nemmeno
la decima parte dell'inflazione reale, relegando gli stipendi italiani agli ultimi posti in Europa.

SLAI COBAS PERUGIA

17-4-2008


LO SCIOPERO
E’ L’UNICA ARMA DEI LAVORATORI

PARTECIPIAMO ALLO SCIOPERO GENERALE INDETTO DAI CONFEDERALI PER IL 4 APRILE 2008

I soci e le socie delle cooperative sociali si trovano, come tanti operai di altri settori, a non avere incrementi economici da oltre 2 anni e per loro, oltre ai bassi salari, vigono norme penalizzanti anche sul piano della difesa del posto di lavoro e sui diritti.
Solo i dirigenti delle cooperative continuano a guadagnare soldi senza rischiare niente !
Lo SLAI COBAS, non concorda sulle politiche sindacali che i confederali stanno imponendo a tutto il mondo del lavoro:

Ai sindacati confederali va buona parte della responsabilità politica delle condizioni lavorative dei soci e delle socie perché, nonostante i milioni di iscritti su cui possono contare, non organizzano questa enorme potenzialità per creare, sul territorio nazionale, rapporti di forza a favore di tutti i lavoratori e soprattutto dei lavoratori delle cooperative sociali.
La coscienza dei lavoratori di questo settore deve partire dai bisogni dell’organizzazione dal basso, per cominciare a sviluppare l’organizzazione e la lotta su tematiche politico-sindacali che abbiano come punti fondamentali il bisogno di collegarsi agli altri settori partendo dalle rivendicazioni minime ma fondamentali :

I soci lavoratori della cooperativa Punto Service della Casa di Riposo per Coniugi di via dei 500, aderiscono allo sciopero anche per dimostrare che sono in grado di autorganizzarsi per rispondere alla dirigenza con decisione e con la lotta, consapevoli che lo sciopero è l’unica arma a disposizione degli sfruttati e degli oppressi !
Non ci spaventa perdere qualche ora di stipendio, anche se gli obiettivi dei sindacati confederali non ci soddisfano, ma vogliamo essere della partita per

Slai Cobas cooperativa Punto Service

29-3-2008


E' uscito "ARGENTO VIVO" n. 25 - marzo 2008
giornalino dell'ASP Golgi-Redaelli


VENERDI' 14 MARZO SI SCIOPERA!

Le trattative con i dirigenti si sono interrotte nella giornata del 12 marzo ’08, lo sciopero previsto per il 14 marzo deve essere partecipato e forte.
Nell’estenuante trattativa durata per tutto il pomeriggio dell’11 marzo, i dirigenti, in risposta alle proposte presentate dalla RSU, hanno rilanciato la loro posizione peggiorando la proposta iniziale bocciata nelle assemblee dei lavoratori in tutte le 4 sedi di lavoro.
Nella nuova proposta sottoposta alle RSU, l’amministrazione si impegnava a corrispondere la Progressione Orizzontale non più in 3 trance ma in 4,

SIAMO ANDATI PER CHIEDERE CI SIAMO ACCORTI CHE DOVEVAMO DARE !

La buona volontà dimostrata dai delegati revocando i presidi per preparare lo sciopero, in attesa di un buon accordo, è stata vista come una debolezza, ancora una volta l’obiettivo era di farci sottoscrivere un accordo pasticciato che concede di più per avere di meno.
Il dato importante, uscito infine dalle trattative, è che i soldi ci sono per tutti e che alla stampa verrà segnalato che scioperiamo anche quando l’azienda è disposta a dare a tutti la progressione orizzontale, mentre per più di un anno hanno sostenuto sempre il contrario.
I lavoratori sappiano che in ogni accordo abbiamo avuto sempre delle sorprese, questa volta non ce ne devono essere, per questo abbiamo ripreso l’agitazione e la continueremo.
I delegati presenti alla trattativa, per dimostrare la buona volontà e andare incontro all’Azienda, avevano accettato di distribuire il passaggio di fascia su 4 anziché le 3 trance iniziali, ma questo non è bastato ( i volponi si via Olmetto sono bravi a tessere la loro ragnatela), dopo avere dato tutta la nostra disponibilità non ci siamo sentiti sicuri di firmare un accordo che prevedeva soluzioni pasticciate e poco chiare.

