Notizie dallo SLAI Cobas nazionale
elezioni: nessuno difende
le condizioni dei lavoratori
marzo 2008
Il Partito di Alternativa Comunista, formato da militanti usciti da Rifondazione Comunista, al cui congresso costitutivo siamo stati invitati e abbiamo partecipato, ha diffuso nei giorni scorsi una nota sull'assemblea nazionale della Rete 28 Aprile, di cui fanno parte suoi militanti e dirigenti.
In questa nota non si cita in alcun modo quanto accaduto, ossia l'intervento del segretario della Camera del Lavoro di Milano Rosati contro i licenziati dell'Alfa e il rifiuto di Cremaschi di farli parlare all'assemblea.
Abbiamo mandato una "nota di protesta" al Partito di Alternativa Comunista, non solo perché pensiamo che l'episodio sia in sé grave, ma soprattutto perché pensiamo che l'opportunismo e la politica dei sindacati concertativi e dei loro dirigenti non vada condannata solamente nei proclami generali, ma anche nei fatti concreti della politica sindacale.
Al Partito di Alternativa Comunista
Abbiamo ricevuto e letto il vostro resoconto sull'assemblea nazionale della rete 28 Aprile (14 marzo a Milano) e il testo del vostro intervento.
Non vogliamo qui entrare nel loro merito, ma solo segnalarvi che siamo alquanto stupiti della vostra "omissione" su quanto accaduto durante l'assemblea.
Precisamente ci riferiamo al fatto che:
il segretario della camera del lavoro Rosati intimasse a una trentina di operai dell'Alfa Romeo di Arese, licenziati nei giorni scorsi dalla Fiat, di non diffondere sul sagrato della camera del lavoro il volantino poco prima distribuito di fronte al Tribunale di Milano (senza problemi). Questo mentre gruppi politici vari distribuissero i loro volantini senza che Rosati avesse nulla da ridire.
lo stesso Rosati, dopo che i licenziati si fossero messi a volantinare sulla strada, intervenisse nuovamente per impedire che i licenziati portassero nella sala dell'assemblea 4 bandiere dello Slai Cobas, che avevano in mano e che erano state utilizzate nel volantinaggio al tribunale. (Bandiere lasciate fuori per non creare problemi e dare corda alle provocazioni).
Cremaschi non abbia concesso ai licenziati un intervento di cinque minuti per spiegare cosa stesse accadendo all'Alfa di Arese con questi ennesimi licenziamenti.
Se veramente si vuole lavorare all'unità di classe, senza alcuna preclusione di tessere, per cercare di unificare i lavoratori su di un unico fronte di classe, anticoncertativo e anticapitalista, che a partire dai posti di lavoro si muova sulla base di obiettivi, piattaforme e mobilitazioni comuni e condivisi, come noi da tempo sosteniamo; se veramente si vuole questo e si vuole contrastare il settarismo organizzativo e di parrocchia, non pensiamo che si possa tacere su fatti del genere, sul fatto che si rifiuti a dei licenziati - per quanto iscritti ad un'altra sigla sindacale - di fare un breve intervento per sostenere la loro causa contro il padronato.
Noi dello Slai Cobas pensiamo che gli operai licenziati dal padronato vadano difesi a prescindere dalla tessere sindacali che hanno in tasca. Vanno difesi perché vittime di questo sistema economico fondato sul profitto. E occorre difenderli sul serio, non solo nei proclami di carattere generale, ma anche nei fatti concreti della politica sindacale.
Il rifiuto di farli parlare da parte di Cremaschi "puzza" di mediazione sia con i vertici della camera del lavoro milanese, sia di preoccupazione di non inimicarsi ancora di più i vertici della CGIL, entrambi corresponsabili della situazione di Arese con la sotooscrizione per anni e anni di CIG, riduzioni del personale, accordi di "rilancio" e accordi mai rispettati con le istituzioni locali per il reintegro dei cassaintegrati.
Ma la difesa in termini di classe dei lavoratori deve confrontarsi con la porta stretta della contrapposizione alla politica concertativa e subordinata alla borghesia nazionale dei vertici confederali, anche scontrandosi nei momenti concreti e non solo a parole negli studi televisivi.Che la Rete 28 Aprile abbia delle contraddizioni con la direzione CGIL è innegabile, ma è altrettanto innegabile che la Rete 28 Aprile abbia ancora più contraddizioni a schierarsi apertamente con i lavoratori in contrapposizione alle politiche concertative e in lotta, allorché hanno scelto di porsi fuori e contro le politiche e le strutture di un'organismo, come la CGIL, irrimediabilmente e irreversibilmente contrapposto alla difesa degli interessi operai e proletari in nome della difesa dell'economia nazionale (come se operai e padroni avessero interessi comuni).
Siamo abituati a quest'atteggiamento tentennante della Rete 28 Aprile, senza farne la storia, ci limitiamo a ricordarvi solo le vicende ultime della campagna contro lo scippo del TFR fatto dal governo Prodi. Esponenti locali della Rete hanno partecipato anche a numerose nostre assemblee in giro per l'Italia, dicendosi concordi sui contenuti di critica alla politica del governo e sul nostro invito ad una mobilitazione comune e aperta a tutti i lavoratori in appositi comitati contro lo scippo del TFR non diretta emanazione di questa o quella sigla sindacale. Con alcuni di essi, in particolare a Milano, siamo arrivati fino al punto della riunione organizzativa per indire assieme (a loro e altre sigle di base) assemblee cittadine a partire dai posti di lavoro. Poi, Improvvisamente, la Rete 28 aprile si è tirata indietro e non ha voluto saperne più nulla, se non limitatamente in "zona Cesarini" a giochi ormai pressoché fatti e senza alcuna dimensione nazionale dell'iniziativa.
Continuando su questa strada di passi verso un'unità di classe anticoncertativa e anticapitalista non se ne fanno di certo. Su questo probabilmente direte che siete d'accordo, ma a noi sembra ancora più grave e preoccupante che chi, come voi, sostiene di voler dare una svolta alla politica della Rete 28 Aprile, taccia poi su episodi come quello avvenuto alla Camera del Lavoro di Milano il 14 marzo. Episodio che ha coinvolto la presidenza e la sala dell'assemblea, che non può esservi "sfuggito". Non è che anche voi avete la "porta stretta" di non criticare ... troppo ... Cremaschi, per non perdere cariche e peso all'interno della Rete?
Detto questo ribadiamo che oggi è quanto mai necessario unificare i lavoratori, a partire dai posti d lavoro, senza preclusioni di tessere, senza settarismi di parrocchia, su obiettivi, rivendicazioni e piattaforme comuni e condivisi. Riteniamo sia necessario che questo percorso sia aperto al più presto, per contrastare sia la tendenza al sindacato unico che limiterà ancor più i magri diritti sindacali dei lavoratori, sia per contrapporsi efficacemente al peggiorare della fase recessiva della crisi che si sta manifestando.
Ma pensiamo anche che questo obiettivo non sia perseguibile accettando opportunisticamente di piegarsi alle logiche di apparato delle burocrazie dei sindacati concertativi, integrati nello stato e subordinati alla difesa dell'economia nazionale.Alleghiamo il nostro comunicato sull'accaduto diffuso il 14/3/08
per l'Esecutivo Nazionale dello Slai Cobas
Francesco RizzoMilano 21/3/2008
IL CONTRATTO-CAPESTRO DEI METALMECCANICI
Fanno diventare i lavoratori sempre più poveri e precari per consentire ai padroni di diventare sempre più ricchi: queste sono le politiche economiche del governo, con FIOM-FIM-UILM divenuti strumento padronale di intollerabile coercizione della democrazia sindacale e smantellamento dei diritti dei lavoratori. Forti di ciò il grande padronato (Fiat in testa) punta ad ottenere la definitiva subordinazione dei diritti dei lavoratori a quelli dell’impresa. Basta dare una scorsa ai bilanci delle società dei vari settori per rendersi conto di quanto siano astronomici oggi i profitti e di quanto siano invece, e conseguentemente, crollati i salari, precipitando i lavoratori in fascia di povertà: l’ipotesi di contratto metalmeccanici sottoscritta da federmeccanica, Fiom-fim-uilm e ministro del lavoro, sia per i risibili aumenti che per lo smantellamento delle tutele normative dei lavoratori rappresenta la ‘concertata’ accelerazione del comando padronale in fabbrica e nella società.
