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8 marzo contro i governi e contro i padroni
Le libertà politiche e sindacali sono sempre più ridotte, gli interessi e le aspirazioni della maggioranza della popolazione contano sempre di meno, aumenta invece la repressione contro i lavoratori, i comunisti, gli anarchici e gli antifascisti. Sul fronte padronale, tornano per la prima volta dopo decenni, i licenziamenti politici contro lavoratori impegnati nella lotta per la difesa sindacale di classe. In questo quadro, continuano ad avanzare, anche con uno specifico ruolo di punta assunto dai vertici ecclesiastici del Vaticano, collegati ai principali partiti di potere di centro-destra e di centro-sinistra, gli attacchi politici e culturali alla possibilità che le donne possano decidere sulla propria vita.
Le donne si trovano con sempre maggior frequenza nella morsa degli ingranaggi dell'oppressione politica, culturale, sociale e di genere.
Quest'oppressione, che si articola su più livelli, presenta tanti aspetti che, sempre più spesso, assumono caratteristiche particolarmente brutali e persecutorie in termini di contenuto e anche di forma.
Basti vedere solo alcuni esempi relativi alle ultime settimane:
- le brutalità e le umiliazioni inflitte alla lavoratrice del supermercato Esselunga per aver osato chiedere una pausa sul lavoro per recarsi al WC, costretta a pisciarsi addosso e a continuare a lavorare perché non le era concesso di allontanarsi dalla sua postazione e, negli spogliatoi, picchiata e insultata da un uomo che celava la propria identità;
- l'abuso di potere esercitato dalla digos di Bologna nei confronti di tre ragazze "colpevoli" di distribuire un volantino e di promuovere un presidio di solidarietà nei confronti di una donna che aveva subito tentativi di stupro e che aveva denunciato il suo aggressore (per questo sono state caricate di forza dentro la volante e trattenute per tre ore in questura senza possibilità di comunicare con l'esterno, dove hanno subito intimidazioni e minacce e sono state denunciate per rifiuto di dare le generalità e per resistenza a pubblico ufficiale);
- infine, anche conseguenza dell'approvazione, da parte di centro-destra e centro-sinistra, della legge sulle TPMA che attribuisce all'embrione valore di vita umana, la criminalizzazione delle donne che abortiscono, sancita materialmente, nel febbraio scorso, con l'irruzione al policlinico di Napoli di 7 uomini in divisa per indagare su presunte irregolarità di procedura in merito all' interruzione di gravidanza di un feto malformato, con tanto di interrogatorio a cui è stata sottoposta la donna che aveva subito l'intervento da soli 20 minuti.
Ed è proprio la legge 194 il fiore all'occhiello con cui la destra più integralista e conservatrice, con la complicità dei partiti di centro-sinistra, da anni cerca di attaccare sempre più accanitamente i diritti delle donne. Legge conquistata nel 1981, dopo anni di lotta dei movimenti degli anni 60 e 70, che consentì alle donne l'aborto assistito e gratuito negli ospedali pubblici.
Oggi, cercando di insinuare nei cervelli delle donne pregiudizi del tutto privi di valore scientifico, che hanno un loro corrispettivo solo nei paesi oppressi da sistemi economici e politici segnati da forti residui feudali, si vorrebbe nuovamente rispolverare l'eredità del ventennio fascista, quell'eredità ben sintetizzata nello slogan "la maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo", scritto sui quaderni delle Piccole Italiane e fatto rispettare nel codice Rocco a suon di pesanti sanzioni penali per la donna che decideva di interrompere la gravidanza e per il medico che operava in tal senso.
Di pari passo, mentre cercano di picconare definitivamente la 194, sindacati confederali, centro-destra e centro-sinistra vanno a braccetto anche nel lavoro di privatizzazione dei servizi sociali pubblici (asili, scuole, sanità, …), facendo ricadere ancora una volta sulle donne tutto il peso della cura e dell'assistenza alla famiglia e incentivando false soluzioni lavorative come il part time, il lavoro a progetto, ecc., che secondo questi signori 'permetterebbero' di "conciliare il lavoro con la cura della casa" e che in realtà diventano delle vere e proprie trappole anche sotto il profilo della dipendenza economica della donna dal coniuge.
Pertanto, appaiono poco credibili CGIL, CISL e UIL che quest'anno hanno indetto una manifestazione nazionale a Roma per l'8 marzo, quando sul fronte della difesa salariale, dell'occupazione e delle condizioni lavorative, negli ultimi decenni hanno svenduto i diritti delle lavoratrici, ultimo, in ordine di tempo, l'accordo sul welfare che, con l'ulteriore precarizzazione del lavoro, colpisce soprattutto le donne, mentre già stanno preparando un nuovo pesante attacco abbandonando le lavoratrici all'arbitrio padronale, con la proposta di abolire i contratti nazionali di lavoro.
Contro la pesante oppressione esercitata da partiti di potere, governi, apparati repressivi, Chiesa, e sindacati istituzionali, è necessario che le donne si organizzino per il diritto a decidere della propria vita senza alcuna delega e, come lavoratrici, costruiscano organismi sindacali di classe per la lotta e la difesa dei propri interessi.Coordinamento Slai-Cobas Provinciale di Trento
7 marzo 2008
Rovereto (Trento) : "No al Mobbing contro i lavoratori"
Il 14/12 si è tenuta un’assemblea serale sul "Mobbing contro i lavoratori" con la partecipazione di 60 lavoratori delle case di riposo, delle fabbriche e di vari altri settori organizzata dal coordinamento slai-cobas del Trentino. Il responsabile provinciale Sebastiano Pira e l’Avvocato Rinaldo Galimberti (esperto in materia di Mobbing del Foro di Milano) hanno introdotto la serata affrontando gli aspetti sindacali e giuridico-legali del Mobbing contro i lavoratori.
L’assemblea si è aperta con un minuto di silenzio in commemorazione degli operai di Torino.
Il coordinatore dello slai-cobas ha evidenziato come si tratti di considerare sia il punto di vista sindacale di classe, che affronta da una prospettiva macroscopica ed in riferimento a situazioni collettive la questione del "Mobbing contro i lavoratori", sia il punto di vista giuridico-legale, che tratta il tema da una prospettiva maggiormente legata agli aspetti individuali della problematica. In questo quadro, con un riferimento a categorie classiche del pensiero di Machiavelli, la prospettiva sindacale di classe è stata paragonata all’ "arte della guerra" e quella "giuridico-legale" all’arte della diplomazia. In particolare è stata sottolineata la necessità di integrare (senza cadere nel rischio di identificarli) entrambi i punti di vista sul piano concettuale, metodologico ed operativo.
