Archivio SLAI Cobas Calabria
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COMUNICATO STAMPA

La bozza di piano sanitario regionale presentato dall’assessore Lo Moro e sbandierato come il toccasana per risolvere finalmente la ormai cronica precarietà in cui versa la sanità in Calabria, non è altro che fumo negli occhi.
Vengono previsti sostanziali tagli ai servizi sanitari, mentre viene invece mantenuta praticamente intatta l’inutile e costosa macchina burocratica che ha costi uguali se non superiori solo a quella politica. Si continua inoltre con l’aziendalizzazione, con i sistemi incentivanti, con le privatizzazioni, e si accentua il processo di centralizzazione delle strutture, quando è proprio tutto questo che ha affossato la sanità calabrese.
E per spargere questo fumo si inscenano convegni pubblici, come quello di domenica scorsa a Serra San Bruno, dove a parlare sono solo gli interessati difensori del piano sanitario e viene negato il dibattito (a loro dire per ragioni di tempo) per tacitare qualunque voce critica. Si materializza così (ma solo nella mente dei relatori) una sanità da fantascienza mentre la realtà è sotto gli occhi di tutti: gli ospedali vengono depotenziati e sostanzialmente chiusi (vedi Soriano e Chiaravalle trasformati in centri di lungodegenza, per non parlare di Nicotera, tanto per rimanere nella nostra zona).
L’ospedale di Serra San Bruno, secondo i difensori del piano sanitario, viene potenziato, ma la realtà dice il contrario. Rimane un ospedale per acuti, ma in quali condizioni?
Le UU.OO. presenti sono tali solo sulla carta, impossibilitate a funzionare normalmente per mancanza di personale e attrezzature medicali; quello che viene ancora garantito lo si deve alla volontà dei pochi operatori rimasti. L’atto aziendale del marzo scorso ha depotenziato l’U.O. di ostetricia-ginecologia e punto nascita da struttura complessa a struttura semplice (il che significa minore capacità operativa), struttura che poi è stata chiusa e non si sa quando riaprirà.
Il P.S.R. fa passare per aumento di posti letto quella che in realtà è una sostanziale diminuzione: se si va a leggere gli atti ufficiali regionali relativi alle dotazioni organiche e al numero dei posti letto per l’ospedale di Serra San Bruno i posti letto dovrebbero essere 119 (ma in realtà sono solo 69). Il piano sanitario ne prevede 82, 37 in meno rispetto a quelli previsti attualmente. Quanti saranno i posti reali futuri? Ci sarà il potenziamento in termini di personale e di attrezzature per permettere il regolare funzionamento dei servizi o, al di là delle promesse, perdurerà l’attuale situazione di precarietà? Quali UU.OO. complesse saranno mantenute? Alla fine ci potremmo trovare con le sole UU.OO. di medicina e cardiologia e con una chirurgia a mezzo servizio, cioè più o meno la stessa situazione dell’ospedale di Soriano Calabro, che si avvia ad essere trasformato in centro di lungodegenza.
Quando finirà la fase dei convegni e delle parole, a questi interrogativi bisognerà rispondere con i fatti e tutti i nodi verranno al pettine. Staremo a vedere.

SLAI – Cobas Serre Calabre

Serra San Bruno lì 19/06/2007


APPOSTI I SIGILLI ALLA MARLANE DI PRAIA A MARE

Dopo un ventennio è giunta a termine a Praia a Mare la politica affaristico-industriale della multinazionale del tessile Marzotto S.p.A., mettendo fine in questo paese del sud alla colonizzazione del lavoro ad opera d’imprenditori attratti fondamentalmente dalla disponibilità di risorse pubbliche elargite in nome d’un improbabile sviluppo.
La “Caporetto” per il gruppo vicentino è stata lo SLAI Cobas, da dieci anni in lotta contro gli arroccamenti in unitarietà d’intenti tra proprietà, istituzioni locali e sindacati confederali. Ma tutto ciò non è bastato se la Marlane – questo il nome della fabbrica praiese – ha pagato comunque il prezzo della delocalizzazione al pari di altre aziende già appartenute al gruppo Lanerossi.
Della Marlane e delle sue implicazioni si è detto molto. Già interessata da innumerevoli interrogazioni parlamentari per le sue estemporaneità, dalle assunzioni nonostante fosse interessata reiteratamente dalla cassa integrazione alla mancata assunzione di personale diversamente abile, al nepotismo senza freno, al trascurato rientro dei lavoratori espulsi nelle ripetute ristrutturazioni, ai finanziamenti illeciti e tra questi anche quelli ottenuti dal locale patto territoriale.
E poi le morti bianche nel tessile, sollevate per primi in Italia proprio dallo Slai Cobas, perché in tema di decessi per neoplasie tumorali questa fabbrica vanta un triste primato forse paragonabile soltanto a località molto più “blasonate”. Ma la costanza paga perché, dopo le iniziali disattenzioni della magistratura, ora la questione viene vista sotto un’ottica diversa e le denunce dello Slai hanno avuto un seguito come dimostrano i cinque avvisi di garanzia a dirigenti e tecnici con l’imputazione per truffa ed omicidio colposo e i saggi di scavo nell’area di pertinenza col rinvenimento di sostanze chimiche occultate che spaziano: dal cromo esavalente al piombo, al mercurio, all’anilina, alle ammine aromatiche, e quant’altro.
Sventati al momento anche i propositi di alcuni pseudo-industriali, pronti a ghermire ciò che resta della fabbrica e dell’areale di pertinenza normato allo scopo di finalizzarlo allo sfruttamento turistico balneare.
Ma non sono mancati i tentativi di manipolare le prove ed è forse proprio questo il motivo della recente apposizione dei sigilli all’area ed al capannone da parte della Procura della Repubblica di Paola.
Ora si attende la fissazione della prima udienza presso il tribunale paolano, e con essa la formalizzazione della Parte Civile da parte del sindacato che sottolinea sarà presente in ogni fase del procedimento.

Slai Cobas Marlane

giugno 2007


Da: Il Giornale di Calabria, 24-5-2007

Ucciso mentre lavora a Vibo
Un netturbino schiacciato da un’auto contro l’autocompattatore.
Ferito un collega

VIBO VALENTIA. È di un morto e due feriti il bilancio dell’incidente avvenuto intorno alle 4 di ieri mattina nel centro abitato di Vibo Valentia, tra un’autovettura ed un autocompattatore della “Proserpina”, la società a capitale pubblico e privato che ha in appalto la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Oltre al netturbino Gianfranco Carfì, 41 anni, che è morto quasi sul colpo dopo essere stato schiacciato contro il mezzo per la raccolta dei rifiuti da una Fiat Panda guidata da Giuseppe Russo, dipendente di una società di vigilanza rimasto anch’egli ferito, c’è un altro netturbino, Domenico Fortuna, 35 anni, che è stato colpito di striscio mentre si trovava accanto al suo compagno di lavoro Carfì e che a sua volta è stato ricoverato in ospedale. Per poter disincastrare l’autovettura si è reso necessario anche l’intervento dei vigili del fuoco che hanno lavorato fino alle 7 di ieri mattina. Gianfranco Carfì, da tutti ritenuto una lavoratore esemplare, lascia la moglie, una casalinga di qualche anno più giovane e due figlie, una di 4 ed un’altra di 15 anni. Nella mattinata di ieri il coordinamento provinciale Slai Cobas, che con la “Proserpina” ha da poco chiuso una vertenza sindacale, ha emesso un comunicato stampa in cui, fra l’altro, scrive che “a morire questa volta è uno di quei lavoratori che spesso, senza riflettere, vengono definiti assenteisti. Gianfranco Carfì muore perché un altro lavoratore, mentre è alla guida di un auto di un istituto di vigilanza, svolge il proprio lavoro. Ma qualcuno ha mai indagato - si chiedono i Cobas - su quante ore di lavoro sono costretti a fare di seguito e di notte, se è vero che è stato un colpo di sonno a provocare l’incidente?. Ci riteniamo parte lesa - continua il comunicato - e faremo tutto ciò che è possibile affinché fatti del genere non avvengano più. Non lasceremo comunque la famiglia Carfì da sola. Faremo di tutto per garantire il pieno sostegno”.


Da: Il Giornale di Calabria, 20-4-2007

Futuro incerto per i lavoratori della “Certosa”

VIBO VALENTIA. Resta ancora incerto il futuro dei venticinque lavoratori della società “La Certosa” di Polia, che si occupa dell’imbottigliamento e vendita di acqua minerale, nonostante un secondo incontro in Prefettura, avvenuto alla presenza del vice prefetto Marilisa Magno, dei rappresentanti sindacali della Cgil, dello Slai-Cobas e della Cisl, dell’amministratore delegato della società e del primo cittadino di Polia, Giuseppe Malta. Un incontro conclusosi con il classico “nulla di fatto”. L’unica cosa certa è un’ennesima riunione, questa volta con la Confindustria, che si terrà il prossimo 24 aprile. Ad attendere l’esito dell’incontro di ieri mattina di fronte alla Prefettura, tutti i lavoratori dello stabilimento di Polia, i quali, a fine mese, se non si trovano soluzioni di garanzia, rischiano il licenziamento. Da dieci mesi, fra l’altro, non percepiscono più lo stipendio. “Non percepiamo lo stipendio ormai da mesi - hanno detto i lavoratori presenti - ma stiamo andando avanti con sacrifici personali, pur di continuare a lavorare. Non esiste altra alternativa. L’azienda ci ha sempre tenuto all’oscuro di tutto. Solo in questa fase finale, ci siamo resi conto di quanto sta avvenendo”. Ciò che è certo, è che entro il 30 aprile, l’attuale società minaccia di andare in liquidazione. Questa fase per i lavoratori è poco chiara, poiché rimane da capire il grado di tutela che viene loro garantito. L’unica possibilità è rappresentata da una società siciliana che potrebbe subentrare, ma la nuova azienda sembra stia ponendo, quale condizione iniziale, la mobilità per 10 o 12 dei 25 lavoratori. Cosa che difficilmente potrà essere accettata dai sindacati. Intanto, il segretario intercomunale del Prc di Polia, Giacomo Pizzonia, presente anch’egli insieme ai lavoratori, si schiera apertamente al loro fianco.


COMUNICATO STAMPA

Il 16 aprile 2007, con atto a firma congiunta (nota prot. n. 1/07), i direttori dei dipartimenti Materno-Infantile e Chirurgia dell’Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia, rispettivamente il dott. Leonardo De Luca e il dott. Francesco Miceli, hanno decretato la chiusura in un colpo solo delle Unità Operative di Ostetricia – Ginecologia e Pediatria dell’Ospedale di Serra San Bruno. E’ l’ennesimo tentativo, se il buongiorno si vede dal mattino, di creare le condizioni per la chiusura totale del ospedale serrese in quanto tale.
Premettiamo che già le attività chirurgiche e ostetrico–ginecologiche erano rimaste ferme per circa 2 mesi a partire dal gennaio 2007 in quanto, nonostante si sapesse che dal 15 gennaio 2007 l’attività presso le sale operatorie poste al primo piano dell’ ospedale serrese sarebbe stata interrotta per ristrutturazione e messa a norma, i lavori per la sistemazione della sale operatorie provvisorie non venivano avviati con l’anticipo necessario, come sarebbe stato necessario per evitare un’interruzione di pubblico servizio.
Questi fatti erano comunque superati con la disposizione del 27 febbraio 2007 che, appunto in attesa della ristrutturazione definitiva delle sale operatorie, avviava le attività in urgenza – emergenza di Ostetricia – Ginecologia nonché quelle di Chirurgia Generale (dopo gli opportuni lavori e collaudi) presso la sala operatoria e la sala parto provvisorie situate al 2° piano dell’ospedale, garantendo cosi un minimo di assistenza sanitaria anche alla popolazione delle Serre Calabre.
Lo stesso management, in una conferenza stampa garantiva che a breve vi sarebbe stato il perfetto funzionamento dell’intera struttura nel suo complesso.
La nota prot. n. 1/07 è quindi nettamente in contrasto con quanto disposto e garantito dal management aziendale, anche se i due sceriffi vibonesi cercano di far apparire il provvedimento di sospensione delle attività come un fatto temporaneo in attesa della ristrutturazione delle sale operatorie, dell’adeguamento del personale medico e dell’imminente inizio dei lavori della sala parto; inoltre la decisione viene giustificata con il basso indice di natalità rilevato in questi ultimi mesi. Di fatto, invece, decretano la fine della Ostetricia – Ginecologia e Pediatria e preparano il terreno per la chiusura della Chirurgia.
Perché sono state spese diverse migliaia di euro per la sistemazione delle sale operatorie e parto provvisorie se poi i servizi vengono chiusi? Con quale coraggio ancora si parla di futuro adeguamento del personale medico se quello assunto per Serra viene dirottato a Vibo, se si trasferisce altro personale senza sostituirlo e se ad altri viene interrotto il rapporto di lavoro sia pure a tempo determinato? Ed inoltre, quale indice di produttività possono avere le unità operative in un ospedale se le loro attività vengono interrotte continuamente?
Chiediamo che il direttore generale dimostri la sua estraneità al provvedimento, revocandolo e revocando gli incarichi dei direttori di dipartimento De Luca e Miceli che, invece di risolvere i problemi, li stroncano alla radice, comportandosi come i pistoleri del Far West che sopprimevano il cavallo azzoppato invece di curarlo.
Che l’intenzione della dirigenza dell’A.S. n. 8 e della politica vibonese sia quella di sopprimere l’ospedale di Serra San Bruno è un fatto ormai arcinoto, come è noto che per riuscirci stanno utilizzando tutti i mezzi possibili; se ancora il criminale disegno non è riuscito lo si deve a chi finora si è opposto con fermezza, sin dalla grande manifestazione del dicembre 1996. La situazione è oggi più difficile, considerato che la giunta regionale ha eliminato le tutele per gli ospedali montani.
Noi continueremo comunque la nostra battaglia, non accetteremo passivamente che si spadroneggi e si umili pubblicamente la dignità della popolazione delle Serre Calabre. Ai politici del territorio, in particolare a quelli di centrosinistra che governano dappertutto e che si ergono a paladini dei diritti dei più deboli - e invece dimostrano con i fatti che gli interessi che difendono sono altri - diciamo che siamo stufi della loro demagogia, delle loro vuote promesse, dei loro periodici giri turistici nell’ospedale a scopo propagandistico. Chiediamo invece a tutti coloro che sono seriamente interessati alla difesa dei servizi pubblici in generale e dell’ospedale in particolare, di unirsi a noi nella lotta per la salvaguardia dei diritti del popolo delle Serre Calabre: l’unica lotta che si perde è quella che non si fa.

Serra San Bruno, 16/04/2007

Coordinamento Serre Calabre
SLAI – Cobas


20-3-2007 - VITTORIA DELLO SLAI COBAS DI VIBO VALENTIA
REINTEGRATO DOMENICO MARTELLI ALLA "ECO CALL" DI VAZZANO (Vibo Valentia)

Così si è conclusa la vicenda dell'operaio licenziato, con il deposito della sentenza che lo ha reintegrato nel posto di lavoro.
Seguirà un comunicato dello Slai di Vibo Valentia, dove sabato scorso si è tenuta un'iniziativa con Mara Malavenda del coordinamento nazionale.

Riportiamo sotto il comunicato in sostegno a Domenico Martelli diffuso dal coordinamento nazionale dopo l'ultimo incontro di Roma.


Operaio subisce un attentato in azienda; e ora lo licenziano!
Due anni fa alcuni operai furono feriti da diversi colpi di fucile sparati a Vazzano (Vibo Valentia) contro la fabbrica Ecocall, azienda che ha come socio Filippo Callipo, ex presidente regionale di Confindustria. Altri colpi furono poi sparati contro le finestre dell'edificio. L'operaio DOMENICO MARTELLI rimase gravemente ferito all'addome e agli arti, e ancora oggi deve sottoporsi a continue operazioni chirurgiche in Francia. Il 12 dicembre scorso il padrone ha licenziato Domenico, colpevole di rivendicare l'applicazione del contratto di lavoro!
Dopo l'attentato di 2 anni fa furono utilizzate dall'Ecocall sei guardie giurate della Vigilanza Italia; anche loro hanno perso il posto di lavoro dopo che hanno fatto denuncie sulla sicurezza sul lavoro.
Il coordinamento nazionale dello Slai Cobas chiede

SOSTENIAMO CON FORZA LA LOTTA DEI LAVORATORI CALABRESI LICENZIATI!
La Confindustria calabrese ciancia di legalità e poi i suoi principali esponenti si comportano in questo modo vergognoso!

Roma, 21-1-2007

SLAI Cobas


Operaio subisce un attentato in azienda, ora lo licenziano!

Firma e fai circolare quest’appello per sostenere il suo reintegro al lavoro!

Il 3 ottobre 2004 alla Ecocall di Vazzano (VV), azienda che gestisce il trattamento rifiuti in alcuni comuni del Vibonese e ha tra i suoi soci Filippo Callipo ex presidente regionale della Confindustria, durante il turno di notte, gli operai sentirono dei rumori all’esterno. Appena uscirono per vedere cosa succedeva furono fatti segno da colpi di fucile e due operai rimasero feriti, poi altre scariche di pallettoni vennero sparate contro l’azienda.

Domenico Martelli venne colpito da una scarica di pallini 0,5 all’addome e agli arti, rimanendo gravemente ferito. Ancora adesso ha in corpo 40 pallini che non si sono potuti estrarre e tutt’ora deve recarsi in Francia per sottoporsi ad operazioni chirurgiche.

Il 12 dicembre 2006 la Ecocall lo ha licenziato, perché rivendicava l’applicazione del contratto di lavoro! Questo licenziamento è la conclusione di due anni di persecuzioni, di mobbing contro l’operaio, iniziate quando ancora era in malattia per le ferite subite (sei mesi).
Prima ancora di poter rientrare al lavoro Domenico venne convocato dall’azienda che gli propose di rientrare al lavoro, date le condizioni fisiche, con .... un contratto a tempo determinato di 4 mesi!
Domenico ovviamente rifiutò la “generosa” offerta aziendale e così scattò la ripicca. Il primo giorno di rientro al lavoro venne riassegnato al turno di notte, quello in cui era stato ferito, nonostante avesse chiesto di essere al momento adibito ad un altro turno, anche sulla base di una certificazione dell’ASL che diagnosticava la persistenza di uno stato di shock a causa dell’attentato e delle ferite.

L’adibizione al turno notturno scatenò a Domenico una violenta crisi di panico, con conseguente e immediato ricovero in ospedale. Ma l’azienda continuò ad adibirlo al turno di notte e cominciò a farlo oggetto di continue e immotivate contestazioni, con provvedimenti disciplinari comminati senza rispetto delle regole previste dallo Statuto dei lavoratori. Questo tanto più Domenico cercava di far valere i propri diritti, fino a licenziarlo pretestuosamente il 12 dicembre 2006.

Alla Ecocall, inoltre, dopo l’attentato vennero utilizzate sei guardie giurate della Vigilanza Italia. Anche loro sono state licenziate dopo aver protestato per l’assenza di condizioni sicurezza.

La Confindustria calabrese continua a parlare di “difesa della legalità” in Calabria, ma poi i suoi principali esponenti nelle loro aziende calpestano in questo modo vergognoso i diritti umani e sindacali degli operai, dei lavoratori.

