SLAI Cobas


La battaglia contro i referendum


[Dal Cobas Ansaldo ...]

SPAZZATI VIA I REFERENDUM RADICALCONFINDUSTRIALI

Solo i politicanti di professione e i saltimbanchi dell’intrallazzo possono mistificare il chiaro significato di questo fiume di astensioni che ha spazzato via i referendum voluti da radicali e confindustria.

I radicali e Segni, che hanno materialmente proposto i quesiti referendari,  sono responsabili di aver stravolto vergognosamente la natura dello strumento referendario per metterlo a servizio della legittimazione “democratica” del dominio padronale. Invece di far le valige e tirarsi fuori dai piedi una volta per tutte si ergono a paladini incompresi del sacrosanto diritto del voto. Assieme a loro c’è tutta la canea di intellettuali che guardano con preoccupazione questa “dilagante disaffezione” al voto prendendo per scemi coloro che non accettano di sottomettersi ai loro sporchi giochi. Orfani dei miliardi che si auguravano di intascare se i referendum fossero passati, non sanno far altro che pensare ai prossimi.

Berlusconi, lo sanno tutti, a parte il referendum elettorale (sul quale aveva qualche problema con le bande con cui si è alleato), sugli altri referendum, inequivocabilmente di destra, era completamente d’ accordo. Ma da buon cinico calcolatore politico, quando sì è reso conto che il quorum era a grosso rischio, 10 giorni prima dei referendum ha deciso di saltare sul cavallo dell’astensione : per un problema di resa dei conti di potere con i Ds. Ed è così che solo in Italia può succedere che il leader della destra si pavoneggi di aver affossato dei referendum inequivocabilmente di destra.

I sindacati e i comitati per il NO si sono dannati l’anima per convincere i lavoratori ad andare a votare NO al referendum sui licenziamenti. E si gloriano che il 66% del 32% che è andato a votare ha votato NO. Ma si dimenticano di dire che tutti costoro hanno votato anche per il referendum sull’abolizione della quota proporzionale e hanno votato tutti Sì (82%). Secondo i dettami del partito di Veltroni. Avevamo visto quindi giusto quando denunciavamo che la sacra campagna per votare No sarebbe servita solo a far raggiungere il quorum ( e i Sì) sul referendum elettorale. I vari comitati per il No si prestavano stupidamente a questo gioco. E adesso godono tutti che il quorum non sia stato raggiunto.

Lo Slai Cobas, ben tre mesi prima delle votazioni referendarie, non per tatticismi politici, ha lanciato la campagna di astensione, costituendo un comitato nazionale con altre organizzazioni sindacali di base.

Troppo evidente ci appariva il disegno di utilizzare i referendum per permettere a padroni, governi e sindacati di coprire con un falso manto di consenso democratico maggioritario le politiche di aggressione che da anni stanno portando avanti contro i lavoratori.

Se fosse esistito un sindacato non succube e una qualsiasi decente sinistra avrebbe organizzato la ribellione dei lavoratori invitandoli a non partecipare a questo teatrino immondo. Bruciando ogni spazio di speculazione a chiunque.
Così naturalmente non è stato.

Noi abbiamo fatto la nostra parte.
Siamo certi che molti lavoratori l’hanno capito
.
E hanno fatto la loro
.

L’enorme sbalzo tra la prevista quota classica di astensione cosiddetta “apatica” al voto referendario ( il 44%) e il 68% raggiunto in questa occasione, contiene il pesante apporto della nostra astensione cosciente e motivata. Che sarebbe bastata a bocciare il quorum anche senza il concorso dei cani fedeli di Berlusconi & C. 
E’ forse perché l’hanno capito che, in extremis, ci si sono buttati sopra ? 
Lasciando di merda una stupida “sinistra” di governo.

Noi ci siamo opposti al referendum sui licenziamenti dicendo che non è su quel campo che sono stati conquistati i minimali diritti dei lavoratori e non potevamo accettare che su quel campo venissero rimessi in discussione.