La recente dichiarazione di Montezemolo contro l’assenteismo dei lavoratori del pubblico impiego è stata presa come esempio per evidenziare alcuni caratteri di fondo delle strategie del "Mobbing contro i lavoratori", dal tentativo di contrapporre lavoratori a lavoratori a quello di attribuire agli stessi lavoratori responsabilità e colpe relative sia a padroni che ai caratteri strutturali del parassitismo dello Stato italiano.
Sono state successivamente delineate alcune classiche strategie del Mobbing contro i lavoratori che in particolare vengono attivate da padroni, imprese ed amministrazioni nelle fasi di ristrutturazione, di riduzione del personale, di delocalizzazione, di privatizzazione, ecc. al fine di gestire e prevenire la reazione dei lavoratori.
È proprio la privatizzazione delle IPAB il contesto in cui, nelle case di riposo del Trentino, si accentuano modalità repressive nei confronti degli operatori assistenziali, dal terrorismo psicologico rappresentato dalle montagne di lettere di contestazione disciplinare nella maggior parte dei casi incongrue, paradossali e persecutorie, ai controlli esasperati che invadono l’intera quotidianità del turno di lavoro.
L’Avvocato Galimberti ha affrontato la questione del Mobbing considerandolo in un’accezione più ristretta, in quanto legata al linguaggio giuridico-legale, evidenziando anche le carenze legislative e le difficoltà che incontrano i lavoratori mobizzati a far valere i propri diritti. Ha denunciato come la situazione del Mobbing crei, quando il lavoratore non riesca a rispondere sul piano individuale e su quello collettivo, un circolo drammatico che porta spesso all’autodistruzione, alla dissoluzione delle famiglie, all’alcolismo, alla droga o al suicidio. L’Avvocato ha sottolineato in particolare il dato secondo cui un quarto dei suicidi è dovuto al Mobbing. Inoltre, ha evidenziato che il Mobbing colpisce, nel 65% dei casi, le donne. I lavoratori muoiono anche "lentamente" ogni giorno a causa del Mobbing.
Nonostante le difficoltà che si incontrano ad affrontare i processi per Mobbing, l’Avvocato ha illustrato ai lavoratori come e quando poter affrontare, anche sotto il profilo giuridico-legale, il processo per i casi di Mobbing individuali e collettivi, fornendo così strumenti di informazione e formazione ai lavoratori. Ha inoltre posto al servizio dei lavoratori presenti la sua esperienza relativa a varie cause di Mobbing, illustrando i motivi dei successi e degli insuccessi.
Il dibattito che ha occupato la seconda parte della serata ha portato alla luce vari casi individuali e collettivi di Mobbing contro i lavoratori ed ha approfondito la situazione delle case di riposo. Vari lavoratori hanno denunciato come i sindacati confederali li abbiano lasciati scoperti di fronte all’operato delle amministrazioni e delle imprese. Si è aperto così anche un momento di riflessione sulla necessità, per i lavoratori, di organizzarsi loro stessi sul piano sindacale.
Ha preso forma l’esigenza di aprire una vasta indagine capace di coinvolgere la cittadinanza, le forze politiche e le amministrazioni locali, sulla situazione delle case di riposo al fine anche di verificare l’esistenza o meno di soprusi, persecuzioni e Mobbing contro i lavoratori.SLAI Cobas Trento
15-12-2007
Questi sono i primi sottoscrittori, con i relativi commenti, dell’appello lanciato ieri dall’Aipsi-Med in favore di Ida Miser, la dipendente Asl licenziata perchè aveva denunciato gli scarichi inquinanti di un Ospedale ai Carabinieri dei NAS
"E ADESSO LICENZIATECI TUTTI!"
Nicola Gianmarco Ponsillo,
Spatuzzi Vincenzo
Francesco Blasi
Michele Costagliola
Cocco FrancescoSebastiano Pira : Come educatore psichiatrico e come responsabile dello Slai-Cobas del Trentino esprimo la mia solidarietà alla dipendente Ida Miser. Mi impegno a far conoscere l'operazione di discriminazione e di mobbing di cui è oggetto.
novembre 2007
Respingiamo le montature
La recente operazione repressiva tradottasi nell’incriminazione di vari militanti impegnati da anni, nell’ambito dell'attività politica e sindacale dei circoli di Proletari Comunisti, rappresenta un’inaccettabile montatura.
Non si tratta del problema della condivisione o meno delle posizioni di questi militanti, si tratta del fatto che oggi i vari governi ed i padroni, nel quadro dei cosiddetti processi d’integrazione dell’Italia nell’ambito dell’Europa imperialista, sono preoccupati per la crisi di egemonia che investe non solo le varie forze politiche dell’arco parlamentare, ma anche gli stessi sindacati confederali.
La frattura che si sta delineando ed allargando tra la maggioranza degli operai delle grandi e medie fabbriche del paese ed i settori maggioritari dei sindacati confederali si traduce non solo in un segnale, pur embrionale, di opposizione al governo Prodi, ma anche in una possibile prospettiva di opposizione proletaria a tutti i governi della borghesia.
E’ ovvio che tutto questo pone all’ordine del giorno la possibilità e necessità che operai e lavoratori, vadano a costruire un proprio sindacato e un proprio partito.
Questo è quanto oggi i governi, i padroni e gran parte del sindacalismo confederale, vogliono contrastare.
E’ necessario unirsi sul terreno della lotta politica e sindacale in difesa degli interessi degli operai e degli strati popolari, per affermare il diritto alla libertà di espressione, di organizzazione e di mobilitazione, per respingere la repressione e le montature e per superare una società capitalistica ed un sistema imperialista fondati sullo sfruttamento e sull’oppressione della grande maggioranza dell’umanità.Collettivo Comunista Antonio Gramsci
Slai Cobas Coordinamento Provinciale di Trento19/10/2007
Votiamo NO all’accordo sul welfare!
Nei giorni fra l’8 e il 10 ottobre, i sindacati CGIL,CISL e UIL chiamano i lavoratori ad esprimersi su un accordo che loro stessi hanno già sottoscritto lo scorso 23 luglio con governo e confindustria. Si tratta di un accordo che si inserisce nel varo della nuova finanziaria e ne conferma le scelte antioperaie e antipopolari dopo la finanziaria precedente che, tra gli altri provvedimenti, concedeva 7 miliardi di "cuneo fiscale" alle aziende.