L’8 febbraio ci sarà il 700 per il reintegro dell’operaio Domenico Martelli. Lo Slai Cobas chiede a tutti i lavoratori, i delegati RSU, le organizzazioni sindacali e politiche, di:

inviando messaggi di solidarietà e di sostegno o alla casella di posta elettronica: slaicobasvv@tiscali.it
o al fax della sede dello Slai Cobas di Vibo Valentia: 0963/45089

Partecipando all’iniziativa di solidarietà che ci sarà a Vibo Valentia in occasione del 700 (la data precisa sarà comunicata in seguito)

31/1/2007

Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
www.slaicobas.it
Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel.fax 02/8392117,
@mail: slaimilano@slaicobasmilano.org www.slaicobasmilano.org
Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d’Arco (Na), tel.fax: 081/8037023,
@mail: cobasslai@fastwebnet.it www.slai-cobas.org
Slai Cobas Vibo Valentia: Via G. Murat 14
88900 Vibo Valentia VV slaicobasvv@tiscali.it


Da: Il Quotidiano della Calabria, 23-1-2007

Vazzano. Lo Slai Cobas chiede l'intervento della Commissione nazionale antimafia
Il "caso Martelli" arriva a Roma

VAZZANO - La vicenda umana e sindacale di Domenico Martelli sta diventando una faccenda nazionale, sia per l'azione dello Slai Cobas e sia per l'iniziativa del senatore di Rifondazione comunista Fosco Giannini, impegnato a preparare, per questa settimana, le interrogazioni parlamentari al Ministro del Lavoro e contestualmente al Ministro dell'Ambiente.
Il coordinamento nazionale Slai Cobas, riunitosi domenica scorsa a Roma, ha diffuso il seguente comunicato: «Due anni fa alcuni operai furono feriti da diversi colpi di fucile sparati a Vazzano (Vibo Valentia) contro la fabbrica Ecocall, azienda che ha come socio Filippo Callipo, ex presidente regionale Confindustria. Altri colpi furono poi sparati contro le finestre dell'edificio. L'operaio Domenico Martelli rimase gravemente ferito all'addome e agli arti, e ancora oggi deve sottoporsi a continue operazioni chirurgiche in Francia».
«Il 12 dicembre scorso - continua, testualmente, la nota sindacale - il padrone ha licenziato Domenico, colpevole di rivendicare l'applicazione del contratto di lavoro! Dopo l'attentato di due anni fa furono utilizzate dall'Ecocall sei guardie giurate della Vigilanza Italia; anche loro hanno perso il posto di lavoro dopo che hanno fatto denuncia sulla sicurezza sul lavoro».
Infine, il coordinamento nazionale Slai Cobas chiede: «L'immediato reintegro nel posto di lavoro dell'operaio Domenico Martelli e delle sei guardie giurate e l'intervento della commissione nazionale antimafia».
Slai Cobas chiude il comunicato ribadendo le critiche alla Confindustria calabrese, accusata di «reclamare legalità, quando poi i suoi principali esponenti si comportano in questo modo vergognoso!».
Francesco Lo Duca

Da: Il Quotidiano della Calabria, 14-1-2007

SOLIDARIETA' A DOMENICO MARTELLI.
Il lavoratore licenziato dall'Ecocall. Domani nuova mobilitazione.
Vazzano. All'incontro nell'aula consiliare del palazzo municipale presente tutta la comunità.

VAZZANO - Nella sala consiliare del palazzo municipale, venerdì pomeriggio, si sono presentati in tanti per solidarizzare con Domenico Martelli, il giovane lavoratore licenziato dalla Ecocall e ferito, precedentemente, in un attentato ai danni della stessa azienda situata nel territorio comunale di Vazzano. La manifestazione, indetta dal sindacato Slai Cobas, è stata, anche, un'occasione per discutere e riflettere sui gravi problemi sociali della Calabria e della provincia vibonese in particolare.

Nel corso della manifestazione, tutti i presenti hanno più volte segnalato l'assenza del sindaco Enzo Massa, ma Nazzareno Piperno, responsabile provinciale dello Slai Cobas di Vibo Valentia, all'inizio del suo intervento introduttivo ha detto: «Il sindaco è assente per altri impegni e mi ha incaricato di esprimere la sua solidarietà umana». Ad ogni modo, i responsabili sindacali si sono dichiarati «decisi a portare avanti la faccenda, senza lasciare niente di intentato». In particolare, il sindacalista Piperno ha affermato: «Non abbiamo dubbi sul fatto che il Giudice del lavoro si pronuncerà a favore del reintegro di Martelli nel posto di lavoro. La documentazione costruita a sostegno del licenziamento fa pietà, poteva giustificare soltanto qualche provvedimento di sospensione».
«Domenico Martelli - ha proseguito Piperno - paga amaramente le conseguenze dell'attentato e delle norme di sicurezza dell'azienda. Dopo quei tragici avvenimenti venne realizzato un servizio di sorveglianza intorno alla fabbrica. I sorveglianti hanno denunciato la mancanza di adeguate misure di sicurezza sul posto di lavoro. A seguito di dette denunce gli stessi sorveglianti vengono messi a riposo dall'azienda per cui lavorano».
«Dopo questa manifestazione, che segue la conferenza stampa di Vibo - ha detto Piperno - ci deve essere una risposta dell'azienda Ecocall.
"Lor signori" che si gonfiano di convegni sulla legalità, la legge la devono osservare e praticare nei fatti e non soltanto predicarla. Martelli, dopo l'alto prezzo pagato con l'attentato, non ha usufruito di niente e gli stessi permessi per malattia non sono stati retribuiti». «Domenico, dopo il licenziamento, - ha proseguito Piperno - dovrebbe avere la disoccupazione, ma non gli è stato corrisposto nemmeno l'ultimo stipendio. Non può andare in Francia a curarsi, perché - si ritrova ad avere problemi finanziari». "In tutta questa vicenda - ha concluso Piperno - l'unica colpa di Martelli è stata quella di avere avuto il coraggio di parlare e di rivendicare i diritti».
In seguito, è intervenuto lo stesso Domenico Martelli, che ha ringraziato tutti i presenti ed ha testimoniato direttamente la sua amara storia affermando che: "in tutta questa faccenda, ho chiesto soltanto quello che mi spetta, i diritti per me e per gli altri».
Subito dopo, ha parlato Domenico Garisto, un altro lavoratore già licenziato dalla Ecoca1l. Secondo quest'altra testimonianza di Garisto,sembra di trovarsi in un contesto di un paese "afro-asiatico" in cui non è mai stato esistito lo "statuto dei lavoratori". GaristO, che aveva addirittura rinunciato al ricorso del provvedimento di licenziamento, ha detto: "Sono stato licenziato dal momento in cui ho iniziato a rivendicare i miei diritti». Gli interventi successivi di amministratori comunali, del parroco don Tonino Vattiata e di altri cittadini, sono serviti ad analizzare gli aspetti essenziali della vicenda che trova origine nella completa disponibilità dell'Amministrazione comunale di Vazzano nell'ospitare nel proprio territorio (e per tale motivo è stato variato il Pip - Piano per gli insediamentì Produttivi) la struttura Ecocall, una fabbrica che opera nel delicato settore della trasformazione dei rifiuti solidi urbani.
In conseguenza di questa ospitalità, è stato affermato che «una convenzione tra l'amministrazione comunale e l'azienda Ecocall, stabilisce che una rilevante percentuale del personale lavorativo deve essere di Vazzano». Se si aggiunge il contributo in finanziamenti pubblici di cui l'azienda ha goduto, la vicenda assume connotati e aspetti di responsabilità: politica e amministrativa ben precisi. A tal proposito, Giovanni Patania ha affermato: "Le amministrazioni che ospitano queste fabbriche si devono confrontare e svolgere la loro parte, imponendo regole che tengono a cura la tutela ambientale della comunità e i diritti dei lavoratori».
Il parroco di Vazzano, intervenuto, anche, come rappresentante dell'associazione Libera, ha detto: «Martelli si è beccato una fucilata, chi ha deciso il suo licenziamento risponderà davanti a Dio e davanti agli uomini. Anche io voglio confrontarmi con i dirigenti dell'azienda. Le motivazioni del licenziamento non sono valide».
L'ex-sindacalista reggino e presidente del Circolo di cultura greca Carmelo Nucera ha detto: «La battaglia deve essere vinta a livelli amministrativi, perché il problema di Martelli non è suo, ma di tutta la comunità». E alludendo a chi, per primo, aveva il dovere di essere presente alla manifestazione, Nucera ha concluso dicendo che «non è una cosa bella vedere che altri vengono da fuori ad esprimere la solidarietà».
Infine, il consigliere regionale Bruno Censore ha detto: «Stasera abbiamo sposato una battaglia di diritti, contro le sopraffazioni e la comunità di Vazzano ha dato prova di senso civico».

Nel chiudere la discussione Nazzareno Piperno, rivolgendosi alla platea ha affermato: «Le conclusioni le avete fatte voi! il reintegro di Martelli, prima che dal Giudice del lavoro, deve venire da voi». Pertanto, si è deciso per lunedì pomeriggio di convocare una terza manifestazione, con la presenza di tutti gli esponenti politici, amministrativi, sindacali, dirigenti e azionisti della Ecocall che nell'ottobre del 2004, nei giorni successivi al vile attentato, erano presenti nella sala consiliare del comune di Vazzano.
Francesco Lo Duca

Da: Calabria ora, 16-1-2007

VERTENZA "ECOCALL"
LA BATTAGLIA CONTINUA
Ieri nuovo incontro al Comune. Assente il sindaco.

VAZZANO
Si è svolta ieri, a Vazzano, la seconda assemblea convocata per discutere della vertenza Ecocall. Nel corso dell'incontro sono stati affrontati, alla presenza dello Slai Cobas, dei lavoratori e della comunità, i nodi cruciali della questione. Da subito è stato posto l'accento sull' assenza dei rappresentanti dell' azienda e del sindaco Vincenzo Massa. Durissimo il coordinatore dello Slai: «E' incredibile come chi viene a suonare alla vostra porta per chiedervi il voto, poi in occasioni così importanti per la comunità amministrata si assenta ripetutamente», ha affermato Nazzareno Piperno. E rivolgendosi all'ex presidente regionale di Confindustria, Filippo Callipo, socio dell'Ecocall, ha aggiunto: «Alcune persone si riempiono la bocca di legalità, ma anziché rispettare i diritti dei propri dipendenti passano il loro tempo a fare convegni e valutare possibili candidature». Anche Patania ha dato risalto alle assenze di rappresentanti politici provinciali e nazionali, dando anche qualche frecciata alla triplice sindacale. «Il settore dei rifiuti è una questione molto delicata in cui il malaffare ha i suoi interessi e noi faremo in modo che sulla questione si apra un serio dibattito». Dopo un ampio confronto è stato proposto di elaborare un documento finale da sottoporre al tavolo tecnico da convocare in Prefettura. Da parte di molti cittadini è stata espressa la preoccupazione sia per il licenziamento dei dipendenti, ma anche per le condizioni di rischio a cui si potrebbe andare incontro ove non vi fossero i giusti controlli sull'operato di aziende ad elevato impatto ambientale. Dall' ex sindaco Pietro Calmiero e dal vicesindaco Raffaele Tassone è venuto l'invito a non dividersi cedendo ad una lotta tra poveri, ma mettersi intorno a un tavolo e discutere per trovare una soluzione al problema. «L'amministrazione è vicina a Domenico Martelli - ha detto Tassone- anche se manca qualcuno...».

L'incontro è stato concluso da Orazio Calì, della segreteria nazionale dello Slai Cobas, il quale ha dichiarato che il caso Ecocall sarà portato, domenica prossima, sul tavolo del coordinamento nazionale dello Slai, al fine di sostenere la battaglia dei lavoratori di Vazzano.
ANTONIO MAIDA


Da: Il Quotidiano della Calabria, 28-12-2006

<<VIOLATE LE REGOLE CONTRATTUALI>>
LO SLAI COBAS SUL LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE DELLA ECOCALL
Domenico Martelli colpito alcuni anni fa nel corso dell'attentato all'azienda.

«UN licenziamento che offende i diritti fondamentali dei lavoratori». In questo modo i sindacalisti dello Slai Cobas Giovanni Patania e Nazzareno Piperno hanno bollato l'allontanamento di Domenico Martelli dal proprio posto di lavoro, la Ecocall di Vazzano, che si occupa di trasformazione dei rifiuti solidi urbani.

Nel corso della conferenza stampa di ieri mattina, presso la sede del sindacato in via G. Murat, dai due leader dello Slai sono stati illustrati i contorni della vicenda che ha visto al centro il giovane Domenico, licenziato poche settimane fa dalla Ecocall dove prestava la propria opera da diversi anni. «Un licenziamento pretestuoso - ha detto tra l'altro Piperno - considerato che lo stesso lavoratore in tempi non lontani è stato bersaglio della criminalità in quei tragici giorni degli attentati alla ditta». Come riportato dalle cronache di allora, Domenico Martelli, affacciatosi al portone dell'azienda assieme ad altri colleghi di lavoro, fu colpito da alcuni colpi di fucile, rimanendo gravemente ferito. «Nonostante ciò - ha commentato il sindacalista - l'azienda decide di licenziare il lavoratore perchè osa alzare la testa e mettere in discussione le condizioni di lavoro di quella azienda. Perciò riteniamo inaccettabile tale licenziamento, contestandone la scelta e le motivazioni».

In sostanza, da quanto spiegato dagli esponenti dello S1ai Cobas, non si tratterebbe di motivazioni così gravi da giustificare il licenziamento. "Anzi - ha aggiunto Piperno - per come il dipendente è stato vessato, si può benissimo parlare di mobbing. Qui c'è di mezzo lo status stesso di lavoratore, essendo state violate le norme del contratto, mandando a casa il giovane dipendente solo perché ha osato difendere i diritti dei colleghi all'interno dell'azienda. Una cosa davvero assurda, che come sindacato abbiamo già impugnato con il ricorso, in atto, presso il Giudice del lavoro». Intanto, oggi, nel corso della presentazione ufficiale dell'associazione "Libera", la vicenda di Domenico Martelli. verrà portata anche al Valentianum. Un modo per dare a questa storia l'importanza che forse finora
non ha ancora avuto, uno dei tanti simboli, suo malgrado, di quei diritti che ancora fanno fatica ad affermarsi nel mondo del lavoro, già di per sé molto precario in una terra come quella di Calabria.
Franco Pagnotta

Da: Gazzetta del Sud, Giovedì 28 12 2006

La protesta dello Slai Cobas.
Licenziato per giusta causa l'operaio dell'Ecocall che subì un attentato all'interno dell'azienda.

Lino Fresca

Dopo l'attentato subito sul posto di lavoro il licenziamento da parte della società per la quale lavorava. È questa l'ennesima storia di«ordinaria illegalità» denunciata dallo Slai Cobas. Protagonista dell'amara beffa Domemco Martelli, fino al 12 dicembre scorso operaio dell'azienda Ecocall, una delle più importanti della Calabria nella produzione di compostato da rifiuti organici selezionati.
Ieri mattina a difesa «dei diritti lesi» del lavoratore è sceso in campo il coordinatore provinciale del sindacato di base Nazzareno Piperno il quale, nel corso di una conferenza stampa, ha stigmatizzato i «soprusi» a cui sarebbe stato sottoposto l'operaio dopo l'attentato subito il 3 ottobre 2005 mentre si trovava nei locali dell'azienda ubicata in località "Stagliata" di Vazzano. In quell'occasione ignoti, per ritorsioni contro la
società, l'hanno centrato con una fucilata ferendolo gravemente in diverse parti del
corpo.
Il calvario, è stato lo stesso operaio a raccontarlo, è iniziato «quandO sono rientrato dall'infonunio durato - circa sei mesi. Da quel maledetto giorno i dirigenti aziendali mi hanno sottoposto ad un vero e proprio mobbing che mi ha fatto perderela serenità e adesso il lavoro».

A fare quadrato attorno a Domenico Martelli anche Giovanni Patania il quale ha sottolineato che «i1 suo licenziamento è stato pretestuoso e illegale. È stato mesSo alla porta - ha detto - perché dopo aver preso una fucilata ha cominciato ad alzare la testa per rivendicare condizioni di lavoro più sicure. Purtroppo resto deluso dal comportamento di quella che viene considerata l'élite degli imprenditori vibonesi che, guarda caso, sono anche i proprietari dell'Ecocall. Si riempiono la bocca di legalità e poi si lasciano andare a comportamenti che di legalità non hanno niente».
L'azienda, dal canto suo, nella lettera di licenziamento accusa l'operaio "di false affermazioni e di attestazioni di false patologie e richiesta di indennizzo, di cui non ha avuto alcun riscontro documentale».


Operaio subisce un attentato in azienda;
e ora lo licenziano!

Due anni fa alcuni operai furono feriti da diversi colpi di fucile sparati a Vazzano (Vibo Valentia) contro la fabbrica Ecocall, azienda che ha come socio Filippo Callipo, ex presidente regionale di Confindustria.
Altri colpi furono poi sparati contro le finestre dell’edificio.
L’operaio DOMENICO MARTELLI rimase gravemente ferito all’addome e agli arti, e ancora oggi deve sottoporsi a continue operazioni chirurgiche in Francia.
Il 12 dicembre scorso il padrone ha licenziato Domenico, colpevole di rivendicare l’applicazione del contratto di lavoro!
Dopo l’attentato di 2 anni fa furono utilizzate dall’Ecocall sei guardie giurate della Vigilanza Italia; anche loro hanno perso il posto di lavoro dopo che hanno fatto denuncie sulla sicurezza sul lavoro.
Il coordinamento nazionale dello Slai Cobas chiede
• l’immediato reintegro nel posto di lavoro dell’operaio Domenico Martelli e delle sei guardie giurate;
• l’intervento della commissione nazionale antimafia.

SOSTENIAMO CON FORZA LA LOTTA DEI LAVORATORI CALABRESI LICENZIATI !

La Confindustria calabrese ciancia di legalità e poi i suoi principali esponenti si comportano in questo modo vergognoso!

Roma, 21-1-2007
Slai Cobas
www.slaicobas.it

Sede nazionale: Viale Liguria 49, Milano, tel.fax 02/8392117, 3400021679
Sede legale: Via Masseria Crispi 4, Pomigliano (Na), tel.fax: 081/8037023, 3683600543
Sede di Vibo Valentia: via Murat 14, tel/fax 096/345089


Da: Il Quotidiano della Calabria, 10-1-2007

Ausiliari, protesta ad oltranza.
I lavoratori hanno occupato l'atrio della sede della Provincia.
Chiedono il rispetto degli accordi presi lo scorso 4 agosto. Segnali negativi dalla Regione

LA vicenda dei 79 lavoratori ex ausiliari dell'Azienda sanitaria rimasti senza impiego, sta assumendo, ogni giorno di più, i contorni di una telenovela senza fine. Ieri mattina una nuova ''puntata'', nel corso della quale si sono avuti alcuni momenti di tensione, come hanno rimarcato gli stessi presenti, con il presidente dell'amministrazione provinciale Gaetano Bruni, che, sempre secondo quanto reso noto dagli interessati, li avrebbe «apostrofati a male parole».
Mentre i lavoratori si trovano all'interno della struttura dell'Ente, dove va avanti ad oltranza la loro protesta, pian piano sono iniziate ad arrivare notizie negative da Catanzaro dove era in corso la riunione di giunta regionale. Sembra, infatti, come ha rimarcato il sindacalista dello Slai Cobas, Nazzareno Piperno, che nessuno abbia sostenuto la causa di questi lavoratori, compreso l'assessore alla Sanità Doris Lo Moro: vale a dire chi aveva assunto a suo tempo, l'impegno di inquadrare parte degli ex ausiliari.
Un impegno che, a quanto sembra, non è stato mantenuto in toto e, proprio per questo, ieri mattina è scattata la protesta. Infatti, le persone impiegate presso l'Azienda sanitaria, in tutto 30, hanno potuto prestare servizio però fino a qualche giorno fa, mentre per quelle destinate ad operare nella Protezione civile la chiamata non è mai arrivata.
Che la situazione fosse già incanalata su binari del pessimismo lo si era capito già lunedì scorso quando una delegazione di lavoratori, con alla testa Piperno, si era incontrata sempre nel capoluogo di regione con il dirigente Raffaele Faillace e il direttore dell'Azienda sanitaria di Vibo Francesco Talarico. Una riunione che non aveva sortito effetti positivi, anzi sembra che le risposte siano state del tutto evasive.
«La protesta - ha aggiunto - si è spostata oggi alla sede della Provincia di Vibo, e posso assicurare che non sarà l'ultima, almeno fino a quando i vertici regionali non si metteranno in testa che queste 79 unità devono essere impiegate cosi come lo erano in passato. Noi chiediamo il rispetto degli accordi presi in pompa magna lo scorso 4 agosto alla presenza dell'assessore regionale alla Sanità. Abbiamo deciso di manifestare alla Provincia, anche perché il presidente Bruni si era impegnato per intervenire presso la Regione per cercare una soluzione al problema. Per quanto ci riguarda - ha proseguito il sindacalista dello Slai Cobas - non ci muoveremo di qui finchè non arriverà una proposta positiva, e non le solite prese in giro da parte dei politici di turno».
La questione resta, dunque, aperta. La protesta, come detto, andrà avanti ad oltranza, ma le notizie provenienti da Catanzaro lasciano intravedere davvero pochissimi spiragli per la sistemazione definitiva, o anche provvisoria, di queste persone.

di gianluca prestia


COMUNICATO STAMPA

Sarà la trasmissione televisiva TV7 della prima rete RAI, in onda nella seconda serata di venerdì 8 dicembre, ad occuparsi stavolta delle svariate decine di morti per tumore registratesi fra le maestranze della ex Marlane (gruppo MARZOTTO) di Praia a Mare. Dopo i vari organi di stampa locale, della Rai regionale, del quotidiano Il Manifesto, della trasmissione televisiva Le Iene di Mediaset, la questione "morti bianche" approda ora sul più seguìto canale nazionale. E' una triste storia quella che vede coinvolta la nota azienda praiese ora dismessa, balzata agli onori della cronaca solo grazie al decennale impegno del sindacato autorganizzato SLAI Cobas, che nel processo che dovrà seguire si costituirà parte civile. La complessa vicenda, che non riguarda soltanto l'incidenza tumorale ma anche il reato di truffa, è attualmente al vaglio della magistratura paolana, la quale ha dato recentemente mandato ad un CTU per accertare l'eventuale causalità tra le neoplasie riscontrate ed i prodotti chimici utilizzati nel ciclo di lavorazione. Non sono serviti i reiterati tentativi d'archiviazione né le pressioni ai vari livelli, a far desistere i lavoratori coinvolti in una dura quanto coerente lotta mirata all'accertamento della verità - la responsabilità dell'azienda è ancora tutta da dimostrare - ma allo stato risultano indagati quattro tra dirigenti e tecnici più altri due sono già stati rinviati a giudizio per inquinamento. E' fuor di dubbio che qualora sussistessero fondati motivi, alla sbarra potrebbero essere chiamati anche molti nomi eccellenti perché sapevano e tra questi anche alcuni medici e figure istituzionali. Il collegio di difesa è costituito al momento da cinque avvocati, i quali si avvalgono della consulenza di tecnici dalla provata professionalità e facenti capo alle università Federico II di Napoli, Roma Tor Vergata e Catanzaro, nonché all'Istituto Italiano dei Tumori di Milano. Non è escluso che durante il percorso possa accodarsi anche Medicina Democratica, organizzazione molto attiva nella vertenza per il Petrolchimico di Brindisi e di Porto Marghera ed è proprio a quest'ultimo che un ricercatore ha paragonato la Marlane. Ora occorre avere fiducia, e nei giudici e nei periti, sperando che la magistratura dia finalmente delle risposte a quanti da anni attendono giustizia avendo perso forse per colpa altrui i propri congiunti.