Per questo continuiamo oggi a dire che se averli spazzati via è un fatto importante, non è su questo campo che i lavoratori vincono.

 

Il disegno che si nascondeva dietro il referendum sui licenziamenti è ancora tutto in gioco. E ci verrà riproposto in infinite varie forme.

 

Ma chi voleva nascondersi dietro il paravento referendario sarà costretto ora a svelarsi. Come tutti coloro che, in questi giorni, si sono sprecati, sui giornali e alla Tv, a paludarsi da difensori dei lavoratori.

 

Il campo vero di battaglia si presenta ora sgombro da alibi e da equivoci.

 

E’ finito il tempo dei tacchini che si divertono a fare i pavoni.

Slai Cobas Ansaldo


Contro i licenziamenti
senza giustificato motivo

Il sindacalismo di base e il Comitato Nazionale per l'astensione ai referendum promuovono

ASTENSIONE DAY

La RAI ha censurato lo sciopero e le manifestazioni del 10 maggio indette dal sindacalismo di base, ha negato lo spazio al Comitato Nazionale per l'astensione ai referendum e dato spazio unicamente alle posizioni dei comitati per il SI e per il NO che sono complementari in una politica di riduzione dei diritti o attraverso il referendum o la concertazione o con la legge.

L'unico atteggiamento politicamente coerente è stroncare il referendum dal basso con un processo di delegittimazione attraverso l'astensione.

Lo scatenamento referendario innescato da radicali e soci contiene un messaggio "devastante": quello che le tensioni sociali trovano il loro punto finale e "democratico" di soluzione attraverso l'imposizione di una maggioranza misurata attraverso la partecipazione allo strumento anonimo e individualistico del voto.

Chi è convinto che i diritti fondamentali della persona, anche dentro le mura dei posti di lavoro, sono inviolabili e a nessuna maggioranza può essere concesso l'arbitrio di lederli, non può partecipare all'immondo gioco di questo referendum.

SLAI Cobas



VOGLIONO LA LIBERTA’ DI LICENZIARE CHIUNQUE
SENZA DOVER RENDERE CONTO A NESSUNO

Dopo la progressiva svendita, in questi anni, di tanti diritti faticosamente conquistati con decenni di lotte dei lavoratori, sono arrivati al fondo del barile. 
Utilizzando la testa d’ariete del referendum radicale per abrogare l’art.18 dello Statuto dei lavoratori, il 21 maggio vogliono celebrare l’indecente finzione democratica di sottoporre al giudizio della maggioranza di chi andrà a votare il diritto di fare dei posti di lavoro i luoghi extra costituzionali in cui ai padroni sia consentito l’esercizio del libero e insindacabile dominio su tutto e su tutti. 
Da cui nessuno potrà più in nessun modo difendersi.
Partecipare a questo sporco gioco referendario andando anche a votare NO vuol dire comunque accettare che i diritti fondamentali che attingono alla dignità e alla libertà di ogni lavoratore possano essere “votati”. La schiavitù e la barbarie non possono essere messe ai voti.

Noi lanciamo un appello a tutti i lavoratori, giovani e vecchi, operai e impiegati, quelli di oggi e quelli di domani : rifiutiamoci di abbandonare il nostro destino alla conta di anonime croci sulle schede elettorali.

IL 21 MAGGIO NON ANDIAMO A VOTARE

Contro questo progetto un sindacato che avesse mantenuto nel proprio DNA gli elementi minimali della propria memoria storica, avrebbe lanciato una furibonda mobilitazione generale di tutti i lavoratori.

Qui non è in gioco questo o quel diritto:
qui è in ballo la possibilità stessa di rivendicare domani qualsiasi diritto.

