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SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

[2000-2008]

 

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IL CAPITALISMO CONTINUA A UCCIDERE I LAVORATORI

Un anno fa morivano 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino: 4 bruciati vivi, altri 3 dopo giorni di terribile agonia. Nella fabbrica in smobilitazione della multinazionale tedesca il padrone, con la complicità dei sindacati confederali, aveva imposto turni di lavoro di 12 ore. Alcuni degli operai uccisi lavoravano con più di 4 ore di straordinario alle spalle. Così ThyssenKrupp incrementava i propri profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza.
L’“incidente” alla ThyssenKrupp colpì fortemente l’opinione pubblica per come avvenne: operai bruciati vivi come se fossimo ancora nell’800, nascondendo che questa, invece, è la “modernità” del capitalismo.
Tanti allora piansero lacrime di coccodrillo. I padroni, definendo questa ennesima strage un “fatale incidente”; i politici borghesi (di centro-destra e di centro-sinistra) parlando di “piaga inaccettabile”; i sindacati confederali, che accettano come legittimo il profitto siglando in ogni accordo il peggioramento delle condizioni di lavoro. Tutti, così, rendendosi parte integrante e complici di quel sistema di sfruttamento dei lavoratori che si chiama capitalismo.

Nonostante il “nuovo” Testo unico sulla sicurezza, le morti operaie sono continuate e continuano da un capo all’altro della penisola. Secondo le stime ufficiali sono 4 al giorno, 1.500 all’anno. In realtà, se ai dati Inail si aggiungono gli incidenti dei 3 milioni 500mila lavoratori, italiani e stranieri, che lavorano in nero e le morti diluite nel tempo causate dalle malattie professionali, non è azzardato sostenere che il numero dei morti sul lavoro e di lavoro è superiore ai 10 al giorno. Per gli operai e i lavoratori - divisi, disorganizzati, senza nessuna rappresentanza politica e sindacale - portare a casa un salario nella guerra quotidiana fra capitale e lavoro è sempre più rischioso.
I morti sul lavoro non sono mai una fatalità: sono il costo pagato dagli operai alla realizzazione del profitto.

I morti sul lavoro sono parte della brutalità e della violenza del sistema capitalista. Protetti da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione, lo sfruttamento e il profitto, i capitalisti hanno impunità e licenza di uccidere.
Quindi non si tratta di “destino”. Sono l’aumento dello sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro e di lavoro.
GLI OPERAI NEL SISTEMA CAPITALISTA NON SONO ALTRO CHE FORZA-LAVORO: CARNE DA MACELLO.

Noi continuiamo a lottare contro tutte le morti “innaturali”, anche se siamo coscienti che solo abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la classe operaia può liberarsi.
Il 6 dicembre, anniversario della strage della ThyssenKrupp, noi manifesteremo a Torino per ricordare tutti i morti sul lavoro e di lavoro.

A perenne ricordo degli operai della ThyssenKrupp e di tutte le vittime dello sfruttamento capitalista, ora e sempre resistenza!

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
e-mail: cip.mi@inwind.it cell.: 335.7850799

Slai Cobas - Coordinamento Provinciale di Milano
Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel/fax 02/8392117, slaimilano@slaicobasmilano.org

dicembre 2008


Basta stragi del capitale

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Torino, SABATO 6 dicembre 2008
Manifestazione con concentramento ore 9.30
di fronte allo stabilimento ThyssenKrupp, Corso Regina Margherita 400

IMPUTATA E' LA PRODUZIONE PER IL PROFITTO

La manifestazione è promossa da:

- Associazione onlus LEGAMI D´ACCIAIO (ex-operai ThyssenKrupp e familiari delle vittime)
- RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

Per adesioni: 6dicembre@gmail.com

L'elenco di adesioni complete individuali e collettive, pervenuteci al 24/11, le trovate alla pagina:
http://www.assemblealavoratori.it/index.php?option=com_content&task=view&id=74&Itemid=1

Assemblea dei lavoratori autoconvocati
www.assemblealavoratori.it
info@assemblealavoratori.it


Siamo delegati e iscritti a CGIL, CUB-RdB, COBAS, SLAI-COBAS, Unicobas, SdL, SUL o senza tessera quando le nostre condizioni di lavoro non ci permettono un'organizzazione sindacale "classica".
Siamo, perlopiù, lavoratrici e lavoratori del settore delle telecomuncazioni, metalmeccanici, degli appalti e dei subappalti, del terzo settore, dei call centers, dell’informatica, della distribuzione o di quello impropriamente detto dei servizi.
Nonostante l’isolamento, la precarietà, la flessibilità, nonostante che le nostre reali necessità trovino poco o nessuno spazio fra i partiti istituzionali della sinistra storica e tradizionale, nonostante l’imperante ragione del mercato di abbassare i costi, di avere totale controllo sulla mano d’opera,
noi non siamo affatto rassegnati!
Per questo ci siamo convocati ed intendiamo continuare a farlo estendendo fra tutte le lavoratrici ed i lavoratori che vivono queste stesse condizioni la richiesta di un incontro pubblico costante, il più allargato possibile, per varare un piano di iniziative che denuncino questa nostra condizione e che funzioni da stimolo e coordinamento alle nostre lotte.


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Comunicato Stampa

AMIANTO: LA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL’UOMO A STRASBURGO HA RITENUTO FONDATO E QUINDI ACCOLTO IL RICORSO CONTRO IL GOVERNO ITALIANO E L’INAIL PER LESIONE DEL DIRITTO AI LAVORATORI ESPOSTI

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha avviato la procedura a carico dello Stato italiano promosso dall’ Associazione Italiana Esposti Amianto, l’Associazione Esposti Amianto – Friuli Venezia Giulia – e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi), contro il governo Italiano e l’Inail per violazione delle norme costituzionali e comunitarie.
Lunghe cause che durano anni e che spesso si concludono per la sopraggiunta morte dei lavoratori già minati nel fisico è in molti casi la norma, e per i processi penali questo significa prescrizione e impunità per i datori di lavoro e i dirigenti responsabili della morte di centinaia di lavoratori. In questi anni migliaia di lavoratori italiani, i loro familiari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano invano da anni giustizia
In particolare, con il decreto del 12-3-2008 del Ministro del Lavoro in concerto con il Ministro dell’Economia e il Ministro delle Finanze e successivamente con l’atto dell’Inail (direzione centrale) del 19-5-2008, l’ingiustizia aumenta e vengono lesi i diritti di migliaia di lavoratori esposti all’amianto.
La legge 257 del 1992 concedeva a questi lavoratori, a causa della minore aspettativa di vita, di andare in pensione anticipata come risarcimento per allontanarli dalla fonte di esposizione.
Con gli atti di indirizzo, il governo e i l’Inail, riconoscendo i periodi di esposizione all’amianto fino all’inizio della bonifica e non oltre il 2-10-2003 solo in alcuni siti, ha discriminato i lavoratori riconoscendo solo ad alcuni la possibilità di usufruire del risarcimento del danno subito, escludendo e limitando il diritto della maggioranza dei lavoratori interessati che hanno lavorato a contatto con l’amianto in altri siti industriali non oggetto degli atti di indirizzo. Ritenendo tutto questo lesivo degli interessi dei loro associati e di tutti i lavoratori italiani Le nostre associazioni, tramite il nostro legale avv. Ezio Bonanni, avevano inoltrato il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo in tema di lesione dei diritti e delle libertà fondamentali, il 5 novembre 2008, ed il fatto che ora la Corte Europea ci comunichi che si è stata avviata la procedura a carico dello stato italiano ( procedimento n. 54033/2008) ci fa sperare che si possa ottenere in un briciolo di giustizia. La nostra lotta continuerà affinchè vengano rispettate le norme che tutelano la salute come fondamentale diritto dell’individuo (art.1 e art. 32 della Costituzione Repubblicana), e gli art.n. 1 e n. 6 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo che tutelano il diritto alla vita perché ” ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole”.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

 Sesto San Giovanni 20-11-2008

contatti: cell. 335.7850799
e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Comunicato Stampa

AMIANTO: IL GOVERNO ITALIANO E L'INAIL DENUNCIATI ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL'UOMO A STRASBURGO PER LESIONE DEL DIRITTO

L' Associazione Italiana Esposti Amianto, l'Associazione Esposti Amianto – Friuli Venezia Giulia – e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi), hanno presentato ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'Uomo contro il governo Italiano e l'Inail per violazione delle norme costituzionali e comunitarie. In questi anni migliaia di lavoratori italiani, i loro familiari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano invano da anni giustizia. In molti casi le cause si trascinano per anni, e per i processi penali questo significa prescrizione e impunità per i datori di lavoro e i dirigenti responsabili della morte di centinaia di lavoratori.

In particolare, con il decreto del 12-3-2008 del Ministro del Lavoro in concerto con il Ministro dell'Economia e il Ministro delle Finanze e successivamente con l'atto dell'Inail (direzione centrale) del 19-5-2008, l'ingiustizia aumenta e vengono lesi i diritti di migliaia di lavoratori esposti all'amianto.

La legge 257 del 1992 concedeva a questi lavoratori, a causa della minore aspettativa di vita ( in media 7 anni), di andare in pensione anticipata come risarcimento per allontanarli dalla fonte di esposizione.

Le polveri di amianto, come dimostrato dalla scienza medica, sono cancerogene indipendentemente dalla quantità ( anche una sola fibra può produrre il mesotelioma ovvero quel tumore che non ha altre cause se non l'esposizione ad amianto) e con gli atti di indirizzo e i successivi atti dell'Inail il governo, riconoscendo i periodi di esposizione all'amianto fino all'inizio della bonifica e non oltre il 2-10-2003 solo in alcuni siti, discrimina i lavoratori riconoscendo solo ad alcuni la possibilità di usufruire del risarcimento del danno subito, escludendo e limitando il diritto della maggioranza dei lavoratori interessati che hanno lavorato a contatto con l'amianto in altri siti industriali non oggetto degli atti di indirizzo.

Le nostre associazioni, tramite il nostro legale avv. Ezio Bonanni del foro di Roma, ritenendo tutto questo lesivo degli interessi dei loro associati e di tutti i lavoratori italiani, hanno inoltrato il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo in tema di lesione dei diritti e delle libertà fondamentali .

In particolare, tra gli altri riteniamo che siano stati violati l'art. 1 della Costituzione Repubblicana e l'art. 32 che tutelano la salute come fondamentale diritto dell'individuo.

Inoltre questi provvedimenti sono in contrasto e violano anche l'art. 1 della Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo che tutela il diritto alla vita e l'art. 2 che afferma il principio secondo cui " il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge" . Inoltre vengono violati l'art. 6 che stabilisce che" ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole" e l'art.14 che stabilisce il principio di non discriminazione, riconoscendo che "Il godimento dei diritti delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione, deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione"

Associazione Italiana Esposti Amianto
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Associazione Esposti Amianto Regione Friuli Venezia Giulia

contatti: cell. 335.7850799 -3392516050

Sesto San Giovanni 10-11-2008

e-mail: cip.mi@tiscalinet.it - aiea.mi@libero.it - segreteria@aea-fvg.org


Ottobre nero: lavoro mortale
Continua inarrestabile la strage di operai morti sul lavoro e di lavoro

Michele Michelino

Fra giovedì 2 e venerdì 3 ottobre 2008, 12 lavoratori - dal nord al sud dell’Italia - hanno perso la vita mentre lavoravano per un tozzo di pane.
Il 17 ottobre 2008, mentre decine di migliaia di lavoratori in tutta Italia partecipavano allo sciopero generale contro il governo ed i padroni indetto dai sindacati di base, dalla Sicilia al Veneto altri 9 operai venivano uccisi sui posti dal lavoro dalla voracità del profitto.
Nel primo caso la risposta dei sindacati confederali è stata un’ora di sciopero, nel secondo un ennesimo lamento.

Ma chi sono i lavoratori morti? Dietro ai numeri, alle vite recise, ci sono degli esseri umani con i loro affetti, le loro famiglie che perdono i loro cari e il diritto ad una vita decente.
Li vogliamo ricordare con nome e cognome.
A Ragusa; Giuseppe Tumino, 38 anni, dipendente della Gisa, una piccola fabbrica di dolciumi, trovato con il torace sfondato intorno alla mezzanotte, 5 ore dopo la fine del suo turno di lavoro.
A Casoria: Guido Palumbo, perdeva la vita cadendo da una scala mentre lavora in un’officina.
A Battipaglia: Massimiliano Strifezza di 33 anni restava schiacciato da un pannello di copertura di un capannone industriale.
A Roveleto di Cadeo (Pc): Luan Qosya, albanese di 38 anni, rimaneva folgorato mentre lavorava su una piattaforma di otto metri.
A San Vitale Baganza (Pr): Giuseppe Tabone, 57 anni, è morto cadendo da un ponteggio di sei metri mentre lavorava alla ristrutturazione di una casa.
A Barile (Pz): Mauro Strozza, di 56 anni, veniva travolto da un trattore.
A Subbiano (Ar): Luca Cerofolini, 30 anni, è rimasto schiacciato dal tronco che stava tagliando con la motosega.
Ad Ariole(Vr): Hind Larabi, 21 anni, marocchina, è morta sotto una catasta di ferro caduta dal muletto che guidava il fidanzato che era andata a trovare in fabbrica.
Nel Casertano, un operaio rumeno di 21 anni di cui non conosciamo il nome, è rimasto schiacciato da lastre di marmo cadute da una gru.

La voracità del profitto non si ferma davanti a niente: nel novembre 2006 - nell’esplosione della ditta Umbria Olii di Campello sul Clitumno - morirono bruciati 4 operai, e il titolare della ditta ha avuto la sfrontatezza di chiedere ai familiari delle vittime, agli eredi, bambini compresi, 35 milioni di euro per risarcimento danni.
Davanti a questa continua mattanza di operai, ormai, governo, Confindustria, sindacati e istituzioni non vanno oltre le frasi di circostanza.

In Italia ogni giorno 2.500 lavoratori subiscono infortuni sul lavoro, più di tre perdono la vita ogni giorno (che probabilmente salirebbero a 10 e più se le statistiche tenessero conto anche degli oltre 3 milioni e 500 mila lavoratori (stranieri e italiani costretti a lavorare in nero), mentre migliaia rimangono invalidi permanenti.
Se a questi dati aggiungiamo le malattie professionali, molte delle quali sono condanne a morte diluite nel tempo come dimostrano gli oltre 5.000 lavoratori che perdono la vita ogni anno a causa dei tumori derivanti dall’amianto, si vede come ci sia in atto una vera e propria guerra di classe scatenata dal capitale in cui i morti e i feriti sono tutti da una sola parte.
L’Inail - pur essendo una assicurazione pubblica, con dirigenti che provengono in gran parte dal mondo sindacale - si comporta spesso peggio di un’assicurazione privata, usando i soldi dei lavoratori per altri scopi che nulla centrano con la missione per cui è nato questo istituto.
In Europa si registrano 300 mila vittime ogni anno, 1.000 al giorno.
I dati anticipati in questi giorni dal Coordinatore europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Kokho Kim dicono che sono 27 mila i “cittadini europei” che ogni anno muoiono sul lavoro, cifra che aggiunti ai morti di lavoro e di malattie professionali - portano il numero a 300 mila.

