Archivio dello SLAI Cobas
nazionale
[2005-2006]
Nel 2006
41 miliardi € di profitti
per sole 20 società italianeMentre Lorsignori ci prendono per i fondelli dicendo che con questa finanziaria ”ANCHE I RICCHI PIANGONO”, IlSole24ore del 21 novembre 2006 pubblica questi dati:
Utili netti per i primi 9 mesi 2006 di 20 società italiane quotate in borsa (milioni di €)
Società
2006
Eni
7.697,0 Unicredito Italiano
4.480,0 Enel
2.640,0 Telecom Italia
2.376,0 Banca Intesa
2.173,0 Ass. Generali
1.941,3 San Paolo-Imi
1.638,0 Tenaris (mn $)
1.370,6 Capitalia
804,1 Banca Mps
687,5 Fiat
681,0 Finmeccanica
594,0 B. Pop. Vr-No
569,1 Autostrade
538,6 Banche Popolari Unite
509,1 Stmicroelectronics (mn $)
506,0 Mediaset
369,1 Alleanza
367,2 Mediobanca
366,5 Fondiaria Sai
359,6
Totale utili netti per i primi 9 mesi del 2006: 30.667,7
Totale utili netti per tutto il 2006 (proiezione): 40.890,2
Solo 20 società fanno più profitti (41 miliardi di €) dell’ammontare di tutta la finanziaria (35 miliardi di €) !!
E la finanziaria, solo con il cuneo fiscale, regala ai padroni 6 miliardi di €; e Lorsignori si preparano a rubare ai lavoratori 20 miliardi di € all’anno solo con il furto della liquidazione.ORGANIZZIAMO LA RIBELLIONE
IN TUTTI I POSTI DI LAVORO !
Costituiamo comitati contro il furto del TFR !22.11.2006
Esecutivo nazionale Slai Cobas
Venerdì 17 novembre
2006
sciopero generale, per tutta la giornata, di tutte le
categorie,
pubbliche e private, indetto dal sindacalismo di base
Il comunicato stampa del 26 ottobre sull'assemblea nazionale di sabato 28
dell'Assemblea Nazionale
Contro il governo Prodi - Contro la Finanziaria
Aumenti salariali, stop alla precarietà, democrazia nei posti di lavoro
ASSEMBLEA PUBBLICA NAZIONALE
Sabato 28 ottobre h. 9.00, sede dello Slai Cobas
Viale Liguria 49, Milano (MM2 Romolo)
in preparazione dello sciopero generale nazionale del 17
novembre indetto da tutti i sindacati di base contro la FinanziariaFINANZIARIA: PRESI PER IL … CUNEO
Manifesto dell'Assemblea Nazionale
La Finanziaria sarebbe equa e redistributiva per il governo Prodi, un “esproprio proletario” contro i “ceti medi” per il centro destra. Ma non è così. Come con le Finanziarie del governo Berlusconi, saranno sempre i lavoratori a pagare i costi della riduzione del debito pubblico e a sovvenzionare il padronato con nuovi aiuti, defiscalizzazioni e sconti sui contributi previdenziali.
I 33,4 miliardi di € della Finanziaria saranno infatti composti da 13 miliardi di nuove entrate (in buona parte le tasse che pagheranno in più i lavoratori) e da oltre 20 miliardi di “risparmi” (i tagli ai servizi che subiranno in particolar modo i lavoratori).
Questi tagli saranno di 3 miliardi sulla spesa sanitaria (meno sanità pubblica), 5 miliardi sui TFR e 5,265 miliardi sulla previdenza (meno pensioni), 4,3 miliardi sugli enti locali (più tasse) e 2,83 miliardi sulla pubblica amministrazione (aumenti irrisori per i lavoratori pubblici, riduzione del personale e peggioramento dei servizi).I lavoratori pagheranno (non ci saranno più occupazione, più salari e meno precarietà) e i profitti continueranno a salire. Mentre governo, opposizione e padronato ci prospettano sacrifici per “rilanciare l’economia”, nel primo semestre del 2006 le società quotate alla Borsa italiana hanno avuto 31,2 miliardi di € di utili netti (record storico), di cui 23,6 miliardi di utili netti solo per le prime 30 società (+ 27,7% sul 2005), e i ricavi (utili netti + tasse e ammortamenti) sono stati oltre dieci volte tanto! Queste società saranno tra le principali beneficiarie degli aiuti alle imprese previsti dalla Finanziaria.
Lo scontro sulla Finanziaria
Il governo Prodi e Cgil-Cisl-Uil sostengono che la Finanziaria non farebbe ricadere i costi del capitalismo italiano solo sui lavoratori, ma anche sui “ceti medi”. Grazie ad essa ci dovrebbero essere un rilancio economico e “benefici per tutti”, con una redistribuzione del reddito a favore dei settori sociali più deboli.
Il PdCI, Rifondazione Comunista (e quella parte del “pacifismo” e dei centri sociali legata alla “sinistra di governo”) chiedono qualche emendamento secondario, ma appoggiano la Finanziaria. Così sostengono la politica “liberista” del governo Prodi, come hanno già fatto appoggiando le spedizioni di guerra in Afghanistan e in Libano.
Il centro destra si schiera con i “ceti medi” contro la Finanziaria e la legge Bersani. “Ceti medi” che rifiutano misure finalizzate a far pagare loro le tasse e vorrebbero che fossero sempre e solo i lavoratori a farsi carico dei costi del capitalismo italiano. A loro spetterebbe solo una parte dei profitti, possibilmente … esentasse.
La Confindustria, nonostante la Finanziaria “aiuti” largamente il padronato, vorrebbe ancora di più. Mentre la Banca d’Italia, si lamenta che ci sono troppi pochi tagli alla spesa pubblica (ossia ai servizi sociali).Nello scontro sulla Finanziaria entrambi i due schieramenti in campo, centro-sinistra e centro-destra che rappresentano le due facce del capitalismo italiano, vorrebbero che i lavoratori li appoggiassero, ma soprattutto entrambi non vogliono che i lavoratori abbiano un proprio autonomo punto di vista e si mobilitino contro il nuovo attacco, l’ennesima stangata alle loro condizioni di vita e di lavoro.
Aumenti delle tasse
Aumentano i contributi previdenziali (Inps) dello 0,30% per i lavoratori dipendenti e del 4,5% (dal 18,5 al 23%) per i lavoratori a progetto (co.co.co). Questi aumenti saranno interamente a carico dei lavoratori, con una riduzione dei salari netti. In più, la prevista estensione ai precari della tutela della gravidanza (dal quarto mese e non per quella a rischio) e della malattia (dopo il 4° giorno e per un massimo di 20 giorni, pagata dai 9 ai 18 € al giorno) non potrà essere ottenuta dai precari, sempre ricattati con la minaccia della perdita del lavoro, che finiranno con pagare più tasse, senza alcun beneficio reale.
Aumenta la tassazione sul TFR. (per un reddito di riferimento di 20.000 € le aliquote sono così aumentate in questi anni: 2002 = 22,72%, 2005 = 23%, 2007 = 24%. Per i redditi superiori gli aumenti sono più elevati). In questo modo diminuirà il TFR a disposizione e dei lavoratori, sia per utilizzarlo allo scopo di acquistare una casa o per cure mediche, sia al momento del pensionamento con una riduzione del salario differito alla fine dell’attività lavorativa, rendendo più precaria la pensione.
Aumento delle tasse locali. Il calcolo delle addizionali regionali e comunali andrà fatto sul reddito di riferimento (con una triplicazione delle imposte da pagare se fossero mantenute le attuali aliquote). I comuni potranno aumentare l’Irpef dello 0,3 % e applicare un'aliquota secca dello 0,5 per mille sull'imponibile Ici per finanziare le opere pubbliche. Il rispetto del “patto di stabilità” comporterà una riduzione delle spese di comuni e provincia che, inevitabilmente, o taglieranno i servizi sociali o aumenteranno le tasse. In tutti e due i casi pagheranno i lavoratori.
Aumento dei tickets sanitari: 10 € a ricetta per visite specialistiche (che si aggiungono al ticket attuale) e da 23 a 41€ per il pronto soccorso se il medico non comproverà l’urgenza. Non solo garantirsi la salute costerà sempre di più, ma così si spiana la strada alla distruzione della sanità pubblica e all’introduzione di fondi sanitari privati (pagati dai lavoratori in busta paga) gestiti dalle assicurazioni, come sta avvenendo in sempre più contratti.
Aumento del bollo delle auto (classi Euro 3, 1, 0 rispettivamente di 0,12, 0,32, 0,42 cent. per kW). O ci compriamo un’auto nuova Euro 4 o 5 o pagheremo di più!
Cuneo fiscale: vengono ridefiniti le aliquote Irpef, la no tax area, le detrazioni e gli assegni familiari. Per i lavoratori con un reddito di riferimento tra i 15.000 e i 25.000 € l’aliquota aumenta dal 23 al 27% e solo se monoreddito e con figli a carico potrà forse avere qualche risicato beneficio dalla manovra. Ma nella generalità dei casi la modifica delle aliquote si compenserà con la variazione delle detrazioni e degli assegni familiari, ma i salari diminuiranno lo stesso per effetto degli aumenti delle altre tasse. In più i futuri aumenti di salari e pensioni saranno penalizzati dalle nuove aliquote.
Il cuneo fiscale non ridistribuisce reddito ai lavoratori e ai pensionati e mantiene in vita il meccanismo per cui il lavoro salariato è la principale fonte d’entrate per lo stato, a differenza dei profitti e delle rendite finanziarie.Attacco a TFR e pensioni
TFR: viene anticipata al 1° luglio 2007 la controriforma Maroni sulla previdenza completare. La finanziaria porta a compimento lo scippo del TFR, da versare nei Fondi Pensione col meccanismo del “silenzio-assenso” (il lavoratore che non comunica per iscritto la propria contrarietà vedrà finire in questi fondi il TFR che maturerà).
Verrà sottratto il 100% del TFR che maturerà ai lavoratori (delle aziende con più di 50 dipendenti) che non opteranno per i Fondi Pensione. Sarà versato in un fondo presso l’Inps, che servirà per finanziare le “grandi opere”!. Una misura per costringere i lavoratori a scegliere i Fondi Pensione privati e ad affidare la propria pensione alla Borsa e ai mercati finanziari.Le pensioni pubbliche saranno ancora ridotte. Governo e Cgil-Cisl-Uil hanno siglato un memorandum (mai sottoposto ad alcuna approvazione da parte dei lavoratori) in cui si impegnano entro il 31 marzo 2007 ad aumentare l’età pensionabile e a diminuire l’importo delle pensioni Inps. La Finanziaria, così, sferra il colpo decisivo alle pensioni pubbliche per favorirne la definitiva e completa privatizzazione, nonché riduzione. Già oggi la somma della pensione pubblica più l’integrazione dei Fondi Pensione, non fornirà una pensione uguale a quella attualmente erogata dall’Inps.