Se non ora che è in ballo il diritto unificante di tutti i lavoratori a poter avere un minimale argine di difesa contro lo strapotere padronale, quando mai i lavoratori di ogni categoria saranno chiamati a scendere in piazza tutti assieme per difendersi? 
Ma Cgil, Cisl, Uil e il loro codazzo di sinistre interne non hanno il coraggio di farlo perché già pastrocchiano per una soluzione legislativa che, al di là dell’esito referendario, conceda ai padroni quello che il referendum chiede.
Lo Slai Cobas con altre organizzazioni sindacali di base, pur nella consapevolezza delle proprie forze, ritiene di non poter mancare a questo appuntamento storico e lancia a tutti i lavoratori l’appello a gridare il proprio NO con l’unico strumento che ci ha consentito nel passato di conquistare quei diritti che oggi vogliono mettere in discussione: lo sciopero.

 mercoledì 10 maggio


PER LA LIBERTA' DI IMPRESA

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"Volete voi che sia abrogata la legge 20 maggio 1970, n. 300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento" e successive modificazioni, limitatamente all'articolo 18 ?".

Si chiede di cancellare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ( la legge 300 del 1970). Attualmente, in base a questa norma, nelle imprese con più di 15 dipendenti, se il giudice del lavoro stabilisce che il licenziamento non è sostenuto da una giusta causa o da un giustificato motivo, il lavoratore  viene reintegrato nel posto di lavoro. Secondo i referendari il datore di lavoro che licenzia senza giusta causa non deve essere costretto a riassumere il lavoratore ma solamente  a versare una indennità monetaria.

 FISCHIA IL VENTO

La “brodaglia culturale” che ha permesso che i radicali avessero anche solamente il coraggio di proporre questo referendum è il risultato di quella politica concertativa che Governi, Padroni e Sindacati da tempo ci propinano, col contagocce delle loro leggi, dei loro patti e dei loro accordi. Con le infinite forme di assunzioni precarie concertate anno dopo anno ai padroni sono stati messi nelle mani tutti gli strumenti che vogliono per operare una scientifica selezione genetica dei lavoratori tenendosi attaccati solo quelli che avranno imparato, oltre che a lavorare, anche a “sottomettersi”. Le prossime generazioni di lavoratori saranno condannate a decenni di soprusi e ricatti padronali. I lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti e quelli assunti in contratto di formazione lavoro, a tempo determinato, in affitto, con contratti di collaborazione continuativa sanno che per anni dovranno rassegnarsi a subire qualsiasi abuso perché se solo oseranno difendersi metteranno a rischio la continuazione del loro rapporto di lavoro.

Resta solo l’obiettivo finale da raggiungere

Non solo nelle aziende artigiane ma in ogni posto di lavoro, non solo agli inizi ma per tutta la vita, ogni lavoratore deve sapere che è in balia del volere sovrano del suo padrone, che con qualche soldo può disfarsi di lui quando e come vuole. Questo obiettivo è già all’ordine del giorno governativo con la proposta di legge Debenedetti (Ds). Il referendum radicale ha solo il pregio di metterlo spudoratamente a nudo.


TI DIRANNO CHE

E’ FALSO

Da tempo i sindacati usano il loro potere e il loro controllo per far digerire ai lavoratori le devastanti politiche neoliberiste che piovono da destra e da sinistra. Mai alle imprese è stato concesso tanto come in questi anni. Questo referendum non è contro i sindacati ma contro i diritti minimali di ogni singolo lavoratore.

I delegati intoccabili e coccolati dai padroni sono quelli che si ruffianano con loro e che lasciano passare tutto. Quelli che invece si fanno carico dell’interesse di tutti i lavoratori sono continuamente presi di mira. Ed è di questi che il referendum vuol conceder ai padroni di potersi disfare.

Se il padrone può farti perdere il posto di lavoro dandoti solo una manciata di soldi, tu sul lavoro non hai più nessun diritto. Ti lasciano aperta solo la strada di chiedere l’elemosina col cappello in mano. Non hai l’ inquadramento professionale corrispondente alle mansioni che svolgi ? Hai subito un trasferimento illegittimo ? Sei costretto a straordinari impossibili ? Scopri delle anomalie retributive sulla tua busta paga ? Prova a osare a rivendicarlo e il tuo padrone chiuderà la faccenda sbarazzandosi di te. Così anche gli altri impareranno.

