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SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

 

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Comunicato Stampa

Il giorno 29 aprile si apre il Parlamento. In questa occasione il senatore Felice Casson (e altri) presenterà il progetto di legge per le vittime dell'amianto, nonchè per le bonifiche dei siti contaminati e per la ricerca epidemiolgica, la sorveglianza sanitaria e i benefici previdenziali per gli ex esposti. L'amianto e' infatti un'emergenza sanitaria ed ambientale. Sono circa 4000 morti ogni anno per malattie asbesto correlate (correlate all’amianto) e si calcola che le tonnellate di materiali contenenti amianto superano le 30.000.

Sempre nello stesso giorno davanti al Senato (Corsia Agonale) alle ore 13.00 si terra' pure una conferenza stampa anche in occasione della IV giornata mondiale delle vittime dell’amianto.
Successivamente, le associazioni si sposteranno alla sede centrale dell'INAIL (Piazza Giulio Pastore N.6) per manifestare in piazza degli Archivi il loro disappunto di fronte ai tempi lunghissimi di riconoscimento dei benefici previdenziali degli ex esposti, nonchè dei mancati riconoscimenti di molti lavoratori colpiti da tumori da amianto.
Alle ore 16 inoltre ci sarà una manifestazione-presidio delle associazioni delle vittime davanti al Senato della Repubblica sempre in Corsia Agonale.
Si chiederà pure al Governo di emanare il decreto previsto dalla legge finanziaria per l’anno 2008 che ha stabilito lo stanziamento di 30 milioni di euro per le vittime.


Associazione Italiana Esposti Amianto
Fulvio Aurora - Cell.3392516050 - fulvio.aurora@virgilio.it

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Michele Michelino – Cell. 3357850799 – michele.mi@inwind.it


Milano, 28 Aprile 2008


Nel 2007 sono stati 1.302 i lavoratori assassinati sui posti di lavoro.

26000 sono le denunce di malattie professionali e molte di queste sono causa di morti “diluite” negli anni. 5.000 lavoratori ogni anno perdono la vita a causa di tumori derivati dall’amianto.

A Sesto sono ormai più di 80 gli operai della Breda Fucine morti e sono centinaia quelli della Falck, della Marelli, dell’Ansaldo.

In ricordo degli operai morti a causa dell’amianto e di altre sostanze nocive.
Contro i padroni e il sistema capitalista che, in nome del profitto, calpestano la vita umana.

Sabato 26 aprile 2008 – ore 16.00
corteo da via Magenta 88 – Sesto San Giovanni
fino alla lapide di via Carducci

La manifestazione si snoderà per le vie del quartiere e si concluderà alle ore 17.00
con un’assemblea presso il Centro di Iniziativa Proletaria in via Magenta 88.
Durante l’assemblea interverranno rappresentanti di altri Comitati.

Chi inquina e avvelena i lavoratori e la popolazione troverà in noi
ORA E SEMPRE RESISTENZA

6.4.2008

Per contatti : 335.7850799
Via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni MI /tel+fax 02.26224099
C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Firenze. Manifestazione in ricordo dei morti sul lavoro a Torino

"Per non dimenticare i morti sul lavoro a due mesi esatti dalla tragedia della Thyssen Krupp alcuni rappresentati di Rsu, Rdb, Cobas e Slai Cobas si sono dati appuntamento ieri pomeriggio a Firenze davanti alla sede della prefettura e del Consiglio regionale della Toscana. Secondo i manifestanti "non si può morire di lavoro. Occorre costituire un coordinamento permanente sul tema degli incidenti sul lavoro con l'obiettivo più ampio di uno sciopero nazionale contro le morti bianche".

da: www.nostalgiatoscana.it

7/2/2008


 


Comunicato stampa

Amianto alla ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni:
4° vittoria consecutiva dei lavoratori
Altri 6 operai del reparto Forgia vincono la causa contro l’INAIL e l’INPS.

Il giudice del lavoro dott.ssa Manuela Scudieri del Tribunale di Milano, ha condannato oggi l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto ad altri 6 operai del reparto Forgia della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni.

La perizia del Consulente Tecnico del Tribunale di Milano, le testimonianze dei lavoratori e dell’ASL hanno dimostrato che “l’utilizzo dell’amianto nel reparto forgia della Breda Fucine Spa era massiccio. Per tutti i lavoratori ricorrenti, l’esposizione all’amianto era diretta, indiretta e ambientale, e ha superato le soglie previste dall’art.31 D.Lgs. 277/91, che prevede 600 fibre per centimetro cubo per il crisotilo; (200 fibre litro per tutte le altre varietà di amianto)” come ha ribadito il CTU del tribunale.

Questa nuova sentenza, la quarta favorevole agli operai della Breda Fucine, apre la strada al riconoscimento di tutti coloro che sono stati esposti all’amianto in questo reparto.

Altre due cause (che riguardano decine di lavoratori) andranno a sentenza nei prossimi mesi a Milano e Monza. Il Comitato ha inoltre deciso di avviare, sempre con gli avvocati Nicola Coccia e Claudio Frugoni, un’altra serie di cause che riguarderanno centinaia d’operai, prime fra tutte quelle per il riconoscimento dei danni biologici ai lavoratori ammalati.

Per anni l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione ad amianto (CONTARP) – che si sono ben guardati dal sanzionare l’uso criminale dell’amianto fatto dai padroni nelle fabbriche - hanno negato ai lavoratori il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ormai provata oltre ogni dubbio, e delle malattie professionali causate da questa sostanza cancerogena. Ora dopo ripetute manifestazioni, proteste e cause vinte dai lavoratori l’INAIL ha cominciato a riconoscere solo alcune mansioni, nel tentativo di dividere i lavoratori mettendoli gli uni contro gli altri.

Oggi per la 4° volta il tribunale riconosce in pieno la nostra tesi che, al di là delle loro mansioni, tutti coloro che sono stati esposti all’amianto hanno diritto a vedersi riconosciuti i “benefici”previdenziali stabiliti dall’art. 13 della legge 257/1992.
Un altro passo è stato fatto, ma la nostra lotta continuerà finché tutti i lavoratori avranno giustizia.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

Sesto S.Giovanni, 22 maggio 2006

Per contatti: cell. 335.7850799 – 3394435957
E-mail: michele.mi@inwind.it


COMUNICATO STAMPA

Amianto: BREDA-ANSALDO

DOPO LA CONDANNA DI 9 DIRIGENTI
L’AZIENDA RISARCISCE LA FAMIGLIA

Il 5 gennaio 2005, a conclusione di una battaglia durata 12 anni, il giudice del Tribunale penale di Milano, dott. Ambrogio Moccia, ha condannato 9 dirigenti della Breda/Ansaldo per l’omicidio colposo di Giancarlo Mangione, lavoratore ucciso da un mesotelioma pleurico, tipico tumore d’amianto.
Anche se il giudice non ha accettato la costituzione di parte civile del nostro Comitato nel processo, la verità storica da noi affermata sulla responsabilità dei dirigenti nelle tante, troppe, morti operaie è diventata anche verità giuridica.