Il governo Prodi, per non perdere completamente la faccia, non poteva riproporre la riforma Maroni del governo Berlusconi e il suo famigerato "scalone" che avrebbe innalzato bruscamente l’età pensionabile; quindi con questo accordo viene riproposto, ma diluito nel tempo, un sistema di scalini con i quali i requisiti per andare in pensione aumenteranno di anno in anno. Nel 2013 la riforma diventa perfino peggiorativa di quella del governo Berlusconi con l’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni mentre la riforma Maroni lo prevedeva per il 2014. Dal 2010 diminuiranno addirittura i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle pensioni fra il 6 e l’8% e quindi diminuiranno i soldi che percepiranno i lavoratori e le lavoratrici.
Ma l’accordo del 23 luglio ripropone anche l'applicazione della legge 30 e quindi un futuro di precarietà per milioni di lavoratori permettendo, tra il resto, che i contratti a termine durino oltre i 36 mesi.
Con la defiscalizzazione degli straordinari, prevista nello stesso accordo, le aziende saranno ancora meno spinte ad assumere manodopera mentre sarà ancora più facile per loro introdurre maggiore flessibilità.
Non solo oggi si firmano accordi alle spalle dei lavoratori per decidere provvedimenti perfino peggiorativi di quelli del governo Berlusconi, ma si pretende anche di sbandierare il consenso dei lavoratori, ottenuto tramite un referendum farsa!
Si vogliono far votare anche i già pensionati con le vecchie normative chissà con quale ricatto e facendo uscire dalle sedi sindacali in questo modo il risultato che gli farà comodo, questo con l'ulteriore paradosso che centinaia di migliaia di parasubordinati e precari sono esclusi dal voto.
Va denunciato che si tratta dell’ennesimo atto già sottoscritto dove i lavoratori sono messi di fronte al fatto compiuto. Mentre quello che realmente serve è una mobilitazione per conquistare condizioni migliori di lavoro, lotta alla precarietà e, stipendi e pensioni dignitose.
Sino ad oggi in numerose fabbriche ci sono scioperi di protesta contro l'accordo, ed è sintomatico dello stato d’animo di tanti lavoratori il fatto che anche alcune correnti della CGIL, come la "Rete 28 aprile", abbiano espresso il proprio dissenso.
Anche i delegati metalmeccanici della FIOM, riunitisi a settembre, hanno giustamente bocciato l’accordo e subito sono partite un fiume di accuse dalla stessa CGIL e dagli altri sindacati insieme alle forze politiche di governo e confindustria e questo, solo perché i delegati in questa circostanza hanno fatto il loro dovere!Nei posti di lavoro gli operai ed i lavoratori devono votare NO all’accordo sul welfare e pretendere inoltre che la FIOM sia oggi conseguente con le proprie dichiarazioni e difenda realmente nelle assemblee sindacali le ragioni del suo NO facendosi anche carico di organizzare una lotta reale per la difesa dei lavoratori e per la riconquista delle pensioni pubbliche!
Comitato contro lo scippo del TFR e per la difesa delle pensioni pubbliche
Coordinamento provinciale Slai Cobas
Sede Via Orti 24 Trento
TRENTINO, REFERENDUM DEL 30 SETTEMBRE :
ANDARE A VOTARE E VOTARE SISi all’abrogazione degli articoli della legge Salvaterra che stanzia ulteriori fondi per le scuole private.
In Italia la scuola è pesantemente condizionata, in senso anti-democratico ed oscurantista, da quella scelta politica di fondo, volta a sancire l’alleanza tra istituzioni statali e Chiesa Cattolica, che ha sempre caratterizzato lo Stato italiano e che la Costituzione Repubblicana ha limitato solo formalmente.
Non solo la Chiesa e la religione cattolica hanno esercitato in mille forme la loro influenza ideologica e politica in tutti gli ordini e gradi della scuola pubblica, ma hanno potuto mantenere e sviluppare un proprio "apparato scolastico" di fatto parificato dallo Stato, sul piano del valore giuridico del percorso scolastico, a quello della scuola pubblica.
I processi di privatizzazione della Scuola pubblica hanno aperto enormi spazi non solo ad un’ulteriore penetrazione della Chiesa Cattolica, ma anche ad un’ulteriore espansione dell’apparato delle "scuole private" controllate dalla stessa Chiesa.
Mentre le scuole pubbliche risentono di una crescente carenza di personale insegnante e di strutture, sempre più fondi e risorse vengono dirottate dallo Stato italiano verso le scuole private. Contemporaneamente, sul piano politico ed ideologico, si cerca in tutti i modi di rafforzare l’influenza della Chiesa all’interno della società come fattore di coesione reazionaria e di passivizzazione dei lavoratori e dei giovani ed oggi, in modo particolare, come ulteriore tentativo, anche sul terreno del cattolicesimo, di contribuire a quell’operazione globale dell’imperialismo volta a sostenere che esiste una "civiltà occidentale" fondata sul cristianesimo che si ritrova assediata e minacciata nei suoi valori fondamentali e nella sua stessa esistenza da altri popoli e da altre culture e religioni.
Si può affermare che il Trentino, singolarmente, risulti all’avanguardia in questi processi visto che con la Legge Salvaterra si intendono promuovere e sperimentare, in nome della "parificazione’, forme ancora più smaccate di sostegno economico, politico ed ideologico alle scuole private, rispetto a quelle già operanti su scala nazionale.
Sul piano degli insegnamenti politici che è necessario trarre, è rilevante che in quest’operazione risulti protagonista il governo locale retto dal centro-sinistra che non a caso in gran parte mira al boicottaggio del referendum, in parte invita ad andare a votare ribadendo il proprio supporto alla Legge Salvaterra e, in parte ancora (DS), sceglie ipocritamente di non dare indicazioni di voto.Coordinamento provinciale Slai-Cobas del Trentino
SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI WHIRLPOOL DI TRENTO
GARANZIA DEL POSTO DI LAVOROGià nei primi mesi dello scorso anno la Whirlpool aveva iniziato a vendere i terreni circostanti. Oggi ha ultimato l’opera vendendo lo stesso stabilimento. Da anni la Whirlpool non investiva più a Trento, mentre su scala nazionale, alle centinaia di operai licenziati in Piemonte dell’Embraco (controllata al 100% dalla Whirlpool) si aggiungeva il continuo ridimensionamento dell’attività produttiva dello stabilimento di Varese.
Era evidente che la strategia della Whirlpool mirava alla chiusura progressiva degli stabilimenti italiani ed alla delocalizzazione all’Est, in particolare in Polonia.In tutti questi anni, a Trento si è solo cercato di rassicurare gli operai e di far ingoiare loro aumenti dei ritmi di lavoro e della flessibilità in nome della necessità di reggere la concorrenza sui mercati globalizzati. Tutto un imbroglio al servizio della delocalizzazione visto che la Whirlpool è la più grande multinazionale americana del settore ed è presente in tutto il mondo in più di 100 paesi, non solo in America Latina e nell’Est Europa, ma anche in Asia ed in particolare in Cina. La "spietata concorrenza" sul mercato mondiale alle produzioni dello stabilimento di Trento in realtà l’ha sempre fatta la stessa Whirlpool.
