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SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SULL’AMIANTO

“AMIANTO E GIUSTIZIA”
TORINO, 6/7/8 NOVEMBRE 2009


Napoli:
dalle polemiche da parte di alcuni burocrati/faccendieri
la necessità di costruire un nuovo soggetto sindacale adeguato alla bisogna

RdB/CUB – Consorzi di Bacino della Campania
Slai Cobas - Ambiente

2-10-2009


Amianto e cancerogeni: Si profila la richiesta di rinvio a giudizio per i padroni della Marlane di Praia a Mare.

30-9-2009


Relazione agli atti della Conferenza Mondiale sull'Amianto 2009

AMIANTO
LOTTE OPERAIE, VERITA’ STORICA E VERITA’ GIURIDICA.

La nostra storia per molti aspetti è simile a quella dei lavoratori di moltissime altre fabbriche.

E’ simile nelle responsabilità dei vertici aziendali, che sapevano in anticipo della pericolosità dell’amianto, dei rischi che correvano i lavoratori degli omicidi annunciati e dei crimini ambientali provocati, dall’amianto alla Breda Fucine e nelle fabbriche di Sesto San Giovanni (Mi), ma nulla hanno fatto per impedirli.

Le lotte contro la nocività in fabbrica e nei luoghi di lavoro da sempre sono patrimonio delle lotte del movimento operaio. Essa è diversa per le sostanze cancerogene usate nel processo di produzione, ma simile per il ruolo che le istituzioni, la magistratura, l’Inail, l’Inps hanno finora avuto in queste vicende.

Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia è stata, e continua a essere, una delle città più inquinate d’Europa. Anche oggi che i 42.000 posti di lavoro delle sue fabbriche sono stati eliminati, continuano a persistere gravi problemi ambientali con danni alla salute dei lavoratori e alla popolazione.

Già nel 1978 lo S.M.A.L. (Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro) di Sesto denunciava - in vari rapporti inviati all’Assessorato alla Sanità, all’Ufficiale Sanitario, all’Ispettorato del Lavoro, ai sindacati (CGIL/CISL/UIL) - la pericolosità delle lavorazioni effettuate nei reparti della Breda: lavorazioni e scorie nocive (amianto, cromo, nickel, piombo, ecc.) che, oltre agli operai, avvelenavano tutta la popolazione. L’azienda, piuttosto che interrompere o rallentare la produzione per le necessarie bonifiche all’ambiente di lavoro, preferiva pagare multe irrisorie e tirare avanti.

Nel 1996 - a conclusione di un’inchiesta e di un’analisi che portò alcuni operai a collegare le lavorazioni effettuate in fabbrica con l’insorgere di molti tumori fra i lavoratori della Breda Fucine di Sesto San Giovanni - è nato il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che, da allora, si sta battendo per ottenere giustizia per i lavoratori morti, i loro familiari, i malati e quanti si ammaleranno, purtroppo, nel futuro.

Noi lavoratori siamo stati per anni confinati in reparti “mattatoi”, costretti a respirare i fumi e le polveri, esposti alle sostanze nocive e cancerogene, alle radiazioni delle saldature con protezioni “antinfortunistiche” fatte di coperte e lenzuola d’amianto che si frantumavano, disperdendosi nell’aria e nei polmoni dei lavoratori.

Più volte, insieme ai nostri compagni di lavoro, abbiamo protestato per la mancanza d’aspiratori e delle condizioni di sicurezza, denunciando che - mentre tutti parlavano di robotica o di fabbrica automatizzata - in fabbrica ci si ammalava e si moriva.

Ogni volta, davanti alle proteste, la direzione aziendale minacciava la chiusura della fabbrica e i sindacati si appellavano al senso di responsabilità dei lavoratori affinché la produzione e l’estrazione del profitto non fossero interrotte.

I “sacrifici” non hanno evitato lo smembramento della fabbrica, la cassa integrazione e la chiusura della Breda.

Lo stesso processo è avvenuto nelle altre fabbriche sestesi, con la chiusura della Falck, dell’Ercole Marelli, della Magneti Marelli, Ansaldo e di tutte le altre grandi fabbriche.

Molti lavoratori, oltre a quelli della Breda, hanno avuto la salute rovinata, hanno perso la vita.