Alberto Cunto, dello Slai Cobas di Praia a Mare (CS)

7/12/2006


Da: Il Quotidiano della Calabria, 21-11-2006

Sit in dei lavoratori e dei sindacati contro il rischio di chiusura delle strutture private.

«Salviamo le case di cura».
Basile (Slai-Cobas): «è necessario mantenere i posti letto».

«È venuta a mancare oggi l'assistenza sanitaria psichiatrica. Ne danno il triste annuncio, con gioia, Loiero e Lo Moro». Sono queste le macabre parole di una serie di volantini diffusi, ieri mattina, dinanzi alla sede della Giunta Regionale. Ed ancora: «Stanca della snervante burocrazia dell'assessorato alla Sanità della Calabria, si è spenta all'età di 40 anni la nostra cara amata Casa di Cura San Vincenzo. Ne danno il triste annuncio i malati, i familiari ed il personale tutto».
Lugubre, ma al contempo efficace, il messaggio lanciato dai tanti lavoratori impegnati nel mondo della sanità neuropsichiatrica calabrese che, amareggiati dal comportamento riservatogli dai rappresentanti delle istituzioni, hanno organizzato un sit in di protesta, dinanzi agli uffici regionali. Lo scopo della protesta unico e inequivocabile:
rendere noto il proprio disappunto circa le recenti scelte dell'assessore alla Sanità, Doris Lo Moro, sul tanto delicato quanto ultimamente discusso tema dei centri di cura neuropsichiatrici.
«Il sit in di oggi - spiega Sergio Basile, coordinatore provinciale Slai Cobas - è una protesta contro la fine che faranno le case di cura.
L'assessore Lo Moro ha preannunciato una ristrutturazione di questi centri e ha anticipato che ci sarà una riconversione del 50 per cento dei posti letto delle case di cura neuropsichiatriche, non sapendo però indicare la fine che faranno i posti letto del rimanente 50 per cento.
Oltre a questo c'è il problema che l'As, e quindi la Regione, ha pagato in modo parziale e non sufficiente le prestazioni degli anni 2006/2007».
«La Regione Emilia Romagna, per esempio - prosegue Basile - ha previsto per le case di cura neuropsichiatriche una tariffa giornaliera di centosettanta euro per i primi sessanta giorni, ed una tariffa minima di centoventi euro al giorno dal sessantesimo giorno in poi. Ciò sta a significare che le altre Regioni hanno saputo organizzare meglio il settore della neuropsichiatria, che in Calabria è tra l'altro carente.
Con la chiusura di queste case di cura il problema, oltre ad essere istituzionale, va ad incidere principalmente sui malati stessi. Gli ammalati psichiatrici, dunque, non avranno più possibilità di ricovero.
Secondo l'assessore Lo Moro, gli ammalati psichiatrici dovrebbero essere curati a domicilio, una cosa che è difficilmente attuabile». «Le tante parole che si stanno facendo intorno all'argomento - spiega - rientrano solo nella demagogia politica, perché credo che, da questa riorganizzazione, l'assessore voglia privilegiare altre strutture private, quali sono le Rsa. La Regione Calabria ha fatto una delibera nell'aprile 2006, riguardante proprio le Rsa, in cui prevede una tariffa di centotrentasette euro al giorno. Noi, con la protesta di oggi, chiediamo di conoscere esattamente le linee guida fino in fondo, perché siamo disposti anche ad una riorganizzazione ma bisogna mantenere almeno i posti letto chiave delle attuali strutture».
«Siamo in protesta - spiega Antonio Bevacqua, segretario generale Fps Cisl - perché è da troppo tempo che abbiamo segnalato, all'assessorato alla Sanità della Regione Calabria, i problemi che vertono intorno le case di cura neuropsichiatriche. Abbiamo dato la nostra totale disponibilità a rivedere l'assetto attuale di queste strutture, quindi il superamento della legge 194, chiedendo una concertazione che doveva avvenire il 30 ottobre ma che ad oggi non c'è mai stata. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta da parte della Regione. Visto che da parte dell'assessorato alla Sanità non c'è la sensibilità a risolvere questo problema, siamo qui a protestare per alzare il tono e vedere se il presidente Loiero si prenderà il carico di questo problema, cercando di risolverlo. Il problema, oltre che essere dei lavoratori, riguarda anche e principalmente il sociale, ovvero tutti quei malati, e le loro famiglie, che hanno bisogno di cure e che a breve non potranno più ricevere. Vogliamo che sia garantita l'assistenza e, quindi, la dignità degli ammalati».
«Vogliamo certezze e vogliamo continuità sul posto di lavoro - commenta Massimiliano Giordani, psicologo Villa Puca. Purtroppo le strutture non ci possono pagare, non per colpa di qualcuno, ma in ogni caso i soldi non ci arrivano. Fino ad ora ci hanno sempre pagato in ritardo e, in più, sappiamo solo che a Natale si chiude. Ci hanno detto che entro il
31 Dicembre queste strutture chiuderanno, quindi noi siamo in mezzo ad una strada». «è da cinque anni che presto servizio presso una di queste strutture, ma c'è gente che lavora da più di trent'anni che si ritrova improvvisamente senza prospettive, nonchè senza lavoro. Siamo completamente desolati per questo atteggiamento perché, a prescindere da tutto, hanno parlato tanto senza mai venire neanche una volta a verificare il lavoro che svolgiamo all'interno delle strutture».

Giovanni Bevacqua


COMUNICATO

Lo sciopero generale del sindacalismo di base rappresenta una svolta importante nella discussione con i lavoratori poiché va a colmare quel vuoto di rappresentatività che ormai da anni ha lasciato il sindacato confederale; dunque non snaturando la propria identità, sulle questioni generali si deve perseguire la strada del dialogo tra tutto il sindacalismo di base.

A Vibo Valentia lo sciopero è riuscito ottimamente; la fabbrica Italcementi una delle più importanti del territorio ha registrato il 90% delle adesioni, buona è stata l’adesione in tutta la provincia con i precari di Serra San Bruno, e quelli di Vibo Valentia presenti al sit-in davanti alla prefettura.

Slai Cobas Vibo Valentia

18-11-2006


Da: Il Quotidiano della Calabria, 17-11-2006

Manifestazione contro la legge finanziaria.
Lo Slai Cobas invita alla mobilitazione.

Lo Slai Cobas provinciale invita tutti i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, i pensionati, a partecipare allo sciopero generale di oggi indetto da tutti i sindacati di base contro la finanziara del governo Prodi e al sit-in che si svolgerà davanti alla Prefettura dalle ore 9 e 30.
«Nessun credito - si legge in una nota stampa - può essere concesso a questo governo che, con una finanziaria in linea con quelle del precedente governo Berlusconi, chiede nuovi sacrifici per riequilibrare i conti pubblici e rilanciare il capitalismo italiano». La nota precisa come «questo governo fin dal suo insediamento ha dimostrato con chiarezza di voler difendere, in modo concertativi e consociativo e con l'appoggio di Cgil-Cisl-Uil, gli interessi della borghesia italiana: non ha alcuna intenzione di eliminare la precarietà e aumentare i salari, vuole del definitivamente privatizzare le pensioni pubbliche e legarle all'andamento del mercati borsistici con i fondi pensione, prosegue nella politica di guerra del precedente governo Berlusconi».
Lo Slai invita alla più ampia partecipazione alla giornata di lotta di oggi, ma questa deve essere solo il primo passo per un movimento di massa di tutti i lavoratori, unitario negli obiettivi e negli appuntamenti di lotta, per forti aumenti salariali; per la stabilizzazione a tempo indeterminato di tutti i precari; per la difesa di servizi pubblici, scuola e sanità; per la reintroduzione della rivalutazione automatica di salari e pensioni; per la riduzione generalizzata della giornata lavorativa a parità di salario, per il ripristino della pensione pubblica con il vecchio sistema retributivo e la diminuzione dell'età pensionabile e contro lo scippo del Tfr.


Comunicato

In occasione dello sciopero del giorno 17/11/2006 contro la finanziaria e il governo Prodi, che dal suo insediamento ha continuato su politiche liberiste che aiutano i padroni di questo paese! Altro che politiche a favore dei ceti deboli. Un governo cosiddetto di sinistra deve guardare con estrema attenzione all’evasione fiscale, al lavoro sommerso, all’abolizione definitiva del precariato,alla tutela del potere d’acquisto dei salari, tutelare l’età pensionabile, non toccare il tfr, avviare politiche sociali in grado di dare risposte alle tante famiglie bisognose, dire basta con le missioni di guerra; invece si preoccupa di non disturbare il manovratore (Padroni) e tartassa i lavoratori, i giovani, i pensionati. Con Rifondazione Comunista e cgil cisl uil che fungono da stampella a questa politica di lacrime e sangue, continuando così sulla scia del precedente governo Berlusconi.

E’ per tutto ciò che il giorno 17/11/2006 a partire dalle ore 9.30 terremo di fronte alla prefettura di Vibo Valentia una manifestazione contro questo governo e la sua politica.

SLAI Cobas Vibo Valentia


Il Coordinamento provinciale S.L.A.I. COBAS di Catanzaro, appena costituito, a seguito della comunicazione dello "STATO DI CRISI AZIENDALE" della Villa Nuccia - Casa di Cura S.r.l. di Catanzaro, che si allega, rappresenta quanto segue:

  1. i lavoratori delle strutture neuropsichiatriche non intendono essere strumentalizzati né dai datori di lavoro, come affermato dall'on. Lo Moro in occasione dell'incontro del 9 ottobre u.s., né tantomeno dallo stesso assessore Lo Moro, atteso che tutti gli impegni assunti in quella occasione (saldo delle prestazioni conguaglio 2005 e corrente 2006 entro 8 - 10 giorni; presentazione delle linee guida per la riorganizzazione delle strutture neuropsichiatriche entro il 27 ottobre; ecc) sono stati puntualmente disattesi;

  2. i lavoratori non intendono essere considerati operatori di serie inferiore a quelli del settore pubblico nella consapevolezza di aver svolto per diversi anni il proprio lavoro con dedizione ed impegno prestando assistenza a degenti ai quali non solo la natura ha voltato le spalle ma anche la convinzione utopistica dei consulenti de1l'assessore vuole disconoscere quale problema sociale.

  3. i lavoratori non intendono andare ad infoltire la già nutrita schiera di operatori precari per colpe a loro non ascrivibili ma per discutibili prese di posizione di altri;

  4. i lavoratori non intendono percepire la legittima retribuzione solo quando l'A.S.L. territorialmente competente, previo pagamento delle spettanze e relativi oneri contributivi dei suoi dipendenti, con i residui liquida acconti per le prestazioni rese ai degenti nella misura del 50%, peraltro, non prevista da nessuna disposizione.

I lavoratori del comparto neuropsichiatrico, aderenti S.L.A.I. COBAS,
nel denunciare i succitati disagi,

PROCLAMANO LO STATO DI AGITAZIONE

e chiedono un immediato incontro con l’assessore Lo Moro per discutere della problematica e giungere alla soluzione della loro situazione con impegni formali per il futuro.
Disattesa anche questa aspettativa, preannunciano di mettere in atto ogni iniziativa utile per portare a conoscenza dell'opinione pubblica le proprie ragioni.

Catanzaro, 8-11-2006

Slai Cobas Casa di Cura Villa Nuccia - Catanzaro
Coordinamento prov. Slai Cobas Catanzaro

per informazioni tel/fax 096-345089


Serra. L'iniziativa dopo il mancato pagamento.
Lsu-Lpu, riuscito lo sciopero

Serra San Bruno - Si è svolto ieri in mattinata lo sciopero dei lavoratori Lsu ­ Lpu comunali proclamato in segno di protesta per dei ritardi nel pagamento di alcune spettanze arretrate. I lavoratori, infatti, sostengono che non sarebbe stato loro «liquidato il compenso dei tre mesi di orario integrativo arretrato» a seguito del passaggio dell'orario di lavoro dalle 20 alle 30 ore settimanali. Alla manifestazione hanno preso parte i lavoratori interessati e le rappresentanze locali dello Slai Cobas. I precari si sono radunati in piazza municipio davanti alla sede del comune inalberando le bandiere del sindacato e reclamando quelli che ritengono dei diritti disattesi tramite un tempestivo chiarimento attuo a sbloccare la situazione. Gli organizzatori dello sciopero, sembra abbiano recepito con perplessità e poca convinzione la comunicazione ufficiale diffusa dagli uffici amministrativi comunali preposti nei giorni scorsi sul problema degli arretrati. Alla luce delle ultime disposizioni le spettanze non dovrebbero subire ulteriori ritardi o difficoltà nella loro erogazione. In un comunicato lo Slai Cobas si ritiene più che «soddisfatto della manifestazione e sottolinea che è pienamente riuscito lo sciopero dei lavoratori Lsu-Lpu del comune di Serra San Bruno indetto dallo Slai Cobas per protestare contro il mancato pagamento degli arretrati relativi all'orario integrativo di agosto, settembre e ottobre. I lavoratori in sciopero hanno tenuto un sit-in davanti alla sede comunale e sono stati convocati poi dal sindaco nella sala consiliare. Nella discussione che è seguita il sindaco ha affermato che sono già pronti i mandati di pagamento per il mese di agosto e ha garantito che i mesi di settembre e ottobre saranno pagati nei prossimi 10 giorni. Lo Slai Cobas, nel prendere atto di questo impegno, invita tutti i lavoratori a partecipare allo sciopero generale indetto da tutto il sindacalismo di base per il 17 novembre prossimo contro la Finanziaria del governo Prodi che colpisce i settori deboli della società e, in particolare per i lavoratori Lsu-Lpu, non prevede alcun provvedimento concreto per la loro stabilizzazione».

8/11/2006


Sindacato Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede sindacale - via Filangieri 1 - 89822 Serra S. Bruno (VV)
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Secondo l’Amministrazione comunale di Serra San Bruno, sul pagamento degli arretrati relativi all’orario integrativo dei lavoratori Lsu-Lpu si sarebbe “sollevato un polverone ingiustificato”, con chiaro riferimento allo Slai Cobas e allo sciopero del 7 novembre prossimo, peraltro mai nominati. Quello che per loro è “molto rumore per nulla”, è invece la rivendicazione del sacrosanto diritto alla liquidazione dei tre mesi di orario integrativo arretrati. E’ stata necessaria la proclamazione di uno sciopero perché almeno ne parlassero, ma lo fanno, loro sì, sollevando un polverone di parole e non rispondendo all’unica domanda che interessa ai lavoratori : quando saranno pagati gli arretrati?
E continuano a giustificasi tirando in ballo l’interpretazione della delibera della Giunta Regionale, quando già l’Assessore regionale al Lavoro aveva dato delucidazioni con un comunicato-stampa del 2 ottobre, mentre ancora l’Amministrazione comunale chiedeva ai lavoratori di accettare o rifiutare l’orario integrativo, come se non fosse chiarissimo fin dall’inizio che questo orario era esteso a tutti automaticamente; e comunque la nota esplicativa, che toglie ogni dubbio interpretativo, è nota da almeno due settimane.
Riguardo poi alla presunta tutela giuridico-economica che l’Amministrazione avrebbe sempre accordato ai lavoratori, lo vadano a dire a quelli che aspettano da mesi il pagamento di straordinari, a quelli che vengono stabilmente utilizzati con mansioni inferiori a quella posseduta, a quelli che devono prestare servizio anche fuori dal territorio comunale, in violazione del Disciplinare in vigore.
In conclusione, tocca ai lavoratori diradare il polverone di parole e fare rumore, non per nulla, ma per ottenere il pagamento degli arretrati.

Lo sciopero del 7 novembre ha appunto questo scopo.

04/11/2006

SLAI Cobas Lsu-Lpu
Serra San Bruno


Comunicato stampa

Lo Slai Cobas Lsu-Lpu del Comune di Serra San Bruno ha proclamato una giornata di sciopero per il 07 novembre per protestare contro il mancato pagamento delle spettanze arretrate relative all’orario integrativo dei lavoratori Lsu-Lpu. L’aumento orario di 10 ore (16 ore per gli Lsu-Lpu dei Dipartimenti regionali) è partito dal l’1 agosto, ma nessuna somma è stata ancora corrisposta. L’Amministrazione comunale di Serra San Bruno non ha mai dato alcun chiarimento in merito e ha proceduto in modo unilaterale: dapprima, interpretando in modo strumentale e restrittivo la delibera della Giunta regionale n° 539 del 31/07/2006 che istituisce l’aumento orario, ha chiesto ai lavoratori di firmare una dichiarazione (che noi abbiamo contestato) di accettazione o di rifiuto delle ore integrative; non ha dato poi alcuna risposta alle nostre sollecitazioni di pagamento, né ha dato alcuna informazione ai lavoratori. Nemmeno la circolare esplicativa dell’Assessore regionale al Lavoro, che dovrebbe fare definitivamente chiarezza sull’argomento e che circola ormai da molti giorni, ha modificato la situazione e l’amministrazione comunale continua a tacere.
Questa situazione è insostenibile e solo i lavoratori, contando sulle proprie forze, possono risolverla. Pertanto, li invitiamo a partecipare compatti allo sciopero per ottenere la liquidazione di quanto loro dovuto.

Slai Cobas Lsu-Lpu
Serra San Bruno

Serra San Bruno, 27/10/06


Da: Il Quotidiano della Calabria, 17-10-2006

Proserpina.
I lavoratori sospendono il servizio.