Davanti alla brutalità delle cifre dovute allo sfruttamento capitalista, il Presidente del Senato Italiano Renato Schifani, facendosi portavoce della Confindustria, non ha esitazioni a puntare il dito contro gli operai ed i lavoratori, addossando loro la colpa e assolvendo i padroni. Intanto l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per bocca di Kim non ha esitazioni a dire che “la responsabilità principale è dei datori di lavoro che non hanno applicato le normative in materia di sicurezza sui lavoratori” e che “ quando si tratta di tagliare la spesa, non esitano, a partire da quelle legate alla sicurezza”.
I padroni ed i sindacati collaborazionisti ( CGIL-CISL-UIL-UGL ), che ritengono legittimo e necessario per “l’azienda Italia” lo sfruttamento capitalista, si riempiono la bocca con frasi altisonanti come “sicurezza”, “L.626”, “Testo Unico” solo a patto che non ostacolino i profitti facendo diventare un “business” anche i corsi sulla sicurezza dei lavoratori.
Dopo i morti della Thissenkrupp e la campagna elettorale dell’ aprile 2007, in cui per accaparrarsi anche i voti degli operai tutti i partiti scoprivano i morti sul lavoro e parlavano della fatica di arrivare alla fine del mese per i lavoratori e i pensionati proletari che non arrivano alla quarta settimana, ora - passate le elezioni - si sono dimenticati di tutto ciò.
L’Italia continua a detenere il triste primato in Europa dei morti sul lavoro e di lavoro, ma i morti sul lavoro ormai non fanno più notizia e ai padroni e ai loro reggicoda danno addirittura fastidio. Tutt’al più gli si dedica qualche trafiletto nelle pagine interne dei giornali e quando si parla degli operai, dei lavoratori, è solo per insultarli, considerandoli “fannulloni”, “assenteisti”, che non producono abbastanza e non si fanno abbastanza carico dei problemi dei padroni e dell’economia in crisi. E’ questo ciò che contano i lavoratori nella democrazia borghese.

Da “nuova unità” n. 7/2008


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Amianto: altri 40 morti archiviati
Grave offesa alla memoria degli operai. Oltre il danno la beffa

Il P.M. Giulio Benedetti della Procura della Repubblica di Milano ha chiesto l’archiviazione per gli ex dirigenti Breda-Ansaldo e Pirelli colpevoli della morte di 40 lavoratori deceduti per mesotelioma pleurico o asbestosi.
Lo stesso P.M. - che già nel 2002 chiese l’assoluzione per 2 dirigenti della Breda Fucine di Sesto San Giovanni accusati della morte di 6 lavoratori e lesioni gravissime di un settimo, (uno dei quali fu successivamente condannato in un altro processo nel gennaio 2005 insieme ad altri 8 dirigenti per la morte di un operaio e tutti “ graziati” dalla prescrizione - ci riprova. La procura di Milano, prima lascia nei cassetti per decenni le denunce e poi con la scusa che ormai è passato troppo tempo li archivia, con la motivazione che non c’e certezza sul nesso causale e sulle responsabilità.
La vicenda è ancora più grave perché avviene negli stessi giorni in cui il procuratore della repubblica di Torino, Raffaele Guarinello, ha rinviato a giudizio i padroni svizzeri della Eternit per la morte di oltre 200 lavoratori e 800 cittadini di Casale Monferrato.
Ogni anno circa 5000 persone muoiono a causa dei tumori d’amianto, ma per la procura milanese il problema non esiste,concedendo in tale modo ai padroni la licenza di uccidere rimanendo impuniti.

Questa richiesta di archiviazione ci riempie nuovamente di rabbia, verso i padroni, i dirigenti di queste fabbriche che pur sapendo del pericolo che correvano gli operai hanno messo il profitto prima della vita umana, rendendosi colpevoli di migliaia di morti, odio anche verso le istituzioni che sono complici di questa mattanza.
Durante i processi Breda, la rabbia dei famigliari dei morti e dei compagni di lavoro scoppiò in una manifestazione nelle aule del tribunale e nell’occupazione per oltre un’ora dell’aula dove si svolgeva il processo, oggi la rabbia la manifesteremo ovunque, in tutti i modi legali e nelle piazze.
La verità storica sull’amianto è ormai riconosciuta da tutti, per quella giuridica continueremo a batterci contro chi assolve e tutela i “crimini di pace” dei padroni.
Contro una giustizia di classe asservita ai padroni continueremo a lottare per ottenere giustizia.
Una prima protesta la attueremo venerdì 17 ottobre 2008 partecipando alla manifestazione alle 9,30 in Largo Cairoli con cartelli e striscioni del nostro comitato, partecipando compatti con un nostro spezzone alla manifestazione e allo sciopero indetto dai sindacati di base.

La nostra lotta per avere giustizia continuerà, perché una società può considerarsi civile solo quando fa diventare realtà il fatto che “senza sicurezza non ci può essere lavoro”.

Sesto San Giovanni (Mi) 13 ottobre 2008
p. contatti: cell. 335.7850799

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Via Magenta 88, 20099 Sesto S. Giovanni (MI) /tel+fax 02.26224099
c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Sabato 13 settembre 2008 - ore 10.30
ASSEMBLEA NAZIONALE
SUL LAVORO CHE UCCIDE

Hotel Calabria di Praia a Mare (CS) - Via Roma, 58


BREDA FUCINE: SI CONTINUA A MORIRE!

UN ALTRO LAVORATORE UCCISO DALL’AMIANTO

Sergio Trivella, operaio del reparto Forgia della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni (oggi Metalcam), è morto a 54 anni stroncato da un tumore al polmone.

Dopo aver lavorato per anni – senza saperlo - a contatto con sostanze cancerogene come l’amianto (esposizione riconosciutagli nel 2007 dall’INAIL stesso), il nichel e il cromo che gli hanno minato il fisico, da un anno lottava contro un tumore al polmone che lo ha ucciso.

La sua morte ci riempie di dolore e di rabbia, di odio verso i padroni e i dirigenti della fabbrica che, pur sapendo del pericolo a cui erano sottoposti gli operai grazie alle denunce dello SMAL (Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro), per continuare a fare profitti sulla pelle dei lavoratori, nulla hanno fatto per impedire le morti annunciate di decine di lavoratori.

Con Sergio sono 82 i lavoratori della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni morti per amianto.

Sergio, come tutti gli altri nostri compagni, non è stato vittima di un destino infausto ma di un sistema economico che - in nome del profitto - ritiene lecito e normale uccidere gli esseri umani e distruggere la natura: tutto questo noi continuiamo a ritenerlo barbaro e inaccettabile.

Mentre piangiamo il nostro compagno con la morte nel cuore, vogliamo ricordarlo nelle tante battaglie in cui abbiamo lottato insieme contro lo sfruttamento, per la salvaguardia del diritto alla salute dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Ciao Sergio,
sarai sempre nei nostri cuori e nelle nostre lotte.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto San Giovanni, 28 agosto 2008

p. contatti: cell. 335.7850799

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dal quotidiano "La Cronaca" del 3/6/2006:

L'operaia Katiuscia Bonomi porta la FAIP in Tribunale


COMUNICATO STAMPA

PORTIAMO SOLIDARIETÀ A KATIUSCIA, OPERAIA DELLA IP CLEANING S.p.A. DI VAIANO CREMASCO.

SOSTENIAMOLA ALL'UDIENZA DI VENERDÌ 20 GIUGNO 2008 ALLE ORE 12.00 PRESSO IL TRIBUNALE DI CREMA, PER RIMARCARE IL DIRITTO ALLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO.

FACCIAMO SENTIRE A GRAN VOCE CHE I LAVORATORI NON SONO MERCE

Vi ricordate il caso di Raffaella F., operaia della IPC FAIP di Vaiano Cremasco? Il 20 dicembre 2006 aveva fatto scalpore la notizia di quella madre licenziata dalla IPC FAIP per ripetuti ritardi a causa di un accordo interno di riduzione di mezz'ora della pausa pranzo. A nulla sono valse le ripetute richieste che le fosse concessa una flessibilità di orario, perché il nuovo orario la costringeva di fatto a non poter andare a prendere la figlia all'uscita di scuola per portarla a casa.

Un caso emblematico, ma non isolato, per descrivere le tante condizioni di esistenza della classe lavoratrice, dei ricatti e delle umiliazioni che vive ogni giorno. In questa fabbrica i sindacati conf-aziendali CGIL e CISL fanno il gioco delle tre scimmiette – non vedono – non sentono – non parlano. Se qualcuno nutre speranze sul loro ruolo di tutela dei lavoratori, dovrebbe ricredersi. Ormai ricoprono il ruolo di consulenti del lavoro dell'azienda e di controllo degli operai perchè non alzino la testa. Per i padroni i profitti vengono sopra di tutto. I diritti dei lavoratori possono aspettare.

Ma come sempre quando la storia si ripete, si trasforma da tragedia in farsa. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

(…) Katiuscia Bonomi è un'operaia metalmeccanica di 39 anni, ha due figli di 7 e 11 anni e un marito. Lavora da 14 anni presso la società FAIP s.r.l. ora IP CLEANING S.p.A. di Vaiano Cremasco (CR), dove si realizzano idropulitrici, pulivapor e compressori.

La produzione del prodotto finito si realizza attraverso l'utilizzo di sostanze, quali olii, colle e grassi oltre a sostanze chimiche. Già dal primo periodo di lavoro, Katiuscia soffre di un gravissimo sfogo allergico alle mani, polsi e braccia che la costringono a restare a casa utilizzando giorni di malattia al fine di curarsi.

Al rientro sul luogo di lavoro, ritorna sulla linea di produzione (linea 30), alla quale è stata assegnata, e anche in questo caso dopo uno o due giorni lavorativi è costretta a rimanere a casa in malattia per potersi curare le zone di mani e braccia colpiti da forti irritazioni cutanee e ulcerazioni sanguinanti.

Rientrata per la seconda volta in azienda chiede espressamente alla società di essere spostata di reparto perché le sostanze chimiche che utilizza per la realizzazione del prodotto aziendale sono causa del suo preoccupante malessere fisico.

Nonostante le reiterate ed esplicite richieste fondate anche sulla documentazione medica prodotta, l'azienda non interviene per collocare l'operaia ad altro reparto.

Soltanto nel 2004 e, quindi, ben 10 anni dopo il primo manifestarsi delle reazioni allergiche, Katiuscia viene spostata nel reparto magazzino e chiamata a svolgere le funzioni di carrellista, con la conseguente risoluzione dei problemi di allergie in considerazione della mancanza di contatto con le sostanze allergiche.

Inspiegabilmente, l'azienda ha periodicamente ricollocato Katiuscia alla linea di produzione e ciò ha ogni volta portato ad una grave sintomatologia derivante dal contatto con le sostanze e i materiali per lei nocivi e pericolosi. Pertanto ad ogni rientro nel reparto di produzione sono conseguiti allontanamenti dal lavoro per la necessità di sottoporsi a esami, controlli clinici e recupero delle normali condizioni di salute. Questa sintomatologia non è stata esclusa neppure a mezzo di guanti dei quali l'azienda ha prescritto l'uso.

Tale stato dei fatti e, in particolare, le sofferenze legate al manifestarsi della fenomenologia allergica a seguito della ricollocazione periodica alla linea di produzione, hanno creato una condizione di grave disagio sia fisico che psicologico, la quale, di recente, nel timore che al proprio rientro possa nuovamente ritrovarsi di fronte al presentarsi di un ulteriore episodio allergico, è giunta ad ingerire dei medicinali nel tentativo di togliersi la vita. In data 11 maggio.2008, la sig.ra Bonomi Katiuscia, in un momento di profonda disperazione è arrivata ad assumere medicinali quali 20 cp di rabreprazolo e 10 cp di domperidone per non rientrare il giorno seguente sul posto di lavoro, come si evince dal certificato medico del pronto soccorso che attesta: "Tentato suicidio per ingestione da farmaci" Viene immediatamente ricoverata.

Di tale circostanza l'azienda non può disinteressarsi, considerato la fondata certezza causale tra l'esposizione alle sostanze necessarie per le lavorazioni e l'insorgenza dei fenomeni allergici, vi è fondato pericolo che per il protrarsi nel tempo di tali esposizioni, la sintomatologia vada progressivamente aggravandosi e che, al peggiorare delle condizioni fisiche, vada ad assommarsi un crescente disagio psicologico, con il rischio di nuovi tentativi di suicidio. Il nesso causale tra i fenomeni allergici e l'esposizione alle sostanze con le quali Katiuscia si trova a contatto durante l'attività lavorativa è peraltro attestata da una svariata documentazione medica (l'INAIL gli riconosce un'indennità per inabilità temporanea assoluta e successivamente un'invalidità permanente del 5%), peraltro in possesso dell'azienda già dai primi episodi di reazioni cutanee e conseguenti lesioni.

In materia di igiene e sicurezza del lavoro non si ammettono deroghe alla salvaguardia della persona umana e nella sua integrità psico-fisica. La tutela del diritto alla salute del lavoratore, oltre cha al diritto all'incolumità fisica del singolo individuo, si configura come diritto ad un ambiente salubre. L'azienda è tenuta ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessari a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Occorre, peraltro, rilevare che l'azienda dispone della possibilità di assegnare l'operaia Katiuscia ad altro reparto, garantendo la tutela della sua salute sia dal punto di vista fisico che psicologico. La stessa, già nell'anno 2004 è stata assegnata al magazzino e, inspiegabilmente, a periodi alterni, successivamente ricollocata in produzione. Sembra quasi che la volontà del datore di lavoro sia quella di testare la permanenza delle allergie e ciò con chiaro dispregio della certificazione medica prodotta. Grava sull'azienda l'obbligo di destinare l'operaia che non possa essere più adibita a determinate mansioni ad altra occupazione che non comporti rischi per la sua salute. Le dimensioni aziendali e il numero dei reparti consentono senza dubbio, una differente collocazione di Katiuscia, cosa, peraltro, già avvenuta in tempi passati (…)


Lo Slai Cobas sta seguendo attivamente la questione, supportando con ogni mezzo la lavoratrice, ma per combattere questo stato di cose, occorre andare oltre la solidarietà e adoperarsi collettivamente, per costruire organizzare e rilanciare insieme un forte movimento di massa, unitario e autorganizzato "di resistenza e controffensiva" nei posti di lavoro e nel territorio per contrastare le politiche padronali, antiproletarie e di sfruttamento, che continuano ad indebolire e fiaccare i lavoratori in tutti i settori, condannandoli, insieme alle loro famiglie, al ricatto della precarietà a vita e la collocazione in fascia di povertà, a sotto-diritti e sotto-salario.

