Da primonumero.it 12/3/2009
12/03/2009 - LICENZIATO INGIUSTAMENTE: OPERAIO
MOLISE AMBIENTE REINTEGRATO
Termoli. Secondo il giudice era stato licenziato
ingiustamente e ora dovrà essere integrato. Il
tribunale di Larino ha infatti accolto il ricorso
presentato dagli avvocati dello Slai Cobas Tiziana
Colella e Gaetano Caterina contro il licenziamento
dell’ex dipendente Molise Ambiente Valterio De
Santis. Il giudice Acetocon sentenza esecutiva ha
dichiarato illegittimo il licenziamento del
dipendente, ordinando l’immediato reintegro nel
posto di lavoro che ora, per gli effetti
contrattuali e passaggio obbligatorio, spetta alla
Teramo Ambiente. Non solo, il giudice, nella
sentenza, ha disposto che la Molise Ambiente non
solo debba pagare le spese processuali, ma anche
tutte le mensilità arretrate dall’atto del
licenziamento fino all’effettivo reintegro.
Da primonumero.it 28/02/2009
28/02/2009 - CONGRESSO PROVINCIALE SLAI COBAS:
"QUESTA CIG è PRESA IN GIRO"
Termoli. Sostegno ai cassaintegrati e l’invito alla
lotta sul territorio senza soluzione di continuità
per garantire ai lavoratori i propri diritti. E’
quanto emerso dal congresso provinciale dello Slai
Cobas svoltosi nella mattinata di oggi 28 febbraio
nella sede di via Sturzo a Termoli. Si è parlato di
dipendenti Fiat e non solo, citando anche l’esempio
dei metalmeccanici di Pomigliano d’Arco, che in
questi giorni hanno manifestato la propria
situazione di difficoltà. «Denunciamo la continua
repressione verso i nostri compagni - ha detto in
apertura Andrea Di Paolo, rsu alla Fiat Powertrain
di Termoli - Oggi siamo in una situazione nella
quale mentre il settore cambi è in cassa
integrazione, chi lavora ai mototi è sottoposto a
straordinari. Questa è una presa in giro». Sulla
stessa lunghezza d’onda il coordinatore provinciale
Giovanni Sappracone, secondo il quale «la situazione
di Pomigliano è la stessa degli sabilimenti di
Termoli». Anche la coordinatrice nazionale Mara
Malatesta, reduce dalla manifestazione degli operai
campani, ha battuto su questo tasto, rimarcando che
«altri sindacati sono stati fortestemente contestati
a Pomigliano. Solo lo Slai ha denunciato che 316
lavoratori sono stati confinati a Nola solo perchè
più combattivi. Si stanno cancellando i diritti dei
lavoratori». Fra gli intervenuti, anche l’indomabile
Stefano Musacchio secondo il quale «l’azienda ha
come unico obiettivo il profitto e ha fatto perdere
dignità ai lavoratori» e il giovane Michele
Paglialonga che ha testimoniato la propria vicenda
di lavoratore licenziato nonostante un contratto
firmato, plaudendo allo Slai Cobas «unico sindacato
che mi ha dato sostegno».
Da primonumero.it 27 febbraio 09
SLAI-COBAS, DOMANI IL CONGRESSO PROVINCIALE
Termoli. Il sindacato SLAI-COBAS si riunirà nel congresso provinciale il prossimo sabato 28 febbraio 2009 nei locali della sede sindacale in via Luigi Sturzo, 17 a Termoli a partire dalle 9,30.
Tutti i lavoratori, e in particolare quelli che sono stati sottoposti a lunghi periodi di cassa integrazione, sono invitati a partecipare. Nel corso dell’incontro si discuterà della crisi del capitale, del fallimento delle banche, e delle conseguenze che questi avvenimenti hanno inevitabilmente avuto sui lavoratori e sulla loro condizione economica.
Alle ore 12 i rappresentanti sindacali terranno la conferenza stampa.
Da termolionline.it 27 febbraio 2009
Lavoro, diritti e capitale. I temi del congresso Slai-Cobas
TERMOLI. "Cari lavoratori, mai come in questa fase di crisi e di attacco capitalistico ai nostri fdiritti c'è la necessità di continuare il nostro cammino e di auto-organizzarci sempre più forti". Con questo motto, il coordinamento provinciale dello Slai-Cobas ha convocato il congresso del movimento sindacale metalmeccanico autonomo.
La presentazione dell'assemblea degli iscritti avrà luogo domani a Termoli, a mezzogiorno, nella sede di via Luigi Sturzo n. 17.