Tagli al settore pubblico
Pubblico impiego: le nuove assunzioni non dovranno costare più del 20% di quanto costava l'anno precedente il personale fuoriuscito. Saranno assunti non più di 8.000 precari (comprese 5.000 assunzioni già previste dalla scorsa finanziaria) e solo di lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e di CFL. I Co.Co.Co, gli interinali, gli LSU e gli esternalizzati non saranno assunti. Dei 350.000 precari del settore pubblico verrà stabilizzata solo una piccolissima parte, mostrando come tutte le promesse sul precariato del governo non fossero che propaganda elettorale.
Contratti del pubblico impiego. Le risorse consentiranno “aumenti” scaglionati per 2/3 nel 2008 dell’1,4% (ossia al di sotto dell’inflazione programmata!) e mancano le risorse per il 2006, necessarie per la copertura di contratti gia scaduti da 10 mesi. Si profila, quindi, uno slittamento dei contratti, con un loro allungamento di fatto a tre anni. Situazione che sarà aggravata dai tagli agli enti locali e che peserà sia sui lavoratori pubblici (meno salario, meno occupazione), sia su tutti i lavoratori e i pensionati con tagli dei servizi sociali.
Scuola: riduzione del personale, perché a fronte di 280.000 futuri pensionati è prevista l’assunzione di 150.000 docenti (molti precari) nei prossimi 3 anni, l’aumento degli alunni per classe e la riduzione degli insegnanti di sostegno. Aumentano, invece, i finanziamenti per le scuole private.
Sanità: 3 miliardi di € di tagli per la sanità, con una riduzione dell'1,4% delle risorse destinate al personale sanitario rispetto al 2004. Tagli e aumenti dei tickets significheranno una sostanziale riduzione dell’assistenza sanitaria pubblica e il peggioramento delle condizioni di lavoro in tutto il settore (meno salari, meno occupati).
Aiuti al padronato
Le aziende, comprese quelle già sottoposte a provvedimenti per cause e/o ispezioni di lavoro, potranno stabilizzare i precari versando solo la metà dei contributi dovuti.
Esenzione dai contributi per assegni familiari, maternità e disoccupazione, che saranno coperti con un apposito fondo costituito presso l’Inps e … riempito con le tasse dei lavoratori.
Cuneo fiscale: 5,4 miliardi alle imprese, pari al 60% del cuneo, che otterranno così uno sconto sull’IRAP e una deduzione di 5.000 € annui per ogni dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo dell’imposta, arrivando a 10.000 € per le regioni del mezzogiorno.
Una valanga di miliardi di € ai padroni cui si aggiungono i 10 miliardi che saranno subito loro restituiti dallo Stato per una sentenza della Corte di giustizia UE sull’IVA per le auto aziendali (13 miliardi in tre anni), oltre alla marea di soldi con la legge 488 e i contributi vari (UE, ecc..) a fondo perduto. Ancora una volta si dimostra che lo stato e il padronato sono “liberisti” quando si tratta di salari e servizi sociali, ma “assistenzialisti” quando si devono “difendere” i profitti.
Soldi per la guerra
Sono stanziati 4,5 miliardi di € in tre anni per aumentare le spese militari, comprese le missioni all'estero in Libano, Afganistan, Iraq ecc. con un apposito fondo. Per i servizi sociali i soldi mancano, ma per la guerra no.
Cosa proponiamo
La finanziaria del governo Prodi, in continuità con quelle del governo Berlusconi, non solo non realizza una redistribuzione del reddito, ma non offre nessuna soluzione ai problemi dei lavoratori e della precarietà. Dopo anni di salari e pensioni sempre più bassi, di diritti negati nei posti di lavoro e di continua precarizzazione di tutti i lavori, sono cambiati i suonatori, ma la musica è sempre la stessa: a pagare i costi del capitalismo italiano sono sempre i lavoratori.
L’unica “novità” è quella di coinvolgere limitatamente i “ceti medi”, cercando di far pagare loro un po’ più di tasse, scatenando la loro reazione, che viene presentata come l’unica contrapposizione alla Finanziaria. Quest’opposizione, gestita dal centro destra, non ha nulla a che fare con gli interessi dei lavoratori, anzi il suo fine è quello di far sì che in modo ancora più selvaggio siano sempre e solo i lavoratori a pagare col loro sfruttamento la crescita dei profitti.
Se nella ricerca di risorse finanziarie il governo Prodi ha cercato di colpire anche i “ceti medi”, però si è ben guardato dal toccare i profitti, le rendite finanziarie e i grandi patrimoni.
Deve essere chiaro che non otterremo dei risultati sul piano dei salari, delle pensioni, della lotta alla precarietà, sostenendo questa Finanziaria concertativa.
I lavoratori devono cominciare ad esprimere un proprio punto di vista, ad organizzarsi in modo indipendente, contrapponendo la difesa dei propri interessi alla salvaguardia di quelli del padronato (che sono spacciati come interessi di tutti).Continuando un percorso aperto con due precedenti assemblee nazionali, in marzo a Napoli e in maggio a Roma, lo Slai Cobas chiama a un confronto tutti i lavoratori, a prescindere dalla tessera sindacale che possono avere in tasca. Un’assemblea cui invitiamo a partecipare i singoli lavoratori, gli organismi sindacali, territoriali e politici che non si subordinano alla politica del governo Prodi, le organizzazioni sindacali di base che hanno indetto lo sciopero generale nazionale del 17 novembre contro la Finanziaria.
L’obiettivo è quella di realizzare, dal basso, un’unità di tutti i lavoratori su obiettivi che siano contro la concertazione governo – padronato – sindacati confederali, che siano contrapposti al corporativismo dei sindacati autonomi e che consentano di dar vita ad un movimento di massa che possa porsi offensivamente sul terreno del salario, della lotta alla precarietà e della democrazia nei posti di lavoro.
Con questa assemblea ci ripromettiamo di organizzare al meglio la partecipazione dei lavoratori allo sciopero generale nazionale del 17 novembre, ma anche di dare vita a una mobilitazione che prima e dopo di esso organizzi in modo permanente sempre più lavoratori nelle aziende e sul territorio, rivendicando:
Forti aumenti salariali per por fine a paghe sempre più basse
La reintroduzione della rivalutazione automatica di salari e pensioni
La riduzione generalizzata della giornata lavorativa
La fine della precarizzazione con la stabilizzazione a tempo indeterminato di tutti i precari e l'abolizione del "Pacchetto Treu" e della "Legge 30"
Il ripristino della pensione pubblica (con il vecchio sistema di calcolo retributivo e diminuendo l'età per la pensione), perché non sia trasferito il TFR né ai Fondi Pensione, né all'Inps.
La democrazia nei posti di lavoro, ponendo fine al monopolio della rappresentanza ai sindacati firmatari di contratto e conferendo direttamente ai lavoratori i diritti sindacali
PARTECIPATE ALL’ASSEMBLEA DEL 28 OTTOBRE
SCIOPERATE IL 17 NOVEMBRESlai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
Sede nazionale: Viale Liguria 49, 20143 Milano, tel.fax 02/8392117, @mail: slaimilano@slaicobasmilano.org http://www.slaicobasmilano.org
Sede legale: Via Masseria Crispi 4, 80038 Pomigliano d’Arco (Na), tel.fax: 081/8037023, @mail: cobasslai@fastwebnet.it http://www.slai-cobas.orgMilano, 21.10.2006
Con la complicità di Cgil-Cisl-Uil
Prodi, Bertinotti e D’Alema
RUBANO LA LIQUIDAZIONE,
tagliano servizi sociali e pensioni,
mantengono il precariato,
AUMENTANO LE SPESE MILITARIDopo le belle parole della campagna elettorale, il Governo Prodi ha varato una finanziaria che colpisce come al solito lavoratori e pensionati.
In cambio di pochi euro al mese in busta paga per il cuneo fiscale e di qualche propagandistico provvedimento come quello contro chi possiede i Suv (nel mentre aumentano tutti gli altri bolli auto), ARRIVA UNA MAREA DI SOLDI AI PADRONI, e sui soliti lavoratori e pensionati piove una stangata peggiore di quelle fatte da Berlusconi:
PENSIONI – Il giorno prima del varo della finanziaria, Governo e Cgil-Cisl-Uil si sono accordati che taglieranno le pensioni a marzo: chi ha 35 anni di contributi, se andrà in pensione prima dei 60 anni, avrà taglieggiata la pensione stessa.
Da subito salta una finestra per andare in pensione.TFR – Anche Bertinotti e Ferrero sono saliti sul carro dei fondi pensione; dare un po’ di Tfr all’Inps (ma allora perché non ci teniamo la normale pensione Inps?) è solo fumo negli occhi per nascondere che eliminano la liquidazione e danno i nostri soldi agli speculatori di Borsa. E la somma tra la pensione pubblica taglieggiata e il fondo pensione privato non eguaglierà neanche la vecchia pensione Inps!
SANITA’ – Ticket a volontà, anche su prestazioni ospedaliere. Vogliono introdurre i fondi sanitari privati (assicurazioni) come per le pensioni e come negli Usa, ove chi non ha soldi sufficienti non è curato e lo lasciano crepare.
PRECARIATO – L’eliminazione del precariato è stata lasciata alla campagna elettorale. Rimangono sia la legge Treu (lavoro in affitto, ecc...) che la legge 30 (lavoro a progetto, ecc..), e vengono zittiti gli stessi ispettori del lavoro che un mese fa hanno ordinato all’Atesia di Roma (call center del gruppo Cos con 5.000 precari) di stabilizzare tutti i lavoratori.
ENTI LOCALI e PUBBLICO IMPIEGO – I grossi tagli ai fondi per i comuni e la pubblica amministrazione peseranno non solo su chi lavora in quei comparti (taglio organico e pochi soldi per i contratti) ma -con il taglio dei servizi sociali- su tutti i lavoratori e i pensionati.