LAVORATORI VOGLIAMO COMINCIARE A RISALIRE?

LAVORO STABILE – SALARIO – DIRITTI

Bagnolo Cremasco, 3 giugno 2008

SLAI Cobas
Coordinamento Provinciale di Cremona


Giovedì 5 giugno 2008, ore 21,00

presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88 – Sesto S.Giovanni

presentazione del libro di

ENRICO BULLIAN

IL MALE CHE NON SCOMPARE
Storia e conseguenze dell’uso dell’amianto nell’Italia contemporanea

Ne discutono, con i lavoratori delle fabbriche di Sesto,

ENRICO BULLIAN, autore del libro

MICHELE MICHELINO, presidente del “Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio” di Sesto San Giovanni (Mi)

ULDERICO PESCE, attore e regista che sta preparando uno spettacolo sui rischi derivanti dall’amianto

01.06.2008 per contatti 3357850799


Comunicato Stampa

Il giorno 29 aprile si apre il Parlamento. In questa occasione il senatore Felice Casson (e altri) presenterà il progetto di legge per le vittime dell'amianto, nonchè per le bonifiche dei siti contaminati e per la ricerca epidemiolgica, la sorveglianza sanitaria e i benefici previdenziali per gli ex esposti. L'amianto e' infatti un'emergenza sanitaria ed ambientale. Sono circa 4000 morti ogni anno per malattie asbesto correlate (correlate all’amianto) e si calcola che le tonnellate di materiali contenenti amianto superano le 30.000.

Sempre nello stesso giorno davanti al Senato (Corsia Agonale) alle ore 13.00 si terra' pure una conferenza stampa anche in occasione della IV giornata mondiale delle vittime dell’amianto.
Successivamente, le associazioni si sposteranno alla sede centrale dell'INAIL (Piazza Giulio Pastore N.6) per manifestare in piazza degli Archivi il loro disappunto di fronte ai tempi lunghissimi di riconoscimento dei benefici previdenziali degli ex esposti, nonchè dei mancati riconoscimenti di molti lavoratori colpiti da tumori da amianto.
Alle ore 16 inoltre ci sarà una manifestazione-presidio delle associazioni delle vittime davanti al Senato della Repubblica sempre in Corsia Agonale.
Si chiederà pure al Governo di emanare il decreto previsto dalla legge finanziaria per l’anno 2008 che ha stabilito lo stanziamento di 30 milioni di euro per le vittime.


Associazione Italiana Esposti Amianto
Fulvio Aurora - Cell.3392516050 - fulvio.aurora@virgilio.it

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Michele Michelino – Cell. 3357850799 – michele.mi@inwind.it


Milano, 28 Aprile 2008


Nel 2007 sono stati 1.302 i lavoratori assassinati sui posti di lavoro.

26000 sono le denunce di malattie professionali e molte di queste sono causa di morti “diluite” negli anni. 5.000 lavoratori ogni anno perdono la vita a causa di tumori derivati dall’amianto.

A Sesto sono ormai più di 80 gli operai della Breda Fucine morti e sono centinaia quelli della Falck, della Marelli, dell’Ansaldo.

In ricordo degli operai morti a causa dell’amianto e di altre sostanze nocive.
Contro i padroni e il sistema capitalista che, in nome del profitto, calpestano la vita umana.

Sabato 26 aprile 2008 – ore 16.00
corteo da via Magenta 88 – Sesto San Giovanni
fino alla lapide di via Carducci

La manifestazione si snoderà per le vie del quartiere e si concluderà alle ore 17.00
con un’assemblea presso il Centro di Iniziativa Proletaria in via Magenta 88.
Durante l’assemblea interverranno rappresentanti di altri Comitati.

Chi inquina e avvelena i lavoratori e la popolazione troverà in noi
ORA E SEMPRE RESISTENZA

6.4.2008

Per contatti : 335.7850799
Via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni MI /tel+fax 02.26224099
C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Firenze. Manifestazione in ricordo dei morti sul lavoro a Torino

"Per non dimenticare i morti sul lavoro a due mesi esatti dalla tragedia della Thyssen Krupp alcuni rappresentati di Rsu, Rdb, Cobas e Slai Cobas si sono dati appuntamento ieri pomeriggio a Firenze davanti alla sede della prefettura e del Consiglio regionale della Toscana. Secondo i manifestanti "non si può morire di lavoro. Occorre costituire un coordinamento permanente sul tema degli incidenti sul lavoro con l'obiettivo più ampio di uno sciopero nazionale contro le morti bianche".

da: www.nostalgiatoscana.it

7/2/2008


Per uno sciopero nazionale sulla sicurezza indetto da RSU e RLS! Lavoratori in guerra!!!

2-1-2008


 


Comunicato stampa

Amianto alla ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni:
4° vittoria consecutiva dei lavoratori
Altri 6 operai del reparto Forgia vincono la causa contro l’INAIL e l’INPS.

Il giudice del lavoro dott.ssa Manuela Scudieri del Tribunale di Milano, ha condannato oggi l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto ad altri 6 operai del reparto Forgia della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni.

La perizia del Consulente Tecnico del Tribunale di Milano, le testimonianze dei lavoratori e dell’ASL hanno dimostrato che “l’utilizzo dell’amianto nel reparto forgia della Breda Fucine Spa era massiccio. Per tutti i lavoratori ricorrenti, l’esposizione all’amianto era diretta, indiretta e ambientale, e ha superato le soglie previste dall’art.31 D.Lgs. 277/91, che prevede 600 fibre per centimetro cubo per il crisotilo; (200 fibre litro per tutte le altre varietà di amianto)” come ha ribadito il CTU del tribunale.

Questa nuova sentenza, la quarta favorevole agli operai della Breda Fucine, apre la strada al riconoscimento di tutti coloro che sono stati esposti all’amianto in questo reparto.

Altre due cause (che riguardano decine di lavoratori) andranno a sentenza nei prossimi mesi a Milano e Monza. Il Comitato ha inoltre deciso di avviare, sempre con gli avvocati Nicola Coccia e Claudio Frugoni, un’altra serie di cause che riguarderanno centinaia d’operai, prime fra tutte quelle per il riconoscimento dei danni biologici ai lavoratori ammalati.

Per anni l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione ad amianto (CONTARP) – che si sono ben guardati dal sanzionare l’uso criminale dell’amianto fatto dai padroni nelle fabbriche - hanno negato ai lavoratori il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ormai provata oltre ogni dubbio, e delle malattie professionali causate da questa sostanza cancerogena. Ora dopo ripetute manifestazioni, proteste e cause vinte dai lavoratori l’INAIL ha cominciato a riconoscere solo alcune mansioni, nel tentativo di dividere i lavoratori mettendoli gli uni contro gli altri.

Oggi per la 4° volta il tribunale riconosce in pieno la nostra tesi che, al di là delle loro mansioni, tutti coloro che sono stati esposti all’amianto hanno diritto a vedersi riconosciuti i “benefici”previdenziali stabiliti dall’art. 13 della legge 257/1992.
Un altro passo è stato fatto, ma la nostra lotta continuerà finché tutti i lavoratori avranno giustizia.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio.

Sesto S.Giovanni, 22 maggio 2006

Per contatti: cell. 335.7850799 – 3394435957
E-mail: michele.mi@inwind.it


COMUNICATO STAMPA

Amianto: BREDA-ANSALDO

DOPO LA CONDANNA DI 9 DIRIGENTI
L’AZIENDA RISARCISCE LA FAMIGLIA

Il 5 gennaio 2005, a conclusione di una battaglia durata 12 anni, il giudice del Tribunale penale di Milano, dott. Ambrogio Moccia, ha condannato 9 dirigenti della Breda/Ansaldo per l’omicidio colposo di Giancarlo Mangione, lavoratore ucciso da un mesotelioma pleurico, tipico tumore d’amianto.
Anche se il giudice non ha accettato la costituzione di parte civile del nostro Comitato nel processo, la verità storica da noi affermata sulla responsabilità dei dirigenti nelle tante, troppe, morti operaie è diventata anche verità giuridica.

Ora la famiglia Mangione (patrocinata dall’avvocato del Comitato Sandro Clementi) ha raggiunto un accordo con l’azienda per il risarcimento economico.

Il nostro Comitato, che in questi anni si è battuto prima contro l’indifferenza della gente e poi contro il muro di omertà e complicità che padroni, rappresentanti sindacali, istituzioni compiacenti hanno eretto intorno alla nostra lotta, è riuscito ad aprire una breccia.
Questa ammissione di colpa della Breda/Ansaldo non può che rallegrarci, ma vogliamo ricordare che ciò è stato possibile grazie alla pressione esercitata dalla partecipazione e mobilitazione di centinaia di lavoratori e cittadini nelle piazze e dalle testimonianze dei compagni di lavoro di Giancarlo in tribunale.

Rispettiamo l’accordo raggiunto dalla famiglia, ma la nostra lotta per ottenere giustizia per tutti i lavoratori uccisi dall’amianto e da altre sostanze nocive, per i malati e per quanti purtroppo si ammaleranno in futuro continuerà con ancora maggiore determinazione.

Non possiamo dimenticare che - se in questo caso c’è stato una condanna ed un risarcimento alla famiglia (nel primo processo uno degli attuali condannati, allora imputato, fu assolto “…perché il fatto non sussiste”) - sono ancora 75 i morti alla Breda Fucine e migliaia in Italia le vittime che attendono giustizia.
Noi continuiamo a ritenere inaccettabile che in questo paese l’unico diritto riconosciuto sia quello di fare profitti sulla pelle dei lavoratori e della povera gente.
Continueremo a batterci contro un sistema economico,politico e giuridico che trasforma la natura e gli esseri umani in merci, subordinandoli alla logica del profitto.


Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.Giovanni, 26 novembre 2005

Per contatti: cell. 335.7850799


Amianto: terza vittoria degli operai Breda Fucine.

L’ INPS è condannata nuovamente a riconoscere i benefici pensionistici agli operai della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni.

Il Giudice del Tribunale di Milano Sezione Lavoro dott.ssa Eleonora Porcelli, ha condannato nuovamente l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto a 2 operai del reparto Aste della ex Breda Fucine di Sesto S. Giovanni.

Il giudice ha riconosciuto che i due operai sono stati esposti per più di dieci anni all’amianto in concentrazioni che possono ritenersi morbigene e che per uno di essi (come si legge nella Perizìa del CTU del Tribunale) “si ritiene che con elevato grado di probabilità l’intensità di esposizione a fibre abbia superato il valore medio annuale di 100 fibre/litro nel periodo in cui il ricorrente ha svolto mansioni di molatore (reparto aste e forgia) dal 1.1.1983 per lo meno fino al 31.12. 1994”.

Questa è la terza sentenza favorevole agli operai della Breda Fucine (la prima è stata vinta da 6 lavoratori del reparto Trattamento Termico della ex Breda presso il Tribunale dei Lavoro di Milano nell’ aprile 2005, la seconda causa è stata vinta da 6 operai del reparto Forgia il 6 ottobre 2005), altre 4 cause che riguardano decine di lavoratori (due a Milano e due a Monza) andranno a breve a sentenza.
Delle prime 7 cause pilota che il nostro Comitato (attraverso gli avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni) ha istruito contro I’INPS e l’INAIL le prime tre si sono concluse positivamente.

Nonostante i processi vinti, l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione all’amianto (CONTARP), non solo non hanno sanzionato i padroni che oltre all’uso criminale dell’amianto evadevano anche i contributi assicurativi per l’asbesto, ma continuano ad essere complici, negando anche il riconoscimento di malattia professionale agli ex-lavoratori malati di asbestosi e con le placche pleuriche.

Contro l’atteggiamento dell’ INAIL organizzeremo prossimamente manifestazioni di protesta mentre sono in preparazione altre cause che riguardano un centinaio di lavoratori. -
La nostra lotta, continuerà finché tutti i lavoratori vittime della logica dei profitto abbiano giustizia.

Comitato per la difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto S.Giovanni, 27 ottobre 2005

Per contatti: cell. 335.7850799

via Magenta 88/20099 Sesto S. Giovanni MI / tel + fax 0226224099
c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”
e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Amianto: gli operai della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni vincono ancora. L’INPS condannata per la seconda volta a riconoscere i benefici pensionistici ai lavoratori.

Il giudice del lavoro dott. ssa Maria Cella, presidente della Sezione Lavoro del Tribunale di Monza, ha condannato oggi l’INPS a riconoscere i contributi previsti dalla legge sull’amianto a 7 operai del reparto Forgia della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni.
Il giudice ha riconosciuto che gli operai sono stati esposti all’amianto in concentrazioni che possono ritenersi morbigene per quanto riguarda il mesotelioma della pleure, tipico tumore causato da questa sostanza (causando quindi ai lavoratori una aspettativa di vita minore rispetto alla media), e che l’esposizione ad amianto è stata pluriennale per tutti i lavoratori.
Questa sentenza favorevole agli operai della Breda Fucine (la prima è stata vinta da 6 lavoratori del reparto Trattamento Termico della ex Breda presso il Tribunale del Lavoro di Milano nel mese di aprile del 2005), è la seconda vittoria ottenuta nelle prime 7 cause che il nostro Comitato (attraverso gli avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni) ha istruito contro l’INPS e l’INAIL.
Entro l’anno altre 4 cause (due a Milano e due a Monza) - che riguardano decine di operai - andranno a sentenza, mentre altre sono in preparazione anche per il riconoscimento dei danni biologici derivanti dall’amianto che hanno provocato a diversi lavoratori gravi danni alla salute, come mesoteliomi, asbestosi e placche pleuriche.
Dopo 73 morti, 19 denunce penali archiviate, 2 processi penali (il secondo ha visto la condanna per omicidio colposo di 9 dirigenti della ex Breda, anche se la prescrizione li ha salvati), dopo anni di lotte, di manifestazioni, di proteste contro la Breda, i tribunali, l’INPS e l’INAIL che hanno visto la partecipazione di centinaia di operai, la verità storica comincia ad affermarsi timidamente anche nei tribunali.
Da anni l’INAIL ed il suo organismo tecnico preposto a valutare l’esposizione ad amianto (CONTARP) – che si sono ben guardati dal sanzionare l’uso criminale dell’amianto fatto dai padroni nelle fabbriche - continuano a comportarsi come la peggiore della assicurazione private negando ai lavoratori il riconoscimento dell’esposizione all’amianto ormai provata oltre ogni dubbio, e delle malattie professionali causate da questa sostanza cancerogena.
Oggi anche un tribunale civile riconosce, per la seconda volta, la fondatezza della nostra lotta, che continua perché tutti i lavoratori vittime della logica del profitto abbiano giustizia.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto S.Giovanni, 6 ottobre 2005
Per contatti: cell. 335.7850799


Perugia - I Cobas all'attacco : sindacalista punito per aver segnalato un guasto
Lo Slai-Cobas all'attacco dell'azienda ospedaliera di Perugia per una presa elettrica "inidonea"


Comunicato stampa

GLI OPERAI DELLA BREDA VINCONO LA CAUSA CONTRO L’INPS
E L’INAIL PER I CONTRIBUTI PENSIONISTICI PER L’AMIANTO

Questa mattina il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano Dott.sa Peregallo ha condannato l’INPS a riconoscere i contributi pensionistici previsti dalla legge 257 del 1992 ad un primo gruppo di quattro lavoratori della ex Breda Fucine di Sesto S. Giovanni (MI).