Diversi i temi dell'assise, dalla crisi del capitale al fallimento delle banche, dall'attacco al contratto allo sfruttamento.
"Pagano sempre e solo i lavoratori", l'accusa promossa dallo Slai-Cobas.
La manifestazione coinvolgerebbe in maniera particolare i lavoratori in cassa integrazione della Fiat Powertrain Technologies di Termoli e delle altre realtà produttive molisane.
Lo SLAI-COBAS in occasione del congresso provinciale indetto il giorno 28 febbraio 2009, terrà alle ore 12.00 dello stesso giorno nella sede di Via Luigi Sturzo n. 17 in Termoli una conferenza stampa
CRISI DEL CAPITALE
FALLIMENTO DELLE BANCHE
ATTACCO AL CONTRATTOPagano sempre e solo i lavoratori.
Mai come adesso c'è la necessità di autorganizzarci.Sono invitati tutti.
Termoli, 26 febbraio 2009
La crisi nera della Fiat: cinquecento precari appesi a un filoDa: primonumero.it (28-11-2008)
ECONOMIA & LAVORO
Termoli. Da lunedì 1° dicembre
allo stabilimento Fiat Powertrain di Termoli dei
lavoratori interinali non si vedrà nemmeno l’ombra.
Sono circa 500 e dopo l’ultima comunicazione da
parte dei vertici aziendali, i lavoratori entrati in
Fpt con contratti di somministrazione vedranno il
loro futuro ancora più nero.
Di questi infatti, 150 sono già consapevoli di avere
pochissime possibilità di essere riassunti: si
tratta dei lavoratori interinali che erano impiegati
all’Unità Cambi e che dallo scorso 31 ottobre sono
stati allontanati dallo stabilimento di Rivolta del
Re in seguito alla cassa integrazione e alla
scadenza del loro contratto.
Altri 250 interinali sono impiegati ai Motori e la
comunicazione del 27 novembre riguardava proprio
loro. Mentre i 140 interinali che lavorano all’unità
Motori 8 valvole si fermeranno per una settimana (a
partire da lunedì 1 dicembre) e poi rientreranno in
Fpt, gli altri 110 che lavorano all’unità Montaggio
del Motore 16 valvole saranno richiamati solo per
metà.
In sostanza i vertici aziendali ieri - giovedì - non
hanno fatto altro che comunicare alle rsu l’ennesima
perdita di posti di lavoro, in totale 50 in uno dei
reparti che fino a venti giorni fa era tra i più
produttivi del sito al punto che si sono toccate
addirittura punte di produzione record.
«Il problema è proprio questo - spiega Riccardo
Mascolo della Fim - Si è prodotto tanto, si è fatto
stoccaggio e ora c'è bisogno di rallentare: è
normale che lo stop si cerchi di accorparlo al
momento delle ferie natalizie, così da essere meno
impattante sui lavoratori».
Ma a rendere ancora più preoccupante la situazione
nella fabbrica di Rivolta del Re è anche il fatto
che tra dicembre e febbraio scadranno i contratti
Cat, Contratti A Termine con cui sono inquadrati 150
lavoratori che ad oggi non hanno avuto ancora
nessuna garanzia di veder riconfermato il loro posto
di lavoro. Secondo quanto spiegano gli operai di
vecchia data, «I lavoratori Cat sono già con il
tesserino Fpt, è come se facessero già parte
dell’azienda, e nella storia dello stabilimento non
è mai successo che venissero allontanati dopo aver
fatto formazione e imparato il mestiere». Eppure in
questo momento di crisi neanche per loro, che sono a
un passo dall’olimpo del contratto a tempo
indeterminato, esiste sicurezza.
Così come non esiste per gli 885 lavoratori con
contratti a tempo indeterminato dell’Unità Cambi,
che per nove settimane riceveranno solo una parte
dello stipendio a causa della Cassa Integrazione.
A sentire i rappresentanti delle maggiori sigle
sindacali presenti alla Fpt di Termoli, una crisi
così la principale azienda del Molise non l’aveva
mai vissuta. Dal canto loro le organizzazioni
sindacali da tempo chiedono più chiarezza sui piani
produttivi relativi allo stabilimento di Termoli e
sul futuro stesso del sito. Se ad oggi da un lato la
concertazione dei sindacati confederali è riuscita a
strappare alla Fpt la promessa di un bacino per gli
interinali allontanati dall’Unità Cambi, dall’altro
la lotta dello Slai Cobas ha fatto sì che
l’ispettorato del lavoro avviasse un’indagine per
verificare se nello stabilimento di Rivolta del Re
ci siano effettivamente le condizioni per attivare
tutta questa cassa integrazione.