Il motivo? Lo slittamento al 20 ottobre dello stipendio

SCOPPIA una nuova grana per il nuovo Consiglio di amministrazione della Proserpina. Da oggi, i dipendenti dell'azienda, pur recandosi sul posto di lavoro, non espleteranno il servizio. La decisione, comunicata dallo Slai Cobas, è da ricercare nello slittamento dei pagamenti, da parte del management che ha spostato al 20 ottobre la data fissata per il versamento dello stipendio mensile. Ieri l'amministratore delegato aveva reso noto che questo slittamento era dovuto al mancato arrivo dei soldi da parte dei Comuni.
Un ritardo che non è piaciuto anche al sindacato dello Slai Cobas che ha parlato di mancata svolta rispetto al passato. «Con l'elezione del nuovo Cda - è scritto in una nota - ci era apparso che i Comuni soci intendessero voltare pagina con il passato, e la Proserpina avrebbe avuto le necessarie procedure di rinnovamento. Ma così non è stato e i problemi restano sempre gli stessi. La crisi della società dipende non solo dal Cda, ma anche dai Comuni i quali devono corrispondere puntualmente ad essa le somme dovute». Dallo Slai hanno reso noto che «le voci secondo le quali si starebbe realizzando un accordo con una ditta del luogo per il noleggio a caldo dei mezzi, con una propria organizzazione del lavoro all'interno della Proserpina, sono fastidiose e vanno contro ogni forma di rispetto dei lavoratori. Ciò significa sub-appaltare autocompattatori con autisti, sotto la sorveglianza dei responsabili dell'eventuale ditta del luogo. Il tutto per garantire a qualche ex dirigente della Proserpina di tornare ad orbitare nella società».


Da: Il Quotidiano della Calabria, 2-10-2006

Serra. La protesta del 79 precari per il mancato avviamento al lavoro.
Chiesto il rispetto dell'accordo.
Per lo Slai Cobas le esigenze reali riguardo l'ospedale locale.

SERRA SAN BRUNO - Inizierà questa mattina il presidio ad oltranza dei lavoratori in servizio all'As n.8, davanti la sede dell'assessorato regionale alla Sanità di Catanzaro diretto da Doris Lo Moro, per risolvere definitivamente il problema dell'avviamento al lavoro. La questione dei settantanove lavoratori, di cui trenta da destinare all'As n.8 e quarantanove alla Protezione Civile, è stata al centro dell'assemblea tenuta dal coordinamento Slai-Cobas nei giorni scorsi presso la sala consiliare del comune di Serra San Bruno. La discussione ha riguardato il mancato avviamento dei lavoratori come previsto dall'accordo sottoscritto lo scorso 4 agosto alla Prefettura di Vibo Valentia - Ufficio Territoriale del Governo. L'accordo prevedeva, appunto, l'avviamento al lavoro di 79 unità in servizio all'As al 31 luglio 2006 forniti dall'agenzia interinale "Obiettivo Lavoro".
Dall'accordo, fa notare il coordinamento Slai-Cobas di Serra, «sono ormai trascorsi due mesi e, nonostante le iniziative intraprese dai lavoratori, le rassicurazioni e le promesse da parte delle istituzioni e dai dirigenti dell'azienda sanitaria di una rapida assunzione a tutt'oggi nulla è avvenuto». Quale democrazia è questa, si chiede il sindacato dei lavoratori, dove gli accordi non vengono rispettati e le regole e i regolamenti sono messi sotto i piedi? La sala consiliare si è fatta incandescente, la discussione è stata molto accesa e i lavoratori hanno espresso con rabbia le loro opinioni sui «continui rinvii» e le «prese in giro dei dirigenti di turno». Sono state contestate anche le voci «fatte girare ad arte» per indurre i lavoratori, a monte di una esigua retribuzione di 500 euro, a non accettare il possibile incarico.
«Ne è un esempio - scrive il sindacato in un a nota - quella fatta circolare da alcuni dirigenti dell'azienda sanitaria che vorrebbero gran parte dei lavoratori destinati a Tropea o Vibo Valentia, mentre le esigenze reali riguardano il presidio ospedaliero di Serra San Bruno».
Dunque e così emerso dall'assemblea la volontà di non retrocedere di un millimetro e di pretendere il rispetto dell'accordo, facendo valere i propri diritti con la conseguente richiesta di essere ricevuti.


Sindacato Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
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Tel./Fax 0963. 772372 - E-mail slaicobas.serra@libero.it
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COMUNICATO STAMPA

Oggi 28 settembre ’06 alle ore 18:30 si è tenuto presso la sala consiliare del comune di Serra San Bruno un’assemblea dei lavoratori precari dell’azienda sanitaria n° 8, al centro della discussione, c’è stato il mancato avviamento dei lavoratori come previsto dall’accordo sottoscritto in data 04 agosto 2006 presso la Prefetture di Vibo Valentia – Ufficio Territoriale del Governo.
L’accordo prevedeva l’avviamento al lavoro di 79 unità (30 da destinare all’As n. 8 e 49 alla Protezione Civile) in servizio al presso l’As al 31 luglio 2006 forniti dall’agenzia interinale “Obiettivo Lavoro”.
Dall’accordo sono ormai trascorsi 2 mesi e nonostante le iniziative intraprese dai lavoratori, le rassicurazioni e le promesse da parte dell’istituzioni e dai dirigenti dell’As di una rapida assunzione a tutt’oggi nulla è avvenuto. Quale democrazia è questa dove gli accordi non vengono rispettati e le regole e i regolamenti messi sotto i piedi?
L’assemblea è stata molto accesa e i lavoratori hanno espresso con molta rabbia le loro opinioni sui continui rinvii e le prese in giro dei dirigenti di turno, contestate anche le voci fatte girare ad arte per indurre i lavoratori, a monte di una esigua retribuzione di euro 500,00, a non accettare il possibile incarico. Ne è esempio quella fatta circolare da dirigenti dell’azienda sanitaria che vorrebbero gran parte dei lavoratori destinati a Tropea o Vibo Valentia mentre l’esigenza reale sono al presidio ospedaliero di Serra San Bruno.
Dall’assemblea è emerso la volontà di non retrocedere di un millimetro e di pretendere il rispetto dell’accordo e quindi per far rispettare l’accordo si è deciso unanimemente di effettuare in data 02 ottobre 2006 un presidio ad oltranza, presso la sede dell’assessorato alla sanità a Catanzaro, con richiesta di essere ricevuti, per risolvere definitivamente il problema dell’avviamento a lavoro. Si invitano tutti i rappresentanti, politici comunali, provinciali e regionali a sostegno della manifestazione.

Serra San Bruno 28.09.2006

Coordinamento SLAI - Cobas


Pizzo. Decisi un'assemblea a Vibo e un incontro con l'assessorato regionale.

Scontro tra Slai Cobas e confederali.
Sul problema precariato interviene il sindacato autonomo

PIZZO - Nella sala consiliare del Comune, si è tenuta nei giorni scorsi l'assemblea dei precari Lsu-Lpu, alla quale ha partecipato una nutrita delegazione dei colleghi di Serra San Bruno.
La riunione ha focalizzato l'integrazione delle 10 ore, sbandierati da tutti come stabilizzazione dei precari, ma che nei fatti si tratta di 10 ore aggiunte alle 20 legate alla presenza.
«Ciò significa - è scritto in una nota sindacale - che non si può maturare alcuni diritto alla maternità, alle ferie, alla malattia, ai contributi previdenziali e a tutto quello che i lavoratori di questa Repubblica hanno diritto».
L'assemblea ha deciso di dover prendere iniziative di lotta per protestare contro gli «accordi dei sindacati firmatari, siglati senza alcun mandato dei lavoratori stessi; per avviare un reale percorso di stabilizzazione tramite l'apertura di un tavolo di trattative, il quale dovrà tener conto della partecipazione dei lavoratori».
Nell'assemblea, inoltre, si è deciso di sollecitare l'incontro con il capo struttura alla Regione dell'assessorato al lavoro, Mancini, chiesto nell'incontro del 13 settembre 2006, dove, in quella precisa occasione, si era fatto carico di informare l'assessore Nino De Gaetano sulla richiesta presentata dallo Slai-Cobas, organizzando un incontro in tempi brevi. Altra decisione adottata riguarda l'indizione di una nuova assemblea per il 14 ottobre a Vibo Valentia, alla quale saranno invitati tutti i precari della provincia, insieme allo stesso De Gaetano e tutti i rappresentanti istituzionali. La motivazione? «La diffusione del precariato ha raggiunto livelli insopportabili che investono non solo il mercato del lavoro, ma gli stessi orari, salari, in altre parole, l'insieme della vita delle persone costrette a subire questa condizione disumana. La precarietà è un problema che minaccia da vicino tutti, anche i lavoratori a tempo indeterminato e sindacalmente tutelati, soprattutto con la privatizzazione dei servizi pubblici».
Per lo Slai Cobas questa situazione non è adducibile al solo passato governo Berlusconi, il quale l'ha aggravata di molto, ma anche ai precedenti governi di centrosinistra e alle leggi da essi approvate in materia di privatizzazione del mercato del lavoro, come, ad esempio, il pacchetto "Treu". Occorre una nuova legislazione sul lavoro, che ottenga una profonda e radicale inversione di tendenza con un taglio anti-liberista e contrario alle privatizzazioni».
Per il sindacato autonomo occorre, quindi, ridurre drasticamente l'impiego del lavoro precario, rendendolo costoso alle aziende che ne fanno uso e rimettere al centro il lavoro stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato. E per raggiungere obbiettivi concreti e significativi nella lotta alla precarietà, non c'è altra strada che la mobilitazione della lotta di massa. E' giusto, quindi, in questa ottica, il netto rifiuto di una nuova politica di concertazione e di un nuovo "patto sociale" con il Governo e la Confindustria. «Sarebbe un grave errore - termina la nota dello Slai - considerare quello di Prodi un "governo amico" e quindi, delegare ad esso, senza le dovute pressioni di massa, modifiche sostanziali nel campo della precarietà».


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COMUNICATO STAMPA

Se una semplice esposizione di fatti viene definita dal direttore generale dell’As n. 8 di Vibo Valentia Talarico “interpretazioni confuse e allarmistiche” e, provocano nello stesso reazioni scomposte e arroganti, allora abbiamo colpito nel segno, le reali volontà del management, sono lo smantellamento del servizio sanitario nelle Serre Calabre in perfetta continuità con le gestioni precedenti.
Una gestione ormai alla frutta, si inscenano conferenze stampa con roboanti e pirotecniche dichiarazioni, la fumosità annebbia la visuale del manovratore, cosi si materializzano (solo nelle loro menti), reparti di ortopedia, di oculistica (con attrezzatura usata), le magie continuano con la moltiplicazione degli operatori socio sanitari, con sole due unità si è riusciti a “minimizzare i disaggi estivi rispondendo con efficacia alle emergenze infermieristiche”.
E poi, di nuovo la sfilza di promesse passate come “iniziative già concretizzate”, acquisto di due ambulanze, Tac (logicamente inferiore tecnicamente a quella di Vibo), ristrutturazione delle sale operatorie, endoscopia, ecografo. Ma per ciò scopriamo che si devono esperire ancora le pratiche per le gare di appalto, lungaggine burocratiche che stranamente sorgono solo quando si tratta della struttura ospedaliera di Serra San Bruno, mentre in altri casi le procedure viaggiano più velocemente e sono già state ristrutturate le sale operatorie e acquistate attrezzature medicali.
Come al solito il D.G. parla al futuro, utilizzando sempre questo magnifico tempo e coniugandolo sapientemente in tutti i modi e la frasi, compiendo dalle promesse che non vengono mai, purtroppo, suffragate dai fatti.
Allora al D.G. Talarico sorge spontanea la domanda “che solo un folle, dopo l’elenco delle spese illustratoci, può pensare di chiudere l’ospedale”, allora c’è troppa follia in giro e da diverso tempo visto che, un direttore generale dopo una spesa di circa un milione di euro per ristrutturare le lavanderie della azienda le diede in appalto ad esterni e, successivamente, in perfetta continuità col predecessore,c’è chi acquista le automediche (o america) mentre a mancare sono le ambulanze, mancanza che impedisce lo spostamento di un ammalato anche di soli 50 metri provocando ritardi che potrebbero rivelarsi fatali.
E ancora, come giudicare, chi preferisce lasciare nella precarietà le unità operative di chirurgia e ginecologia dove le prestazioni sanitarie subiscono continue interruzioni e conseguenti trasferimenti dei pazienti che gettono, queste si, nel panico gli utenti creando gravi danni alla funzionalità e alla immagine della struttura ospedaliera, alla soluzione che sta nello stabilire semplicemente l’organico medico delle unità operative?
E le assunzione che dovevano essere fatte a giugno 5 medici per il pronto soccorso e 2 medici anestesisti, dove sono?
Molte delle potenzialità che si sono espresse fin dalle origini di questo ospedale non sono venute meno da se, ma sono state offuscate dai limiti che vengono imposte dalla dirigenza vibonese. La soluzione di tutti problemi, non sta nel pessimo atto aziendale, fatto dalla dirigenza, ma nella concreta possibilità che i fondi vengano gestiti direttamente dal presidio di Serra.
Chi vuole avere sempre l’ultima parola, o vede sempre attraverso le lenti dell’egemonia aziendale, naturalmente non riesce a concepire un dialogo che se pur duro, sia democratico e costruttivo, fatto dai sindacalisti, che sono gli unici a recepire i bisogni e le esigenze della sanità serrese.
Il periodo di grande normalizzazione è finito, le uniche voci di protesta non sono più il canto serale delle cicale, ma il continuo, perseverante ed incisivo impegno di chi tiene alla sanità pubblica e al bene che essa è preposta a tutelare. Il sindacato, continuerà il martellante impegno e non soltanto con la stampa, ma anche con iniziative popolari e senza precedenti.

Serra San Bruno lì 21/09/2006

SLAI – Cobas Serre Calabre


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COMUNICATO STAMPA

Quanto denunciato in questi giorni, anche a mezzo stampa, in seguito al caso di D. S. (paziente deceduto in altro ospedale), sulla mancanza di strumenti medicali essenziali che non permettono di effettuare in modo tempestivo le diagnosi ed intervenire altrettanto tempestivamente sul paziente per la pronta soluzione del caso e su presunti ritardi avvenuti presso la struttura ospedaliera di Serra San Bruno, è solo un’ulteriore dimostrazione della tragica situazione in cui versa la sanità serrese.
Questa organizzazione sindacale da diversi anni denuncia a tutti i livelli le condizioni di precarietà in cui versa l’ospedale di Serra San Bruno, carenze che comunque grazie al sacrificio degli operatori, non hanno impedito d’intervenire tempestivamente dando il massimo dell’assistenza, formulando anche la diagnosi. Certo che se manca l’ambulanza per il trasporto del paziente, se la TAC è rotta da mesi e se l’elicottero ritarda non è colpa degli operatori.
Nulla, pertanto, può essere addebitato ai pochi che col proprio sacrificio resistono, in quanto legati a questo territorio dall'amore per la natura e per la persona umana, garantendo un minimo di assistenza e facendo il possibile con quel che la "misericordia conventuale" passa ai mendicanti; situazione che comunque non può essere più tollerata, il minimo non può bastare più.
Cosi si cerca il capro espiatorio per addebitargli tutte le colpe e quale migliore colpevole di un moribondo ospedale che sta finendo i propri giorni sotto i colpi della scure manageriale vibonese? Le colpe vanno cercate altrove, tra chi gestisce politicamente e tecnicamente la sanità che deve assumersi le proprie responsabilità rendendo conto per la tragica realtà in cui versa la sanità nelle Serre Calabre e pagando per eventuali errori.
I management, infatti, sono espressione dei politici, quei politici che con una mano promettono di potenziare le strutture sanitarie con acquisti di attrezzature, assunzione di personale (facendone un cavallo di battaglia elettorale), e con l'altra sviano i fondi che dovrebbero essere destinati a tal fine, a foraggiare compari e amici, con poltrone molto confortevoli, cui evidentemente la comodità è cosi rilassante da far venire il sonno agli amministratori, che appisolandosi volentieri se ne infischiano dei bisogni delle strutture sanitarie.
In questi anni stiamo assistendo ad una crescente repressione dei bilanci destinati all’assistenza sanitaria, in nome di una presunta modernizzazione della sanità basata su un crescendo di burocrazia e di sprechi, con una conseguente riduzione di servizi e attrezzature medicali essenziali.
La struttura sanitaria serrese nel panorama della sanità vibonese, non viene considerata affatto, vi è forse l'incapacità dei rappresentanti politici comunali, provinciali e regionali di far valere ragioni di questo territorio? Allora dimettetevi, almeno, dimostrate di non essere complici di questo infame disegno politico.
Sono sempre pronti a sponsorizzare, dirigenti, privatizzazioni, cessioni di interi pezzi della sanità, acquisti inutili come l’automedica che per costi e inutilità è stata prontamente ribattezzata l’autoamerica, sicuramente sarebbe stata più utile una ambulanza.
Mancanza di peso politico, non esistono altre spiegazioni, alla mancata dotazione della seconda ambulanza, alla mancata l’assunzioni di due anestesisti e di altro personale, alla mancata modernizzazione delle attrezzature elettromedicali in dotazione dal 1991 (ex USL 21), alle continue chiusure dei reparti di chirurgia e ginecologia, alla sospensione per mesi di attività ambulatoriali in medicina, a quella definitiva di altri servizi, alla volontà di acquistare una TAC non all’avanguardia e che in ogni caso non arriva.
I politici si dimostrano impotenti nel difendere gli ammalati ma sono solerti nel reprimere, intimidire, calpestare la dignità delle genti delle serre per produrre divisioni, odi,e renderli impotenti affinché l’intera popolazione delle Serre Calabre non reagisca nel suo insieme per fermare questo sfascio totale.
A tutti i cittadini delle Serre Calabre, diciamo che, a tutto questo possiamo rispondere costruendo insieme uniti un ampio schieramento che sia immediatamente di difesa a tutto il territorio e al servizio sanitario in particolare creare un movimento che non solo può sconfiggere questo sistema di arricchimento ai danni di chi soffre ma può gettare le basi inedite di un cambiamento in meglio della vita di tutti. Questa volta la scure ha trovato un ceppo di ferro e siamo pronti a scendere in piazza con una mobilitazione generale senza precedenti.

Serra San Bruno, 14/09/2006

SLAI – Cobas Serre Calabre


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COMUNICATO STAMPA
Al peggio non vi è mai fine, dal teatrino vibonese di via Dante Alighieri, va in onda la tragedia,si perché si parte con una situazione favorevole per finire ad situazione disastrosa, per il popolo delle Serre Montane, dal titolo “la soppressione della struttura ospedaliera di Serra San Bruno” regista - interprete Francesco Talarico, direttore generale dell’Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia. Atto primo “lo smantellamento della chirurgia”.
Cambiano gli interpreti, dunque, ma i risultati ed evidentemente le intenzioni sono sempre le stesse, cioè il nulla; alle solite promesse di potenziamento non seguono mai i fatti.
Da sempre ci propinano che l’ospedale serrese è interessato ad un progetto di potenziamento, e allora, se questo ospedale deve servire a garantire un servizio sanitario degno di questo nome, ci domandiamo, a quando gli inizi dei lavori , la definizione delle procedure di assunzioni e degli acquisti di attrezzature medicali per i potenziamenti promessi. O forse s'intende per potenziamento, quello dell'organico altrui?
La chirurgia generale unità operativa portante per un ospedale, a Serra San Bruno è da diverso tempo impossibilitata a garantire la continuità del servizio ai cittadini utenti, per delle situazioni artatamente costruite dalla dirigenza.
Ultima, la carenza di personale medico non permette l’attività 24 ore su 24 per tutto il mese, decine sono gli interventi di chirurgia dal più banale a quello più grave che da diversi mesi vengano dirottati presso altre strutture ospedaliere in quanto non vi è garantita la presenza del secondo chirurgo e neanche per garantire le urgenze chirurgiche.
Un servizio pubblico che viene interrotto continuamente, oltre al danno d’immagine arreca, un grave danno all’utenza, alla quale prima veniva garantita la prestazione in urgenza ed oggi dopo che la dirigenza ha trasferito due medici (ma che a tutt’oggi risultano in pianta organica presso l’unità operativa di chirurgia di Serra San Bruno) senza sostituirli, non è più possibile.
Con questa fase si tenta di assestare il colpo finale all’unità operativa di chirurgia, dopo che scientificamente gli si è fatto terra bruciata intorno eliminando una dopo l’altra tutte le strutture di supporto utili per le attività chirurgiche.
Infatti, il servizio di endoscopia è stato dirottato altrove, deliberata la ristrutturazione delle sale operatorie ma si ristrutturano quelle di un ospedale dove il vigente piano sanitario regionale non prevede unità operative chirurgiche, si rompe l’apparecchio di anestesia e viene riparato dopo un mese con la conseguenza che non possono essere effettuati interventi chirurgici in anestesia generale, non viene garantita la continuità di servizio in radiologia perché manca il medico radiologo e di conseguenza non possono essere fatti le diagnosi tempestivamente. Ma nonostante ciò, l’unità operativa di chirurgia generale è rimasta attiva ad alto livello dando risposte di qualità all’utenza.
Fatti ai quali aggiungiamo che da anni denunciamo che la struttura ospedaliera cade a pezzi e le transenne, sempre più numerose delle persone, conquistano spazi sempre più ampi, ma si decide di ristrutturare ospedali chiusi, Si acquistano ambulanze nuove, ebbene, dalla distribuzione Serra viene esclusa.
Ciò che la dirigenza sta perpetrando ai danni dell'ospedale di Serra San Bruno, è una "istigazione" ad un "suicidio epicureo", come fece appunto quell'epicureo che una volta venuto a conoscenza della propria condanna a morte, decise di suicidarsi lentamente, mangiando, scherzando e discutendo. Ebbene, il management si levi pure dalla testa questa intenzione, il sindacato che oltre ad essere un veicolo di democrazia è anche un veicolo di protesta e lotta e non ha la nessunissima intenzione di abbandonare il moribondo a se stesso. Per chi infatti, ha sposato la causa dell'uguaglianza dei diritti, del progresso sociale e del bene collettivo, non esiste il divorzio.
Ad un anno dall’insediamento del attuale management possiamo considerare fallimentare la sua gestione e invitiamo pertanto il direttore generale Talarico e l’intero management a valutare concretamente la possibilità di lasciare la dirigenza visto e considerato che la loro gestione è lontanissima dai bisogni degli ammalati.