Questa battaglia è iniziata quando l’INAIL – l’ente che deve riconoscere l’esposizione all’amianto affinché i lavoratori esposti possano almeno godere dei cosiddetti “benefici pensionistici” previsti dalla suddetta legge per tutti coloro che sono stati esposti all’amianto – e il suo organismo tecnico, la CONTARP hanno rifiutato le oltre 100 domande presentate dai lavoratori, stabilendo che essi non possedevano i requisiti necessari. I lavoratori sono quindi stati costretti a fare causa per vedersi riconoscere i loro diritti.
Tutto questo nonostante siano oltre 70 i morti della Breda, nonostante ci siano decine di ammalati, nonostante i rapporti dello SMAL (Servizio di Medicina per gli Ambienti di Lavoro) che denunciavano la presenza e l’uso massiccio dell’amianto nella fabbrica, cosa per altro riconosciuta anche nei due processi penali che hanno portato sul banco degli imputati i dirigenti della ex Breda per omicidio colposo.

L’INAIL continua a comportarsi, nei confronti dei lavoratori già così duramente colpiti, peggio di un’assicurazione privata, pur di risparmiare sulla pelle degli operai, non riconoscendo neppure le malattie professionali contratte lavorando a contatto con l’amianto e altre sostanze nocive per decenni e decenni.

Oggi il giudice ha riconosciuto le ragioni dei lavoratori, portate avanti da anni dal nostro Comitato e dai suoi avvocati Nicola Coccìa e Claudio Frugoni, condannando l’INPS (l’ente direttamente pagatore dei benefici pensionistici) a riconoscere tali benefici e a pagare le spese processuali.

Questa è solo la prima delle 7 cause “pilota” fatte da gruppi di lavoratori che il Comitato ha intrapreso e apre la strada al riconoscimento dei diritti delle centinaia di lavoratori che hanno perso la salute e la vita in una “fabbrica di morte” a causa del profitto.


Sesto S. Giovanni, 21 aprile 2005


COMUNICATO STAMPA

Processo Breda/Ansaldo per la morte da amianto
dell’operaio Giocarlo Mangione

Le motivazioni della storica sentenza

Dirigenti colpevoli: alla Breda-Ansaldo si moriva d’amianto ed i dirigenti che tutto sapevano nulla hanno fatto per tutelare i lavoratori. Questo sta scritta nella sentenza depositata ieri.

Nelle motivazioni della sentenza sul processo per la morte da amianto di Giancarlo Mangione, il giudice dott. Ambrogio Moccia del tribunale di Milano riconosce in pieno le tesi che il nostro Comitato va affermando da anni:

« la nocività dell’amianto era nota da tempo immemorabile; che la vittima è stata esposta a dosi consistenti di amianto nei periodi di permanenza in carica di ciascuno degli imputati qui ritenuti responsabili»; « l’esposizione successiva all’innesco ha avuto incidenza negativa sulla durata della latenza e quindi sulla sopravvivenza del Mangione»; « l’amianto, e solo l’amianto respirato sul luogo di lavoro può qualificarsi causa del mesotelioma letale» del lavoratore; «se il dovere di sicurezza (e di igiene) è da sempre posto specificamente a carico del datore di lavoro, dirigenti e preposti, allora è indubbio che, nella misura in cui avevano il compito di individuare e gestire le strategie produttive…, avevano l’obbligo giuridico di attivarsi, obbligo del tutto disatteso» .

Le motivazioni della concessione delle attenuanti generiche ai 9 dirigenti ritenuti colpevoli, facendo quindi scattare la prescrizione che li ha salvati, sono dovute «…all’età degli imputati ( tutti ultra settantenni, due sono 90enni), infine l’incensuratezza».

Inoltre il giudice ritiene che agli imputati « non possono essere addebitate oltre misura responsabilità che sono state sì individuali, ma che hanno affondato le loro radici nel “sistema” industriale dell’epoca, sistema che non tocca ad un organo giurisdizionale giudicare».

Questa sentenza è importante sia per le motivazioni, sia perché è la prima volta che in Italia vengono sostanzialmente condannati dei dirigenti per una vicenda in cui l’amianto non figura come oggetto di produzione industriale, ma come strumento usato nell’attività lavorativa e di protezione dei lavoratori.

Anni di lotte nelle fabbriche, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei tribunali, con la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini, hanno rotto il muro dell’indifferenza, dell’omertà e delle complicità che tutte le istituzioni (padroni, magistratura, medicina ufficiale, partiti e sindacati) avevano creato contro la nostra lotta - contribuendo a sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli derivati dall’amianto. L’unico, profondo, rammarico per noi e per tutti coloro che con noi hanno lottato è che questa sentenza arriva dopo che sono morti 73 nostri compagni di lavoro della Breda e migliaia in tutta Italia.

Non solo, se la stessa magistratura si dichiara impotente a perseguire un sistema che, di tutti i diritti umani, riconosce solo il diritto al profitto, fatto sulla pelle dei lavoratori, allora ai lavoratori e a chi si batte per la salute non resta che combatterlo sui luoghi di lavoro e nelle piazze.

gennaio 2005


Comunicato stampa

AMIANTO: Processo Breda/Ansaldo
I pubblici ministeri chiedono la condanna di 9 dirigenti
della Breda Ferroviaria/Ansaldo per l’omicidio colposo
di un lavoratore

Oggi 1° luglio, durante l’udienza del processo in corso da mesi, la Procura di Milano, rappresentata dai P.M. dott. Poniz e dott. Basilone, ha chiesto la condanna a 18 mesi di reclusione per 9 dei 12 dirigenti imputati di omicidio colposo per la morte, causata da mesotelioma pleurico (tipico tumore dell’amianto), di Giancarlo Mangione.

Fra i 9 dirigenti di cui è stata chiesta la condanna spicca il nome di Vito Schirone, assolto pochi mesi fa in un precedente processo per la morte di 6 operai della Breda Fucine perchè “il fatto non sussiste”, come se i 70 morti per amianto della Breda di Sesto San Giovanni non fossero mai esistiti

Dopo anni di lotte e di battaglie, in fabbrica, nelle piazze e nelle aule dei tribunali, comincia a farsi strada anche a livello giuridico la verità storica che da oltre 15 anni gli operai della Breda e i loro familiari, organizzati nel nostro Comitato, stanno affermando, e cioè che i dirigenti tutto sapevano ma nulla hanno fatto per impedire queste morti annunciate.

Nonostante la richiesta di condanna dei P.M. di Milano, non ci illudiamo sul fatto che si faccia giustizia, perché sarebbe comunque una goccia nell’oceano.

Finora i tribunali hanno sempre dato torto ai lavoratori assolvendo i padroni: sappiamo bene che questo sistema vive e prospera sulla pelle degli operai e in nome del profitto non esita a calpestare la vita e la dignità umana, ma noi continueremo a lottare perché vogliamo giustizia non solo per gli oltre 70 lavoratori della Breda morti per amianto e altre sostanze nocive ma per tutte le vittime dello sfruttamento, perché questa è prima di tutto una battaglia di civiltà.
L’amianto è un pericoloso cancerogeno, che tuttora continua a provocare vittime non solo fra i lavoratori e i loro familiari ma anche fra i cittadini che, pur non avendo lavorato in fabbrica, sono anch’essi esposti a questo killer perché l’amianto non solo è uscito dalle fabbriche inquinando aria, suolo, falde acquifere, ma è tuttora presente in modo massiccio nelle nostre città, pertanto la nostra lotta è la lotta di tutti.

Tra settembre ed ottobre ci saranno le udienze conclusive del processo e il nostro Comitato come sempre sarà presente.

Sesto S.Giovanni, 1° luglio 2004

Per contatti: 335.7850799

C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni MI / tel+fax 0226224099 e-mail: cip.mi@tiscalinet.it


Mettiamo a disposizione un'interessante e usufruibile consulenza tecnica sull'amianto, presentata al tribunale penale di Brindisi e fattaci avere gentilmente dal dott. Vito Totire, presidente dell'AEA.
Eventuali errori di scrittura sono addebitabili alla imprecisa e difficoltosa scannerizzazione.


Comunicato stampa

 

FIAT AUTO POMIGLIANO: ACQUA INQUINATA

 

I risultati delle analisi fisico-chimiche del sindacato Slai Cobas confermano: dalle fontanelle dell'acqua potabile della fabbrica fuoriesce un micidiale mix tossico

Nuova denuncia in Procura (vedi allegato) presentata stamattina dal sindacato contro i responsabili aziendali, dell'ASL NA 4, e dei sindacalisti responsabili alla salute dei lavoratori di FIM-UILM-FIOM e Fismic con richiesta di sequestro giudiziario e chiusura della rete idrica dello stabilimento

Sospette assunzioni in fabbrica di figli degli ispettori ASL NA 4

 

Nella tarda mattinata di oggi lo Slai Cobas ha affisso in tutte le bacheche della fabbrica i riscontri delle analisi di laboratorio commissionate in proprio che dimostrano in maniera incontrovertibile l'elevato grado di non potabilità ed inquinamento industriale dell'acqua potabile in fabbrica, nonostante le rassicurazioni dell'azienda. L'ASL NA 4 di Acerra latita: ancora non emette e rende pubblici i risultati delle analisi sui prelievi effettuati in fabbrica lo scorso 23 maggio (ben 11 giorni fa): Perché ??!! 

 

 I risultati delle analisi fisico chimiche su campioni prelevati dalla rete idrica aziendale dell'acqua potabile e commissionati dal sindacato Slai Cobas ad un laboratorio di propria fiducia, eseguite con le procedure standard e le metodiche di riferimento  di cui al D.Lgs 258/2000, hanno evidenziato L'ACCLARATA NON POTABILITA' DELL'ACQUA IN USO IN FIAT AUTO E COLLEGATE AZIENDA TERZIARIZZATE riscontrando una fortissima alterazione da inquinamento industriale presentante valori di COD (domanda chimica di ossigeno) fissati a 210 punti atteso che le acque potabili tutte non superano il valore 5 ed i valori di riferimento (COD 30) INDICANO ACQUE DA TRATTARE PRIMA DI ESSERE RESE POTABILI !

 

Lo Slai Cobas, che ha prelevato stamane altri campioni di acqua  per sottoporla ad ulteriori accertamenti atti risalire all'individuazione delle sostanze chimiche inquinanti presenti in ingenti ed inammissibili quantità nelle rete idrica aziendale invita la Fiat A bloccare l'erogazione di acqua potabile  e sostituirla con la distribuzione di acqua in bottiglia ai lavoratori e ad attivare analoghe iniziative in relazione alla preparazione degli alimenti nella mensa aziendale in attesa dei necessari interventi di bonifica.

Preannuncia, in caso di mancato riscontro, le idonee iniziative di lotta sindacale proclamando fin da ora lo STATO DI MASSIMA AGITAZIONE.

 

Slai Cobas Fiat Auto e terziarizzate   -   Pomigliano d'Arco, 3/6/2003


A tutti i lavoratori

dopo la drammatica morte di 4 operai

alla PPG di Caivano (Na)

 

Per i dipendenti e ex dipendenti della PPG, e per tutti i lavoratori il giorno 13 aprile 2003 è stato uno dei più tristi e tragico che si ricordi.

Tutti dobbiamo ricordarci che la sicurezza sul lavoro non ha prezzo economico perché è la basilare regola per evitare lutti tremendi come quelli di Caivano.

Tutti coloro che hanno avuto a che fare con gli impianti di produzione di vernici sanno quanto è pericoloso non prestare la massima attenzione nello svolgere le varie attività del ciclo produttivo.

Il decreto legge n.626 è da molti decantato come il toccasana per prevenire gli infortuni. Secondo tanti esperti di sicurezza sul lavoro invece, valutazione che noi condividiamo, è stato un decreto che ha accentuato i pericoli e provocato stragi come quella dei 13 aprile.

Basta leggere le statistiche degli infortuni mortali degli ultimi anni.

Le motivazioni di queste critiche principalmente vengono mosse in quanto la 626 ha delegittimato nei fatti gli enti preposti alle visite ispettive poiché è sufficiente che i datori di lavoro autocertifichino di aver effettuato la valutazione dei rischi e di aver apportato le necessarie modifiche agli impianti per ritenersi in regola.

Ciò può verificarsi quindi solo sulla carta anche se tutto può restare com'è : tanto gli imprenditori sanno già che non arriverà alcun controllo.

 

Bisogna sapere che i lavoratori si recano al lavoro per guadagnare da vivere per sé  e la propria famiglia e non per lasciarci la vita come spesso accade.

 

Speriamo di non essere incompresi o tacciati di pessimismo e allarmismo da questa nostra valutazione ma con la vita dei lavoratori e dei cittadini non si deve scherzare.

 

Quindi tutti, in primis i lavoratori, devono porre la massima attenzione alle irregolarità che constatano ( e che i padroni occultano) segnalandole ai Rls.

 

Che provvederanno a denunciarle.

 

Milano 15 aprile 2002

 

Rsu Slai Cobas

PPG/Max Mayer 

di Milano


PRATO: DOPO L’INCIDENTE DI UNA SETTIMANA FA

GIUSEPPE E’ MORTO

Giuseppe, portalettere di Prato, è morto. 

Aveva subito martedì 8 aprile un gravissimo incidente: è rimasto investito da un autobus scendendo da un marciapiede mentre stava consegnando la posta nella propria zona di recapito.

Un altro morto sul lavoro alle Poste! Il terzo nel giro di pochi anni dopo il passaggio a S.p.A. 