La proposta finale della direzione non va bene perché pone un problema non di principio ma politico importantissimo,che serve a condizionare la nostra vita e le prossime trattative.
Ricordiamo che nella dichiarazione di sciopero abbiamo rivendicato

Di tutto questo non siamo riusciti neanche a parlarne, e mai ci riusciremo, se non ci mettiamo tutti in gioco.
Con lo sciopero del 14 misuriamo la nostra forza, ma rilanciamo la lotta contro una politica, da parte del nostro ente, tesa a risparmiare sugli stipendi e sul personale.

PARTECIPIAMO AL PRESIDIO E ALLO SCIOPERO DEL 14 MARZO DALLE ORE 10,00 ALLE ORE 14,00, TUTTI IN VIA OLMETTO A FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE !
PARTECIPIAMO ANCHE SE SIAMO DI RIPOSO !

RSU A.S.P. Golgi-Redaelli

13-3-2008


Riposo: un diritto del personale sanitario!

[da SLAI Cobas Perugia - marzo 2008]


IL 14 MARZO DALLE ORE 10,00 ALLE 14,00 SCIOPERO.
TUTTI IN VIA OLMETTO !!

E’ arrivato il momento di dimostrare all’azienda che siamo pronti a lottare per ottenere quello che ci spetta di diritto. Il 14 marzo andremo tutti in via Olmetto a manifestare per ottenere il passaggio da/di fascia; senza il giudizio dei responsabili o del direttore d’istituto, senza escludere ne malati ne chi ha preso provvedimenti disciplinari.

Per tornare alle vecchie turnazioni di lavoro!

Ne abbiamo abbastanza delle scelte dei nostri dirigenti, sempre più decisionisti , improntati al risparmio e al profitto, ai nostri danni e della qualità dell’assistenza.
Nonostante le risorse economiche abbondino, loro falsamente si sostengono di non avere soldi per finanziare i fondi, lamentano, come facevano 10 anni fa, disavanzi di milioni di euro, e vogliono che noi crediamo che sia tutta colpa di chi si ammala o di chi non lavora abbastanza.
Domandiamoci quante volte nei reparti vengono sostituite le malattie ? Quasi mai ! Quante volte i responsabili dicono arrangiatevi ? Sempre . Poche chiacchiere, cari dirigenti, chi si ammala non è a carico dell’azienda, ma a carico della qualità dell’assistenza e i responsabili ,complici , ne sono coscienti.
Con la pagellina e la meritocrazia vogliono solo dividerci per spingerci al conflitto fra categorie, fra lavoratori delle stessa qualifica e ,in questo modo, aumentare il potere di capi e capetti, fedeli alla loro corte e sempre pronti a punire e richiamare.
Ci obbligano ad aumentare la produttività con il ricatto dell’impegno morale, visto che assistiamo persone molto bisognose, hanno ridotto gli organici e sopperiscono alla carenza cronica con operatori soci/e delle cooperative più ricattabili e meno tutelati, ci hanno imposto turni di lavoro sgraditi al 99% dei turnisti e vorrebbero maggior flessibilità dell’orario, con turni decisi dai responsabili a secondo dei bisogni dei reparti e dei servizi.
La situazione è grave e non possiamo più tollerarla, anche per questo scioperiamo.
Tutti gli scioperi, ma a maggior ragione quello del 14 marzo, non sono solo un diritto per noi ma anche un dovere politico. I delegati delle RSU si sono impegnati a sostenere questo scontro e lo sosterranno fino al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati.
La partecipazione allo sciopero è fondamentale per vincere la nostra battaglia. Dobbiamo avere il coraggio di sostenere le nostre posizioni a muso duro nei confronti di chi ha sempre seminato paura tra di noi e dimostrare che abbiamo la dignità e la volontà di perdere anche dei soldi, sapendo che , con l’azione dei lavoratori uniti ,si guadagna la solidarietà e il senso di appartenenza, si vincono le battaglie per guadagnare il nostro futuro.
Questa battaglia la vinceremo perché i soldi ci sono e perché in centinaia andremo in via Ometto e in Regione Lombardia a gridarlo e a rivendicarlo !
La lotta che andremo a fare ci vedrà vittoriosi altrimenti non si fermerà, ognuno faccia la sua parte e cominciamo ad organizzarci, discutendo, coinvolgendo e infine facendoci carico in prima persona delle condizioni di vita e di lavoro di tutti.
L’azienda ha convocato le RSU l’ 11 marzo per discutere sulle progressioni orizzontali. Le RSU, in assemblea,, hanno deciso di sospendere i presidi, ma questo non cambia la natura delle cose perchè quello che abbiamo chiesto dobbiamo portare a casa:

Milano 5-2-2008

R.S.U. ASP Golgi-Redaelli
Milano, Vimodrone, Abbiategrasso

[Chi è interessato ad avere informazioni e notizie sulle trattative, sui verbali e quello di cui si occupano le r.s.u. scrivano all’indirizzo di posta elett.  massimino.dellorfano@fastwebnet.it]


Né con Blandi né con i confederali!

