Sindacato Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
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P.IVA 96007330796Al Prefetto di Vibo Valentia
Al Sindaco del Comune di Serra San Bruno
All’Assessore al personale del Comune di Serra San Bruno
Al Segretario Generale del Comune di Serra San BrunoOggetto: dichiarazione dello stato di agitazione.
Visto l’accordo di concertazione sottoscritto in data 20 marzo 2008 dall’Amministrazione comunale di Serra San Bruno e dai segretari confederali di CGIL e CISL, riguardante la procedura per la modifica delle qualifiche e le tipologie d’utilizzo dell’orario settimanale di servizio dei lavoratori Lsu/Lpu del Comune di Serra San Bruno;
considerato che:
l’accordo è stato siglato tra le parti senza che i lavoratori siano stati informati preventivamente;
i contenuti dell’accordo apportano un sostanziale peggioramento dei diritti dei lavoratori rispetto a quanto previsto dal Disciplinare regionale di utilizzo, introducendo una forte flessibilità dell’orario di lavoro e una discriminazione nella possibilità di miglioramento delle qualifiche;
le sigle sindacali firmatarie contano solo una piccola minoranza di iscritti tra i lavoratori Lsu/Lpu del Comune, mentre non è stata consultata la scrivente O.S. maggiormente rappresentativa tra i lavoratori in questione;
in due assemblee successive alla firma dell’accordo, convocate dai sindacati firmatari, i lavoratori hanno chiaramente espresso la loro contrarietà, confermata anche da una richiesta di ritiro firmata da oltre due terzi degli interessati.
La scrivente O.S. dichiara lo stato di agitazione per l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, riservandosi la proclamazione dello sciopero per l’immediato ritiro dell’accordo, ai sensi dell'art. 2 comma 2 della legge 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
Serra San Bruno, 24 aprile 2008p. Slai Cobas Serre Calabre
Comunicato stampa
Il 20 marzo scorso è stato firmato un accordo (reso noto solo dopo due settimane) tra L’Amministrazione comunale di Serra San Bruno e i rappresentanti provinciali di CGIL e CISL, che ha per oggetto la procedura di modifica delle qualifiche dei lavoratori precari Lsu/Lpu e nuove disposizioni in materia di orario di lavoro.
Tralasciando per il momento la questione della modifica delle qualifiche, che nelle intenzioni dei firmatari dovrebbe rappresentare un “contentino”, ma che è legata ad una poco convincente procedura burocratica e che nella migliore delle ipotesi riguarderà solo una piccola minoranza di precari, il punto centrale dell’accordo è l’orario di lavoro.
Il Disciplinare in vigore, che regola i rapporti tra Lsu/Lpu e gli Enti di appartenenza e che è stato approvato dalla Regione e dagli stessi sindacati confederali, prevede che il normale orario di lavoro vada da lunedì a venerdì e che in caso di orario giornaliero frazionato tra mattina e pomeriggio, l’intervallo non sia superiore ad un’ora.
L’accordo prevede invece espressamente il lavoro notturno, domenicale e festivo, e la possibilità di spezzare la giornata lavorativa in due parti con un intervallo di quattro ore (cosicché un operaio svolgerebbe la sua giornata di sei ore in un periodo di dieci ore). E’ previsto che il Comune paghi le maggiorazioni per i notturni e i festivi effettivamente lavorati ma, considerando il ritardo cronico nel pagamento di spettanze varie, per i precari c’è poco da stare allegri. Il fatto che il Comune possa richiedere le prestazioni lavorative festive solo “in caso di esigenze momentanee e particolari” non rappresenta una garanzia, in una situazione in cui l’emergenza e la provvisorietà sono la regola.
Già un anno fa era stato firmato un pre-accordo che tra l’altro prometteva il pagamento dell’indennità di missione agli addetti al trasporto dei rifiuti presso la discarica di Lamezia, dato che i precari Lsu/Lpu, sempre secondo il Disciplinare, non potrebbero svolgere le loro mansioni fuori dal territorio comunale. I lavoratori hanno continuato a portare i rifiuti a Lamezia, ma nessuno di loro ha mai ricevuto un centesimo.