Flessibilità del rapporto di lavoro e dell’orario. Passa la ‘melfizzazione’ in tutte le fabbriche: le aziende potranno tenere in contratto precario i neoassunti fino a 44 mesi, con ulteriore proroga di otto mesi per quelli a termine. Il tutto per 5 anni, anche discontinui. Il periodo di prova per gli operai passa da 12 giorni ad un mese. Per tutte le aziende (e non solo quelle a produzione stagionale come ad esempio le fabbriche di panettoni o di gelati) entra da subito in funzione l’orario plurisettimanale per ‘picchi di produzione’: sfondamento delle 40 ore settimanali per otto settimane (64 ore che si vanno ad aggiungere alle 32 ore già esistenti) col dimezzamento delle maggiorazioni di straordinario al sabato decurtate dal 50% al 25%. In cambio di straordinario obbligatorio e sottopagato concedono ai lavoratori con più di dieci anni di anzianità e 55 anni di età una giornata di ferie in più all’anno, ed una settimana di ferie in più a quelli con anzianità superiore a 18 anni (e 55 di età). L’orario di lavoro si allunga a dismisura, ‘collettivamente e per tutti’ (alla faccia di qualsiasi serio discorso di riduzione dell’orario e collegato incremento occupazionale), la fruizione delle giornate di permesso retribuito è ‘individuale e vincolata’ alle percentuali di assenteismo (tetto del 5% complessivo), alle esigenze tecnico-organizzative e all’ obbligo di ‘prenotazione’ con 15 giorni di anticipo. Inoltre, a seguito di esame congiunto aziende-sindacati, è previsto l’utilizzo delle 112 ore di PAR per l’istituzione di “turnazioni aggiuntive rispetto a quelle in atto”: in poche parole si potrà arrivare in tutte le fabbriche metalmeccaniche (e in quelle dell’indotto per effetto a ‘cascata’) ai 18 turni della Fiat di Melfi (“primo, secondo e notturno, dal lunedì al sabato, di tipo strutturale e non temporaneo”).
Salario: federmeccanica offriva da subito, e senza scioperi, 120 euro (per il 5° livello) scaglionati in 30 mesi. FIOM-FIM-UILM, dopo gli scioperi, hanno ‘ottenuto’ 127 euro sempre in 30 mesi. Cifra di per se non solo risibile (rispetto al dimezzamento del potere d’acquisto ma che suona da inaccettabile sfottimento per tutti i lavoratori. L’allungamento di 12 mesi dei 2 bienni contrattuali (quello economico e quello normativo) di vigenza contrattuale riduce ulteriormente, e in proporzione, la misera entità del cosiddetto aumento. Praticamente, per un 3° livello, a fronte di una richiesta iniziale di 101 euro lordi di aumento mensile in 24 mesi (70,42 euro netti) si è ‘ottenuto’ un ‘aumento’ globale lordo di 109 euro lordi scaglionati in 30 mesi: in proporzione, e dato l’allungamento dei 6 mesi di vigenza, l’aumento reale netto è di 76 euro complessivi che diventano 36 euro netti dal gennaio 2008, 22 euro dal gennaio 2009, e 18 euro dal settembre 2009. A marzo 2008 ci saranno 209 euro netti di ‘una tantum’. Cesare Damiano, attuale ministro del lavoro (ex segretario nazionale FIOM) si permette di sbeffeggiare i lavoratori perché questo contratto …”contrasta l’impoverimento in atto dei salari”! I referendum-farsa (inattendibili ed ‘autoreferenziati’ con mazzi di schede false infilati nelle urne e nel chiuso delle loro salette sindacali) concluderanno questo osceno andazzo contrattuale: non si chiamava questo, una volta, sindacalismo giallo?
Non basta la rabbia nè aver ragione: bisogna far saltare il contratto e risalire la china con Slai Cobas!SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE
21-1-2008
LA FIAT LICENZIA VITTORIO GRANILLO
CONTINUA L'ATTACCO AGLI OPERAIMobilità forzata per allontanarli dalla fabbrica, licenziamenti politici per rappresaglia, pressioni perché si autolicenzino.
Vittorio Granillo, dopo il licenziamento del 2006, viene ora messo in mobilità forzata per allontanarlo dall'Alfa Sud.
E a Pomigliano, con il piano del "grande manager" Marchionne, centinaia di lavoratori sono già stati buttati sulla strada e altre migliaia saranno licenziati nei prossimi mesi.
A Termoli la Fiat ha licenziato il nostro compagno Luigi Cravero e a Vibo Valentia Domenico Martelli, già colpito da numerosi colpi di arma da fuoco davanti all'azienda e poi licenziato, è stato ora rilicenziato dalla Ecocall ...
I nostri delegati, e altri operai e lavoratori che non si piegano, sono colpiti dalla repressione padronale alla Fiat di Melfi, ad Arese e in tante altre aziende per far posto a precariato e a sindacati di comodo.CRESCONO PROFITTI E STRAGI SUL LAVORO
e CADONO SALARI E DIRITTI !
Sabato 12 gennaio - ore 9.30
Milano, c/o la sede di Viale Liguria 49
coordinamento nazionale allargato dello Slai Cobas
• CASSA DI RESISTENZA PER I LICENZIATI
• LAVORO STABILE - SALARIO – DIRITTISLAI COBAS
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Dopo il positivo risultato alle RSU del
P. Impiego LO SLAI COBAS E’ IL PRIMO
SINDACATO VINTO IL RICORSO EX ART. 28
E REINTEGRATI Il bisogno dei lavoratori di diritti, di salari e pensioni decenti, di contrastare la precarizzazzione, emerge sempre di più nei posti di lavoro. Si diffonde l’opposizione alla concertazione, alla politica antiproletaria del governo Prodi. Governo che, in Parlamento, ha addirittura peggiorato il protocollo su welfare, pensioni e precarietà imposto ai lavoratori con un referendum farsa da Cgil-Cisl-Uil . Entro dicembre ci sarà la causa contro il licenziamento di un nostro delegato alla Fiat di Termoli e sono da riportare in fabbrica altri lavoratori colpiti dalla rappresaglia padronale alla Fiat e in altre aziende. Invitiamo tutti i lavoratori a intraprendere una lotta comune, a prescindere dalle sigle di appartenenza, per combattere la rappresaglia padronale, per contrastare la concertazione, costituendo comitati per il salario, per la pensione pubblica e contro lo scippo del TFR, per il lavoro stabile e contro la precarietà. Comitati aperti e proiettati sul territorio che coinvolgano lavoratori, precari, immigrati, organismi sociali e di lotta. sabato 15 dicembre, ore 9,
a Termoli: Slai Cobas -
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CONTRO I LICENZIAMENTI E CONTRO LA REPRESSIONE, OLTRE LA NECESSARIA SOLIDARIETA’
Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un’impennata dei licenziamenti politici in Fiat e negli altri luoghi di lavoro, ultimo atto repressivo è il nuovo licenziamento di Mimmo Mignano all’Alfasud di Pomigliano. (Mimmo, ora non più dello Slai Cobas, era già stato licenziato lo scorso anno insieme ad altri 7 lavoratori dello Slai Cobas di Fiat e Tnt -col consenso di Fiom-Fim-Uil- dopo la clamorosa bocciatura assembleare del contratto-truffa dei metalmeccanici. Lavoratori riportati poi in fabbrica dallo Slai Cobas).
Contemporaneamente la repressione politica e poliziesca si estende dalle fabbriche alla società, e la magistratura commina o richiede condanne sempre più pesanti. Così è avvenuto al processo di appello per gli scontri dell’11 marzo 2006 a Milano, con la conferma della condanna per 15 antifascisti a 4 anni di carcere per “concorso morale in devastazione e saccheggio” (si contesta ai condannati non una colpa individuale, ma la semplice presenza sul luogo della manifestazione, sulla base di un reato mai applicato prima per le manifestazioni politiche e risalente ai tempi del fascismo!). La stesso reato è contestato a 25 compagni a Genova e 13 a Cosenza per i fatti del G8 del 2001 e la sentenza di Milano fa da battistrada a queste richieste, mentre il processo per l’uccisione di Carlo Giuliani è stato archiviato e i dirigenti della polizia responsabili degli orrori di Genova 2001 sono premiati con promozioni.
I licenziamenti politici nelle fabbriche e l’aumento della repressione poliziesca sono figli della trasformazione in senso autoritario dello Stato e delle relazioni sindacali, dell’esigenza di “governabilità da regime” espressa ieri da Berlusconi ed oggi dell’asse Prodi-Confindustria-Cgil,Cisl,Uil. Sono entrambi necessari per contrastare con ogni mezzo l’opposizione operaia ed imporre pace e controllo sociale, precarietà e bassi salari, politiche intrecciate di guerre commerciali e guerre reali. Entrambi servono per ottenere la subordinazione normativa, sindacale e politica del lavoro dipendente agli interessi padronali, mascherati da interessi collettivi e sociali.
L’accordo su precarietà-welfare-pensioni imposto d’imperio col referendum farsa. La trattativa dei metalmeccanici su meritocrazia, paghe di posto, restaurazione del cottimo collettivo, ulteriore flessibilità e precarietà. Il decreto sulla “sicurezza” che abroga i residui di uno Stato di diritto che scivola sempre più verso uno Stato di polizia. La repressione padronale ed istituzionale sempre più aperta e pesante del conflitto sociale.
Tutti questi avvenimenti in corso hanno trasformato in tragica farsa il definitivo fallimento del tentativo di “rifondare” in senso “socialmente corretto e legalitario” lo stato e il governo borghesi operato dalle cosiddette sinistre riformiste e “radicali”. Al contrario riemergono alla luce rigurgiti di logiche inquietanti e autoritarie, già sconfitte dal Movimento Operaio ai tempi di Valletta. Quando, in ossequio al regime, si eseguivano licenziamenti a “decimazione” di rappresaglia politica e sindacale nelle fabbriche Fiat (oggi sta nuovamente avvenendo) e si organizzavano attentati e pestaggi squadristici delle avanguardie operaie (come è avvenuto recentemente a nostri compagni dell’Alfa di Arese).