La frenetica corsa verso gli attivi di bilancio avuti grazie ai continui aumenti dei carichi di lavoro ha portato “anche” questa azienda, ancora priva dei rappresentanti  eletti dai lavoratori per la Legge 626, a dare il suo macabro contributo al triste primato degli incidenti mortali che accadono in Italia sui luoghi di lavoro. 

Oltre 1000 ogni anno. E’ il prezzo che i lavoratori pagano per la guerra dichiarata dai padroni. 

Al di là del meccanismo dell’incidente, al di là della casualità, e di quello che può succedere a chi come i postini lavorano sulla strada, ci preme sottolineare che questo ennesimo incidente successo a Prato ad un portalettere, possa essere frutto delle condizioni di lavoro a cui siamo sottoposti nei nostri 2 uffici. 

I carichi di lavoro da sempre gravosi, come più volte denunciato ma mai presi in considerazione dalla dirigenza, sono diventati enormi da quando l’Azienda sta “raccattando” tutti quegli invii senza indirizzo che hanno reso infattibili nelle sei ore lavorative le zone di recapito. Costringendo i postini ad un surplus di stress, di corse, e di lavoro.

Basti considerare che nei giorni scorsi di questi invii se ne sono contati sui banchi ben quattro diverse tipologie.  

Pensare che con questi carichi di lavoro qualcuno avrebbe voluto partire anche con le areole.

Forse qualcuno ci accuserà di sciacallaggio sindacale per questo volantino scritto dopo la morte di un carissimo collega, ma quante altre volte abbiamo detto, scritto e denunciato che continuare a lavorare a questi ritmi, è umanamente impossibile oltrechè pericoloso e stressante, e che l’azienda non può continuare a pretendere così tanto dai portalettere? 

Ma questa  Azienda ha in testa ormai solo la produttività ed il profitto, (quanto sono “costati” ai lavoratori i 22 milioni di euro di attivo di cui si vanta la dirigenza?).I postini, così come tutti i lavoratori postali in genere, sono solo elementi di produzione da sfruttare  e far rendere il più possibile.

Basta lavorare a testa bassa! Gli incidenti sul lavoro non sono una fatalità ma sono quasi sempre determinati dai ritmi e dalle condizioni di lavoro imposti.

Siamo vicini ai familiari di Giuseppe e pronti a qualsiasi atto di solidarietà che nel frattempo nascerà nei nostri uffici, coscienti però che dovremo riuscire, “anche per lui e per la sua memoria” a ripristinare condizioni di lavoro decenti per poter lavorare con più sicurezza. 

Per non doversi ritrovare più a riscrivere volantini come questo in memoria di……  

 

SLAI COBAS POSTE PRATO

 

Prato 15 aprile 2003  Via dell’Aiale 20 tel 057436435


FORUM PER LA DIFESA DELLA SALUTE

 

COMUNICATO STAMPA

SANITA' PUBBLICA SENZA SE E SENZA MA

Sabato 15 febbraio le moltitudini del mondo hanno detto NO alla guerra. Una nuova storia può ricominciare. Il movimento dei movimenti rappresenta sempre di più la voce per la costruzione del nuovo mondo. L’area tematica della salute del movimento prepara le idee per la rifondazione della sanità.

DOMENICA 23 FEBBRAIO 2003
A FIRENZE
dalle ore 9.00 alle 17.00  - presso
Dopolavoro ferroviario –

Via Alemanni – (Stazione Centrale S. M. Novella: Stazione uscita principale, Prima a destra)

 

PRIMO FORUM NAZIONALE

PER LA DIFESA DELLA SALUTE

Interventi preordinati:

Nicola De Lusso  (COBAS)-La fabbrica della sanità

Marco Bersani (ATTAC Italia)-I processi di liberalizzazione in sanità

Franca Caffa (Comitato inquilini Molise Calvairate-Ponti – Milano) -Sanità e salute nei quartieri periferici

Andrea Micheli  (Medicina Democratica)-La rifondazione del sistema sanitario pubblico

 IL PROGRAMMA DETTAGLIATO E' PUBBLICATO SUL SITO DEL FDS

Per informazioni e adesioni: www.forumdifesasalute.too.it

LA PARTECIPAZIONE E' LIBERA.

PER FAVORE, PER RAGIONI ORGANIZZATIVE COMUNICATE LE ADESIONI
a Dario: Cell. 3470045189

Partecipano e promuovono: Medicina Democratica, Senza Limiti, Carta dei Popoli per la Salute, Sin-Cobas, Attac, Slai-Cobas, RdB Sanità, Partito della Rifondazione Comunista, Cobas, Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, Collettivo “Panoramix

 

FORUM PER LA DIFESA DELLA SALUTE - LOMBARDIA
La salute non è una merce - la sanità non è un mercato.
PENSARE GLOBALMENTE E AGIRE LOCALMENTE
CONTRO LA GUERRA E CONTRO LIBERISMO


Comunicato stampa


PROCESSO BREDA PER AMIANTO: ASSOLTI I DIRIGENTI

INGIUSTIZIA E’ FATTA

IN ITALIA UCCIDERE I LAVORATORI

IN NOME DEL PROFITTO NON E’ REATO

 

Il processo che vedeva imputati due dirigenti  della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni per l’omicidio colposo di sei lavoratori e lesioni gravissime ad un settimo  si è concluso con l’assoluzione degli imputati “perché il fatto non sussiste”, ha deciso il giudice, dott.sa Bernante.

Alla lettura della sentenza gli ex compagni di lavoro e i familiari hanno duramente contestato la sentenza, aprendo striscioni e gridando la loro rabbia. Subito sono scoppiati tafferugli fra i lavoratori, i familiari delle vittime da una parte e  carabinieri e agenti della Digos, che volevano impedire la protesta. I lavoratori hanno occupato l’aula 7 del tribunale per un’ora e mezza, aprendo striscioni e gridando “assassini, li avete uccisi un’altra volta”.

Dopo 11 anni di lotte, 19 denunce archiviate e 70 lavoratori uccisi dal killer amianto, il primo  processo che ha portato sul banco degli imputati due dirigenti Breda si è concluso con l’assoluzione dei dirigenti di una fabbrica che, come la Montedison, la Fincantieri e tante altre, tutto sapevano e nulla hanno fatto per evitare centinaia e centinaia di morti annunciate.

Con questa sentenza i nostri compagni di lavoro vengono uccisi una seconda volta.

Durante il processo abbiamo constatato come la legge,  la magistratura, la scienza e i luminari della medicina lautamente pagati e finanziati nelle loro ricerche dalle case farmaceutiche e dalle multinazionali, facciano parte di un organico sistema economico, politico e sociale che sostiene gli interessi degli industriali, il loro “diritto” a fare profitti sulla pelle dei lavoratori a qualsiasi costo.

Questa lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali, ha dimostrato a molti lavoratori che la frase scritta nei tribunali “La legge è uguale per tutti” è una colossale bugia.
In questa società chi è sottomesso, chi è sfruttato, chi non ha i soldi non può neanche far valere i suoi diritti, primo fra tutti il diritto alla vita e alla salute.

Il tribunale di Milano, come quello di Porto Marghera, emettendo una sentenza assolutoria verso i padroni e i loro dirigenti, si è schierato al loro fianco, affermando in pratica che uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato.

Noi, insieme alle migliaia di lavoratori che ogni giorno combattono per migliori condizioni non solo di lavoro ma anche di vita,  continueremo a lottare dentro e fuori le aule dei tribunali perché vogliamo e pretendiamo giustizia.

La nostra battaglia per la difesa della salute, della dignità e della vita dei lavoratori e dell’ambiente continua perché per noi chi inquina,  sfrutta e uccide in nome del profitto troverà in noi ora e sempre resistenza, nei tribunali, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle città.

Sesto S.Giovanni, 13 febbraio 2003

per contatti: tel. 335.7850799

C/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

via Magenta 88 / 20099 Sesto S. Giovanni  MI / tel+fax 0226224099   e-mail:  cip.mi@tiscalinet.it


Amianto alla Breda/Ansaldo

Il 30 gennaio 2003 il G.I.P. deciderà sul rinvio a giudizio di 20 dirigenti Breda Ferroviaria/Ansaldo per la morte di Giancarlo Mangione, causata da mesotelioma pleurico.

Nel mese di dicembre 2002 si sono tenute due udienze preliminari davanti al Giudice per le Indagini preliminari, che deve decidere sul rinvio a giudizio chiesto dal Pubblico Ministero.

I numerosi difensori dei 20 dirigenti imputati hanno, anche in questo processo, nuovamente riproposto il problema della competenza territoriale, cercando di far spostare anche questo processo a Monza (forse perchè se la procura di Milano non ha dimostrato in questi anni molta attenzione ai problemi dei lavoratori morti a causa dell’amianto, la procura di Monza ha finora sempre archiviato tutte le denunce fatte in questi anni).

Il G.I.P. ha rigettato la richiesta, stabilendo la competenza territoriale del tribunale di Milano.

Subito dopo la lettura dell’ordinanza, il P.M. Dott. Edi Pinato è entrato anch’egli nel merito delle eccezioni, ribadendo la richiesta di rinvio a giudizio di tutti i 20 dirigenti Breda/Ansaldo per omicidio colposo.

Il G.I.P. Dott. Salvini ha stabilito la

prossima udienza (conclusiva) per il 30 gennaio 2003,

data in cui esprimerà le sue decisioni

sul rinvio a giudizio degli imputati.

 L’appuntamento è al Tribunale di Milano,

ingresso di via Freguglia, ore 11, 7° piano, aula 23.


COMUNICATO STAMPA

PROCESSO BREDA:  IL MEDICO LEGALE DELLE PARTI CIVILI E I LAVORATORI PROTAGONISTI DELL’8° UDIENZA

 

L’8° udienza del processo contro due dirigenti della ex Breda Fucine di Sesto S.Giovanni per omicidio colposo nei confronti di 6 lavoratori e di lesioni gravissime nei confronti di un settimo, tenutasi oggi 15 maggio 2002, ha visto come protagonisti il medico legale di parte civile Dr. Dario Miedico e i lavoratori.

 

Il Dr. Miedico (medico del lavoro, consulente del P.M. Casson a Porto Marghera) ha spiegato, per oltre due ore e mezza, il nesso di causa-effetto tra l’uso dell’amianto e di altre sostanze nocive e le patologie che hanno causato  la morte dei 6 lavoratori e le lesioni gravissime ad un settimo.

L’elemento centrale della sua deposizione è stata la dimostrazione scientifica che, in presenza di un cancerogeno non esistono soglie, per quanto minime, di sicurezza, spiegando inoltre con chiarezza che l’insieme di varie sostanze cancerogene moltiplica a dismisura il rischio di ammalarsi di tumore.

Interrogato sull’analisi delle cartelle cliniche dei 6  lavoratori deceduti, ha ribadito che le loro morti  sono da ricondursi con certezza all’uso dell’amianto.

 

Dopo la sua testimonianza, il giudice ha sentito due ex lavoratori della Breda Fucine:

Giuseppe Gobbo, ex capo del reparto Aste Leggere, in cui lavoravano gli operai morti, e Michele Michelino, ex operaio del reparto Forgia e delegato sindacale del consiglio di fabbrica all’epoca dei fatti.

L’ex caporeparto ha spiegato dettagliatamente come venivano effettuate le lavorazioni e il largo uso di amianto e altre sostanze nocive impiegate, ricordando che – come  misura di prevenzione - l’azienda forniva giornalmente agli operai a rischio mezzo litro di latte per “purificarli” dalle polveri che respiravano.

L’ex delegato sindacale ha ricordato le numerose proteste dei lavoratori per le bestiali condizioni di lavoro (amianto, fumi, mancanza di aspiratori, calore, ecc.). Ha rammentato che ogni volta, davanti alle proteste dei lavoratori per le condizioni di lavoro e alle segnalazioni dello SMAL (Servizio di medicina per gli Ambienti di Lavoro) che denunciavano i pericoli a cui andavano incontro i lavoratori (pericoli puntualmente verificatisi - ad oggi contiamo più di 60 morti), la direzione minacciava la chiusura del reparto ribadendo che fare investimenti per la salute significava perdere in competitività.

 

Queste prime testimonianze non fanno che confermare una  verità storica che da oltre 10 anni il nostro Comitato sostiene, e cioè che queste morti sono riconducibili alle sostanze nocive usate nei reparti della Breda e nelle altre fabbriche di Sesto, e che oggi cominciano a far vedere i loro danni anche sulla popolazione della città.

Ecco perchè la nostra battaglia per ottenere giustizia contro chi vive e prospera mettendo il profitto prima degli esseri umani continuerà dentro e fuori le aule dei tribunali.

 

La prossima udienza si terrà il 13 giugno 2002: e continuerà con la testimonianza di altri 8 lavoratori e di 5 testimonianze a favore dei dirigenti Breda imputati.

Sesto S.Giovanni, 15 maggio 2002                                            per contatti: tel. 335/7850799


Amianto

COMUNICATO AEA 10 MAGGIO 2002

Vi comunico che la causa intentata al TAR del Lazio da parte di alcune aziende ENICHEM, ENEL, ASSOVETRO e altri contro gli atti di indirizzo emanati dal precedente governo ha avuto, almeno per ora, esisto positivo per i lavoratori. Il TAR ha dichiarato che la competenza del giudizio è del giudice ordinario, pertanto tutto deve ricominciare da capo (per le aziende), sempre che non facciano ricorso al Consiglio di Stato  Per intanto gli atti di indirizzo restano validi e le aziende incassano una nuova sconfitta.
All'Assemblea dell'AEA del primo giugno a Roma gli avvocati che hanno seguito il ricorso Gastone Dall'Asèn e Niccolò Paletti daranno un'esauriente rendiconto.

Saluti
Fulvio Aurora, AEA nazionale, Milano


Testo unificato del D. Lgs 626/94 dopo le modifiche apportate da:


Amianto: grave offesa alla memoria degli operai della Breda morti per amianto


Porto Marghera

Uccidere i lavoratori in nome del profitto "non costituisce reato"
159 operai morti di tumore a Porto Marghera: secondo la loro giustizia nessuno è colpevole

l'appello dello SLAI Cobas Ansaldo


A chi fa bene il lavoro notturno

A margine di una specifica ricerca danese che dimostrerebbe l'esistenza di un collegamento tra i rischi di insorgenza di tumori al seno e gli orari di lavoro notturni, pubblicata sulla rivista specializzata «Epidemiology», gennaio 2001, sono state date queste informazioni generali, finora sconosciute, riguardo l'incidenza del lavoro notturno sul corpo umano.

a cura dello Slai Cobas


SALDATORI E PARKINSON

Un gruppo di ricercatori americani ha trovato che tra i saldatori, professione già considerata a rischio, è più probabile lo sviluppo precoce del Parkinson.