Ogni anno muoiono nel mondo per cause legate all’attività lavorativa 2 milioni di persone, mentre gli infortuni totali sono 270 milioni. Nella” civile” Italia gli infortuni sul lavoro sono oltre un milione e quasi 1500, i morti.

E’ in questo contesto che si colloca la nostra lotta.

Dopo 13 anni di battaglie, 19 denunce archiviate e 84 lavoratori uccisi dal killer amianto, Nel processo, conclusosi il 12 febbraio 2003, i dirigenti Breda sono stati assolti perché “ il fatto non sussiste ” come se gli 84 morti finora accertati dal nostro Comitato non fossero mai esistiti. Le testimonianze degli operai nel corso del processo hanno portato altri fatti: l’amianto c’era, era utilizzato in modo massiccio, l’azienda era informata (dal Servizio di Medicina del lavoro, nei rapporti che questo fece nel corso di una decina di anni) dei rischi mortali che gli operai correvano (rischi puntualmente verificatisi), ma l’economia aziendale ed i profitti venivano prima.

Questa è la verità storica che emerge e ancora una volta la “verità giuridica” afferma il contrario, perché riconoscere questi fatti, significherebbe mettere sotto accusa un intero sistema industriale basato sullo sfruttamento e sulla logica del profitto.

Nel settembre 2003 abbiamo portato sul banco degli imputati altri 12 dirigenti della Breda Ferroviaria/ Ansaldo per rispondere dell’omicidio colposo di un operaio morto di mesotelioma della pleura. L’accusa al termine del processo ha chiesto la condanna a 18 mesi di reclusione per 9 dei 12 dirigenti processati.

Il 5 gennaio 2005, il giudice, pur riconoscendo valide le nostre tesi e la colpa di 9 dei 12 dirigenti (tre sono stati assolti), concedendo “le attenuanti generiche, perché, incensurati, e anziani, avanti negli anni” ha sentenziato il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”. Così pur essendo stati riconosciuti colpevoli di questa morte, nessuno di loro ha pagato perché è decorso il tempo massimo, anche se in seguito La Breda/Ansaldo ha risarcito la famiglia.

In Italia chi uccide i lavoratori in nome dei bilanci aziendali è, e resta impunito. L’unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti, a questo sono subordinati tutti gli altri “diritti umani”. Le leggi, le norme, una giustizia che protegge in ogni modo i padroni, un intero sistema economico, politico e sociale fa sì che la salute e la vita umana, davanti ai profitti, passino in secondo piano.

Nel corso del 2005/2006 i lavoratori di 3 reparti della ex Breda Fucine (37 lavoratori dei reparti Forgia, Trattamento Termico, Aste) hanno vinto cause civili contro l’Inail e l’Inps per il riconoscimento dei “cosiddetti benefici pensionistici” previsti dalla legge 257 del 1992 che stabilisce che coloro che sono stati esposti all’amianto possono andare in pensione anticipatamente a causa della loro “minore aspettativa di vita”.

Le manifestazioni e le lotte di piazza contro il Liquidatore della Breda (chiusa nel 1997), l’INAIL e l’INPS ci hanno permesso di aprire una trattativa nel 2006 (che continua tuttora) che ha portato finora al riconoscimento dei diritti di oltre 300 lavoratori da noi considerati un acconto su quanto dovuto; cioè il riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori che sono stati esposti all’amianto.

La nostra lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali.

Ha dimostrato a molti lavoratori che la frase, scritta nelle aule dei tribunali italiani “la legge è uguale per tutti” non corrisponde a verità. In questa società chi non ha soldi non può far valere le sue ragioni.

Anche se molti tribunali hanno emesso sentenze assolutorie verso i padroni, sostenendo che “uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato”, continueremo a lottare, fuori e dentro le aule dei tribunali, perché vogliamo e pretendiamo giustizia.

Per noi la verità storica è ormai stata accertata dai fatti e dalle testimonianze dei lavoratori, per quella giuridica continueremo a batterci.