La lotta contro i licenziamenti e la repressione in fabbrica e nella società, necessaria e doverosa, per essere però in grado di contrastare effettivamente quanto sta avvenendo non può prescindere dalla necessità di costruire e organizzare una forte, visibile e chiara (senza ‘se’ e senza ‘ma’) opposizione operaia e proletaria al governo Prodi; alle sue politiche reazionarie, antioperaie ed antiproletarie; ai poteri industriali e finanziari che rappresenta; alle collegate e funzionali pratiche di concertazione politica e sindacale.
La storia di questi anni lo ha dimostrato: scorciatoie e politicismo alla lunga sono destinati ad essere fuorvianti e funzionali a non cambiare nulla. Per combattere i licenziamenti politici e la trasformazione autoritaria in atto dello Stato e delle relazioni sindacali bisogna andare “oltre” la solidarietà sui singoli e specifici episodi e adoperarsi per la costruzione dell’ “indipendenza di classe” da cui ripartire per organizzare un forte movimento unitario di ‘resistenza e controffensiva’.
La prossime iniziative per riportare in fabbrica e nei luoghi di lavoro gli operai licenziati per rappresaglia politica e per contrastare la repressione e l’involuzione autoritaria, dovranno necessariamente inserirsi in questo quadro, dovranno collegarsi alla lotta di resistenza nei posti di lavoro e nella società contro un capitalismo sempre più violento e sfruttatore, anche se vestito nei panni della “sinistra”. Gli operai, i proletari, non possono e non devono più delegare a terzi la difesa dei loro interessi sul piano sindacale e sul piano politico, l’ ”indipendenza di classe” è l’unico strumento che hanno per difendere le proprie esistenze.SLAI COBAS
16-11-2007
Comunicato stampa
Riesce lo sciopero generale del 9 novembre
Riesce in tutta Italia lo sciopero generale e generalizzato indetto dai sindacati di base con copromotori e partecipi centri sociali, realtà di lotta territoriali, comitati di lavoratori, reti di precari, associazioni di immigrati, ecc.
In centinaia di migliaia hanno manifestato e due milioni hanno scioperato contro il governo Prodi, contro il dilagare della precarietà prodotto dal pacchetto Treu e dalla legge 30, contro il taglio e la privatizzazione delle pensioni, contro i licenziamenti politici nelle fabbriche, contro l’asse governo – confindustria – Cgil, Cisl, Uil che -in nome della ripresa economica e del contenimento del debito pubblico- con la concertazione vuole costringere i lavoratori ad un’esistenza di bassi salari, pochi diritti e sempre più precarietà.
Il protocollo del 23 luglio (ora DDL n. 3178) su welfare, pensioni, precarietà ha chiarito, se ce n’era ancora bisogno, la politica del governo Prodi (che non solo non ha alcuna intenzione di modificare sensibilmente la legge 30, ma prosegue nella medesima strada del peggioramento delle condizioni dei lavoratori come il precedente governo Berlusconi), sia a bruciare le illusioni di quanti vorrebbero “modificarne da sinistra” la politica (mentre la compagine governativa continua ad orientarsi sempre più a destra su ogni tema della vita sociale nazionale e internazionale).
Oggi in piazza si è vista la possibilità di un’opposizione sociale di massa, sindacale e politica, che metta al centro della propria iniziativa la difesa conseguente degli interessi di tutti i proletari, senza delega ad alcuno, dando voce a chi oggi non ha alcuna reale rappresentanza: i lavoratori.
Questa opposizione sociale prenderà corpo e crescerà se alla giornata di sciopero di oggi, ripetiamo riuscita, seguiranno iniziative finalizzate ad unificare nello stesso fronte di lotta lavoratori iscritti ai sindacati di base e ai sindacati confederali, sindacalizzati e non sindacalizzati, “garantiti” e precari, italiani e immigrati.
Il passaggio ora urgente è la creazione di comitati di lotta aperti, che coinvolgano lavoratori iscritti a tutte le sigle sindacali e non iscritti, che agiscano in collegamento col territorio e le sue realtà, che presentino rivendicazioni e piattaforme comuni in tutti i posti di lavoro e nel sociale e che si colleghino stabilmente sul piano nazionale, contrapponendosi alle logiche e ai cedimenti della concertazione.
In questo modo si creeranno anche le condizioni per una manifestazione nazionale contro il governo Prodi, per contrastare efficacemente le sue politiche, intraprendere una lotta di massa sul salario, sul lavoro stabile, sui diritti nei posti di lavoro.
Milano: Presidio dei lavoratori Sea di Malpensa di fronte al Comune di Milano
Durante e dopo la manifestazione di Milano i lavoratori della Sea, in sciopero, hanno fatto un presidio di fronte al Comune di Milano, proprietario dell’azienda. L’annunciata riduzione dei voli e lo scorporo della Sea in più società mettono in pericolo circa 7000 posti di lavoro (più l’indotto). I lavoratori non richiedono ammortizzatori sociali (licenziamenti mascherati), ma – anche considerando gli utili della Sea e i dividendi per gli azionisti, nonché quanto ha guadagnato lo stesso Comune da Malpensa - che siano garantiti i posti di lavoro e che sia posto fine alla precarizzazione selvaggia (lavoro interinale e cooperative al posto di assunzioni) concordata tra la Sea, le società di handling e le compagnie di navigazione aerea. La portavoce del sindaco Moratti si è limitata a prendere atto di quanto detto dalla delegazione di lavoratori ricevuti.
La lotta dei lavoratori di Malpensa continua.
9-11-2007
Slai Cobas www.slaicobas.it
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel/fax 02/8392117, slaimilano@slaicobasmilano.org www.slaicobasmilano.org
Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d’Arco (Na), tel/fax 081/8037023, cobasslai@fastwebnet.it www.slai-cobas.org
9 novembre 2007
sciopero generale indetto dai sindacati di base
Comunicato stampa
Operazione “Antiterrorismo”: lo Slai Cobas non è indagato ad alcun titoloA proposito dell’inchiesta della magistratura di Potenza sullo “Slai Cobas per il sindacato di classe” e delle notizie riportate dai mass media dopo le perquisizioni effettuate in alcune città italiane il 16/10/2007, finalizzate a coinvolgere senza alcun fondamento lo Slai Cobas (senza nessun'altra dizione):
Premesso che lo “Slai Cobas per il sindacato di classe” non ha niente a che fare con lo Slai Cobas e che la sigla “Slai Cobas”, nonostante nostre ripetute diffide, viene utilizzata da alcuni degli indagati che da anni hanno interrotto qualsiasi rapporto politico e organizzativo con lo Slai Cobas
Premesso che questa diversità organizzativa è nota sia ai mezzi d’informazione (cui abbiamo chiesto la rettifica ai sensi della legge sulla stampa), sia agli inquirenti (che nonostante ciò nel decreto di perquisizione dell’11/10/2007 hanno chiesto che la stessa fosse effettuata anche nella nostra sede di Viale Liguria a Milano, come se fosse una sede dello “Slai Cobas per il sindacato di classe”, ma poi non eseguita)
Premesso che tra gli indagati non vi è nessuno dello Slai Cobas e solamente un nostro iscritto è stato oggetto di perquisizione, ma è estraneo alla vicenda in oggetto
Lo Slai Cobas ritiene che:
Il proprio coinvolgimento nella vicenda non sia semplicemente un caso di “mala-informazione”, ma un tentativo di criminalizzazione dello Slai Cobas per la sua opposizione alle politiche neo-liberiste del governo Prodi e alla concertazione. Criminalizzazione politica che si coniuga alla repressione padronale con i licenziamenti politici cui sono stati recentemente sottoposti nostri militanti operai negli stabilimenti Fiat di Termoli e Arese, dopo il licenziamento, cassato dalla stessa magistratura, di 8 operai a Pomigliano d’Arco nel 2006 per la loro opposizione al contratto integrativo dei metalmeccanici.
Il proprio coinvolgimento nella vicenda abbia anche il fine di ostacolare la nostra presenza nelle prossime elezioni RSU del pubblico impiego, diffondendo false notizie su un’inesistente infiltrazione “terroristica”.
L’uso dell’articolo 272 del C.P. (Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale), ereditato dal codice fascista Rocco, permette di perseguire tutti i comunisti addirittura sulla base di un semplice reato di opinione.
L’uso dell’articolo 270 bis del C.P. (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico) non è sorretto da alcun fatto a supporto di un’imputazione così grave.
Siano inaccettabili sia la campagna di “disinformazione” a mezzo stampa, sia una tale operazione poliziesca, dispiegata platealmente a livello nazionale. Che queste servano a perseguire quanti si oppongono alle politiche antiproletarie del governo Prodi, a criminalizzare il rifiuto della concertazione, a impedire che i proletari si autorganizzino contro le politiche subordinate agli interessi e alle compatibilità capitaliste, spacciate per “interessi nazionali”.
Lo Slai Cobas, tanto più di fronte a questa vicenda, ribadisce la necessità di una lotta aperta, pubblica, indipendente e di massa dei lavoratori contro le politiche neo-liberiste del centro destra e del centro sinistra, contro la concertazione e per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari, a partire dalla lotta contro la precarietà, per i salari, contro la privatizzazione e la riduzione delle pensioni, per la salvaguardia e l’estensione dei diritti a tutti i lavoratori.