Ora la famiglia Mangione (patrocinata dall’avvocato del Comitato Sandro Clementi) ha raggiunto un accordo con l’azienda per il risarcimento economico.

Il nostro Comitato, che in questi anni si è battuto prima contro l’indifferenza della gente e poi contro il muro di omertà e complicità che padroni, rappresentanti sindacali, istituzioni compiacenti hanno eretto intorno alla nostra lotta, è riuscito ad aprire una breccia.
Questa ammissione di colpa della Breda/Ansaldo non può che rallegrarci, ma vogliamo ricordare che ciò è stato possibile grazie alla pressione esercitata dalla partecipazione e mobilitazione di centinaia di lavoratori e cittadini nelle piazze e dalle testimonianze dei compagni di lavoro di Giancarlo in tribunale.

Rispettiamo l’accordo raggiunto dalla famiglia, ma la nostra lotta per ottenere giustizia per tutti i lavoratori uccisi dall’amianto e da altre sostanze nocive, per i malati e per quanti purtroppo si ammaleranno in futuro continuerà con ancora maggiore determinazione.

Non possiamo dimenticare che - se in questo caso c’è stato una condanna ed un risarcimento alla famiglia (nel primo processo uno degli attuali condannati, allora imputato, fu assolto “…perché il fatto non sussiste”) - sono ancora 75 i morti alla Breda Fucine e migliaia in Italia le vittime che attendono giustizia.
Noi continuiamo a ritenere inaccettabile che in questo paese l’unico diritto riconosciuto sia quello di fare profitti sulla pelle dei lavoratori e della povera gente.
Continueremo a batterci contro un sistema economico,politico e giuridico che trasforma la natura e gli esseri umani in merci, subordinandoli alla logica del profitto.


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.Giovanni, 26 novembre 2005

Per contatti: cell. 335.7850799


Amianto: terza vittoria degli operai Breda Fucine.

L’ INPS è condannata nuovamente a riconoscere i benefici pensionistici agli operai della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni.

Il Giudice del Tribunale di Milano Sezione Lavoro dott.ssa Eleonora Porcelli, ha condannato nuovamente l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto a 2 operai del reparto Aste della ex Breda Fucine di Sesto S. Giovanni.

Il giudice ha riconosciuto che i due operai sono stati esposti per più di dieci anni all’amianto in concentrazioni che possono ritenersi morbigene e che per uno di essi (come si legge nella Perizìa del CTU del Tribunale) “si ritiene che con elevato grado di probabilità l’intensità di esposizione a fibre abbia superato il valore medio annuale di 100 fibre/litro nel periodo in cui il ricorrente ha svolto mansioni di molatore (reparto aste e forgia) dal 1.1.1983 per lo meno fino al 31.12. 1994”.

Questa è la terza sentenza favorevole agli operai della Breda Fucine (la prima è stata vinta da 6 lavoratori del reparto Trattamento Termico della ex Breda presso il Tribunale dei Lavoro di Milano nell’ aprile 2005, la seconda causa è stata vinta da 6 operai del reparto Forgia il 6 ottobre 2005), altre 4 cause che riguardano decine di lavoratori (due a Milano e due a Monza) andranno a breve a sentenza.
Delle prime 7 cause pilota che il nostro Comitato (attraverso gli avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni) ha istruito contro I’INPS e l’INAIL le prime tre si sono concluse positivamente.

Nonostante i processi vinti, l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione all’amianto (CONTARP), non solo non hanno sanzionato i padroni che oltre all’uso criminale dell’amianto evadevano anche i contributi assicurativi per l’asbesto, ma continuano ad essere complici, negando anche il riconoscimento di malattia professionale agli ex-lavoratori malati di asbestosi e con le placche pleuriche.

Contro l’atteggiamento dell’ INAIL organizzeremo prossimamente manifestazioni di protesta mentre sono in preparazione altre cause che riguardano un centinaio di lavoratori. -
La nostra lotta, continuerà finché tutti i lavoratori vittime della logica dei profitto abbiano giustizia.

Comitato per la difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.Giovanni, 27 ottobre 2005

Per contatti: cell. 335.7850799

via Magenta 88/20099 Sesto S. Giovanni MI / tel + fax 0226224099
c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”
e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Amianto: gli operai della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni vincono ancora. L’INPS condannata per la seconda volta a riconoscere i benefici pensionistici ai lavoratori.

Il giudice del lavoro dott. ssa Maria Cella, presidente della Sezione Lavoro del Tribunale di Monza, ha condannato oggi l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto a 7 operai del reparto Forgia della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni.
Il giudice ha riconosciuto che gli operai sono stati esposti all’amianto in concentrazioni che possono ritenersi morbigene per quanto riguarda il mesotelioma della pleure, tipico tumore causato da questa sostanza (causando quindi ai lavoratori una aspettativa di vita minore rispetto alla media), e che l’esposizione ad amianto è stata pluriennale per tutti i lavoratori.
Questa sentenza favorevole agli operai della Breda Fucine (la prima è stata vinta da 6 lavoratori del reparto Trattamento Termico della ex Breda presso il Tribunale del Lavoro di Milano nel mese di aprile del 2005), è la seconda vittoria ottenuta nelle prime 7 cause che il nostro Comitato (attraverso gli avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni) ha istruito contro l’INPS e l’INAIL.
Entro l’anno altre 4 cause (due a Milano e due a Monza) - che riguardano decine di operai - andranno a sentenza, mentre altre sono in preparazione anche per il riconoscimento dei danni biologici derivanti dall’amianto che hanno provocato a diversi lavoratori gravi danni alla salute, come mesoteliomi, asbestosi e placche pleuriche.
Dopo 73 morti, 19 denunce penali archiviate, 2 processi penali (il secondo ha visto la condanna per omicidio colposo di 9 dirigenti della ex Breda, anche se la prescrizione li ha salvati), dopo anni di lotte, di manifestazioni, di proteste contro la Breda, i tribunali, l’INPS e l’INAIL che hanno visto la partecipazione di centinaia di operai, la verità storica comincia ad affermarsi timidamente anche nei tribunali.
Da anni l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione ad amianto (CONTARP) – che si sono ben guardati dal sanzionare l’uso criminale dell’amianto fatto dai padroni nelle fabbriche - continuano a comportarsi come la peggiore della assicurazione private negando ai lavoratori il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ormai provata oltre ogni dubbio, e delle malattie professionali causate da questa sostanza cancerogena.
Oggi anche un tribunale civile riconosce, per la seconda volta, la fondatezza della nostra lotta, che continua perché tutti i lavoratori vittime della logica del profitto abbiano giustizia.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto S.Giovanni, 6 ottobre 2005
Per contatti: cell. 335.7850799