La lotta per ottenere giustizia contro lo stato italiano e l’Inail (direzione centrale) che hanno permesso che semplici operai subissero gravi malattie a causa del lavoro tutelando in nome del profitto la produzione di morte è stata oggetto anche di una causa contenente argomentazioni giuridiche presentate a Strasburgo alla Corte dei Diritti dell’Uomo dalle associazioni (fra cui la nostra) che da anni si battono per la difesa della salute e della vita umana, per ottenere giustizia per tutte le vittime dell’amianto.

Cause lunghissime di anni e che spesso terminano per la sopraggiunta morte dei lavoratori già minati nel fisico. Processi penali che durano decenni e che, anche in casi di condanna dei datori di lavoro per omicidio colposo, con la prescrizione da impunità ai responsabili della morte di centinaia di migliaia di lavoratori. Non possiamo accettare che datori di lavoro e istituzioni che tutto sapevano sulla pericolosità del minerale killer, non abbiano fatto nulla evitare queste morti annunciate.

In questi anni migliaia di operai, lavoratori italiani e stranieri, i loro famigliari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano ancora invano giustizia. Siamo ricorsi anche alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo Tribunale , per tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo, per il diritto alla vita, perché crediamo che ogni persona abbia diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole.

SULLE LOTTE

La nostra esperienza ci ha insegnato che non basta avere ragione. Bisogna avere la forza e i numeri per farla valere.

Quando in questi anni la magistratura ci archiviava continuamente i processi, abbiamo continuato a lottare, aprendo nuovi fronti.

Il fronte politico-sindacale, cercando di dimostrare che la lotta dei lavoratori della Breda Fucine e delle altre fabbriche contro l’amianto e le sostanze nocive faceva parte della lotta del movimento dei lavoratori per la difesa della salute e che interessava tutti quelli che vivevano e vivono condizioni simili alla nostra.

Il fronte sociale, raccogliendo dati che dimostravano che l’amianto e le altre sostanze nocive uscendo dalle fabbriche si disperdevano nell’aria, nelle falde acquifere, avvelenando tutto il territorio, e traducendoli in lotta che riguardava tutta la società.

Abbiamo così stabilito relazioni e costruito momenti di dibattito e di lotta con molti comitati che si muovevano su problemi simili ai nostri, riuscendo a coinvolgere il quartiere e la città intorno alla fabbrica e ottenendo il sostegno degli abitanti, costringendo l’amministrazione comunale di Sesto San Giovanni a costituirsi parte civile nel processo contro i dirigenti della fabbrica Breda Fucine.

Il fronte giudiziario, inviando lettere di protesta con centinaia di firme ai magistrati che archiviavano i processi. Organizzando assemblee e picchettaggi in tribunale con cartelli e striscioni. Inviando migliaia di cartoline alla procura della repubblica di Milano con sopra scritto: “La morte sul lavoro non è mai una fatalità! La magistratura non deve archiviare i morti in Breda”, arrivando a occupare per oltre un’ora l’aula del tribunale il giorno in cui il giudice ha assolto i 2 dirigenti della Breda imputati della morte di 6 lavoratori e lesioni gravissime di un settimo.

Il fronte di lotta contro l’INAIL. Per anni quest’istituto si è comportato peggio di qualsiasi assicurazione privata. Non solo non ha riconosciuto ai lavoratori ex esposti all’amianto, i cosiddetti “Benefici pensionistici” accampando pretestuose motivazioni, ma è arrivato a negare molte volte il riconoscimento di malattia professionale previsto dalla legge anche a quelli con placche pleuriche diagnosticate dalla Clinica del Lavoro di Milano, comportandosi peggio di un’assicurazione privata. Solo negli ultimi anni grazie alle lotte e alle sentenze vinte dai lavoratori esposti ed ex esposti all’amianto, siamo riusciti a far valere le nostre ragioni e ad avere un briciolo di giustizia, anche se tardiva.

Se i lavoratori vogliono affermare e difendere il loro diritto alla salute, alla giustizia, alla tutela dell’ambiente e della natura, non devono più delegare a nessuno la difesa dei loro interessi. Dobbiamo lavorare per costruire un grande movimento che unifichi tutte le lotte operaie e popolari, nella battaglia contro lo sfruttamento, per la difesa della salute e della vita umana. Bisogna lottare per imporre condizioni di sicurezza sui posti di lavoro, affinché altri non debbano subire e patire quello che hanno subito i nostri compagni e i loro familiari.