Milano, 17/10/2007
L’Esecutivo Nazionale dello Slai Cobas
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D'Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117• AL DIRETTORE DE LA REPUBBLICA
• AL DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERARICHIESTA DI RETTIFICA IN BASE ALLA LEGGE SULLA STAMPA
Su La Repubblica e sul Corriere della Sera di oggi sono comparsi articoli su una operazione antiterrorismo della Procura della repubblica di Potenza con notizie destituite di fondamento riguardo allo Slai Cobas:
Contrariamente a quanto riportato nei vostri articoli, nessuno dei venti indagati è iscritto allo Slai Cobas;
Alcuni indagati usano da tempo la sigla “Slai Cobas per il sindacato di classe”, nonostante nostre ripetute diffide, ma non c’entrano nulla da molti anni con lo Slai Cobas;
Un nostro iscritto è stato oggetto di perquisizione ma non è fra gli indagati ed è estraneo alla vicenda in oggetto.
Chiediamo quindi rettifica delle notizie infondate riguardo lo Slai Cobas pubblicate sui vostri giornali di oggi.
Precisato quanto sopra, alcune prime considerazioni sull’”operazione antiterrorismo”.
L’uso dell’articolo 272 (Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale), tra l’altro già in parte dichiarato illegittimo dalla stessa Corte Costituzionale, ci vede del tutto contrari perché, in base ad esso, tutti i comunisti potrebbero essere perseguiti, addirittura sulla base di un semplice reato di opinione.
Per quanto riguarda l’art. 270-bis (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico) non è stato finora reso noto nessun fatto a supporto di questa grave imputazione.
Allo stato, quindi, pur non avendo fra gli indagati propri iscritti, lo Slai Cobas ritiene inaccettabile una tale operazione dispiegata platealmente a livello nazionale, che si inserisce nel contesto di una più generale criminalizzazione dell’opposizione alle misure liberiste del governo Prodi e alla concertazione.Milano, 17-10-2007
Esecutivo nazionale Slai Cobas
Comunicato stampa
Napoli, 27/9/2007
CONTRO I LICENZIAMENTI E LE INTIMIDAZIONI PER UN LAVORO STABILE, SALARIO E DIRITTI: ASSEMBLEA NAZIONALE DEI LAVORATORI FIAT E METALMECCANICI DELLO SLAI COBAS A TERMOLI
“Se il padronato, forte dell’asse Prodi-Montezemolo-CGIL-CISL-UIL, estende i licenziamenti politici dalla Fiat alle altre fabbriche per imporre pace sociale, bassi salari e smantellamento del ‘welfare’ (l’accordo di luglio è l’ultimo tassello del massacro dei diritti dei lavoratori e della condizione operaia), bisogna costruire una FORTE E REALE OPPOSIZIONE NON ADDOMESTICATA alle politiche economiche, sociali e di guerra di governo e padronato, e alla concertazione sindacale. Abbiamo già sconfitto la Fiat (che fa da ‘apripista’ in Italia alla ristrutturazione globale) in occasione del licenziamento di Stefano Musacchio a Termoli, ‘colpevole’ di aver sventolato in fabbrica la bandiera della pace, e facendo reintegrare al lavoro gli otto operai Fiat e TNT di Pomigliano licenziati lo scorso anno e ‘colpevoli’ di aver ‘guidato’ la protesta di 6.000 operai in assemblea che contestavano la firma di FIOM-FIM-UILM al contratto nazionale bidone dei metalmeccanici. Oggi è necessario estendere la mobilitazione per imporre il rientro al lavoro di Luigi Cravero - Fiat Powertrain di Termoli, Domenico Martelli - Ecocall di Vazzano, Stefano Federici - Sepin-datitalia di Napoli, Franco Zanon - Saceccav di Desio, e tanti altri, e contro gli attentati mafiosi e/o padronali subiti da Domenico Martelli (ecocall di Vazzano), Iose Dioli (Orto Mercato di Milano), Carmela Tassone e Vincenzo Lilliu (Alfa Romeo di Arese). Ciò è interesse concreto non solo dei lavoratori e del sindacalismo di base, ma di ogni organismo di resistenza sociale e politica per dare forza e voce ai bisogni specifici e generali dei lavoratori e dei settori che ai lavoratori fanno riferimento”.
All’assemblea nazionale contro i licenziamenti, che si terrà sabato 29 settembre, ore 10.00, presso la sala del consiglio comunale di Termoli, interverranno delegazioni di lavoratori Fiat e metalmeccanici delle maggiori fabbriche italiane. Numerose sono inoltre le adesioni che stanno pervenendo tra cui:
Mauro Natalini consigliere regionale PRC (Molise), RAP Rete per l’Autorganizzazione Popolare (Campobasso), PCL (Molise), Italo Di Sabato responsabile nazionale Osservatorio Repressione PRC, Roberto Pano Responsabile Lavoro e Sviluppo PdCI (Molise), Marco Cataldo consigliere comunale PRC (Termoli), giornale mensile “Il Ponte” (Larino), Unità Comunista, Red Link, RdB/CUB (Campania), Centro Sociale Vittoria (Milano), Pagine Marxiste, Gruppo Comunista Rivoluzionario, Corrispondenze Metropolitane, Centro di Iniziativa Popolare G. Tagarelli Sesto San Giovanni (Mi), Collegamenti Internazionalisti, CARC (Campania), S.L.L. per il Sindacato di Classe.SLAI COBAS
Coordinamento Nazionale - Coordinamento provinciale di Campobasso
FIAT DI TERMOLI:
SE NON TI PIEGHI… TI LICENZIOLicenziamenti, flessibilità, precarietà, contratti-bidone, accordi di ‘luglio,’ delocalizzazioni: smantellano i diritti sindacali e materiali dei lavoratori con la concertazione e l’appoggio dei governi di centrodestra e centrosinistra.
Sabato 29 settembre, ore 10.00 - sala consiliare del comune di Termoli
ASSEMBLEA NAZIONALE
LAVORATORI FIAT E METALMECCANICI
CONTRO I LICENZIAMENTI E INTIMIDAZIONI PER
UN LAVORO STABILE, SALARIO E DIRITTI
Luigi Cravero dello Slai Cobas licenziato dalla Fiat Powertrain di Termoli per l’opposizione all’intensificazione dei ritmi di lavoro;
Domenico Martelli dello Slai Cobas, licenziato dalla Ecocall di Vazzano (Vibo Valenzia) per le ferite invalidanti da arma da fuoco riportate sventando un attentato mafioso durante il turno di notte, a pochi mesi dalla reintegra al lavoro disposta dal tribunale è stato ri-licenziato per …’ inidoneità al lavoro’;
Stefano Federici dello Slai Cobas licenziato dalla Gepin-Datitalia di Napoli per l’opposizione allo smantellamento impiantistico
Franco Zanon della Fiom licenziato dalla Saceccav di Desio per l’opposizione allo smantellamento impiantistico;
Iose Dioli animatore dello sciopero dell’Orto Mercato di Milano che ha subito (da parte della mafia che gestisce il mercato comunale) a scopo intimidatorio, pochi mesi, fa un tentativo incendiario dell’abitazione dove vive coi familiari;
Carmela Tassone e Vincenzo Lilliu, delegati Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese, pestati in fabbrica da un “guardiano paramilitare”.
Forte dell’asse Prodi-Montezemolo-CGIL-CISL-UIL il padronato estende licenziamenti e intimidazioni dalla Fiat alle altre fabbriche per imporre pace sociale, precarietà e bassi salari. All’accordo sul welfare, i contratti dei chimici e del pubblico impiego, segue la trattativa dei metalmeccanici su orari, paghe di posto e meritocrazia. Alle delocalizzazioni produttive in Polonia (Fiat 600 e nuova 500, motori diesel) segue l’intesa Fiat- Chery per la produzione Alfa Romeo in Cina (e lo smantellamento di Arese e Pomigliano) e la produzione e commercializzazione di 100.000 motori all’anno (c.c.1.600 e 1.800 ) in Europa.
Come lavoratori slai cobas, con l’appoggio di molti lavoratori, e organismi sociali e politici, abbiamo già contrastato con successo la Fiat - apripista in Italia della ristrutturazione globale - sui precedenti licenziamenti di Termoli e Pomigliano. La lotta per il rientro al lavoro di tutti i licenziati politici è ‘interesse concreto’ di ogni organismo di resistenza sociale e politica per la ‘reale’ opposizione alle politiche economiche e di guerra dei governi e padronato.LAVORO STABILE - SALARIO - DIRITTI
NO AI LICENZIAMENTISLAI COBAS
Coordinamento nazionale e Prov. Campobasso - Termoli
SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO, CONTRO L’ACCORDO
SU PRECARIETA’, WELFARE E PENSIONI DEL 23-7-2007Lo Slai Cobas partecipa e invita a partecipare allo sciopero generale contro la politica del governo e contro l’accordo del 23 luglio 2007 (proclamato per il 9 novembre 2007), perchè ritiene indispensabile ci sia una mobilitazione quanto più ampia e condivisa di tutti i lavoratori indipenden-temente dalla loro affiliazione a questa o quella sigla sindacale.