"Questa ricerca non dimostra ancora che fare i saldatori provoca la malattia del Parkinson", spiega Brad Racette, professore di neurologia alla Washington University School of medicine di St. Louis (Missouri), "Ma è un indizio allarmante che la maggioranza di questi pazienti abbiano sviluppato la malattia a un'età molto più bassa del normale. A causa del lavoro di saldatore hanno sviluppato precocemente i sintomi della malattia".

Il morbo di Parkinson è un disordine motorio progressivo i cui sintomi sono lentezza dei movimenti, e tremore. E benché la predisposizione genetica spieghi alcuni dei casi, circa l'80% delle persone ammalate di Parkinson non hanno una storia familiare di questa malattia. Così è opinione comune che ci siano altre cause, ambientali

I ricercatori di St.Louis sono partiti dalle miniere di manganese : i minatori esposti a inalazioni di manganese sviluppano una condizione chiamata manganismo classificata come una sindrome Parkinson. Anche i fumi sviluppati con le saldature contengono alti livelli di manganese. Il professor Racette spiega che quando un giovane saldatore è capitato da lui convinto di soffrire di manganismo ha voluto indagare di più, perché i sintomi facevano pensare piuttosto al Parkinson. Così, insieme a un gruppo di assistenti, ha identificato 15 saldatori professionali tra i pazienti in cura presso il Centro per i Disordini Motori dell'università. Ne ha confrontato la storia medica e i sintomi clinici con un "gruppi di controllo" di pazienti affetti da Parkinson. I ricercatori hanno constatato che non c'erano differenza tra i sintomi clinici dei due gruppi. L'unica differenza statistica tra i due gruppi era l'età a cui si è manifestata la malattia: 45 per i saldatori, 60 nel "gruppo di controllo". Racette e i suoi colleghi hanno allora esaminato il cervello dei loro pazienti con una sofisticata tecnica di tomografia. E anche questa volta l'analisi non ha rivelato differenza significative tra i due gruppi di pazienti : il gruppo dei saldatori non era affetto da manganismo ma da vero e proprio Parkinson.

Ora i ricercatori sperano di poter presto identificare almeno una delle cause ambientali di una tra le malattie degenerative più diffuse nella nostra vecchiaia. "Il nostro primo obiettivo è dimostrare che il lavoro del saldatore in effetti provoca il male. Poi cercheremo quale degli aspetti di questo lavoro è responsabile".

La ricerca sulle cause ambientali del Parkinson è paragonabile alla ricerca dell'ago in un pagliaio. "Restringendo il fuoco su un preciso gruppo ambientale, Racette e gli altri hanno una maggiore chance di trovare se l'ago esiste", commenta il neurologo canadese Ali Rajput.

dal Il Manifesto - 01 Febbraio 2001 (PAOLA DESAI)


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - 29 gennaio 2001)

La macchina del profitto non va messa in discussione: dopo l'amianto si è diffuso l'uso delle fibre vetrose, altrettanto pericolose.


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - gennaio 2001)

Riconosciuta la malattia professionale: a malincuore.


ALLA RESA DEI "CONTI"
LA LEGGE SULL'AMIANTO

Il 20 dicembre 2000, all'11ª Commissione del Senato, è stato presentato, dopo consultazione delle organizzazioni sindacali e padronali e degli enti previdenziali, un nuovo Testo Unico, elaborato dal senatore diessino Battafarano.

Definiti per legge i lavoratori che possono rivendicare la loro esposizione all'amianto:

"Si intendono per lavorazioni comportanti esposizione all'amianto le seguenti attività:
a) coltivazione, estrazione o trattamento di minerali amiantiferi;
b) produzione di manufatti contenenti amianto;
c) fornitura, preparazione, posa in opera o installazione di isolamenti o di manufatti contenenti amianto;
d) coibentazione con amianto, o decoibentazione o bonifica da amianto, di strutture, impianti o macchinari;
e) manutenzione, riparazione, revisione collaudo o demolizione di strutture, impianti o macchinari coibentati con amianto;
f) movimentazione e manipolazione di amianto o di materiali contenenti amianto;
g) raccolta, trasporto, stoccaggio e messa a discarica di rifiuti contenenti amianto".
( art.2, comma 1)

Una classificazione teorica che insulta la realtà dei fatti. Tutti coloro che hanno magari lavorato in reparti pieni di amianto ma non sono in grado di dimostrare che la loro mansione ne prevedeva l'utilizzo saranno considerati, per legge, come se l'amianto non l'avessero mai visto in vita loro.

Ma non basta : verranno stabiliti anche "criteri e modalità di accertamento"

" Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri e le modalità di accertamento e di certificazione delle condizioni che danno diritto alla prestazione previdenziale di cui al presente articolo". ( art 1, comma 3)

Per individuare, all'interno delle attività formalmente riconosciute, quali sono i lavoratori che potranno pretendere il diritto ai benefici pensionistici, saranno stabiliti ulteriori criteri. Sulla base dell'atteggiamento finora tenuto dall'Inail possiamo immaginarci quanto saranno ulteriormente restrittivi questi criteri.

Tutti i ricorsi legali in corso e anche quelli già riconosciuti ma che decorrono dopo l'entrata in vigore della legge, decadranno.

"Sono fatti salvi i trattamenti pensionistici già liquidati alla data di entrata in vigore della presente legge nonché i trattamenti pensionistici da liquidarsi, con decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, in base a domande di pensione già presentate entro la medesima data. Ai soli fini del riconoscimento di tali trattamenti, si assumono come valide le attestazioni rilasciate dall'INAIL fino alla data di entrata in vigore della presente legge, concernenti la sussistenza delle condizioni di esposizione all'amianto stabilite dalle norme delle quali è cessata l'applicazione ai sensi del secondo periodo del comma 2 dell'articolo 1". ( art. 5. comma 1)

Con queste nuove norme vengono di fatto azzerati anche i vecchi riconoscimenti. Sono fatti salvi, infatti, solo i trattamenti pensionistici già liquidati o che dovrebbero essere liquidati prima della data di entrata in vigore della nuova legge, e le sentenze della magistratura divenute definitive. Tutti gli altri operai, che magari avevano già ottenuto il riconoscimento secondo i criteri della vecchia legge, per poter aver la riconferma dei benefici ottenuti dovranno riaprire il contenzioso legale per verificare se rientrano nuovi "criteri". In questo modo decadranno anche tutte le migliaia di cause in corso per ottenere i riconoscimenti.

Con un tocco finale di incredibile avarizia .........

"La prestazione previdenziale per esposizione all'amianto non è cumulabile con la concessione di periodi di contribuzione figurativa da far valere ai fini della misura dei trattamenti" ( art.1, comma 1)

Se si vuole utilizzare gli anni di abbuono pensionistico dovuti all'esposizione all'amianto, bisognerà, quindi, rinunciare al conteggio degli eventuali periodi di cassa integrazione, di mobilità, di servizio militare, di malattia ed infortunio, di maternità .............

........... e di cinismo.

"Le domande per il riconoscimento della prestazione previdenziale devono essere presentate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge alla gestione previdenziale presso la quale il lavoratore è iscritto". ( art. 1, comma 2)

Trascorsa tale data, si potrà verificare l'assurdo che un lavoratore potrebbe anche aver anche mangiato amianto, ma se non ha fatto la domanda nei tempi previsti, non avrà più alcun diritto. E morire in pace con la legge.

Non lasciamoci fregare!

Il governo di centrosinistra, prima dello scadere della legislatura, vuole approvare questa legge che è offensiva per tutti coloro che, per arricchire i padroni, sono stati costretti a mettere a rischio la loro vita.
Non possiamo stare a guardare. Dobbiamo impedire che questo avvenga.
Dalle fabbriche deve salire una diffusa protesta e una mobilitazione generale. Chi tace, acconsente.

SLAI COBAS ANSALDO


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - dicembre 2000)

Riconosciuta la malattia professionale.
Ma noi non siamo stati a guardare!

A tutt’oggi 11 dei 12 lavoratori per i quali era stata richiesta la malattia professionale  a causa di riscontrate patologie polmonari riconducibili alle fibre di amianto trovate nei bronchi, hanno ricevuto una lettera da parte dell’Inail con l’avvenuto riconoscimento.  
Da quando è esplosa la vicenda di questi lavoratori, non ci siamo limitati a stare a vedere cosa succedeva. Soprattutto dopo che ci siamo accorti che gli esiti diagnostici della Clinica del Lavoro venivano incredibilmente messi in discussione dall’Inail.
Con telefonate e interventi continui del Rls, con lettere firmate dai lavoratori, con presidi e comunicati stampa abbiamo mantenuto costantemente il  fiato sul collo dell’ intera vicenda. L’avvenuto riconoscimento della malattia professionale è un traguardo che non era dato per scontato.

Deduzioni inevitabili.

L’esito di questo riconoscimento ha almeno tre serie di conseguenze che interessano tutti i lavoratori di questa fabbrica e la loro esposizione all’amianto :

1.      La percentuale di lavoratori già oggi trovati portatori di tracce invasive di amianto rispetto alla totalità dei lavoratori esaminati è abnorme.  L’ unica spiegazione scientificamente possibile di questa anomalia è quella che individua nell’ambito di lavoro lungamente condiviso l’unico fattore accomunante questi diversi soggetti.

Prima conclusione : nella nostra fabbrica c’è stata esposizione all’amianto.

2.      I lavoratori contaminati da amianto non appartengono solo a una mansione, ma sono rappresentativi di un po’ tutte le mansioni presenti nei reparti.

Seconda conclusione : le fibre di amianto erano talmente disperse nell’ambiente che, al di là del posto preciso in cui l’amianto era localizzato o dei lavoratori che maggiormente lo manipolavano, ad esso sono stati esposti tutti coloro che erano presenti nell’ambiente.

3.      Tra i lavoratori contaminati ci sono anche lavoratori assunti a ridosso degli anni in cui l’Azienda ha formalmente dichiarato di aver smaltito tutto l’amianto presente.

Terza conclusione : in questa azienda non esiste limite reale di tempo entro il quale calcolare gli anni di esposizione. Prova ne è l’incredibile storia della scoperta a singhiozzo di consistenti presenze di amianto nei reparti lavorativi tutt’ora in atto.

Ultimissime

La logicità delle deduzioni che abbiamo elencato ha trovato un immediato riscontro nelle prime lettere che l’Inail sta inviando ai lavoratori in questione e in cui si attesta l’avvenuta esposizione all’amianto dalla data di assunzione fino ad oggi. 
Se così stanno le cose l’Inail deve procedere a un doveroso riesame del parere contrario all’avvenuta esposizione per tutti coloro che, fin dal 1997 avevano fatto domanda per ottenere i benefici pensionistici.
La corretta e riconosciuta estensione del periodo di esposizione “fino a oggi” mette tutti i lavoratori, anche coloro che essendo stati assunti dopo il 1975 non l’avevano fatta, nella condizione di poter presentare domanda per il riconoscimento dei benefici pensionistici. Urgentemente. 

Incontri misteriosi

Tutti i lavoratori sanno che tra sindacati confederali, Ansaldo e Inail sono in corso da tempo dei ciclici incontri che riguardano il problema amianto. Nessun lavoratore è messo però in condizione di sapere di che cosa si tratta. Le richieste di spiegazione vengono praticamente eluse.
Questo è medioevo sindacale. Una cosa non onorevole per chi lo pratica. Una umiliazione per chi lo subisce.

In assenza di informazioni ufficiali diamo ai lavoratori quelle che noi siamo risuciti a raccogliere.

========

Dal Bollettino di novembre del
Coordinamento Operaio contro l’amianto

Sotto il patrocinio del sottosegretario al Ministero del Lavoro Paolo Guerrini si stanno tenendo a Roma, da tempo, diversi incontri tra Cgil, Cisl, Uil, Inps, Inail e Contarp per affrontare, settore per settore, il problema della regolamentazione delle domande dei benefici pensionistici avanzate dai lavoratori. Abbiamo notizie circa l’indirizzo interpretativo adottato per le aziende del settore materferro (materiale ferroviario). La logica adottata in questo settore dovrebbe comunque essere quella che verrà adottata anche in tutti gli altri. 

La storia che sta a monte di questi incontri.

La legge che prevede i benefici pensionistici era stata pensata per favorire lo smaltimento degli esuberi nelle fabbriche coinvolte nell’estrazione e nella lavorazione dell’amianto che andavano chiudendosi. Ma il dramma dell’amianto ha assunto dimensioni paurose tra moltissimi altri lavoratori che hanno avanzato giustamente richiesta del riconoscimento, almeno, del risarcimento pensionistico previsto dalla legge.
Contro questo dilagare delle richieste di riconoscimento parlamento, padroni, Inail, Inps e sindacati hanno fatto di tutto. Hanno preteso e presi per buoni curriculum lavorativi rilasciati dalle aziende che negavano di aver usato amianto, hanno stabilito fantomatici e ascientifici  “valori limite” di esposizione e ne hanno affidato la rilevazione, a distanza di decenni, al Contarp, organismo dell’Inail ..... 
Ai lavoratori non è rimasta altra strada per far valere i loro diritti che ricorrere alla magistratura. 
Emblematico è stato il comportamento dei sindacati confederali : mentre a livello generale hanno appoggiato e concordato tutti i trucchetti tesi a vanificare la legge, a livello locale hanno promosso la stragrande maggioranza di cause legali. Un’ operazione che ha avuto come risultato quello di evitare che la massa dei lavoratori affiancassero alla strada giudiziaria anche quella, ben più pericolosa, della protesta. Senza trascurare l’enorme giro di affari che ruota attorno ad una massa così ingente di cause nel caso di una sanatoria che le risolvesse d’ufficio. 
Per far comunque fronte a questa massa di ricorsi legali, da tempo l’11ª commissione del senato (presieduta prima dal senatore Tapparo e ora dal diessino Battafarano) sta preparando una legge per modificare i benefici pensionistici previsti dalla legge.
Un’intervento legislativo diretto che dovesse annullare questi contenziosi giudiziari potrebbe provocare però una pesante reazione da parte dei tanti lavoratori interessati e ormai coinvolti e anche il tentivo di far dichiarare incostituzionale dalla Cassazione la legge 257 è andato buco. 
E’ in questo quadro che si collocano gli incontri di cui stiamo parlando e che vedono andare a braccetto, ancora una volta, governo, Inail, Inps e sindacati.
La filosofia di questi incontri pare essere quella di affrontare la questione settore per settore individuando in maniera “certa” i lavoratori  che hanno diritto al riconoscimento ed escludendo tutti gli altri. Da quello che sta succedendo al settore materferro sembra che il criterio che verrà adottato sarà quello di definire astrattamente un elenco di mansioni che verranno riconosciute saltando a piè pari ogni altra possibilità di dimostrare l’oggettiva esposizione subita da altri lavoratori. 
Inoltre non ci sembra di dover escludere la possibile manovra di utilizzare i benefici pensionistici derivanti dall’ esposizione all’amianto per andare incontro alle aziende che hanno problemi di esuberi : fingendo di allargare i riconoscimenti ai lavoratori ma solo là dove è interesse padronale disfarsi di loro.
L’intento è quello comunque di tranquillizzare (parzialmente) i settori operai che più si sono mossi su questo problema per aver mano libera nella stesura di una nuova legge che chiuda definitivamente la gran massa dei contenziosi giudiziari.  