Anche il dott. Andrea Blandi ha scelto la linea dura: “non si concedono le libertà sindacali alle organizzazioni che non firmano gli accordi a livello nazionali”. Il sindacato di base fa paura perché non può essere incarcerato nelle gabbie salariali e normative, di cui sono pieni i contratti nazionali di categoria, noi non li firmiamo perché stanno diventando la tomba dei diritti e delle aspettative economiche della classe operaia..
I sindacati confederali devono battersi per le tessere, con le quali pagano i funzionari e faccendieri in giro per l’Italia, devono collaborare con i padroni per non far andare male l’economia italiana, e nello stesso tempo convivere i lavoratori che tutto questo è giusto. In questo modo i padroni non perderanno mai profitti a spese di chi lavora.
I dirigenti degli Istituti Geriatrici Milanesi questo lo sanno e per questo hanno tolto l’agibilità allo Slai Cobas e alle altre organizzazioni sindacali di base, non vogliono che i lavoratori alzino la testa, non vogliono che si autorganizzano, perciò niente assemblee retribuite!
Su questo non cederemo, chiederemo che si pronuncino i giudici. Scegliamo questa strada anche se incerta, lo facciamo per dimostrare ai lavoratori e alle lavoratrici che l’unica scelta vincente per farsi rispettare e conquistare la dignità sul lavoro, per difendere i nostri diritti è la lotta!
I problemi che tutti i giorni dobbiamo affrontare in via Arsia, sono identici a quelli delle altre sedi di lavoro, è la politica della direzione che vuole risparmiare.
Noi dobbiamo cominciare a dire No!
I tempi e i ritmi di lavoro sono le lavoratrici che le decidono.
La carenza di personale di giorno impone alle lavoratrici:

Questo non è un istituto geriatrico ma un bagno penale, in cui operatrici, a maggioranza extracomunitari pagano il prezzo della sopravvivenza per assicurarsi un reddito.
Anche per addetti alle pulizie, se diminuisce il personale per svolgere lo stesso lavoro si passa ai protocolli che raddoppiano nel vero senso della parola i carichi di lavoro, diciamo no!

DICIAMO BASTA A TUTTO QUESTO!

I tempi di lavoro dobbiamo sceglierli rispettando la nostra salute. Anche l’assistenza agli ospiti non può essere assicurata se manca il personale.
Ricordiamo ai colleghi e alle colleghe che nel turno di notte si fa la guardia e si cambiano gli anziani, si vegliano se hanno bisogno, possiamo preparare i carrelli giro letti per la mattina, e apparecchiare per la colazione, niente altro.

ORGANIZZIAMOCI CON IL SINDACALISMO DI BASE, CONTRO LE POLITICHE DEL DOTT. BLANDI E DELL’U.N.E.B.A. E I SINDACATI CHE LI APPOGGIANO.
ORGANIZZIAMOCI CON LO SLAI COBAS!

Milano 5-2-08

SLAI COBAS
ISTITUTI GERIATRICI MILANESI


MENO PERSONALE, MENO POSTI LETTO PIU' PRIVATO
LAVORATORE ITALIANO LO STATO TI HA FREGATO!

E’ sempre più l’Italia delle disuguaglianze e dei magnaccioni contro chi lavora e chi è onesto.
Le inchieste della magistratura in Campania hanno portato alla luce, la ragnatela di controllo, che è solo la punta di un iceberg generalizzato in tutto il potere a livello nazionale.
Lo sapevamo tutti che i direttori generali delle A. O. sono nominati dai vertici dei partiti politici di appartenenza, ma quando vengono scoperti l’effetto è diverso sugli italiani, ed il fatto conferma quello che noi denunciamo sempre, la collisione tra politica e male affare ai danni dei lavoratori e degli utenti.