Uno sciopero che è urgente, non rimandabile e che va organizzato e fatto al più presto, se possibile prima del referendum truffa sull’accordo di luglio. Uno sciopero che deve effetti-vamente essere costruito dal basso, a partire dai posti di lavoro, dagli organismi di resistenza sociale presenti sul territorio, da tutti i lavoratori. Uno sciopero cui si giunga per mezzo di un crescere di iniziative e di mobilitazioni nei posti di lavoro e sul territorio. Un percorso che dovrebbe concluder-si con una giornata di sciopero contraddistinta da una grande manifestazione nazionale a Roma, sotto i palazzi del governo Prodi che –in continuità con quello precedente di Berlusconi- continua ad attaccare e precarizzare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i proletari.
Solo in questo modo riusciremo a sfuggire dallo sciopero rituale, che si ripropone ogni au-tunno come “per timbrare il cartellino”, e invece arrivare ad una giornata di lotta che getti realmente le basi di un’opposizione sociale anticapitalista.
Non abbiamo la necessità di far vedere che ci siamo, che esiste anche il sindacalismo extra-confederale. I lavoratori hanno l’esigenza che sia effettivamente aperto un processo di resistenza di massa all’attacco condotto congiuntamente da governo, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil. Un pro-cesso che dopo la giornata di sciopero lasci dietro di se’, quale condizione per andare avanti, una rete di comitati aperti a tutti i lavoratori e al territorio, diffusi su tutto il territorio nazionale, per la difesa del salario, contro la precarietà, in difesa delle pensioni, per i diritti a tutti i lavoratori.
Occorre da subito l’avvio di un percorso di mobilitazione nei posti di lavoro e sul territorio, che si opponga alle politiche economiche e di guerra del governo e del padronato. Diversamente i lavoratori saranno lasciati alla trappola del referendum sindacale sull’accordo di luglio. Un referen-dum antidemocratico, dall’esito scontato a favore dell’accordo, che sarà condotto come al solito senza che i lavoratori e le sigle sindacali contrari all’accordo possano in alcun modo controllare le votazioni e lo spoglio delle schede.
Non aspettiamo oltre, cominciamo a preparare la giornata di lotta, lo sciopero generale. ini-ziamo veramente a riscaldare quest’autunno, mettendo in campo unitariamente le nostre forze per incrinare il controllo sociale della concertazione e fare in modo che lo slogan “lavoro stabile – sala-rio – diritti” cominci a divenire una realtà concreta.13/9/2007
Slai Cobas www.slaicobas.it
DIRITTI AI LAVORATORI PRECARI
= DIRITTI A TUTTI QUANTI !
sabato 15 settembre, ore 9.30, ROMA
Sala Pettinelli, 2° sottopassaggio binario 20/21 di Roma Termini
lo Slai Cobas presenta le proprie proposte sul
precariato: diritti, rappresentanza, lavoro stabile
e ne discute con forze politiche e sindacali, in vista
del rinnovo a novembre delle RSU nel pubblico impiego.
Tutti i precari devono essere elettori ed eleggibili al rinnovo delle RSU
Costituiamo comitati per la rappresentanza sindacale e la stabilizzazione dei precari
Organizziamo in "proprio" le elezioni dei delegati dei precari
Stabilizzazione dei precari con diritti e salari uguali a quelli dei lavoratori "normali"
Pagamento dei contributi non versati per tutti gli anni di precariato
La precarietà disumanizza: abrogazione del Pacchetto Treu e della Legge 30
INTERVERRANNO
Mara Malavenda (Slai Napoli), Aldo Milani (Slai Regione Lombardia), Orazio Calì (Slai precari siciliani), Orazio Licandro (segreteria naz. Partito dei Comunisti Italiani), Fabrizio Tomaselli (segretario naz. Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale), Marco Barone (comitato naz. Partito Comunista dei Lavoratori), Luigi Cravero (Slai Termoli, licenziato Fiat)
LAVORO STABILE - SALARIO - DIRITTI
Sabato 29 settembre, Termoli, Sala Consiliare,
assemblea nazionale contro la precarietà e i licenziamentiSlai Cobas www.slaicobas.it
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel/fax 02/8392117, slaimilano@slaicobasmilano.org www.slaicobasmilano.org
Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d’Arco (Na), tel/fax 081/8037023, cobasslai@fastwebnet.it www.slai-cobas.org
ELEZIONI RSU NEL PUBBLICO IMPIEGO
19-22 novembre 2007
La riunione per discutere le iniziative e le mobilitazioni di autunno contro il protocollo welfare-precariato e l'accordo sulle pensioni, è confermata per mercoledi 12 settembre a Roma, ore 15.00 alla sala Decori (via Cavour 50/a) nei pressi della stazione Termini.
All'appello lanciato a fine giugno da: Action!, Confederazione Cobas, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, Giorgio Cremaschi (Rete28 Aprile), Luigia Pasi (Sdl), Emidia Papi (RdB), Vincenzo Siniscalchi (Sdl) hanno aderito fino ad oggi le seguenti associazioni, organizzazioni, reti, sindacati:
Coordinamento per l'unità dei comunisti
Esecutivo nazionale Slai Cobas (ved. lettera di adesione "A NO all'accordo")
Controcorrente Sinistra Prc
Materiali Resistenti
circolo PRC Mondovì
circolo PRC di Bussoleno
Gruppo Sinistra Critica Imola
Circolo aziendale PRC ferrovieri Spartaco Lavagnini di Firenze
Redazione di Teoria & Prassi
Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori
Partito di Alternativa Comunista
Rete Nazionale di Semprecontrolaguerra
Associazione Pianeta Futuro
RdB/CUB Coord. Nazionale Ministero Economia e Finanze
Associazione Marxista Unità Comunista
Unione Sindacale Italiana
Rete nazionale "Disarmiamoli"
CSOA ExKarcere Palermo
Laboratorio di Resistenza alla guerra (Roma)
Comitato Nomortilavoro
CSA Vittoria (Milano)
In risposta alla “lettera aperta” della Confederazione Cobas
A No all’accordo
Milano, 3/8/2007
Lo SLAI Cobas aderisce all’iniziativa per il 12 settembre 2007 lanciata con l’appello: "PER UNA MOBILITAZIONE SOCIALE CONTRO L'ACCORDO SUL WELFARE".
Noi riteniamo necessario che si arrivi allo sviluppo di un fronte più ampio e unitario possibile, a prescindere dalle sigle sindacali e politiche di appartenenza dei partecipanti, che getti le basi di un’opposizione sociale anticoncertativa e anticonsociativa alla politica “neoliberista” del governo Prodi, a partire dai nodi centrali del salario, del lavoro stabile per tutti e dei diritti nei posti di lavoro esigibili direttamente dai lavoratori stessi.
La “marcia in più” che proprio occorre per cominciare a divenire un’opposizione sociale credibile, pensiamo che richieda anche un confronto collettivo, aperto e a 360° sugli obiettivi e sulle modalità di mobilitazione, rompendo tutti gli steccati di autoprotezione del proprio “orticello” che troppo spesso hanno segnato i movimenti e le realtà di opposizione negli ultimi anni. Occorre compiere uno sforzo verso mobilitazioni e iniziative comuni, che durino nel tempo, che siano condotte unitariamente nei posti di lavoro e sul territorio.
Dobbiamo, insomma, fare quello sforzo unitario che non siamo riusciti a realizzare nel corso della campagna contro lo scippo del TFR.
Non pensiamo che si possa attendere ancora per intraprendere una strada che favorisca la costruzione di un’opposizione sociale e di massa, aperta e unitaria, chiaramente anticoncertativa e contro la guerra, che denunci e contrasti la politica del governo Prodi senza sottomissioni o tatticismi di alcun genere, finalizzati a sostenere irrealistiche ipotesi di “modifica” delle scelte “neoliberiste” dello schieramento di centro sinistra. Centro sinistra che con l’accordo del 20/7 e col DPEF, dopo i “regali” già elargiti con la Finanziaria, “sta pagando” l’appoggio elettorale avuto da Confindustria.
Attendere ancora vorrebbe dire o permanere nelle secche di un’opposizione rituale e minoritaria, che si autocompiace del proprio essere “contro”, oppure servire da puntello alle manovre per ridefinire gli equilibri all’interno del centro sinistra. Dobbiamo invece cercare di praticare tutte quelle iniziative che possano favorire lo svilupparsi un’opposizione sociale di massa anticoncertativa e indipendente, contrapposta a entrambi gli schieramenti di centro destra e centro sinistra, che pur con modalità differenti difendono gli interessi del capitalismo italiano.
Oltre ai punti posti alla discussione con l’appello ci sembra necessario aggiungere:
- il problema della rappresentatività nei posti di lavoro, non solo con il permanere del 33% garantito ai sindacati scelti dal padronato nelle RSU, ma con le limitazioni sempre più pesanti per le stesse RSU – specialmente per i delegati avversi alla concertazione – e l’assenza di diritti sindacali certi ed esigibili direttamente dai lavoratori (assemblea, ecc). In particolare la questione è urgente per i precari che, fermo restando l’obiettivo primario dell’eliminazione del lavoro precario nelle sue varie forme, sono privati di qualsiasi diritto, al punto di non poter essere addirittura ne’ elettori, ne’ eleggibili, nelle RSU.