Se sai di aver la possibilità di difenderti dai soprusi padronali costringendo il tuo padrone a tenerti, puoi trovare più forza per opporti e non arrenderti. E far saltare i nervi a lui prima che a te.

Ormai i padroni hanno infinite possibilità di assumere lavoratori “precari” per il tempo che interessa loro : hanno solo l’imbarazzo della scelta. E dopo aver accumulato profitti nei momenti buoni, possono tirar fuori “gravi problemi produttivi” e procedere tranquillamente a licenziamenti “per giustificato motivo” anche dei lavoratori fissi. Decine di migliaia sono i licenziamenti “legittimi” che ogni anno avvengono in Italia.

Nessun padrone è così scemo da dichiarare il vero motivo per cui licenzia. Accampa sempre altri pretesti. Oggi se riesci a dimostrare che i pretesti non tengono, sveli che i veri motivi sono altri. Il referendum, concedendo il licenziamento anche senza validi motivi, toglie ogni possibilità di sostenere la discriminazione. 
E poi la Corte Costituzionale dichiarando ammissibile questo referendum ha esplicitamente escluso che l’abrogazione dell’art.18 lasci in piedi una qualche differenza tra licenziamenti illegittimi e licenziamenti discriminatori.

L’assunzione attraverso la “chiamata numerica” dell’ufficio di collocamento è stata abolita. Prova a presentarti sul mercato del lavoro col marchio del “licenziato” , soprattutto se di una certa età e con media professionalità. Se vorrai evitarlo, il padrone ti proporrà “amichevolmente” di conciliare la cosa autolicenziandoti, senza ricorrere al tribunale e .... riducendo naturalmente la mancia. 


INSORGERE

Quando, dopo anni di lotte, nel 1970 sono state varate le “ Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori “ ( cioè lo Statuto dei Lavoratori ) si era detto che finalmente un po’ di Costituzione era entrata nei posti di lavoro. Adesso, col referendum o con una legge, la si vuole di nuovo buttar fuori.

E’ sintomatico che questa nostra progredita società civile che si vanta di aver conquistato forme avanzate di libertà e di diritti sociali, programmi svergognatamente il ritorno al feudalesimo e alla schiavitù al di là delle mura delle fabbriche e dei luoghi di lavoro. 
Lì i diritti individuali non devono esistere più. E’ terreno di libera caccia padronale. 
Vogliono cancellare una storia e rimettere in discussione i fondamenti della libertà personale.

Sicuramente si vuol rendere impossibile ogni possibilità di organizzarsi nei luoghi di lavoro : chi oserà più esporsi sindacalmente sapendo che appena lo fa viene spazzato  via ? Qui si mira a liquidare per il futuro qualsiasi possibilità di organizzazione collettiva dei lavoratori. Ciascuno deve essere abbandonato da solo nelle mani del suo padrone. Mentre proclamano tutti la scomparsa dei lavoratori come classe si stanno dannando l’anima per impedire ad ogni costo che ne possa riemergere “la coscienza”.

Ma si mira anche a colpire già la semplice libertà di parola e di espressione. Se si stabilisce che, pur avendo ragione, una lavoratrice, un lavoratore, può essere licenziato da chi ha i soldi, resta solo il “giù la testa e basta”. L'arma del licenziamento senza giustificazione assegna ai padroni uno strapotere enorme. Mentre siamo tutti sfidati a trovare le difficili strade organizzative per dare qualche orizzonte di difesa ai lavoratori "atipici", al mondo indifeso del precariato, il referendum si propone di estendere questa vandea padronale a tutto il mondo del lavoro. Per sempre. Il significato culturale che esso contiene minaccia tutti e avvelena l'aria anche ben fuori dalla fabbrica : passa il messaggio che anche la dignità umana si può comprare. E la legge in cantiere mira solo ad alzarne il prezzo ma non ne mette in discussione l’immonda logica. Ogni padrone può permettersi con i soldi di determinare il destino di una donna, di un uomo, a sua "discrezione".