La sostanza dell’accordo sottoscritto è quindi l’imposizione di una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro, con una perdita secca di diritti dei precari che non avranno la possibilità di opporsi all’arbitrio della controparte che già in passato si è distinta con ordini di servizio e trasferimenti dal chiaro intento punitivo. Viene inoltre confermata la prassi consolidata di firmare accordi senza che i lavoratori interessati sappiano niente, senza che né i loro sedicenti rappresentanti sindacali né gli amministratori comunali si preoccupino di chiedere il loro parere vincolante su questioni che li riguardano direttamente, anche perché sanno di non averne il consenso, come ha verificato di persona il rappresentante della CGIL duramente contestato in assemblea.
Precedentemente l’Amministrazione comunale aveva approvato la privatizzazione della gestione e manutenzione dell’illuminazione pubblica per un periodo di venti anni. Al di là del fatto, certamente non secondario, che le privatizzazioni dei servizi pubblici, per esperienza comune, si sono sempre risolte in un peggioramento degli stessi servizi e in un aumento dei costi per i cittadini, c’è un altro aspetto della questione che nessun gruppo politico, né di maggioranza né di opposizione, ha preso in considerazione.
I servizi pubblici di pertinenza del Comune (acqua, illuminazione, rete fognaria, strade, rifiuti ecc.) sono i settori nei quali dovrebbero trovare posto i precari Lsu/Lpu in una prospettiva di stabilizzazione. Del resto, da oltre un decennio questi servizi sono in larga misura garantiti (gratis per il Comune) dagli Lsu/Lpu. Ma se invece i servizi vengono privatizzati che prospettive di stabilizzazione ci sono?
Oggi si privatizza l’illuminazione pubblica, domani magari la manutenzione di rete idrica, fogne e strade, mentre intanto si calpestano i diritti dei lavoratori con accordi sottobanco e si fa finta di niente davanti alle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza sul posto di lavoro a dir poco indecenti.
I fatti concreti e le tante promesse non mantenute degli ultimi anni dimostrano a sufficienza che la soluzione del problema della precarietà non rientra nei programmi effettivi della “casta” politico-sindacale, al di là del diluvio di parole che ci cade addosso nelle campagne elettorali. Di questo i lavoratori devono tenere conto e fare affidamento solo sulle proprie forze.Slai Cobas Serre Calabre
Serra San Bruno, 08/04/2008
Da: Giornale di Calabria
PROSERPINA SPA: SCIOPERO
I dipendenti della Proserpina spa, occupati nella raccolta differenziata dei rifiuti nei cinquanta comuni del Vibonese, si sono barricati negli uffici dell'azienda per protestare contro la decisione della società di sospendere il servizio.
Da cinque giorni a questa parte, i lavoratori, messi in mobilità, pur di non restare con le mani in mano, svolgevano lavori di manutenzione nel capannone di località Aeroporto, ma ieri mattina, guidati dal coordinatore provinciale dello Slai Cobas Nazzareno Piperno, hanno occupato la sede dell'azienda.
Vazzana (VV): smascherate le trame della Ecocall di Vazzano ma il Tribunale di Vibo Valentia ordina al padrone la riassunzione di Domenico Martelli e non la reintegrazione!
Comunicato stampa Slai Cobas
Ci risiamo.
Per la seconda volta in pochi mesi il Giudice del Lavoro di Vibo Valentia ha smascherato l'inconsistenza e l'illegalità delle trame ordite dalla Ecocall di Vazzano al solo fine di liberarsi di un lavoratore non gradito colpevole evidentemente di essersi fatto sparare mentre svolgeva il proprio lavoro.
Stiamo parlando della vicenda di Martelli Domenico, lavoratore in forza alla Ecocall di Vazzano che annovera tra i suoi soci imprenditori del calibro di Pippo Callido, Antonio Gentile e Rocco Letizia, tra l'altro esponenti di spicco dell' Assindustria di Vibo Valentia, che, evidentemente, non hanno niente di meglio da fare che combattere una guerra personale nei confronti di un singolo lavoratore.
Non altrimenti può spiegarsi l'accanimento con cui da oltre un anno l'azienda ha preso di mira il Martelli non fermandosi di fronte a nulla pur di liberarsi della sua presenza poco gradita per motivi francamente incomprensibili.
L'unica colpa del Martelli, infatti, è quella di essere rimasto vittima anni fa di un ferimento all’interno dell’azienda medesima le cui conseguenze è destinato a portare con sé per tutta la vita.
Al ritorno dalla convalescenza l'azienda provvide subito a dare il bentornato al lavoratore dicendogli chiaramente che il rapporto si sarebbe dovuto interrompere a causa delle sue condizioni di salute!!!