- il lancio di obiettivi per ottenere la stabilizzazione dei lavoratori pecari nel pubblico e nel privato con condizioni e diritti pari a quelle dei lavoratori a tempo indeterminato, quale rivendicazione per la difesa di tutti i lavoratori. Il permanere di condizioni differenziate normativamente e del precariato è infatti uno strumento per l’abbassamento dei salari, per il peggioramento delle condizioni lavorative e per la limitazione dei diritti di tutti i lavoratori.
- l’opposizione alla repressione padronale, sempre più pesante nelle fabbriche e in particolare contro gli operai, il cui ultimo atto è stato il recente licenziamento del nostro delegato alla Fiat di Termoli Luigi Cravero. Opposizione alla repressione contro cui non basta la solidarietà, ma che va ribaltata in un’iniziativa a partire da tutti i posti di lavoro, rilanciando la lotta e la mobilitazione contro i contratti concertativi e precarizzanti siglati da confederali e autonomi e le condizioni di lavoro sempre più pesanti. Iniziativa che vogliamo portare avanti a partire dal settore dei metalmeccanici e intendiamo far ripartire subito dopo le ferie con un’assemblea aperta che si terrà sabato 29 settembre nell’aula consiliare di Termoli. Assemblea che, partendo dalla mobilitazione per riportare Luigi in fabbrica, rilanci una mobilitazione anticoncertativa a livello nazionale, a partire dai posti di lavoro.
l’Esecutivo Nazionale dello Slai Cobas
SE NON TI PIEGHI ... TI LICENZIANO
Sulla miseria dell’ambiente del sindacalismo di “base”
A proposito dell’espulsione di Domenico Mignano dallo Slai Cobas
e di un’interessata campagna della Confederazione Cobas, della Cub, ecc.1) il 7 luglio 2007 l’assemblea congressuale dello Slai Cobas della Fiat di Pomigliano d’Arco e del-le collegate aziende terziarizzate operanti all’interno del perimetro dello stabilimento, ha espulso Domenico Mignano. Questo dopo un sofferto percorso di discussione, poiché con Domenico Mignano sono stati tanti gli anni di lavoro e lotta comuni, sia a livello locale, sia a livello nazionale.
I rapporti fiduciari tra Domenico e lo Slai Cobas si erano ormai interrotti e la continuazione del rapporto era impossibile, si erano divaricate le reciproche strade. Infatti, Domenico non ha semplicemente scelto di costituire un gruppo politico (cosa su cui, presa in se, non ci sarebbe nulla da dire), ma si è mosso aprendo una “concorrenza” operativa con il Cobas dell’Alfa di Pomigliano, ponendo così le premesse di un indebolimento sia della resistenza operaia all’attacco della Fiat, sia dell’intervento del Cobas che da anni si scontra quotidianamente con la direzione aziendale. Questo è stato giustamente condannato e respinto dai suoi stessi compagni del Cobas di fabbrica, perchè è un modo di operare che finisce col favorire la Fiat in questa difficile fase di continua opposizione al tentativo di “melfizzazione” dello stabilimento. Divisione e concorrenza tra chi si oppone, sono in netta contrapposizione con la necessità di unificare il fronte di lotta e di resistenza operai.
Il Coordinamento Nazionale dello Slai Cobas, riunito a Roma il 14/7/2007, ha poi approvato l’operato del provinciale di Napoli. L’espulsione di Domenico Mignano sarà pertanto riesaminata nei termini statutari dello Slai Cobas, se realmente verrà presentato un ricorso contro di essa.
2) su questo avvenimento, per noi indubbiamente spiacevole, ognuno ha diritto di pensare quello che vuole quanto al suo merito. Ma in giro non abbiamo sentito valutazioni politiche, ma solo falsità e campagne interessate unicamente e parassitariamente all’incremento numerico del proprio micro orticello sindacale.
3) la prima bordata di falsità in malafede è stata lanciata dalla Confederazione Cobas, assieme a Officina 99, Rete Campana Salute e Ambiente, col comunicato “Domenico Mignano deve rimanere delegato rsu perche’ eletto dai lavoratori”, reperibile sul sito della Confederazione Cobas. In tale comunicato, testualmente, si scrive che lo Slai Cobas avrebbe inviato una “..arbitraria sollecita comunicazione ufficiale alla Direzione Fiat intesa a sottrargli la carica di RSU-RLS elettiva (un’infamia degna dei sindacati filopadronali)”. E’ FALSO!
4) la seconda bordata di falsità in malafede è stata nuovamente lanciata dalla Confederazione Cobas, col comunicato del 16/7/2007 del Cobas Ergom di Termini Imerese, in cui testualmente si scrive che la Fiat avrebbe sospeso da RSU/ RLS Domenico Mignano: “..con l’avvallo scriteriato del gruppo dirigente slai di Pomigliano”. E’ FALSO!
5) la terza bordata di falsità è stata lanciata dalla Confederazione Cobas di Pisa, che in un comunicato del 16/72007, testualmente scrive: “..la rottura politica con i compagni dello slai non giustifica la lettera inviata alla direzione dove si disconosce un delegato sindacale mettendolo alla mercè della Direzione e del Padrone che subito, in meno di 24 ore gli hanno comunicato per iscritto la decadenza dalle sue prerogative.” E’ FALSO!
6) la quarta bordata di falsità in malafede è stata lanciata dalla FLMUniti Cub di Napoli, che in un comunicato del 18/7//2007, riprendendo parte del volantino del Cobas Ergom, ripete testualmente che la Fiat avrebbe sospeso da RSU/ RLS Domenico Mignano: “..con l’avvallo scriteriato del gruppo dirigente slai di Pomigliano”. E’ FALSO!
7) Lo Slai Cobas non ha mai chiesto (ne avallato) alcunché alla Fiat. Tantomeno si è rivolto (oggi o in passato, né lo farà in futuro) alla direzione padronale per far rimuovere chicchessia dalla cariche elettive di RSU o RLS. Lo Slai Cobas, nella sua comunicazione alla direzione Fiat del 10/7/2007, ha solamente comunicato che Domenico Mignano “..non rappresenta la scrivente O.S. a nessun titolo”. Una comunicazione dovuta allorché un compagno non fa più parte dell’organizzazione, tanto più dopo che Domenico Mignano, contro il parere e il modo di operare dello Slai, ha siglato individualmente come RSU e assieme alle confederazioni sindacali un comunicato dove si elogiava una presunta diversa operatività della direzione aziendale sulla risoluzione dei problemi legati alla nocività in fabbrica.
8) Secondo lo Slai Cobas, che non ha chiesto nulla alla Fiat, Domenico Mignano dovrebbe dimettersi lui da RLS/RSU, perchè quando è stato votato dai lavoratori, questi lo hanno fatto dandogli fiducia per la sua partecipazione al progetto collettivo dello Slai Cobas. Sarà affar suo decidere cosa fare a proposito, ma per noi le elezioni dei rappresentanti dei lavoratori non sono un fatto individuale e privato.
9) Gli estensori in malafede dei comunicati sopra citati sapevano benissimo che lo Slai Cobas non aveva chiesto niente alla Fiat (e se erano nel dubbio potevano sincerarsene ... chiedendo). Hanno preferito andare avanti a testa bassa per motivi di “bassa cucina”, ritenendo che ci fosse la possibilità di costituire e/o allargare proprie rappresentanze allo stabilimento Fiat di Pomigliano, se si fosse cavalcata la vicenda.
10) La cosa non ci meraviglia, nell’ambiente del sindacalismo di “base” è una prassi costante cercare di fregare iscritti ai “cugini”, piuttosto che impegnarsi alla costruzione di un fronte di lotta che, a prescindere dalle tessere sindacali in tasca, unisca tutti i lavoratori in un’opposizione all’attacco concertativo cui sono sottoposti.
E’ la logica di innaffiare il proprio micro orticello e di concepire l’intervento sindacale come uno strumento per ottenere qualche posto ben retribuito per i propri dirigenti al CNEL o di consentire loro di potersi sedere ai tavoli delle trattative, a prescindere dall’avere rapporti di massa tra i lavoratori.
11) Tutti costoro che si sono avventati ringhiando nella faccenda per azzannare l’osso, dov’erano quando la Fiat licenziò otto operai dell’Alfasud, tra cui lo stesso Domenico Mignano, (“rei” di avere “capeggiato” la contestazione ai sindacati confederali e la solenne bocciatura nelle assemblee del 14 febbraio 2006 del contratto-bidone dei metalmeccanici)?
Dov’erano quando questo licenziamento politico venne fatto sulla base di una montatura congiunta dei confederali e del padronato, compresa la tanto decantata e corteggiata Fiom, di Rinaldini, in prima fila nell’imbastire l’operazione?
Dove sono tutti costoro, anche oggi, che hanno tempo per questi comunicati, ma non ne hanno per solidarizzare e scendere in campo con la resistenza operaia a Pomigliano contro il tentativo di “melfizzazione” dello stabilimento, ad Arese contro il tentativo di sbarazzarsi definitivamente dei cassaintegrati e degli operai per far posto a Milano 2015?