Perugia - I Cobas all'attacco : sindacalista punito per aver segnalato un guasto
Lo Slai-Cobas all'attacco dell'azienda ospedaliera di Perugia per una presa elettrica "inidonea"


Comunicato stampa

GLI OPERAI DELLA BREDA VINCONO LA CAUSA CONTRO L’INPS
E L’INAIL PER I CONTRIBUTI PENSIONISTICI PER L’AMIANTO

Questa mattina il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano Dott.sa Peregallo ha condannato l’INPS a riconoscere i contributi pensionistici previsti dalla legge 257 del 1992 ad un primo gruppo di quattro lavoratori della ex Breda Fucine di Sesto S. Giovanni (MI).

Questa battaglia è iniziata quando l’INAIL – l’ente che deve riconoscere l’esposizione all’amianto affinché i lavoratori esposti possano almeno godere dei cosiddetti “benefici pensionistici” previsti dalla suddetta legge per tutti coloro che sono stati esposti all’amianto – e il suo organismo tecnico, la CONTARP hanno rifiutato le oltre 100 domande presentate dai lavoratori, stabilendo che essi non possedevano i requisiti necessari. I lavoratori sono quindi stati costretti a fare causa per vedersi riconoscere i loro diritti.
Tutto questo nonostante siano oltre 70 i morti della Breda, nonostante ci siano decine di ammalati, nonostante i rapporti dello SMAL (Servizio di Medicina per gli Ambienti di Lavoro) che denunciavano la presenza e l’uso massiccio dell’amianto nella fabbrica, cosa per altro riconosciuta anche nei due processi penali che hanno portato sul banco degli imputati i dirigenti della ex Breda per omicidio colposo.

L’INAIL continua a comportarsi, nei confronti dei lavoratori già così duramente colpiti, peggio di un’assicurazione privata, pur di risparmiare sulla pelle degli operai, non riconoscendo neppure le malattie professionali contratte lavorando a contatto con l’amianto e altre sostanze nocive per decenni e decenni.

Oggi il giudice ha riconosciuto le ragioni dei lavoratori, portate avanti da anni dal nostro Comitato e dai suoi avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni, condannando l’INPS (l’ente direttamente pagatore dei benefici pensionistici) a riconoscere tali benefici e a pagare le spese processuali.

Questa è solo la prima delle 7 cause “pilota” fatte da gruppi di lavoratori che il Comitato ha intrapreso e apre la strada al riconoscimento dei diritti delle centinaia di lavoratori che hanno perso la salute e la vita in una “fabbrica di morte” a causa del profitto.


Sesto S. Giovanni, 21 aprile 2005


COMUNICATO STAMPA

Processo Breda/Ansaldo per la morte da amianto
dell’operaio Giocarlo Mangione

Le motivazioni della storica sentenza

Dirigenti colpevoli: alla Breda-Ansaldo si moriva d’amianto ed i dirigenti che tutto sapevano nulla hanno fatto per tutelare i lavoratori. Questo sta scritta nella sentenza depositata ieri.

Nelle motivazioni della sentenza sul processo per la morte da amianto di Giancarlo Mangione, il giudice dott. Ambrogio Moccia del tribunale di Milano riconosce in pieno le tesi che il nostro Comitato va affermando da anni:

« la nocività dell’amianto era nota da tempo immemorabile; che la vittima è stata esposta a dosi consistenti di amianto nei periodi di permanenza in carica di ciascuno degli imputati qui ritenuti responsabili»; « l’esposizione successiva all’innesco ha avuto incidenza negativa sulla durata della latenza e quindi sulla sopravvivenza del Mangione»; « l’amianto, e solo l’amianto respirato sul luogo di lavoro può qualificarsi causa del mesotelioma letale» del lavoratore; «se il dovere di sicurezza (e di igiene) è da sempre posto specificamente a carico del datore di lavoro, dirigenti e preposti, allora è indubbio che, nella misura in cui avevano il compito di individuare e gestire le strategie produttive…, avevano l’obbligo giuridico di attivarsi, obbligo del tutto disatteso» .

Le motivazioni della concessione delle attenuanti generiche ai 9 dirigenti ritenuti colpevoli, facendo quindi scattare la prescrizione che li ha salvati, sono dovute «…all’età degli imputati ( tutti ultra settantenni, due sono 90enni), infine l’incensuratezza».

Inoltre il giudice ritiene che agli imputati « non possono essere addebitate oltre misura responsabilità che sono state sì individuali, ma che hanno affondato le loro radici nel “sistema” industriale dell’epoca, sistema che non tocca ad un organo giurisdizionale giudicare».

Questa sentenza è importante sia per le motivazioni, sia perché è la prima volta che in Italia vengono sostanzialmente condannati dei dirigenti per una vicenda in cui l’amianto non figura come oggetto di produzione industriale, ma come strumento usato nell’attività lavorativa e di protezione dei lavoratori.

Anni di lotte nelle fabbriche, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei tribunali, con la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini, hanno rotto il muro dell’indifferenza, dell’omertà e delle complicità che tutte le istituzioni (padroni, magistratura, medicina ufficiale, partiti e sindacati) avevano creato contro la nostra lotta - contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli derivati dall’amianto. L’unico, profondo, rammarico per noi e per tutti coloro che con noi hanno lottato è che questa sentenza arriva dopo che sono morti 73 nostri compagni di lavoro della Breda e migliaia in tutta Italia.

