SABATO 28 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE
ORE 9.30 STAZIONE FS RHOSul lavoro, sui saperi e sui diritti non si specula! Uniamo le vertenze dentro e contro la città vetrina
Manifestazione promossa da: Centro Sociale SOS Fornace (Rho-Pero), Comitato No Expo (Milano), SIM - Studenti In Movimento (Rho), Collettivo Oltre Il Ponte (Nerviano), La Spinta! (Rho), RSU Agile/Eutelia (Pregnana), SLAI Cobas Alfa Romeo (Arese), FLMU-CUB Alfa Romeo (Arese), FIOM Sempione, CUB (Rho), SLAI Cobas (Rho), CUB (Legnano), Comunisti - Sinistra Popolare (Rho), Rifondazione Comunista (Rho)
Foglio di controinformazione e collegamento
Tra lavoratori, precari e studenti del nord-ovest
milanese
RHO Settembre 2009
SPUNTI PER ANALIZZARE, CAPIRE E APRIRE UNA DISCUSSIONE SULLA
QUESTIONE DEL PRECARIATO E PER TROVARE I MEZZI PIU’ EFFICACI
D’INTERVENTO POLITICO.Il male di questa società è che milioni di uomini sono costretti per vivere a svolgere un lavoro faticoso e mettersi al servizio di qualcun altro, questo modello economico condanna gli uomini e le donne a mestieri degradanti e a una desolazione amara.
Karl Marx 1844.La storia c’insegna che da quando esiste il capitalismo, i lavoratori e le lavoratrici sono sempre stati costretti ad una vita di lavoro e sfruttamento senza possibilità di sviluppo della libertà e dell’emancipazione sociale d’ogni essere umano, siamo convinti che fino a quando come classe lavoratrice non prenderemo coscienza che questa società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si può cambiare andremo incontro alla devastazione naturale e umana di tutta la società.
La condizione di precarietà che investe milioni di lavoratori e lavoratrici in questa fase del capitalismo non è di certo nuova e da, quando esiste l’attuale sistema economico-sociale, la precarietà ha sempre fatto parte della vita di ogni lavoratore.
In questo momento storico, assistiamo ad una ristrutturazione da parte del capitale che deve fare fronte ad una crisi economica sempre più evidente. La ristrutturazione in atto,ha inizio nella metà degli anni 80 con il padronato che si avvia verso il superamento del cosiddetto “fordismo” da una parte per smantellare quelle grandi fabbriche che hanno rappresentato dei veri e propri centri di contro-potere e di conflitto sociale, dall’altra,perchè una serie d’avvenimenti internazionali ha aperto a nuovi mercati, una nuova manodopera a basso costo e lo sviluppo economico ha imposto il cambiamento dell’organizzazione del lavoro nei paesi occidentali. Per le cause sopra citate Iniziano i licenziamenti collettivi, la cassa integrazione, la chiusura di molte grandi fabbriche e così una “larga fetta” di produzione italiana viene delocalizzata nei paesi dell’est Europa edell’oriente.
Il cambiamento del sistema produttivo e lavorativo attuale in Italia è basato principalmente su piccole/medie imprese e da una forte sviluppo del terziario e dei servizi, mentre,la grande impresa è stata esportata nei paesi con un basso costo del lavoro.
Il capitalismo nazionale e internazionale deve far fronte ad una forte crisi economica mondiale iniziata circa 15 anni fa e che oggi diventa sempre più evidente, ma nonostante ciò, le imprese devono guadagnare ugualmente, quindi la crisi si deve ripercuotere inevitabilmente sulla classe lavoratrice e le classi sociali più deboli.
Il processo di riforma del mercato del lavoro iniziato con la Legge Treu del 1996 e continuato con la legge Biagi del 2003 seguita da alcuni successivi interventi normativi minori, ha portato al dilagare della precarietà che ha portato con sé l’allungamento dell’orario di lavoro insieme all’abbassamento dei salari e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Uno studio della BRI (Banca Regolamenti Internazionali) afferma che nel 1983 i guadagni delle aziende avevano il 23% del PIL, nel 2005 arrivarono ad avere il 31%.