Michele Michelino- tel. 335.7850799 / e-mail: michele.mi@inwind.it
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Via Magenta 88 – 20099 Sesto San Giovanni (MI)

Sesto San Giovanni (Mi), settembre 2009


COMUNICATO STAMPA: ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI, SINDACATI UNITI NELLA LOTTA PER IL RISARCIMENTO DELLE VITTIME DELL’AMIANTO

UN FOLTO GRUPPO DI LAVORATRICI E LAVORATORI, FAMIGLIARI DI CITTIDINI MORTI PER AMIANTO, AMMINISTRATORI PUBBLICI DI ALCUNI TERRITORI HA PRESIDIATO QUESTA MATTINA ALLE ORE 11 LA SEDE DEL MINISTERO DEL LAVORO IN VIA VENETO A ROMA

UNA DELEGAZIONE E STATA RICEVUTA DAL CAPO DI GABINETTO (CONSIGLIERE MONTICELLI) DEL MINISTRO DEL LAVORO SACCONI CHE HA FORNITO RISPOSTE ALLE DOMANDE FORMULATE SULLA MANCATA EMANAZIONE DEL DECRETO ATTUATIVO DELLA LEGGE DI RISARCIMENTO A FAVORE DELLE VITTIME DELL’AMIANTO E SULL’ATTEGGIAMENTO DEL MINISTERO DI FRONTE AL RICORSO AL TAR DEL LAZIO VINTO DA ALCUNE ASSOCIAZIONI PER IL RICONOSCIMENTO DEI BENEFICI AD UNA PLATEA DI LAVORATORI BEN PIU’ VASTA DI QUELLA STABILITA DAL DECRETO MINISTERIALE.

1) L’ITER PER L’EMANAZIOINE DEL DECRETO NON E’ TERMINATO – E’ ALL’ATTENZIONE DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA.. MA SI SPERA CHE LA SUA APPROVAZIONE NON TARDI E POSSA ESSERE ANNUNCIATA ALLA SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SULL’AMIANTO DEL 7,8,9 NOVEMBRE 2009 A TORINO. SEMBRA CERTO CHE I BENEFICIARI DEL FONDO SARANNO SOLO I LAVORATORI GIA’ RICONOSCIUTI DALL’INAIL. NULLA SPETTERA’ AI CITTADINI MORTI PER AMIANTO VITTIME DI ESPOSIZIONE DOMESTICA E AMBIENTALE.

B) IL MINISTERO RICORRERA’ AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LA SENTENZA DEL TAR.

ALLE ORE 14 RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI, DEI SINDACATI, CON ALCUNI AMMINISTRATORI, SI SONO RIUNITI IN ASSEMBEA PRESSO IL SENATO DELLA REPUBBLICA CON ALCUNI SENATORI (FELICE CASSON, MARIA ANTEZZA, CARLO CHIURAZZI)

E’ STATO MESSO A PUNTO IL PROGRAMMA DELLA SECONDA CONFERERZA NAZIONALE CHE AVRA’ PER TITOLO “AMIANTO E GIUSTIZIA” L’AMIANTO RESTA UN EMERGENZA AMBIENTALE E SANITARIA CON I SUOI 4.OOO MORTI OGNI ANNO, CON UN CONSISTENTE AUMENTO DEI DECEDUTI PER CAUSE DOMESTICHE ED AMBIENTALI; CON I SUOI 30 MILIONI DI TONNELLATE CHE RICHIEDONO DI ESSERE CENSITI, BONIFICATI E SMALTITI

LA CONFERENZA SI SVOLGERA’ A TORINO SEDE DEL PIU’ GRANDE PROCESSO PER AMIANTO CHE SIA MAI STATO CELEBRATO, CONTRO I RESPONSABILI DELLA MULTINAZIONALE ETERNIT.