Non solo, se la stessa magistratura si dichiara impotente a perseguire un sistema che, di tutti i diritti umani, riconosce solo il diritto al profitto, fatto sulla pelle dei lavoratori, allora ai lavoratori e a chi si batte per la salute non resta che combatterlo sui luoghi di lavoro e nelle piazze.

gennaio 2005


AMIANTO: Processo Breda/Ansaldo
I pubblici ministeri chiedono la condanna di 9 dirigenti
della Breda Ferroviaria/Ansaldo per l’omicidio colposo
di un lavoratore

Oggi 1° luglio, durante l’udienza del processo in corso da mesi, la Procura di Milano, rappresentata dai P.M. dott. Poniz e dott. Basilone, ha chiesto la condanna a 18 mesi di reclusione per 9 dei 12 dirigenti imputati di omicidio colposo per la morte, causata da mesotelioma pleurico (tipico tumore dell’amianto), di Giancarlo Mangione.

Fra i 9 dirigenti di cui è stata chiesta la condanna spicca il nome di Vito Schirone, assolto pochi mesi fa in un precedente processo per la morte di 6 operai della Breda Fucine perchè “il fatto non sussiste”, come se i 70 morti per amianto della Breda di Sesto San Giovanni non fossero mai esistiti

Dopo anni di lotte e di battaglie, in fabbrica, nelle piazze e nelle aule dei tribunali, comincia a farsi strada anche a livello giuridico la verità storica che da oltre 15 anni gli operai della Breda e i loro familiari, organizzati nel nostro Comitato, stanno affermando, e cioè che i dirigenti tutto sapevano ma nulla hanno fatto per impedire queste morti annunciate.

Nonostante la richiesta di condanna dei P.M. di Milano, non ci illudiamo sul fatto che si faccia giustizia, perché sarebbe comunque una goccia nell’oceano.

Finora i tribunali hanno sempre dato torto ai lavoratori assolvendo i padroni: sappiamo bene che questo sistema vive e prospera sulla pelle degli operai e in nome del profitto non esita a calpestare la vita e la dignità umana, ma noi continueremo a lottare perché vogliamo giustizia non solo per gli oltre 70 lavoratori della Breda morti per amianto e altre sostanze nocive ma per tutte le vittime dello sfruttamento, perché questa è prima di tutto una battaglia di civiltà.
L’amianto è un pericoloso cancerogeno, che tuttora continua a provocare vittime non solo fra i lavoratori e i loro familiari ma anche fra i cittadini che, pur non avendo lavorato in fabbrica, sono anch’essi esposti a questo killer perché l’amianto non solo è uscito dalle fabbriche inquinando aria, suolo, falde acquifere, ma è tuttora presente in modo massiccio nelle nostre città, pertanto la nostra lotta è la lotta di tutti.

Tra settembre ed ottobre ci saranno le udienze conclusive del processo e il nostro Comitato come sempre sarà presente.

Sesto S.Giovanni, 1° luglio 2004

Per contatti: 335.7850799

C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni MI / tel+fax 0226224099 e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Mettiamo a disposizione un'interessante e usufruibile consulenza tecnica sull'amianto, presentata al tribunale penale di Brindisi e fattaci avere gentilmente dal dott. Vito Totire, presidente dell'AEA.
Eventuali errori di scrittura sono addebitabili alla imprecisa e difficoltosa scannerizzazione.


Comunicato stampa

 

FIAT AUTO POMIGLIANO: ACQUA INQUINATA

 

I risultati delle analisi fisico-chimiche del sindacato Slai Cobas confermano: dalle fontanelle dell'acqua potabile della fabbrica fuoriesce un micidiale mix tossico

Nuova denuncia in Procura (vedi allegato) presentata stamattina dal sindacato contro i responsabili aziendali, dell'ASL NA 4, e dei sindacalisti responsabili alla salute dei lavoratori di FIM-UILM-FIOM e Fismic con richiesta di sequestro giudiziario e chiusura della rete idrica dello stabilimento

Sospette assunzioni in fabbrica di figli degli ispettori ASL NA 4

 

Nella tarda mattinata di oggi lo Slai Cobas ha affisso in tutte le bacheche della fabbrica i riscontri delle analisi di laboratorio commissionate in proprio che dimostrano in maniera incontrovertibile l'elevato grado di non potabilità ed inquinamento industriale dell'acqua potabile in fabbrica, nonostante le rassicurazioni dell'azienda. L'ASL NA 4 di Acerra latita: ancora non emette e rende pubblici i risultati delle analisi sui prelievi effettuati in fabbrica lo scorso 23 maggio (ben 11 giorni fa): Perché ??!! 

 

 I risultati delle analisi fisico chimiche su campioni prelevati dalla rete idrica aziendale dell'acqua potabile e commissionati dal sindacato Slai Cobas ad un laboratorio di propria fiducia, eseguite con le procedure standard e le metodiche di riferimento  di cui al D.Lgs 258/2000, hanno evidenziato L'ACCLARATA NON POTABILITA' DELL'ACQUA IN USO IN FIAT AUTO E COLLEGATE AZIENDA TERZIARIZZATE riscontrando una fortissima alterazione da inquinamento industriale presentante valori di COD (domanda chimica di ossigeno) fissati a 210 punti atteso che le acque potabili tutte non superano il valore 5 ed i valori di riferimento (COD 30) INDICANO ACQUE DA TRATTARE PRIMA DI ESSERE RESE POTABILI !

 

Lo Slai Cobas, che ha prelevato stamane altri campioni di acqua  per sottoporla ad ulteriori accertamenti atti risalire all'individuazione delle sostanze chimiche inquinanti presenti in ingenti ed inammissibili quantità nelle rete idrica aziendale invita la Fiat A bloccare l'erogazione di acqua potabile  e sostituirla con la distribuzione di acqua in bottiglia ai lavoratori e ad attivare analoghe iniziative in relazione alla preparazione degli alimenti nella mensa aziendale in attesa dei necessari interventi di bonifica.

Preannuncia, in caso di mancato riscontro, le idonee iniziative di lotta sindacale proclamando fin da ora lo STATO DI MASSIMA AGITAZIONE.

 

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate   -   Pomigliano d'Arco, 3/6/2003


A tutti i lavoratori

dopo la drammatica morte di 4 operai

alla PPG di Caivano (Na)

 

Per i dipendenti e ex dipendenti della PPG, e per tutti i lavoratori il giorno 13 aprile 2003 è stato uno dei più tristi e tragico che si ricordi.

Tutti dobbiamo ricordarci che la sicurezza sul lavoro non ha prezzo economico perché è la basilare regola per evitare lutti tremendi come quelli di Caivano.