La differenza è stata tolta agli stipendi, che se avessero lo stesso peso del 1983 darebbero in media 5.000 euro in più l’anno per ogni salario.
Oggi ci troviamo sicuramente di fronte a nuova composizione della classe lavoratrice, ma questo non ne cambia in alcuna misura la sua centralità come principale forza d’opposizione sociale e politica, per un cambiamento radicale della società attuale.In una recentissima inchiesta del sole 24 ore della Lombardia (svolta nel Maggio 2008), vengono pubblicate le comunicazioni obbligatorie online inerenti al lavoro in Lombardia, si evidenzia come le richieste di lavoro più diffuse sono quelle a tempo determinato.
La regione Lombardia è quella più rappresentativa a livello nazionale visto l’alta concentrazione d’industrie e servizi e che dà il senso reale dell’occupazione e della precarietà in quanto i dati arrivano appunto online dal ministero del lavoro da parte delle imprese d’intermediazione.
Nel primo trimestre del 2008, le assunzioni, in generale, sono state 347.863.
La percentuale regionale d’assunzioni a tempo determinato supera l’80% del totale (278.689) di 347.863. Di questi 347.863, 47885 sono stati trasformati a tempo indeterminato e 21289 sono lavori a progetto.
E’ interessante notare che fra tutte le singole province lombarde, il lavoro a tempo determinato la fa da padrone. A Lecco nove contratti su dieci sono a tempo determinato, così è anche fra le altre province dove la % di lavoro a tempo determinato è dell’ 87,3% a Mantova, 84,8% a Varese, 83,2% a Brescia.
Milano è leggermente al di sotto (78%) insieme a Bergamo e Sondrio.
Il dato più interessante, che la dice lunga sul tipo d’occupazione, è quello dei settori economici dove sono avvenute le 347.863 “assunzioni”. Il maggior numero di “assunzioni” è avvenuto in alberghi e ristoranti ( oltre 62000 unità, quasi tutte nel milanese) seguito dal settore immobiliare, noleggio, informatica, ricerche e servizi alle imprese.
Al terzo posto, come assunzioni vengono l’istruzione seguita dai servizi pubblici, sociali e personali.
Tutte assunzioni a tempo Determinato in settori non produttivi che lasciano poco spazio alle assunzioni vere, se escludiamo quelle a tempo indeterminato nel settore pubblico.ANALIZZIAMO ALCUNI ASPETTI DELLA PRECARIETA’.
Perché il precariato è così importante per l’economia capitalistica attuale? Come sappiamo il costo del lavoro è un costo fisso per i padroni, o almeno lo è stato; la mondializzazione dell’economia ha aumentato il processo per cui la produzione di merci non ha un flusso costante nel tempo, il meccanismo della domanda e dell’offerta varia (al variar delle congiunture) più velocemente di un tempo. Inoltre questo comporta un ulteriore rafforzamento del cosiddetto “just in time” ossia un tipo di produzione che prevede scorte minime o inesistenti.
Così in determinati periodi le aziende devono produrre sopra le proprie capacità e
In altri ridurre al minimo la produzione.
La ricaduta sul settore occupazionale non poteva che trovare forma nel precariato e nella
flessibilità. Così grosse fette di lavoratori sono controllate con un timer, e per fare ciò gli
Stati, funzionali al meccanismo d’accumulazione del capitale varano leggi in questa
direzione ( in Italia legge Treu, Biagi e leggi varie sulle pensioni ). In pratica, l’occupazione
per un giovane nella maggior parte dei casi è un lavoro precario, mal pagato, e sotto
ricatto.Stessa cosa per chi subisce gli effetti delle aziende ristrutturate; per quelle “fette” di lavoratori che ancora conservano un lavoro a tempo indeterminato quello che questa nuova concezione del lavoro gli riserva si può essenzialmente riassumere così:
Aumento dell’orario di lavoro reale: l’estrazione di plusvalore sul lavoro dei produttori aumenta con l’aumento delle loro prestazioni.