FORSE LA MAGISTRATURA E’ PIU’ SENSIBILE ALLE MORTI PER AMIANTO DEL GOVERNO: ALLE ORE 19 SEMPRE DI OGGI IL GIUDICE PER L’UDIENZA PRELIMINARE DI PADOVA DOTT.SSA CAMERAN, DOPO NUMEROSE UDIENZE HA DECISO IL RINVIO A GIUDIZIO DEI RESPONSABILI DELLA MARINA MILITARE PER LA MORTE PER MESOTELIOMA PLEURICO DI DUE MARINAI A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. I FAMIGLIARI SONO STATI RISARCITI DALLA MARINA CON 850.000 EURO A FAMIGLIA, USCENDO DAL PROCESSO. RESTERANO INVECE AL PROCESSO CHE SI APRIRA’ IL 10 GENNAIO 2010 LE DUE PARTI CIVILI RIMASTE: L’ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO E MEDICINA DEMOCRATICA, MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE.

ROMA, 17 SETTTEMBRE 2009

Associazioni delle vittime dell’amianto presenti:

Associazione italiana esposti amianto (Milano, Paderno D,, Turbigo, Savigliano, Caserta, Matera, Larderello, Sardegna, Broni, Pistoia, Roma, Fermentino), Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, ISDE, Fondazione Bepi Ferro, Onlus, Lega Ambiente, Contramianto (Taranto), AVANI (Broni), Comitato per la Salute nei luoghi di lavoro e sul territorio Sesto S. Giovanni e Tezze sul Brenta , AEA-FVG, Trieste, AEA Monfalcone

Sindacati presenti: CGIL nazionale, CGIL, Sardegna, CISL nazionale, CISL Basilicata, FIOM-CGIL nazionale, FIOM Basilicata , FIM-CISL nazionale, UILCEM Sardegna, CUB nazionale, FISMIC nazionale, CISAL Toscana, UGL Toscana, Federazione Intesa, Taranto, SLAI-COBAS Praia Mare (CZ)

Esperti dell’amianto nel campo del diritto (da Roma, Latina, Nola, Larderello); esperti in campo medico-epidemiologico: da Milano, Padova) Amministratori presenti: Assessore al lavoro Matera, Assessore all’Ambiente Broni)

Per contatti

Fulvio Aurora, AIEA Milano 3392516050
Michele Michelino, comitato di Sesto San Giovanni, 3357850799
Luciano Carneo, Contramianto e altri rischi onlus, Taranto, 3288228177
www.conferenzamianto2009.beepworld.it


GIUSTIZIA PER TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO

Roma 17 settembre 2009
Ore 11,00 Presidio in Via Veneto - Ministero del Lavoro


CONTINUA LA GUERRA DI CLASSE CONTRO I LAVORATORI.