L’ inchiesta del sole 24 ore del 22 Gennaio 2008 dimostra questi fatti e gli intrighi che si consumano alla corte della sanità nazionale.
Basta citare le indagini delle due regioni simbolo, (Lombardia e Emilia Romagna), per dare il senso della ragnatela che il potere politico ha creato intorno a loro ai danni dei cittadini dei lavoratori e degli utenti.
In Lombardia ci sono 44 aziende sanitarie, ed ogni direttore generale (che vengono retribuiti con non meno di 200.000 € l’anno per apporre qualche firma) sono cosi suddivisi fra i vari partiti: a forza italia sono toccati 21 posti, ad alleanza nazionale 9 e 11 della lega nord, (altro che “Roma ladrona”, i leghisti sono capaci della stessa politica arruffona degli altri); 2 dell’ UDC e 1 del PD.
In E. Romagna le aziende sanitarie sono 17(un numero che porta male… agli altri) ed i direttori generali sono espressione in 4 della Margherita, 12 dei DS, e 1 dello SDI.
Abbiamo voluto mettere in evidenza questi due estremi per cercare di far crescere la coscienza di tutti i lavoratori, e non solo di quelli della sanità, che il sistema politico, borghese-capitalistico, diviso fra dex e six serve solo a tenerci schiavi della “democrazia”, che è la migliore forma di dominio verso le classi subalterne.
In altre parole non è attraverso la scheda che possiamo liberarci della nostra subalternità al padronato e al sistema politico, ma solo se ci difendiamo con le unghie e con i denti i nostri interessi di classe lavoratrice.
Sin dal 1997, con l’introduzione della legge 31 in Lombardia che istituiva le nuove regole per la sanità, abbiamo denunciato, che la legge 31 avrebbe portato nel tempo ad un depauperamento della sanità pubblica a favore del privato ad un aumento delle prestazioni a pagamento da parte dei cittadini e ad un peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
Oggi tutto questo ci viene confermato da una relazione della corte dei conti sul servizio sanitario in Lombardia che afferma che sono stati tagliati oltre ottomila posti letto pubblici,e ne sono stati accreditati duemila in più al sistema privato. Sono state chiuse cinque strutture di ricovero e cura pubbliche e ne sono state aperte venticinque dal privato. 17 ambulatori pubblici chiusi, 91 aperti nel privato. Tutto questo è avvenuto tra il 1999 e il 2006.
Passiamo alla nudità dei numeri. Nel pubblico erano 35.255 nel 1999, sono passati a 26.970 nel 2006, con una diminuzione di 8285 posti letto.
Nel privato erano 12.355 nel 1999 sono passati a 14.274 nel 2006, con un aumento di 1919 posti letto.
Mentre gli ospedali pubblici forniscono prestazioni a tutti a 360 gradi, quelli privati si sono posizionati nella ricerca delle prestazioni più remunerative con un alto profitto.
La corte dei conti afferma anche che negli ultimi sette anni è aumentato il numero di cittadini che paga le prestazioni (sia acuti che lungo degenti) a dimostrazione di quanto la sanità, e quindi la salute, sia diventata una fonte di profitto, una cosa spregevole e che ci dà il senso di quanto si sia degradata la società attuale.
Negli ultimi sette anni, non sono diminuiti solo i posti letto, ma sono diminuiti anche tutti gli operatori della sanità Lombarda (infermieri, oss, tecnici e amministrativi, e medici).
Il numero ce lo indica ancora la corte dei conti: 7.904 posti in meno. I dipendenti di ASL, ospedali e IRCCS sono passati dai 110.991 del 2000 ai 103.187 del 2006.
Mentre sono aumentate le spese per le consulenze (agli amici) passate dai 13 milioni e 500mila € del 2000 a 15milioni e 246mila € nel 2007.

SLAI COBAS SANITA'

5-2-08


L'UOMO DEL MONTE HA DETTO NO!