«Se tutto questo sta accadendo nello stabilimento
Fpt di Termoli non e’ un caso ma e’ il frutto amaro
dei sindacati compiacenti che hanno sempre scommesso
sulla flessibilita’ e sulla concertazione - dice la
Rsu dello Slai Cobas Andrea Di Paolo -. Sui
lavoratori di Termoli sono stati sperimentati tutti
i tipi di turni, e ora assistiamo a questo scenario,
dove si rivaluta il metodo della contrattazione e si
toglie pian piano potere alle rsu seguendo una linea
che compiace Confindustria».
Intanto gli interinali restano l'anello più debole
della catena e in tanti covano rabbia e rancore per
quello che sta accadendo. Molti sono giovani e,
fiduciosi nel futuro garantito dall'essere entrati
in una grande azienda, si sono sposati, hanno figli
e mutui che gravano sulle loro spalle. Molti
preferiscono non esporsi, ma qualcuno ha già trovato
il coraggio di parlare, seppure in forma anonima.
«Quando sono stato assunto - spiega un lavoratore
interinale - era maggio 2008 e mi ha chiamato l'Adecco.
Ovviamente ho firmato un contratto di
somministrazione, ma dentro di me pensavo di essere
entrato in Fiat e quindi di avere un futuro certo.
Sapevo che mi aspettava la gavetta, i sacrifici, i
turni di notte e di domenica, ma ero pronto a tutto
pur di percorrere tutte le tappe che permettono di
arrivare al contratto a tempo indeterminato, e
invece...lunedì andrò a casa e poi chissà».
Primonumero ha deciso di dare spazio alle voci degli
operai, alle loro speranze prima di essere assunti
dalla Fpt o in altre fabbriche del territorio e alla
loro rabbia per essere stati messi alla porta senza
alcuna garanzia. Ma sono benvenuti anche i messaggi
di chi ce l'ha fatta ed ora si sente tranquillo al
suo posto di lavoro. Per farlo basterà scrivere a
info@primonumero.it e gli interventi saranno
pubblicati. (v.f.)
Da: primonumero.it (22-11-2008)
Contro i tagli del Governo lo Slai colora la piazza Galleria fotografica
Le bandiere rosse dello Slai-Cobas e gli striscioni degli studenti hanno colorato questa mattina, sabato 22 novembre, le strade di una Termoli grigia e fredda. La protesta ha coinvolto diverse categorie di lavoratori provenienti anche da fuori regione. Tutti uniti contro i tagli effettuati dal Governo Berlusconi nell'ambito della scuola, della sanità, dei salari e delle pensioni.
Termoli. Erano circa 250 e fin
dalle prime ore del mattino hanno sfilato lungo le
strade della città al ritmo delle note della Banda
Bardò e di Bob Marley. Una manifestazione pacifica
quella organizzata dal sindacato autonomo dei
lavoratori Slai-Cobas ma che ha coinvolto diverse
categorie motivate tutte dalla stessa rabbia, quella
dovuta ai tagli che il Governo Berlusconi sta
attuando su diversi ambiti come la scuola,
l'università, la sanità, le pensioni e sui salari.
«In piazza questa mattina è scesa la gente comune -
dicono alcuni manifestanti - siamo casalinghe e
operai e non arriviamo più a fine mese, questo è un
modo come un altro per dire che non ce la facciamo
più». Protagonisti del corteo gli operai della Fpt
di Termoli ma anche le delegazioni dello Slai Cobas
di Milano, gli operai della Fiat di Pomigliano, lo
Slai Cobas dell'Alfa Romeo di Arese, e gli studenti
dell'Istituto Tecnico Commerciale 'Boccardi' di
Termoli in rivolta contro il preside che: «Continua
a negarci il diritto di assemblea».
Ad aprire il corteo un uomo che sventola con
orgoglio la bandiera della pace, si tratta di
Stefano Musacchio licenziato dalla Fiat nel 2003 per
aver affisso la bandiera della pace in fabbrica.
«Questa bandiera mi è costata il licenziamento - ha
dichiarato Musacchio - ma la manifestazione di oggi
mi dimostra che avevo ragione io a credere in certi
valori, gli stessi in cui crede tutta la gente che è
scesa in piazza oggi e che si è stancata di un
capitalismo che continua a prenderci in giro.»