Flessibilità: orari che vanno oltre le 8 ore giornaliere in alcuni periodi o utilizzo del sabato lavorativo, “compensati” poi da riposi obbligati decisi unilateralmente dalle aziende.
In questo modo, industriali, società ed apparati vari mantengono la loro
“competitività” rispetto ai cosiddetti paesi emergenti (Cina, India, Brasile, ecc…) e si
assicurano vaste “fette” di profitto, che nonostante i proclami Bipartisan, che parlano di
risanamento dell’economia del paese e aiuto ai meno abbienti, sono poi divisi tra
poche persone o gruppi finanziari.
Per questa ragione,stato e padroni procedono gradualmente verso la
polverizzazione di ciò che era stata la concezione del lavoro dagli anni ’60 agli ’80.
Quali gli effetti materiali provocati sui lavoratori e sui giovani da tutto questo?
Perdita di professionalità del lavoratore che passa da un lavoro all’altro, da un settore all’altro di solito in maniera veloce, acquisendo soltanto alcuni elementi dei singoli lavori, viene quindi parcellizzato e ingabbiato in una condizione deprofessionalizzante.
Ricattabilità: dovuta alla paura di perdere il posto di lavoro o di poter mettere in discussione un rinnovo del contratto ed un eventuale passaggio a tempo indeterminato (ipotesi minore).
Accettazione passiva o quasi,dei diktat aziendali, che molto spesso vanno nella direzione di azzerare i diritti dei lavoratori, dalla malattia alle ferie e lavorare in condizioni schiavistiche con tempi umani e non da automi
Tutto questo quadro se inscritto nel panorama già devastato dalla frammentazione e ristrutturazione capitalistica degli anni ’80 non può che provocare un ulteriore indebolimento della classe, e della forza dei lavoratori.
Con questo contributo invitiamo i lavoratori le lavoratrici i compagni e le compagne a un’incontro Mercoledì 4 giugno alle ore 21 in via dante 5 per una discussione che ha lo scopo di capire la fase attuale che vede la classe lavoratrice in una condizione di debolezza sotto tutti i fronti politico,sindacale,culturale e per trovare gli strumenti adatti per affrontare il presente con la “barra a dritta” verso il futuro.
MERCOLEDI’ 4 GIUGNO ORE 21 VIA DANTE 5 RHO
A cura di:
LA SPINTA (foglio di controinformazione e collegamento tra lavoratori,precari,studenti)
SLAI COBAS RHOmaggio 2008
ARCHIMICA : CGIL E CISL FIRMANO L’ ACCORDO SULLA MOBILITA’!
E così il solito accordo sulla mobilità è arrivato. Non avevamo dubbi prima o poi doveva arrivare. La drammatizzazione attuata dalla Fulc e dall’azienda ha funzionato come deterrente verso i lavoratori che hanno interrotto gli scioperi.
85 lavoratori (ma qualcuno in assemblea si è fatto scappare che saranno di più nei prossimi anni) dovranno essere licenziati, in parte accompagnati alla pensione, in parte in CIGS per un anno e poi in mobilità, altri volontariamente, con l’incentivo all’esodo.
Inizialmente usciranno, gradualmente, circa 50 lavoratori, nel frattempo si lavora a pieno regime, così il profitto dell’azienda è salvo.
Come SLAI-COBAS riteniamo che la ristrutturazione non è ancora finita in quanto dal documento di accordo non si vede quali sono le prospettive dell’azienda e non ci sono i numeri sui quali l’azienda si vuole attestare. Di questo ne siamo pienamente convinti e certi ma ci auguriamo di essere smentiti dalla realtà.
Da tutta questa vicenda una cosa è abbastanza chiara e illuminante: che senza la lotta (5 giorni di sciopero) non ci sarebbe stato quello che i lavoratori volevano e avevano richiesto con insistenza: l’incentivo all’esodo. Sia chiaro che questo non lo ha chiesto lo SLAI-COBAS ma è una delle risultante della lotta da loro attuata.
Con la CGIL e la CISL chimici i lavoratori sarebbero già usciti da un pezzo in silenzio e senza toppe al culo. Di questo i dipendenti Archimica ne sono ampiamente coscienti.