Serra San Bruno, 08/09//2006

SLAI – Cobas Serre Calabre


Da: Il Quotidiano della Calabria, 3-9-2006

Slai Cobas/1. Ieri l'incontro alla presenza del coordinatore nazionale Corrado Delle Donne.

Lavoratori precari, cresce la speranza.

Chiesto un tavolo di concertazione tra tutte le forze politiche e sindacali

IERI al Valentianum si è tenuto l'incontro nazionale dello Slai-cobas… Una conferenza ricca di proposte e carica di rabbia. Tra i presenti il coordinatore nazionale Corrado Delle Donne, Orazio Calì rappresentante dei precari siciliani, Nazzareno Piperno, Giovanni Patania, Francesco Tassone in veste di rappresentante dei precari dell'As. All'appuntamento hanno preso parte anche il consigliere regionale Bruno Censore (Ds), il senatore Franco Bevilacqua (An), il sindaco di Serra San Bruno, Raffaele Lo Iacono, e l'assessore provinciale Enzo Massa.
Ad aprire i lavori Nazzareno Piperno, il quale salutando e ringraziando le rappresentanze presenti all'incontro, ha rimarcato la condizione, «ormai al limite della sopportazione, dei lavoratori precari. Oggi cercheremo di arrivare ad un accordo con i rappresentanti dei partiti - ha subito detto Piperno - per trovare una soluzione al problema del lavoro. Si fanno grandi progetti, come il ponte sullo Stretto, ma non si tiene conto dell'assenza di infrastrutture che di fatto ci tagliano fuori dal circuito nazionale. A partire dalla A3 Salerno-Reggio Calabria che si trova oramai da moltissimi anni in una situazione pietosa. La nostra lotta - ha proseguito - è per voltare pagina. Ci vuole una nuova politica che sia interessata e sappia prendere provvedimenti seri. L'industria nel Vibonese è sparita e non si è fatto nulla per evitare questo».
Il sindacalista ha sferrato un duro attacco verbale alla mafia e a coloro che l'appoggiano. Rivolgendosi poi a Censore ha chiesto una politica più attenta e sincera verso i lavoratori, i quali si trovano in una situazione di grande indigenza, proponendo di creare una sorta di commissione di sorveglianza.
Successivamente, Giovanna Pugliese, una precaria dell'As, ha rivolto dure accuse ad una classe dirigenziale «assente, capace di preoccuparsi solo di una schiera di eletti a loro compiacenti. Una dirigenza che occupa solo le poltrone per scopi personali e che deve dimettersi».
Enzo Massa, rispondendo a delle critiche mossegli contro ha ribadito di «non giustificare alcuno. Le provocazioni e le proteste portano sempre ad un risultato positivo, ma va aperto un tavolo con tutti gli imprenditori, i politici, i sindacati».
L'assessore provinciale ha affermato, inoltre, che c'è la necessità di instaurare un confronto sereno e sincero con tutti indistintamente, lavoratori, forze politiche e sindacati. «Soltanto così si potrà trovare una soluzione».
Bruno Censore, dopo aver preso la parola, ha sostenuto l'importanza dell'iniziativa soprattutto in una provincia, come questa di Vibo, che con tutte le potenzialità rimane statica. «Sono qui come rappresentante dei Democratici di sinistra - ha aggiunto - per parlarvi di lavoro e di alcune soluzioni che potrebbero essere adottate Una soluzione al precariato potrebbe essere una fiscalità più adeguata, oppure il reddito minimo. C'é la necessità - ha proseguito Censore - di trovare un'unione e creare un tavolo di discussione che, per una provincia colpita da un'alluvione, possa aiutare le imprese che si trovano in difficoltà, iniziando così quella ricostruzione del territorio tanto declamata andando incontro alla popolazione. Nel Vibonese - ha concluso - va aperta una stagione di iniziative, di novità». Il suo augurio è stato quello di poter vedere realizzato a breve un tavolo di concertazione con cui si possa trovare la soluzione migliore da adottare, perché bisogna dare voce a chi non c'è là.
Il senatore Franco Bevilacqua ha sottolineato che «è stato sottoscritto un accordo per i lavoratori dell'As, ma essi sono 450 e l'accordo e per 79. In Calabria i finanziamenti pubblici sono sempre arrivati, ma sono stati utilizzati male, arrivano e non si sa dove finiscano. Il sindaco, il presidente della Provincia dove sono? Perché nessuno riesce a prendere una posizione? Solo il sindaco di Serra è presente».
Diversi sono stati ancora gli interventi che si sono susseguiti, da Orazio Calì a Corrado Delle Donne (che riportiamo nell'articolo in basso) ai presenti in sala, volti tutti a rimarcare la necessità di un lavoro più stabile che dia sicurezza e offra condizioni di vita più dignitose.


Slai Cobas/2. Il coordinatore nazionale e il consigliere regionale sulla questione lavoro.

L'analisi di Delle Donne e Censore.

«Una battaglia contro la precarietà e il sistema clientelare»

LA manifestazione del coordinamento dello Slai-Cobas sul tema "Quale iniziativa per il lavoro" ha visto ieri, nella sala congressuale del Valentianum, il segretario nazionale Corrado Delle Donne, oltre che la presenza di alcune altre personalità del mondo politico provinciale e regionale, intervenire sulla spinosa questione.
Riferimento essenziale della conferenza, il mantenimento dei diritti sociali rispettando la dignità di tutti i lavoratori.
E' toccato al segretario Delle Donne indicare il punto cardine del mercato del lavoro nella sua totalità. Due gli aspetti essenziali: «Prima di tutto - ha detto - bisogna togliere i soldi a chi li ha rubati in questi anni e usarli per una politica di sviluppo, secondariamente avere dei lavoratori con i loro diritti, quindi, eliminare il precariato e dare a questi ultimi dignità sul posto di lavoro, con un impiego a tempo indeterminato. A livello nazionale e nel Sud in modo più accentuato - ha aggiunto Delle Donne - dove c'è una disoccupazione dilagante, per i nostri figli, nel caso in cui dovessero trovare lavoro, questo per lo più risulta precario senza alcuna prospettiva futura. Una cosa assolutamente inammissibile e da superare. Le risorse per attuare questa politica ci sono in Italia - ha sostenuto - perché i profitti dei grandi gruppi industriali e finanziari e delle grandi banche non sono mai stati così alti come in questi ultimi anni. Ci sono le medie dei profitti più elevati dal dopoguerra a oggi, si sono arricchiti in pochi e si è impoverita la popolazione. Per andare a fare la spesa, se ieri ci volevano mille lire oggi ci vuole un euro. E questo vale sia a Milano che a Vibo».
Il consigliere regionale Bruno Censore ha ribadito l'emergenza del lavoro al Sud, nonostante, come egli stesso ha precisato, ci siano segnali positivi dal governo dell'Ulivo: «E' di qualche giorno fa, infatti, la notizia della volontà di introdurre un fisco di vantaggio differenziato, dove otto regioni del Centro-Sud avrebbero una fiscalità incentivante per le imprese e per chi vuole investire. C'è poi un importante lavoro della Regione per quanto riguarda la stabilizzazione dei lavoratori precari Lpu-Lsu. Come governo regionale abbiamo, infatti, aumentato a trenta le ore di lavoro, riconosciuti alcuni diritti quali quelli sulla malattia, sulla contribuzione e pensiamo di fare ancora molto. Il lavoro è sempre più un'emergenza e su questo ci dobbiamo interrogare affinché la nuova programmazione comunitaria, che va dal 2007 al 2013, sia utilizzata in maniera concreta e colta in pieno proprio perché si parla di centinaia di migliaia di euro. La Calabria e il Vibonese hanno delle grandi opportunità, ma, ovviamente, bisogna saperle cogliere con intelligenza e caparbietà».
Il lavoro è, anche per Censore, un diritto da difendere. Non a caso, insieme al sindacato autonomo, ha lottato per i precari dell'As, ai quali è stata data la possibilità di lavorare, "purtroppo", ancora per quattro mesi. Questo, comunque, non è esaustivo di un bisogno di lavoro sempre più allarmante. Si inserisce così l'iniziativa lanciata da Censore: un tavolo concertativo al quale invitare sia il presidente della Provincia sia il sindaco di Vibo e tutte le organizzazioni sindacali, per lanciare un'iniziativa per un lavoro dignitoso e stabile.
Una battaglia a tutto campo, dunque, contro la precarietà per dire no ad una politica clientelare e delle raccomandazioni, ha osservato Mara Malavenda del coordinamento nazionale Cobas, e riassumibile nel motto urlato dal sindacalista Nazzareno Piperno: «Non ci fermerà nessuno, dove c'è povertà ci siamo noi».

Gianluca Rubino


Da: Il Quotidiano della Calabria, 30-8-2006

Ieri mattina la conferenza stampa e il successivo dibattito sull'argomento.

Lo Slai e il problema precariato.

Sabato prossimo il coordinamento nazionale del sindacato

CONFERENZA stampa dai toni accesi ieri mattina, alla sede provinciale dello Slai-Cobas.
Sabato prossimo alle 9:00 al Valentianum si terrà un incontro nazionale, con la partecipazione di Corrado Delledonne, coordinatore nazionale, Vittorio Granillo, di Napoli, Orazio Calì, responsabile precari Sicilia e con tutto il coordinamento siciliano, nel corso del quale si discuterà di lavoro, delle problematiche che affliggono i disoccupati e i lavoratori del vibonese e calabresi dal titolo "Quale iniziativa per il lavoro".
Presenti alla conferenza di ieri, il coordinatore provinciale Slai-Cobas Nazzareno Piperno, Giovanni Patania e una folta rappresentanza di disoccupati e precari.
Ad esordire è stato lo stesso Piperno ......... «Un avvenimento di questa portata non si era mai visto prima a Vibo Valentia. Non bisogna farsi sfuggire questa occasione». Piperno si è augurato, inoltre, che gli inviti vengano recepiti dai sindaci, parlamentari e sindacati i modo da poter creare un dibattito costruttivo e fruttifero.
In seguito si è parlato dei problemi che affliggono i precari, che lottano per 400 euro al mese..................
Si è discusso, in termini positivi dell'Italcementi, e in termini negativi della Nostromo, «che ha ottenuto 33 miliardi, all'epoca, di lire e paga da 5-6 anni la mobilità ai suoi ex dipendenti». Da qui la richiesta del sindacato autonomo di limitare la spesa dove c'è la speculazione.
Il 3 agosto lo Slai-Cobas ha firmato un accordo per l'assunzione di 79 precari che ancora oggi stentano a "partire". Per Giovanni Patania «ci sono 36.000 disoccupati, la maggior parte delle imprese pagano i lavoratori in nero. Le istituzioni sono troppo lontane dalla popolazione - ha aggiunto il sindacalista - Non c'è alcun progetto, alcun impegno concreto. Siamo pronti a fare manifestazioni, ad azioni eclatanti se non vedremo dei risultati». Dibattito, come detto, dai toni accesi e dai contenuti interessanti che proseguirà sabato prossimo in occasione della riunione del coordinamento nazionale.

Francesco Mangialavori


Una prima vittoria per i lavoratori precari dell'As dei presidi ospedalieri della provincia di Vibo, che con lo Slai Cobas chiedevano la stabilizzazione dei posti di lavoro.
Dei 60 precari i cui contratti scadevano il 31 luglio, 30 continueranno a lavorare all'As e 30 verranno assunti dalla Protezione Civile. Per entrambi i contratti scadranno il 31/12/2006.
Non è ancora la stabilizzazione definitiva, ma un primo passo ottenuto con la lotta, oggi 3. 8. 2006.

Lo Slai Cobas, comunque, denuncia il fatto che nella giornata di ieri 2.8.06, al presidio dei lavoratori dell'As, il proprio coordinatore provinciale è stato spintonato, gettato a terra e picchiato dalla polizia, dovendo poi ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Episodio che segue di poco tempo quanto già subito, sempre dallo stesso Piperno, in occasione della protesta dei lavoratori della Proserpina l'11.7.2006, quando è stato ripetutamente ammanettato dalla Digos, per costringere i lavoratori a sciogliere il sit-in.

Lo Slai Cobas ha già dato mandato ai propri legali di intervenire sulla vicenda.

Il Coordinamento nazionale dello Slai Cobas esprime tutta la propria solidarietà a Nazzareno Piperno.

Slai Cobas

3 agosto 2006


Riportiamo due articoli sulla vicenda apparsi su "Il quotidiano della Calabria".

Da: Il Quotidiano della Calabria on Line 3.8. 2006

Davanti alla sede dell'As dopo l'esito negativo dell'incontro della mattinata
Tafferugli al termine della riunione

AL termine della riunione davanti alla sede dell'As ci sono stati tafferugli e scene comunque da condannare, anche se in questi casi bisogna capire l'esasperazione di coloro che sanno di aver perso il lavoro, sia pure precario.
Gli animi si sono ulteriormente riscaldati quando gli interessati hanno capito che l'incontro si era concluso con un flop tanto da fare dire a Patania (Slai): «Resteremo qui ad occupare l'As. C'è una situazione di disagio sociale gravissima e non si possono scaricare i lavoratori dicendo di dover andare al consiglio regionale perché vi è da discutere qualcosa di più importante». Per come è stato possibile ricostruire gli episodi, sentendo quanti sono stati coinvolti direttamente o indirettamente negli stessi, si sono così svolti. Mentre il direttore Francesco Talarico stava lasciando l'As da un'uscita laterale del palazzo di via Dante Alighieri, il sindacalista Nazzareno Piperno avrebbe gettato sull'auto del dirigente, che era accompagnato dal direttore sanitario aziendale Alfonso Luciano e al direttore amministrativo Filomena Panno stava,una tanica di plastica vuota. Sulla sua auto. La scena sarebbe stata filmata dalla polizia scientifica presente unitamente agli agenti della Digos e di alcuni carabinieri sotto la direzione del vicequestore Giovanni Gigliotti.
Nella concitazione che è seguita Piperno, per come da lui stesso dichiarato, è stato spintonato ed è caduto a terra riportando leggere lesioni che si sarebbe poi fatto refertare.
d.m.

Da: Il Quotidiano della Calabria On Line 3.8.2006

In mattinata manifestazione di protesta dei precari davanti alla sede dell'As
I "disperati del lavoro"
In serata l'accordo. Oggi riunione per definire i termini

C'E' voluta tutta l'ostinazione dell'assessore regionale alla Sanità Doris Lo Moro e le proverbiali capacità di mediazione del prefetto Vincenzo Greco (dimostratosi assai sensibile alle istanze dei lavoratori) per sbloccare una situazione sul punto di esplodere. L'incontro in Prefettura tra lo Slai Cobas, in rappresentanza degli ausiliari precari dell'As a rischio disoccupazione, il Prefetto, l'assessore Lo Moro e i dirigenti dell'Azienda sanitaria ha avuto un esito più che positivo. Al termine di un lungo e serrato faccia a faccia, al quale ha preso parte anche l'assessore regionale Bruno Censore, si è giunti ad un accordo. Trenta lavoratori continueranno a prestare la proprio opera alle dipendenze dell'As, gli altri saranno assunti dalla Protezione civile e utilizzati nella bonifica del le zone colpite dall'alluvione del 3 luglio. I contratti dei primi come dei secondi scadranno il 31 dicembre di quest'anno. Poi si vedrà. In ogni caso, i termini del difficile compromesso saranno definiti questa mattina in un'altra riunione all'Ufficio territoriale del governo. Questa la cronaca della movimentata prima della felice conclusione della vertenza a tarda sera. I "disperati" che avevavo concluso il loro ciclo lavorativo a termine, in fibrillazione da giorni si erano ritrovati davanti all'Azienda di via Dante Alighieri per illustrare la loro situazione all'assessore Doris Lo Moro, che per intercessione del prefetto Vincenzo Greco, aveva fatto tappa a Vibo per incontrare i rappresentanti dei lavoratori. A guidare la protesta lo Slai Cobas con in testa il battagliero coordinatore provinciale, Nazzareno Piperno, e il dirigente dello stesso sindacato, Giovanni Patania, che divide la sue giornate tra gli alluvionati della sua Bivona e le lotte dei lavoratori.
Dall'incontro svoltosi nell'ufficio del direttore generale Francesco Talarico non sono arrivate quelle risposte che i lavoratori speravano. Da qui una reazione positiva nei riguardi dell'assessore Lo Moro, ripartita tra gli applausi e negativa nei riguardi del direttore Talarico e dei suoi più vicini collaboratori. Si sono quindi verificati alcuni episodi incresciosi sui quali riferiamo a parte nella stessa pagina. Quale secondo lo Slai e i manifestanti la colpa di Talarico? Quella di essersi rivolto per l'assunzione a tempo determinato di 60 persone al Centro provinciale per l'impiego che avrebbe usato parametri per la compilazione della graduatoria che escludono quelli che hanno già lavorato.
Ma andiamo con ordine. I lavoratori (79 per l'esattezza) assunti nel 2005 chiedono da tempo che il contratto venga prorogato sino al prossimo dicembre, ma non si limitano a questo. Vanno anche oltre. Di queste loro richieste se ne è fatto interprete il sindaco di Serra San Bruno, Raffaele Lo Iacono, che sta sostenendo in tutti i modi questi lavoratori di ben 36, quasi la metà sono del suo comune. «Sono lavoratori - ha detto Lo Iacono - che hanno acquisito una professionalità e che riteniamo debbano avere una corsia preferenziale. Bisogna cercare di fare traghettare questi lavoratori all'interno dell'As. Noi sappiamo che c'è una delibera della giunta regionale che prevede all'interno delle aziende pubbliche che di quelle private di oltre 3000 persone che abbiano presentato la domanda entro il 2002».
Quando parliamo che altri disoccupati bussano alla porta del lavoro, Lo Iacono è d'accordo che bisogna cercare di sistemare tutti, ma «non si può chiedere a fare tornare a casa coloro che hanno acquisito professionalità e competenza dopo mesi di lavoro». Qualcuno dei lavoratori in attesa interviene per chiarire che nella graduatoria redatta dal Centro per l'impiego contestato il criterio della selezione che è stato usato, tanto che «nella stessa sono inserite persone che magari hanno il coniuge che lavora mentre per le nostre famiglie questa sarebbe l'unica entrata».
Un breve intervento anche da parte del sindaco di Nardodipace, Antonio De Masi: «Penso che nella nostra provincia occorra una battaglia per il lavoro, che è precario dovunque. Credo che bisognerebbe organizzare una conferenza per il precariato poiché c'è il rischio che vadano avanti solo i più furbi,mentre secondo me bisognerebbe organizzare un progetto per il lavoro. per tutti».
Da parte sua l'assessore Doris Lo Moro, prima di partecipare all'incontro a cui abbiamo accennato ha spiegato di essere stata informata della situazione dal consigliere Censore e dal Prefetto, e di aver capito che «si tratta di servizi che prima erano stati affidati ad interinali , rispetto ai quali oggi c'è una diversa posizione dell'azienda. Ora sono qui per discuterne e per capire meglio».
Ad una domanda sul sequestro di atti relativi proprio ai precari assunti tramite "Obiettivo lavoro" l'assessore Lo Moro ha così risposto: «Non mi risulta che ci sia stato un sequestro degli atti, ma semplicemente una richiesta di documenti per effettuare delle indagini ma non bisogna allarmarsi». Al termine della riunione Doris Lo Moro è stata nuovamente avvicinata dai cronisti ma non ha detto nulla di concreto: «Abbiamo ascoltato, abbiamo acquisito degli elementi che saranno valutati. Non c'è nessuna soluzione (almeno fino all'incontro in serata in Prefettura, ndr), ma credo di avere la capacità di ascolto e di avere ascoltato. Non ho preso alcun impegno, se non quello di valutare con serietà la posizione di questi lavoratori».
Deluso il sindaco Lo Iacono: «L'assessore ha affermato che non ha la competenza per dire al Direttore Generale di assumere queste persone fino al 31/12, perché 4 mesi di lavoro creerebbero un buco troppo profondo nelle casse già in crisi dell'As. Dobbiamo ancora capire chi deve dare questa risposta. Eppure stamani i giornali hanno riportato che la Cgil chiede all'As di Crotone la stabilizzazione dei precari, mentre invece qui si fa cosa diversa. Eppure il lavoro c'è, gli ospedali sono fermi, si cambiano i lavoratori senza modificare il contratto perché neanche quelli sono a tempo indeterminato. Allora qual è la ragione? C'è un' istruttoria in corso? Noi siamo in difesa della legalità, ma intanto dobbiamo dare i servizi ai nostri ospedali e non possiamo abbandonare queste persone e non risolvere il loro dramma proprio nel periodo in cui tutta Italia si diverte». Il sindacalista Giovanni Patania ha rilevato «che ai precedenti precari che il direttore generale avrebbe dovuto assumere se ne sono aggiunti altri 60. Questa è la cosa più grave».