12) La domanda non è retorica, perchè gli operai non si difendono a giorni alterni, quando conviene alle logiche di micro crescita organizzativa. D’altra parte la Cub ha già cercato, senza successo, di fagocitarsi lo Slai Cobas; mentre la Confederazione Cobas girava a “braccetto” con i dirigenti della Fiom ai fori sociali e a varie iniziative, ovviamente ... per allargare la partecipazione di massa. Dirigenti che invitava ai propri convegni sulla democrazia nei posti di lavoro, applaudendone gli interventi e i messaggi, mentre al di là delle parole di circostanza che la Fiom può spendere in nome della “democrazia” soprattutto per settori non-metalmeccanici, continua ad usare e difendere il 33% garantito ai sindacati firmatari di contratto nelle elezioni RSU e cerca in ogni modo di negare l’agibilità sindacale e politica nelle fabbriche agli operai che si oppongono alla sua politica concertativa e ai sui comtratti-bidone.
13) quella che maggiormente è caduta in basso, ci sembra, è la Confederazione Cobas. Non solo ultimamente c’era stata una certa sintonia su una serie di prese di posizioni, ma era in corso da tempo un rapporto di collaborazione con il settore degli Enti Locali, basata su un comune sentire le questioni. Da tempo pubblichiamo assieme il bollettino “Controinforma” e era in discussione un’azione comune nazionale nel settore degli Enti Locali per il prossimo rinnovo delle RSU nell’autunno 2007.
Come dobbiamo valutare quest’improvvida uscita della Confederazione Cobas? Un mezzo per bloccare il confronto nel settore degli enti locali? Un espediente per impedire che il confronto uscisse dai confini di questo settore e ponesse più in generale il problema di un lavoro per l’unificazione dei lavoratori superando il settarismo delle micro sigle sindacali? Un mezzo per crearsi una presenza a Pomigliano dal nulla?
14) Noi continuiamo a pensare che il nostro nemico siano la borghesia e il suo governo. Non pensiamo che la costruzione di un sindacato di classe e di massa possa imperniarsi sul portare via passettino dopo passettino iscritti alla Confederazione Cobas, alla Cub o agli altri “cugini” del sindacalismo di “base”.
Ugualmente non pensiamo che si possa costituire un sindacato di classe e di massa con i mezzi mutuati dalla politica-spettacolo, che risolve tutto nell’obiettivo di essere menzionati sui media, che si serve dei problemi altrui per cercare di costituire le proprie micro rappresentanze.
Pensiamo che la strada, obbligatoriamente, passi attraverso il duro lavoro quotidiano di opposizione nei posti di lavoro, di autorganizzazione degli operai e dei lavoratori, di tentare di ribattere punto su punto, iniziativa su iniziativa, l’offensiva padronale e governativa, gestita con la concertazione dei sindacati confederali.
Pensiamo che questo sia necessario in ogni posto di lavoro, ma tanto più nelle fabbriche e, in particolar modo in quelle del gruppo Fiat, ove occorre un lavoro continuativo, di anni, per conquistarsi legittimità e seguito tra gli operai. Lavoro che non può essere saltato a pie’ pari, magari col trucco di fare una causa per ottenere un rappresentante RSU fuoriuscito da un’altra sigla.
15) Un lavoro in controtendenza, che si paga di persona, che deve quotidianamente scontrarsi con la reazione padronale e, a volte, anche misurarsi con contromisure illegali. Chi ci ha tacciato di essere filopadronali si ricordi che i nostri militanti operai nelle fabbriche Fiat non solo sono sottoposti in continuazione alle persecuzioni padronali, ma che nel corso di questi anni molti sono stati colpiti da licenziamenti per rappresaglia politica ormai più di una decina di volte alla Fiat tra Arese e Pomigliano. Fabbriche dove gli operai che lottano con lo Slai Cobas sono colpiti da denuncie e multe, sono caricati dalla polizia, sono oggetto del tentativo di sbarazzarsene definitivamente per spegnere questa esperienza di resistenza operaia alla ristrutturazione.
16) Tutta questa vicenda, l’accanimento su di essa col corollario di interessamento da parte della stampa puzza forte, ha l’odore della miseria di un ambiente asfittico, che non ha la capacità di andare oltre il piccolo cabotaggio nei meandri della concertazione riverniciata a sinistra e che prediliga azzannarsi per ... un pugno di iscritti.
Un’alternativa alla concertazione confederale, alla politica consociativa del governo Prodi e a questo sistema sociale basato sullo sfruttamento e propagatore di guerre, non si costruisce certo in questo modo.
Per noi occorre fare dei passi in tutt’altra direzione, avendo l’obiettivo di costituire un fronte di lotta e di massa degli operai e di tutti i lavoratori, a prescindere dalle tessere sindacali che possono avere in tasca, che ponga concretamente la ricostruzione di un sindacato di classe, obiettivo da cui sono ancora ben distanti tutti i sindacati di “base” messi insieme.
Nel nostro piccolo, con le nostre forze e quelle di chi vuole effettivamente condurre il tentativo dell’autorganizzazione dei lavoratori, vogliamo aprire questo percorso. Questo perchè alla difesa delle mostre condizioni di vita e di lavoro non serve un quarto sindacatino che replichi in piccolo Cgil-Cisl-Uil. E’ necessario, invece, prendere la strada della costituzione di Cobas in ogni posto di lavoro che, contro e fuori la logica della concertazione e della consociazione nel sottobosco delle cariche e dei tavoli istituzionali elargiti dal governo Prodi per bloccare l’opposizione sociale, si pongano come catalizzatori di un percorso di costruzione di un fronte autonomo e indipendente di tutti i lavoratori.
Abbiamo già in mente dei primi appuntamenti per iniziare a percorrere questa strada:
Diritti ai lavoratori migranti = diritti a tutti quanti! Assemblea pubblica, domenica 9 settembre al capannone occupato dell’Alfa di Arese, dei lavoratori migranti, cinesi e italiani per rilanciare l’unità dei lavoratori al di là della nazionalità. Un’assemblea che parte dall’esperienza di lotta che, dopo un mese di mobilitazioni, ha portato alla vittoria i cento dipendenti della Coop Caris, quasi tutti migranti e in maggioranza cinesi, ottenendo 250 euro di aumento e diritti.
Campagna nazionale per le RSU nel pubblico impiego, all’insegna del rifiuto della concertazione e per l’eliminazione del precariato, dando anche copertura legale a tutti quei gruppi di lavoratori che, pur non inquadrati in qualche sigla sindacale, vogliono presentarsi alle elezioni RSU. Una campagna che faccia propria la rivendicazione del diritto a votare ed essere eletti anche per tutti i precari che lavorano nel PI, organizzando noi stessi le elezioni dei rappresentanti dei precari se, come è presumibile, l’Aran e il governo non daranno questa possibilità.
Conferenza programmatica nazionale dei precari degli enti locali, per una stabilizzazione effettiva, per il diritto alla rappresentanza sindacale, per la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, Roma 15 settembre. Dall’esperienza della lotta di massa dei precari siciliani una proposta per un collegamento nazionale, con l’obiettivo dell’eliminazione reale del precariato, della stabilizzazione dei lavoratori con salari e diritti pari a quelli dei lavoratori a tempo indeterminato, per intervenire ed essere protagonisti attivi nel rinnovo delle RSU nel pubblico impiego.
Riunione nazionale dei metalmeccanici dello Slai Cobas, Pomigliano, primi di settembre. Un incontro non solo per strutturare l’attività dello Slai nel settore, ma soprattutto per lanciare una proposta di intervento aperta sul contratto e sulle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche metalmeccaniche, sempre più precarizzate anche grazie agli accordi siglati dalla Fiom.
Per la difesa dei lavoratori, serve un 4° sindacatino che replichi in piccolo Cgil-Cisl-Uil, o Cobas in ogni posto di lavoro? Per un fronte di lotta unitario e aperto su salario, pensioni, diritti e contro la precarietà. Assemblea nazionale pubblica, Roma 13 Ottobre. Un’assemblea aperta a tutti coloro che vogliono effettivamente costruire l’autorganizzazione di classe e non ritengono che questa sia il sinonimo della propria sigla sindacale.
Assemblea nazionale dello Slai Cobas, per preparare il 6° Congresso Nazionale, Roma 14 ottobre.
A questi appuntamenti sono invitati tutti quei lavoratori, quegli organismi di lotta, quelle realtà politiche e sociali che ritengono sia venuto il momento di farla finita sia con le logiche di orticello, sia con le false opposizioni che si fanno coinvolgere nella concertazione e nella consociazione in nome del “realismo” e di qualche poltroncina nel sottobosco istituzionale.
L’esecutivo Nazionale
dello Slai Cobas
23/7/2007
METALMECCANICI:
CONTRATTO A… ‘CAVALLO DI RITORNO’
I ricchi sono sempre più ricchi ed i lavoratori sono sempre più poveri e precari: con questo contratto FIOM-FIM-UILM-FISMIC confermano la sciagurata logica già sottoscritta nell’accordo di luglio 93: oggi costo del lavoro e potere d’acquisto dei salari in Italia sono tra più bassi d’Europa, l’inflazione reale - per l’<effetto-euro> - schizza alle stelle, le leggi-finanziarie (sia dei governi di centrodestra che di quelli di cosiddetto centrosinistra) falcidiano irrimediabilmente i già miseri salari dei lavoratori ormai precipitati in fascia di povertà certificata dagli stessi indici CEE.