AUMENTANO INVECE LE SPESE PER L’ESERCITO E LE GUERRE.FISCO – A lavoratori e pensionati, alleggeriti di 100 con la stangata di cui sopra, viene restituito 5 con aliquote e detrazioni fiscali. Da decenni le tasse sono pagate solo da lavoratori e pensionati, e da anni non hanno più neanche il fiscal drag (calcolo dell’inflazione): per dare un colpo a un’evasione fiscale e contributiva di almeno 250 miliardi di € all’anno bisognava introdurre una tassa sui grandi patrimoni e sulle grandi ricchezze; dire che “anche i ricchi piangono” perché si è cambiata qualche virgola sul fisco vuol dire prendere in giro chi paga le tasse! E per di più c’è il via libera ad aumentare l’Irpef regionale e comunale!
Sui padroni invece piovono decine di miliardi di € con il cuneo fiscale, la legge 488, i rimborsi Iva per le auto aziendali (13 mld di € in tre anni solo questo!), ecc.. ecc..
E’ una vergogna! Basti dire che, solo nei primi sei mesi del 2006, le sole prime 30 società quotate alla Borsa di Milano hanno avuto 23,6 miliardi di € di utili netti (+ 27,7% sul 2005) e oltre 10 volte tanto di ricavi (utile netto meno ammortamenti e tasse).
ORGANIZZIAMO ASSEMBLEE IN TUTTI I POSTI DI LAVORO E CITTA’
PREPARIAMO PER NOVEMBRE UNA MOBILITAZIONE GENERALE UNITARIA
28 OTTOBRE – MILANO - ASSEMBLEA NAZIONALE
30-9-2006
Esecutivo Nazionale SLAI COBAS
Sviluppo Italia, Ifil, Pirelli, Banca Intesa, Marcegaglia:
esposto dello Slai Cobas alla Procura sulla svendita ai privati dei villaggi turistici del SudL’esecutivo nazionale dello Slai Cobas ha presentato oggi alle Procure della Repubblica di Milano, Lamezia Terme, Catanzaro, Vibo Valentia, Cosenza, Sassari, Bari, Sciacca, Lecce, Potenza, Termini Imprese, Palermo un esposto sulla strana vendita da parte di Sviluppo Italia (al 100% di proprietà dello Stato) ai privati di Turi¬smo & Immobiliare spa (società controllata da Banca Intesa Spa, Marcegaglia Spa, Ifil In¬vestissement S.a, Pirelli Real Estate Spa, ognuno con il 25%) del 49% di SVILUPPO ITALIA TURISMO, proprietaria di tutto il patrimonio immobiliare e turisti¬co pubblico di Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna: nove alberghi e strutture turistiche da 6.850 posti letto che sono affittati a grandi società del settore come Al¬pitour (controllata al 100% da Ifil) e Club Med (controllato dai francesi e, fino a poco tempo fa, anche dagli Agnelli).
I nove villaggi di SVILUPPO ITALIA TURISMO, valutati circa 155 milioni di euro, sono stati rilevati nel 2005 dai privati (Banca Intesa Spa, Marcegaglia Spa, Ifil In¬vestissement S.a, Pirelli Real Estate Spa) per una quota del 49% (e l’opzione a salire al 65% entro quest’anno) con il pagamento effettivo di soli 30 milioni di euro e con tutto il resto dilazionato nei prossimi anni.
La "vendita" è avvenuta un anno fa e, secondo IlSole24ore del 25-6-2006, “i privati si sono assi¬curati pure un superpremio del Cipe di 132 milioni come contributo a fondo perduto previsto da un contratto di pro¬gramma per sostenere nuovi inve¬stimenti in Calabria, Puglia e Sici¬lia” (!!!).
Non solo: sempre secondo IlSole24ore “a pagina 51 del contratto di investimento e scorrendo l'arti¬colo 13 intitolato "Opzione straor¬dinara di vendita" si legge che se i contributi promessi dal Cipe non saranno liquidati entro la fine del 2006 e non supereranno i 75 milioni di euro, i privati avranno la facoltà di sbarazzarsi del 49% già acqui¬sito ricedendolo alla società pub¬blica”.
Incredibilmente, quindi, questo contratto dice che i privati riavranno indietro da Sviluppo Italia 76 milioni di euro (il 49% di Italia Turismo) se non riceveranno almeno 75 milioni di soldi pubblici a fondo perduto (!!!!!).
C’è da aggiungere che la cessione ai privati di questo enorme patrimonio pubblico è avvenuta con un’asta senza gara !
L’operazione è stata condotta per Banca Intesa da Gaetano Micciché, responsabile della divisione corporate della banca stessa e fratello di Gianfranco Micciché, ex viceministro dell’Economia e attuale presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. A Sciacca, in Sicilia, ad esempio, i soci privati e Sviluppo Italia (con ingenti finanziamenti pubblici nazionali e della Regione, quest'ultima con ulteriori 15 milioni di euro) stanno costruendo su un'area di circa 236 ettari una megastruttura alberghiera di lusso, con 500 camere, tre campi da golf di prima categoria per complessive 45 buche, sale congressi, due ristoranti, piscine, campi da tennis, ecc... Una parte dei terreni sui quali sorgerà il megacomplesso era di proprietà di "Elena Merra, moglie del presidente dell'Ars Gianfranco Micciché, del di lei padre Roberto, della di lei sorella Alessandra e di altri parenti che di cognome fanno sempre Merra" (La Repubblica, ed. Palermo, 11 agosto 2006). Un mese fa una parte dell'area è stata sequestrata dalla magistratura e i lavori sono stati sospesi per 45 gg dalle autorità competenti; i provvedimenti sono stati presi solo per presunte irregolarità di carattere ambientale.
Gaetano Micciché, responsabile della divisione corporate di Banca Intesa, ha partecipato per Banca Intesa alle varie riunioni sul prestito convertendo Fiat che si sono svolte dal 2003 in poi tra la Fiat e le banche creditrici, e fa parte dal 2002 dei consigli di amministrazione di Edison (sempre sotto la presidenza di Umberto Quadrino - storico dirigente Fiat- nonostante i numerosi riassetti azionari tra Fiat, banche, EdF, Tassara e altri). Gaetano Micciché si è anche occupato della Telecom e della Pirelli con il riassetto di Olimpia e i rapporti con la Hopa di Emilio Gnutti ed ha fatto parte del cda di TIM (gruppo Telecom-Pirelli).
Quanto si sta facendo a Sciacca è la conseguenza di un contratto di programma -con la previsione dell'utilizzo di ingenti finanziamenti pubblici- firmato nel marzo 2006 tra il ministro delle attività produttive Claudio Scajola e Italia Turismo (Sviluppo Italia, Banca Intesa, Marcegaglia, Ifil, Pirelli Real Estate) per la realizzazione di 14 progetti turistici che prevedono, in Calabria, Puglia e Sicilia, l’ampliamento e l’ammodernamento di villaggi turistici, hotel, centri benessere, ecc…
Secondo il sito www.turismoefinanza.it del 14 luglio 2006, ITALIA TURISMO (Sviluppo Italia, Banca Intesa, Marcegaglia, Ifil, Pirelli Real Estate) " ha ottenuto un finanziamento statale di 320 milioni di euro per la realizzazione e l'ampliamento di strutture turistiche nel meridione".... Italia Turismo è una "società che gestisce un grande patrimonio immobiliare nel Mezzogiorno con 9 villaggi e 7.000 posti letto in Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna e 1000 ha di aree dal grande potenziale di sviluppo". "I siti interessati dagli investimenti sono cinque. Intanto Sciacca in Sicilia, dove è previsto un intervento finalizzato ad un mercato di nicchia con golf, wellness, congressi e business incentive su 800 mila metri quadri con inaugurazione nel 2008. A seguire nel 2009 dovrebbero essere inaugurati i resort di Lecce in Puglia e Simeri, Gizzeria e Sibari in Calabria”.
Amministratore delegato di Italia Turismo è Sergio Iasi
E’ compito della procura della Repubblica verificare la sussistenza o meno di condotte di rilevanza penale da parte dei soggetti citati; noi vogliamo solo sottolineare due elementi:
la cessione ai privati, con un’asta senza gara, di un enorme patrimonio pubblico;
la clausola contrattuale che vincola l’acquisto del 51% di Sviluppo Italia Turismo (il 49% è valutato 76,4 miliardi di euro) alla erogazione agli stessi soggetti privati, entro il 2006, di 75 milioni di euro di contributi a fondo perduto da parte del CIPE;
l'erogazione agli stessi soggetti privati di centinaia di milioni di finanziamenti pubblici riguardo sempre lo stesso settore del turismo e gli stessi insediamenti.
Per gli esposti motivi, l'esecutivo nazionale dello Slai Cobas ha denunciato tutto quanto sopra esposto alle Procure della Repubblica di Milano, Lamezia Terme, Catanzaro, Vibo Valentia, Cosenza, Sassari, Bari, Sciacca, Lecce, Potenza, Termini Imprese, Palermo, perchè verifichino la sussistenza di condotte di rilevanza penale nel comportamento di persone e/o società e si riserva la costituzione di parte civile.
Milano, 13-9-2006
Esecutivo nazionale Slai Cobas
CONTRO LA GUERRA
ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq e dall’AfghanistanIl 17 luglio alla Camera e il 24 al Senato il governo Prodi chiede di rifinanziare le missioni militari italiane: 488 milioni di euro per tutto il secondo semestre 2006.
Basterebbe solo questo per dire che la guerra è contro i lavoratori, perché, in una situazione come quella odierna italiana, in cui i lavoratori non sono direttamente inviati a morire sui campi di battaglia, comunque sono loro a pagarne il costo. In un’epoca di contenimento dei conti pubblici le risorse per finanziare le missioni militari si reperiscono anche tagliando i servizi sociali, subordinando i salari all’inflazione programmata, bloccando i contratti del Pubblico Impiego. Il ministro Padoa Schioppa ci chiede nuovi sacrifici con il DPEF e la prossima finanziaria, ma intanto il presidente della commissione difesa del Senato ha già promesso di impegnarsi per un aumento delle spese militari fino all’1,5% del PIL.Ma non è solo un fatto di costi, la missione militare italiana in Iraq appoggia l’occupazione USA del paese, in piena guerra civile: è una spedizione di guerra. Il governo Prodi, dopo le promesse elettorali, vuole ritirare le truppe nei modi e nei tempi già definiti dal governo Berlusconi, anche se continua a dire di non aver mai condiviso la scelta di intervenire in Iraq.
Ma non è solo un fatto di costi, la missione militare italiana in Afghanistan è in appoggio ad un governo fantoccio e, nonostante tutto quello che si vuole far credere sulla sua supposta funzione “umanitaria”, è oggi in sostegno di un’offensiva militare sferrata nel Sud del paese da oltre 10.000 marines. Offensiva di cui i media non parlano, per non “turbare” il dibattito parlamentare e per non rendere evidente che anche la missione in Afghanistan è una spedizione di guerra.