Tutti coloro che hanno avuto a che fare con gli impianti di produzione di vernici sanno quanto è pericoloso non prestare la massima attenzione nello svolgere le varie attività del ciclo produttivo.

Il decreto legge n.626 è da molti decantato come il toccasana per prevenire gli infortuni. Secondo tanti esperti di sicurezza sul lavoro invece, valutazione che noi condividiamo, è stato un decreto che ha accentuato i pericoli e provocato stragi come quella dei 13 aprile.

Basta leggere le statistiche degli infortuni mortali degli ultimi anni.

Le motivazioni di queste critiche principalmente vengono mosse in quanto la 626 ha delegittimato nei fatti gli enti preposti alle visite ispettive poiché è sufficiente che i datori di lavoro autocertifichino di aver effettuato la valutazione dei rischi e di aver apportato le necessarie modifiche agli impianti per ritenersi in regola.

Ciò può verificarsi quindi solo sulla carta anche se tutto può restare com'è : tanto gli imprenditori sanno già che non arriverà alcun controllo.

 

Bisogna sapere che i lavoratori si recano al lavoro per guadagnare da vivere per sé  e la propria famiglia e non per lasciarci la vita come spesso accade.

 

Speriamo di non essere incompresi o tacciati di pessimismo e allarmismo da questa nostra valutazione ma con la vita dei lavoratori e dei cittadini non si deve scherzare.

 

Quindi tutti, in primis i lavoratori, devono porre la massima attenzione alle irregolarità che constatano ( e che i padroni occultano) segnalandole ai Rls.

 

Che provvederanno a denunciarle.

 

Milano 15 aprile 2002

 

Rsu Slai Cobas

PPG/Max Mayer 

di Milano


PRATO: DOPO L’INCIDENTE DI UNA SETTIMANA FA

GIUSEPPE E’ MORTO

Giuseppe, portalettere di Prato, è morto. 

Aveva subito martedì 8 aprile un gravissimo incidente: è rimasto investito da un autobus scendendo da un marciapiede mentre stava consegnando la posta nella propria zona di recapito.

Un altro morto sul lavoro alle Poste! Il terzo nel giro di pochi anni dopo il passaggio a S.p.A. 

La frenetica corsa verso gli attivi di bilancio avuti grazie ai continui aumenti dei carichi di lavoro ha portato “anche” questa azienda, ancora priva dei rappresentanti  eletti dai lavoratori per la Legge 626, a dare il suo macabro contributo al triste primato degli incidenti mortali che accadono in Italia sui luoghi di lavoro. 

Oltre 1000 ogni anno. E’ il prezzo che i lavoratori pagano per la guerra dichiarata dai padroni. 

Al di là del meccanismo dell’incidente, al di là della casualità, e di quello che può succedere a chi come i postini lavorano sulla strada, ci preme sottolineare che questo ennesimo incidente successo a Prato ad un portalettere, possa essere frutto delle condizioni di lavoro a cui siamo sottoposti nei nostri 2 uffici. 

I carichi di lavoro da sempre gravosi, come più volte denunciato ma mai presi in considerazione dalla dirigenza, sono diventati enormi da quando l’Azienda sta “raccattando” tutti quegli invii senza indirizzo che hanno reso infattibili nelle sei ore lavorative le zone di recapito. Costringendo i postini ad un surplus di stress, di corse, e di lavoro.

Basti considerare che nei giorni scorsi di questi invii se ne sono contati sui banchi ben quattro diverse tipologie.  

Pensare che con questi carichi di lavoro qualcuno avrebbe voluto partire anche con le areole.

Forse qualcuno ci accuserà di sciacallaggio sindacale per questo volantino scritto dopo la morte di un carissimo collega, ma quante altre volte abbiamo detto, scritto e denunciato che continuare a lavorare a questi ritmi, è umanamente impossibile oltrechè pericoloso e stressante, e che l’azienda non può continuare a pretendere così tanto dai portalettere? 

Ma questa  Azienda ha in testa ormai solo la produttività ed il profitto, (quanto sono “costati” ai lavoratori i 22 milioni di euro di attivo di cui si vanta la dirigenza?).I postini, così come tutti i lavoratori postali in genere, sono solo elementi di produzione da sfruttare  e far rendere il più possibile.

Basta lavorare a testa bassa! Gli incidenti sul lavoro non sono una fatalità ma sono quasi sempre determinati dai ritmi e dalle condizioni di lavoro imposti.

Siamo vicini ai familiari di Giuseppe e pronti a qualsiasi atto di solidarietà che nel frattempo nascerà nei nostri uffici, coscienti però che dovremo riuscire, “anche per lui e per la sua memoria” a ripristinare condizioni di lavoro decenti per poter lavorare con più sicurezza. 

Per non doversi ritrovare più a riscrivere volantini come questo in memoria di……  

 

SLAI COBAS POSTE PRATO

 

Prato 15 aprile 2003  Via dell’Aiale 20 tel 057436435


FORUM PER LA DIFESA DELLA SALUTE

 

COMUNICATO STAMPA

SANITA' PUBBLICA SENZA SE E SENZA MA

Sabato 15 febbraio le moltitudini del mondo hanno detto NO alla guerra. Una nuova storia può ricominciare. Il movimento dei movimenti rappresenta sempre di più la voce per la costruzione del nuovo mondo. L’area tematica della salute del movimento prepara le idee per la rifondazione della sanità.

DOMENICA 23 FEBBRAIO 2003
A FIRENZE
dalle ore 9.00 alle 17.00  - presso
Dopolavoro ferroviario –

Via Alemanni – (Stazione Centrale S. M. Novella: Stazione uscita principale, Prima a destra)

 

PRIMO FORUM NAZIONALE

PER LA DIFESA DELLA SALUTE

Interventi preordinati:

Nicola De Lusso  (COBAS)-La fabbrica della sanità

Marco Bersani (ATTAC Italia)-I processi di liberalizzazione in sanità

Franca Caffa (Comitato inquilini Molise Calvairate-Ponti – Milano) -Sanità e salute nei quartieri periferici

Andrea Micheli  (Medicina Democratica)-La rifondazione del sistema sanitario pubblico

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FORUM PER LA DIFESA DELLA SALUTE - LOMBARDIA
La salute non è una merce - la sanità non è un mercato.
PENSARE GLOBALMENTE E AGIRE LOCALMENTE
CONTRO LA GUERRA E CONTRO LIBERISMO



PROCESSO BREDA PER AMIANTO: ASSOLTI I DIRIGENTI

INGIUSTIZIA E’ FATTA

IN ITALIA UCCIDERE I LAVORATORI

IN NOME DEL PROFITTO NON E’ REATO

 

Il processo che vedeva imputati due dirigenti  della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni per l’omicidio colposo di sei lavoratori e lesioni gravissime ad un settimo  si è concluso con l’assoluzione degli imputati “perché il fatto non sussiste”, ha deciso il giudice, dott.sa Bernante.