Oggi è diventato chiaro che la vendita dei terreni e dello stabilimento sono stati condotti con il pieno appoggio di Regione, Provincia e Comune, a partire dall’enormità di quei terreni regalati dalla Provincia con la clausola dell’impiego produttivo ed oggi diventati invece oggetto di una vergognosa speculazione ai danni della collettività. L’elemento più rilevante è però dato dal fatto che la vendita dello stabilimento è stata sostenuta e finanziata da Mediocredito Trentino, banca controllata, su scala locale, dallo stesso Ente pubblico. Senza il pieno appoggio dell’Ente pubblico e delle forze politiche di potere e senza il ruolo delle banche locali, l’operazione in atto della Whirlpool, volta alla chiusura dello stabilimento e alla delocalizzazione degli impianti l’Est, sarebbe stata molto più difficile se non addirittura impossibile.
La chiusura dello stabilimento di Trento è quindi solo un golpe congiunto della Whirlpool e del potere politico locale ai danni degli operai e della collettività. Una vergognosa operazione speculativa al sevizio di banche e rendite immobiliari che è andata avanti nell’ombra negli ultimi anni con lo scopo di mettere gli operaia di fronte ai giochi già fatti.
Tutto questo deve trovare una precisa risposta degli operai della Whirlpool e degli altri lavoratori del Trentino. Dobbiamo dire basta con il gioco delle parti dove l’Ente pubblico scarica tutte le sue responsabilità sulla Whirlpool per evitare di dover prendere precisi impegni nei confronti degli operai a garanzia del loro futuro lavorativo.
Regione, Provincia, Comune sono responsabili quanto la Whirlpool del futuro degli operai e quindi risulta inefficace e perdente qualsiasi lotta per la garanzia del mantenimento del posto di lavoro che si traduca in una contrattazione nei confronti della sola Multinazionale USA. L’Ente Pubblico locale e tutte le forze politiche di potere sono una controparte degli operai, dei lavoratori e dell’intera cittadinanza.
Bisogna imporre all’Ente Pubblico il ritiro di Mediocredito dalla speculazione Whirlpool, bisogna imporre che l’Ente Pubblico faccia valere i suoi diritti di proprietà sui terreni dello stabilimento di Gardolo, considerato il fatto che questi terreni erano stati ceduti con la clausola del loro impiego ai fini dell’attività produttiva, bisogna imporre che l’Ente pubblico prenda tutte le misure possibili per sanzionare la Whirlpool ! Ovviamente questo non basta, ora l’Ente Pubblico è direttamente responsabile del futuro di centinaia di operai della più grande fabbrica del Comune di Trento.
Oggi è necessario che su questa linea e su questo programma gli operai della Whirlpool eleggano dei delegati per l’organizzazione delle lotte per la garanzia del posto di lavoro.
Oggi è necessario che su questa linea e su questo programma tutte le fabbriche del Trentino si mobilitino a sostegno degli operai Whirlpool.
I LICENZIAMENTI NON DEVONO PASSARE, NESSUN OPERAIO DEVE PERDERE IL LAVORO, COSTI QUEL CHE COSTI !Comitato contro lo scippo del TFR e per la difesa delle pensioni pubbliche
Coordinamento provinciale Slai Cobas del Trentino
tnslai@tin.itsettembre 2007
Per un 8 marzo in difesa dei diritti delle donne
Quest’anno non si tratta solo di ricordare gli avvenimenti storici che portarono all’istituzione della Giornata Internazionale dell’8 marzo, ma soprattutto di denunciare le discriminazioni e le oppressioni di cui sono tutt’ora oggetto le donne e di contrastare gli attacchi che quotidianamente vengono messi in atto contro di loro da governo e sindacati “amici”. Si tratta anche, di fronte alla latitanza ed all’ipocrisia dei partiti e delle istituzioni, di lanciare sempre più forte il grido di allarme contro le violenze di cui le donne sono vittime, all’interno delle loro case e sui posto di lavoro.
La “riforma” delle pensioni, messa in atto dai diversi governi che si sono succeduti e persino anticipata dall’attuale governo Prodi, riassume in sé tutti diversi aspetti di antidemocraticità e discriminazione in particolare nei confronti delle donne.
In una società, dove già le donne sono costrette a subire condizioni lavorative peggiori rispetto agli uomini (con salari mediamente più bassi, maggior ricorso al precariato, maggiore ricattabilità, minore riconoscimento delle proprie competenze, ecc.) il nuovo sistema pensionistico le costringe anche a subire condizioni economiche svantaggiose, che sicuramente non permetteranno loro di condurre una vecchiaia serena.
Il sistema contributivo penalizza le donne, non solo perché avendo salari inferiori versano meno contributi, ma anche perché entrano più tardi nel mercato del lavoro – seguendo mediamente un percorso formativo più lungo –, perché più frequentemente il loro lavoro è precario e spesso rinunciano al tempo pieno per sobbarcarsi gran parte del lavoro domestico e di cura dei propri familiari.
Il secondo aspetto riguarda invece specificamente i fondi pensione. Chi sostiene la vantaggiosità di tali prodotti finanziari evita spesso di riportare come la "pensione" integrativa di una donna, a parità di capitale versato, sarà inferiore di circa il 30% rispetto a quella di un uomo, poiché le donne hanno un’aspettativa di vita mediamente più lunga. Insomma, a parità di contributi versati, l’assegno integrativo sarà diverso. Sono queste le pari opportunità di cui parlano tanto i vari governi, i vari politici ed i “piazzisti” dei fondi pensione?
A questo si aggiunge il fatto che se una donna vorrà garantita la reversibilità della “pensione” integrativa dovrà letteralmente comprarla, versando ulteriori contributi, o peggio, dovrà convincere il proprio partner a fare ciò, rendendola ancora più subdolamente dipendente dal marito. Così, già oggi, per chi avrà ad esempio la fortuna (mercati azionari permettendo) di aver accumulato dopo una vita di lavoro 50.000 euro nel fondo pensione Cometa dei metalmeccanici, a 65 anni (se uomo) prenderà circa 260 euro al mese di rendita integrativa, che scendono a 185 euro se chiede una rendita totalmente reversibile a favore di una donna con 5 anni di età in meno di lui; e la donna, a 60 anni, avrà una rendita di circa 191 euro al mese, che scendono a 185 con la reversibilità (vedi CorrierEconomia del 29-1-2007).