Tutti, al di là delle nostre appartenenze politiche, siamo interpellati da questa sfida.
Televisioni e giornali ci riempiranno di dibattiti e discussioni per confonderci le idee.
Riappropriamoci subito della nostra capacità di essere soggetti autonomi : parliamone dappertutto, diffondiamo in ogni posto di lavoro il senso vero della vergogna a cui ci stanno portando.
Facciamo montare dal basso una vasta opposizione di massa. Non possiamo restare passivi ad aspettare quale strada sceglieranno per farci la festa : col referendum o con una legge che raggiunge gli stessi obiettivi. Organizziamo e visibilizziamo il nostro disgusto.

Abbiamo di fronte un grande obiettivo non corporativo di difesa generale di tutti coloro che lavorano: 
lavoratori di oggi e quelli di domani, giovani e anziani, precari e fissi, pubblici e privati, operai e impiegati.

scendiamo in campo. Anche con lo sciopero.


CHE FARNE DEI REFERENDUM ?

Il referendum utilizzato per abolire i diritti dei lavoratori attraverso la “democrazia di maggioranza” svela l’uso losco che si vuol fare di questo strumento. Al 60% della popolazione si potrebbe dare il diritto di decidere che il restante 40% deve rassegnarsi a far loro da servi.

La schiavitù non può essere messa ai voti

I diritti che si vogliono abrogare fanno parte di un progetto di civiltà e di uguaglianza per il quale si sono battuti coloro che ci hanno preceduto. Non si può abbandonarli alla semplice conta di croci su una scheda in una tranquilla domenica di maggio. Ben altro è il campo su cui essi sono stati conquistati. Ben altro è il campo su cui dobbiamo continuare a difenderli.

Tra la totale precarizzazione di ogni rapporto di lavoro prevista dal referendum e le politiche governative e sindacali non c’è una reale soluzione di continuità. Allora non possiamo non nutrire preoccupanti sospetti sull’aggregarsi sul fronte del NO di tutti i paraculi in circolazione : parlamentari, politici, sindacalisti. Coloro che a questo ci hanno portato non hanno una sola carta in regola per pretendere di essere creduti quando si ergono a difensori dei diritti dei lavoratori. Troppo forte è la sensazione che ci stiano tirando in un clamoroso trabocchetto Nessuno può ragionevolmente pensare che una eventuale affermazione dei NO possa comportare una qualche pur blanda mutazione della sostanza degli indirizzi governativi e sindacali. Ma la vittoria dei SI ci costringerebbe invece a subire il peso di una sconfitta su un terreno a cui ci siamo piegati “democraticamente” a partecipare.

Tra tutti i quesiti presentati, quello sul diritto di licenziare senza giusta causa era quello che aveva meno possibilità di essere accolto dal punto di vista giuridico. Stranamente però proprio questo è stato ammesso. Forse perchè capace, più di altri, di raccogliere la rabbia dei lavoratori e trascinarli a partecipare al voto ? Assieme ad esso è stato ammesso il referendum che abroga la quota proporzionale alle elezioni. Un quesito che, presentato già lo scorso anno, era stato bocciato solo per non aver raggiunto il quorum. Chi allora brindò per questo risultato come fa a non capire che la chiamata a partecipare al referendum sui licenziamenti mira a raggiungere il quorum anche su questo referendum con la sicura vittoria dei SI ?.

Lanciamo una campagna che dica finalmente: “Adesso basta !” 

 BOICOTTIAMOLI

con l'astensionismo di massa

 

Boicottiamo i referendum attraverso un’astensione “fortemente motivata”, capace di dare una nuova identità all’esercito degli esclusi, dei delusi della politica, dei ricattati di oggi e di domani, e di intercettare l’astensionismo dilagante ma vissuto nel piccolo della propria individualità, in termini spesso confusi se non addirittura qualunquistici. Un progetto astensionista che possa innescare una voglia di uscir fuori dalle continue mediazioni al meno peggio con le quali stanno spazzando via, giorno dopo giorno,  gli ultimi barlumi di diritti e di civiltà che ci siamo conquistati.