Di fronte al legittimo rifiuto del Martelli delle nuove penalizzanti condizioni impostegli, cominciò per lui un periodo molto difficile all'interno dell'azienda che culminò nel dicembre 2006, in un clamoroso licenziamento, prontamente impugnato ed annullato dal Giudice del Lavoro con un provvedimento poi confermato anche dal Tribunale in sede di reclamo.
Morale della favola: lavoratore reintegrato ed Ecocall smascherata nelle sue reali intenzioni.
Ma chi pensava che il discorso tosse finito là si sbagliava.
Poteva mai la Ecocall e con essa i suoi “potenti” soci - Callipo, Gentile, Letizia - ¬accettare la sconfitta da parte di un singolo lavoratore?
Giammai.
Ed ecco che di fronte all’apparente normalizzazione della situazione, l'azienda brigava nell'ombra per cercare altre strade per disfarsi del lavoratore.
Manovre culminate in un ulteriore licenziamento intimato nel mese di agosto 2007 a pochi mesi dal precedente!
Incredibile: due licenziamenti a carico dello stesso lavoratore intimati in pochi mesi. Se non è persecuzione questa!
Ma andiamo avanti: nuova impugnazione, nuova causa e nuovo provvedimento di illegittimità del licenziamento emesso nello scorso mese di dicembre 2007, con un nuovo clamoroso smascheramento delle intenzioni dell'azienda disposta a tutto anche a perdere la faccia pur di allontanare il lavoratore.
L’unica differenza -che a ben vedere finisce con il rendere ancor più palesi le vere intenzioni dell'azienda - è che il Giudice del Lavoro, in questa occasione, con la propria decisione, ha ritenuto applicabile la tutela obbligatoria invece di quella reale e, quindi, non ha disposto la reintegrazione ma la riassunzione.
Obbligo del quale l'azienda può liberarsi pagando al lavoratore l'indennità prevista dal medesimo Giudice, ed evitando cosi la riassunzione.
E che cosa ha fatto l’Ecocall? Neanche a dirlo: lungi dal riassumerlo ha deciso guarda caso di liberarsi di lui pagandogli l'indennità!
Più palese di cosi non crediamo potesse manifestarsi la vergognosa intenzione dell’Ecocall di liberarsi del lavoratore.
Inutile dire che non è finita qui: il provvedimento verrà impugnato dallo Slai Cobas perché se a marzo 2007 l’Ecocall rientrava nel campo di applicazione della tutela reale, per come stabilito dallo stesso Tribunale, non si vede perché ad agosto 2007 la stessa debba rientrare nell' ambito della tutela obbligatoria.
A ciò si aggiunga che il lavoratore Martelli, sabato 12 gennaio 2008, è stato invitato per rendere testimonianza della propria clamorosa ed aberrante vicenda dal Coordinamento Nazionale dello Slai Cobas per decidere in quella sede tutte le iniziative da intraprendere a tutela del lavoratore e contro l’Ecocall.
Ciò che preme sottolineare in questa sede è come ancora una volta il licenziamento ¬- che non è niente di più di un pretesto - sia stato dichiarato illegittimo e come le reali intenzioni dell'azienda siano state da sempre quelle di liberarsi ad ogni costo e con qualsiasi mezzo del Martelli.
Perché - e questo non può negarlo nessuno - in Calabria i lavoratori che vengono sparati durante il lavoro e dentro i locali dell’azienda devono essere allontanati e colpiti a costo di farne una guerra personale in cui senza alcuna vergogna, imprenditori cosiddetti di successo sono disposti a perdere la propria faccia ed il proprio nome, proprio quegli stessi imprenditori che come Pippo Callipo parlano di legalità ad ogni piè sospinto salvo, poi, perseguitare un povero lavoratore.
Ancora una volta Davide contro Golia, ma chi ne conosce la storia sa come è finita!Vibo Valentia, 07-01-2008
Il Coord. prov. dello Slai Cobas
Piperno NazzarenoSlai Cobas
Sede provinciale di Vibo Valentia Via G. Murat, 14 Tel/fax 0963 45089
Sede Legale: Via Olbia,24 Pomigliano D'arco (NA) Tel/Fax 081 8037023
Sede Nazionale: Viale Liguria, 49 – 20143 Milano Tel/Fax 02 8392117
dallo SLAI Cobas Calabria (archivio 2006-2007)