Il governo in questo modo non solo sta sottraendo migliaia di milioni di euro di liquidità dei lavoratori con fondi a rischio che non danno alcuna garanzia futura, ma sta soprattutto svendendo i diritti di milioni di lavoratrici e lavoratori, conquistati nel tempo, a caro prezzo e con dure lotte, a vantaggio degli speculatori finanziari privati.
È questo un sistema che rende la donna ancora più fragile, ricattabile e subordinata alle volontà del proprio datore di lavoro e del proprio partner. Sappiamo bene che precarizzazione del lavoro ed incertezza economica giocano un ruolo determinante anche nel favorire i meccanismi che portano alla marginalizzazione sociale ed alle diverse forme di violenza sulle donne; basti pensare che sono all’ordine del giorno i casi di donne licenziate, costrette a dimettersi quando in attesa di un figlio e vittime di mobbing.
La lotta per la salvaguardia dei diritti delle donne passa attraverso l’autorganizzazione delle donne e l’organizzazione sindacale dei cobas, fuori e contro i partiti di governo (di destra e di “sinistra”) ed i sindacati confederali, per la conquista di un salario e di una pensione pubblica dignitosi, contro lo scippo del TFR, contro le privatizzazioni, contro la violenza sulle donne e per uno stato sociale che garantisca istruzione sanità e servizi.8 marzo 2007
Coordinamento slai-cobas del Trentino
PRIMA DI GETTARE VIA IL TFR…
VIENI AD ASCOLTARE CORRADO DELLE DONNE
RESPONSABILE NAZIONALE DEL SINDACATO SLAI-COBAS
A TRENTO il 23 febbraio h 21 presso
La SALA di Via Verruca 1 a Trento - Piedicastello
SERATA INFORMATIVA IN DIFESA DEL TFR E DELLE PENSIONI
ingresso liberoIl 21 aprile del 1993 il decreto legislativo 124 ha gettato le basi della previdenza privata, ma la stragrande maggioranza dei lavoratori ha finora rifiutato la cosiddetta pensione integrativa.
In Italia come in tutta Europa è in corso un attacco al concetto stesso di pensione La pensione andrebbe sostituita da una rendita finanziaria, esito di speculazioni finanziarie.
Con il decreto ministeriale del 21 novembre 1996 si consente a banche, finanziarie e assicurazioni di investire i soldi dei lavoratori e dei comuni cittadini ovunque in giro per il mondo e in qualsiasi tipo di operazione speculativa. Ma i clamorosi crack che sono avvenuti in questi ultimi decenni hanno mostrato a tutti che i giochi di prestigio di questi maghi della finanza non vanno molto lontano. Il catastrofico andamento dei bond argentini, venduti dai consulenti finanziari ai piccoli risparmiatori, oppure la sorte toccata a chi aveva puntato su Cirio, Parmalat, ex-Comit ecc… così come nel caso del crollo della Enron negli USA, hanno colpito i piccoli risparmiatori ed ancora più allarmato i lavoratori che ogni giorno fanno i conti con il rincaro del costo della vita e la diminuzione del salario.
Sempre a proposito della presunta solidità dei fondi, il quotidiano Sole24ore del 31-1-2007 ha riportato la notizia di “un ammanco di bilancio per oltre 40 milioni di euro nella cassa Ibi, il fondo pensione degli ex dipendenti dell'Istituto bancario italiano, incorporato in Cariplo nel '91, ora nel gruppo Intesa-Sanpaolo".
Ci sono poi pesantissimi conflitti di interesse! Basti pensare ai seguenti esempi: il dirigente responsabile dei fondi pensione di Intesa/Cariplo, sino a poco tempo fa, era Alberto Brambilla, poi sottosegretario al ministero del lavoro con Maroni e autore della legge sullo scippo del TFR. Brambilla è tuttora nel "nucleo di valutazione della spesa previdenziale", l'organismo ministeriale che ha proposto di diminuire del 10% l'importo delle già taglieggiate pensioni Inps "perché sta aumentando l'aspettativa di vita", e fino a 6 mesi fa ne è stato presidente. L’attuale ministro del lavoro del governo Prodi è il diessino Cesare Damiano che ha addirittura curato la costituzione del primo Fondo pensione complementare dei lavoratori metalmeccanici, il fondo Cometa, assumendone anche la presidenza del Consiglio di amministrazione.
Da anni viene portata avanti una falsa propaganda volta a terrorizzarci sul reale stato dell’INPS sul quale continuano a gravare illegalmente molte spese assistenziali e che vanta invece un attivo di miliardi. Parallelamente si spara a zero sui lavoratori più anziani con argomentazioni paradossali; se si rimane al lavoro si è colpevoli di rubare il posto ai giovani mentre se si va in pensione si finisce per gravare sulle spalle della collettività che deve mantenerti anche se non sei più produttivo.
La pensione non è più quindi un diritto garantito e intrinsecamente legato al concetto di lavoro prestato in una società civile, ma diventa un prodotto che ti devi comperare. E con quali soldi? La risposta la danno i governi di destra e di sinistra che si sono succeduti. La riforma Maroni che non era stata portata a compimento dal governo Berlusconi-Bossi-Fini è stata addirittura anticipata dal governo Prodi con la complicità di Cgil-Cisl-Uil.
Mentre attualmente il Tfr si rivaluta annualmente dell’1,5% più il 75% dell’incremento dell’inflazione Istat (rendimento complessivo attuale intorno al 3%) i fondi pensione non garantiscono assolutamente nulla. Ai lavoratori deve quindi essere chiaro che non c’è nessuna garanzia sul rendimento dei fondi pensione, saranno i mercati della speculazione finanziaria a determinarli . Mercati dove i piccoli risparmiatori vengono sempre danneggiati ed “espropriati”. Tutto questo mentre viceversa il rendimento del TFR è garantito per legge.
Per esempio possiamo citare cosa scrive la scheda informativa dei fondi pensione Laborfonds che viene consegnata ai lavoratori neoassunti in alcune aziende del Trentino Alto Adige: “Laborfonds è un fondo a contribuzione definita senza garanzia di risultato. Di conseguenza non può essere garantito in modo certo l’ottenimento, al momento dell’erogazione delle prestazioni, del controvalore del capitale investito, ovverosia di un rendimento finale corrispondente alle aspettative.”