Nell’incontro del 30 gennaio il Direttore Generale dott. Fascia ha specificato ancora una volta che ritornare alle vecchie turnazioni del mattino/notte non è possibile.
La motivazione sostenuta da più parti è che la deroga contenuta nella legge finanziaria del 2008 è applicabile solo al personale sanitario e noi delle A.S.P., anche se il nostro contratto è quello della sanità , secondo loro non siamo sanitari.
E’ chiaramente una forzatura, che il direttore generale ha sostenuto, per mantenere la sua vecchia posizione avversa alle vecchie turnazioni perché, secondo lui, con quei turni i dipendenti riposano di più, e aumentare le giornate di straordinario.
Una scelta contro la volontà della maggioranza dei lavoratori sostenuta anche dal rappresentante della CISL provinciale, il quale si preoccupava che abolendo la legge si rischiasse di lavorare continuamente 10 o 15 ore. La legge 66/93 ha introdotto la regola del riposo obbligatorio fra un turno e l’altro e nessuno è contrario a questa norma, ma nonostante questo, alla Tyssen-Krupp di Torino, per esempio, i lavoratori che sono morti ustionati lavoravano tutti i giorni anche 17 ore consecutive con l’accordo delle Organizzazioni Sindacali confederali.
Non dobbiamo accettare che l’orario di lavoro aumenti e diminuisca a secondo delle esigenze aziendali e le aspettative dei lavoratori vengano tradite da queste nonostante leggi e norme.
E’ una sonora beffa, la deroga alla legge può e deve essere applicata anche per noi. Nessuno può negare che svolgiamo un ruolo sanitario, e i delegati delle RSU possono e devono, in materia degli orari di lavoro ,rispettare le esigenze della maggioranza dei lavoratori e comportarsi di conseguenza.
Ricordo a tutti che dirigenti di vario grado erano d’accordo per tornare alle turnazioni mattino/notte e che nell’incontro del 30 gennaio è stata la decisone politica del direttore generale , con l’appoggio della posizione espressa dalla CISL provinciale, a permettere questa rigidità.
Richiedere fermamente il ritorno alle vecchia turnazione non deve generare nessuna confusione; la scelta di gestire in prima persona, come delegati e lavoratori, il nostro tempo libero, accettando di ridurre la pausa fra un turno e l’altro perché in questo modo possiamo garantirci due giornate di vero riposo consecutivo, non significa che avalliamo l’orario di lavoro continuato di 15 o 16 ore.
La legge 66 può essere usata a nostro vantaggio o contro di noi se gli accordi vengono fatti per rispondere alle esigenze aziendali.
Siamo decisi sulla vicenda dei turni di lavoro ad impegnarci in uno scontro con la direzione che non deve esaurirsi fino al raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo prefissati.
Oggi più che mai è importante la mobilitazione di tutti i colleghi ed anche i soci delle varie cooperative devono essere coinvolti. COMINCIAMO A DIRE

  • BASTA AGLI STRAORDINARI E ALLA SOSTITUZIONE TURNI: PER QUALSIASI CAMBIO TURNO PRETENDIAMO L’ORDINE DI SERVIZIO 24 ORE PRIMA CON LA MOTIVAZIONE.

  • QUESTO DEVE VALERE ANCHE PER I SOCI DELLE COOPERATIVE,:BISOGNA RIFIUTARSI DI LAVORARE DUE TURNI CONSECUTIVI NELLA STESSA GIORNATA.

  • OGNI LAVORATORE SEGNALI QUALSIASI DIFFICOLTA’ AI PROPRI DELEGATI E ALLE RSU, PERCHE’ NON DOBBIAMO PIU’ ACCETTARE DI LAVORARE IN 2 DOVE SERVONO 4, RIDURRE I RITMI DI LAVORO, UTILIZZARE SEMPRE GLI AUSILI, PENSARE ALLA PROPRIA SALUTE.

Ogni strada deve essere percorsa per mantenere la dignità del lavoro, altrimenti nessuna collaborazione con dirigenti che con la scusa delle multe vogliono condizionare la nostra vita privata.
La vicenda dei turni si poteva risolvere semplicemente alla luce della normativa sulla finanziaria 2008, ma il direttore generale è di altro avviso: lui decide e a noi tocca farlo ragionare.
E’ evidente che percorreremo tutte le strade per togliere l’alibi delle multe da parte dell’ispettorato del lavoro, ma sappiate che la partecipazione di tutti diventa fondamentale.
Ogni lavoratore faccia pressione sui propri delegati in modo che sulla questione dei turni, sulla progressione orizzontale e sulle risorse aggiuntive regionale 2008, le RSU parlino una sola lingua, quella in difesa degli interessi dei lavoratori anche se questo ci porta allo scontro con i nostri dirigenti decisionisti disattenti ai bisogni di chi lavora anche per loro.

Milano 31-1-2008

ricordiamoci che oggi solo la lotta paga !