Alla lettura della sentenza gli ex compagni di lavoro e i familiari hanno duramente contestato la sentenza, aprendo striscioni e gridando la loro rabbia. Subito sono scoppiati tafferugli fra i lavoratori, i familiari delle vittime da una parte e  carabinieri e agenti della Digos, che volevano impedire la protesta. I lavoratori hanno occupato l’aula 7 del tribunale per un’ora e mezza, aprendo striscioni e gridando “assassini, li avete uccisi un’altra volta”.

Dopo 11 anni di lotte, 19 denunce archiviate e 70 lavoratori uccisi dal killer amianto, il primo  processo che ha portato sul banco degli imputati due dirigenti Breda si è concluso con l’assoluzione dei dirigenti di una fabbrica che, come la Montedison, la Fincantieri e tante altre, tutto sapevano e nulla hanno fatto per evitare centinaia e centinaia di morti annunciate.

Con questa sentenza i nostri compagni di lavoro vengono uccisi una seconda volta.

Durante il processo abbiamo constatato come la legge,  la magistratura, la scienza e i luminari della medicina lautamente pagati e finanziati nelle loro ricerche dalle case farmaceutiche e dalle multinazionali, facciano parte di un organico sistema economico, politico e sociale che sostiene gli interessi degli industriali, il loro “diritto” a fare profitti sulla pelle dei lavoratori a qualsiasi costo.

Questa lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali, ha dimostrato a molti lavoratori che la frase scritta nei tribunali “La legge è uguale per tutti” è una colossale bugia.
In questa società chi è sottomesso, chi è sfruttato, chi non ha i soldi non può neanche far valere i suoi diritti, primo fra tutti il diritto alla vita e alla salute.

Il tribunale di Milano, come quello di Porto Marghera, emettendo una sentenza assolutoria verso i padroni e i loro dirigenti, si è schierato al loro fianco, affermando in pratica che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato.

Noi, insieme alle migliaia di lavoratori che ogni giorno combattono per migliori condizioni non solo di lavoro ma anche di vita,  continueremo a lottare dentro e fuori le aule dei tribunali perché vogliamo e pretendiamo giustizia.

La nostra battaglia per la difesa della salute, della dignità e della vita dei lavoratori e dell’ambiente continua perché per noi chi inquina,  sfrutta e uccide in nome del profitto troverà in noi ora e sempre resistenza, nei tribunali, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle città.

Sesto S.Giovanni, 13 febbraio 2003

per contatti: tel. 335.7850799

C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni  MI / tel+fax 0226224099   e-mail:  cip.mi@tiscalinet.it


Amianto alla Breda/Ansaldo

Il 30 gennaio 2003 il G.I.P. deciderà sul rinvio a giudizio di 20 dirigenti Breda Ferroviaria/Ansaldo per la morte di Giancarlo Mangione, causata da mesotelioma pleurico.

Nel mese di dicembre 2002 si sono tenute due udienze preliminari davanti al Giudice per le Indagini preliminari, che deve decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal Pubblico Ministero.

I numerosi difensori dei 20 dirigenti imputati hanno, anche in questo processo, nuovamente riproposto il problema della competenza territoriale, cercando di far spostare anche questo processo a Monza (forse perchè se la procura di Milano non ha dimostrato in questi anni molta attenzione ai problemi dei lavoratori morti a causa dell’amianto, la procura di Monza ha finora sempre archiviato tutte le denunce fatte in questi anni).

Il G.I.P. ha rigettato la richiesta, stabilendo la competenza territoriale del tribunale di Milano.

Subito dopo la lettura dell’ordinanza, il P.M. Dott. Edi Pinato è entrato anch’egli nel merito delle eccezioni, ribadendo la richiesta di rinvio a giudizio di tutti i 20 dirigenti Breda/Ansaldo per omicidio colposo.

Il G.I.P. Dott. Salvini ha stabilito la

prossima udienza (conclusiva) per il 30 gennaio 2003,

data in cui esprimerà le sue decisioni

sul rinvio a giudizio degli imputati.

 L’appuntamento è al Tribunale di Milano,

ingresso di via Freguglia, ore 11, 7° piano, aula 23.


COMUNICATO STAMPA

PROCESSO BREDA:  IL MEDICO LEGALE DELLE PARTI CIVILI E I LAVORATORI PROTAGONISTI DELL’8° UDIENZA

 

L’8° udienza del processo contro due dirigenti della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni per omicidio colposo nei confronti di 6 lavoratori e di lesioni gravissime nei confronti di un settimo, tenutasi oggi 15 maggio 2002, ha visto come protagonisti il medico legale di parte civile Dr. Dario Miedico e i lavoratori.

 

Il Dr. Miedico (medico del lavoro, consulente del P.M. Casson a Porto Marghera) ha spiegato, per oltre due ore e mezza, il nesso di causa-effetto tra l’uso dell’amianto e di altre sostanze nocive e le patologie che hanno causato  la morte dei 6 lavoratori e le lesioni gravissime ad un settimo.

L’elemento centrale della sua deposizione è stata la dimostrazione scientifica che, in presenza di un cancerogeno non esistono soglie, per quanto minime, di sicurezza, spiegando inoltre con chiarezza che l’insieme di varie sostanze cancerogene moltiplica a dismisura il rischio di ammalarsi di tumore.

Interrogato sull’analisi delle cartelle cliniche dei 6  lavoratori deceduti, ha ribadito che le loro morti  sono da ricondursi con certezza all’uso dell’amianto.

 

Dopo la sua testimonianza, il giudice ha sentito due ex lavoratori della Breda Fucine:

Giuseppe Gobbo, ex capo del reparto Aste Leggere, in cui lavoravano gli operai morti, e Michele Michelino, ex operaio del reparto Forgia e delegato sindacale del consiglio di fabbrica all’epoca dei fatti.

L’ex caporeparto ha spiegato dettagliatamente come venivano effettuate le lavorazioni e il largo uso di amianto e altre sostanze nocive impiegate, ricordando che – come  misura di prevenzione - l’azienda forniva giornalmente agli operai a rischio mezzo litro di latte per “purificarli” dalle polveri che respiravano.