I fondi pensione non sono affatto gestiti o garantiti dall’ente pubblico neppure nella regione Trentino Alto Adige dove la presenza della provincia viene decantata e mitizzata per tranquillizzare i lavoratori. In realtà i Laborfonds si collocano nella variegata famiglia PENSPLAN Spa dove sono determinanti grosse aziende multinazionali, banche e assicurazioni.
Chi c’è quindi dietro i fondi pensione di qualsiasi tipo essi siano? Essenzialmente i grandi gruppi bancari, finanziari, assicurativi e industriali che possiedono le quote delle aziende dove sono impiegati i lavoratori stessi. Anche quando l’impresa versa un contributo sul fondo del dipendente spesso non sta facendo altro che riversarlo sul proprio capitale. Dietro i consigli di amministrazione ed i nomi delle Spa che erogano i fondi ci sono spesso gruppi di aziende collegate e multinazionali estere e potrebbe diventare impossibile per un comune lavoratore persino arrivare a pensare di fare causa per farsi ridare i soldi per la semplice ragione che spesso non esiste neppure un soggetto identificabile.Per convincere con le buone o le cattive i lavoratori hanno inventato il silenzio assenso
E’ incredibile che se un lavoratore non negherà esplicitamente il suo consenso allora dal 1° luglio 2007 si vedrà sottrarre il suo TFR per finanziare questa colossale operazione speculativa! E si tratta di una scelta per la vita! Infatti mentre se un lavoratore non destinerà il proprio TFR alla pensione integrativa potrà farlo un domani, ma il viceversa non è più possibile!
Ma lo stato ha anche stanziato milioni di euro di soldi pubblici di finanziamento a scopo “informativo”. Sono soldi che finiscono in mano a venditori e rappresentanti dei fondi mentre nelle aziende avvengono fatti gravissimi! Ai giovani neoassunti si chiede immediatamente di aderire o meno ai fondi pensione, si fanno pressioni sui lavoratori mentre i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil sfruttano le assemblee sindacali non per organizzare la lotta in difesa delle pensioni pubbliche, ma a scopo di promozione delle pensioni integrative e dei fondi pensione che loro stessi gestiscono.Chi dovrebbe tutelare i lavoratori se le imprese ed i confederali si sono già spartiti la torta del TFR?
I rapporti di forza nel nostro paese sono sempre stati a favore delle banche, delle assicurazioni e delle imprese per quanto riguarda le gestioni finanziarie. I cittadini sanno bene, per esempio, che è impossibile sanzionare realmente i cartelli di compagnie assicurative quando firmano accordi a danno dei consumatori. Perché mai allora un lavoratore dovrebbe sentirsi tutelato all’idea che la previdenza venga gestita proprio da questi affaristi? Infine, la discrezionalità da parte dei consulenti finanziari nell’indirizzare gli investimenti esporrà i lavoratori ad una nuova forma di pressione e ricattabilità e una nuova forma di mobbing, quello finanziario. Alle categorie di lavoratori più deboli verranno rifilati gli investimenti bidone, mentre agli strati manageriali, gestionali e ai vari capetti si garantiranno gli investimenti migliori e magari molto redditizi. In qualsiasi caso a fare i soldi sulle spalle dei lavoratori saranno sicuramente i gestori e gli investitori dei fondi di investimento che operano da decenni in questo ambito.
COORDINAMENTO PROVINCIALE SLAICOBAS
Cip. V.Orti 24 Tn 15/02/07 Suppl. Slai-Cobas Trib. MI Dir. Resp. Aldo Milani
Comunicato stampa
Solidarietà con il lavoratore licenziato dalla Casa di riposo di Rovereto.
Nella CSA di Via Vannetti l’avvenuta esclusione dello Slai-cobas dal tavolo delle trattative non conseguirà certo l’esito di chiudere la bocca ai lavoratori iscritti al nostro sindacato, anzi è un dato che a maggior ragione ci spinge ad evidenziare problematiche che in ultima analisi riguardano l’intera collettività.
Come Slai-Cobas esprimiamo profonda preoccupazione per il clima autoritario che si sta respirando nella Casa di Riposo. L’ultimo episodio è quello, di particolare gravità, relativo al licenziamento per motivi disciplinari di un lavoratore in seguito ad un conflitto verbale con il locale dirigente dell’associazione di volontariato AVULS. Il dirigente di quest'associazione, operando come volontario nella CSA si intrometteva infatti nello svolgimento del lavoro ritenendo evidentemente di poter esercitare un potere direttivo.
In nome della necessità di valorizzare gli apporti dei volontari (i quali, a volte, come la stessa AVULS, operano tramite delle convenzioni con l’Azienda Sanitaria, il tutto a carico del denaro pubblico) si segue la linea di non assumere nuovi dipendenti mirando addirittura a sostituire quelli a tempo indeterminato con personale precario.
La realtà è che, a fronte di un carico di lavoro crescente, il personale della CSA si ritrova a dover effettuare turni più lunghi ed a saltare giorni di riposo settimanale. Il tutto in un quadro in cui il personale OSA è costretto a far fronte, oltre al carico di lavoro relativo all’assistenza, anche a compiti infermieristici di contenimento di situazioni di particolare difficoltà emotiva e psichica. Si tratta di situazioni, quest’ultime, che si riscontrano con una certa frequenza nel momento in cui la Casa di Riposo, anche a causa della carenza di apposito personale infermieristico e di personale in grado di assolvere ad un ruolo terapeutico-riabilitativo, diventa molto simile ad una sorta di "parcheggio".
E’ evidente che la molteplicità di mansioni assistenziali ed infermieristico/riabilitative, che oggi gravano principalmente sul personale OSA, non possono che tradursi in una situazione di duplice disagio, da un lato per il personale chiamato a gestire situazioni critiche senza averne competenze e strumenti, dall’altro per gli ospiti costretti a subire situazioni di abbandono sul versante del sostegno terapeutico.
E’ ovvio che il ripetersi quotidiano di dinamiche di questo tipo è indicativo di carenze strutturali i cui costi vengono scaricati su quelle che sembrano essere le ultime ruote del carro, ossia ospiti e dipendenti. Il paradosso è che i lavoratori OSA, a cui vengono richiesti compiti impossibili in quanto tra l’altro incompatibili con la propria specifica professionalità e con gli strumenti a propria disposizione, vengono poi tartassati ed addirittura licenziati, magari grazie anche all’intervento di qualche "volontario" particolarmente influente, se si ritrovano eventualmente in difficoltà nell’eseguirli.