La lotta dei lavoratori non ha prodotto solo questo palliativo. Oggi l’azienda sa che non appena proporrà altra cassa o mobilità e sarà costretta a continuare con l’espulsione degli operai, essi non si faranno intimidire, lo hanno già dimostrato con i cinque giorni di sciopero e siamo sicuri, continueranno a farlo. Con i “SE” e con i “MA” non si fa la storia, ma Se i lavoratori avessero continuato a lottare si sarebbe ottenuto sicuramente di più.
QUI STA LA FORZA DEI LAVORATORI.
I lavoratori, e anche i futuri pensionati che usciranno, dovunque andranno,porteranno con loro, la coscienza che la lotta e l’unità dei lavoratori è l’unica arma che hanno per combattere i padroni e i sindacati filo-padronali cgil-cisl-uil.
Quelli che rimangono dentro a lavorare (fino a quando?) devono pretendere di non sottomettersi ai diktat della direzione, e attraverso la RSU controllare che tutto avvenga nel rispetto delle norme, soprattutto per la sicurezza.
Questa è la lezione che ci viene dalla lotta dei lavoratori Archimica.
Una buona lezione, che speriamo migliori per il futuro, per mettere in discussione l’attuale sistema economico sociale che produce licenziamenti per i produttori della ricchezza nazionale e profitti per i parassiti sociali.
Scrolliamoceli di dosso.Rho,18-10-2007
SLAI-COBAS RHO
ALL'ARCHIMICA NON DEVE PASSARE
NESSUN LICENZIAMENTOIn questi ultimi anni ad ogni fabbrica imbandierata con le sigle di categoria di CGIL,CISL e UIL, era naturale affermare che quella fabbrica stava chiudendo con l’appoggio sindacale.
All’Archimica insieme alle bandiere dei confederali sono apparse anche quelle dello Slai Cobas, con le stesse bandiere stese al sole da 10 anni, i compagni dello Slai Cobas hanno mantenuto il posto di lavoro e lo stipendio ai lavoratori dell’ex Alfa Romeo scaricati dai confederali e dai politici.
Nella Archimica di Origgio la nostra presenza, due delegati nella RSU, ha creato le condizioni per una risposta diversa alla direzione, ha messo in luce i limiti dell’azione sindacale concertativi smascherando fino in fondo le contorsioni che, in questo caso i dirigenti della (Femca Cisl) Maurizio Ferrari, e (Filcam CGIL), Giuseppe Ferrario, sono stati obbligati a fare per giustificare il loro consenso alla politica di espulsione dei lavoratori dalla fabbrica.
Il loro articolo apparso su Varese news, in perfetto stile padronale, si lamentano delle difficoltà in cui versa l’azienda gia dal 2003, e dicono che ( chi è onesto intellettualmente non può non riconoscerlo), sottolineando che allora la procedura di licenziamento per 52 dipendenti era stata scongiurata dall’intervento della Fulc, accordandosi per la cassa In. Guadagni;
Oggi la presenza nella RSU dei delegati dello Slai Cobas e la partecipazione dei compagni del coordinamento provinciale, ha radicalizzato la lotta e fatto arrabbiare i padroni i quali sono passati dalla mediazione allo scontro diretto, avviando le procedure di mobilità/licenziamento per 85 operai.
Ci domandiamo quale onestà intellettuale ci vuole per affermare queste stupidaggini.
Ai burocrati sindacali che hanno tentato di nascondere la loro responsabilità al fatto che 85 operai possano trovare la lettera di licenziamento sotto l’albero di Natale, accusando che la radicalità degli operai, ricordiamo che le conquiste dei lavoratori sono state ottenute con le lotte come quelle dei 5 giorni di sciopero, e che la loro politica di collaborazione ha creato le condizioni alle sconfitte che migliaia e migliaia di lavoratori stanno pagando con il precariato, i bassi salari, le ristrutturazioni, i licenziamenti..