Noi non ci muoviamo in un’ottica egoistica o indivualistica.

Non ci riterremo quindi appagati da una soluzione concordata che andasse a beneficio di alcuni e penalizzasse ingiustamente altri lavoratori.  

E neppure di una via d’uscita “privilegiata” riconosciuta ai lavoratori Ansaldo abbandonando tutti gli altri al loro destino. 

L’esito delle nostre vicende aziendali, da noi assiduamente seguite e denunciate, ci offrono argomenti seri per diffidare chiunque dall’andare a concordare criteri teorici discriminanti nell’ individuazione dei lavoratori che possono avere il diritto di rivendicare i benefici di legge.


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - novembre 2000)

LO SCOPO E’ SEMPRE LO STESSO: FREGARCI

Il 26/7/00, a Roma, presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, si è tenuto un incontro tra OO. SS. Confederali, Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro, INPS Direzione Generale Pensioni, Direzione Centrale INAIL, Responsabili nazionali CONTARP/INAIL con la presenza e il patrocinio del Sottosegretario al Ministero del Lavoro Paolo Guerrini. Ufficialmente, l’incontro è stato indetto per definire un accordo di massima per risolvere il problema delle contestazioni sull’amianto ancora in atto da parte di una moltitudine di operai contro le aziende del settore del materferro (materiale ferroviario). Il Sottosegretario al Ministero del Lavoro Guerrini, ha formulato alla fine dell’incontro, con parere positivo dei partecipanti, “un indirizzo interpretativo del contenzioso esistente per gli stabilimenti di costruzione e per quelli che hanno svolto come attività prevalente o parziale, riparazione e ristrutturazione” dei rotabili ferroviari. Questo “indirizzo interpretativo” del Sottosegretario ha trovato tutti d’accordo, compresa la delegazione presente delle RSU di stabilimento. Solo per gli stabilimenti della “costruzione di motrici” è stato deciso di attuare uno specifico approfondimento nel mese di settembre. Vediamo cosa ci dice l’accordo di “massima”.

COSTRUZIONI : la coibentazione e le altre applicazioni dell’amianto In questo ambito l’accordo afferma che la coibentazione dei rotabili è avvenuta “con molta probabilità fino a tutto il 1983”. Quindi per la valutazione dell’esposizione nelle costruzioni ferroviarie, fino al 1983, “sono riconosciute esposte tutte le aree dello stabilimento operativamente coinvolte nel processo tecnologico che faceva uso di amianto (dai magazzini ai reparti di costruzione), sono escluse le aree amministrative e i servizi di supporto logistico (mense, uffici, guardianie, fattorini, centrali termiche, autisti ...) Dopo il 1983, l’amianto “gradualmente” viene sostituito oltre che nella coibentazione anche nelle altre applicazioni. Quindi, per questo motivo, dal 1984 al 1989 “sono riconosciute esposte solamente le figure professionali che operavano in modo prevalente e continuo all’allestimento delle carrozze strutturalmente finite (ambiente semiconfinato): arredatori, falegnami, fabbri, allestitori, elettricisti, tubisti, saldatori, carpentieri.” Un primo appunto che può essere mosso a questa parte dell’accordo è che, per quanto riguarda la coibentazione, l’eliminazione dell’amianto nel 1983 può valere in linea di massima solo per le lavorazioni F.S. Invece in molte altre lavorazioni si è continuato a utilizzarlo. Un secondo appunto riguarda la limitazione dell'esposizione dopo il 1983 alle sole operazioni di allestimento e queste solo fino al 1989. Primo perché non è vero, come risulta da numerose testimonianze, che queste operazioni siano finite nel 1989, o che siano state compiute da quell'anno in poi in appositi reparti. Secondo, che non sol o i lavoratori menzionati nell'accordo sono stati esposti, ma anche lavoratori di molte categorie escluse; e questo vale per gli anni successi vi al 1983 ma anche, e a maggior ragione, per quelli precedenti, quando cioè l’ amianto era utilizzato non solo per l’allestimento, ma anche per la coibentazione. Per esempio, i lavoratori della mensa hanno subito l'avvelenamento d’ amianto nel momento in cui gli operai interessati alla coibentazione e all'allestimento entravano nei locali della mensa con le tute da lavoro. Non a caso, molti lavoratori della mensa sono stati colpiti da mesotelioma. Inoltre, in generale, “l’ubiquitarietà” dell'amianto, cioè la presenza di polvere d’amianto in tutti i reparti e, in generale, in tutti gli ambienti di fabbrica, non è possibile escluderla né prima nè dopo la fine del suo utilizzo nella coibentazione. E’ vero che la quantità è diminuita quando lo si è utilizzato solo per l’allestimento, ma è anche vero che in ambienti non isolati la polvere di amianto ha avuto la possibilità di disperdersi e quindi per tutti i lavoratori c’ è stato pericolo di avvelenamento. Tra questi lavoratori forse non troveremo tracce di amianto in quantità tali da determinare un’asbestosi, ma le poche fibre che possono scatenare un mesotelioma, queste purtroppo saranno quasi sicuramente presenti. Più in generale, inoltre, in assenza di bonifiche l’amianto è rimasto per anni nelle fabbriche, anche dopo che era scomparso dalle lavorazioni, disperdendosi ulteriormente in tutti gli ambienti (inclusi uffici, mense, ecc.). Un terzo appunto è di ordine generale. Non possiamo non constatare che ci sono voluti tantissimi anni , migliaia di morti, la sopportazione della pratica umiliante dei ricorsi legali per migliaia di lavoratori, prima che lo Stato e le sue Istituzioni riconoscessero alla fine, pur con i limiti su menzionati, che gli operai del materferro sono stati avvelenati in massa fino a tutto il 1983 e la maggior parte di loro fino al 1989, dopo che per anni quello stesso Stato e quelle stesse Istituzioni l'hanno caparbiamente negato, pubblicamente, nelle cause in cui erano chiamati ad esprimersi, nelle risposte alle domande di riconoscimento dell'esposizione che gli operai facevano.

RI PARAZI ONI : Per le riparazioni l’accordo di luglio stabilisce “ il seguente schema di massima”: 
Fino a tutto il 1986: sono riconosciute esposte tutte le aree dello stabilimento operativamente coinvolte nel processo tecnologico che faceva uso di amianto ... sono escluse le aree amministrative e i servizi di supporto logistico (mense, uffici, guardianie, fattorini, centrali termiche, autisti ... )
Dal 1987 al 1990: sono riconosciute esposte solamente le figure professionali che operavano in modo prevalente e continuo alla riparazione, demolizione e bonifica delle carrozze contenenti amianto ... : Squadre addette al rialzo, arredatori, falegnami, allestitori, meccanici, elettricisti, tubisti , saldatori, fabbri , carpentieri, addetti alle pulizie industriali .
Dopo il 1990: sono riconosciute esposte solamente le figure professionali che operavano nelle sale di bonifica/ decoibentazione.
Per i lavoratori che operavano sia nelle costruzioni che nelle riparazioni (unico lingotto) il riconosci mento andrebbe fino al 1986. L’ accordo su menzionato fa “ salvo quanto di più favorevole riconosciuto nei precedenti giudizi.”
Anche su questa parte dell'accordo ci sono, nello specifico, critiche da fare. Prima di tutto, non è assolutamente vero che le riparazioni venissero attuate in appositi reparti attrezzati come una direttiva F.S. del 1983 imponeva. In quasi tutti gli stabili menti questo non è avvenuto neanche dopo il 1986 e, in alcuni, neanche dopo il 1990. La limitazione del riconoscimento dell'esposizione solo ad alcune categorie di lavoratori, sia fino al 1986, che dopo, appare quindi del tutto inaccettabile. Queste “ sale attrezzate” di cui parla l’accordo sono esistite, per la maggior parte, solo nell'immaginazione di qualche “ tecnico” , nella pratica sono state allestite poche volte. Quando è successo, come all'AVIS di Castellammare, gli operai hanno fatto a gara per andarci a lavorare e per un motivo molto semplice: nel reparto scoibentazione si lavorava con gli scafandri e le tute adatte, inoltre il rischio dell'esposizione era riconosciuto dall'azienda. Negli altri reparti, invece, la presenza d’ amianto, pur massiccia, veniva costantemente negata. Quindi, oltre a subire l’ avvelenamento, gli operai dovevano anche subire la beffa (e il danno aggiuntivo) di non vederlo riconosciuto. Altro aspetto negativo che è presente un po’ in tutto il documento Guerrini, è l’idea che, in un qualche modo, l’amianto sia stato presente solo come materia prima nelle lavorazioni. Questo non è assolutamente vero. Esso è stato presente come oggetto delle lavorazioni, ma anche in molti altri modi: per esempio, negli impianti ad alte temperature, nei guanti per i saldatori, in molti tipi di tute, nei tetti dei capannoni ecc. Anche in questi casi l'amianto ha agito scatenando micidiali conseguenze sulla salute. I limiti di quest’accordo sono abbastanza chiari, ma ancora più chiaramente negativi sono gli obbiettivi generali a cui tende. Chiediamoci: per quale motivo, dopo anni di silenzio e di ostracismo, il sindacato, lo Stato, le sue istituzioni e gli industriali hanno pensato di varare, pur con tutti i limiti individuati, una sanatoria generale del problema dell'amianto nel materferro? Forse perché finalmente si è preso atto di questa grande tragedia? Le sofferenze degli operai avvelenati hanno scardinato il muro di indifferenza di politici, industriali e sindacalisti? Niente di tutto questo. Molto più prosaicamente questa gente continua a difendere i propri interessi anche quando apparentemente sembra disposta a concedere qualcosa agli operai. Nel materferro è in atto un processo di concentrazione a livello internazionale che vedrà sopravvivere solo pochi grandi gruppi. L’ Italia non è competitiva. La FIAT ha già venduto all'estero i suoi stabilimenti migliori nel settore, FINMECCANICA si appresta a farlo. Comunque vada un alto numero di operai ed impiegati dovranno essere espulsi, il sindacato e le istituzioni corrono allora in aiuto del padronato e con l’amianto creano i presupposti per una nuova, massiccia, espulsione di manodopera. Questo è sicuramente un aspetto generale fondamentale. Un altro aspetto è rappresentato dal fatto che molti operai  avvelenati dall'amianto sono ormai quasi alla fine del loro periodo lavorativo. Cinicamente, lo Stato, gli industriali e i sindacalisti venduti, hanno calcolato che molti di loro sono già malandati fisicamente ed altri si ammaleranno, avendo le malattie amianto correlate più gravi , una incubazione lunga. Per evitare che gli operai si ammali no o si aggravi no quando sono ancora in fabbrica, si è ben pensato di agevolarne il pensionamento. Un altro elemento che ha spinto verso questa soluzione è il fatto che, oltre ai ferrovieri, il settore del materferro si è dimostrato quello dove il problema dell'amianto era più sentito tra gli operai e il livello di mobilitazione e di lotta era più alto. Altro settore centrale è stato quello dell'amianto/ cemento, quest’ ultimo però con il grosso limite delle fabbriche ormai chiuse. Però, la questione dell'amianto ha coinvolto un po’ tutti i settori industriali , tanto che le stime ufficiali individuano più di due milioni di esposti solo tra gli operai. Calcoliamo che nel solo settore della costruzione di autoveicoli gli esposti sono decine di migliaia. In questi settori però la reazione degli operai è stata minore. In molte fabbriche addirittura il problema è completamente ignorato. Il pericolo reale, che l’azione degli operai del materferro scatenasse una reazione a catena anche negli altri settori, ha sicuramente spinto le controparti a mobilitarsi. Non a caso tutta l’ attività operai a contro l’ amianto ha subito un grande rallentamento dopo l’ accordo di luglio. Tutti i motivi che sono alla base dell'accordo, sono in pratica in difesa degli interessi degli industriali e delle casse dello Stato. Non uno è a favore degli operai. La cosa dovrebbe far riflettere. Come operai del materferro ci hanno avvelenato per anni e alla fine ci hanno negato anche il contentino minimo di andare prima in pensione. Or a che non servi amo più, a loro fa comodo mandarci a casa in qualche modo e possibilmente in silenzio, allora si accordano per darci l'elemosina di un po’ di anni di abbuono per la pensione, ma anche in questo caso non per tutti , ma solo per alcune categorie. Hanno però sbagliato i l oro conti. Il primo motivo è perché i benefici pensionistici rappresentano solo una parte del problema amianto, l'altro aspetto è quello della salute che ci hanno distrutto. Gli operai del materferro, anche in pensione, su questo secondo aspetto continueranno a battersi per farla pagare agli industriali . Il secondo motivo è che questo accordo, anche se è una fregatura, perché rispetto alle dimensioni reali di questo dramma non ricerca una vera soluzione, ma dà solo un contentino minimo per tentare di bloccare l’ iniziativa degli operai contro l’ amianto, crea però un precedente. Esso infatti, pur limitando il riconosci mento solo ad alcune categorie di lavoratori, stabilisce che chi ha avuto a che fare con l'amianto ha diritto ad andare prima in pensione. Come faranno ora a limitarlo al solo settore del materferro? Con questo accordo volevano chiudere definitivamente la questione dell'amianto in Italia. Hanno creato invece il presupposto per allargarla. Ora l’ obiettivo fondamentale degli operai che lottano contro l’ amianto è utilizzare questo accordo per le rivendicazioni negli altri settori, primo fra tutti quello degli autoveicoli.