Di fronte alla guerra, davanti ai suoi massacri, ai suoi bombardamenti e al terrorismo di stato seminato da bombe intelligenti e mine antiuomo, i lavoratori possono stare da una parte sola:
contro la guerra senza se e senza ma
Il centro sinistra si appresta a rifinanziare le missioni di guerra con l’appoggio del centro destra. Si realizza così una sorta di “continuità” tra i due schieramenti, che sono entrambi - in modo differente e con diversi equilibri sociali - contro i lavoratori, sia sul piano della politica economico sociale, sia su quello della politica internazionale.
Di fronte a questo scenario l’unica opzione possibile è il ritiro immediato delle truppe italiane da tutte le missioni all’estero, tutti i distinguo sulla “discontinuità” che ci sarebbero con la precedente politica del governo Berlusconi sono solo chiacchiere per coprire l’appoggio di fatto alla guerra.
Appoggio alla guerra, grazie al rifinanziamento delle missioni, che non può certo essere nobilitato dalla scelta politica di sostenere il supposto “governo amico” del centro sinistra, per non metterlo in difficoltà col centro destra nel corso delle votazioni parlamentari. Le bombe dei “governi amici” non fanno meno male di quelle dei “governi nemici”.
Lo Slai Cobas appoggia e sostiene tutte le mobilitazioni e le iniziative che, con chiarezza e senza equilibrismi, rivendichino:il ritiro immediato di tutte le spedizioni militari italiane all’estero
Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale15 luglio 2006
APPOGGIO AI LAVORATORI ATESIA
E LOTTA ALLA PRECARIETA'Lo Slai Cobas esprime tutto il proprio appoggio alla lotta dei lavoratori precari Atesia di Roma, perché sostenerli e appoggiarli è una necessità "egoistica" per tutti i lavoratori. Quanto più condizioni di precariato permangono e si diffondono, tanto più verranno precarizzati tutti i lavori, diminuiti tutti i salari e ridotti tutti i diritti. In questo senso la lotta dei precari di Atesia è la nostra lotta.
Il loro caso oggi è forse il più noto in Italia, ma mobilitazioni sono in corso in altri call centers come In Action di Arese, Telecare CRM di Cagliari e di Milano, Cos-Med di Palermo, ... Lotte che vanno collegate e unite tra di loro, in un'ottica di estensione e rafforzamento della battaglia contro la precarietà.
Dopo lo sciopero riuscitissimo del 1° giugno (è stata paralizzata l'intera azienda, che ha messo in libertà i pochissimi che si erano recati a lavorare) venerdì 9 giugno i lavoratori di Atesia si sono nuovamente mobilitati con un presidio davanti al Ministero del Lavoro, perché:
siano ritirati i 400 licenziamenti
non sia applicato l'accordo sottoscritto l'11/4/2006 da Cgil-Cisl-Uil, già respinto dai lavoratori e che tra l'altro origina i licenziamenti nella forma di mancati rinnovi
siano stabilizzati a tempo indeterminato tutti i precari dell'azienda
siano ritirati i 5 licenziamenti politici
a trattare sia il Collettivo PrecariAtesia che rappresenta la stragrande maggioranza dei lavoratori dell'azienda.
Anche in occasione di questo presidio il ministro del lavoro Damiano si è rifiutato di incontrare una delegazione dei precari e alle 12,30 ha chiesto l’intervento della forza pubblica, che ha spintonato i lavoratori e sbarrato gli accessi al ministero. Solo verso le 14 una delegazione dei precari è stata ricevuta, presso la sede della Provincia di Roma, dalla sottosegretaria al Ministero del Lavoro Rosa Rinaldi, senza che venisse data alcuna risposta concreta.
Il ministro Damiano, che non ha voluto ricevere la delegazione dei lavoratori di Atesia, aveva però già incontrato i rappresentanti di Federcomin, il cui presidente è Alberto Tripi (padrone di Atesia) e i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil responsabili degli accordi già respinti dai lavoratori di Atesia.
Non è infondato il timore che il ministro possa rovesciare gli esiti delle verifiche dell’ispettorato del lavoro di Roma, che ha già definito illegittimi i contratti a progetto di Atesia, per favorire Alberto Tripi, grande elettore della Margherita e probabile destinatario di futuri appalti dell’amministrazione pubblica e degli enti locali, tutte istituzioni oramai saldamente gestite dal centro sinistra.
La vicenda dei lavoratori precari di Atesia sta così diventando sempre più di rilevanza nazionale, perché è un vero e proprio "banco di prova" sulla questione della precarietà, in cui si stanno manifestando le reali intenzioni del governo Prodi e di Cgil-Cisl-Uil, dopo le chiacchere elettorali. Da questa lotta - che, lo ribadiamo, va appoggiata senza se e senza ma - e dall'atteggiamento delle istituzioni, dei partiti e dei sindacati del centro sinistra, dobbiamo trarre alcune considerazioni.
Ottenere con la lotta il ritiro dei 400 licenziamenti, la stabilizzazione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari di Atesia e il reintegro dei 5 licenziati politici, rappresenterebbe indubbiamente un buon risultato. Una conquista che darebbe migliori condizioni di lavoro e rapporti di forza più favorevoli ai lavoratori di Atesia.
Questo, però, può essere solo il primo obiettivo, ma non certo il fine delle mobilitazioni contro la precarietà, che oggi si stanno sviluppando.
Infatti, ponendo che si ottenesse con la lotta questo risultato, la stabilizzazione a tempo indeterminato vorrebbe dire ottenere a tempo indeterminato che le condizioni di lavoro ad Atesia siano quelle dei contratti di apprendistato con un salario attorno ai 650 euro mensili e/o dei Lavori a Progetto, pagati a cottimo (in base al numero, alla durata e all'esito delle chiamate) con salari oscillanti dai 200/300 fino a 1.000 euro al mese (ma solo nel caso di essere adibiti a commesse "buone") passando però anche intere giornate senza guadagnare nemmeno un euro, pur rimanendo in azienda per tutto il turno di 6 ore.
Queste condizioni di lavoro sono il risultato dell'applicazione delle norme del pacchetto Treu e della Legge 30, che sono gli strumenti principali per precarizzare tutti i lavori, anche grazie alla loro continua applicazione nei vari contratti nazionali (metalmeccanici, chimici, ...).
Come preannuncia l'atteggiamento del ministro Damiano sulla vicenda Atesia, le intenzioni del governo Prodi sono quelle di concertare la precarietà con il padronato e con i sindacati confederali, lasciando intatto il “nocciolo duro” della legislazione che sta precarizzando tutti i lavori.
Il ministro del lavoro Damiano, infatti, ha abbozzato la proposta di abolire due tipi di contratto previsti dalla legge 30, quelli già oggi pressoché non utilizzati: lo staff leasing e il lavoro a chiamata. In più vorrebbe concedere degli incentivi fiscali ai padroni che decideranno di trasformare i rapporti a tempo determinato in tempo indeterminato.
Così rimarrebbe tutto come prima! Se non peggio, perché tutti i lavoratori, precari compresi, dovrebbero anche farsi carico di coprire le minori entrate fiscali derivate dagli incentivi concessi ai padroni.
Ma questa proposta ultraconcertativa è già troppo "radicale" per una parte degli stessi partiti di governo e dei sindacati confederali, ed è quindi in discussione.
Solo la "sinistra di governo" (PRC e PdCI) e la Cgil chiedono verbalmente l'abolizione della legge 30 ("dimenticandosi" del pacchetto Treu).
In nome della "governabilità" PRC e PdCI non faranno nulla di concreto per ottenere nemmeno la sola abolizione dell’intera Legge 30 e il loro "appoggio" a lotte come quella di Atesia è strumentale. Infatti inviano qualche loro parlamentare, ma si guardano bene dall'attivare la partecipazione in massa dei propri militanti nel sostegno di questa mobilitazione. Il loro obiettivo è quello di favorire una soluzione concertata che in cambio di qualche concessione limitata agli interessi dei lavoratori, contemporaneamente garantisca i profitti padronali e salvaguardi il ruolo dei sindacati confederali.
Al tempo stesso la Cgil, nonostante richieda l'abolizione della Legge 30, continua a firmare contratti e accordi che applicano le norme precarizzanti del pacchetto Treu e della Legge 30, addirittura anche peggiorandole come nel caso dell'accordo siglato l'11/4/2006 ad Atesia.
I partiti del governo di centro sinistra e i sindacati confederali non hanno alcuna intenzione di por fine alla precarietà e il "banco di prova" della vicenda Atesia già lo rende evidente. Al contrario chiederanno ulteriori sacrifici per rilanciare la produttività, "rimanere in Europa" e risanare i conti pubblici, come ha già preannunciato il ministro dell'economia Padoa Schioppa.
La "carota" dovrebbe essere la concertazione della precarizzazione del nostro lavoro.
Anche dalla vicenda Atesia si conferma il fatto che, per difendersi, i lavoratori possono contare solo sulle proprie forze. Si riconferma la necessità urgente:
di collegare stabilmente le lotte di resistenza che si stanno manifestando in più posti di lavoro,
di elaborare una piattaforma unitaria e condivisa, su obiettivi anticonsociativi e intecategoriali, per avviare un percorso comune di lotta contro la precarietà, sul salario, per la democrazia nei posti di lavoro.
Nessuno sarà all'altezza dello scontro in atto, ne potrà scardinare i meccanismi concertativi che inchiodano sempre più i lavoratori alla precarietà e a un'esistenza di "sotto-salari" e "sotto-diritti", senza porsi l'obiettivo di costruire e rilanciare un forte movimento di massa, "di resistenza e controffensiva" nei posti di lavoro e nel territorio, rompendo gli attuali limiti delle singole categorie, aziende, realtà locali.
Un primo passo per riuscirvi è continuare ad appoggiare e sostenere la lotta dei precari di Atesia, contro tutti i tentativi di ricondurla entro i confini della concertazione e del mantenimento di condizioni precarie di lavoro.
Sui nostri siti trovate aggiornamenti e materiali sulla lotta dei precari di Atesia
Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale11 giugno 2006
COMUNICATO STAMPA
E' riuscito il picchetto e lo sciopero all’Atesia di Roma
Una pesante lotta per il ritiro dei licenziamenti e per la stabilizzazione dei posti di lavoro.