L’ex delegato sindacale ha ricordato le numerose proteste dei lavoratori per le bestiali condizioni di lavoro (amianto, fumi, mancanza di aspiratori, calore, ecc.). Ha rammentato che ogni volta, davanti alle proteste dei lavoratori per le condizioni di lavoro e alle segnalazioni dello SMAL (Servizio di medicina per gli Ambienti di Lavoro) che denunciavano i pericoli a cui andavano incontro i lavoratori (pericoli puntualmente verificatisi - ad oggi contiamo più di 60 morti), la direzione minacciava la chiusura del reparto ribadendo che fare investimenti per la salute significava perdere in competitività.

 

Queste prime testimonianze non fanno che confermare una  verità storica che da oltre 10 anni il nostro Comitato sostiene, e cioè che queste morti sono riconducibili alle sostanze nocive usate nei reparti della Breda e nelle altre fabbriche di Sesto, e che oggi cominciano a far vedere i loro danni anche sulla popolazione della città.

Ecco perchè la nostra battaglia per ottenere giustizia contro chi vive e prospera mettendo il profitto prima degli esseri umani continuerà dentro e fuori le aule dei tribunali.

 

La prossima udienza si terrà il 13 giugno 2002: e continuerà con la testimonianza di altri 8 lavoratori e di 5 testimonianze a favore dei dirigenti Breda imputati.

Sesto S.Giovanni, 15 maggio 2002                                            per contatti: tel. 335/7850799


Amianto

COMUNICATO AEA 10 MAGGIO 2002

Vi comunico che la causa intentata al TAR del Lazio da parte di alcune aziende ENICHEM, ENEL, ASSOVETRO e altri contro gli atti di indirizzo emanati dal precedente governo ha avuto, almeno per ora, esisto positivo per i lavoratori. Il TAR ha dichiarato che la competenza del giudizio è del giudice ordinario, pertanto tutto deve ricominciare da capo (per le aziende), sempre che non facciano ricorso al Consiglio di Stato  Per intanto gli atti di indirizzo restano validi e le aziende incassano una nuova sconfitta.
All'Assemblea dell'AEA del primo giugno a Roma gli avvocati che hanno seguito il ricorso Gastone Dall'Asèn e Niccolò Paletti daranno un'esauriente rendiconto.

Saluti
Fulvio Aurora, AEA nazionale, Milano


Testo unificato del D. Lgs 626/94 dopo le modifiche apportate da:


Amianto: grave offesa alla memoria degli operai della Breda morti per amianto


Porto Marghera

Uccidere i lavoratori in nome del profitto "non costituisce reato"
159 operai morti di tumore a Porto Marghera: secondo la loro giustizia nessuno è colpevole

l'appello dello SLAI Cobas Ansaldo


A chi fa bene il lavoro notturno

A margine di una specifica ricerca danese che dimostrerebbe l'esistenza di un collegamento tra i rischi di insorgenza di tumori al seno e gli orari di lavoro notturni, pubblicata sulla rivista specializzata «Epidemiology», gennaio 2001, sono state date queste informazioni generali, finora sconosciute, riguardo l'incidenza del lavoro notturno sul corpo umano.

a cura dello Slai Cobas


SALDATORI E PARKINSON

Un gruppo di ricercatori americani ha trovato che tra i saldatori, professione già considerata a rischio, è più probabile lo sviluppo precoce del Parkinson.

"Questa ricerca non dimostra ancora che fare i saldatori provoca la malattia del Parkinson", spiega Brad Racette, professore di neurologia alla Washington University School of medicine di St. Louis (Missouri), "Ma è un indizio allarmante che la maggioranza di questi pazienti abbiano sviluppato la malattia a un'età molto più bassa del normale. A causa del lavoro di saldatore hanno sviluppato precocemente i sintomi della malattia".

Il morbo di Parkinson è un disordine motorio progressivo i cui sintomi sono lentezza dei movimenti, e tremore. E benché la predisposizione genetica spieghi alcuni dei casi, circa l'80% delle persone ammalate di Parkinson non hanno una storia familiare di questa malattia. Così è opinione comune che ci siano altre cause, ambientali

I ricercatori di St.Louis sono partiti dalle miniere di manganese : i minatori esposti a inalazioni di manganese sviluppano una condizione chiamata manganismo classificata come una sindrome Parkinson. Anche i fumi sviluppati con le saldature contengono alti livelli di manganese. Il professor Racette spiega che quando un giovane saldatore è capitato da lui convinto di soffrire di manganismo ha voluto indagare di più, perché i sintomi facevano pensare piuttosto al Parkinson. Così, insieme a un gruppo di assistenti, ha identificato 15 saldatori professionali tra i pazienti in cura presso il Centro per i Disordini Motori dell'università. Ne ha confrontato la storia medica e i sintomi clinici con un "gruppi di controllo" di pazienti affetti da Parkinson. I ricercatori hanno constatato che non c'erano differenza tra i sintomi clinici dei due gruppi. L'unica differenza statistica tra i due gruppi era l'età a cui si è manifestata la malattia: 45 per i saldatori, 60 nel "gruppo di controllo". Racette e i suoi colleghi hanno allora esaminato il cervello dei loro pazienti con una sofisticata tecnica di tomografia. E anche questa volta l'analisi non ha rivelato differenza significative tra i due gruppi di pazienti : il gruppo dei saldatori non era affetto da manganismo ma da vero e proprio Parkinson.

Ora i ricercatori sperano di poter presto identificare almeno una delle cause ambientali di una tra le malattie degenerative più diffuse nella nostra vecchiaia. "Il nostro primo obiettivo è dimostrare che il lavoro del saldatore in effetti provoca il male. Poi cercheremo quale degli aspetti di questo lavoro è responsabile".

La ricerca sulle cause ambientali del Parkinson è paragonabile alla ricerca dell'ago in un pagliaio. "Restringendo il fuoco su un preciso gruppo ambientale, Racette e gli altri hanno una maggiore chance di trovare se l'ago esiste", commenta il neurologo canadese Ali Rajput.

dal Il Manifesto - 01 Febbraio 2001 (PAOLA DESAI)


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - 29 gennaio 2001)

La macchina del profitto non va messa in discussione: dopo l'amianto si è diffuso l'uso delle fibre vetrose, altrettanto pericolose.