SLAI COBAS A.S.P. Golgi-Redaelli


Il Comitato Corvetto solidarizza con la lotta dei lavoratori della Coop. Punto Service contro i licenziamenti, per condizioni di vita e di lavoro più umane per i soci lavoratori della cooperativa, contro la politica del Comune di Milano dei tagli dei posti letto peggiorando la situazione di assistenza degli anziani.
Questa è una lotta per il diritto al lavoro e per il mantenimento dei servizi sociali.
La solidarietà è un arma usiamola

Comitato Corvetto
corvettorossa@libero.it


il comune di Milano vuole risparmiare
sulla pelle dei soci-lavoratori della coop. Punto Service

Nella casa di riposo per coniugi di via dei 500 di Milano stiamo assistendo ad un fenomeno di sfruttamento a dir poco da terzo mondo.
In questa struttura RSA del comune, data in appalto alla cooperativa Punto Service, erano ricoverati l’anno passato, 90 anziani nei reparti di degenza.
Il comune, per rispondere ai bisogni degli utenti, aveva chiesto alla cooperativa di ampliare i posti letto portando cosi a 190 degenti la struttura. A seguito di questo aumento di ospiti ricoverati era stato adeguato in qualche modo anche l’organico.
I soci lavoratori lamentavano una carenza di operatori ma continuavano a garantire le prestazioni agli anziani, perché la tipologia del lavoro obbliga moralmente ad assicurare un’assistenza a chi è bisognoso, con la speranza che venissero adeguati gli organici quanto prima.
Ma in risposta a questo si sono contrapposte le scelte del comune che, per risparmiare sulle spese di gestione dell’assistenza agli ospiti, ha deciso di non pagare tutti i 190 posti letto accreditati.
I dirigenti della cooperativa hanno pensato bene, per evitare una riduzione dei guadagni, di licenziare i soci in eccedenza.
A questo punto la situazione dei soci lavoratori peggiora diventando incerta:

  • Turni di lavoro che sconvolgono la vita privata degli operatori, decisi settimana per settimana, giorno per giorno.

  • Per garantire la stessa assistenza vengono ridotti gli organici del 30% circa, dove vi erano 4 operatori ad assicurare l’assistenza a 19 anziani si passa a 2 la mattina, 2 il pomeriggio e uno la notte.

  • Lo “sfoltimento” della dotazione organica comincia con chi è stato assunto a tempo determinato, chi ha invece un contratto di lavoro a tempo indeterminato viene invitato a trasferirsi ad altre sedi o a licenziarsi.

Una bella soluzione trovata dal comune di Largo Treves per risparmiare senza problemi e senza scrupoli.
Anche le famiglie degli anziani ricoverati devono solidarizzare con gli operatori e mobilitarsi, per mettere il comune di Milano e l’assessore Moiolo di fronte alle proprie responsabilità.

  • NON E’ ACCETTABILE CHE SI RISPARMI SU UN BISOGNO DELLA POPOLAZIONE ANZIANA, NE E’ PENSABILE DI GARANTIRE LA STESSA QUALITA’ DEL SERVIZIO RIDUCENDO IL PERSONALE DEL 30%. GLI OSPITI RICOVERATI IN VIA DEI 500 HANNO IL DIRITTO DI ESSERE TRATTATI IN MODO DECOROSO, COME OGNI PERSONA BISOGNOSA.

  • LA COOPERATIVA PUNTO SERVICE NON PUO’ FAR PAGARE I COSTI DELLE SCELTE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE AGLI OPERATORI, ITALIANI ED EXTRACOMUNITARI.

Questa situazione è assurda e deve essere sanata subito garantendo l’organico necessario nei reparti, assumendo tutti i soci a tempo determinato; il comune deve inoltre pagare tutti i 190 posti letto accreditati.
Serve la partecipazione di tutti, familiari, cittadini soci-lavoratori e lavoratori del settore assistenziale e sanitario per dire un forte NO ! al risparmio discriminato sulla pelle dei lavoratori italiani e immigrati, più ricattabile e con minor difesa perché soci delle cooperative.

Invitiamo la cittadinanza e i parenti dei familiari ricoverati nella struttura RSA di via dei 500, a solidarizzare e a partecipare all’assemblea retribuita che terremo il giorno 6 febbraio presso la struttura stessa dalle ore 13,30 alle ore 15,30

  • NESSUN LICENZIAMENTO DEVE PASSARE

  • IL COMUNE DI MILANO PAGHI TUTTI I POSTI LETTO ACCREDITATI.

  • CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO PIU’ UMANE PER I SOCI DELLA COOPERATIVA PUNTO SERVICE

Milano 31-1-2008

SLAI COBAS COOP. PUNTO SERVICE


E' uscito "ARGENTO VIVO" n. 24 - gennaio 2008
giornalino dell'ASP Golgi-Redaelli


Due nuovi Cobas si sono costituiti nello SLAI

Istituto Geriatrico Milanese

Cooperativa "Punto Service"

16-1-2008


 

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