Era presente anche un delegazione dello Slai Cobas e i loro otto licenziati di Pomigliano, reinseriti recentemente con sentenza del Tribunale.
Questa lotta impone non solo la trattativa ad Atesia, ma vuole anche lanciare le basi di una più ampia mobilitazione contro la precarietà: mirando ad abolire non solo le norme meno usate della legge 30 ma sia il pacchetto Treu che tutta la legge 30.
La sconfitta del precariato è un banco di prova per il governo Prodi.SLAI COBAS
1/6/2006
REINTEGRATI GLI OTTO LICENZIATI DI POMIGLIANO
Erano stati licenziati con l’accusa di “avere capeggiato” la contestazione a Fiom-Fim-Uilm-Fismic sottoscrittori l’accordo-bidone dei metalmeccanici, bocciato in un’assemblea dove i confederali furono zittiti dai lavoratori infuriati.
Nella causa la Fiat ha sostenuto la “legittimità” dei licenziamenti con lunghi passi dei comunicati dei confederali. Il segretario generale Fiom Rinaldini, quello regionale Mascoli, i sindacati di fabbrica e i DS, definirono lo Slai Cobas: “una squadraccia fascista”, che aveva guidato la contestazione con “elementi esterni”, tra cui “esponenti della Fiat”: l’ordinanza della magistratura ha sbugiardato le loro fandonie.
Fiat e confederali volevano tenere fuori dalla fabbrica lo Slai Cobas per le imminenti elezioni RSU e bloccare l’opposizione al contratto-bidone dei metalmeccanici nelle grandi fabbriche.
REINTEGRATO UN LICENZIATO A MALPENSA
Era stato licenziato perché cercava di tutelare la propria sicurezza e quella degli altri lavoratori, messe in pericolo dalle condizioni di lavoro all’aeroporto.
Il suo licenziamento era anche una rappresaglia della SEA per intimidire i lavoratori che il giorno prima a Malpensa, con un’assemblea permanente dalle 15 alle 21, avevano obbligato l’azienda a ritirare l’esternalizzazione di 50 lavoratori.
Il ritiro di questi licenziamenti è una vittoria per tutti i lavoratori
La lotta per il salario, contro la precarietà e per la democrazia nei posti di lavoro ne esce rafforzata. Dobbiamo andare avanti, non solo per ottenere il ritiro degli altri licenziamenti politici per rappresaglia, ma per collegare e unificare stabilmente le lotte di tutti i lavoratori.
Giovedì 1° giugno, dalle ore 7 di mattina, partecipiamo al presidio indetto dal Collettivo Precari Atesia contro le centinaia di licenziamenti annunciati e la conferma della precarietà per 4.000 lavoratori ad Atesia (gruppo Cos) prodotti da un accordo sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil.
Sede di Atesia, Via Lamaro 25, Roma (Cinecittà, MM A Cinecittà o Subaugusta)Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale29/5/2006
Assemblea nazionale
Roma 13 maggio 2006
Dopo i fondi integrativi pensione mettono mano a quelli sanitari
contratti: al peggio… non c’è mai fine !La bocciatura dell’ultimo CCNL metalmeccanici è stata netta nelle fabbriche italiane. La risposta padronale, avallata dai sindacati confederali, è consistita nel licenziamento degli 8 operai dello Slai Cobas in Fiat e TNT di Pomigliano, per imbavagliare il dissenso operaio alle politiche di concertazione tra padroni, governi (di centro-destra e centro-sinistra) e CGIL-CISL-UIL che hanno precipitato in fascia di povertà (a sotto-diritti e sotto-salari) milioni di lavoratori, affossato la democrazia sindacale, smantellato il Diritto del lavoro e le tutele sociali: Salari e pensioni sono ormai da fame e dilaga il precariato.
La mobilitazione operaia ha posto con forza la questione salariale e la lotta alla flessibilità ed alla precarizzazione costringendo FIOM-FIM-UILM a “inventarsi” la piattaforma integrativa del gruppo Fiat (dopo 10 anni di tregua sociale), lasciando intendere che il contratto sta quasi per “cadere tra le braccia” ai lavoratori che per le ferie intascheranno “pingui” aumenti. Questa fretta prelude l’ennesima “combine” tra Fiat-confederali, con questi ultimi che, (come per il contratto nazionale-bidone) ostentano “consistenti” aumenti salariali (alla firma saranno 4 spiccioli lordi e scaglionati) per celare ulteriori concessioni all’azienda su flessibilità dell’orario e normative.
E’ improponibile che dopo 10 anni di “vacche grasse” (la Fiat ha fatto profitti multimiliardari sulla pelle dei lavoratori) pensano ancora che i lavoratori debbano dare in cambio qualcosa per ottenere la minima parte di quello che gli spetta! Col CCNL hanno concesso lo sfondamento delle 40 ore, settimana elastica e il sabato obbligatorio, assunzioni in apprendistato e le commissioni paritetiche che per luglio 2006 metteranno a punto la proposta di aziende-sindacati confederali su ulteriore flessibilità, riorganizzazione del lavoro e degli orari, ritmi e produttività: questo contratto aziendale è direttamente intrecciato con il recente contratto-bidone dei metalmeccanici: qualcuno può dire il contrario?!
La “boutade” salariale di FIOM-FIM-UILM (i famosi 1.300 euro di aumento - più o meno la stessa cifra richiesta nel contratto nazionale: qualcuno li ha visti?? Anche adesso gli aumenti saranno scaglionati a rate, ridotti del 32% dalle tasse e dimezzati rispetto alla cifra inizialmente richiesta, nonché condizionati “dalla situazione economica a livello di gruppo e di settore, produttività e qualità di settore e stabilimento”) si collega con la proposta dell’avvio “dell’istituzione dei fondi privati per l’assistenza sanitaria integrativa”. FIOM-FIM-UILM lanciano un preoccupante segnale politico (a governo e padronato) di accettazione del peggioramento ed della privatizzazione in atto dell’assistenza sanitaria pubblica da trasformare in business privato e finanziario: non cominciò così anche per lo smantellamento delle pensioni pubbliche per lanciare l’affaire dei fondi pensione privati gestiti dalle finanziarie paritetiche tra padroni-confederali come per il Fondo Cometa Metalmeccanico?SE IL CONTRATTO NAZIONALE E’ STATO UN BIDONE QUELLO INTEGRATIVO
SI PROSPETTA ANCORA PEGGIO! LA PAROLA AI LAVORATORI PER:consistenti e reali aumenti salariali uguali per tutti, stabilizzazione dei contratti precari a parità normativa e salariale, contratto integrativo unico in Fiat e terziarizzate, ritiro dei licenziamenti politici, tutela dei lavoratori RCL, no al sabato obbligatorio ed alla doppia battuta, rappresentanza sindacale e referendum controllati dai lavoratori ed eliminazione dell’appannaggio del 33% ai sindacati confederali nelle elezioni delle RSU.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE
10/5/2006
Appello per una riunione nazionale su salario, precariato, democrazia nei posti di lavoro
per dare vita a una mobilitazione unitaria, condivisa e permanenteSabato 13 maggio, a Roma, ore 9.00
La concertazione e la precarizzazione di tutto il lavoro dipendente progrediscono di pari passo con l'approfondirsi della crisi del capitalismo, in Italia come negli altri paesi "sviluppati".
Ad essi si accompagnano l'autoritarismo delle politiche di guerra commerciale e guerreggiata, che sul piano dei rapporti tra le classi si articolano anche in una crescita della repressione padronale (in Italia spesso gestita congiuntamente con i sindacati confederali, come avvenuto col licenziamento degli 8 operai della Fiat di Pomigliano "rei" di aver bocciato il contratto metalmeccanici).Il Pacchetto Treu e la Legge 30 (Biagi) sono solo le ultime, ma non le uniche, misure grazie a cui settori fondamentali del capitalismo italiano riescono addirittura ad aumentare i loro margini di profitto, pur permanendo una condizione di crisi che indebolisce l'Italia sul piano della concorrenza internazionale.
Il drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro creato da queste misure è parte integrante della vita quotidiana di milioni di lavoratori, che cominciano, però, a tentare di opporsi a questa situazione. Non solo in Francia come avvenuto con il movimento di massa contro i CPE e i CNE, ma anche in Italia. Pomigliano (8 licenziati), la lotta dei Precari Atesia di Roma (5 licenziati) e quella dei precari ASU e PUC in Sicilia, le iniziative in varie città italiane di lavoratori in corso di precarizzazione o già precarizzati (negli ospedali a Roma, all'aeroporto di Malpensa (3 licenziati), Alicos a Palermo, ecc.) sono altrettanti segnali di una volontà di resistenza e di controffensiva che si va affermando, imposta dalle condizioni del lavoro.
Ma queste lotte non solo il più delle volte sono sepolte dal silenzio stampa e non sono adeguatamente sostenute dalla nostra controinformazione, ma sono destinate a ripiegare su se stesse e a essere sconfitte, se non troveranno reciproci collegamenti, una rete nazionale organizzata, obiettivi e scadenze comuni e condivisi, che ne favoriscano la generalizzazione e la durata.
Fin dall'assemblea nazionale di Napoli del 25 marzo 2006, in solidarietà con gli operai licenziati di Pomigliano, come Slai Cobas abbiamo posto la questione di andare oltre la solidarietà e adoperarsi, collettivamente, per costruire, organizzare e rilanciare insieme un forte movimento di massa e unitario, “di resistenza e controffensiva” nei posti di lavoro e nel territorio.
Pensiamo si debba fare assieme un salto di qualità per contrastare le politiche antiproletarie che continuano a indebolire e fiaccare i lavoratori in tutti i settori, condannandoli, insieme alle loro famiglie, al ricatto della precarietà a vita e la collocazione in fascia di povertà a “sotto-diritti e sotto-salario”.
Un salto di qualità che ci permetta di superare divisioni, campanilismi di sigla e una gestione delle lotte limitata alle singole realtà aziendali e/o locali. Un salto di qualità che consenta l'unificazione dei lavoratori e superi la ritualità e l'autoreferenzialità di scadenze nazionali a intervalli irregolari decise dai "vertici" del sindacalismo di base. Manifestazioni e iniziative nazionali condotte finora senza un percorso continuativo comune tra l'una e l'altra e senza un agire unitario a partire dai posti di lavoro; ma al contrario spesso portate avanti con la sola ottica di acquisire più tesserati, se possibile a scapito delle sigle "concorrenti".