Noi come Slai-Cobas esprimiamo il nostro impegno sindacale a fianco del nostro collega e compagno licenziato ed a fianco di tutti i dipendenti vessati in questi ultimi anni da uno stillicidio di contestazioni disciplinari. Invitiamo gli altri sindacati della CSA a scendere in campo per realizzare l’unità dei lavoratori e per garantire la ripresa dell’iniziativa sindacale che da anni langue all’interno della CSA. Invitiamo infine le forze politiche disponibili ad affrontare la situazione sempre più pesante esistente nella CSA. Lo Slai-Cobas si rende disponibile ad informare le forze interessate.Sebastiano Pira
Resp. Prov.le Slai-Cobas5 novembre 2006
Solidarietà a precari e dipendenti ITC e istituti di ricerca trentini
Con il disegno di legge Salvatori la giunta sta dettando il riordino del sistema provinciale della ricerca. In realtà si tratta di un vero e proprio stravolgimento che investe l'idea stessa di conoscenza scientifica e dell'istruzione mentre viene affermato il principio della superiorità degli interessi delle imprese su quello dei lavoratori e della collettività. Questa legge mira sostanzialmente a mettere sullo stesso piano Università, istituti di ricerca, enti di governo provinciali, aziende e Agenzia per lo sviluppo. Le imprese, che da sempre godono dei frutti dell'istruzione e della ricerca pubblica direttamente spendibili con profitto sul mercato, potranno concorrere così alla gestione diretta di tutto il patrimonio di immobili, tecnologia e laboratori, brevetti e personale qualificato rappresentato dall'Università, dall'ITC e dai suoi centri come l'IRST, oltre a quelli delle Viote e di San Michele all'Adige.
La riforma si impernia sulla nascita di due fondazioni di diritto privato nelle quali confluirebbe il patrimonio rappresentato dagli istituti di ricerca ma la portata di tale riforma va ben al di là di questo.
I membri del nuovo consiglio di amministrazione dell'istituto Trentino di cultura sono già diretta espressione degli interessi politico imprenditoriali. In totale, su 15 componenti, solamente uno di questi è designato dal personale dipendente dell'ITC e, per un incredibile norma, questo non può essere un dipendente dell'ente o un suo rappresentante sindacale.
Su 422 persone che lavorano all'ITC, il 61% è assunto con tipologie di contratto precario e all'istituto agrario di San Michele all'Adige lo è il 36%. Al Centro di ecologia alpina alle Viote si parla addirittura di soli 2 ricercatori di ruolo contro 43 con contratto a termine.
Con una tale composizione del consiglio di amministrazione dell'ITC, ben lontana dagli interessi dei lavoratori e della gente comune, con l'appoggio dell'Università degli Studi di Trento e con l'oggettiva debolezza del personale dipendente facilmente ricattabile e disciplinabile a causa dell'altissima presenza di precarietà che lo contraddistingue è evidente a tutti che già oggi gli istituti di ricerca trentini sono fondamentalmente soggetti a operare e a soddisfare gli interessi imprenditoriali anche senza alcuna riforma. Infine, non è chiaro con quale capacità e forza contrattuale i lavoratori dovrebbero essere in grado di lottare per la definizione del nuovo "innovativo contratto territoriale del personale della ricerca" che la giunta provinciale sta elaborando.
Il mondo della ricerca è strettamente legato a quello dell'istruzione che, in Trentino ancora più efficacemente che nel resto d'Italia, si sta trasformando in un vero è proprio servizio alle imprese di fornitura di manodopera precaria da specializzare a bassissimo costo. Proprio in Trentino, per il secondo anno consecutivo, è operativo il patto tra Assindustria e Università per l'impiego nelle aziende di studenti universitari con mansioni e obblighi da dipendenti. Le aziende vengono elevate così a sedi di istruzione con l’affermazione del principio: conoscenza è tutto ciò che è vendibile e ricerca è tutto ciò che serve alle imprese per fare utile.
Per finire è evidente che nessuna impresa si assumerebbe mai l'onere del mantenimento di impianti di altissimo livello tecnologico come, per esempio, nel caso dell'IRST o dell'istituto di San Michele oppure l’onere di sostenere la formazione e l'istruzione di base. Oggi, come sa bene qualsiasi lavoratore di un’impresa privata, è già difficile poter usufruire di corsi perfino se sono mirati alle stesse mansioni che producono utili.
E' quindi evidente che gli oneri di qualsiasi tipo saranno comunque tutti a carico della collettività.
Siamo quindi di fronte a un riassetto totale della ricerca, cosiddetta pubblica, ad una spartizione di immensi beni immobiliari, al tentativo di calpestare i diritti dei lavoratori siano questi precari o no e all'impostazione di una ricerca scientifica destinata a scadere in mero strumento di profitto.
Per porre da subito un argine alla devastazione dei diritti dei lavoratori causata da questo processo di privatizzazione è necessario che venga eliminata ogni forma di precariato e venga assunto a tempo indeterminato il personale che attualmente lavora presso tutti gli istituti di ricerca trentini.
COORDINAMENTO PROVINCIALE SLAI-COBASSolidarietà agli operai della Michelin
A fronte della chiusura dell'ennesima fabbrica giustificata con motivazioni vaghe in termini di calo di produzione, costo del lavoro, costo dell'energia elettrica e via dicendo, stiamo assistendo ad un nuovo teatrino. Politici, imprenditori, professori universitari e sindacati confederali alternano dichiarazioni di sorpresa, sconforto e inviti, rivolti agli operai, a rassegnarsi e ad avere fiducia nei vertici aziendali e nell'amministrazione provinciale. Risulta difficile da credere che una tale scelta da parte della multinazionale sia maturata in breve tempo visto che già nel 97 ne era stata annunciata l'intenzione.
In chi dovrebbero riporre la loro fiducia gli operai della Michelin se già allora si è ceduto ai ricatti aziendali con un relativo enorme dispendio un gran di denaro pubblico? A fronte di un'occupazione di 240 dipendenti in via Sanseverino, ciò che si ottenne fu un accordo di impiego di 120 addetti e a che prezzo! Vennero stanziati 11 milioni di euro del fondo pubblico gestito dalla Tecnofin ( oggi agenzia per lo sviluppo ) per realizzare un moderno complesso a Spini di Gardolo secondo i criteri dettati dalla Michelin. Già in quell'occasione veniva segnato il futuro degli operai, grazie ad un scellerato accordo tra Provincia e Azienda Michelin che prevedeva come unico obbligo quello di mantenere tra gli anni 2001 e 2004 almeno 120 addetti in cambio della costruzione dello stabilimento. Di fronte alle dichiarazioni di oggi dei massimi vertici dell'imprenditoria e della politica su grandi piani e strategie di riqualificazione e formazione della manodopera la verità è che si sono mobilitate enormi finanze stipulando un patto ridicolo per un periodo temporale di quattro miseri anni. Non solo quattro anni sono nulla se rapportati alla nostra vita di lavoratori ma va anche denunciato che la Provincia non è stata in grado di garantire il rispetto degli stessi accordi neppure per un periodo così breve, visto che da 120 lavoratori si è scesi a 96 grazie alla legge provinciale che ha riconosciuto il cosiddetto "margine di oscillazione fisiologica". Era evidente per tutti che allo scadere dell'accordo, a meno di ulteriori regali, l'azienda avrebbe provveduto di conseguenza lasciando a casa 100 lavoratori.