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - gennaio 2001)

Riconosciuta la malattia professionale: a malincuore.


ALLA RESA DEI "CONTI"
LA LEGGE SULL'AMIANTO

Il 20 dicembre 2000, all'11ª Commissione del Senato, è stato presentato, dopo consultazione delle organizzazioni sindacali e padronali e degli enti previdenziali, un nuovo Testo Unico, elaborato dal senatore diessino Battafarano.

Definiti per legge i lavoratori che possono rivendicare la loro esposizione all'amianto:

"Si intendono per lavorazioni comportanti esposizione all'amianto le seguenti attività:
a) coltivazione, estrazione o trattamento di minerali amiantiferi;
b) produzione di manufatti contenenti amianto;
c) fornitura, preparazione, posa in opera o installazione di isolamenti o di manufatti contenenti amianto;
d) coibentazione con amianto, o decoibentazione o bonifica da amianto, di strutture, impianti o macchinari;
e) manutenzione, riparazione, revisione collaudo o demolizione di strutture, impianti o macchinari coibentati con amianto;
f) movimentazione e manipolazione di amianto o di materiali contenenti amianto;
g) raccolta, trasporto, stoccaggio e messa a discarica di rifiuti contenenti amianto".
( art.2, comma 1)

Una classificazione teorica che insulta la realtà dei fatti. Tutti coloro che hanno magari lavorato in reparti pieni di amianto ma non sono in grado di dimostrare che la loro mansione ne prevedeva l'utilizzo saranno considerati, per legge, come se l'amianto non l'avessero mai visto in vita loro.

Ma non basta : verranno stabiliti anche "criteri e modalità di accertamento"

" Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di accertamento e di certificazione delle condizioni che danno diritto alla prestazione previdenziale di cui al presente articolo". ( art 1, comma 3)

Per individuare, all'interno delle attività formalmente riconosciute, quali sono i lavoratori che potranno pretendere il diritto ai benefici pensionistici, saranno stabiliti ulteriori criteri. Sulla base dell'atteggiamento finora tenuto dall'Inail possiamo immaginarci quanto saranno ulteriormente restrittivi questi criteri.

Tutti i ricorsi legali in corso e anche quelli già riconosciuti ma che decorrono dopo l'entrata in vigore della legge, decadranno.

"Sono fatti salvi i trattamenti pensionistici già liquidati alla data di entrata in vigore della presente legge nonché i trattamenti pensionistici da liquidarsi, con decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, in base a domande di pensione già presentate entro la medesima data. Ai soli fini del riconoscimento di tali trattamenti, si assumono come valide le attestazioni rilasciate dall'INAIL fino alla data di entrata in vigore della presente legge, concernenti la sussistenza delle condizioni di esposizione all'amianto stabilite dalle norme delle quali è cessata l'applicazione ai sensi del secondo periodo del comma 2 dell'articolo 1". ( art. 5. comma 1)

Con queste nuove norme vengono di fatto azzerati anche i vecchi riconoscimenti. Sono fatti salvi, infatti, solo i trattamenti pensionistici già liquidati o che dovrebbero essere liquidati prima della data di entrata in vigore della nuova legge, e le sentenze della magistratura divenute definitive. Tutti gli altri operai, che magari avevano già ottenuto il riconoscimento secondo i criteri della vecchia legge, per poter aver la riconferma dei benefici ottenuti dovranno riaprire il contenzioso legale per verificare se rientrano nuovi "criteri". In questo modo decadranno anche tutte le migliaia di cause in corso per ottenere i riconoscimenti.

Con un tocco finale di incredibile avarizia .........

"La prestazione previdenziale per esposizione all'amianto non è cumulabile con la concessione di periodi di contribuzione figurativa da far valere ai fini della misura dei trattamenti" ( art.1, comma 1)

Se si vuole utilizzare gli anni di abbuono pensionistico dovuti all'esposizione all'amianto, bisognerà, quindi, rinunciare al conteggio degli eventuali periodi di cassa integrazione, di mobilità, di servizio militare, di malattia ed infortunio, di maternità .............

........... e di cinismo.

"Le domande per il riconoscimento della prestazione previdenziale devono essere presentate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge alla gestione previdenziale presso la quale il lavoratore è iscritto". ( art. 1, comma 2)

Trascorsa tale data, si potrà verificare l'assurdo che un lavoratore potrebbe anche aver anche mangiato amianto, ma se non ha fatto la domanda nei tempi previsti, non avrà più alcun diritto. E morire in pace con la legge.

Non lasciamoci fregare!

Il governo di centrosinistra, prima dello scadere della legislatura, vuole approvare questa legge che è offensiva per tutti coloro che, per arricchire i padroni, sono stati costretti a mettere a rischio la loro vita.
Non possiamo stare a guardare. Dobbiamo impedire che questo avvenga.
Dalle fabbriche deve salire una diffusa protesta e una mobilitazione generale. Chi tace, acconsente.

SLAI COBAS ANSALDO


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - dicembre 2000)

Riconosciuta la malattia professionale.
Ma noi non siamo stati a guardare!

A tutt’oggi 11 dei 12 lavoratori per i quali era stata richiesta la malattia professionale  a causa di riscontrate patologie polmonari riconducibili alle fibre di amianto trovate nei bronchi, hanno ricevuto una lettera da parte dell’Inail con l’avvenuto riconoscimento.  
Da quando è esplosa la vicenda di questi lavoratori, non ci siamo limitati a stare a vedere cosa succedeva. Soprattutto dopo che ci siamo accorti che gli esiti diagnostici della Clinica del Lavoro venivano incredibilmente messi in discussione dall’Inail.
Con telefonate e interventi continui del Rls, con lettere firmate dai lavoratori, con presidi e comunicati stampa abbiamo mantenuto costantemente il  fiato sul collo dell’ intera vicenda. L’avvenuto riconoscimento della malattia professionale è un traguardo che non era dato per scontato.

Deduzioni inevitabili.

L’esito di questo riconoscimento ha almeno tre serie di conseguenze che interessano tutti i lavoratori di questa fabbrica e la loro esposizione all’amianto :

1.      La percentuale di lavoratori già oggi trovati portatori di tracce invasive di amianto rispetto alla totalità dei lavoratori esaminati è abnorme.  L’ unica spiegazione scientificamente possibile di questa anomalia è quella che individua nell’ambito di lavoro lungamente condiviso l’unico fattore accomunante questi diversi soggetti.

Prima conclusione : nella nostra fabbrica c’è stata esposizione all’amianto.

2.