26 MAGGIO 2009: ALTRI TRE OPERAI SONO STATI ASSASSINATI IN SARDEGNA ALLA SARAS DI SARROCH (CAGLIARI)

Ancora una volta tre operai sono morti mentre facevano lavori di manutenzione programmata negli impianti di una raffineria. L’impianto in cui lavoravano, saturo di gas velenosi (in questo caso azoto), ha intossicato e ucciso in pochi minuti i tre operai dipendenti di una ditta esterna che aveva in appalto i lavori all’interno della raffineria. Ancora una volta delle famiglie proletarie piangono i loro congiunti, usciti di casa al mattino per guadagnarsi un tozzo di pane e che non torneranno più.
Dall’inizio dell’anno ad oggi il tragico conto dei numeri di questa guerra del capitale contro il lavoro salariato ha prodotto 420 morti, 420150 infortuni e 10503 invalidi nelle file proletarie.
Adesso, ancora una volta, ci saranno lacrime di coccodrillo e dichiarazioni roboanti di politici e sindacalisti. Gli stessi che, riconoscendo come legittimo il profitto e lo sfruttamento, ogni giorno firmano accordi che peggiorano la condizione operaia rendendosi complici dei padroni. Questi morti sono il frutto del “capitalismo buono” - quello industriale - quello che oggi, nella crisi, tutti i governi contrappongono a quello “cattivo” delle banche e della finanza; questo è il prezzo pagato dai proletari al capitalismo reale. Nascondendosi dietro il risanamento delle industrie, “la difesa del posto di lavoro”, spacciando come obiettivi operai la produttività, la competitività, il mercato, il profitto, l’obiettivo dei sostenitori del sistema borghese di cui le confederazioni sindacali (CGIL-CISL-UIL) fanno parte sono sempre gli stessi: difesa del capitalismo italiano nel mondo.
L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento della condizione di lavoro e di vita della classe operaia e dei lavoratori, la perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni per salvaguardare i profitti e le rendite sta portando ad un imbarbarimento generale della società. Nella crisi le prime spese che i padroni tagliano sono quelle relative alla sicurezza e alla salute e così, mentre diminuiscono i lavoratori occupati ( ormai sono più di 700 mila i lavoratori in Cassa Integrazione, o licenziati), aumentano in proporzione i morti e gli infortuni sul lavoro.
Nel sistema capitalista (sia con i governi di centrosinistra che con quelli di centrodestra), i padroni e i loro dirigenti, responsabili di migliaia di morti sul lavoro e di lavoro ogni anno, anche quando vengono portati sul banco degli accusati per omicidio colposo se la cavano sempre: nel peggiore dei casi, con una condanna simbolica monetizzando la pena con un risarcimento economico ed ora, con il nuovo Testo Unico sulla sicurezza il governo concede ai padroni addirittura l’impunità, scaricando sugli stessi lavoratori la responsabilità della loro morte.
Lo sfruttamento sempre più intensivo è la causa principale dell’aumento degli infortuni.
E’ l’organizzazione capitalistica del lavoro che produce nuove malattie, morti sul lavoro e di lavoro.
Il singolo lavoratore senza organizzazione può solo subire perchè è in balia del padrone e del suo sistema politico, legislativo, economico, giudiziario.
Organizzarsi a partire dei luoghi di lavoro, rifiutandosi collettivamente di compiere lavori pericolosi senza Dispositivi di Protezione Individuali e Collettivi idonei, significa riprendere nelle proprie mani il proprio destino rifiutando ogni logica di delega e di monetizzazione della salute.
Una società che vive e prospera sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che considera normale e accettabile che migliaia di esseri umani ogni anno vengano uccisi nelle fabbriche, nei cantieri e sui luoghi di lavoro, nei processi di produzione per arricchire la classe padronale è una società che di umano non ha più niente e merita di essere distrutta dalle fondamenta.

Michele Michelino
Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88 – Sesto San Giovanni (MI)
e-mail: cip.mi@inwind.it


UN ALTRO COMPAGNO CI HA LASCIATO

Bruno Bonaventura, operaio del reparto Forgia della Breda Fucine di Sesto S.Giovanni è morto per un tumore al polmone. Anni di fabbrica fra fumi, polveri di amianto, cromo nikel e altre sostanze cancerogene avevano minato il suo fisico.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.G., 8 aprile 2009


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Comunicato stampa
Amianto Breda Fucine: un’altra vittoria operaia.

Un altro lavoratore del reparto Forgia e Trattamento Termico della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni (Mi) vince anche in appello la causa contro l’INPS per il riconoscimento dei contributi pensionistici.

Questa mattina la Corte d’Appello del Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, non solo ha confermato la sentenza di 1° grado condannando l’Inps a riconoscere i contributi pensionistici previsti dalla legge 257 del 1992 dall’inizio del periodo lavorativo fino al 1996, ma è andata oltre, riconoscendo al lavoratore l’esposizione all’amianto fino al giugno 2004, per “essere stato esposto ad amianto in concentrazioni superiori ai limiti indicati da D.Lgs 277/1991 (art.24 e 31)” come stabilito nella Relazione di Consulenza Tecnica d’ Ufficio Medico-Legale della dr.sa Mariaclara Guerreri.
La Corte d’Appello ha ritenuto valido quanto stabilito dal C.T.U., che ha ritenuto che il lavoratore “ha subito esposizione quotidiana continuativa ad amianto con le seguenti modalità: esposizione diretta, indiretta e ambientale”.
Questa sentenza d’appello è importante perché crea un precedente, sgretolando uno dei capisaldi su cui finora si basavano l’Inail e l’Inps. Questi enti, riconoscendo l’esposizione all’amianto solo fino al 1992, data di entrata in vigore della legge 257, cercano di risparmiare sulla pelle dei lavoratori, stabilendo arbitrariamente che da quella data, essendo fuorilegge, l’amianto è sparito come per incanto dai luoghi di lavoro.
L’ INAIL è l’ente preposto che certifica che i lavoratori sono stati esposti all’amianto e l’INPS non deve far altro, come specifica la legge, che riconoscere il risarcimento, accreditando i contributi pensionistici: in realtà l’INAIL si comporta spesso come un’assicurazione privata e l’INPS continua a ricorrere in appello e in Cassazione in modo assolutamente illegittimo, con cause che perde regolarmente, sperperando denaro pubblico. Noi crediamo che i dirigenti di questi enti debbano rendere conto di questo a tutti i cittadini e ai lavoratori e con i nostri avvocati ci stiamo attivando in tal senso segnalando il fatto alla Corte dei Conti.