Non rimane invece a casa chi ha ideato e realizzato questo vero e proprio investimento immobiliare visto che, come ci viene riferito dall'Agenzia per lo sviluppo sul Corriere Del Trentino di sabato 2 ottobre "l'investimento a Spini non è stato vano. Gli immobili rendono il 4,5 % all'anno". Ma gli operai oltre ad essere stati lo strumento degli interessi della multinazionale e degli enti provinciali che sempre di più operano essi stessi come vere e proprie aziende, rischiano di rimanere ulteriormente fregati. Sotto il nome di "Piano di reindustrializzazione" partirà infatti presto l'opera di quella che possiamo definire un'agenzia di collocamento privata ossia l'agenzia francese alla quale la Michelin ha dato l'incarico di disporre del destino dei lavoratori. Lavoratori che per la maggior parte sono tra i 30 e i 50 anni, con una grande presenza di donne e per questo ancora più ricattabili ed esposte alle miracolose soluzioni che verranno loro prospettate. La vicenda Michelin ha rappresentato inoltre un passaggio importante sul piano della scesa in campo politica degli imprenditori locali che hanno colto immediatamente la palla al balzo prospettando neanche tanto velatamente destini analoghi anche per aziende locali oltre che per altre multinazionali estere. Sui quotidiani locali troviamo le interviste a industriali come Marangoni che pretende l'abolizione dell'articolo 18, l'introduzione delle gabbie salariali, della flessibilità totale e la fine dell' "assenteismo", termine usato dagli imprenditori per far passare come fannulloni e truffatori i lavoratori che ancora godono del diritto di avere permessi retribuiti, ferie e malattia. Pedri imprenditore e presidente di Assindustria rincara la dose con un'analisi volta a giustificare l'introduzione di maggiore flessibilità. E' comparsa anche un' intervista-analisi a Enrico Zaninotto, docente alla facoltà di Economia il cui titolo è eloquente: "Aiuti alle imprese per poter crescere" dove si chiedono esplicitamente "incentivi mirati a far crescere le aziende".
Nel complesso tutto questo come altre analoghe vicende testimoniano il fallimento dei sindacati confederali che sempre più , di fronte ad una necessaria strategia di difesa degli interessi operai, danno sfoggio di diserzione sul fronte della lotta e di complicità con i poteri economici e politici.SLAI-COBAS TRENTO
SLAI COBAS ATICARTA
Giovedì 14 ottobre 2004 alle ore 14:30
Tutti i lavoratori Aticarta
A Trento al palazzo della Regione
PARTECIPIAMO ALLA SEDUTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE
CHIEDIAMO DI ESSERE ASCOLTATI !
I lavoratori tutti sono invitati a partecipare (cassa integrati e no), vista la grave situazione che si sta delineando in questi giorni.
Dopo la C.I.G. del settembre 2002 (13 settimane), dopo quella del febbraio 2004 (26 settimane), 61 LAVORATORI ATICARTA SU COMPLESSIVAMENTE 150 SONO STATI DICHIARATI "ESUBERI" E PERCIO’ PARCHEGGIATI IN CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA IN ATTESA DI ROTTAMAZIONE.Per noi, "eletti", questa fine sarà certa, ma purtroppo, vista la situazione, questa sarà anche la logica conclusione per i rimanenti lavoratori. Infatti, il fallimento dell’azienda è nell’ordine delle cose già deciso e calcolato, a meno che…..!
La crisi di questa fabbrica deriva soprattutto dalla privatizzazione del settore "fumo" che ha Rovereto HA GIA’ CAUSATO LA CHIUSURA DELL’ EX FILTRATI ED IL FORTE RIDIMENSIONAMENTO OCCUPAZIONALE DELLA MANIFATTURA TABACCHI!
Per noi, "unti dal Signore", questa collocazione ci pone in una situazione gravissima senza alcuna prospettiva futura dal punto di vista occupazionale altrettanto per quanto riguarda il presente, infatti, la C.I.G. riduce pesantemente il nostro reddito. Purtroppo, con amarezza e rabbia, dobbiamo registrare che, ancora una volta, i lavoratori sono gli unici a pagare i costi di un operazione per la quale sono girati più di 4500 MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE. Fino ad una decina d'anni fa, lavorare in queste aziende storiche era considerato sinonimo di sicurezza, ora, anche queste, alla pari di tante altre, chiudono, lasciando i lavoratori e la comunità Trentina col "culo per terra". Il problema riguarda particolarmente la Vallagarina, ove per il tipo di sviluppo economico che storicamente vi si è insediato, la crisi del settore industriale ha forti ripercussioni negative anche su tutti gli altri settori economici.
MA A ROVERETO TUTTO TACE: COMUNE, PROVINCIA E SINDACATI INTERVENGONO A DISASTRO AVVENUTO, COL COMPITINO DI FARE I POMPIERI. PARADOSSALMENTE, QUESTI "RAPPRESENTANTI" PERDONO PIU’ TEMPO E SOLDI PER DISCUTERE DI STRADE O, PEGGIO DI FINANZIAMENTI E PREBENDE (PRIVILEGI) PER LORO, CHE, DEI PROBLEMI CONCRETI DEI LORO AMMINISTRATI.
Sarà perché, come sostiene qualche assessore (presente e passato) per la ricca provincia di Trento qualche migliaio di disoccupati non sono un grosso problema?
O forse, sulla nostra vicenda, perché quasi tutti i soggetti politici sulla piazza sono stati sostenitori convinti e magari oliati della privatizzazione del M. di S.; ne hanno tessuto le lodi ed ora che tutto crolla, non sapendo che pesci pigliare, cercano di sfuggire alle loro responsabilità?SIAMO STANCHI DI QUESTA PICCOLA POLITICA; VOGLIAMO ALTRO!
Una nuova politica industriale che garantisca un’occupazione seria, sicura e dignitosa come proclama la nostra costituzione. Un adeguamento al reddito per tutti i lavoratori posti in C.I.G., mobilità o altro.
COMITATO LAVORATORI CASSAINTEGRATI ATICARTA