Se il nostro intervento è servito a radicalizzare lo scontro ne rivendichiamo la paternità senza tentennamenti, siamo convinti invece che il decisionismo dell’azienda nasce dal fatto che sa di aver dalla sua parte proprio la Femca e la Filcem con tutti i loro burocrati, ma soprattutto è cosciente del fatto che gioca a loro favore l’isolamento in cui è stata tenuta la vicenda e il terrorismo psicologico fatto ai danni di coloro che hanno dimostrato più combattività.
Dal canto nostro indichiamo ai delegati dello Slai Cobas di non firmare nessun licenziamento e sottolineiamo che in queste occasioni i lavoratori devono far emergere il bisogno della resistenza di classe alla ristrutturazione e ai licenziamenti, all’arroganza dei padroni.
I dirigenti dell’Archimica sicuramente vogliono aumentare l’efficienza dei loro impianti, (è gia successo che la stessa produzione è stata assicurata da meno personale), questa è un esperienza che hanno capitalizzato, non possiamo dire con certezza ma non ci meraviglieremo, se l’azienda dovesse riuscire a cacciare tutti questi lavoratori, se tra qualche tempo entreranno lavoratori con contratti interinali, delle cooperative o lavoratori in nero, magari assunti da qualche cooperativa rossa gestita da sindacalisti o politici di sinistra.
Ai lavoratori e ai delegati con molta onestà diciamo che la situazione della Archimica è la situazione che si trovano davanti lavoratori di altre fabbriche, siatene certi qualsiasi sacrificio i burocrati del sindacato vi convinceranno di fare questo non scongiurerà ulteriori ristrutturazioni e riduzione del personale, se l’azienda ne avesse bisogno.
In tutti i luoghi di lavoro dobbiamo cominciare a rispondere duramente quando si prospetta qualsiasi forma di licenziamento, non possiamo aver paura per sempre, in questo caso peggio del licenziamento cosa ci può essere ? Resistere oggi non serve solo agli operai dell’Archimica ma tutti gli altri che si trovano nelle stesse situazioni e non vedono nessun luce in fondo al tunnel.
LO SLAI COBAS RESTA FERMAMENTE CONVINTO CHE NON SI FIRMA PER MANDARE A CASA I COMPAGNI DI LAVORO.
SIAMO CON I LAVORATORI SE SI DECIDERA’ DI RILANCIARE LA LOTTA , CERCANDO LA SOLIDARIETA' DEGLI ALTRI LAVORATORI, ALLARGANDO IL FRONTE DI LOTTA ESPORTANDOLO NELLE FABBRICHE DELL’AREA.
LE BATTAGLIE CHE SI PERDONO SONO QUELLE CHE NON SI COMBATTONO, ALL’ARCHIMICA SIAMO SOLO ALL’INIZIO, LOTTARE E’ UN DOVERE RESISTERE UNA NECESSITA’ !
SLAI Cobas
15-10-2007
LA LOTTA DEI LAVORATORI ARCHIMICA CONTRO LA CIGS CONTINUA…
Il 12 settembre ’07 è iniziato lo sciopero, di otto ore, dei lavoratori Archimica sui tre turni. Tutti i lavoratori della produzione hanno aderito in modo totale mentre una decina di impiegati legati all’azienda e spinti da essa, hanno voluto provocare cercando di forzare il presidio. Ma l’unità dei lavoratori ha avuto la meglio sulla provocazione aziendale.
Oggi 18.09.2007 si è verificato lo stesso copione ma, ancora una volta, la grande saggezza e unità dei lavoratori ha respinto al mittente (l'azienda) la provocazione.
I lavoratori dell’Archimica sono determinati nel difendere la propria dignità di produttori della ricchezza, con la quale altri si arricchiscono, gridando un netto NO! Alla cassa integrazione.
L’altra giornata di sciopero è per il 20 settembre ’07.
Mentre già domani (19-09-07) la RSU in modo unitario proclamerà altri due giorni di sciopero per la prossima settimana, e se l’azienda non torna sui suoi passi, induriremo la lotta cercando altre forme che i lavoratori si inventeranno fino al blocco della produzione totale.