Un salto di qualità impostoci anche dall'esito delle elezioni politiche, che con la formazione di un governo di centro sinistra, vedrà un rilancio della concertazione e della consociazione col padronato (una maggior integrazione dei sindacati nello stato), con un ruolo primario dei sindacati confederali.
La continuità sostanziale col governo di centro destra nelle politiche antiproletarie, sarà infatti mascherata da misure di "governo della manodopera" che, ad esempio, sulla questione della precarizzazione elimineranno alcuni aspetti secondari della Legge 30, lasciandone però intatto il nucleo fondamentale.
In nome della "garanzia della pensione per tutti" vedremo sicuramente accelerare i tempi dello scippo del TFR a favore dei fondi privati e della "verifica" del regime pensionistico, con il definitivo affossamento del sistema pubblico e il lancio ancora su più larga scala delle pensioni private (Fondi pensione) cogestite da padronato, banche, assicurazioni e sindacati.
Non solo questo: di certo il centro sinistra metterà mano anche alla legge sulla rappresentanza nei posti di lavoro, premiando il ruolo concertativo e l'egemonia dei sindacati confederali, contemporaneamente senza nulla concedere in termini di diritti esigibili dai lavoratori.
Una situazione, insomma, che vedrà il tentativo da parte del centro sinistra di rafforzare, tramite i sindacati confederali, il controllo sui lavoratori, di farli "alleare" col capitale produttivo contro la rendita finanziaria, di coinvolgerli nel sostegno al "made in Italy" nelle guerre commerciali internazionali, di "comprarne" l'appoggio con qualche limitata concessione.
Contemporaneamente il centro sinistra concederà ulteriori sgravi fiscali e contributivi al padronato (concedendogli una riduzione di 5 punti del costo del lavoro e recuperando i minori introiti con l'aumento delle spese sociali), articolerà le ricette del FMI alla situazione specifica italiana, chiamerà a nuovi sacrifici per ripianare il debito pubblico e aggiustare i conti "disastrati" dal governo Berlusconi (negli anni '90 ce li chiese per entrare in Maastricht, ora ce li chiederà per rimanervi).
La riunione nazionale di Roma che proponiamo ha la "pretesa" di aprire un confronto per contrapporsi a tutto questo, per contrastare le illusioni di un cambiamento grazie al governo di centro sinistra, per gettare le basi di un movimento di massa che rompa i confini delle specifiche categorie e vada oltre l'attuale limite di “resistenza”. Un movimento su temi e obiettivi anticonsociativi e intercategoriali che, facendo leva sulle situazioni concrete di lotta oggi in corso, sappia intervenire e aggregare i lavoratori sulle questioni fondamentali:
del recupero salariale adeguato ai bisogni reali (aumenti consistenti e egualitari, recupero automatico dell'inflazione reale, rivalutazione delle pensioni, garanzia dei servizi pubblici, ecc.),
della garanzia del salario,
della lotta alla precarizzazione in atto del lavoro dipendente (con l’abrogazione del pacchetto Treu e della legge 30 e per la stabilizzazione dei lavoratori variamente "atipici"),
della democrazia nei posti di lavoro (con conferimento di diritti sindacali forti ai lavoratori e da loro esigibili).
Questa riunione nazionale che, lo ribadiamo, è aperta tutti coloro che si oppongono alla concertazione e allo sfruttamento e vuole coinvolgere senza preclusioni di sorta e con pari diritti organismi sindacali, politici, territoriali, come pure singoli lavoratori, che vadano ben oltre quelli che hanno partecipato all'assemblea nazionale di Napoli, si prefigge di definire collettivamente, in modo unitario e condiviso:
forme di collegamento stabili tra tutte le realtà di lavoratori, facendo perno su quelle che oggi si muovono concretamente
l'elaborazione e la diffusione di una piattaforma unitaria e condivisa, da sostenere e diffondere collettivamente, quale base su cui aggregare i lavoratori e condurre mobilitazioni comuni e contemporanee
l'indizione di una manifestazione nazionale a Roma, da decidere collettivamente nei tempi e nei modi, quale primo segnale pubblico e aperto della necessità e possibilità di un'opposizione su contenuti anticonsociativi e intercategoriali
l'avvio di un percorso comune di lotta, stabile nel tempo e organizzato unitariamente
Il luogo dove si terrà l'assemblea sarà comunicato a breve e pubblicizzato, appena avuta la conferma della sala.
Come Slai Cobas ci impegniamo a diffondere a tutti coloro che hanno assicurato la partecipazione alla riunione nazionale di Roma i contributi preparatori che saranno inviati.
Alleghiamo a quest'appello una bozza di piattaforma (nella versione di un elenco di punti e senza la pretesa di essere riusciti a metterci tutto quello che occorre) da discutere alla riunione nazionale di Roma e da approvare in forma definitiva, con tutte le modifiche ritenute necessarie, in modo collettivo.
Invitiamo nuovamente a partecipare (e a comunicarcelo) tutti coloro che si oppongono alla concertazione e allo sfruttamento.
Per ogni questione relativa alla riunione nazionale di Roma fate riferimento all'indirizzo slaicobasmilano@libero.it
28/4/2006
Slai Cobas
Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
BOZZA DI PIATTAFORMA (PUNTI)
SALARIO
Criterio generale: a uguale lavoro uguale salario, a prescindere dalle forme di assunzione (con rivendicazione della fine delle diverse normative per l'anzianità, inquadramento, ecc. previste dai contratti a seconda dell'anzianità di assunzione)
Aumenti salariali egualitari e consistenti (dovremmo stabilire una richiesta)
Ripristino di un meccanismo di adeguamento automatico dei salari all'inflazione reale
Eliminazione delle varie forme di salari incentivanti, a premio, a obiettivi, a risultato, a discrezione aziendale, ecc. (da articolare a seconda dei contratti)
PRECARIETA'
Trasformazione in tempi certi di tutti i contratti di lavoro precario (progetto, apprendistato, a chiamata, inserimento, somministrazione, ecc....) in contratti a tempo indeterminato full o part time, a richiesta del lavoratore, sia nel pubblico, sia nel privato
Inquadramento dei lavoratori stabilizzati ai livelli previsti per la professionalità acquisita nel corso degli anni di lavoro precario
Parità salariale e normativa dei lavoratori delle ditte in appalto con quelli delle ditte appaltanti
Adeguamento dei contributi pensionistici per i lavoratori precari, con particolare riferimento al periodo di lavoro precario e con copertura per i periodi di non lavoro/disoccupazione a carico dello stato
Reintroduzione del divieto di intermediazione della manodopera e abolizione del lavoro interinale
Divieto di esternalizzazione e appalto nei servizi pubblici
Abrogazione della legge 30/2003 e del pacchetto Treu
Piena estensione dei diritti sindacali ai lavoratori precari
Andrà articolato un apposito riferimento alla questione delle cooperative, alla problematica del socio lavoratore e dell'estensione al loro interno dei diritti previsti per gli altri lavoratori (Legge 300, ecc.)
Ugualmente dovrebbe essere affrontata la questione dei lavoratori delle Fondazioni cui non si applica la Legge 300
DEMOCRAZIA NEI POSTI DI LAVORO
I diritti sindacali devono essere esigibili dai lavoratori e devono essere loro patrimonio e non delle sigle sindacali.
L'assemblea dei lavoratori, sia su temi aziendali, sia su temi nazionali, deve potere essere indetta oltreché da tutte le sigle sindacali presenti, dai singoli rappresentanti RSU e anche dagli stessi lavoratori, mediante una raccolta di firme (dovremmo stabilire una percentuale)
Alle RSU / RLS devono poter partecipare tutte le sigle sindacali, come pure liste fatte dai lavoratori stessi o da comitati di lavoratori
Alle RSU / RLS, come eleggibili e elettori, devono partecipare anche i lavoratori precari a vario titolo presenti in azienda.
Va abolito il 33% garantito nelle RSU
I delegati RSU / RLS devono essere revocabili prima della scadenza del loro mandato da parte dei lavoratori che li hanno eletti. (ad esempio con una raccolta di firme pari ai 2/3 degli elettori)
Albi sindacali, la possibilità di diffusione interna di comunicati, volantini, ecc. e l'utilizzo di sistemi di diffusione all'interno delle aziende (ad es. reti informatiche) devono poter essere utilizzati da tutti i sindacati e i comitati di lavoratori, se costituiti all'interno dell'azienda.
Le trattative nazionali devono essere condotte da rappresentanti designati dai lavoratori (un modo potrebbe essere quello di definire dei rappresentanti delle RSU alle trattative nazionali o elezione di rappresentanti nazionali per la propria azienda)
Ogni accordo e contratto (a qualunque livello) deve essere ratificato dai lavoratori. Nel caso di referendum lo scrutinio dei voti espressi deve essere effettuato da commissioni elettorali che vedano la possibilità di partecipazione sia di tutte le sigle sindacali, sia di comitati di lavoratori dove costituiti, sia di singoli lavoratori
Va abolito il criterio della maggior rappresentatività sulla base della sigla di accordi e contratti
ALTRI PUNTI
(punti che dovrebbero comunque essere articolati in una piattaforma rivendicativa, non per completezza astratta, ma per poter sostenere tutte le rivendicazioni)
la garanzia del salario per i disoccupati
la casa per tutti/e con affitti correlati ai salari (da definire una percentuale)
servizi sociali (scuola sanità e trasporti) pubblici e gratuiti per tutti;
il permesso di soggiorno per tutti, sganciato dal contratto di lavoro (in modo da levare l'abbassamento dei salari derivato dalla pressione esercitata dall'assenza di diritti per gli immigrati privi di permesso, che li costringe ad accettare salari infimi, contribuendo così alla riduzione di tutti i salari. (Collegata a questo punto sopra è la questione della chiusura dei CPT e dell’abrogazione delle leggi Bossi/Fini e Turco Napolitano.)
Questione della sicurezza nei posti di lavoro
Ai copromotori e compartecipi dell'assemblea nazionale del 25 Marzo 2006 a Napoli:
A tutte le strutture di lavoratori
A tutte le strutture di compagniCari compagni,
è ferma intenzione degli otto licenziati di Pomigliano e di tutto lo SLAI iniziare, un percorso comune con tutte le situazioni che condividono i contenuti emersi dall’assemblea del 25 di Napoli, sia quelle cofirmatarie dell’appello del 25, sia quelle che si volessero aggiungere in seguito.
In questa ottica - quella di un percorso da discutere e da costruire insieme - ribadiamo la nostra proposta di fissare una altra assemblea nazionale nella quale discutere e decidere collettivamente i passaggi concreti di questo percorso, i suoi tempi, le sue modalità e le sue articolazioni. Noi proponiamo di tenere - per motivi organizzativi - questa prossima assemblea a Roma, in data da concordare collettivamente.