Anni di lotte degli operai e dei lavoratori della ex Breda e di altre fabbriche di Sesto S.G. (organizzati nel nostro Comitato) nelle piazze sono serviti per far valere anche in tribunale i nostri diritti, e nello stesso tempo ci hanno aiutato ad aprire una trattativa che ha portato al riconoscimento dei risarcimenti pensionistici per quasi trecento lavoratori. L’esperienza c’e lo ha insegnato: se i lavoratori si mobilitano in prima persona, senza delegare ad altri la difesa dei loro interessi, la lotta paga.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Per contatti: 3357850799

Sesto San Giovanni 3 aprile 2009



Lettera al "Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di Lavoro e nel Territorio di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa"

La lotta che voi portate avanti sulla morte dei lavoratori della Tricom/galvanica di Tezze sul Brenta dimostra l'evidente "colpa" del sistema capitalistico, che in nome del profitto stritola e fa morire in fabbrica, nei territori milioni di persone. Proprio un ingranaggio di questo sistema, l'istituzione giudiziaria, cerca di archiviare questa "strage di lavoratori che è senza fine", ma voi fate di tutto perchè non riescano e perchè si elevi la coscienza e la lotta dei lavoratori ancora vivi, contro questo sistema che si basa sullo sfruttamento. Lo Slai Cobas è con la vostra lotta, purtroppo, per impegni legati ai congressi provinciali, non possiamo essere con voi, sabato 14 marzo a manifestare, ma saremo lì con la solidarietà del cuore.

PER L'ESECUTIVO SLAI COBAS Aldo Milani


Venerdì 6 marzo 2009, ore 21.00

presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88 – Sesto S.Giovanni (Mi)

presentazione del libro “Lo stato dimentica l’amianto Killer”


AMIANTO: dalla fabbrica al territorio i crimini del Capitalismo

Per decenni, la produzione e la lavorazione dell'Amianto hanno generato un flusso ininterrotto di profitti per i padroni (azionisti). Per tutto quel tempo il benessere dei lavoratori, dei consumatori e del pubblico non ha costituito una preoccupazione. L'eredita' lasciata dall'Amianto si trova nei polmoni della nostra gente e nella contaminazione dell'ambiente.

Infatti l'impiego che ha avuto prima del 1992, anno in cui e' stato messo fuori legge in Italia, e' stato vastissimo. L'amianto e' stato utilizzato fino agli anni ottanta per produrre la miscela cemento-amianto (Eternit) per la coibentazione di edifici, tetti, navi, treni; come materiale per l'edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie), nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche), ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Inoltre, la polvere di amianto e' stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.

Virtualmente indistruttibile, l'amianto ha la proprietà di resistere al fuoco ed al calore, agli agenti chimici e biologici, all'abrasione ed all'usura. Una fibra di amianto e' 1300 volte più sottile di un capello umano e le polveri di amianto, respirate, provocano l'asbestosi, nonché tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico e dei bronchi, ed il carcinoma polmonare.

La mancata bonifica di questo disastro compiuto nel nome del profitto dei padroni perdura, nonostante la messa fuori legge della produzione e dell'impiego dell'amianto. Una produzione di nocività e morte che dalla fabbrica ha investito i territori producendo un disastro umano ed ambientale incalcolabile.

E di salute ci si comincia a preoccupare anche a Cappella Cantone (CR) dove la regione Lombardia vorrebbe realizzare una discarica di rifiuti speciali contenenti amianto in località Cascina Retorto, nonostante il parere contrario della popolazione.

Con l'amianto una lobby di potere si e' arricchita e qualcuno vuole continuare a farci soldi, mentre settori di operai e di popolazione ci si sono ammalati ed in alcuni casi, purtroppo non isolati, ci hanno rimesso la vita.