Basta dare una scorsa ai bilanci delle società dei vari settori: FIAT, CAPITALIA, MEDIOBANCA, RCS, BNL, TELECOM, PIRELLI, UNICREDITO ITALIANO, SAN PAOLO, AUTOGRILL, ENI, ecc.) per rendersi conto che in questi anni i profitti aziendali hanno avuto incrementi astronomici. Riproporre oggi risibili aumenti significa decidere di tenere definitivamente “a stecchetto” i lavoratori (che col salario non arrivano nemmeno alla 2° settimana del mese) per imporre il comando della concertazione in fabbrica!
FIOM-FIM-UILM-FISMIC-FEDERMECCANICA SCELGONO DI TENERE A STECCHETTO I LAVORATORI PERCHE’ E’ CON SALARIO, PRECARIETA’ E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO CHE ESERCITANO IL LORO POTERE
I non casuali e dilaganti livelli di povertà, disoccupazione e precarietà in cui stanno ingabbiando i lavoratori consentono al padronato (e ai suoi sindacati) di sfruttare la non casuale <fame di soldi e lavoro> per ricontrattare al ribasso le modalità della prestazione e dell’orario. Contratti a “cavallo di ritorno”: tolgono 100 e concedono 10 scambiando la restituzione di qualche ‘briciola di refurtiva’ (67 euro netti e scaglionati al 3° livello, ad esempio), con lo sfondamento delle 40 ore settimanali e turnazioni aggiuntive oltre i 15 turni di lavoro: 3 turni e notturno, sabato e domenica lavorativa per qualche euro di aumento sulle maggiorazioni; lavoratori ‘polivalenti e polifunzionali’ (con modifica in pejus dell’inquadramento), ‘reperibili’ e telefonabili a casa e comandabili in ogni momento al lavoro ‘forzato’ fuori turno e festivo, con ‘paghe di posto’ concesse clientelarmente da azienda e delegati sindacali in base al merito. Ampliano la precarietà consentendo al padronato il 15% di contratti a termine sulla forza occupata a tempo indeterminato (percentuale allargabile con la contrattazione aziendale) nonché, in aggiunta, contratti di inserimento e apprendistato. La richiesta di assemblee retribuite ‘non sindacali’ ma convocate dalle aziende in tema di sicurezza e salute fotografa la logica neocorporativa di questo contratto. Far finta, poi, che “il rapporto di lavoro normale dell’industria metalmeccanica è il contratto di lavoro a tempo indeterminato’ la dice tutta sulla devastazione dei diritti dei lavoratori (dal pacchetto Treu alla legge Biagi) fatta in questi anni da confederali, padronato, e i vari governi dell’alternanza bipolare (da Prodi a Berlusconi), compresa la cosiddetta sinistra ‘radicale’.
Referendum-farsa: in contrasto con la millantata approvazione dell’88 dei lavoratori della piattaforma contrattuale cresce la rabbia operaia nelle fabbriche italiane contro il conflitto d’interessi dei sindacati confederali che autoreferenziano il voto dei lavoratori senza alcuna regola esigibile: o i lavoratori soffrono di schizofrenia (criticano e bocciano le piattaforme in assemblea per approvarle in giorno dopo nei referendum) o i sindacati confederali, nel chiuso delle salette sindacali sostituiscono le schede dei no con altrettanti si: sappiamo quanto sia vera la 2° ipotesi. Come aspettarsi altro da chi si piglia il 33% dei seggi RSU indipendentemente dal voto dei lavoratori, e gode di privilegi e monopolio sindacale concessi direttamente dal padronato (la ‘controparte’) con la stipulazione dei contratti-bidone? Non si chiamava questo, una volta, sindacalismo giallo?!
Non basta la rabbia, non basta aver ragione: bisogna svoltare e organizzarsi con lo Slai CobasSLAI COBAS - COORDINAMENTO NAZIONALE
5-6-2007
Benevento: vile attentato all’ingresso dell’abitazione di Gabriele Corona!
La notte scorsa, verso le 24,00, è stato fatto esplodere un ordigno davanti alla porta di accesso alle scale dell’abitazione di Gabriele Corona.
Una metà della porta è stata scardinata e sono saltati alcuni vetri.
Siamo di fronte ad un fatto grave.
Una bomba è un fatto grave.
Si tratta di un’azione fatta per colpire, per fare notizia, per impaurire, per atterrire.
Non è un atto teppistico di qualche sconsiderato, ma un’azione precisa verso l’abitazione di Gabriele Corona.
Sono in corso le indagini.
A noi appare evidente che l’azione si riferisce, alle attività portate avanti contro l’abusivismo edilizio da parte di Corona e dello Slai-Cobas.
Sono state fatte denunce forti su via Calandra e sulle 20 concessioni edilizie abusive rilasciate a società del casertano e del napoletano.
Non si deve dimenticare che, in molti casi, certa attività edilizia è collegata al riciclaggio di denaro sporco.
In questa fase, appaiono gravi le dichiarazioni dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Benevento, riportate oggi su un quotidiano, che invece di difendere i dipendenti dell’Ufficio vigilanza, li accusa e cerca addirittura di smantellare quell’Ufficio.
Non c’è nessun dubbio che Corona e lo Sla-Cobas continueranno la battaglia che stanno conducendo su queste materie e su quelle nelle quali viene affossata la legalità.Il Coordinamento prov.le
dello Slai-Cobas di BeneventoEsecutivo nazionale Slai Cobas
30 marzo 2007
Alla Ecocall di Vazzano (VV)
Operaio subisce un attentato in azienda, ora lo licenziano!
31-1-2007
L’INPS E’ IN ATTIVO
Nel 2005 l’attivo dell’INPS è stato di 2,03 miliardi €, nonostante il solito passivo delle gestioni di commercianti, artigiani ed agricoltori.
E il patrimonio netto Inps raggiunge i 24,2 miliardi €. Questo malgrado 50 miliardi € di evasione contributiva annuale, il saccheggio dei decenni passati per finanziare padroni e Stato, la svendita e il furto del patrimonio immobiliare, e la mancata separazione di molte spese assistenziali che –illegalmente- non sono a carico dello Stato.RIFIUTIAMO DI DARE A LORSIGNORI
21 MILIARDI € ANNUI DI TFRPadroni, sindacati di Stato, assicurazioni, finanziarie e speculatori di tutti i tipi vogliono solo mettere le mani sui nostri soldi; e non hanno neanche il diritto di nominare la parola TFR perché costoro cercarono già 25 anni fa di fregarci la LIQUIDAZIONE, ma i lavoratori raccolsero 800.000 firme e la difesero con un REFERENDUM.
CROLLA LA BORSA?
ADDIO TFR E FONDO PENSIONEGoverno, sindacati di Stato, padroni, assicurazioni e finanziarie stanno raccontando un sacco di frottole sul rendimento dei fondi pensione.
E non dicono che BASTA UN CROLLO DI BORSA di un giorno per far sparire tutti i soldi versati nel fondo pensione privato.
Se ad esempio oggi crollassero del 90% i titoli nei quali lorsignori hanno investito i nostri soldi, e domani i titoli stessi risalissero del 90%, il risultato non sarebbe zero ma a -81%.
Infatti, ipotizzando 50.000 € versati al fondo pensione, -90% di 50.000 è uguale a 5.000 e +90% di 5.000 è uguale a 9.500 €.
L’INDICE DI BORSA E’ TORNATO A PARI, MA I NOSTRI SOLDI E IL NOSTRO TFR SONO SPARITI !Il TFR invece, se non è regalato ai fondi pensione, continua ad aumentare ogni anno con gli interessi garantiti.
PER UNA PENSIONE PUBBLICA
DEGNA DI QUESTO NOMELo Slai Cobas è al fianco di tutti i lavoratori per respingere il versamento del TFR nei fondi pensione, per pensioni pubbliche dignitose, per il ripristino del vecchio sistema di calcolo (retributivo), diminuire l'età per andare in pensione e aumentare le pensioni di chi è già pensionato.
Per difendere le pensioni pubbliche i soldi ci sono: nel 2006 ci sono stati 41 mld € di profitti solo per 20 società e 200mila mld annui di evasione fiscale.
COSTITUIAMO IN TUTTI I POSTI DI LAVORO COMITATI CONTRO LO SCIPPO DEL TFR!
Slai Cobas
Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel.fax 02/8392117, 3400021679
@mail: slaimilano@slaicobasmilano.org http://www.slaicobasmilano.org
Sede legale: Via Olbia 24, 80038 Pomigliano d’Arco (Na), tel.fax: 081/8037023, 3683600543
@mail: cobasslai@fastwebnet.it http://www.slai-cobas.orgDOMENICA 21 GENNAIO A ROMA COORDINAMENTO NAZ. SLAI COBAS
CON LA PRESENZA DI TUTTE LE PROVINCE[5-1-2007]
dall'Archivio SLAI Cobas nazionale 2005-2006