Invitiamo tutti a tenere conto del fatto che sia le vertenze in atto in varie parti d’Italia, sia i numerosi licenziamenti politici di questi ultimi mesi, che rientrano in un quadro generale di inasprimento dell’attacco padronale, impongono a tutti noi di fare il possibile per fare in modo che la nostra risposta riesca ad essere al contempo sia unitaria e condivisa, sia anche pronta e puntuale nei tempi.Gli otto compagni licenziati di Pomigliano.
Lo SLAI CobasNapoli 4.4.2006
CONCLUSIONI DELLO SLAI COBAS ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 25 MARZO 2006 A NAPOLI
SU SALARIO, PRECARIETA', PENSIONI, DEMOCRAZIA NEI POSTI DI LAVORO
E CONTRO LA REPRESSIONE PADRONALEIl licenziamento politico degli 8 operai di Pomigliano da parte della Fiat e della TNT (rei di aver “capeggiato” la contestazione ai sindacati confederali e la solenne bocciatura in assemblea del contratto-bidone dei metalmeccanici) è non solo un tentativo di decapitare la struttura di fabbrica dello Slai Cobas di Pomigliano, ma soprattutto il tentativo del padronato (e dei consenzienti CGIL-CISL-UIL) di impedire con una illecita repressione da “regime” il rilancio e l’organizzazione della diffusa volontà dei lavoratori di opporsi alle politiche in atto di concertazione e precarizzazione dell’intero mondo del lavoro dipendente. Una pratica liberticida che non è della sola Fiat ma che si accentua di pari passo al progredire della crisi (e dell’autoritarismo delle politiche di guerra commerciale e guerreggiata) e dell’esigenza padronale di recuperare margini di profitto agendo sulla costante riduzione del costo di lavoro. Eventi che prospettano, nel prossimo futuro post elezioni politiche (indipendentemente dalla vittoria del centro-destra o del cosiddetto centro-sinistra) il rilancio della concertazione sindacale ed un rinnovato e devastante attacco alle condizioni lavorative e sociali. Questi licenziamenti sono stati solo gli ultimi atti di repressione padronale e statale: basta ricordare il licenziamento dei 5 lavoratori del Collettivo Precari Atesia di Roma o le misure restrittive nei confronti di lavoratori aderenti al Sindacato dei Lavoratori in Lotta di Napoli, o l’inasprimento delle normative antisciopero e la criminalizzazione dei lavoratori dell’ATM di Milano o quella degli aeroportuali, solo per fare alcuni esempi.
Per combattere i licenziamenti di rappresaglia politico-sindacale e i licenziamenti tout court, occorre andare oltre la solidarietà, e adoperarsi, collettivamente, per costruire organizzare e rilanciare insieme un forte movimento di massa e unitario, “di resistenza e controffensiva” nei posti di lavoro e nel territorio (come in questi giorni sta avvenendo in Francia) per contrastare le politiche antiproletarie che continuano ad indebolire e fiaccare i lavoratori in tutti i settori, condannandoli, insieme alle loro famiglie, al ricatto della precarietà a vita e la collocazione in fascia di povertà, a “sotto-diritti e sotto-salario”.
Un nuovo movimento di massa per rompere i confini delle specifiche categorie ed andare oltre la “resistenza” su temi ed obiettivi anticonsociativi ed intercategoriali sulle questioni fondamentali del recupero salariale adeguato ai bisogni reali (aumenti consistenti e egualitari, recupero automatico dell'inflazione reale, rivalutazione pensioni e servizi pubblici ecc.), e garanzia del reddito, lotta alla precarizzazione in atto del lavoro dipendente (con l’abrogazione del pacchetto Treu e della legge 30 e per la stabilizzazione dei lavoratori variamente "atipici"), e per la democrazia nei posti di lavoro (con conferimento di diritti sindacali forti ai lavoratori e da loro esigibili).
Un movimento di massa in cui tutti coloro che si oppongono alla concertazione e allo sfruttamento partecipino pienamente con pari diritti, senza prevaricazioni e rompendo le logiche di appartenenza che hanno spesso segnato le esperienze di resistenza e di organizzazione nel corso di questi anni che hanno tra l’altro contribuito a rendere difficoltosa una risposta di massa da parte dei lavoratori.
Partendo da queste considerazioni, comuni ai partecipanti all'assemblea, le proposte operative formulate dallo Slai Cobas nelle conclusioni sono:
adesione e invio di delegazioni da parte delle realtà partecipanti alla manifestazione romana di venerdì 31 marzo "Per l'unità delle lotte sociali e contro la precarietà", quale primo segnale di una condivisione degli obiettivi e di apertura di un percorso verso una mobilitazione comune e sempre più di massa.
(La manifestazione è indetta da Collettivo Precari Atesia, Cobas Telecontact center, Lavoratrici/tori Cobas XCOS, Lavoratrici/tori autorganizzati ACI Informatica, Cobas Lavoro Privato – settore comunicazioni, Cobas Atesia, Assemblea coordinata e continuativa contro la precarietà, Coordinamento lavoratrici e lavoratori Roma Ovest, Comitato Precari Roma Est, COCITTOS - Coordinamento cittadino operatori sociali, CSOA “I PO’ “, Corrispondenze Metropolitane, e partirà da Piazza Barberini alle ore 17.00.)stesura di una bozza di piattaforma sui punti discussi in assemblea: salario, precarietà e democrazia sindacale. Una piattaforma che, approvata dagli organismi che hanno partecipato all'assemblea e da quanti altri vorranno unirsi a questo percorso, sia usata quale strumento comune di intervento nei posti di lavoro e nel territorio e per promuovere una manifestazione nazionale entro maggio.
manifestazione nazionale entro maggio quale inizio di un percorso comune stabile tra tutte le realtà, finalizzato a coordinare tutte le forze sindacali e politiche che non accettano le politiche della concertazione.
utilizzo in tutte le località in cui si è presenti delle manifestazioni del 1° maggio per diffondere questa piattaforma e l'appuntamento della manifestazione nazionale.
La versione definitiva della piattaforma (la cui bozza sarà inviata a breve alle realtà partecipanti) e la data della manifestazione saranno definiti in una riunione che proponiamo di tenere a Roma o giovedì 13 aprile o giovedì 20 aprile.
L'assemblea nazionale riunita a Napoli il 25 marzo ha inoltre espresso piena solidarietà agli arrestati per i fatti di Milano dell'11 marzo 2006 e ne richiede l'immediata scarcerazione, al contempo non può che rilanciare l'allarme per il riorganizzarsi dell'estrema destra, da sempre al servizio del capitalismo e contro i lavoratori, che in questa fase usufruisce anche del sostegno derivato dalla partecipazione di suoi esponenti nelle liste elettorali del centro destra.
Copromotori e compartecipi con lo Slai Cobas dell'assemblea nazionale del 25 Marzo 2006 a Napoli sono stati:
Alternativa sindacale - Melfi,
Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà - Roma,
Area Antagonista Campana,
Campo Antimperialista,
Centro documentazione Le radici e le ali - Aversa,
Centro Sociale Autogestito Vittoria - Milano,
Collettivo Internazionalista - Napoli,
Collettivo Precari Atesia - Roma,
Collettivo Corrispondenze Metropolitane - Roma,
Collettivo Prendiamo la parola - Comune di Milano,
Collettivo Red Link,
Collettivo redazionale di Teoria & Prassi,
Comitato Iraq libero,
Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC),
Confederazione Cobas,
Coordinamenti contro lo scippo del tfr e la precarietà,
Coordinamento Lavoratori Comunisti,
Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Roma Ovest (Claro),
Corsisti SLL - Ponticelli (NA),
Disoccupati e Precari RdB,
Federazione Regionale Campana dell'RdB/CUB,
FGCI Bergamo,
Laboratorio resistenza sulla guerra - Roma,
Laboratorio sociale la talpa,
l'Altra Lombardia SU LA TESTA,
Libreria Quarto Stato - Aversa,
Precari Asu e Puc Enti Locali della Sicilia,
Presidio di lotta contro l'inceneritore - Acerra,
Progetto Comunista (ROL),
Redazione di Roma Operai Contro-ASLO,
Redazione Legittima Difesa di Umbria e Toscana,
Sincobas Rsu Mirafiori Torino,
Unione Sindacale ItalianaSlai Cobas
Comunicato stampa dell’esecutivo nazionale dello Slai Cobas
Dopo la lotta di ieri che ha bloccato i 50 trasferimenti
LA SEA SI VENDICA E LICENZIA PER RAPPRESAGLIA
UN DELEGATO SLAI COBAS DELLA MALPENSAQuesta mattina la SEA Handling della Malpensa ha inviato un telegramma a un delegato sindacale dello Slai Cobas comunicandogli il licenziamento in tronco.
Il lavoratore aveva ricevuto nei giorni scorsi un provvedimento di sospensione perché “colpevole” di aver fatto valere il suo diritto/dovere di tutelare la propria sicurezza e quella dei colleghi, richiedendo di utilizzare mezzi ed attrezzature di lavoro, conformi alle prescrizioni di legge.
Il licenziamento arriva, non a caso, il giorno dopo la vittoriosa iniziativa di lotta di 700 lavoratori della Malpensa i quali, con una assemblea permanente dalle 15 alle 21 di ieri, hanno costretto la SEA a ritirare i trasferimenti di 50 lavoratori dalla Sea all’ATA.
Questo licenziamento fa seguito al licenziamento all'aeroporto di Malpensa nel 2005 di un altro delegato Slai Cobas della SEA Handling, che cercava di far rispettare le procedure di sicurezza.
E’ vergognoso che la dirigenza della SEA, società controllata dal comune di Milano, licenzi i delegati e i lavoratori che chiedono il rispetto delle misure di sicurezza in un aeroporto che registra ben 900 infortuni sul lavoro all’anno, con migliaia di lavoratori precari, sottopagati e senza diritti.
L’esecutivo nazionale dello Slai Cobas invita la SEA e il comune di Milano a ritirare immediatamente i licenziamenti, e da il suo totale appoggio alla lotta dei lavoratori di Malpensa e Linate contro la tracotanza padronale.
Lo Slai Cobas chiede il blocco della privatizzazione e dello smembramento della SEA, l’eliminazione del precariato con passaggio di tutti i lavoratori a tempo indeterminato, un salario decente per vivere, condizioni dignitose di lavoro.