Chi si batte contro questo crimine per ottenere giustizia incontra, da sempre, gli ostacoli del potere, che puntualmente assolve i responsabili e cerca di mettere sotto silenzio il problema e coloro che lo sollevano.

Se i lavoratori vogliono affermare e difendere il loro diritto alla salute, alla giustizia, alla salvaguardia dell'ambiente e della natura, non devono più delegare a nessuno la difesa dei loro interessi. Dobbiamo lavorare per costruire un grande movimento di classe che unifichi tutte le lotte operaie e popolari, nella battaglia contro lo sfruttamento capitalista e la logica del profitto. Bisogna lottare per imporre condizioni di sicurezza sui posti di lavoro, affinché altri non debbano subire e patire quello che hanno subito i nostri compagni e i loro familiari.

SLAI COBAS CREMONA

4-2-2009


DOMENICA 22 FEBBRAIO 2009 Ore16.30
SPAZIO POPOLARE LA FORGIA

Presentazione del libro
OPERAI, CARNE DA MACELLO
la lotta contro l'amianto a Sesto S. Giovanni

Parteciperanno:
DANIELA TROLLIO del "Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio"
MICHELE MICHELINO del "Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli" di Sesto San Giovanni ed ex operaio della Breda Fucine
FULVIO DI GIORGIO Coordinatore prov.le SLAI Cobas

Prologo
La storia: una storia di fatica, sudore, malattie e morti, ma anche lotte, solidarieta', gioia e vittorie.
I luoghi: Sesto San Giovanni, provincia di Milano. La Stalingrado d'Italia, la citta' operaia delle grandi fabbriche come la Breda, la Marelli, la Falck.
La fabbrica: la Breda Fucine, fondata nel 1886 col nome E.Breda & C. e chiusa nel 1997.
I protagonisti: operai, lavoratori, cittadini; uomini e donne molto spesso senza nome e senza volto.
Il killer: l'amianto, detto anche asbesto, il "miglior termodispersore al mondo". Pratico, economico ma anche mortale. In se' non e' pericoloso: lo diventa quando si usura e le piccolissime particelle di cui è composto (nell'ordine di millesimi di millimetro) si disperdono e vengono inalate. Allora vanno a concentrarsi nei bronchi, negli alveoli polmonari e nella pleura e provocano danni irreversibili ai tessuti.
Questo libro racconta come un gruppo di operai della Breda Fucine siano riusciti a portare sul banco degli imputati non solo i dirigenti di una fabbrica "di morte" ma un sistema economico che, in nome del profitto, calpesta e uccide uomini e natura.
E' una storia "vera", una storia collettiva come tante altre - magari sconosciute, ma che formano la Storia del movimento operaio - di uomini e donne che hanno portato avanti, contro tutto e contro tutti, una battaglia per la salvaguardia del diritto alla salute di lavoratori e cittadini.
E' a loro, alla loro tenacia e al loro coraggio, che e' dedicato questo libro.
Questa storia collettiva e' stata scritta non solo per ricordare.
A Sesto S. Giovanni il veleno si chiama AMIANTO. Ma potrebbe chiamarsi ARSENICO, come a Manfredonia, DIOSSINA come a Seveso o CVM come a Porto Marghera.
Il nome che avra' domani ancora non lo conosciamo.
Vogliamo far conoscere la nostra storia perché non si ripeta.

INVITIAMO LA CITTADINANZA, I LAVORATORI E LE LAVORATRICI, LE ASSOCIAZIONI E I SINDACATI, I SETTORI SOCIALI PROLETARI, LE REALTA' DI LOTTA CHE SI OCCUPANO DI AMIANTO AD UN INCONTRO CON I PROTAGONISTI DI QUESTA BATTAGLIA DI GIUSTIZIA E CIVILTA', PER DISCUTERE ASSIEME SU UN PROBLEMA CHE RIGUARDA TUTTI NOI.

Via Mazzini, 24 - Bagnolo Cremasco (CR)
spaziopopolarelaforgia@gmail.com http://www.autistici.org/laforgia/

30 gennaio 2009 Via Mazzini, 24 – Bagnolo Cremasco (CR)

SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona


Archivio SLAI Cobas "Salute e sicurezza sul lavoro" (2000-2008)

 

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