I LAVORATORI HANNO GIA’ DATO.
ORA TOCCA ALL’ AZIENDA DARE: RITIRO DELLA CIGS E MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO PER TUTTI.
A differenza di quanto è successo negli ultimi anni in giro per l’Italia e per la Lombardia, dove i lavoratori hanno accettato supinamente la cigs, senza reagire, i lavoratori dell’ Archimica stanno dando dimostrazione che contro il padrone si può ancora lottare e possibilmente … vincere.
Per questo i lavoratori non vanno lasciati soli.
Hanno bisogno di tutto l’ appoggio e la solidarietà concreta, degli altri lavoratori e di tutti i gruppi e movimenti della zona.
Giovedì 20 settembre ’07 tutti davanti all’ Archimica ( alle 5 e 30 di mattina) a sostegno della loro lotta.
NO ALLA CIGS
NO AI LICENZIAMENTI
UNITA’ FRA TUTTI I LAVORATORI
Rho, 18-09-’07
SLAI-COBAS RHO
CONTRO LA CASSA INTEGRAZIONE, L’ ORGOGLIO DEGLI OPERAI ARCHIMICA!
Il venti di agosto la direzione della ditta Archimica ha aperto la procedura per mettere in CIGS 70 lavoratori. Le motivazioni della cigs non sono per crisi di mercato ma per recuperare le perdite di bilancio, dopo che è già stata attuata la cig ordinaria. La fulc (cgil-cisl-uil chimici) aveva già accettato (come avviene da sempre) un percorso che prevedeva la fuoriuscita dei lavoratori pensando che i lavoratori non avrebbero reagito. Ma grazie alla presenza dei nostri delegati e dello slai provinciale, insieme ai lavoratori e agli operai, siamo riusciti nelle assemblee dei tre turni, a dare una sonora sconfitta alla linea sindacale dei confederali.
L’ assemblea del 1° turno ha votato la proposta dei cobas (che prevede il reintegro dei 70lavoratori e il rifiuto della cassa) con 26 voti a favore contro 4 per la fulc e 4 astenuti; il 2° turno (con la presenza anche degli impiegati) ha votato per la proposta dei cobas con 60 voti a favore contro 21 per la fulc e 3 astenuti; il turno di notte ha votato con 33voti a favore della nostra proposta e 2 per la fulc con 1 astenuto.
Il totale dei lavoratori che ha votato è di 154 lavoratori su 200, di cui 119 hanno votato per la lotta contro l’ accettazione della CIGS, 27 per la linea fulc e 8 si sono astenuti.
Alla luce di questi risultati, il giorno 7 settembre abbiamo comunicato all’ azienda i risultati delle assemblee chiedendo il ritiro della CIGS per i 70 operai. Siamo in attesa di una risposta. la fulc pur sonoramente sconfitta ha dichiarato che parteciperà comunque alla lotta. La battaglia però è appena cominciata. Unitariamente con la RSU e la Fulc abbiamo fissato tre giorni di sciopero totale di otto ore per il 12,18 e 20 Settembre 2007 con presidio davanti alle portinerie con blocco di tutte le merci. Senza voler esaltare o enfatizzare i risultati,politici e sindacali di questa realtà produttiva, è necessario mettere in evidenza che quando i lavoratori lottano e agiscono in modo cosciente fanno sempre paura, in particolar modo all’azienda, perché iniziano a rendersi conto che con i confederali non è più possibile difendere i propri interessi e in modo particolare quando si tratta del posto di lavoro.
Ci auguriamo che questa lotta possa essere di esempio per altre realtà produttive e che ci sia la solidarietà concreta di altri lavoratori in lotta partecipando al presidio indetto nei giorni di sciopero ,unendo così le forze.
CONTRO LA CASSA INTEGRAZIONE.
CONTRO I LICENZIAMENTI.
UNITA’ FRA TUTTI I LAVORATORI.
LOTTA AD OLTRANZA FINO AL RITIRO DEI LICENZIAMENTI.
SLAI-COBAS RHO
LAVORATORI- STUDENTI AUTORGANIZZATIRho, 7-9-07