Dalla padella Tapparo alla brace Battafarano

Malgrado tutti gli impegni formali per accelerare i tempi di una modifica della normativa sui “privilegi” previdenziali dei lavoratori esposti all’amianto (comma 8 dell’articolo 13 della legge 257/92), il parlamento e il governo non sono ancora approdati a nulla di concreto. Eppure moltissime sedute della 11ª commissione del senato sono state impegnate sulla questione. Il senatore Tapparo ha presentato addirittura ben tre Testi Unificati senza che nessuno di questi fosse poi approvato o, addirittura, solo votato in commissione. Attualmente, a Tapparo, dimessosi dalla carica di senatore a causa della sua elezione a consigli ere regionale in Piemonte, è subentrato in qualità di relatore per la commissione, il senatore Battafarano, anche lui dei DS. A Battafarano dovrebbe riuscire il compito in cui ha fallito Tapparo: presentare un Testo Unico di “ riforma” della 257 capace di essere approvato in sede referente dalla 11ª commissione. Prima di analizzare più da vicino le intenzioni del nuovo relatore, vale la pena spiegarsi un po’ i moti vi di questo grosso ritardo dei lavori parlamentari. Già abbiamo avuto modo di sottolineare in pi ù occasioni quali sono le ragioni che spingono il parlamento a mettere mano alla modifica della 257 e che spiegano al tempo stesso i motivi di un tale rallentamento dei lavori parlamentari. La 257 prevede un abbuono pensionistico di 6 mesi per ogni anno di lavoro per i lavoratori esposti. Tale misura fu essenzialmente pensata per favorire lo smalti mento degli esuberi nelle fabbri che coinvolte nel ciclo dell'amianto, investi te da una forte ristrutturazione. Ma il dramma amianto ha tra le file operaie dimensioni paurose. Milioni sono stati i lavoratori esposti e molti (anche se ancora un’ infima minoranza) hanno giustamente richiesto al meno il misero “ risarcimento” che la 257 prevede per loro, un anticipo dell'età della pensione. Contro questo dilagare delle richieste di riconosci mento, parlamento, padroni, Inail , Inps e sindacati hanno fatto di tutto. Hanno preteso curriculum lavorativi rilasciati dalle stesse aziende che negavano di aver usato l’ amianto nelle produzioni, hanno considerato esposti solo gli addetti a particolari mansioni, hanno utilizzato i rilievi dell'organo “ tecnico” Contarp per negare il superamento di fantomatici “ valori l i mite” di esposizione, ecc. Il risultato è stato che alla maggioranza dei richiedenti non è rimasta altra strada che quel la della magistratura per cercare di far valere i propri diritti . Anche qui emblematico è stato il ruolo del sindacato, che, mentre da un lato ha appoggiato tutti quegli accorgi menti e trucchetti che nei fatti hanno vanificato la 257, dall'altro, attraverso i patronati, è stato il principale presentatore di cause. Il sindacato è riuscito così ad un tempo a tenere imbrigliate, “ congelate”, la maggioranza delle cause e ad impedire che gli operai affiancassero alla strada giudiziaria quella ben pi ù peri col osa della protesta, senza trascurare l'elemento non secondario dell'enorme giro di affari che ruota intorno ad una massa così ingente di cause. Un intervento legislativo diretto, teso alla eliminazione di questo contenzioso giudiziario potrebbe certamente suscitare però una notevole protesta fra le fila operaie, le cui conseguenze potrebbero essere imprevedibili , vi sto che qui si tratta di un vero genocidio perpetrato per anni contro gli operai, senza che nessun padrone abbia fatto un sol o giorno di galera per questo. Ecco perché finora, al di l à di tutti gli impegni presi, il parlamento sta movendosi molto lentamente su questa questione. Un tentativo per evitare pericolose reazioni contro partiti e governo è stato quello di far dichiarare incostituzionale la 257 dalla Cassazione, per azzerare il quadro legislativo e per essere, poi, “ costretti” a riproporlo i n versi one estremamente ristretta. Fallito questo tentativo, si è però scelta un’ altra strada, che vede ancora una volta marciare a braccetto padroni, partiti , governo, sindacati, Inail e Inps. Si è deciso di affrontare fabbrica per fabbrica le questioni sul tappeto, allargando, soprattutto dove le aziende sono in cri si , i cordoni della borsa, aumentando i riconosci menti e/o allungando i periodi di esposizione riconosciuta, non senza dimenticare di applicare l’ odiosa pratica discriminatoria dei riconosci menti per categoria e per mansioni, esattamente come era previsto nei falliti Testi Tapparo. In questo senso, l’ accordo sul materferro è emblematico. L’ intenzione è di tenere tranquilli quei settori operai che più hanno combattuto contro l’ amianto, accontentandone al loro interno una minoranza, per poi avere mano libera nella stesura di una nuova legge che chiuda definitivamente la gran massa dei contenziosi giudiziari. A conferma di ciò, basti pensare che mentre per il materferro risulteranno esposti, fino a massimo il 1990, gli operai che hanno di rettamente manipolato materiali contenenti amianto, nessuno si sogna di allargare questo pur misero riconosci mento alle migliaia di operai che hanno fatto lo stesso nel settore automobilistico, dove finora non si è mai sviluppato una lotta contro l’ amianto. Ecco spiegate allora le ragioni della lentezza dei l avori parlamentari. Passiamo invece all'analisi di ciò che ci riserverà il nuovo Testo Battafarano, utilizzando le dichiarazioni di quest’ ultimo e del sottosegretario Guerrini, impegnato in prima fila nel la definizione degli accordi fabbrica per fabbrica di questi mesi. Battafarano, l’ 8 giugno 2000, data della sua nomina a relatore per i disegni di legge riguardanti l'art. 13 della 257/92, ha esordito confermando in pratica ciò che aveva già detto il 2 marzo precedente, commentando il lavoro di Tapparo. 
Per lui, bisogna innanzi tutto fare tre cose: 1) superare (cioè chiudere a danno dei lavoratori) il contenzioso giudiziario esistente; 2) allargare i benefici pensionistici ai settori del pubblico impiego; 3) riconsiderare il limite esistente di 10 anni di esposizione per accedere ai benefici. Cosa concretamente significhi no questi punti lo possiamo facilmente dedurre analizzando il precedente Testo Tapparo che in pi ù occasioni è stato pubblicamente apprezzato dal nuovo relatore. 
1) Per superare il contenzioso si devono individuare in mani era “ certa” gli aventi diritto al riconosci mento, ossi a non si deve più considerare l’ oggetti va esposizione subita, ma si deve ragionare astrattamente per categorie e mansioni, definite probabilmente da un decreto ministeriale, cosa ce nei fatti sta già avvenendo con gli accordi fabbrica per fabbrica. La strada per l’ esclusione immediata della maggioranza degli esposti è così aperta. 
2) L’ estensione ai pubblici dipendenti (non i scritti all'INPS), pur estendendo la platea potenziale dei riconosci menti, viene largamente compensata dalla restrizione della stessa platea, dovuta al meccanismo delle categorie che si vuole introdurre. 
3) Stesso discorso vale con il possibile abbassamento del li mite minimo di esposizione (già abbassato nei precedenti Testi Tapparo, prima a 7 e poi a 8 anni , al di sotto del quale si passava ad un abbuono minore di mesi per ogni anno di lavoro). 
Fin qui siamo incompleta sintonia con l'ultimo Testo Tapparo. L’ unico punto di novità lo ritroviamo nel continuo richiamo di Battafarano al documento, non ancora pubblico, della commissione tecnicoscientifica istituita dal ministero del lavoro per l’ attuazione del decreto ministeriale sui l avori usuranti, per la parte che riguarda i l avori connessi all'amianto. Battafarano vorrebbe armonizzare le modi fiche della 257 con l e decisioni prese dal governo in merito di l avori usuranti. Certo, questo attendere la pubblicazione del documento serve anche a giustificare la lentezza dei lavori dell'11ª commissione, ma il riferirsi alla normativa sui lavori usuranti serve anche ad altro. Il regime pensionistico dei lavori usuranti è notevolmente peggiorativo rispetto a quello previsto dalla 257 per i lavoratori esposti all'amianto. Richiamarsi alla normativa dei l avori usuranti vuol dire che è intenzione del relatore annullare di fatto il regime pensionistico per gli esposti, regolato dalla 257, e sostituirlo con quello dei lavori usuranti. Se e fino a che punto questa operazione avrà un effetto retroattivo non è dato ora sapere, ma già l’ ultimo Testo Tapparo affermava che i benefici pensionistici sarebbero stati concessi solo per le esposizioni precedenti l’entrata in vi gore della legge (aprile'92). Tanto per far capire il clima che tira e le reali intenzioni dei “ nostri ” parlamentari, riportiamo qui di seguito l’affermazione che i l sottosegretario al lavoro, Guerrini ha fatto sull'argomento: “ Egli (Guerrini) condivide pertanto le osservazioni del relatore e del senatore Pelella sulla necessità di verificare puntualmente la contiguità tra le soluzioni prospettate nel regolamento che il Governo metterà a punto, dopo una verifica con le parti sociali , e l'iniziativa legislativa in corso. A tale proposito, suggerisce alla Commissione di valutare l'opportunità di prevedere l'indicazione di un termine finale per la proposizione delle domande per il conseguimento del beneficio previdenziale di cui all'articolo 13, comma 8 della legge n. 257 del 1992” (11ª commissione senato, 486 a seduta del 5 ottobre 2000). Guerrini, così impegnato a “venire incontro” ai lavoratori esposti, definendo iniqui accordi fabbrica per fabbrica e comparto per comparto, ripesca così la vecchia proposta legislativa di un altro parlamentare DS, il deputato Vozza. Per chiudere definitivamente la partita dei riconoscimenti bisogna fissare una data per la domanda per il consegui mento dei benefici pensionistici, passata la quale, pur essendo stati esposti, non si avrebbe più di ritto a nulla.


Informamianto            (bollettino dello SLAI Cobas Ansaldo - 25 ottobre 2000)

Il presidio all’Inail : il senso di una iniziativa

E’ scritta nella nostra memoria sindacale che i lavoratori devono difendere i loro diritti su tutti i fronti possibili : senza rinunciare a scendere direttamente in campo per farsi valere. Del resto è la pratica che anche nel nostro piccolo verifichiamo quando i rapporti con l’Azienda vengono al dunque. Noi pensiamo la stessa cosa valga anche nel contenzioso sull’utilizzo di amianto in questa fabbrica.
La proposta di presidiare l’Inail durante lo sciopero del 6 ottobre si rifaceva a questa elementare convinzione.
Nulla di buono ci si può aspettare quando i lavoratori vengono educati a regredire delegando totalmente ad altri ( siano essi i legali o qualche organizzazione sindacale) la difesa dei loro diritti, e si lascia loro solo il ruolo di stare a guardare aspettando speranzosamente l’esito di qualche trattativa o il pronunciamento di qualche giudice illuminato.

Un sasso nello stagno

La presenza arrabbiata e inusuale dei lavoratori delle fabbriche ex Breda nei locali dell’Inail di Milano, al di là dell’incontro formale concessoci dal dirigente, è stata un autentico sasso gettato nello stagno. Stiamo registrando che da quel giorno all’Inail si è innescata, nei confronti della vicenda dell’amianto nei reparti Ansaldo, una nervosa agitazione. Pur in un contesto di neanche troppo nascosta incazzatura per l’incursione e per le denunce contenute nel volantino divulgato anche alla stampa, il nostro problema sembra essere emerso dal fumoso nascondimento in cui era relegato da mesi.
E questo è senz’altro meglio della stagnante situazione in cui ci trovavamo.

Le loro contraddizioni.

La messa in discussione da parte dell’Inail degli esiti diagnostici a cui era pervenuta la Clinica del Lavoro sui 14 lavoratori cui erano state riscontrate placche pleuriche e fibre di amianti nei bronchi è una delle contraddizioni che l’iniziativa del 6 è riuscita a far venire a galla. Se a questa diagnosi fosse pervenuto un qualunque studio medico privato era piu’ che comprensibile la pretesa dell’Inail di fare un controllo in proprio. Ma si dà il caso che la Clinica del Lavoro di Milano sia universalmente riconosciuta come una delle strutture piu’ competenti in materia e alla quale numerose sedi Inail sparse per l’Italia si rivolgono. Piaccia o no a lorsignori, dietro la richiesta fatta dall’Inail ai 14 lavoratori di sottoporsi a un ulteriore esame presso la radiologia del Fatebenefratelli si nasconde una oggettiva presunzione di sfiducia nei confronti degli esisti disgnosticati dalla Clinica del Lavoro. E’ evidente che se tra i due percorsi diagnostici emergeranno delle differenze espoderà un contrasto sulla reale competenza scientifica dei due enti. 
I 14 lavoratori non sono ancora entrati in possesso, nonostante ufficiale richiesta, degli esiti di questo secondo esame. E in ogni caso non si rassegneranno a arrangiamenti che dovessero inspiegabilmente modificare la diagnosi con cui convivono ansiosamente da ormai un anno.
Grazie alla nostra iniziativa del 6 ottobre questa contraddizione è ormai sotto gli occhi di tutti e non potrà piu’ essere gestita nella clandestinità.

Valenza generale

Dietro la vicenda dei 14 lavoratori si nasconde però un problema che interessa anche tutti i lavoratori che si sono trovati costretti ad aprire ricorsi legali per ottenere il riconoscimento dei benefici pensionistici previsti dalla legge per i lavoratori esposti all’amianto.
Se infatti l’Inail dovesse riconoscere che su 120 lavoratori indagati ben 14 portano già oggi le tracce di un’aggressione dovuta alle fibre di amianto, ciò rappresenterebbe un dato fortemente spendibile anche sul fronte generale.
La sproporzionata percentuale di contaminati trovata su gente accomunata solo dal fatto di aver lavorato per anni negli stessi reparti lavorativi, sarebbe un argomento inoppugnabile a favore dell’effettiva presenza di amianto in Ansaldo. Che Ansaldo neghi ridicolmente questo fatto lo possiamo ben comprendere : tutela vigliaccamente i propri interessi e le proprie inadempienze. Ci turba però pensare che l’Inail, utilizzando in maniera pedantemente burocratica le procedure di legge, possa farlo per gli stessi biechi motivi. 
Nel volantino distribuito all’Inail chiedevamo che fosse tolta all’Inail la competenza in ordine alla valutazione del danno perché dava l’impressione di comportarsi come una volgare assicurazione di autoveicolo e tirare a risparmiare. Questa denuncia-richiesta è stata mal digerita in alto. Essa aspetta solo di essere superata dai fatti.


"SALUTE E SICUREZZA"

Manuale operativo per le lavoratrici ed i lavoratori

a cura della Commissione Salute e Sicurezza

(chi ne desidera copie le può richiedere allo SLAI Cobas di Milano - tel/fax 02/8392117)


Segnaliamo un utile documento dal titolo

LINEE GUIDA per l'APPLICAZIONE del D.Lgs 626/94

a cura del Coordinamento delle Regioni e delle Province autonome
con la collaborazione dell'ISPESL e dell'Istituto Superiore di Sanità

Chi fosse interessato a consultarlo può richiederlo alla sede di Milano.

 

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