Varese, 1-4-2006
Esecutivo nazionale Slai Cobas
Per info: tel. 3333368603
slaicobasaeroportuali@email.it tel. 3358333386
NAPOLI SABATO 25 MARZO, ORE 9.00
Aula Magna del Politecnico (Facoltà di Ingegneria),
Piazzale Tecchio (nei pressi stazione M/M Campi Flegrei)
ASSEMBLEA NAZIONALE
con gli 8 operai LICENZIATI DI POMIGLIANO
e contro la precarizzazione di tutto il lavoro dipendente
PER UNA MOBILITAZIONE UNITARIA E DI MASSA
SU SALARIO, PRECARIETA´, PENSIONI, DEMOCRAZIA NEI
POSTI DI LAVORO E CONTRO LA REPRESSIONE PADRONALE.Un’assemblea per andare oltre alla solidarietà contro tutte le repressioni e costruire, organizzare e rilanciare, insieme, la diffusa volontà di opposizione dei lavoratori alle devastanti politiche di concertazione sindacale e contratti-bidone, che condannano alla precarietà a vita e in fascia di povertà (a sotto-diritti e sotto-salario) milioni di lavoratori con le loro famiglie.
Per questo i licenziati dell´Alfa e lo Slai Cobas hanno lanciato un appello a tutti i lavoratori, a tutti i sindacati di base, a tutti gli organismi di resistenza e di lotta nei posti di lavoro e nel territorio a partecipare. (Il testo dell´appello è qui sotto)
Copromotori e compartecipi con noi di questa assemblea nazionale sono:
Alternativa sindacale - Melfi
Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà - Roma,
Area Antagonista Campana,
Campo Antimperialista,
Centro documentazione Le radici e le ali - Aversa,
Centro Sociale Autogestito Vittoria - Milano,
Collettivo Internazionalista - Napoli,
Collettivo Precari Atesia - Roma,
Collettivo Corrispondenze Metropolitane - Roma,
Collettivo Prendiamo la parola - Comune di Milano,
Collettivo Red Link,
Collettivo redazionale di Teoria & Prassi,
Comitato Iraq libero,
Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC),
Confederazione Cobas,
Coordinamenti contro lo scippo del tfr e la precarietà
Coordinamento Lavoratori Comunisti,
Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Roma Ovest (Claro),
Corsisti SLL - Ponticelli (NA),
Disoccupati e Precari RdB,
Federazione Regionale Campana dell'RdB/CUB,
FGCI Bergamo,
Laboratorio resistenza sulla guerra - Roma,
Laboratorio sociale la talpa
l'Altra Lombardia SU LA TESTA
Libreria Quarto Stato - Aversa,
Precari Asu e Puc Enti Locali della Sicilia,
Presidio di lotta contro l'inceneritore - Acerra,
Progetto Comunista (ROL),
Redazione di Roma Operai Contro-ASLO,
Redazione Legittima Difesa di Umbria e Toscana,
Sincobas Rsu Mirafiori Torino
Unione Sindacale Italiana
Sarà proiettato il video dell´assemblea del 14 febbraio 2006 dentro la Fiat di Pomigliano, che smentisce le falsità della Fiom e le accuse della FiatSlai Cobas
ASSEMBLEE PUBBLICHE
con
gli 8 operai licenziati di Pomigliano
APPELLO PER LA MOBILITAZIONE UNITARIA E DI MASSA
SU SALARIO, PRECARIETA’, PENSIONI,
DEMOCRAZIA NEI POSTI DI LAVORO
E CONTRO LA REPRESSIONE PADRONALE.
a tutti i lavoratori, a tutti i sindacati di base,
a tutti gli organismi di resistenza e di lotta nei posti di lavoro e nel territorio.Il licenziamento politico di otto operai dell’Alfasud “rei” di avere “capeggiato” la contestazione ai sindacati confederali e la solenne bocciatura nelle assemblee del 14 febbraio del contratto-bidone dei metalmeccanici, rappresenta innanzitutto il tentativo del padronato e dei collegati sindacati confederali di impedire con una illecita repressione da “regime” il collegamento e l’organizzazione della diffusa volontà di opposizione operaia alle politiche in atto di concertazione e strutturale precarizzazione dell’intero mondo del lavoro dipendente. Una pratica che tra l’altro non è della sola Fiat ma che si accentua di pari passo all’aumento dello sfruttamento e della precarizzazione lavorativa per colpire i protagonisti delle lotte che “osano” rompere la cappa di controllo di CGIL-CISL-UIL, come quelle degli autoferrotramvieri o dei lavoratori Alitalia.
Il permanere della crisi e l’esigenza padronale di recuperare margini di profitto agendo sulla costante riduzione del costo del lavoro prospetta nel prossimo futuro post elezioni politiche - a prescindere che a vincere sia il centrodestra o il centrosinistra - il rilancio della concertazione sindacale ed il rinnovato e devastante attacco alle condizioni lavorative e sociali dei lavoratori.
La portata dell’attacco cui i lavoratori saranno soggetti nell’immediato impone a “tutti” la costruzione di una forte risposta unitaria che sia all’altezza dello scontro e prefiguri la ricostruzione di un nuovo movimento di massa dei lavoratori in grado di rompere i confini delle specifiche categorie su temi e obiettivi anticonsociativi ed intercategoriali.
Come lavoratori abbiamo ragioni da vendere, ma sappiamo di dover contare innanzitutto sulle nostre forze e sulla nostra unità di classe. Per questo proponiamo a tutti i lavoratori, a tutti i sindacati di base, a tutti gli organismi di resistenza e di lotta nei luoghi di lavoro e sul territorio, unaassemblea nazionale a Napoli per sabato 25 marzo, ore 9.00
Aula Magna del Politecnico (Facoltà di Ingegneria), Piazzale Tecchio (nei pressi stazione M/M Campi Flegrei)Vogliamo partire da Napoli non solo per dare un’adeguata risposta ai licenziamenti in Fiat - commissionati all’azienda dai sindacati confederali - ma anche per costruire, organizzare e rilanciare, insieme, la diffusa volontà di opposizione dei lavoratori alle devastanti politiche di concertazione sindacale e contratti-bidone, che condannano alla precarietà a vita e in fascia di povertà (a sotto-diritti e sotto-salario) milioni di lavoratori con le loro famiglie.
Richiediamo non un’adesione formale a questa assemblea, ma di esserne “copromotori e compartecipi” per farne momento di avvio per una manifestazione unitaria e nazionale da tenersi a Roma dopo le prossime elezioni politiche, per “rimettere al centro” la difesa reale degli interessi politici e materiali dei lavoratori su obiettivi unificanti quali: forti aumenti salariali egualitari e meccanismi automatici di recupero dell’inflazione, abolizione del pacchetto Treu e della legge 30, difesa e rilancio delle pensioni pubbliche per abolire i fondi pensione privati e contro l’annunciato scippo del TFR, rottura del monopolio della rappresentanza confederale per una vera democrazia nei posti di lavoro con diritti sindacali esigibili innanzitutto dai lavoratori (assemblea, eliminazione dell’appannaggio del 33% garantito a CGIL-CISL-UIL, diritto di partecipazione alle trattative dei delegati RSU, obbligatorietà di verifica di contratti ed accordi con referendum controllati dai lavoratori e non dai sindacati “interessati” stipulanti gli accordi-bidone).SLAI COBAS NAZIONALE
L’ESECUTIVO NAZIONALE DELLO SLAI COBAS
in merito a comunicati stampa apparsi su indymedia a firma “Slai Cobas Per Il Sindacato Di Classe” e “Slai Cobas Dalmine", coi quali si “indice una conferenza stampa” sui fatti di sabato scorso a Milano, “per lunedì 13 marzo 2006, alle ore 15.30, presso la sede dello Slai Cobas Per Il Sindacato Di Classe, in via San Bernardino 24 a Bergamo”;
e in merito a tutti i comunicati che vengono periodicamente fatti a firma “Slai Cobas per il sindacato di classe” di Palermo, Taranto, Ravenna o Melfi,
PRECISA CHE I FIRMATARI DI QUESTI COMUNICATI NON FANNO PARTE DELLO SLAI COBAS, DA ANNI NON SONO PIU’ TESSERATI ALLO SLAI COBAS E SONO GIA’ STATI PIU’ VOLTE DIFFIDATI DALL’USARE LA SIGLA “SLAI COBAS”.
Milano/Pomigliano d’Arco, 13-3-2006
Slai Cobas
Esecutivo nazionale
RAFFICA DI LICENZIAMENTI DELLA FIAT DI POMIGLIANO
PER DECAPITARE LO SLAI COBAS
SU COMMISSIONE DEI SINDACATI CONFEDERALIDando seguito alle strumentalizzazioni ad hoc fatte circolare sulla stampa da FIOM-FIM-UILM (complici le cosiddette forze politiche a loro collegate), la Fiat ha attuato in queste ore una maldestra ed inaccettabile provocazione politica con una raffica di licenziamenti allo scopo di “decapitare” la struttura dirigente di fabbrica dello Slai Cobas e piegare i lavoratori che finalmente stanno alzando la testa per difendere i loro diritti e le loro ragioni!
Queste cose accadevano nei tempi bui del fascismo (con i “ kapò “ che andavano sui reparti a consegnare le lettere di licenziamento), ma già allora gli operai delle fabbriche del nord, dall’Alfa Romeo di Milano alla Fiat di Torino, con la lotta e la Resistenza, sconfissero il regime dittatoriale ed i dirigenti Fiat capitanati dal servo di regime Valletta! Poi c’è stato l’autunno caldo del 69…RIPROPORRE OGGI LA DITTATURA IN FABBRICA METTE LA FIAT FUORI DALLA STORIA !
Lo Slai Cobas, nel condannare i mandanti e gli esecutori di questa squallida ed illecita manovra, ha già dato mandato al proprio ufficio legale per denunciare l’azienda in Tribunale con la procedura d’urgenza prevista dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori.
Domenica 19 febbraio - ore 10.00 - Sala Anziani in Piazza Mercato
POMIGLIANO D’ARCOASSEMBLEA-CONFERENZA STAMPA DEI LAVORATORI DELL’ALFA
(Sarà inoltre proiettato il filmato integrale delle assemblee: che smentiscono le contestazioni dell’azienda e mostrano le migliaia di braccia alzate dei lavoratori di tutta la fabbrica che bocciano il contratto-bidone, ribocciato ieri nello stesso referendum confederale)
SI INVITANO TUTTI I LAVORATORI ALLA MASSIMA VIGILANZA E MOBILITAZIONE