Da: Il Quotidiano della Calabria, 26-7-2006

Serra San Bruno. In caso contrario i lavoratori occuperanno l'As di Vibo.
«Adottare impegni risolutivi».
Lo chiede lo Slai al dg Talarico per stabilizzare i precari.

SERRA SAN BRUNO - Come abbiamo già scritto ieri, venerdì prossimo alle 9,00 si terrà al Valentianum a Vibo, l'assemblea dei lavoratori di "Obiettivo lavoro", che svolgono il servizio all'interno dell'As n8 di Vibo per affrontare il problema dei precari all'interno dell'azienda ospedaliera. Questi lavoratori il 31 luglio smetteranno di avere la possibilità di portare a casa anche quel minimo sostegno per le loro famiglie, in quanto per decisione dell'As, non si farà più ricorso a questa categoria di lavoratori. Sull'argomento lo Slai Cobas ritiene questa decisione molto grave, «perchè non si tiene conto di una realtà occupazionale forte. Sono più di 80 i lavoratori precari e ciò non può essere cancellato con un colpo di spugna. Fosse solo per la professionalità che questi lavoratori hanno acquisito. Il sindacato autonomo si appella a quanti hanno a cuore il problema che questi lavoratori stanno vivendo», e invita alla riunione di venerdì il dg Talarico, i sindaci della Provincia di Vibo, il presidente della Provincia Bruni, i parlamentari nazionali e regionali eletti a Vibo e tutti quelli impegnati nel sociale al fine di dare una possibilità a questi lavoratori affinché dal primo luglio continuino a svolgere il proprio servizio quanto basta per trovare una soluzione di stabilizzazione del rapporto di lavoro dei precari. «Di fronte alla perdita di un centinaio di posti di lavoro, la politica non può starsene a guardare, altrimenti è complice di questa situazione, e lo è per una resa dei conti del dopo elezione, che si potrebbe chiamare la vendetta degli esclusi in seno al consiglio Regionale, e con l'avvallo del sindacato. Lo Slai ha chiarito, che è, e sarà a fianco dei precari e chiede quale sia la posizione del sindacato confederale». Se venerdì 28 nella riunione non saranno presi impegni risolutivi, i lavoratori e le loro famiglie si trasferiranno alla Direzione Generale dell'As.


Lo Slai Cobas appoggia la protesta degli alluvionati di Vibo Valentia
che oggi hanno bloccato la stazione ferroviaria
e chiede al governo interventi adeguati e immediati

L’esecutivo nazionale dello Slai Cobas è al fianco della popolazione della provincia di Vibo Valentia che oggi si è ribellata perché, a 20 giorni dall’alluvione, non sono ancora arrivati i soccorsi più elementari.

Lo Slai Cobas chiede al governo nazionale di intervenire immediatamente, stanziando - cosa che non ha ancora fatto - adeguati fondi per l’emergenza, per indennizzare le persone colpite e poi per la ricostruzione.
E’ il governo e le istituzioni locali che devono finalmente muoversi!

Tutto lo Slai Cobas abbraccia Giovanni e gli altri compagni dello Slai Cobas di Vibo, il Comitato pro Bivona e tutti gli alluvionati di Vibo che sono stati così duramente colpiti;
i lavoratori e gli iscritti allo Slai Cobas possono inviare contributi con vaglia postale a:

Slai Cobas, via G. Murat 14, 89900 Vibo Valentia
causale: per comitato pro Bivona.

Milano, 22-7-2006

Esecutivo nazionale Slai Cobas


Da: Il Quotidiano della Calabria, 20-7-2006

I precari degli ospedali in protesta davanti all'As Uniti per invocare la stabilizzazione

SI sono dati appuntamento ieri mattina (foto) davanti all'As i lavoratori precari dei presidi ospedalieri della provincia di Vibo per chiedere la loro stabilizzazione. Stufi di una situazione che da più di un anno li coinvolge queste persone vorrebbero che si indicesse una Conferenza dei sindaci per affrontare il problema. «Per molti di noi lo stipendio che percepiamo non basta neanche per la benzina - affermano - alcuni di loro. La Conferenza dei sindaci forse non ha la volontà di riunirsi e affrontare questa incresciosa situazione figlia della malasanità vibonese. Le condizioni di lavoro dei dipendenti della agenzia interinale sono le conseguenze delle norme del "pacchetto Treu" ed della legge 30. Gli strumenti principali per precarizzare tutti i lavoratori anche grazie alla applicazione dei contratti Nazionali di Lavoro». Al riguardo l'assemblea dei lavoratori precari e lo Slai Cobas hanno deciso, come detto, di effettuare una giornata di sciopero con un presidio davanti alla direzione generale della As. Attraverso questa forma di protesta i precari e lo Slai vogliono lasciare un appello forte affinchè il governo di centro sinistra Regionle e nazionale prendano una dovuta considerazione e intervenga per modificare «il sistema di schiavitù dei lavoratori precari che attualmente stanno svolgendo un ruolo importante nella sanità vibonese. Inoltre con il presidio si vuole chiedere il completamento della pianta organica responsabile anche di una parte della malasanità vibonese, che deve avvenire facendo ricorso ai lavoratori annualmente impegnati precariamente nell'Azienda sanitaria vibonese. La regolarizzazione deve essere completata risolvendo tutte le situazioni di precarietà che hanno un solo risultato: una spesa enorme per l'Azienda sanitaria e uno stipendio da fame per i precari».


Da: Il Quotidiano della Calabria, 19-7-2006

Proserpina. Dipendenti senza stipendio e automezzi fatiscenti.

Nuova sospensione del servizio

di Anna barbara chiarella

NUOVA sospensione del servizio per i lavoratori della Proserpina. A darne notizia è lo dello Slai Cobas e le Rsu. Alla base della decisione gli annosi problemi, che secondo i diretti interessati, attanaglierebbero la società titolata nella raccolta delal differenziata nei 50 comuni della provincia.
«I mezzi - si legge in una nota - sono un rottamaio e fatiscenti, non vengono lavati e disinfettati e questo comporta un rischio per la salute per i lavoratori e non solo questo. La spazzatura non si riesce a raccoglierla giorno per giorno e alla fine i cassonetti il giorno successivo sono pieni di venni ed emanano un odore sgradevole a rischio sia di chi ci lavora che dei cittadini. Nostro malgrado siamo costretti a dichiarare che ad incominciare da domani non siamo più in grado di espletare il servizio che fino ad oggi con mille rischi abbiamo svolto, non escludendo iniziative eclatanti al fine di dimostrare quanto fin qui denunciato. Sono anche decine i tentativi di discutere del problema sia con l'amministrazione comunale che con la dirigenza della Proserpina.ma non c'è peggior sordo di chi non vuoI sentire». A questo, per lo Slai Cobas, si aggiunge che da ieri «non si è ancora provveduto a pagare lo stipendio di giugno e non c'è una data certa di quando avverrà e non saremo noi certamente a consentire all'azienda ad andare oltre, anche per l'esperienza vissuta con l'Euroservice, ed anche perché non vogliamo vivere l'odissea vissuta dai lavoratori della "Schillacium" e ci appelliamo ai cittadini di collaborare, in quanto bisogna comunque evitare la determinazione di un problema grave di igiene ambientale. I lavoratori della Proserpina sono pronti ad intervenire facendo del volontariato se il comune metterà a disposizione mezzi idonei per poter svolgere il servizio».

Vibo


L’esecutivo nazionale dello Slai Cobas è al fianco delle popolazioni della provincia di Vibo Valentia, pesantemente colpite da inondazioni e frane.
Qui di seguito riportiamo un appello del comitato Popolare “Pro Bivona” ai presidenti di Camera e Senato con, alla fine, anche una richiesta di aiuto al nostro sindacato.
Lo Slai Cobas raccoglie questo appello e chiede allo stesso comitato Popolare “Pro Bivona” di comunicare gli estremi di un conto corrente sul quale i lavoratori possano far confluire una sottoscrizione per le popolazioni colpite.

Milano, 18-7-2006

Alla cortese attenzione dei Presidenti
della Camera e del Senato della Repubblica Italiana

Il giorno 03/07/2006 Vibo Valentia e le sue frazioni sono state colpite da un evento catastrofico: fango e acqua hanno spazzato via i paesi di Bivona e di Vibo Marina, mettendo a grave rischio anche l’incolumità dei cittadini di Longobardi, un altro paese tuttora a rischio frane.

Questo evento è stato sottovalutato fin dal principio dalla classe politica istituzionale e dalla Protezione Civile. Infatti, ancora oggi, al 12° giorno dall’evento calamitoso, ci sono zone invase dal fango e da detriti, e molte famiglie hanno le loro abitazioni inagibili. L’80% di questa popolazione ha perso tutto, considerando poi che anche tantissime piccole e medie imprese hanno subito ingenti danni e che circa 2000 lavoratori rischiano di non avere più neanche un lavoro.
Versiamo dunque in uno stato d’abbandono totale: non basta rimuovere il fango dalle strade, abbiamo bisogno di dare priorità alle prime abitazioni, alle attività produttive, ai 2000 lavoratori senza lavoro, al rilancio strutturale e alla messa in sicurezza delle zone colpite… ma in tutto questo la politica è assente. Non basta dichiarare lo stato d’emergenza per risolvere un problema devastante che ha buttato nella disperazione migliaia di cittadini. Anche perché i cinque milioni di euro stanziati dal governo per fronteggiare l’emergenza serviranno solo a pagare i mezzi per togliere il fango.

Ma l’indignazione e l’umiliazione maggiori che stiamo vivendo vengono dal costatare che a livello nazionale non si è voluto dare risonanza a questo grave evento, nonostante abbiamo avuto 4 morti. La tv pubblica ne ha fatto cenno marginalmente, le tv private hanno snobbato questo disastro, nonostante anche noi Calabresi siamo Italiani. Non si è pensato ad una raccolta fondi per le popolazioni colpite e dal responsabile della Protezione Civile, nonché dalle istituzioni regionali e provinciali si è voluto lanciare il messaggio che il problema era circoscritto, per non rovinare il turismo nella vicina Tropea.

Tutto ciò è vergognoso! Siamo arrabbiati ma non ci piangiamo addosso, perché abbiamo tanta dignità e sapremo risollevarci. Oggi dunque serve un impegno immediato e concreto di mezzi e uomini, servono interventi urgenti alle infrastrutture, vanno eliminate le situazioni di grave pericolo in diversi punti del territorio.
Vogliamo visibilità politica istituzionale per risollevare questo lembo di terra da sempre abbandonato a se stesso. Per tutto ciò, saremo lieti di essere ricevuti dai Presidenti della Camera e del Senato della Repubblica per esporre le condizioni del nostro popolo. Allo slai cobas nazionale chiedo se è possibile fare una raccolta di fondi per le famiglie colpite investendo i partiti della sinistra radicale.

Bivona, lì, 13/07/2006

Per il comitato Popolare “Pro Bivona”
Patania Giovanni


Da: Il Quotidiano della Calabria, 18-7-2006

"Vigilanza Italia". Riunione ieri alla Biblioteca comunale alla presenza del presidente della Provincia Bruni.

Le sei guardie giurate non si arrendono.
«Se noi ne usciremo sconfitti a perdere saranno tutti i lavoratori»

di Francesco Ridolfi

I sei lavoratori di "Vigilanza Italia", Fabio De Gaetano, Vincenzo Mazzitelli, Francesco Calabrese, Domenico Mirabello, Vincenzo Leopoldo e Francesco La Gamba non intendono rinunciare al loro lavoro e proprio per questo motivo hanno invitato presso la Biblioteca comunale diversi esponenti politici e istituzionali della provincia. In particolare, all'appuntamento erano presenti il presidente dell'amministrazione provinciale, Gaetano Bruni, il segretario provinciale di Rifondazione comunista, Franco Daniele, Giuseppe Ceravolo in rappresentanza della Margherita, Fortunato Petrolo e Gianfranco Pugliese della Cgil, e, naturalmente, lo Slai cobas mentre «hanno brillato per l'assenza - si legge in una nota dello Slai a firma del responsabile provinciale del sindacato Nazzareno Piperno - tutti gli altri che pur essendo invitati non si sono presentati».
Dopo aver incassato la posizione non proprio positiva della "Secur Transport" che avrebbe dovuto procedere alle assunzioni dei sei agenti di sicurezza privata, i lavoratori hanno voluto avviare una discussione sulla situazione «che da mesi ha colpito noi - hanno affermato i sei lavoratori - le nostre famiglie e tutto il settore lavorativo del territorio per le possibili complicazioni che potrebbero derivare in caso di chiusura negativa di questa vicenda».
Nel corso dell'assemblea i sei agenti hanno ripercorso «i fatti nudi e crudi che hanno determinato la situazione odierna» per passare poi «a delle conclusioni chiedendo, se possibile, delle risposte a chi e istituzionalmente deputato a darle».
I vigilantes hanno ripercorso passo passo «il calvario» che hanno vissuto fin dall'ottobre 2004 quando hanno preso a vigilare per conto della "Vigilanzia Italia" gli stabilimenti della Ecocal spa. In quell'occasione i sei dipendenti hanno provveduto a denunciare tutta una serie di condizioni estreme e ai limiti della legalità, se non in alcuni casi oltre il limite, in cui erano tenuti a prestare servizio. I sei vigilantes hanno affermato come in quel momento la loro denuncia non sia stata presa in gran considerazione dagli enti preposti anche se «a ben guardare - riferiscono in tono sarcastico - un risultato siamo riusciti ad ottenerlo un peggioramento delle nostre condizioni di lavoro visto che da quel momento in poi tutti e sei siamo stati presi di mira dall'azienda che ci ha evidentemente considerati responsabili di un comportamento mirante al ripristino della legalità».
A quel punto i sei vigilantes hanno raccontato le più recenti vicende che li hanno visti protagonisti in questi ultimi mesi dalla messa in ferie forzate dal 1 aprile al sit in di protesta davanti la sede della Prefettura durato oltre 40 giorni. Sulla scelta dell'azienda che «con atteggiamento provocatorio e vessatorio ci ha impedito il ritorno al lavoro senza degnarci di alcuna comunicazione e privandoci delle nostre mansioni e della nostra dignità di lavoratori, oltre che delle retribuzioni, lascinadoci - hanno concluso sul punto - privi anche di ogni mezzo di sostentamento».
I vigilantes lanciano, quindi, un grido d'allarme perchè «se noi ne usciremo sconfitti tutti i lavoratori lo saranno perchè significherà una volta di più far vincere l'illegalità e l'arroganza».
Al termine dell'assemblea i presenti hanno concordato «di interpellare - si legge nella nota dello Slai - i capogruppi al Comune, alla Provincia e alla Regione per trovare una soluzione». Inoltre, si è deciso di stabilire un nuovo incontro al Valentianum per il prossimo 21 luglio a partire dalle ore 17.00.


Da: Il Quotidiano della Calabria, 13-7-2006

Serra. Lo Slai Cobas attacca l'Asl
«Utenti di serie B»
Le attrezzature all'ospedale

Serra San Bruno - «Questa dirigenza, come le precedenti, tratta gli ammalati delle Serre Montane come utenti di serie B. L'acquisto della Tac, almeno secondo quanto emerso dall'ultimo incontro tra il management dell'Asl n. 8 e gli amministratori comunali, ovvero, nel caso si acquistassero apparecchiature già superate, nella migliore delle ipotesi residui di magazzino, rappresenterebbe uno spreco di denaro pubblico». Le osservazioni dello Slai Cobas Sanità in riferimento alla dotazione della nuova Tac sono state al centro anche degli ultimi colloqui tra operatori sanitari, amministratori e responsabili aziendali. Dopo le opportune precisazioni del direttore dell'unità operativa di diagnostica per immagini dell'ospedale civile di Serra San Bruno in relazione ad alcune notizie circolate nei giorni scorsi, sembra ormai definitivo l'acquisto di un apparecchio tomografico moderno e tecnologicamente avanzato, probabilmente un 16 x 16 Slides. In ogni caso, come ben osservato dal dirigente del reparto Salvatore Galea «caratteristiche minimali di una Tac non significano un mezzo antiquato e tecnologicamente obsolescente». Galea, stimato e apprezzato professionista, tuttavia non nasconde qualche sua perplessità per quanto apparso sulla stampa nelle scorse settimane. «Mi giungono strane e onestamente incomprensibili talune dichiarazioni rilasciate durante l'incontro del 28 giugno scorso tra il Dg dell'Asl Francesco Talarico e il consiglio comunale di Serra». Sulla base di quanto sostenuto da Galea, infatti, non ci sarebbe mai stata alcuna sindacabilità da parte della dirigenza dell'unità radiologica del locale presidio ospedaliero in merito alle scelte per l'acquisto della nuova Tac: «Non mi sarei mai sognato di chiedere un apparecchio meno efficiente, anche in virtù del mio indiscusso ruolo di docente universitario presso l'Università di Catanzaro» puntualizza con la solita bonomia e senza alcun risentimento Galea preoccupato soltanto di poter disporre della Tac in tempi brevi nell'interesse dell'utenza. Eliminato ogni «paradigma Tac dell'ospedale di Serra San Bruno» la domanda che si pongono i cittadini, coincide perfettamente con quella del dirigente e cioè quando l'ospedale di Serra sarà dotato della nuova Tac che manca da mesi. La gara d'acquisto sembra essere già partita e le buste delle offerte sarebbero state aperte il 4 luglio scorso. Offerte comprensive di una Tac avanzatissima a 16 slides similare a quella acquistata anche dal Policlinico Universitario di Catanzaro a Germaneto.


Comunicato stampa dell'esecutivo nazionale dello Slai Cobas

Ieri 10 luglio la Digos e la polizia hanno ammanettato per due volte il coordinatore provinciale dello Slai Cobas di Vibo Valentia Nazareno Piperno, "colpevole" di partecipare dalle 5 di mattina a un presidio presso la sede di Vibo di Vigilanza Italia, società che da due mesi ha buttato sulla strada sei vigilantes e le loro famiglie. Alcuni lavoratori hanno riportato grossi lividi, rimanendo feriti.
Con l'appoggio dello Slai Cobas e di tutta la cittadinanza questi 6 lavoratori stanno facendo un presidio ininterrotto 24 ore su 24 da oltre due mesi, prima davanti alla prefettura e poi, da 15 gg, dopo ripetuti interventi e interessamenti del prefetto e della Regione che davano per imminente una soluzione positiva della vertenza, il presidio si era spostato presso la sede di Vibo dello Slai Cobas.