L'idea della manifestazione è nata nelle officine
della Fiat Powertrain di Termoli, circa un mese fa,
quando i vertici aziendali hanno comunicato la
decisione di porre in cassa integrazione tutti i
2700 dipendenti dello stabilimento e, in particolar
modo con tempi più lunghi, i 900 dipendenti
dell'Unità Cambi. A pagare le conseguenze più gravi
di questa riorganizzazione del lavoro sono stati
circa 400 operai assunti con contratti a tempo
determinato che a fine Cig non vedranno
riconfermarsi il contratto.
E' stato questo dato a innescare una serie di
cambiamenti epocali in città: in primo luogo le
sigle sindacali confederali presenti nello
stabilimento di Termoli da sempre divise e in guerra
fra loro, si sono unite chiedendo univocamente alla
Fpt garanzie per i lavoratori e, in secondo luogo,
lo Slai Cobas, da sempre sindacato indipendente e
con pochi tesserati all'interno della Fabbrica
termolese, è riuscito a mobilitare un gran numero di
persone e a portarle in piazza per esprimere la loro
protesta.
«A Termoli qualcosa sta cambiando - spiega Andrea Di
Paolo - rsu dello Slai Cobas - e questa mattina
abbiamo avuto la dimostrazione di questo e del
lavoro che da mesi lo Slai svolge nelle retrovie ma
sempre pienamente convinti di quello che si fa». Il
sindacato autonomo infatti ha sempre sottolineato
l'incongruenza tra la richiesta di Cig da parte
della Fpt e le continue richieste (provenienti
sempre da parte dell'azienda)di straordinario e di
lavoro durante i turni di notte e nei weekend. E'
stato sempre lo Slai a presentare un esposto
finalizzato a verificare che alla Fpt di Termoli ci
siano le condizioni per effettuare la Cig.
Tante le forze dell'ordine dispiegate per
controllare i manifestanti; poliziotti, carabinieri
e vigili urbani si sono mescolati ai partecipanti
della manifestazione cercando di vincere il freddo e
la pioggia. Tanti anche i termolesi che hanno
assistito al corteo che da piazza Donatori di Sangue
ha attraversato Corso Fratelli Brigida per poi
lambire il castello e passare sotto al Municipio per
riversarsi infine in piazza Monumento dove c'è stato
il comizio finale. (v.f.)

Fiat di Termoli
SLAI-Cobas
via Luigi Sturzo, 17
86039 Termoli‘’Si tagliano i fondi per la scuola , la sanita’, la ricerca , i trasporti, le pensioni, mentre lo stato stanzia milioni di euro per banche ed imprese.’’
SENZA PADRONI; PER DIFENDERE CON LA LOTTA; I DIRITTI DI LAVORATORI,STUDENTI, PRECARI, CITTADINI
MANIFESTAZIONE POPOLARE DI PROTESTA
TERMOLI(CB) 22 NOVEMBRE 2008
CONCENTRAMENTO ORE 09:00 IN PIAZZA DONATORI DI SANGUE (VICINO OSPEDALE VECCHIO)
ORE 10:00 PARTENZA CORTEO DI PROTESTA PER LE VIE PRINCIPALI CITTADINE, CON COMIZIO FINALE IN PIAZZA MONUMENTO
SFONDIAMO IL MURO DELL’INDIFFERENZA E DEI DIRITTI NEGATI
Anche gli operai molisani e soprattutto quelli della Fiat stanno subendo l’arroganza padronale come non mai, di questo capitalismo che ogni giorno piange e chiede ‘’elemosine’’ al governo di turno, ora ci devono spiegare che fine hanno fatto le risorse economiche del sudore dei lavoratori, ed i sindacati confederali ci spieghino la loro incapacità e il loro non volere incidere nelle scelte delle imprese e dei governi e nella rappresentanza dei diritti dei bisogni e della democrazia sindacale dei lavoratori che subiscono il ricatto di un lavoro sempre più precario e sempre più flessibile. Contro tutto questo oggi si trovano uniti operai, studenti, insegnanti, lavoratori, pensionati, disoccupati, precari per una lotta contro la deriva neoliberista. AUTORGANIZZIAMOCI.
Per Continuare a mandare la tua
adesione , partecipazione e autorganizzazione
slaicobas.termoli@hotmail.it
OPERAI: 348. 7828258 ---- 349. 4947062 ----338.