Con l’astensione si eviterebbe infine che nelle casse dei referendari ( che hanno gia promesso altri 30 referendum ) affluiscano 5 miliardi del rimborso elettorale pubblico, erogato dallo Stato soltanto nel caso in cui in cui un referendum raggiunga il quorum.


Costituito il Comitato Nazionale
per l’astensione ai referendum

L’assemblea di Firenze di sabato 18 marzo 2000 ha deciso la costituzione del Comitato Nazionale per l’astensione ai referendum del 21 maggio 2000.

Il Comitato svilupperà la propria iniziativa attraverso la costituzione di Comitati su base regionale e provinciale, la diffusione di materiale informativo, la richiesta di spazi radiotelevisivi e sui giornali. 

L’informazione dovrà articolarsi su tre filoni principali per mettere in risalto:

a)    il modello di società ipotizzato dai sostenitori dei referendum, il ruolo della concertazione che ha spianato la strada ai quesiti referendari,

b)    la critica allo strumento referendario, plebiscitario, che ipotizza la dittatura di una parte della società sul resto, la contrarietà a riconoscere che sui diritti conquistati con lotte dai lavoratori decida chi ha contrastato quelle lotte o comunque non interessato direttamente al problema,

c)    le conseguenze pratiche nella vita dei lavoratori/lavoratrici in caso di approvazione del quesito referendario, la perdita, sotto il ricatto del licenziamento senza giustificato motivo, della possibilità di far rispettare le tutele previste per il lavoro dipendente, ossia il dover mettere sul piatto della bilancia il pericolo del licenziamento e il rispetto dei diritti.

L’astensione può più facilmente, rispetto al voto contrario, impedire l’affermazione del quesito proposto con il referendum, con pochi punti di astensione il referendum fallisce, mentre è più complicato/difficile/ottenere un orientamento contrario al quesito del 30% del corpo elettorale.

I Comitati per il SI o per il NO al referendum rappresentano 2 facce della stessa medaglia, con i NO troviamo quanti hanno già, con la concertazione, reso il lavoro precario e non tutelato e spianato, con il consenso al modello liberista, la strada ai radicali. 

Inoltre la vittoria del NO non mette al riparo i lavoratori del pericolo dei licenziamenti senza giustificato motivo perché all’interno del fronte del NO è presente una disponibilità a una soluzione legislativa nella stessa direzione del quesito referendario. 

Astensione dunque anche perché non accettiamo peggioramenti né con il referendum né con la legge o con la concertazione.

L’assemblea ha espresso un orientamento favorevole all’organizzazione dell’astensione day, a fare del 1° maggio una giornata di mobilitazione in ambito locale caratterizzata oltre che dalle questioni referendarie, dalla opposizione al precariato lavorativo o sociale, all’attacco al diritto di sciopero e ai diritti sindacali, al TFR, alla scuola azienda, alle pensioni, ecc..., sugli stessi argomenti è stato rivolto un invito, raccolto da CUB, Slai Cobas e USI, presenti all’assemblea, a proclamare uno sciopero nazionale entro il 10 maggio.

L’avvenuta costituzione dei Comitati locali dovrà essere tempestivamente comunicata a Milano o Roma in modo da consentire un’efficace coordinamento delle iniziative.

Per contatti e informazioni:

Milano: tel. 02/70631804  fax 02/70602409   ( e-mail : cub.nazionale@tiscalinet.it )

            tel-fax 02/8392117 ( e-mail : cobaslai@ats.it ) 

tel-fax 02/89126843  ( e-mail : usis@libero.it )

Roma:    tel. 06/7008872  fax 06/7005631

              tel. 06/4456205  fax 06/4468208


   AFFONDIAMO
          I REFERENDUM
   RADICALI

I radicali ancora una volta si sono messi al servizio della Confindustria e dei poteri forti. Facciamo fallire i referendum radicali come nel '97 e nel '99.

organizziamo una forte campagna
 per affondare i referendum


Comitato promotore per l'astensione ai referendum

Info:
CUB   tel. 02/70631804 - fax 02/70602409 - 06/7008872 - 06/7005631
SLAI Cobas   tel/fax 02/8392117


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