L'ESECUTIVO NAZIONALE DELLO SLAI COBAS

  • ESPRIME PROFONDO SDEGNO PER L'INTERVENTO DELLA DIGOS E DELLA POLIZIA;

  • CHIEDE UNA SOLUZIONE IMMEDIATA DELLA VERTENZA, DANDO CERTEZZA LAVORATIVA AI 6 LAVORATORI;

  • CHIEDE UNA IMMEDIATA INIZIATIVA RISOLUTIVA DI TUTTE LE ISTITUZIONI REGIONALI E LOCALI;

  • INVITA IL GOVERNO NAZIONALE, I PARTITI POLITICI E I SINDACATI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE PER DARE GIUSTIZIA E IL POSTO DI LAVORO.

I LAVORATORI E I CITTADINI DI VIBO, GIA' PROVATI DALLA TRAGEDIA E DAGLI ALLAGAMENTI DEI GIORNI SCORSI, NON SI MERITANO ALTRI COLPEVOLI SOPRUSI.

Vibo Valentia, 11-7-2006

ESECUTIVO NAZIONALE DELLO SLAI COBAS

Sede di Vibo Valentia
Via G. Murat 14
89900 VIBO VALENTIA
tel/fax 0963-45089


Da: Il Quotidiano della Calabria, 11-7-2006

"Vigilanza Italia". Nazzareno Piperno (Slai): «Volevamo solo rivendicare i diritti dei lavoratori»

Momenti di tensione per i sei agenti.

Interviene la Digos durante un-sit in davanti alla sede dell'azienda

LA VICENDA dei sei dipendenti di "Vigilanza Italia", che stanno protestando «in difesa del loro impiego», da ieri mattina ha assunto tratti estremi, coinvolgendo la Digos intervenuta nelle prime ore della mattina di ieri per sgomberare i sei lavoratori e il coordinatore provinciale dello Slai cobas, Nazzareno Piperno, mentre stavano manifestando davanti la sede della "Vigilanza Italia".
I sei dipendenti dell'agenzia di sorveglianza privata, Fabio De Gaetano, Vincenzo Mazzitelli, Francesco Calabrese, Domenico Mirabello, Vincenzo Leopoldo e Francesco La Gamba, in ferie forzate ormai da quasi quattro mesi, hanno messo in scena una vigorosa protesta con un sit-in davanti l'entrata della sede della ditta dalla quale dipendono «al fine di rivendicare - si legge in una nota dello Slai - il diritto al rispetto delle regole, delle leggi, pensando di vivere in una società dove i lavoratori hanno il diritto di lavorare ed essere retribuiti o licenziati quando un'azienda è in crisi». Lo Slai si riferisce al fatto che i sei lavoratori dal primo aprile sono stati messi in ferie forzate ma non licenziati risultando tutt'ora nell'organico dell'azienda di sorveglianza privata, in tal modo non è possibile per la Sicur transport, la ditta palermitana che è subentrata negli appalti di spettanza della "Vigilanza Italia", procedere all'assunzione usufruendo delle agevolazioni previste in questi caso dalle norme di settore.
Anche questo era fra le cose che il gruppo dei lavoratori e Piperno «volevano rivendicare e francamente - prosegue la nota - con tutta onestà mai ci aspettavamo che il dirigente della Digos avrebbe dato ordine ai suoi uomini e addirittura avrebbe chiesto l'intervento di GpG li presenti per rimuoverci con la forza addirittura ammanettando per ben due volte il coordinatore dello Slai cobas, e provocando lividi evidenti ai lavoratori che stavano protestando». Non ci sta Nazzareno Piperno a quanto accaduto ieri, non ci sta e a questo punto si chiede «come mai tutta questa fretta. Se noi stavamo bloccando la sede della Vigilanza Italia, azienda che ad oggi ha un solo dipendente in servizio, che tra l'altro a quella ora era seduto con noi visto che il suo orario di servizio e dalle ore 08:00 alle 12:00? Questo ce lo deve spiegare - prosegue Pieprno - il dirigente della Digos».
La vicenda, lo ricordiamo, trae origine da un subentro nell'appalto per la gestione della vigilanza degli impianti dell'Agip petroli, dove prestavano servizio i sei lavoratori, oggi gestita appunto dalla "Secur Transport" di Palermo. In seguito a questo subentro la ditta siciliana ha dato la disponibilità ad assumere alcuni lavoratori. Da parte loro i sei dipendenti hanno opposto la richiesta di essere assunti tutti e hanno avviato una protesta con un lungo sit-in davanti la sede della Prefettura provocando l'interesse di tutti i vertici istituzionali provinciali e regionali, e in primo luogo dell'assessore al Lavoro della Regione Calabria, Antonino De Gaetano, (con il quale i sei lavoratori accompagnati dalle parti sociali avranno un incontro domani).
La protesta posta in essere ieri mattina «è stata necessaria - prosegue il testo - per far sapere a tutti la vera situazione dei sei lavoratori collocati da mesi in ferie forzate senza averne, non risultano nè licenziati nè utilizzati dal datore di lavoro che li ha arbitrariamente chiusi in una sorta di "limbo" lavorativo con tutte le ovvie conseguenze derivanti da una situazione del genere».
A questa grave situazione «si aggiunge il mancato pagamento della retribuzione che resta un pieno diritto dei lavoratori essendo gli stessi ancora dipendenti della azienda». In particolare, sul punto molte sono state le richieste avanzate «nei confronti della azienda che, per altro, ha anche adottato un comportamento irridente ed irriguardoso nei confronti dei lavoratori. Sarebbe una sconfitta di tutti - aggiunge Piperno - se per i lavoratori della Vigilanza Italia non si risolvesse il problema occupazionale, loro non trovano una sistemazione perchè, si sono ribellati ed hanno denunciato una organizzazione fuori delle leggi. E' grazie a questi lavoratori, che la Questura e la Prefettura si sono potute attivare, ma su questo è giusto che si pronuncino gli organi ispettivi. Adesso il problema - ha concluso il sindacalista - è un altro, è la politica che deve intervenire in tutela dei lavoratori, altrimenti per altri versi che senso ha parlare di omertà, quando non viene combattuto tutto il fronte dell'illegalità? Figlia di una sola madre, dell'omertà.


Da: Il Quotidiano della Calabria, 28-6-2006

Proserpina. Lo Slai Cobas accusa gli enti locali soci di non esprimere la loro posizione sulla vicenda. Il silenzio della parte pubblica. Il 7 luglio assemblea al "Valentianum" per discutere del futuro della società di GIANLUCA PRESTIA.

«Sulla crisi della "Proserpina.Spa" ci preoccupa il silenzio della parte pubblica che sembra che dal passato letargo non si sia ancora svegliata in quanto, non ha mai avuto un ruolo determinante e questo certamente per una libera scelta anche se da irresponsabili in quanto le conseguenze che ciò ha determinato sono sotto gli occhi di tutti».
A tuonare è il sindacato dello Slai Cobas che accusa gli enti locali di non avere a cuore le sorti della società a capitale misto e a prevalenza, appunto, pubblico. La situazione della Proserpina oggi non è delle migliori, anzi a detta del sindacato autonomo, la società si trova in uno «stato pietoso che poteva essere evitato se tutti, per quelle che sono le competenze, facevamo la propria parte. Questo non è stato fatto anzi, si è eletto un Consiglio d'amministrazione che non ha saputo prendere posizione in tempi utili per evitare il collasso della Proserpina. Non si è mai intervenuti sulla gestione portata avanti dall'amministratore delegato che è il maggiore responsabile».
Secondo Nazzareno Piperno, quella del sindacato, è stata una vertenza pubblica portata nei confronti della "Cricelli Natalina", ditta che insieme alla Ecoshark «crea il monopolio dell'Ad Pantano. Abbiamo denunciato il sistema di lavoro portato avanti dall'ex amministratore delegato della Proserpina dove i lavoratori venivano costretti a firmare buste paga gonfiate, per non parlare dei verbali fatti dagli ispettori del lavoro e dell'Inps. Questo alla Proserpina non gli è stato possibile perché lo Slai Cobas e i lavoratori non lo hanno consentito perchè sanno bene che se da piccolo il lupo cambia il pelo e non il vizio, da grande sarà un disastro, e la Proserpina è nel disastro».
Alla luce di questo, lo Slai-Cobas propone un'assemblea pubblica che si terrà al Valentianum il 7 luglio prossimo, alle ore 9,00, Il sindacato ha auspicato la partecipazione dei sindaci del Vibonese, quella del Presidente della Provincia Ottavio Bruni, e degli assessori al ramo, per discutere sull'ordine del giorno: "La Proserpina, è possibile ancora farla camminare e se ce la volontà politica di farlo". Sindacato e lavoratori si dicono disponibili se, l'assemblea del 7 Iuglio o in un'altra data individuata, venisse patrocinata dal sindaco di Vibo insieme al presidente della Provincia.


Da: Il Quotidiano della Calabria, 28-6-2006

"Vigilanza Italia". Buone notizie per i sei agenti in ferie forzate dal primo aprile. Le parti aderiscono al tavolo tecnico. La "Sicur Transport" scioglie le riserve. A luglio i primi incontri

SCADEVANO ieri i sette giorni chiesti dalla "Sicur Transport", società per azioni con sede a Palermo per sciogliere le riserve se partecipare o meno al tavolo tecnico istituito presso la Regione Calabria, in particolare presso l'assessorato al lavoro, nell'ambito del quale si dovrà discutere in merito alle soluzioni adottabili per risolvere la vicenda dei lavoratori di "Vigilanza Italia" in ferie forzate e praticamente disoccupati di fatto dal primo aprile.
La ditta siciliana ha annunciato di aver accettato la proposta formulata dall'assessorato regionale, guidato da Antonino De Gaetano, e, quindi, con tutta probabilità già nel corso della prima settimana di luglio, avranno inizio le sedute del tavolo tecnico e dovrebbe così avere inizio la procedura che una volta conclusa, grazie anche a varie agevolazioni proposte degli uffici regionali, dovrebbe portare all'assunzione dei sei dipendenti di "Vigilanza Italia" che per oltre un mese hanno manifestato davanti la sede della prefettura su corso Vittorio Emanuelle III.
La vicenda, lo ricordiamo, trae origine dal subentro da parte di "Sicur Transport", in un appalto per la gestione dei servizi di sorveglianza degli impianti di Vibo Marina dell'Agip Petroli di competenza, appunto di Vigilanza Italia da cui i sei agenti dipendenvano. In seguito a questo subentro l'azienda palermitana si è offerta di assumere solo alcuni dei sei agenti ma quest'ultimi, sostenuti fin dal principio dallo Slai cobas a cui in seguito si sono aggiunti anche la Cgil e Rifondazione comunista, hanno deciso di fare fronte comune chiedendo l'assunzione di tutti.
Dopo diversi incontri e l'intermediazione di diversi esponenti istituzionali provinciali, regionali e nazionali, e dello stesso prefetto di Vibo Valentia, Paola Basilone, si vedono, quindi, i primi segnali positivi che fanno ben sperare in una possibile risoluzione positiva della vertenza.
Molto soddisfatto è apparso Nazzareno Piperno, responsabile provinciale dello Slai, che ha messo in luce come «con la decisione di diventare parte attiva del tavolo tecnico regionale nel quale sarà discusso del futuro di questi sei lavoratori, dimostra di essere una grande azienda ».
Ad ogni modo, Francesco La Gamba, Domenico Mirabello, Vincenzo Leopoldo, Francesco Calabrese, Vincenzo Mazzitelli e Fabio De Gaetano, i sei dipendenti di "Vigilanza Italia", proseguiranno nella loro azione di protesta, che da più di una settimana si è, però, spostata presso la sede dello Slai cobas, «fino a quando - precisa Piperno - non si arriverà alla definitiva assunzione di tutti e sei i lavoratori».
f.r.


COMUNICATO STAMPA

In data odierna si è tenuto presso la sede della Prefettura l’ennesimo incontro sulla vertenza dei sei lavoratori della vigilanza “ITALIA”. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dello SLAICOBAS (Piperno Nazzareno, Calì Orazio, Patania Giovanni) una rappresentanza dei lavoratori nella persona di De Gaetano Fabio, La Gamba Francesco e Mazzitelli, Vincenzo, e i funzionari dell’assessorato al lavoro. L’incontro d’oggi ha sancito che tra sette giorni la società SICURTRANSPORT s’impegna a dare una risposta all’Assessorato al Lavoro dopo che la stessa ha esposto le varie proposte che potrebbero vedere chiudere questa lunga vertenza. Lo SLAICOBAS che ha SPOSTATO il presidio dalla Prefettura alla propria sede, nell’attesa che dalla stessa società entro i primi giorni della prossima settimana arrivino risposte chiare e definitive. Da tutte le parti la richiesta è stata quella che la SICURTRANSPORT partecipi al tavolo tecnico insieme all’Assessorato al Lavoro e alle parti sociali per trovare una soluzione al problema, che ormai si protrae da più di 40 giorni.
Pertanto la protesta resta in campo fin quando tutte le parti interessate non avvieranno il tavolo tecnico annunciato trovando così definitiva soluzione ad un problema occupazionale che ci portiamo dietro ormai da mesi. Questa vertenza pertanto deve avere carattere di rilancio per quanto riguarda il lavoro in questa provincia.
Oggi, prendiamo atto con soddisfazione che le posizioni tra azienda e sindacato si sono riavvicinate enormemente, grazie alla meditazione del sig. Prefetto di Vibo Valentia che con determinazione in questi mesi ha posto con forza la questione del lavoro e della legalità. Restiamo convinti che la soluzione possa essere trovata a breve termine, anche perché le proposte dell’Assessorato regionale al lavoro rappresentano un vantaggio economico per l’azienda Sicurtransport, dando così risposte alle tematiche occupazionali del nostro territorio. Attendiamo fiduciosi le decisioni dell’azienda pur sapendo che ancora bisogna aspettare affinché i sei lavoratori finalmente vengano reintegrati nel mondo del lavoro.

Vibo Valentia lì 20/06/2006

Slai Cobas provinciale


Da: Il Quotidiano della Calabria, 11-6-2006

"Vigilanza Italia". Prosegue da quasi un mese la protesta dei sei agenti in difesa del loro impiego.
Con il fiato sospeso fino alla fine
Il 20 giugno la riunione dalla quale potrebbero scaturire le assunzioni.

ANCORA giorni di attesa per i sei agenti della "Vigilanza Italia", Francesco La Gamba, Domenico Mirabello, Vincenzo Leopoldo, Francesco Calabrese, Vincenzo Mazzitelli e Fabio De Gaetano, che ormai da quasi un mese stanno protestando con un sit-in permanente allestito davanti l'ingresso della Prefettura su Corso Vittorio Emanuele III in difesa della propria occupazione.
Sembrava che la difficile situazione in atto si stesse per risolvere la scorsa settimana quando era stato fissato per lunedì un incontro fra le parti coinvolte alla presenzadel prefetto, Paola Basilone, e dell'assessore regionale al Lavoro, Antonino De Gaetano, al fine di risolvere tutta la difficile situazione.
Nella vicenda il ruolo principale lo sta svolgendo l'azienda "Sicur Transport" subentrata alla "Vigilanza Italia" nella gestione di un appalto per la vigilanza degli impianti di Vibo Marina dell'Agip Petroli. In seguito a questo subentro l'azienda, con sede centrale a Palermo, ha proceduto all'assorbimento di quattro dipendenti della "Vigilanza Italia", dicendosi disponibile ad assumerne altri due lasciandone, alla fine dei conti, fuori altri quattro.
Davanti a questa ipotesi i sei agenti hanno fatto fronte comune e, sostenuti in un primo momento solo dallo Slai-cobas (Nazzareno Piperno, Giovanni Patania) e in seguito anche dalla Cgil (Fortunato Petrolo) e da Rifondazione comunista (circolo cittadino "Spartacus"), raccogliendo in seguito anche la solidarietà delle forze politiche e istituzionali cittadine, provinciali e regionali non ultimo l'assessore regionale al lavoro De Gaetano che sta giocando un ruolo centrale e determinante nella vicenda lavorando alacremente per ottenere, alla fine, mediante proposte di diverso genere come agevolazioni fiscali e altro, l'assunzione di tutti e sei i dipendenti.
Purtroppo, l'incontro di lunedì scorso, che doveva, almeno secondo le aspettative dei lavoratori e dello stesso assessore regionale, porre termine alla vicenda è sfumato a causa di difficoltà amministrative dell'azienda siciliana. In particolare, pare che il consiglio di amministrazione non avesse ancora approvato l'adesione ai progetti connessi alle assunzioni. Ieri la notizia che questo importante incontro si dovrebbe svolgere, il condizionale è d'obbligo visto i precedenti, martedi 20 giugno sempre in prefettura e sempre alla presenza della "Sicur Transport", dell'assessore De Gaetano, dei sindacati e di una delegazione dei 6 agenti di sicurezza privata.
Nel frattempo i lavoratori, per mezzo del coordinatore provinciale dello Slai-cobas, Nazzareno Piperno, hanno chiarito che il sit-in di protesta permanente continuerà ancora fino a quando tutta la vicenda non troverà una soluzione positiva per tutti e sei i lavoratori.


Dura da 3 settimane il presidio davanti alla Prefettura
dei lavoratori della Vigilanza Italia

           

 

           


Da: Il Giornale della Calabria, 4-6-2006

Sant'Onofrio. Chiusa dopo 3 giorni la vertenza.
Assunti dalla Samà i dieci lavoratori

SANT'ONOFRIO - La difficile situazione dei dieci lavoratori addetti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e allo spazzamento del comune si è chiusa in modo positivo. Ad annunciarlo, attraverso una nota stampa, è Nazzareno Piperno, responsabile provinciale dello Slai cobas che ha voluto ricordare che «i lavoratori per tre giorni e tre notti sono rimasti consegnati al sindaco nella sala consiliare».
Il sindacalista ha, inoltre, precisato che «per risolvere il problema è stato necessario il buon senso di tutti (Comune, lavoratori e azienda)», chiarendo che «per salvare 10 posti di lavoro tutte le parti hanno dovuto rinunciare a qualcosa».
La soluzione finale della vertenza, in sostanza ha comportato per sei dei dieci lavoratori «la rinuncia a 80 euro mensili del proprio salario cosi garantendo - prosegue Piperno - il lavoro ad altri quattro lavoratori». D'altra parte «i quattro lavoratori non avevano maturato il diritto di passaggio da una azienda all'altra ma il buon senso - riconosce il sindacalista - e la disponibilità della ditta Samà,la mediazione del sindaco e la capacità tecnica del geometra Rizzo hanno permesso di evitare il peggio ossia i licenziamenti». Per l'esponente sindacale «non può essere ignorata l'unità dei lavoratori e anche grazie a ciò si sono ottenuti i risultati».
In conclusione, Piperno si è detto «soddisfatto del risultato ottenuto», e invita i lavoratori di altri comuni «a vigilare in tempi utili in modo che non si verifichi più un'altra Sant'Onofrio».
Ad ogni modo già da oggi, fa sapere sempre Piperno, «i lavoratori prenderanno servizio per far fronte all'emergenza rifiuti che si è determinata nel frattempo a causa del fermo».
f. r.