3825973
SLAI-COBAS
“Il sistema sta crollando, sta collassando su se stesso, però non vi preoccupate non sarete lasciati soli” Questo messaggio è quello che si vuol far passare, mentre una tempesta finanziaria sta investendo i mercati globali, come mai prima d’ ora, ci dicono che nuove regole saranno adottate per rifondare dalla base il sistema capitalistico occidentale. Quelli che ieri aborrivano l’ intervento dello Stato nell’ economia di mercato, oggi parlano di nuove regole e di interventi degli Stati per salvare dal fallimento Banche, Finanziarie, Istituti di credito, Fondi d’investimento, Borse ed altro ancora. Gli economisti prevedevano che la crisi sarebbe venuta da India e Cina , invece è venuta da Wall Street, il cuore pulsante del neocapitalismo americano, imbevuto dell’ ideologia reganiana, che per vent’anni ha contaggiato anche l’Europa e forse più di tutti l’Italia. L’ultimo rapporto Ocse sulla distribuzione dei redditi nei 30 Paesi più industrializzati, dice che il nostro Paese è al 25° posto,vale a dire che la forbice tra ricchi e poveri è tra i più elevati del mondo. Questo vuol dire che una quota molto ampia di ricchezza prodotta è stata trasferita in maniera crescente dai salari ai profitti, I’ FMI calcola questa quota in Italia all’8% del PIL, pari a circa 120 miliardi di euro, una cifra enorme. Il capitalismo italiano, che ogni giorno chiede aiuti al governo, ci deve spiegare che fine hanno fatto queste risorse economiche. Forte è il sospetto che siano servite a foraggiare la speculazione finanziaria sui mercati internazionali. Questi Signori, adesso cercano di rassicurare i mercati ed i cittadini, ma non ci fidiamo, sono loro i responsabili dello sfascio capitalistico e loro devono pagare. Invece le iniziative del governo vanno in altre direzioni. A pagare saranno ancora una volta le classi sociali più deboli, vale a dire i lavoratori, gli studenti, i pensionati, i precari, i disoccupati, gli immigrati, le donne, i giovani. Lo abbiamo visto negli ultimi mesi: il ministro Brunetta ha organizzato una campagna denigratoria contro i lavoratori del settore pubblico, proponendo inoltre un contratto da poche decine di euro, il ministro Gelmini ha operato tagli alla scuola, per rendere i lavoratori del settore più precari e malpagati, il ministro Tremonti ha proposto solo provvedimenti per salvare le Banche, ma niente su salari e pensioni, i ministri della Lega non pensano ad altro che a provvedimenti restrittivi per gli immigrati, anche per quelli che lavorano onestamente e sono di enorme utilità per l’economia del Paese, per non parlare di Berlusconi che pensava di mandare la polizia nelle scuole. Mentre lo stato stanzia milioni di euro per banche ed imprese, si tagliano i fondi per la sanità, la scuola, la ricerca, i trasporti, le pensioni. A tutto questo si aggiunge l’incapacità dei Sindacati Confederali di incidere nelle scelte delle imprese e dei governi, ma soprattutto l’incapacità nella rappresentanza dei diritti e dei bisogni dei lavoratori, che subiscono il ricatto di un lavoro sempre più precario e sempre più flessibile. Al centro dell’impresa, non c’è il lavoro, quello fatto da uomini e donne, ma il profitto. Sono noti i sermoni della BCE sulla moderazione salariale, ma uno studio del CES, dimostra come in un quinquennio, cioè dal 2001 al 2006, circa il 5,6% del PIL europeo si sia trasferito dai salari ai profitti. E poiché nel 2006 il PIL dell’Europa si aggirava sugli 11mila miliardi di euro, il conto è presto fatto: nel primo quinquennio del nuovo secolo all’incirca 600 miliardi di euro sono stati sottratti, anno per anno, dai bilanci familiari dei lavoratori europei e sono rimasti nella disponibilità finanziaria delle imprese. È una cifra impressionante, pari alla metà del PIL di un paese come l’Italia, oppure equivalente ai bilanci statali di due Paesi, come ad esempio Francia e Regno Unito sommati insieme. Queste politiche neoliberiste post-fordiste sono state causa di profonde disuguaglianze sociali, che a loro volta hanno determinato forti squilibri nei rapporti capitale-lavoro, determinando un ciclo perverso,cioè: meno salario, meno diritti, più profitti, quindi più finanza, più speculazione, meno lavoro, e così via. È contro tutto questo che lavoratori, studenti,insegnanti, pensionati, disoccupati, precari, oggi si trovano uniti, una lotta contro la deriva neoliberista, affinchè la soggettività del lavoro torni ad essere protagonista, tornando in campo, magari con forme inedite, che la difficoltà delle sfide attuali imporrebbe, come ad esempio l’autorganizzazione.