Da: Il Quotidiano della Calabria, 29-5-2006

Duro intervento del coordinatore dello Slai Cobas Nazzareno Piperno sulla raccolta dei rifiuti
Proserpina, società da modificare
Sott'accusa la gestione «poco chiara» e «per i tanti problemi dei lavoratori»

SULLE disfunzioni che si stanno registrando nella raccolta dei rifiuti solidi urbani, che stanno penalizzando la città e il territorio provinciale, che per alcuni giorni è sembrato un autentico letamaio, si registra un ennesimo intervento da parte di Nazzareno Piperno, coordinatore provinciale dello Slai-Cobas, sindacato al quale sono iscritti gran parte dei lavoratori della Proserpina, la società cui è demandato il servizio. Piperno, in una nota, si sofferma su quella che definisce "la cattiva gestione della Proserpina" rilevando come le varie denunce da loro presentate su questo argomento siano rimaste lettera morta, precisando tuttavia che esse riguardano i responsabili della società e non certo i lavoratori. In particolare viene individuato come responsabile di questa situazione l'amministratore delegato, il che porta lo Slai Cobas a chiedere che venga modificato lo statuto della Proserpina "altrimenti non si può parlare di Spa e non offrirà mai un servizio serio nel territorio provinciale , nemmeno sul versante della raccolta differenziata, ma si limiterà a gestire un flusso enorme di denaro pubblico, senza sapere come viene gestito il che grave perché ci troviamo di fronte ad una società a capitale misto, pubblico e privato".
Detto questo, la nota dello Slai Cobas si sofferma sul disservizio in atto e chiede anzitutto che i lavoratori vengano messi in condizioni di operare in condizioni di maggiore sicurezza, cosa che può avvenire con la regolare manutenzione dei mezzi, il lavaggio degli stessi che debbono essere forniti di cassetta di pronto soccorso e di estintori. Inoltre ai lavoratori deve essere assicurata la consegna giornaliera di indumenti di protezione per ciascuno di loro. Piperno nel suo comunicato ricorda che tali richieste, formalizzate per iscritto il 19 maggio scorso, non hanno ottenuto risposta e da qui la minaccia di bloccare il servizio, decisione poi prorogata per non creare ancora più disagi ai cittadini. Piperno riferisce poi di un episodio secondo il quale, al rifiuto dei lavoratori di salire su un autocompattore a causa del fetore poiché non era stato lavato, il responsabile diretto del servizio li minacciava di provvedimenti disciplinari. Altro rilievo fatto da Nazzareno Piperno riguarda la carenza di automezzi e ancora che l'emergenza rifiuti si fa sentire nelle frazioni delle Marinate il che, con l'estate alle porte, potrebbe sfociare in un disastro ambientale.
Avviandosi alla conclusione lo Slai Cobas, sempre per bocca del suo coordinatore, afferma come "non sia più tollerabile che i lavoratori assunti con contratto a termine vengano utilizzati per compiti diversi da quelli per i quali sono stati assunti o addirittura ricattati che non sarà più rinnovato il contratto se non osserveranno le direttive imposte".

d.m


A tutti i lavoratori del gruppo Italcementi.

ECCO IL PREMIO DI RISULTATO :
AI LAVORATORI ANCORA LE BRICIOLE.

Giorno 24/05/2006 è stato firmato tra il sindacato confederale(filca(cisl), fillea(cgil),Feneal(uil)) è la direzione del gruppo Italcementi l’accordo-stralcio per l’erogazione del premio di risultato per l’anno 2005. in base all’intesa raggiunta l’erogazione del premio relativo all’esercizio 2005 sarà effettuata sulla base dell’accordo14 luglio 2005 e sarà pari ad euro 900,00(novecento/00) lordi per il parametro di produttività, ed euro 0,00 per il parametro di redditività. La liquidazione del premio sarà anticipata con la retribuzione del mese di Maggio/2006. in relazione alle cause della mancata redditività le parti in previsione del rischio di nuove tensioni sui prezzi delle materie prime, dei prodotti energetici e degli effetti delle assegnazioni delle quote di co2, che potrebbero avere ripercussioni nelle voci di bilancio, hanno convenuto di ritrovarsi nel mese di settembre/2006 al fine di effettuare le verifiche del caso. Ancora una volta dunque a pagare sono i lavoratori che si vedono costretti a subire un taglio cospicuo sul premio di risultato in nome di un previsto o possibile aumento dei prezzi delle materie prime ed energetiche, e di una ipotetica ripercussione nella voce di bilancio del gruppo Italcementi! Ma il nostro bilancio chi lo tutela? Ancora una volta il premio di risultato viene snaturato secondo la necessità dell’azienda è a discapito dei lavoratori, infatti il premio di risultato che doveva essere calcolato in base ai parametri di produttività, e redditività di ogni singolo stabilimento, e dunque la Cementerai di Vibo Valentia avrebbe dovuto avere qualche soldino in più, oggi in virtù badate bene “di ipotetici aumenti di materie prime ec”il sindacato confederale insieme al padrone decide di sacrificare una voce del premio la redditività, decurtando di fatto ed in modo sostanzioso di almeno 400,00 euro il premio complessivo. Complimenti davvero.
Siamo convinti che anche stavolta si troverà la forza di dire che è un buon accordo e che andava fatto in nome dell’occupazione e della salvaguardia dei posti di lavoro. Noi troviamo tutto questo ridicolo è vergognoso, perché per un motivo o per un altro anche quest’anno sarà ridicolo è inconsistente il premio di risultato! Il problema reale e che ormai il sindacato confederale manca di rappresentatività, è nel momento in cui deve salvaguardare gli interessi dei lavoratori attua la concertazione è cancella con accordi scandalosi l’aumento del premio di risultato che quest’anno per i lavoratori dello stabilimento di vibo Marina doveva essere sostanzioso visto le vendite dello stabilimento Italcementi Vibo Marina. Ma ancor più grave e che mentre l’amministratore delegato del gruppo Italcementi esalta la crescità economica del gruppo sia a livello nazionale sia a livello globale con utili netti da capogiro, il sindacato taglia gli aumenti salariali, ma si sa cgil cisl uil ormai sono divenuto la parte forte del padrone. Vergogna, vergogna. Comunque in settimana terremo un assemblea in fabbrica per dare una risposta all’azienda è al sindacato confederale.

Vibo Valentia lì 27/05/2006

Patania Giovanni
Borello Giacomo

RSU Slai Cobas Italcementi
Vibo Marina


Da : Il Quotidiano della Calabria, 27-5-2006

"Vigilanza Italia". Prosegue davanti alla Prefettura la protesta dei sei agenti.
Appello per un aiuto economico.
Nazzareno Piperno (Slai): «Per resistere c'è bisogno di sostegno»

I SEI agenti della "Vigilanza Italia", che ormai da diciassette giorni protestano davanti la sede della Prefettura su corso Vittorio Emanuele III, in difesa del proprio impiego si rivolgono ai cittadini e chiedono sostegno e aiuto pewr proseguire nella loro battaglia. Sostenuti dallo Slai cobas e dalla Cgil, pur tenendo in debita considerazione gli esiti positivi della riunione che si è svolta negli scorsi giorni presso la Regione alla presenza dell'assessore regionale al Lavoro, Antonino De Gaetano, e della "Sicur Transport", proseguono, quindi, con il loro sit-in.
«Per come abbiamo già comunicato - si legge in una nota stampa dello Slai a firma del responsabile provinciale, Nazzareno Piperno - non potranno esserci novità prima di altri quindici giorni, per resistere c'è bisogno di un sostegno economico e per tanto le difficoltà ci sono in quanto non possono alimentarsi con un "solo pezzo di pizza" e la maggioranza è obbligata a percorrere oltre 100 km per cambiarsi e lavarsi».
In virtù di considerazioni simili, il sindacalista si è espressamente rivolto a tutti «per un aiuto economico» che, però, «deve essere soprattutto politico, in quanto la protesta che stanno attuando sulla legalità non è una prerogativa solo di questi lavoratori».
La vicenda nasce da un subentro in un appalto per la vigilanza degli impianti di Vibo Marina dell'Agip petroli da parte della "Sicur Transport". L'azienda, con sede a Palermo, in principio si è riufiutata di assorbire tutto il personale della "Vigilanza Italia" precedente assegnataria dell'appalto, mentre oggi sembra che ci si stia avviando verso una soluzione che possa tutelare tutti i lavorato con procedure di assunzione legate ad alcune agevolazioni fiscali.
Naturalmente, come è emerso negli scorsi giorni, affinche la "Sicur transport", che è una società per azioni, dia il proprio assenso assumendo i lavoratori sono necessari alcuni tempi tecnici dovuti alla convocazione del consiglio di amministrazione e alla discussione delle proposte ma, rispetto all'inizio della vicenda, certamente il clima è migliore e con tutta probabilità la cosa si risolverà nel migliore dei modi per tutti. Nel frattempo, però, il presidio dei sei agenti, Francesco La Gamba, Domenico Mirabello, Vincenzo Leopoldo, Francesco Calabrese, Vincenzo Mazzitelli e Fabio De Gaetano, proseguirà fino a quando non saranno fornite risposte definitive.


Quotidiano della Calabria, 26-5-2006

Dallo Slai Cobas durissimo attacco ai vertici della società Proserpina
Spazzatura, ormai è il caos. Città invasa dai rifiuti. Ieri mattina stop alla raccolta
di FRANCESCO MOBILIO

LA SITUAZIONE è sotto gli occhi di tutti. Grave, gravissima. Al limite dell'emergenza ambientale. Ieri mattina la città capoluogo si è svegliata con i cassonetti ancora una volta stracolmi di immondizia. Rifiuti ovunque. Dappertutto: dalla periferia al centro, nessuna differenza. Bidoni incapaci di contenere tanta e tanta immondizia. Cassonetti pieni su ogni via, singola strada. Buste, malamente chiuse, gettate alla rinfusa sull'asfalto scottante e non raccolte. E come se tutto ciò non bastasse un odore nauseabondo si è andato rapidamente diffondendo sotto il cielo terso del capoluogo, rendendo l'aria fetida. Il caldo forte ha fatto il resto. Una situazione davvero insostenibile per i cittadini vibonesi. Per una intera comunità la quale non può fare altro che osservare questo ennesimo esempio di abbandono e impietosa trascuratezza. Rifiuti come monumenti che sono la miserevole testimonianza di una Vibo Valentia che si mostra nuovamente impotente davanti alle tante difficoltà da cui è da tempo afflitta. Ai mille problemi che ancora rimangono tutti fermi sul tappeto in attesa di una degna e magari definitiva risoluzione. E ieri mattina uno di questi nodi si è ripresentato in tutta la sua drammaticità, nonostante il 19 maggio scorso, lo Slai Cobas, unitamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, avesse informato la Proserpina, la società addetta da anni al servizio di raccolta dei rifiuti, e il Comune della mancata applicazione della legge 626 del '94, quella sulla sicurezza sul posto di lavoro, per capirci. In particolare era stata denunciata l'assenza di manutenzione dei mezzi addetti alla raccolta dei rifiuti. Da qui la decisione dei lavoratori della Proserpina di sospendere il servizio. Interruzione, questa, che potrebbe continuare anche oggi.
«Tali mezzi - era stato spiegato dallo Slai cobas - sono sprovvisti di cassetta di pronto soccorso, nonché di estintore antincendio. Gli stessi non vengono lavati da mesi, che sommandoli diventano anni. E questo comporta un grave rischio per gli operatori e per i cittadini, visti i grossi quantitativi di liquame che si riversano sulle strade», aveva puntualizzato ancora lo Slai cobas, che aveva altresì provveduto a fare presente che «il fermo dei mezzi pericolosi per la salute dei lavoratori doveva avvenire il giorno dopo la comunicazione». Ma «il buon senso verso i cittadini in primis e l'Azienda dopo - spiega oggi il coordinatore provinciale del sindacato di base Nazzareno Piperno - ci ha fatto prolungare tale fermo a cinque giorni dopo, nella speranza che chi di competenza in Azienda prendesse le dovute misure di sicurezza».
Cosa che comunque non è avvenuta. Il sindacalista dello Slai non esita pertanto ad accusare di «comportamento menefreghista ed irresponsabile», chi in Azienda ha potere decisionale, «ovvero - dice Piperno - l'amministratore delegato», il quale «con il suo atteggiamento ci ha indotti a decidere per il fermo dei mezzi, a partire da oggi (ieri per chi legge, ndr), che peraltro durerà fino a quando i camion interessati al servizio di raccolta non saranno lavati a dovere». Viene altresì chiesto «il ripristino delle perdite nei mezzi, dei cassonetti o eventualmente alla loro sostituzione. Si esige infine il loro lavaggio e disinfestazione, anche a terra dove sono posizionati».
Piperno parla comunque «di camion mal ridotti e vecchi. Abbandonati dall'Azienda e quindi ridotti a rottame». Detto ciò, il sindacalista ammette «di non vedere nella gestione manageriale della Proserpina prospettive serie per il futuro», poiché l'Azienda «pecca del mancato rinnovo del parco macchine. E questo - commenta il sindacalista - preoccupa e deve far riflettere, considerando che lo spazio all'interno del parco macchine c'è», confida in proposito Piperno, che si dice inoltre perplesso quando ricorda che «nonostante un capannone grande e pieno di spazi, la Proserpina è oggi fra le poche Aziende sprovviste di spogliatoi e docce. Un fatto singolare visto soprattutto il tipo di lavoro che i suoi dipendenti svolgono e che mette in grave pericolo non solo la loro salute ma anche quella dei familiari, in quanto - si fa notare - non appena finito il proprio turno di lavoro, detti lavoratori sono costretti, con la divisa sporca ancora addosso, a fare rientro a casa». Infine un'osservazione: «Le risorse economiche che affluiscono nelle casse della Proserpina - si chiede Piperno - come vengono gestite?». E i guai non finiscono qua. Il 31 maggio prossimo infatti scadrà l'ultimatum che la Proserpina ha dato all'amministrazione guidata dal sindaco Franco Sammarco. L'Azienda infatti ha inteso interrompere i suoi rapporti con l'ente per cercare una soluzione in vista del mantenimento del serivizo e ha dunque comunicato al Comune che dopo il 31 smetterà il servizio di raccolta dei rifiuti. I motivi della decisione sono stati affidati a una missiva che il consiglio di amministrazione della società a capitale misto ha fatto recapitare giorni fa alle autorità regionali e comunali.
Quindi l'inevitabile fine delle trattative tra Comune e società per cercare di assicurare il prosieguo del servizio. E poiŠ? Il nulla. O meglio il caos. Nessuno infatti riesce a venire a capo di una situazione che oramai tra le proteste dei lavoratori e i rapporti logorati tra Proserpina e Comune ha sfondato il limite della tolleranza. Messi alla prova anche gli animi più pazienti. Per cercare una via d'uscita, una sorta di sondaggio tra le ditte interessate al futuro bando di gara per la raccolta dei rifiuti era stato fatto dall'amministrazione di Palazzo Razza. Ma a dare la propria disponibilità era stata la sola Proserpina. Preso atto di ciò il Comune oggi si sta pertanto adoperando ad espletare l'apposita gara d'appalto. Tutto rinviato, dunque. A quando tuttavia non si sa. Mentre la città viene soffocata da rifiuti e olezzi nauseabondi.


COMUNICATO STAMPA

5° giorno di presidio davanti alla Prefettura
dei lavoratori della Vigilanza Italia

Sarebbe una sconfitta per tutti se per i lavoratori della “Vigilanza Italia” non si risolvesse il problema occupazionale.
Questi lavoratori sono sulla strada non certo perché non svolgevano bene il loro lavoro; anzi, è vero il contrario, perché lo svolgevano anche a rischio della propria vita perché non protetti nel loro lavoro.
I lavoratori non trovano una sistemazione perché si sono ribellati ed hanno denunciato una organizzazione fuori dalle norme di legge, attivando per i dovuti controlli Questura e Prefettura.
Che senso ha parlare della Locride, se la politica non interviene a tutela di questi lavoratori?
I lavoratori della “Vigilanza Italia" sono ormai al 5° giorno di sit-in, anche di notte, davanti alla Prefettura; questo sit-in non è certo contro il Prefetto, che ha svolto un grande lavoro a loro difesa, ma ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. E alla Sicur Trasport diciamo che ha l’obbligo, anche morale, di assumere i sei dipendenti della Vigilanza Italia; un obbligo supportato da normative contrattuali in quanto la Sicur Trasport si è aggiudicata il servizio ove svolgevano il proprio lavoro i sei vigilanti.
Diciamo anche alla Sicur Trasport che la precedente assunzione di 4 vigilanti che si erano dimessi da Vigilanza Italia non la libera dall’obbligo di assumere i sei lavoratori.
Lo Slai Cobas si sta adoperando, d’accordo con alcuni rappresentanti istituzionali, per un incontro in Prefettura di rappresentanti del governo nazionale e regionale e di quanti sono impegnati sul fronte della legalità. Questa battaglia per il lavoro non può essere una prerogativa solo dello Slai Cobas!

Vibo Valentia, 15-5-2006

Il coord. Prov. dello Slai Cobas di Vibo Valentia
Nazareno Piperno

Slai Cobas di Vibo Valentia
via G. Murat, 14
tel. 0963/45089


Comunicato stampa

La questione del precariato a Vibo Valentia non può essere più sottotaciuta, e non bastano le promesse della giunta Regionale a dare speranza a lavoratori che vivono senza nessuna garanzia contrattuale.
Non bastano le parole del Governatore Loiero quando già ad Ottobre con l 'allora Assessore al Lavoro dichiarava di voler dare stabilità ai lavoratori Precari della Regione cercando di far estendere i benefici del decreto legge n 163 del 17 Agosto, Parole e solo parole!! E di questa situazione, a pagarne le conseguenze i primi sono stati i lavoratori del reddito minimo, poiché dopo le tante Promesse nulla è stato fatto. Oggi la situazione a Vibo Valentia assume i contorni dell'emergenza lavorativa perché ai tanti disoccupati si aggiungono i lavoratori precari che sono un numero davvero consistente in questa Provincia è questo è aggravato di una tendenza generale del padronato che è quello di flessibilizzare tutto il lavoro dipendente sostituendolo con il lavoro precario, dove si evadono i diritti contrattuali.
Questa situazione è stata facilitata da un decennio di concertazione sindacale fatta di rinunce e di smantellamento di tutti i diritti, oggi contrastare il lavoro atipico e precario a Vibo solo con convegni e tavole rotonde è non voler affrontare il problema dalla radice poiché da un lato si dice che bisogna stabilizzare i lavoratori dalla altra si avalla la legge 30 e s'inserisce in Toto nei contratti nazionali di lavoro sia essi pubblici che privati. Come si è arrivati alla frantumazione del mondo del lavoro? Proprio con la concertazione, è a tutto inizio con la cancellazione della scala mobile ed il varo della legge 863 che estendeva i margini d'applicazione del par-time introducendo i contratti di formazione e solidarietà (1984).
Nel 1987 la legge 56 estende a tutti i comparti, il contratto a termine.
Nel 1990 si ha la repressione e limitazione diritto allo sciopero con la legge 146.
Nel 1993: accordo tra sindacato e governo Amato che apre la lunga fase di concertazione e lega la contrattazione salariale all'inflazione programmata con il definitivo smantellamento della scala mobile.
Sempre 1993: espansione dei contratti atipici.
Nel 1997: varo pacchetto Treu frutto del Governo di centro sinistra con la appoggio di Confindustria e del sindacato confederale, introduzione del decentramento del collocamento e privatizzazione attraverso la creazione d'agenzie interinali legalizzazione del precariato.
2001: libro bianco redatto dal ministro del lavoro.
E si arriva al 2003 con la legge 30 - riforma Biagi e la relativa approvazione decreto attuativo.
Dunque basta con i proclami, il precariato è figlio dei governi di centro sinistra centro destra confindustria e sindacato confederale. E nello specifico per quanto concerne Vibo Valentia che come slai cobas stiamo formando un comitato dei precari che comprendono lavoratori di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Briatico, Limbadi, per sollecitare e incalzare la Regione la Provincia ed i comuni interessati a reperire ingenti risorse per un piano straordinario di stabilizzazione occupazionale dei lavoratori precari della nostra Provincia.
E' arrivato il momento dunque di rivendicare i propri diritti anche sul nostro territorio, poiché servono decisioni chiare e che il problema precariato sia assunto a Vibo Valentia come priorità assoluta, perché di fronte alla cancellazione dei diritti diventa necessaria una mobilitazione per ottenere un reddito stabile e continuativo.

Ed è per quanto sopra esposto che

il 21/03/2006 alle ore 17:00 presso il Valentianum ci sarà una

manifestazione nazionale

dove parteciperanno tra l'altro i precari siciliani in lotta ormai da mesi, i compagni di Pomigliano licenziati dalla Fiat e dal sindacato, e molte realtà sindacali dello Slai Cobas. E in quella occasione verranno proiettate le immagini del filmato girato all'Alfa di pomigliano dove sono stati licenziati 8 lavoratori.

Vibo Valentia lì 15/03/2006

Patania Giovanni
Slai Cobas Vibo Valentia

 

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